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Anch’io penso che quello del “ma dove siete stati in questi sedici anni?”, rivolto ai finiani, sia un argomento debole e, aggiungerei, alquanto semplicistico da parte soprattutto della sinistra.
Non si crede alla volontà dei finiani di smarcarsi da Berlusconi e dal berlusconismo perchè per sedici anni essi ne hanno condiviso le sorti e l’hanno appoggiato in vari governi da dentro AN. Fini, nonostante dica ora a volte cose più di sinistra di Fassino, continua ad essere visto come “il solito vecchio fascista” del quale bisogna diffidare. Più per partito preso e pregiudizio ideologico, che per effettiva convinzione.
Per carità, è assodato che Fini stava con Berlusconi fino all’altro giorno, ma la creazione di una destra democratica, non fascista e votata alla difesa di valori assolutamente condivisibili da chiunque si ritenga persona civile, come il rispetto della legalità e della giustizia, temo abbia richiesto proprio questi sedici anni e forse ne richiederà altri due fino a farla diventare finalmente maggiorenne.
Proprio perché per tanti e troppi anni  in Italia “non si è saputo andare a destra senza evitare il manganello”, come diceva Montanelli, è indubbiamente vero che, come scrive Filippo Rossi: “Per chi proveniva da una storia di destra, la presenza di Silvio Berlusconi è stata totalizzante, e allearsi con lui era l’unica via per avere “spazi di manovra politica”. Il famoso sdoganamento. Andare al traino del grande comunicatore per ottenere visibilità. Del resto è ciò che ha fatto la Lega, che se non fosse per Berlusconi avrebbe meno peso politico, a livello nazionale, della Sudtiroler Volkspartei.
Se poi dovesse venir fuori che il berlusconismo è stato imposto da un patto tra poteri innominabili, in una sorta di golpe strisciante, potremmo capire che non vi era effettivamente altro modo di imparare a contrastarlo se non dall’interno. Ponendo le basi, appunto, per una destra finalmente europea che superasse il berlusconismo, una volta dimostratone il fallimento come progetto politico.
Poi, certo, i Gasparri e La Russa non li smuoverebbe nemmeno un asteroide, ma credo sia sciocco credere che vi sia ancora qualcosa in comune tra i due bei tomi di cui sopra e il loro ex segretario, dopo sedici anni.
Si, Fini sarà cambiato, si dice a sinistra, ma il Fini del 2001, colui che all’interno della Questura di Genova coordinava la repressione nei giorni del G8? Beh,  è lo stesso che oggi, all’interno del suo partito, vede nascere dibattiti (autocritiche, si sarebbe detto una volta), proprio sui fatti di quei giorni e sulla necessità di ripensarli come dovuti ad un atto di assoluto disprezzo della legalità proprio da parte di coloro che la legalità avrebbero dovuto difenderla.
Che vi fosse una politicizzazione in senso fascista di certi settori delle forze dell’ordine lo abbiamo sempre saputo. Che la critica a questa anomalia e l’invito implicito a superarla provenga oggi da questa destra ragazzina non può che fare piacere. Se non altro ci consoleremo del fatto che la sinistra (dicono per colpa di Di Pietro, dei numeri mancanti in Parlamento e delle cavallette) non ha mai fatto la commissione di inchiesta sul G8, per altro già promessa in campagna elettorale.
Una destra democratica che difende la legalità, avendo capito che il nostro paese è ammalato di illegalità diffusa quasi ad uno stadio terminale, è la benvenuta. Per non parlare di una destra che dimostra di avere a cuore i temi della laicità, tra tutti questi pretini rossi, baciapreti trafficoni e rivoluzionari con il santino in tasca.
Per la verità sono anni che a destra e ben prima del Fini di Futuro e Libertà si era capito che Berlusconi sarebbe riuscito a tutto fuorché governare l’Italia. Che non sarebbe mai riuscito a liberare l’Italia dal peso schiacciante del suo culo da salvare.
Ad esempio, Indro Montanelli preconizzò il Berlusconi scriteriato di oggi nel momento stesso in cui il nostro scese in campo. E il suo discepolo Travaglio conduce da anni e da destra la più feroce battaglia informativa contro il malaffare berlusconiano.
Io penso che chi ha il coraggio di cambiare idea e ricredersi su cose nelle quali aveva creduto sia meritevole di ogni rispetto. Meglio un finiano che si rende conto, seppure dopo sedici anni, che Berlusconi è quello che è, un pericolo per l’Italia, di una Lega che, sempre con la stessa faccia, lo sostiene dopo averlo chiamato mafioso per anni e meglio soprattutto di un’opposizione che ad un Berlusconi in crisi e quasi in ginocchio giurò di non toccare le televisioni. Riconsegnandogli in pratica il potere. Nel 1994, giusto sedici anni fa.
P.S. Se vi capita leggete la prima intervista a Silvio Berlusconi di Camilla Cederna, in questi giorni ripubblicata. “Serve una città? Chiamate il Berlusconi.” 1977) Assolutamente imperdibile e profetica.

