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(Avvertenze: la prima parte di questo post potrebbe indurre, in alcuni soggetti predisposti, allucinazioni e false percezioni sensoriali di tipo veltroniano. Leggere con moderazione.
Non somministrare la seconda parte a pazienti con pregressa depressione maggiore e a rischio di suicidio. )
Fase maniacale

Dio, che bella immagine, questo mio coetaneo sorridente e dai tratti meravigliosamente misti, nella sua nuova veste di imperatore d’occidente.
Avevamo osato fantasticarlo solo nei film, soprattutto in quelli di fantascienza, perchè fino a ieri pareva una cosa impossibile da vivere nella vita reale. Ieri sera facevo le prove ripetendo tra me “il presidente degli Stati Uniti Barack Obama…” e pensavo “no, non è possibile”.
Finchè si tratta di Morgan Freeman che salva il mondo del futuro dall’asteroide va bene ma qui abbiamo a che fare con incrostazioni di razzismo, di ingiustizia, di spocchia da bianchi schiavisti in un paese che solo fino a cinquant’anni fa impediva ai neri di sedersi accanto ai bianchi sugli autobus.

Invece adesso è vero, abbiamo un presidente nero. Dico abbiamo perchè anche noi province dell’impero abbiamo qualche diritto di esultare per questa novità.
Stamattina sono andata a lavorare in bici, come al solito, con la sensazione di pedalare in una giornata storica e con una grande soddisfazione dentro. La stessa soddisfazione che dà una bella scopata. D’accordo, Obama non farà certo i miracoli, passata l’euforia iniziale dovrà affrontare la routine quotidiana e pagare le bollette e pagherò che gli invieranno tutte le lobbies che lo hanno supportato. Può darsi che non riesca a fare la rivoluzione che forse molti suoi elettori si aspettano da lui. Però, il solo fatto che un giovane afroamericano sia il presidente degli Stati Uniti è una cosa enorme, gigantesca, quasi incredibile. E’ quasi il monolito di 2001.
E’ vero ed è bello. Così bello che viene addosso un’incontrollabile tristezza, pensando a noi, all’Italia che invece viaggia all’indietro sempre più velocemente. Gli americani hanno un presidente nero: bene, noi tra poco avremo autobus per soli bianchi, anzi padani.

Fase depressiva

Obama ha 47 anni. Ma i morti che parlano sono da noi, in questa Italia politica trasformata in un’immensa Catacomba dei Cappuccini, dove i governanti sono cadaveri eccellenti portatori di idee vecchie e putrefatte come il fascismo. Morti viventi che più che altro straparlano.
Nei giorni scorsi ci hanno deliziato i resti mortali di Cossiga, Gelli e Andreotti. Poi è scoppiata la cassa anche al fine bibliofilo e spacciatore di diari falsi Dell’Utri, e fu tutto un disquisir mafiando di inutilità dell’antimafia, di elogi al cadavere di Mussolini, di intimidazioni e teste di cavallo mozzate per l’unico telegiornale che non ha dato il culo a Berlusconi. Strano che a dei vampiri non piaccia il look dark gotico.

Inevitabile che in una giornata come questa, che vede un afroamericano per la prima volta alla Casa Bianca, un atto di grandissimo coraggio per un’America in piena crisi ma capace comunque di reagire alla depressione, risaltasse il putridume nostrano, l’arretratezza di mentalità e di costume, l’ottusità fascista e il razzismo di ritorno.
Un giornalaccio come Libero mette in prima pagina una copertina da “difesa della razza” in puro stile anni trenta: un Obama dai tratti somatici estremizzati e un commento stizzito ed ammuffito di Feltri come contorno.

Ad un’assoluta nullità cadaverica come Gasparri, che è stato pure ministro della Repubblica, non dimentichiamolo, è scappato di dire che “con Obama alla Casa Bianca, Al Qaeda è contenta“.
L’apposito nano, da parte sua, dopo aver detto che darà consigli ad Obama come ne ha dati a Bush (sempre modesto nel suo sputare menzogne) sogna di mandare i picchiatori a menare chi si oppone alle “grandi opere”. “Le garantiremo anche con l’uso della forza“, ha detto. Domani dirà che non l’ha mai detto.
Pensano solo a reprimere e picchiare. Era questo che l’Italia voleva? I fascisti?
Obama ha 47 anni. Berlusconi è un vecchio, con i capelli tinti e finti, i tacchi, le gorge stiracchiate, uno che vorrebbe tormentarci per altri cinquant’anni e condannarci a diventare un popolo di badanti.

