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“Italia, giorno, aprile 2007.
Uno dei principali magazzini della De’Longhi, a Treviso, prende fuoco. La nube nera del’incendio ( si incendiano sopratutto materiali plastici) si sviluppa per ore, lasciando nel panico gli abitanti delle aree attorno( il centro storico e’ a pochi chilometri). Nessun piano di emergenza, per la sicurezza della popolazione, verra’ attivato.
Non solo in quelle ore, ma per giorni e per mesi, nessuno tra quelli che abitavano vicino all’impianto ha potuto sapere cosa fare,ne’ quali fossero le conseguenze, da nessuna delle autorita’.
I tecnici dell’Arpav dichiarano, piu’ volte, che non c’è mai stato rischio diossina.
Un’analisi privata , condotta su un terreno non tra i piu’ vicini alla sorgente del fuoco,smentisce in modo palese tali conclusioni.
Ad oggi, nessuna novita’.
Ogni tanto, le televisioni locali ospitano degli appelli degli abitanti.
A fare notizia, ci pensano i leghisti, a Treviso.

Ringrazio Paolodeck che, lasciando il suddetto commento ieri al post su agente orange, Bhopal e diossina, mi ha dato lo spunto per continuare il discorso sull’argomento.
Per approfondire la conoscenza dei fatti ho iniziato dai giornali nazionali. La notizia più recente è di Adnkronos del 28 novembre 2007, dove si dice che secondo gli esperti della Procura di Treviso, i privati che hanno commissionato proprie analisi e l’Arpav nessuna conseguenza sull’ambiente è derivata dall’incendio sviluppatosi in aprile alla De Longhi. Profusione di complimenti per la professionalità e la serietà degli enti coinvolti, tutto ok, mission accomplished.

Diverso è però il discorso se si vanno a leggere i blog, soprattutto quelli i cui autori vivono nella zona interessata e i giornali locali.
Nel blog un’altra Treviso si parla della richiesta di una commissione di inchiesta sul disastro; su Ubik, dell’interrogazione del consigliere provinciale del Pdci Stefano Mestriner che chiedeva, nel mese di maggio, di condurre ulteriori analisi sugli animali ritrovati morti dai cittadini dopo l’incendio.

Sul Gazzettino è stato pubblicato un interessante dossier che punta il dito sulle carenze nei sistemi di sicurezza antincendio, come denunciato dai vigili del fuoco. Vi si legge, e non è una cosa da poco che, secondo l’ingegnere Silvano Barberi, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Treviso: «La De Longhi non ha presentato richiesta di sopralluogo per il rilascio del Certificato Prevenzione Incendi e quindi non risulta in possesso di tale certificato».

Si nota inoltre il mistero delle analisi private commissionate dalla compagna di Benetton, proprietaria di una villa situata poco distante dallo stabilimento andato a fuoco, che dicono cose ben diverse e ben più preoccupanti delle conclusioni dell’Arpav: “A 16 giorni dal rogo, nonostante le piogge torrenziali, le diossine e gli inseparabili furani (altri composti nocivi) sono stati trovati sulle foglie di ortaggi e insalate, sugli alberi da frutto e in grandi quantità sul terreno”.
E’ vero che queste analisi, costate ben 20.000 euro furono condotte nell’immediatezza del disastro, quindi in piena crisi, ma è possibile che così alti tassi di diossina si siano concentrati solo in quella villa?
Mi piacerebbe sapere da qualche esperto se questa ipotesi è possibile e quindi ci stiamo preoccupando per nulla.

Auguriamoci che abbiano ragione le autorità. Tuttavia, se avete informazioni, vivete in zona e volete raccontare la vostra esperienza lasciate un commento e il post si arricchirà con i vostri contributi.


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