E così, alla fine, la sensazione che ho avuto domenica è quella che Gianfranco Fini abbia premuto il pulsante e che ora a Palazzo Chigi echeggi l’allarme che annuncia la prossima autodistruzione del Berlusconi IV (e speriamo ultimo). Altro che cerino.
Vogliamo dire che Fini mi è piaciuto? Si, diciamolo pure. La sensazione, durante quell’ora e mezza di discorso, è stata quella di riabbracciare una persona normale dopo essere stati prigionieri per anni di un pazzo scatenato e dei suoi deliri. Mi rendo conto che è in agguato la Sindrome di Stoccolma verso il salvatore in questi casi ma bisogna anche pensare da cosa stiamo cercando di uscire. 
Era la soddisfazione di sentire qualcuno che parla di lavoro come qualcosa che ti spetta e ti dà dignità ed importanza nella vita. Altro che “sposatevi uno ricco se siete gnocca”. Che ritiene che l’Italia debba essere aperta alla laicità, al multiculturalismo, al rispetto della diversità anche sessuale ma debba anche ritrovare la coesione nazionale. C’è una bella differenza tra questo e il vedere per anni un ministro, seppur cerebroleso, pulirsi il culo con il tricolore e una manica di razzisti scorrazzare per il Nord gridando contro negri e culattoni  facendoci dimenticare tutto ciò che di buono ed altro può venire dal Nord.  E poi il richiamo all’appartenenza all’Europa, questo vecchio ma ancora dignitoso continente, con il suo ombrello di garanzie democratiche. Infine l’amarezza di dover rimpiangere i politici del passato (tra i quali ha citato anche Berlinguer) visto quelli che ci sono toccati ultimamente.
E’ di destra tutto questo? Dobbiamo sentirci in colpa se ci auguriamo che questo embrione di destra presentabile possa diventare un bel bambino paffuto?
Certo, c’è chi dice “dove stava Fini fino ad ora?” Dov’era anche l’opposizione, se è per questo. La colpa dell’infezione berlusconiana può essere suddivisa in maniera rigorosamente bipartizan.
L’importante è che qualcuno abbia detto basta, abbia visto la misura colma ed abbia avuto il coraggio, in un paese di conigli, di metterci la faccia.

Detto questo, non si esce da questo criptofascismo mignottocratico berlusconiano se prima non si creano, si rifondano se preferite, una destra moderna, una sinistra anch’essa moderna e meno ottusa e legata al centralismo della dirigenza e poi, fatto ciò, non si gettano alle ortiche una volta per tutte le ideologie e gli schieramenti, si cancellano i concetti di destra e sinistra e, stabiliti alcuni punti fermi, alcuni fondamentali come la democrazia, la partecipazione, i diritti civili e la laicità dello Stato, ci si mette assieme attorno ad un tavolo per costruire delle soluzioni ai problemi, quelli veri, quelli contingenti. Non più quelli di un tizio qualsiasi che si crede il padreterno e crede di comprarsi, oltre alle battone, anche la dignità di un popolo. 
Pensate all’uso che ha fatto Berlusconi dell’ideologia, nel suo caso dell’anticomunismo. Mentre noi ci scannavamo sugli spalti dandoci reciprocamente della “zecca comunista” e del “fascio di merda”, lui si comprava l’arbitro, i giocatori e la partita.
Il comunismo era finito da tempo e l’anticomunismo era un residuato inesploso del passato. Lui l’ha usato spregiudicatamente per tenere impegnati gli italiani in un risiko politico virtuale, in un social game perverso, mentre provava a soddisfare il suo ego ipertrofico diventando il più grande statista degli ultimi centocinquant’anni. Ma no, che dico, provava a salvare le sue aziende dal fallimento e a farle prosperare illecitamente alla faccia nostra.

