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Quando esce dal lato B del Quirinale, il piccolo Papi ha l’espressione terrea di un vampiro svegliato anzitempo dalla scampanellata in pieno giorno del postino con la raccomandata, che gli ha fatto prendere l’odiata luce. 
Si è beccato anche la sua fischiata d’ordinanza e la reazione di pancia del popolaccio alla sua dipartita  – stasera nel videomessaggio ha lamentato il dolore che gli provoca la ferita narcisistica – ma non pensate a cosacce da Cannibal Holocaust tipo fine di Gheddafi; niente di tutto ciò, robetta. Avanspettacolo, rivista, mica tragedia. In linea con il personaggio.
Molto azzeccato il “buffone” e direi d’uopo il “chi non salta B. è”, trattandosi di trafficante di pallonari. Un po’ meno adatto il “Bella Ciao” che, cinghiatemi pure se volete, ha rotto i coglioni e non si può più senti’, soprattutto quando è totalmente fuori contesto, visto che di partigiani in questo frangente se ne sono visti pochi in giro. Invece di andare sui monti, i Monti sono venuti a noi.  Ecco cos’è successo. Altro che “Il PD ha mandato a casa B.” detto da Bersani, ve lo giuro. Premio Minchiata d’Oro alla carriera.
Se non era per la BCE, per la culona e il marito di Carlà, ci saremmo tenuti il nano pedofilo per almeno altri dieci anni con i papiminkia in Parlamento e gli altri fuori, che stipendiano i primi, ad applaudirlo. Ci saremmo rovinati con le nostre mani, un seppuku con tanto di taglio di testa finale, ma che soddisfazione, l’autodecapitazione. Invece ci hanno sparigliato le carte, ci hanno rotto il giocattolo.
E ringraziateli, questi “perfidi giudei” che, secondo l’opinione comune della Rete, stanno per consegnarci legati mani e piedi e con la corda che passa attorno alle palle e in mezzo alle chiappe a mo’ di nawa shibari alle brame sadiche dell’Unico Potere Finanziario Globale con il naso adunco.
Hanno scoperto tutti solo adesso il potere delle Banche e le loro trame oscure, senza rendersi conto che è il fantasma di Benito che suggerisce al loro inconscio collettivo il complotto demoplutogiudaicomassonico. A furia di giocare alla cazzo con la tavola Ouija, qualche demone lo si evoca. Complotto D.P.G.M., quindi potrebbe essere un rigurgito di antisemitismo? si domanda qualcuno. Temo di si, e di quello buono, che viene fuori inconsapevolmente dai recessi più profondi, in periodi di crisi economica conclamata. Il peggiore, da starci attenti, molto attenti.
Come hanno visto la sagoma un po’ da Max Von Sydow/Padre Merrin di Monti, chiamato come estrema ratio ad esorcizzare l’Italia posseduta dal vecchio satiro B., hanno visto tutti la luce. “E’ l’uomo di Goldmann Sachs, della Trilateral, del Bilderberg”. Che abbia studiato con Tobin, quello che vuole tassare le transazioni sui mercati valutari per combattere la speculazione, non viene considerata informazione rilevante.
Sono tutti d’accordo: da Forza Nuova a Borghezio a Barnard, fino alle blogstav modevne; dall’estrema destra all’estrema sinistra senza soluzione di continuità. Un vero delirio bipartisan. 