Se in America bianchi e neri, giovani e vecchi si abbracciano in nome di Obama, la meglio gioventù che esprime il regime è quella dei manganellatori tricolori, dei manipoli di fascistacci zombie che assaltano la RAI, ovvero la televisione pubblica, come nei golpe sudamericani, per minacciare i giornalisti che ancora fanno il loro mestiere e non gli aiutanti parrucchieri della Maison Silvio, il salone delle dive.
Che senso di sgomento questa Italia. Morta, putrida, che butta liquami da ogni buco. Che puzza da farti star male.

I have a dream, che un giorno questa Italia possa essere seppellita per sempre. Six feet under.

http://media.imeem.com/m/7iE9J3TJRT/aus=false/


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Dunque, vediamo. Nel corso della nostra fulgida civiltà abbiamo bruciato eretici, streghe vere o presunte e si sono date alle fiamme croci con neri di contorno a cura del KKK. Durante le guerre, il nostro momento migliore, quando tiriamo fuori il meglio di noi, si fa “terra bruciata”.
Il signore raffigurato qui sopra* diede personalmente l’ordine di bruciare gli africani che si opponevano al grande impero italiano.
Siccome il progresso ci rende sempre più efficienti, oggi i più sboroni di noi occidentali utilizzano un super napalm arricchito di fosforo che riesce a bruciare i corpi ma non gli abiti, che rimangono intatti. Mi sembra giusto, visto che bruciare le stoffe, oggi come oggi, è diventato un reato peggiore che bruciare gli esseri umani.

Se non avete ancora capito il messaggio che proviene dai media, scandalizzati per un grembiulino che brucia in una manifestazione, eccone la traduzione: si possono bruciare iraqeni a Falluja ma non le bandiere degli “stati amici”. Che c’entra il grembiule? E’ di stoffa, come le bandiere, quindi è uno stato amico.

Il grembiule era vuoto, non conteneva un alunno. Eppure la notizia è stata data con grande risalto al solito TG-mercatone-1 dove sono tanto sensibili per queste cose. Quando non riescono ad oscurare completamente le manifestazioni di protesta le arricchiscono con il fosforo, con particolari fiammeggianti.

In Kenia, e accade adesso, nel 2008, bruciano vive donne vere, di ciccia, accusandole di essere streghe ma a Riotta che je frega? A lui fa strano il grembiule, perchè dentro ci immagina la Gelmini che si contorce tra le fiamme e deve ricacciare la fantasia nell’inconscio.

Finalino

Dei fascisti al seguito della nazionale di calcio piena di calciatori fascisti fanno casino in Bulgaria (perchè la pensano ancora un covo di comunisti) e il rappresentante del Viminale non ci trova niente di strano. “Inneggiavano all’Italia” (in realtà al Duce ma fa niente).
I bulgari non hanno gradito. Avevamo infatti sentito fischiare l’inno italiano ma, dato che i telecronisti bulgari (nel senso di quelli RAI) non avevano detto nulla dei disordini tra forze dell’ordine bulgare (nel senso proprio di bulgare) e camerati, non riuscivamo a spiegarcelo. Che ce l’avessero con noi ancora per la storia della “pista bulgara”?
Invece ci fischiavano in quanto rappresentati sugli spalti da un bel manipolo di facinorosi fascistoni.
Mano male che la cosa ha provocato la riprovazione di Ignazio Benito Maria che ha affermato, sempre al TG1: “Il reato più grave è bruciare la bandiera di uno stato amico”.
Non c’azzecca con i disordini di ieri ma giusto per ribadire il concetto.

(Grazie a Don Zauker per l’immagine e a Fernando di Leo per il titolo.)


