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sola (sòla) s.f.
RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di “Quantum of Solace” non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella colossale sòla che mi è parso.

L’anno scorso l’avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase “My name is Bond, James Bond”, con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell’inevitabile seguito.

Ora che il seguito l’abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di “Casino Royale” era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d’azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l’esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C’erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

“Quantum of solace” non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper, e va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in “Casino Royale” avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d’annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l’anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest’anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di “Quantum of solace” (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all’altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all’espressione marmorea di Bond per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l’attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l’essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C’è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l’abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l’Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di “Quantum of Solace” non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella gigantesca sòla che mi è parso.

L’anno scorso l’avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase “My name is Bond, James Bond”, con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell’inevitabile seguito.

Ora che il seguito l’abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di “Casino Royale” era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d’azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l’esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C’erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

“Quantum of solace” non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper e, va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in “Casino Royale” avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d’annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l’anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest’anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di “Quantum of solace” (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all’altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all’espressione marmorea di Bond, tenuta per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo di cattivo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l’attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l’essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C’è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l’abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l’Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di “Quantum of Solace” non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella gigantesca sòla che mi è parso.

L’anno scorso l’avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase “My name is Bond, James Bond”, con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell’inevitabile seguito.

Ora che il seguito l’abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di “Casino Royale” era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d’azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l’esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C’erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

“Quantum of solace” non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper e, va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in “Casino Royale” avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d’annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l’anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest’anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di “Quantum of solace” (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all’altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all’espressione marmorea di Bond, tenuta per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo di cattivo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l’attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l’essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C’è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l’abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l’Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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