You are currently browsing the category archive for the ‘criminologia’ category.

C’è una novità nel tragico caso di Sarah Scazzi.  Siccome ci sono gli sciacalli a due zampe che sguazzano tutto il giorno e da anni nel torbido televisivo, non possiamo tentare di fare un discorso più approfondito sull’efferato omicidio di una ragazzina perché si tratta di inutile e gratuita morbosità e, come dicono i guardiani di regime, ci vuole moderazione.

E’ il colmo perchè ci hanno abbuffati a forza fino a ieri di villette e plastici di Cogne, di mostri di Firenze e delitti di via Poma, di  omicidi di Perugia, di Olindi e Rose e Chiare Poggi, con la santa benedizione del dio dei media. Le adunate presso le villette del delitto sono una conseguenza delle migliaia di portapporta dedicati ai più truci delitti con plastico incorporato, o no?
Perchè, quindi, questo caso dovrebbe essere diverso e dovrebbe indurci ad un maggiore rispetto delle persone coinvolte, arrivando alla necessità dell’autocensura?

Non è improvviso ravvedimento contro i precedenti eccessi di una cronaca gettata in pasto alla televisione. Non è assolutamente vero che vogliono proteggere la pubblica opinione dalla morbosità. La cronaca più nera viene servita ogni giorno a cucchiaiate e fatta ingollare a forza al popolo da un regime quando è funzionale ad esso.
Finchè si tratta di zingari ladri di bambini, di extracomunitari stupratori e violenti e di islamici che vogliono sterminarci, non prima di averci tutti convertiti a barbone e burqa, ok. Nessuna remora. Se si tratta di instillare ansia e diffidenza verso l’altro da sé e far diventare tutti paranoici con il terrore del diverso va bene, purchè il popolo italiano prosegua nella sua trasformazione da entità quasi-civile a popolaccio infame pronto a difendere un assassino per puro spirito di solidarietà tribale sullo schema del clan mafioso allargato a tutto il territorio nazionale.
Perchè di questo si tratta. Della mentalità mafiosa che,  come un cancro, sta invadendo e distruggendo il tessuto ancora sano del paese. La sottomissione ad un unico padrino avente potere di vita e di morte sugli altri, dispensatore di ordini ai quali bisogna obbedire. Con una vasta rete di esecutori materiali che si occupano di far fuori gli infami, zittire i testimoni e garantire al capo l’impunità assoluta. Garantita mediante intimidazione, omertà e, se necessario, violenza e disprezzo di ogni regola. Un modello che, risalito dai bassifondi ai piani alti del potere, ne ridiscende fino ad infiltrarsi ovunque nella società (in)civile.

Se nell’inevitabile strutturazione della nostra comunità nazionale in clan in lotta l’un l’altro fino alla morte si inserisce la componente razziale si può arrivare facilmente alla pseudospeciazione, al considerare gli appartenenti ad un altro popolo al di fuori non solo della razza ma addirittura della specie, quindi potenzialmente eliminabili senza rimorsi perchè nemmeno i loro cuccioli ci muovono a pietà. Cominciate a riscaldare i forni perchè torneranno utili a breve.
Lo avete visto ieri. Di fronte ad una donna morta per il pugno di un energumeno si è arrivati a parteggiare per il bruto solo perchè la vittima è rumena, ovvero aliena e a valore zero, insultando le forze dell’ordine incaricate di arrestarne l’aggressore, come si fa nei paesi ad alta concentrazione mafiosa quando si vanno a prelevare i boss dai covi segreti ma noti a tutti.

La cronaca nera al servizio dell’addestramento occulto alla mentalità mafiosa di un popolo va bene, quindi.
Se invece un delitto va a scoperchiare un avello puzzolente contenente tutte le schifezze possibili che può racchiudere la Sacra Famiglia del Mulino Nero,  le sue  brutture, le sue ancestrali modalità di oppressione dei deboli, le sue norme interne di omertà, così simili alle regole mafiose, appunto, è uno schifo, bisogna censurare.  I panni sporchi si lavano in famiglia anche se il vederli appesi fuori potrebbe mettere in guardia altre potenziali vittime e salvarle.
Perchè una bambina morta potrebbe  muoverci a pietà e indurci a voler modificare le cose, ad eliminare le metastasi culturali che hanno provocato la sua morte. Invitarci a ribellarci tutti contro l’omertà così diffusa in famiglia che, in quel caso, ha permesso l’eliminazione violenta di un suo membro. Insomma potrebbe farci vedere improvvisamente quanto la mafiosità sia ormai insita nella nostra società e cultura. E non è questione di Nord o Sud, di ambienti degradati o altoborghesi.