Un delirio collettivo estremamente contagioso spiegabile solo con il tentativo di contenere l’angoscia di dover perdere il Vecchio Clown, il nostro Ronald McDonald che, raccontandoci la barzelletta della crisi che non c’era e che eravamo tutti ricchi sfondati, ci faceva addormentare tranquilli nel lettino, abbracciati all’orsacchiotto.
Questo terrore collettivo del Monti asservito al Lato Oscuro della Forza – mentre B. era solo uno Jedi un po’ guascone e non un pericolo per la stabilità mondiale – è una reazione totalmente irrazionale e lo dimostra il fatto che, quando Messora ha raccontato la storia di Monti e dell’abominevole complotto bancario, l’altra sera da Santoro, se prima del suo intervento il 70% o giù di lì di ascoltatori era favorevole a Monti, dopo l’intervista il risultato si è letteralmente ribaltato. Tutto nel giro di pochi minuti. 
E con un’opinione pubblica così influenzabile e psicolabile dovremmo andare al voto, magari per ritrovarci Re Pompetta riportato sul trono a furor di popolo per paura della Trilateral – che vive e lotta con noi da sempre? No, grazie, preferisco il nawa shibari.
Senza contare che si tratta di complottismo a corrente alternata. Faccio un esempio. Quando è stato usato il vecchio trucco dell’esca figueira per il satiro e Dominique Strauss-Kahn c’è cascato come un bimbo di tre anni, nessuno si è chiesto, quando l’accusa di stupro è caduta, perché l’ex direttore del  FMI non sia stato reintegrato nel suo incarico con mille scuse. Semplice, perché la Lagarde aveva usato un anal plug particolarmente efficace per prendere il suo posto. E perché non ci chiediamo, allora, a cosa Strauss-Kahn si era forse ribellato, per essere fatto fuori in maniera così efficace per lasciare il posto alla collega magari più malleabile? Se si deve essere complottisti bisogna esserlo fino in fondo. Se no, non c’è gusto con il complottus interruptus. Forse Strauss-Kahn voleva salvare il mondo dalle grinfie di Monti ed è stato fatto fuori?
I cosiddetti poteri forti ci sono sempre stati, miei cari, le banche pure e se c’è qualcuno in grado di opporvisi, non con le chiacchiere ma con argomenti nuovi ed artiglieria pesante, fatene il nome. Lasciando perdere l’Islanda che, con tutto il rispetto, ha un tale peso nell’economia mondiale che può permettersi di alzare il dito medio all’indirizzo del FMI.
E poi, giusto per fare un esempio di persone in odore di consorterie economiche, Tremonti, va bene che è socialista, ma viene sempre invitato ai party del Bilderberg,  non per portare il Martini. Tremonti non è stato finora il ministro dell’economia, anzi, il superministro? 
L’esempio più eclatante è B. che si è formato alla scuola della P2, una loggia deviata dagli intenti eversivi. Aveva la tessera n° 1816. Per anni ha cercato di compiere il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Poi, ad un passo dal mettere in pratica l’ultimo punto rimasto, è stato distratto dai processi e dalla figa ed è riuscito a deludere anche il Gran Maestro, che l’ha recentemente rinnegato come figlioccio prediletto. Per non parlare, sempre nel caso di B., di altre sue amicizie chiacchierate e degli amici degli amici.
Quello che voglio dire è che parlare oggi di governo massonico – anche se Monti che ha l’ufficio a Palazzo Giustiniani un po’ se la cerca – venendo da un ex presidente del consiglio piduista, è il colmo.