Ora, quell’uso ideologico della politica deve finire. L’emergenza impone di affidarsi a coloro che potranno salvare la baracca prima di tutto dal punto di vista economico ma cominciano già i distinguo. Draghi no perchè è espressione degli Illuminati. E allora chi, Beppe Grillo, Renzi, Bersani o Paravendola?
Dice che FLI è pieno di riciclati e persone sospette. Ricordo che il primo governo del postfascismo fu affidato a Badoglio, un criminale di guerra.

Quando Berlusconi sarà in volo per i Caraibi con la sua corte, come ci auguriamo per non augurargli di peggio che non sta bene, dovremo ricostruire l’Italia. Dovremo raccogliere i cocci della scuola, dell’università, della ricerca, affidate finora a chi non sarebbe stata in grado nemmeno di pulire un cesso. Dovremo riappropriarci della nostra credibilità all’estero, far capire che in Italia il sogno delle donne non è scopare con un vecchio di settantaquattro anni.
Ci vorranno politici di destra e di sinistra uniti per il bene del paese. Con una visione e un progetto.
A proposito. Fini ha vent’anni di meno di Berlusconi e parla di futuro con l’energia di chi può farcela. Quel futuro che Berlusconi non ha, se non da pensionato di lusso in qualche paradiso fiscale, e nonostante tutti i suoi soldi. 
Vi farò una confessione. Sarò sincera. Quelli che dicono che Fini è comunque un fascista (Berlusconi cos’è allora?), che non hanno nulla da spartire con chi cita Almirante e che l’unico fascio buono è il fascio morto, stando dalla parte politica di chi ha giurato di non toccare le televisioni a Berlusconi, hanno leggerissimamente scassato la minchia e i relativi cabbasisi.

E’ più forte di me. Ultimamente mi fa meno rabbia un ex fascista dei Fassino, D’Alema, Violante, Bersani, Veltroni, Cicciobello e compagni di merende. E meno rabbia di quelli che da sinistra non si rendono conto che, per colpa di quella dirigenza, non c’è alternativa a Fini. Insomma la sinistra mi fa sempre più rabbia.

“Egregio direttore, per festività ‘serene’ senza ossessioni e allucinazioni.
Firmato: Gianfranco Fini“.

“Ci vada piano con il lambrusco, il rosso fa bene ma non bisogna esagerare. E lui ultimamente ha fatto parecchio uso di ‘rosso’, e non gli ha fatto bene.” Vittorio Feltri

Questo scambio di battute tra il Presidente della Camera e un noto giornalista immagine, scaturito a seguito della continua campagna di stampa denigratoria contro Fini portata avanti dal “Giornale”, è come uno sprazzo di luce in queste giornate gelide e nevose, perchè dimostra ormai inconfutabilmente l’esistenza di due destre in Italia. Una ancora acerba ma che impara presto e macina esami su esami per laurearsi destra veramente liberale e democratica e quell’altra, una cosa molliccia, marrone e maleodorante che si identifica nella compagine governativa guidata dal nanocontuso.

Chissà, forse la celebre frase di Indro Montanelli

“Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello.”

riferita a Berlusconi ed alla sua accozzaglia di vario fascistume assortito per opportunismo potrà essere un giorno smentita.
Addirittura, una destra finalmente guarita dall’infezione berlusconiana e guidata da questo Fini, potrebbe raggiungere livelli di consenso ancora maggiori di quelli che raccoglie ora. E’ questo che infiamma le emorroidi dei papiminkia e preoccupa gli inetti piddini grigi: la consapevolezza che esisterà una destra senza Berlusconi. Che morto un papi se ne farà un altro, speriamo trovandolo tra le persone ragionevoli e non tra gli avventurieri egocentrici a tendenza tirannica.

La destra molliccia non ha ancora recepito l’esistenza dell’altra destra presentabile e ragionevole, capace di distinguere, tanto per dirne una, tra difesa del territorio e razzismo becero, tra Patria e diritto di asilo e cittadinanza per gli stranieri che scelgono di vivere nel nostro paese.
Il fascioberlusconismo che si crede insostituibile ed eterno scambia la destra liberale per sinistra. Come accusavano Montanelli di essere divenuto comunista (figuriamoci, lui!) e idem il suo pupillo Travaglio, ora Fini è un traditore che si è venduto al nemico. I Berlusconidi sono come i tori, il rosso li rende nervosi e lo vedono dappertutto. Talmente nervosi che non sentono le banderillas che gli si stanno conficcando nella gobba.