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Il signore raffigurato qui sopra* diede personalmente l’ordine di bruciare gli africani che si opponevano al grande impero italiano.
Siccome il progresso ci rende sempre più efficienti, oggi i più sboroni di noi occidentali utilizzano un super napalm arricchito di fosforo che riesce a bruciare i corpi ma non gli abiti, che rimangono intatti. Mi sembra giusto, visto che bruciare le stoffe, oggi come oggi, è diventato un reato peggiore che bruciare gli esseri umani.

Se non avete ancora capito il messaggio che proviene dai media, scandalizzati per un grembiulino che brucia in una manifestazione, eccone la traduzione: si possono bruciare iraqeni a Falluja ma non le bandiere degli “stati amici”. Che c’entra il grembiule? E’ di stoffa, come le bandiere, quindi è uno stato amico.

Il grembiule era vuoto, non conteneva un alunno. Eppure la notizia è stata data con grande risalto al solito TG-mercatone-1 dove sono tanto sensibili per queste cose. Quando non riescono ad oscurare completamente le manifestazioni di protesta le arricchiscono con il fosforo, con particolari fiammeggianti.

In Kenia, e accade adesso, nel 2008, bruciano vive donne vere, di ciccia, accusandole di essere streghe ma a Riotta che je frega? A lui fa strano il grembiule, perchè dentro ci immagina la Gelmini che si contorce tra le fiamme e deve ricacciare la fantasia nell’inconscio.

Finalino

Dei fascisti al seguito della nazionale di calcio piena di calciatori fascisti fanno casino in Bulgaria (perchè la pensano ancora un covo di comunisti) e il rappresentante del Viminale non ci trova niente di strano. “Inneggiavano all’Italia” (in realtà al Duce ma fa niente).
I bulgari non hanno gradito. Avevamo infatti sentito fischiare l’inno italiano ma, dato che i telecronisti bulgari (nel senso di quelli RAI) non avevano detto nulla dei disordini tra forze dell’ordine bulgare (nel senso proprio di bulgare) e camerati, non riuscivamo a spiegarcelo. Che ce l’avessero con noi ancora per la storia della “pista bulgara”?
Invece ci fischiavano in quanto rappresentati sugli spalti da un bel manipolo di facinorosi fascistoni.
Mano male che la cosa ha provocato la riprovazione di Ignazio Benito Maria che ha affermato, sempre al TG1: “Il reato più grave è bruciare la bandiera di uno stato amico”.
Non c’azzecca con i disordini di ieri ma giusto per ribadire il concetto.

(Grazie a Don Zauker per l’immagine e a Fernando di Leo per il titolo.)


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Il signore raffigurato qui sopra* diede personalmente l’ordine di bruciare gli africani che si opponevano al grande impero italiano.
Siccome il progresso ci rende sempre più efficienti, oggi i più sboroni di noi occidentali utilizzano un super napalm arricchito di fosforo che riesce a bruciare i corpi ma non gli abiti, che rimangono intatti. Mi sembra giusto, visto che bruciare le stoffe, oggi come oggi, è diventato un reato peggiore che bruciare gli esseri umani.

Se non avete ancora capito il messaggio che proviene dai media, scandalizzati per un grembiulino che brucia in una manifestazione, eccone la traduzione: si possono bruciare iraqeni a Falluja ma non le bandiere degli “stati amici”. Che c’entra il grembiule? E’ di stoffa, come le bandiere, quindi è uno stato amico.

Il grembiule era vuoto, non conteneva un alunno. Eppure la notizia è stata data con grande risalto al solito TG-mercatone-1 dove sono tanto sensibili per queste cose. Quando non riescono ad oscurare completamente le manifestazioni di protesta le arricchiscono con il fosforo, con particolari fiammeggianti.

In Kenia, e accade adesso, nel 2008, bruciano vive donne vere, di ciccia, accusandole di essere streghe ma a Riotta che je frega? A lui fa strano il grembiule, perchè dentro ci immagina la Gelmini che si contorce tra le fiamme e deve ricacciare la fantasia nell’inconscio.