Tornando al nostro più grande statista morente, politicamente forse ieri sera ne abbiamo celebrato il funerale. Chissà se avrà la forza di rialzarsi e dovremo ricorrere al paletto di frassino.
Fisicamente appare comunque provato. Non è solo la rabbia che lo rode accelerandone l’invecchiamento a rotta di collo ma quell’assopimento che lo coglie ormai in qualunque momento – sedativi? narcolessia? avvelenamento lento? sofferenza vascolare pre-ictale? – e quell’eloquio impeciato alla ultimi discorsi di Michael Jackson, con le parole biascicate meccanicamente senza forse credere più a ciò che dice. Ascoltare il discorso dei ristoranti pieni, per credere.
Più che un Presidente del Consiglio dimissionario che andava dal Presidente della Repubblica, accompagnato dai bodyguards, ieri sera il nostro Dead Premier Walking sembrava l’utente finale di un nuovo tipo di funerale low cost con i quattro beccamorti regolamentari e il morto bell’e vestito e composto seduto dietro, tutti a bordo di un’auto comune, per risparmiare nel cofano e nel carro. Sapete, c’è la crisi.
A B. deve essere arrivata finalmente con pacco celere la proposta che non  poteva rifiutare. Un segnale forte e chiaro tipo la sirena del porto quando c’è nebbia. Ok, sabato si dimette e il circo di Arcore leva le tende dopo diciassette anni di repliche, le ultime delle quali a platea vuota. 
Se non lo facesse, perché “io non ho mai detto che mi sarei dimesso” o “sono stato frainteso” questa volta, secondo me, sarebbero per lui volatili assai amari, quasi come un tipo particolare di mandorle. Peccato che non sapremo mai quale password, incanto patronus o Expelliarmus avrà usato Napolitano – in qualità di messaggero alato –  per convincerlo.
Ora che il nome del successore è noto ormai anche ai tombini, so quale potrebbe essere la facile battuta: “Siamo in mutande e ci organizzano il Full Monti.”
So che a sinistra sono tutti preoccupati di cadere in mano alla Trilateral, agli Illuminati e forse ai Rettiliani in combutta con la Skulls & Bones. Come se non fossimo stati finora in mano alla P2 e ad un agglomerato informe, ad un percolato di cosche e comitati di affari sempre a legalità borderline. Come se l’Italia non fosse da decenni commissariata e a sovranità limitata. Ricordo che, durante l’ultimo governo Prodi, quando si mise Gianni Riotta al TG1 al posto del berlusconiano che l’aveva preceduto, la prima intervista che il direttore mandò in onda fu quella con Henry Kissinger. Un po’ come se la prima dichiarazione del nuovo Papa appena eletto venisse rilasciata a Tele Satana.
Non facciamoci prendere dagli isterismi che non è cosa. Ci va ancora grassa se riusciremo a salvare il culo da questa sciagura mondiale. Monti? Se penso che poteva toccarci D’Alema vado a stappare lo champagne.
Circolano teorie sul “patriottismo” di B. e sul suo ruolo di supposto salvatore della patria contro i poteri forti. Ok, però adesso fate fretta che le scialuppe stanno per terminare e l’acqua ci arriva già alle chiappe.
Vedo che noti statisti dell’opposizione (per non far nomi: Di Pietro)  rifiutano di salire sulla scialuppa del Titanic perché la panca è scomoda e il salvagente non si intona con il loro completino. 
Un’avviso ai naviganti: in questi giorni si vedrà chi merita il nostro voto in futuro. Stiano attenti perché, almeno io personalmente, prenderò nota di tutto, mi segnerò tutto e non tollererò sgarri e vigliaccherie di sorta. Chi sbaglia in questo frangente c’est foutu. Anche il PD stia bene attento a non salvare ancora una volta B. lanciandogli una ciambella a tradimento quando noi siamo distratti a guardare l’iceberg che ci passa accanto.
Per quanto riguarda la Lega, come ha detto giustamente Scalfari ieri sera dalla Gruber, essa rappresenta in Italia circa l’11% dei voti. Di fronte alla necessaria große Koalition modello “Angela a cavallo del grande Schwanstuck” per salvare l’Italia, i suoi numeri cessano di essere determinanti. Forse veramente la Lega non conta più una sega. Che il simulacro di Bossi e famiglia si astengano, che vadano a remengo, e vedremo se i Maroni e i Tosi li seguono.
Monti in questo momento è il chirurgo che deve praticare l’amputazione e cercare di salvare il paziente in cancrena avanzata.  Non deve essere simpatico né farvi godere tutti come ricci. In un certo senso è il Mister Wolf della situazione. Deve risolvere problemi. Non possiamo pretendere che sia il principe azzurro, né che si trasformi in Che Guevara (anche se ha studiato con Tobin, quello della omonima tassa) e dichiari guerra al capitalismo.  Queste sono stronzate per tempi di vacche grasse.
Ma vi rendete conto? Dopo un governo che ha fatto ministro dell’istruzione la Gelmini con le sue gallerie per i neutrini è come resuscitare dopo morti.
Lasciate stare le nostalgie, le smanie preandropausiche per B. e il cospirazionismo un tanto al chilo e mettetevi in testa una cosa. L’Italia non ha mai avuto piena sovranità anche per colpa sua. Perché siamo dei cialtroni, geniali ma dei cialtroni, inaffidabili.
Monti è una persona normale, non è un sociopatico affetto da sessuomegalomania e in più capisce di economia. Vi pare poco? 
Non riempirà di criptozoccole in tailleur i suoi ministeri. Non sceglierà i ministri in base alle abilità sessuali padroneggiate. Ci toglierà di mezzo le Biancofiore, le Carfagna, i Bondi, i Calderoli, i Lupi, le Brambille rossocrinite, i Bonaiuti, i Cicchitto, i Crosetto, i Capezzone, eccetera eccetera.
Non farà miracoli e faremo sacrifici salati ma finalmente non dovremo più vergognarci di essere italiani.
Non sentiremo più barzellette del cazzo anche ai funerali. L’Italia sta per passare dai bocchini alla Bocconi. Quasi un salto nell’iperspazio.
*Complimenti all’autore della vignetta, segnalatami su Facebook.
Se la prende con gli infami e i traditori, scrive pizzini, si chiude in casa con i consigliori, pesta i piedi, tratta con le autorità ponendo condizioni e clausole.
Più che un premier prossimo alle dimissioni sembra un vecchio boss che mediti di andare a costituirsi. Prima che i giovani emergenti lo facciano fuori.