C’è un altro punto interessante, però, negli ultimi sviluppi del caso di Sarah. Come nei gialli più appassionanti, c’è stato il colpo di scena. Il principale dei sospetti potrebbe non essere l’unico colpevole, potrebbe addirittura essere innocente. Se le risultanze delle indagini dovessero essere confermate, delineando una faida intrafamigliare tutta femminile di rivalità, gelosie, coperture di misfatti e brutalità spinta all’omicidio, ci troveremmo nella necessità di dover porre le scuse allo zio Michele che non solo non avrebbe stuprato la nipote post mortem ma non l’avrebbe nemmeno ammazzata. Lo so che è difficile, dopo averne invocato la morte per macellazione come zio porco ma se la verità fosse questa dovremmo accettarla.

Una vasta complicità fra donne, quindi, al fine di colpirne una, la più fragile, molto probabilmente. Il mio  precedente scritto sull’argomento si è rivelato in certi aspetti profetico, non certo per mie qualità paranormali ma perchè conosco i miei polli (o dovrei dire piuttosto pollastre?)
Ho parlato di omicidio di mafia e difatti, una volta commesso l’omicidio, il clan si è mosso per occultarlo. Tanto, come ci ricordano, il favoreggiamento in ambito famigliare non è punibile. Se io non denuncio mio marito e mia figlia che hanno fatto sparire il cadavere di mia nipote, uccisa per un qualsiasi motivo da determinarsi, non possono farmi nulla**. L’appartenere alla famiglia ti protegge, esattamente come l’appartenere all’altra famiglia, quella mafiosa.
Se ti ribelli alla famiglia potresti anche morire, come accade agli infami. Sia che tu abbia resistito alle voglie di un vecchio patriarca o che abbia osato mettere gli occhi sul fidanzatino della cugina-amica del cuore.
Comunque vadano a finire le cose, non si potrà che riflettere su come una bambina possa essere stata ammazzata in quel modo dopo essere stata intrappolata in quella tela di ragno di evidenti complicità.

Devo dire, come ultima cosa, che sto leggendo dei discorsi che non mi piacciono affatto sui siti femministi.

Vi si sostiene, tra l’altro, che sarebbe in corso una campagna misogina contro Sabrina “a prescindere dalle sue colpe” (!). Sabrina sarebbe additata come strega colpevole ” in quanto donna” e per alimentare l’odio contro le donne, non perchè  avrebbe tenuto ferma Sarah mentre suo padre la strangolava oppure addirittura la strangolava ella stessa. Cioè il delitto eventualmente commesso da Sabrina scompare di fronte alla necessità di denunciare comunque e sempre la malvagità degli uomini e la grande cospirazione maschilista. Tutto ciò riduce a qualcosa di francamente grottesco una questione seria come la violenza contro le donne.
Ecco, per fortuna io non amo le donne fino al punto di negarne l’eventuale cattiveria. Siccome credo nell’effettiva parità tra i sessi e considero le donne fatte della stessa carne degli uomini, non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di emendarne le colpe in quanto donne solo perchè ogni giorno una donna muore per mano maschile.
Care amiche, la violenza maschile sulle donne non c’entra niente se una donna ne ammazza un’altra. Troppo comodo. Abbiamo un bel cervello funzionante anche noi che ci permette di compiere delle scelte. A volte siamo talmente brave che riusciamo a far fare agli uomini quello che vogliamo, perfino fargli commettere un omicidio. L’aver subito violenze non ci emenda da eventuali colpe successive. Anzi, scegliere di colpire la vittima, nel caso della pedofilia intrafamigliare, invece che il carnefice, è il massimo della crudeltà. O della stupidità, se volete le attenuanti generiche.
Dire che “è impossibile che una madre voglia coprire un padre pedofilo” e  sostenere che sarebbero comunque comportamenti che non ci appartengono come genere, come il negare che ogni giorno vengano compiute “scelte di Sophie” è una cazzata, perchè la realtà dimostra il contrario.