Finalino

Dei fascisti al seguito della nazionale di calcio piena di calciatori fascisti fanno casino in Bulgaria (perchè la pensano ancora un covo di comunisti) e il rappresentante del Viminale non ci trova niente di strano. “Inneggiavano all’Italia” (in realtà al Duce ma fa niente).
I bulgari non hanno gradito. Avevamo infatti sentito fischiare l’inno italiano ma, dato che i telecronisti bulgari (nel senso di quelli RAI) non avevano detto nulla dei disordini tra forze dell’ordine bulgare (nel senso proprio di bulgare) e camerati, non riuscivamo a spiegarcelo. Che ce l’avessero con noi ancora per la storia della “pista bulgara”?
Invece ci fischiavano in quanto rappresentati sugli spalti da un bel manipolo di facinorosi fascistoni.
Mano male che la cosa ha provocato la riprovazione di Ignazio Benito Maria che ha affermato, sempre al TG1: “Il reato più grave è bruciare la bandiera di uno stato amico”.
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Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.

http://www.youtube.com/v/sCXj4M8vbQs&hl=it&fs=1


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In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.


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In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
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Dicono che siamo un paese che sta naufragando. Anzi, che è già naufragato ma non se n’è ancora accorto.

Sono due giorni che al TG1 ci mostrano le immagini dell’isola di plastica nel Pacifico, con le spiagge che si riempiono di spazzatura planetaria e gli animali che muoiono perchè ingoiano piccoli frammenti dell’infernale materia che non si disintegra. Secondo me non può essere un caso.

Siamo già alla deriva e forse cercano di farcelo capire preparandoci con sottili metafore, mentre tentiamo di restare a galla tra cose innominabili che ci galleggiano attorno. Eppure non mancano gli indizi di consapevolezza: siamo circondati da cumuli di monnezza, le zoccole sono in libera uscita e fanno tremare i palazzi correndo con i loro tacchi a spillo e abbiamo addirittura un presdelcons interamente di plastica, indistruttibile.

Siamo abbandonati, cast away e non abbiamo trovato di meglio, per alleviare la solitudine e la miseria morale, che consolarci appunto con un vecchio pallone gonfiato che abbiamo chiamato Silvio Wilson.
Sarà dura ritornare alla civiltà, se mai verranno a salvarci.


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Dicono che siamo un paese che sta naufragando. Anzi, che è già naufragato ma non se n’è ancora accorto.

Sono due giorni che al TG1 ci mostrano le immagini dell’isola di plastica nel Pacifico, con le spiagge che si riempiono di spazzatura planetaria e gli animali che muoiono perchè ingoiano piccoli frammenti dell’infernale materia che non si disintegra. Secondo me non può essere un caso.

Siamo già alla deriva e forse cercano di farcelo capire preparandoci con sottili metafore, mentre tentiamo di restare a galla tra cose innominabili che ci galleggiano attorno. Eppure non mancano gli indizi di consapevolezza: siamo circondati da cumuli di monnezza, le zoccole sono in libera uscita e fanno tremare i palazzi correndo con i loro tacchi a spillo e abbiamo addirittura un presdelcons interamente di plastica, indistruttibile.

Siamo abbandonati, cast away e non abbiamo trovato di meglio, per alleviare la solitudine e la miseria morale, che consolarci appunto con un vecchio pallone gonfiato che abbiamo chiamato Silvio Wilson.
Sarà dura ritornare alla civiltà, se mai verranno a salvarci.


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Dicono che siamo un paese che sta naufragando. Anzi, che è già naufragato ma non se n’è ancora accorto.

Sono due giorni che al TG1 ci mostrano le immagini dell’isola di plastica nel Pacifico, con le spiagge che si riempiono di spazzatura planetaria e gli animali che muoiono perchè ingoiano piccoli frammenti dell’infernale materia che non si disintegra. Secondo me non può essere un caso.

Siamo già alla deriva e forse cercano di farcelo capire preparandoci con sottili metafore, mentre tentiamo di restare a galla tra cose innominabili che ci galleggiano attorno. Eppure non mancano gli indizi di consapevolezza: siamo circondati da cumuli di monnezza, le zoccole sono in libera uscita e fanno tremare i palazzi correndo con i loro tacchi a spillo e abbiamo addirittura un presdelcons interamente di plastica, indistruttibile.

Siamo abbandonati, cast away e non abbiamo trovato di meglio, per alleviare la solitudine e la miseria morale, che consolarci appunto con un vecchio pallone gonfiato che abbiamo chiamato Silvio Wilson.
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