Perfino Gianni Letta e Fidel Confalonieri gli avrebbero suggerito di farsi da parte. Quando si dice gli amorevoli consigli degli amici.
Dovrebbe seguirli, prima che arrivino quelli degli amici degli amici.
Ha ragione Giulietto Chiesa. Questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero, voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono responsabili. E’ una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell’11 settembre servì per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche d’affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose – perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente che non sbaglia – delle banche d’affari possono essere ripianate con i soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo salvataggio statalista dell’interesse privato appare sempre più una sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.

La Finanza (non le Fiamme Gialle ma il potere finanziario globale) è il braccio armato ma dietro ad essa ci sono le multinazionali che devono fare profitti. Il neoliberismo ha stabilito che il profitto è un diritto inalienabile e che è un valore esponenziale, non vi è più alcun limite ad esso, tantomeno il limite etico. Non a caso parlano di crescita ma noi pensiamo che si tratti dell’aumento del nostro benessere, invece loro intendono la crescita del loro margine di profitto. E le due cose non possono coesistere. Se il mio diritto a fare profitti sempre più alti si scontra con gli interessi della collettività e i diritti dei lavoratori, sarà mio compito eliminare tali ostacoli, con qualunque mezzo.
Lo fanno le multinazionali per prime ma poi, in catena, vorranno farlo anche i grossi imprenditori nazionali e poi i piccoli e medi, fino alla botteguccia artigiana.
Ecco quindi che, ai massimi livelli, bisogna accaparrarsi i politici come gli informatori scientifici si accaparrano i medici per conto di BigPharma, anzi, ancor meglio, si bypassano i politici e si mandano i propri  amministratori delegati, i propri manager, scagnozzi e sottocoda a fare politica. La famosa “discesa in campo”.
Così si spiega perché la politica è sempre meno fatta di rappresentanti del popolo e sempre più di avventizi e portaborse, lobbisti e maggiordomi, comperati a suon di denaro a fiumi, privilegi e promesse di successo e potere periferico. Nominati, non eletti. Questi politici a busta paga di interessi superiori e spesso ai confini dell’illegalità devono rispondere ai loro padroni che, ripeto, non sono più i cittadini ma coloro che, per ampliare i profitti, devono rimuovere ogni ostacolo possibile.

Secondo voi è un caso che tra le pochissime voci fuggite dal sen di Tremonti circa la famosa manovra vi siano state la “libertà di licenziare” e l’accorpamento delle festività alla domenica – mica quelle religiose, però, solo le tre laiche e work-oriented del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno – per “produrre di più”?
Un alieno che fosse sbarcato con il suo ufetto ieri in Italia si sarebbe chiesto: “Ma questi terrestri pensano di risolvere la crisi mondiale facendo lavorare tre giorni in più all’anno i lavoratori? C’è qualcosa che non capisco?”
L’obiettivo è chiaramente un altro, caro alieno. E’ l’articolo 18, i diritti dei lavoratori, l’attacco a quegli articoli della Costituzione che segnano la differenza tra lavoro salariato e lavoro schiavistico e ne stabiliscono i reciproci confini. 