Se Sabrina ha ucciso Sarah o ha partecipato al suo delitto perchè era gelosa, perchè non voleva che si scoprissero gli altarini di casa, perchè Sarah voleva denunciare il suo paparino, ebbene, rimane colpevole e basta. Non in quanto donna (questo è puro vittimismo da minoranza ed è paradossale perche noi  donne siamo addirittura la maggioranza!) ma in quanto persona e basta. Allo stesso modo dello zio porco o non porco, si vedrà.

Non credo affatto infine, come sostengono alcuni, scegliendo la strada più comoda che tutto spiega senza nulla spiegare, che in quella casa siano tutti matti. La patologia non c’entra, casomai facciamo riferimento all’antropologia culturale, a certi modelli criminali che hanno sempre più adepti anche fra i giovani.

Parlare dell’atroce morte di Sarah, tradita ed attirata con l’inganno in trappola e poi soppressa come un animale, dovrebbe servire, soprattutto a noi donne, perchè di  delitto ad alto tasso di estrogeni pare trattarsi, a fare una profonda autocritica sul rapporto tra di noi, sulla nostra inestinguibile voglia di combatterci e distruggerci l’un l’altra. Dire che è tutta colpa della società creata dagli uomini è una menzogna. Noi abbiamo addirittura, per un certo periodo della loro vita, da piccoli, la possibilità di plasmare la mentalità degli uomini ma decidiamo comunque di crescerli egoisti, di permetter loro di agire la violenza e di atteggiarsi a padroni nostri e delle nostre vite. Che vi piaccia o no siamo complici del maschilismo e a volte sappiamo essere altrettanto cattive dei nostri oppressori. Il caso di Sarah ci permette di ammetterlo, finalmente, se siamo oneste.

** Ho rettificato il testo perchè, come mi hanno fatto giustamente notare nei commenti, la non punibilità si riferisce solamente al non denunciare un parente, non certo al partecipare attivamente ad un omicidio sia come esecutori  che come complici materiali.

Annunci
Vi sono casi particolari di crimini che dovrebbero essere giudicati con una giurisprudenza a parte, che dovrebbero rappresentare un’eccezione anche per il tipo di pena che richiedono.
Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l’umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l’unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l’unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto “Changeling”, film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell’esecuzione del mostro per impiccagione. E’ vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante “non così in fretta!” non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo “oddio, oddio!”, ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l’assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E’ un dato di fatto. E’ l’eccezione che conferma la regola dell’inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all’odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da “giocattoli sessuali”, di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent’anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E’ la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c’è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un’eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2×2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell’infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l’ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E’ peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C’è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l’eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un’occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

“Padre mostro, che sarai all’Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia…”

ULTIM’ORA – Fritzl condannato all’ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l’ergastolo “solo” per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l’applicazione di un’attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Vi sono casi particolari di crimini che dovrebbero essere giudicati con una giurisprudenza a parte, che dovrebbero rappresentare un’eccezione anche per il tipo di pena che richiedono.
Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l’umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l’unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l’unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto “Changeling”, film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell’esecuzione del mostro per impiccagione. E’ vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante “non così in fretta!” non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo “oddio, oddio!”, ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l’assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E’ un dato di fatto. E’ l’eccezione che conferma la regola dell’inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all’odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da “giocattoli sessuali”, di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent’anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E’ la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c’è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un’eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2×2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell’infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l’ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E’ peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C’è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l’eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un’occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

“Padre mostro, che sarai all’Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia…”

ULTIM’ORA – Fritzl condannato all’ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l’ergastolo “solo” per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l’applicazione di un’attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Vi sono casi particolari di crimini che dovrebbero essere giudicati con una giurisprudenza a parte, che dovrebbero rappresentare un’eccezione anche per il tipo di pena che richiedono.
Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l’umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l’unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l’unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto “Changeling”, film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell’esecuzione del mostro per impiccagione. E’ vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante “non così in fretta!” non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo “oddio, oddio!”, ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l’assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E’ un dato di fatto. E’ l’eccezione che conferma la regola dell’inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all’odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da “giocattoli sessuali”, di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent’anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E’ la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c’è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un’eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2×2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell’infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l’ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E’ peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C’è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l’eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un’occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