Prima di spingermi ancora più in là e dichiarare, assumendomene la responsabilità, che la crisi non esiste ma è uno spauracchio agitato, come lo fu l’Osama Bin Laden di dieci anni fa, per ottenere la sottomissione delle ultime sacche di resistenza al nuovo ordine mondiale basato sul modo di produzione neoschiavistico globalizzato, facciamo un piccolissimo ragionamento, che ci riporta anche al caso Lehman-Brothers.
Se la colpa del default mondiale fosse del potere finanziario, identificabile in pochi banchieri, speculatori, insomma in fin dei conti in persone fisiche alla Gordon Gekko con un nome e cognome, a cominciare da quell’Alan Greenspan che nomina Chiesa, dobbiamo proprio credere che il governo degli Stati Uniti non riuscirebbe a sguinzagliare un po’ di reparti di Navy Seals ed assicurare questi farabutti alle imperiali galere, magari il Grand Hotel Guantanamo? Perchè ciò che stanno facendo questi bastardi figli di puttana non è meno grave di ciò che si attribuisce da più di dieci anni ad Al Qaeda.

Invece, da Obama a tutto il potere politico europeo è un generale calare di braghe. L’impressione è che debbano ubbidire a dei padroni che non si possono contraddire. Si comportano come i picciotti che devono obbedire a mamma pena l’incaprettamento, sono impauriti come se i padroni avessero di tutti loro,politicanti servi dei servi, foto che li ritraggono mentre stuprano dei neonati.
Non sarà che lo scherzetto fatto a Strauss-Kahn fosse una vendetta nei confronti di qualcuno che aveva sgarrato?
La colpa del crollo delle Borse – perché non chiuderle come in occasione dell’11 settembre, ad esempio? – è degli speculatori, delle agenzie di rating che lavorano un po’ per il Re di Prussia – il dollaro – per tentare di fare il culo all’euro e assai di più per le banche d’affari, ma non si fa nulla per fermarli. E’ come se ci fosse una rapina in una banca, la polizia andasse ad arrestare gli avventori del bar di fronte e il giudice li obbligasse a rifondere di tasca propria i soldi rapinati alla banca. E’ come quando i black bloc devastano le strade e la polizia, invece di inseguirli ed arrestarli, bastona le vecchiette e le famigliole con i passeggini. Non ha senso ma ha un senso.

L’evocazione della parola magica crisi serve soprattutto per licenziare, per sfrondare i dipendenti e quindi per aumentare i profitti. E’ dimostrato che i licenziamenti effettuati dal 2008 ad oggi in certi settori erano assolutamente indipendenti dall’andamento dei fatturati delle aziende in oggetto. Ad esempio nel settore farmaceutico che, grazie a politiche di marketing assai spregiudicate, è uno dei pochissimi settori che registra il segno più nei bilanci delle sue aziende. Ebbene, nonostante il segno positivo e l’aumento delle entrate, queste aziende hanno compiuto delle vere stragi di dipendenti, soprattutto nel settore degli informatori, ritenuti non più utili nel settore primary care, ovvero quello dei medici di base, perché ora il pressing sui medici si fa in ospedale dove vengono venduti i farmaci più costosi e redditizi. La motivazione ufficiale per i tagli era “la crisi” ma la crisi non era vera per quel settore, era solo una scusa per licenziare e mobilitare tutta quella massa di informatori che prima erano stati spremuti come limoni e ora erano considerati solo zavorra di cui liberarsi.

Che la crisi sia un pretesto per fare la guerra di classe ai ceti meno abbienti lo dimostra anche il fatto che nelle varie misure proposte dai governi in allarme rosso per default in Europa non vi siano veri strumenti per la crescita, come investimenti sulla ricerca e lo sviluppo ma solo manovre vessatorie da sanguisughe sul Terzo Stato. Manovre che non toccano minimamente il privilegio sempre più osceno degli altri due Stati: Clero e Neoaristocrazia del denaro o Casta. Semplice, perché la crescita non è quella che pensate e per ottenere quella che pensano loro voi dovete rinunciare ai vostri diritti. Con le buone o con le cattive.

E’ comunque un gioco pericoloso. Le tasse, come prima della Rivoluzione Francese, saranno interamente a carico del terzo stato, ovvero del ceto medio-basso. Il clero è esente e la casta si autoesenta con leggi ad hoc. Questa situazione ha portato alle ghigliottine in piazza allora e la storia potrebbe ripetersi, chissà.

State in allerta, quindi. I telecomandati appartenenti alla Casta dei volonterosi esecutori materiali  vorranno imporvi i sacrifici più sanguinosi per continuare a gozzovigliare e banchettare sotto il tavolo dei loro padroni come cani.
E’ in questa occasione che potremo riconoscere i politici, se ce ne sono rimasti, in grado di ribellarsi a quest’assurdità.
Perché non si alzano in piedi e chiedono ai loro colleghi stranieri di allearsi per fermare la speculazione finanziaria con i mezzi della legge? Se è una guerra condotta dagli Stati Uniti con le armi della Borsa per affossare l’Euro, perché non denunciano queste manovre terroristiche? Se lo fanno tutti assieme sarà difficile farli fuori tutti.
Perchè non chieder loro di difendere i diritti del popolo, di quello vero, non quello dell’amore del nanerottolo da rottamare, rigettando le lettere minatorie dei banchieri ed impegnandosi per una crescita vera, e possibilmente una decrescita più ecosostenibile?
In Islanda ci stanno provando. Sarà questione di clima, chissà.
Graffito sul muro della Scuola di Ceramica di Faenza
Oggi B. andrà in Parlamento a cercare di salvarsi il flaccido promettendo ai suoi compagni di merende di Confindustria di distruggere quel poco che resta dello Statuto dei diritti dei lavoratori. E’ l’ultima arma inceppata che gli è rimasta. Inceppata ma capace di titillare il grilletto a Confindustria fino all’orgasmo.
Perché questi grandi capitani findus che sembrano capaci di prosperare solo con l’aiuto di Stato ottenuto con il piagnisteo del costo del lavoro e il mantra della “crescita”  – che, comincio a pensare, non sappiano neanche cosa significhi veramente perché se lo sapessero si renderebbero conto che la crescita non è un valore esponenziale, vorrebbero una sola cosa: forza lavoro a livello schiavistico. Pagare le loro amiche d’alto bordo 300 euro a boccaglio e fare i generosi con le loro passere usurate si ma pagare i lavoratori il meno possibile e possibilmente fotterli gratis. 
Guardate Marchionne, il Dottor Spocchia: non vende più una Fiat nemmeno a Torino ma è considerato un grande imprenditore perché l’ha messo nel culo al sindacato. E’ solo questo che conta, per loro. Fottere i lavoratori e scaricare su di loro la colpa della crisi, che è provocata altrove da quella mostruosità chiamata Finanza, che andrebbe abolita per tornare all’Economia pura del prodotto contro ricchezza, con le Borse rase al suolo e sostituite da parchi e laghetti con le paperette. 
Abbattere il costo del lavoro, poter licenziare a piacimento cani e porci sbandierando la crisi ad ogni minima difficoltà. Crisi che, a furia di evocarla, finisce per arrivare davvero. Soprattutto se abbiamo permesso a quattro delinquenti di agenzie di rating di decidere delle sorti di paesi interi ed agli speculatori di arricchirsi con modalità peggiori di quelle dei pirati della Tortuga, depredando la nostra ricchezza senza pietà.
Il nostro paese poi paga di più a causa di un livello mostruoso di corruzione, a causa di una classe imprenditoriale che sempre più spesso diventa grande e potente solo grazie alle tangenti che permettono di vincere gli appalti ed aggirare i controlli di sicurezza e del fisco. Il vincere facile sembra essere diventato il credo ufficiale del capitalismo italiano d’alto bordo. Quello di buono che c’è è solo nella piccola e media imprenditoria, strangolata per altro da coloro che si credono più grossi solo perché si sono comprati qualche finanziere che i controlli li riserva solo ai piccoli della concorrenza. Ai piani alti sembra che si riesca a farcela solo con i metodi della corruzione più sfrenata.
In questo senso B. è solo l’archetipo e forse la peggiore mutazione di questa nullità imprenditoriale italiana. L’unica novità che ha introdotto è stato andare al potere per farsi le leggi su misura. Ci è riuscito perché ha promesso a chi sa lui di restituire il favore e perché gli sciocchi italiani hanno creduto all’assurdità della proprietà transitiva della ricchezza. Lui tanto ricco, se lo voto divento ricco come lui. Pensate che idioti.
B. non è responsabile della crisi mondiale ma è l’unico responsabile dello stallo di questo paese, che tiene in ostaggio senza neppure preoccuparsi di mantenerlo in buona salute per poter ottenere il riscatto. E’ lui che, per non dover ammettere di essere un fallito conclamato, ha portato fascisti e razzisti al governo e tutta quella marmaglia di parassiti in Parlamento, marmaglia che si appresta ad andare in pellegrinaggio fino al 12 settembre in Terra Santa, dimenticando che laggiù il Padrone non gradisce i mercanti, avendoli già presi a bastonate una volta. Magari gli israeliani li prendessero a cannonate, scambiandoli per palestinesi.
I mercati, quello che resta di sano di loro, non possono certo fidarsi di un fallito, di uno che non è riuscito a salvare le proprie aziende nemmeno con tutto il potere possibile nelle sue mani. Non credo neppure che apprezzerebbero ancora una volta la sua proverbiale faciloneria. Coloro che gli hanno offerto aiuto e si aspettano qualcosa in cambio stanno accorgendosi di essere stati anche loro truffati. Ecco, più che dei mercati, fossi in lui e nei suoi camerieri, mi preoccuperei di questi amici degli amici e dei loro metodi di recupero crediti.
Può solo andare giusto a promettere alla Marcegaglia di fottere i sindacati, così se fallirà, potrà scaricare su di loro, ovvero sui lavoratori, la colpa della crisi. Ma sarà solo l’ennesimo gioco di prestigio, un gioco che non potrà durare a lungo in quanto, quando i cavalli si azzoppano, vanno cambiati.
E’ una gamba in cancrena che va amputata il più presto possibile, prima che il paziente muoia. Oggi è la giornata giusta. Astenersi medici pietosi, soprattutto piddini.
Non è una vignetta, questa sartoria esiste veramente.