“Padre mostro, che sarai all’Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia…”

ULTIM’ORA – Fritzl condannato all’ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l’ergastolo “solo” per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l’applicazione di un’attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Riusciremo veramente a liberarci di Cogne, della mamma di Cogne e dello straziante ricordo di Samuele, povera vittima presto passata in secondo piano rispetto al divismo della sua carnefice e dell’insopportabile clan Franzoni, con la sentenza della Cassazione che condanna la madre a 16 anni per figlicidio?
Per la serie non c’è limite alla faccia come il culo, abbiamo sentito stasera sulla rete TV che sul delitto ci ha marciato per anni, Raiuno, invocare l’applicazione dell’indulto, quel provvedimento che di solito fa schizzare il picco di adrenalina dei benpensanti. Se l’indulto si applica al mariuolo italiano o romeno, magari per un furto di pollame, apriti cielo! ma per la signora Franzoni diventa legittimo (nonostante il provvedimento non mi risulta applicarsi all’omicidio) .

Continuiamo pure a parlare di accanimento giudiziario e di mancanza di prove certe. Questo è stato, secondo avvocati, psicologi e psichiatri, un caso da manuale, di tanti che ne càpitano, solo che questa volta ci è toccata una famiglia che pur di negare il problema di un suo membro, e senza rendersi conto di danneggiarlo ancora di più, ha scatenato un putiferio mediatico- giudiziario di rara potenza. Se si fosse trattato di una mamma qualunque (una rom, per esempio) il caso sarebbe stato chiuso già da tempo.
Purtroppo per gli innocentisti, bastava leggere il testo del rinvio a giudizio per convincersi che il caso era da manuale. Ho già riassunto altrove i punti salienti che fanno pensare alla colpevolezza della madre.
Basterebbe citare solo il fatto che una famiglia dove un estraneo entra in casa e massacra un bambino non pensa di avvertire subito i carabinieri. Le forze dell’ordine furono avvertite dal personale dell’elisoccorso solo due ore dopo, per scrupolo e dovere, visto che si erano trovati sull’evidente scena di un delitto. Nessuno fino a quel momento parlava di delitto!
Se è veramente stato il Mostro inafferrabile di cui ci si ostina ad invocare l’esistenza, perchè tanta riluttanza a denunciare il crimine da parte dei genitori di Samuele? Se non si è trovata l’arma del delitto e quindi la prova, è perchè la scena del delitto è stata inquinata pesantemente per tutto il tempo necessario a farla sparire.

Quello che però ha soprattutto reso questa famiglia antipatica a tutti è stato il tentativo, per discolpare un suo membro, di accusare un intero paese, gente assolutamente estranea, di un delitto particolarmente infame. Non mi risulta che abbiano chiesto scusa alla vicina, al parente della vicina, ai convitati della sera prima, al sindaco di Cogne, per il disturbo.
Non solo ma hanno inquinato prove, ne hanno fabbricate di false, hanno cercato di sputtanare gente seria come il RIS, sbeffeggiando la giustizia e facendosi anche intercettare “speriamo che non la trovino” (l’arma del delitto).
La patologia di Anna Maria, perchè di patologia si tratta, anche se ora sembra guarita, nasce in primo luogo dal modo in cui la sua Famiglia patriacale, feudale e abituata a considerarsi impunita ed impunibile, si confronta con il mondo.

A parte tutta l’antipatia che mi ispira l’arroganza di un clan che si sente al di sopra degli altri, provo pietà per Anna Maria. Sarei d’accordo sul farle scontare la pena in uno di quei centri per madri infanticide che cercano di recupararle alla vita civile. Ce n’è uno all’avanguardia a Reggio Emilia.
E’ una donna che va aiutata a capire, ad uscire da una prigione di infantilismo che si esprime patologicamente della rimozione e negazione. Forse un giorno potrebbe ritrovare quella pace di cui ha diritto anche lei.