Abituato a farsi confezionare abiti su misura dalle migliori sartorie – come Caraceni, il nano è convinto di potersi far cucire un’elezione addosso. Se il Senato è quello di due anni fa ma è ancora di moda,  la Camera no, bisogna rifarla. Che gli calzi a pennello. Gli abiti nuovi dell’alligatore.
Ruby è stata contestata dalla sue coetanee in discoteca. Quella che le gridava più forte “puttana” aveva appena vinto una gara di pompini nei bagni.
Il Papa, causa la crisi economica, invoca sobrietà. Quest’anno lo si vedrà solo in saio. Però firmato Dolce & Gabbana.
Calderoli il Semplificatore vuole le dimissioni di Montezemolo perché Domenicali ha ciccato la strategia della Ferrari nell’ultimo gran premio di stagione. Perchè non ha chiesto le dimissioni della Moratti visto che l’Inter ha perso il derby? Quindi, per coerenza, se il Milan non vincerà lo scudetto, chiederà le dimissioni di Berlusconi?
Pisapia, la Moratti si porta via?
Che dite, mi si nota di più se stasera guardo “Vieni via con me” o se non lo guardo?
“[…] la situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all’epoca era l’amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d’uscita: “Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale” […]
I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l’inchiesta della P2, andò in carcere e perse l’azienda.”
(Marcello Dell’Utri, intervistato da Antonio Galdo; l’intervista è stata pubblicata nel libro Saranno potenti?. Spergling & Kupfer, 2003. ISBN 8820035014)

Nel 1994 gli toccò scendere a patti con i poteri forti ed entrare in politica per salvare le sue aziende dal fallimento e sé stesso dalla galera.
Nel 2010 dove gli toccherà scendere per salvare l’azienda Italia dal fallimento e sé stesso dai poteri forti?