Non mi dispiace invece se verrà a mancare il pane per Vespa. Non sentirò la mancanza di Crepet, della Palombelli, di Taormina e di tutto il cucuzzaro. La compagnia di “Cogne a Cogne” si scioglie.
Una buona notizia. A causa delle ville che avranno potuto comperarsi in anni di patrocinio, gli avvocati della Franzoni continueranno a pagare l’I.C.I.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Riusciremo veramente a liberarci di Cogne, della mamma di Cogne e dello straziante ricordo di Samuele, povera vittima presto passata in secondo piano rispetto al divismo della sua carnefice e dell’insopportabile clan Franzoni, con la sentenza della Cassazione che condanna la madre a 16 anni per figlicidio?
Per la serie non c’è limite alla faccia come il culo, abbiamo sentito stasera sulla rete TV che sul delitto ci ha marciato per anni, Raiuno, invocare l’applicazione dell’indulto, quel provvedimento che di solito fa schizzare il picco di adrenalina dei benpensanti. Se l’indulto si applica al mariuolo italiano o romeno, magari per un furto di pollame, apriti cielo! ma per la signora Franzoni diventa legittimo (nonostante il provvedimento non mi risulta applicarsi all’omicidio) .

Continuiamo pure a parlare di accanimento giudiziario e di mancanza di prove certe. Questo è stato, secondo avvocati, psicologi e psichiatri, un caso da manuale, di tanti che ne càpitano, solo che questa volta ci è toccata una famiglia che pur di negare il problema di un suo membro, e senza rendersi conto di danneggiarlo ancora di più, ha scatenato un putiferio mediatico- giudiziario di rara potenza. Se si fosse trattato di una mamma qualunque (una rom, per esempio) il caso sarebbe stato chiuso già da tempo.
Purtroppo per gli innocentisti, bastava leggere il testo del rinvio a giudizio per convincersi che il caso era da manuale. Ho già riassunto altrove i punti salienti che fanno pensare alla colpevolezza della madre.
Basterebbe citare solo il fatto che una famiglia dove un estraneo entra in casa e massacra un bambino non pensa di avvertire subito i carabinieri. Le forze dell’ordine furono avvertite dal personale dell’elisoccorso solo due ore dopo, per scrupolo e dovere, visto che si erano trovati sull’evidente scena di un delitto. Nessuno fino a quel momento parlava di delitto!
Se è veramente stato il Mostro inafferrabile di cui ci si ostina ad invocare l’esistenza, perchè tanta riluttanza a denunciare il crimine da parte dei genitori di Samuele? Se non si è trovata l’arma del delitto e quindi la prova, è perchè la scena del delitto è stata inquinata pesantemente per tutto il tempo necessario a farla sparire.

Quello che però ha soprattutto reso questa famiglia antipatica a tutti è stato il tentativo, per discolpare un suo membro, di accusare un intero paese, gente assolutamente estranea, di un delitto particolarmente infame. Non mi risulta che abbiano chiesto scusa alla vicina, al parente della vicina, ai convitati della sera prima, al sindaco di Cogne, per il disturbo.
Non solo ma hanno inquinato prove, ne hanno fabbricate di false, hanno cercato di sputtanare gente seria come il RIS, sbeffeggiando la giustizia e facendosi anche intercettare “speriamo che non la trovino” (l’arma del delitto).
La patologia di Anna Maria, perchè di patologia si tratta, anche se ora sembra guarita, nasce in primo luogo dal modo in cui la sua Famiglia patriacale, feudale e abituata a considerarsi impunita ed impunibile, si confronta con il mondo.

A parte tutta l’antipatia che mi ispira l’arroganza di un clan che si sente al di sopra degli altri, provo pietà per Anna Maria. Sarei d’accordo sul farle scontare la pena in uno di quei centri per madri infanticide che cercano di recupararle alla vita civile. Ce n’è uno all’avanguardia a Reggio Emilia.
E’ una donna che va aiutata a capire, ad uscire da una prigione di infantilismo che si esprime patologicamente della rimozione e negazione. Forse un giorno potrebbe ritrovare quella pace di cui ha diritto anche lei.

Non mi dispiace invece se verrà a mancare il pane per Vespa. Non sentirò la mancanza di Crepet, della Palombelli, di Taormina e di tutto il cucuzzaro. La compagnia di “Cogne a Cogne” si scioglie.
Una buona notizia. A causa delle ville che avranno potuto comperarsi in anni di patrocinio, gli avvocati della Franzoni continueranno a pagare l’I.C.I.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Riusciremo veramente a liberarci di Cogne, della mamma di Cogne e dello straziante ricordo di Samuele, povera vittima presto passata in secondo piano rispetto al divismo della sua carnefice e dell’insopportabile clan Franzoni, con la sentenza della Cassazione che condanna la madre a 16 anni per figlicidio?
Per la serie non c’è limite alla faccia come il culo, abbiamo sentito stasera sulla rete TV che sul delitto ci ha marciato per anni, Raiuno, invocare l’applicazione dell’indulto, quel provvedimento che di solito fa schizzare il picco di adrenalina dei benpensanti. Se l’indulto si applica al mariuolo italiano o romeno, magari per un furto di pollame, apriti cielo! ma per la signora Franzoni diventa legittimo (nonostante il provvedimento non mi risulta applicarsi all’omicidio) .

Continuiamo pure a parlare di accanimento giudiziario e di mancanza di prove certe. Questo è stato, secondo avvocati, psicologi e psichiatri, un caso da manuale, di tanti che ne càpitano, solo che questa volta ci è toccata una famiglia che pur di negare il problema di un suo membro, e senza rendersi conto di danneggiarlo ancora di più, ha scatenato un putiferio mediatico- giudiziario di rara potenza. Se si fosse trattato di una mamma qualunque (una rom, per esempio) il caso sarebbe stato chiuso già da tempo.
Purtroppo per gli innocentisti, bastava leggere il testo del rinvio a giudizio per convincersi che il caso era da manuale. Ho già riassunto altrove i punti salienti che fanno pensare alla colpevolezza della madre.
Basterebbe citare solo il fatto che una famiglia dove un estraneo entra in casa e massacra un bambino non pensa di avvertire subito i carabinieri. Le forze dell’ordine furono avvertite dal personale dell’elisoccorso solo due ore dopo, per scrupolo e dovere, visto che si erano trovati sull’evidente scena di un delitto. Nessuno fino a quel momento parlava di delitto!
Se è veramente stato il Mostro inafferrabile di cui ci si ostina ad invocare l’esistenza, perchè tanta riluttanza a denunciare il crimine da parte dei genitori di Samuele? Se non si è trovata l’arma del delitto e quindi la prova, è perchè la scena del delitto è stata inquinata pesantemente per tutto il tempo necessario a farla sparire.

Quello che però ha soprattutto reso questa famiglia antipatica a tutti è stato il tentativo, per discolpare un suo membro, di accusare un intero paese, gente assolutamente estranea, di un delitto particolarmente infame. Non mi risulta che abbiano chiesto scusa alla vicina, al parente della vicina, ai convitati della sera prima, al sindaco di Cogne, per il disturbo.
Non solo ma hanno inquinato prove, ne hanno fabbricate di false, hanno cercato di sputtanare gente seria come il RIS, sbeffeggiando la giustizia e facendosi anche intercettare “speriamo che non la trovino” (l’arma del delitto).
La patologia di Anna Maria, perchè di patologia si tratta, anche se ora sembra guarita, nasce in primo luogo dal modo in cui la sua Famiglia patriacale, feudale e abituata a considerarsi impunita ed impunibile, si confronta con il mondo.

A parte tutta l’antipatia che mi ispira l’arroganza di un clan che si sente al di sopra degli altri, provo pietà per Anna Maria. Sarei d’accordo sul farle scontare la pena in uno di quei centri per madri infanticide che cercano di recupararle alla vita civile. Ce n’è uno all’avanguardia a Reggio Emilia.
E’ una donna che va aiutata a capire, ad uscire da una prigione di infantilismo che si esprime patologicamente della rimozione e negazione. Forse un giorno potrebbe ritrovare quella pace di cui ha diritto anche lei.

Non mi dispiace invece se verrà a mancare il pane per Vespa. Non sentirò la mancanza di Crepet, della Palombelli, di Taormina e di tutto il cucuzzaro. La compagnia di “Cogne a Cogne” si scioglie.
Una buona notizia. A causa delle ville che avranno potuto comperarsi in anni di patrocinio, gli avvocati della Franzoni continueranno a pagare l’I.C.I.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Blog Stats

  • 85,726 hits

Categorie