Accompagnamento musicale 1* 2*

Per l’ennesima puntata della saga del millantato credito del presdelcons italiano, visto che eravamo in piena tragedia greca, non poteva mancare un’inedita figura: il “nano ex machina“.

Pare che la sera del famigerato decreto salva-la-sua-lista siano volati gli stracci al Quirinale, con il caimano che sbraitava con Napo sostenendo che della sua firma avrebbe potuto anche fare a meno.
Oggi si è rivoltato come una vipera contro un malcapitato reo di avergli fatto una domanda durante una conferenza stampa. Pensate, poveretto, è veramente inaudito. Una domanda! E’ stato addirittura ripreso da un suo sottocoda, che lo ha apostrofato: “Presidente, non esageri”, prima che uno dei suoi basterdi, il Benito Maria, manomettesse il detto Carlomagno a spintoni per allontanarlo dalla vista dell’iroso sire.

Non mi meravigliano queste sbroccate da cane rabbioso stile Adolfo nel bunker. Si vede che butta fuori rabbia da ogni poro. Gli si muovono persino i muscoli facciali nonostante il botulino. Ha una brutta cera. Il fondotinta non gli sta più su, pare che gli si disfi la faccia. Se i capelli non fossero dipinti a trompe-l’oeil, penserei che un giorno o l’altro, per una mossa sanguigna, gli potrebbe andare di traverso il parrucchino come Mastro Ciliegia.
E’ nervoso. Il suo gradimento e quello del suo governaccio è ai minimi storici e fossi in lui mi preoccuperei del fatto che gente sicuramente dalla sua parte politica comincia ad averlo sulle balle. Serpeggia il malumore nelle sue fila e sempre più Pietri iniziano a rinnegarlo pubblicamente.

Durante la lite con Napolitano pare che abbia minacciato il Presidente della Repubblica riottoso di “scatenargli la piazza contro”. Qui francamente non lo seguo.
Si è sempre lamentato che il suo partito non aveva una base e un radicamento sul territorio. Il suo popolo è una creazione virtuale, è composto da utenti televisivi e clienti della pubblicità, individui per la maggior parte politicamente analfabeti, che non scendono certo in piazza perchè è un gesto a loro sconosciuto.
Il suo popolo è fatto della gente secondo la quale chi va in piazza a protestare è un comunista delinquente e se crepa colpito da una revolverata gli sta bene perchè doveva restare a casa sua così non gli sarebbe successo nulla.
A parte qualche centinaio di comparse prezzolate avanzate dal casting del Grande Fratello, pensa veramente di riuscire a smuovere le partite IVA, i bottegai, le sciurette, i parvenu e i legaioli con la negrofobia, oppure gli operai che lo votano, tutti troppo preoccupati in questi giorni del loro, di culo, a causa della crisi, piuttosto che del suo?
Ecco, questo è il suo limite ed il tallone d’Achille. E’ un miliardario, non sa quanto costa la fettina di vitello al chilo se qualcuno, pagato per farlo, non glielo dice. Prima o poi entrerà anche lui in “briosche” mode. E’ inevitabile.

Sbaglia a confidare tanto nei suoi elettori che, tra l’altro, essendo sempre gli stessi da due anni cominciano a puzzare. E poi gli italiani sono politicamente infedeli. Delle vere puttane. La danno al dittatore del momento, si, ma se si stufano, allo stesso dittatore sono pronti a pisciargli in faccia e a sfondargli il cranio a calci. Gli italiani sono degli opportunisti.
Enrico Mattei diceva che per lui la politica era come un taxi. Saliva, si faceva portare dove voleva, pagava la corsa e scendeva. Gli italiani la pensano allo stesso modo. Berlusconi è un taxi che doveva portarli nel Paese dei Balocchi in dieci minuti e invece da anni sta solo facendo il giro largo per far girare il tassametro. Quando si saranno stufati veramente scenderanno si, ma dal taxi e ne piglieranno un altro, oppure l’autobus. Ma non creda che facciano la rivoluzione per il tassista. Se si potesse usare il televoto da casa, magari si. Ma scendere in piazza proprio no. E’ da comunisti.

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