Per tornare ai sedativi che vengono recapitati nelle redazioni degli house organ che sbattono le mogli ribelli in prima pagina con le poppe di fuori, è da notare la differenza di stile tra i due interlocutori.
Fini ci stupisce con una battuta più british del principedigalles di Feltri. Cortese ma efficace come una rasoiata.
Feltri invece non ci stupisce affatto, regalandoci come al solito una ventata di volgarità in faccia. Più che un direttore, un petomane.
Tanto per restare in tema di destra molliccia e marrone.

Domenica mattina, mentre mi dedicavo alla stiratura delle camicie ed alla preparazione di uno stufatino con funghi porcini, ho ascoltato alla Radio Radicale, con estremo interesse, il congresso di scioglimento e confluenza di Alleanza Nazionale nel PDL. Congresso terminato con il discorso di Gianfranco Fini.
Per tutta la durata degli interventi dei relatori non ho potuto fare a meno di avere una certa sensazione. Quella di una trasformazione avvenuta a metà, da parte di una classe dirigente dal volto e dalle fattezze umane ma che, se la giri, scopri che ha la coda.

Oramai penso si possa credere nella definitiva conversione di Fini alla democrazia, con tutti i Punti Pacatezza e Buoni Saggezza che accumula di giorno in giorno.
Se Fini non è sincero quando dice che oggi non direbbe più che Mussolini è stato un grande statista, allora vuol dire che è uno dei più grandi attori viventi e il cinema non se n’è ancora accorto.
Fini è pienamente accettabile, quindi, anche da chi non è di destra. Mi spingo oltre. Se gli alieni domani rapissero Berlusconi per fargli fare un giro tra le stelle nane e dovessimo essere governati da Fini per il tempo astrale del suo ritorno, qualche milione di anni luce, accetterei volentieri la sfida.
Mi sbaglierò ma, in assenza di una credibile alternativa di sinistra, che dovrebbe anche schiodare gli italiani dalla convinzione che solo la destra può governarli, io vedo in futuro un’alleanza Fini-Casini (che sembra la pubblicità di un network di case di tolleranza, è vero) molto votata alla bolognesità di entrambi. Con magari un Bersani come terzino fluidificante.

Insomma Fini ha passato il collaudo. Ma gli altri? Oddìo, a me sembra che, per quanto si sforzino e si sforzano poco per la verità, la maggior parte siano i soliti vecchi fasci.
Ovverosia, fanno di tutto all’inizio per sembrare Fini, per tagliare i ponti con il passato ma è più forte di loro, non possono fare a meno di tirare fuori il revanscismo, il “siamo dovuti stare nascosti per troppo tempo”, la contabilità dei morti “loro” senza nominare i morti da loro causati con il “loro” terrorismo. E poi Almirante, il passato, sempre il passato. Eccheppalle!
Hanno il braccio che gli parte in automatico, come al Peter Sellers di “Dottor Stranamore”, e fanno una fatica boia a tenerlo giù.

http://www.youtube.com/v/POiA92frPZw&hl=it&fs=1

Basta sentire Gianni Alemanno, imparentato con il Pino Rauti, il che non è poco, gracchiare come un vecchio grammofono la solita retorica missina ed espettorare l’ennesimo tritume anticomunista. Come li ha chiamati? Luogocomunisti? Roba vecchia. Che tristezza.
Oppure il La Russa Benito Maria a cui scappa di citare il passato ed invocare la rottura delle reni al Brasile, reo di non consegnare il terrorista Battisti. Davvero il problema più importante dell’Italia è fare la raccolta differenziata dei residuati degli opposti estremismi?
Perchè allora non chiedere il reimpatrio anche di Delfo Zorzi al paese del Sol Levante?

Sempre grande il duo Gasparri & Bocchino, ma qui siamo nel territorio del puro genio e possiamo solo inchinarci al suo mistero. Come davanti al Santo Protettore degli Italiani all’Estero, Mirko Tremaglia, che quando gli italo-foresti hanno potuto finalmente votare, con suo grande disdoro, hanno votato a sinistra.

Ora, tutto il cucuzzaro ex missino confluisce nel Partito della Libertà, ovvero nel feudo politico di Silvio Berlusconi I, Imperatore delle Frequenze.
Gianfranco studia da leader ed io gli faccio i migliori auguri di succedere presto. Poi magari tra qualche milione di anni anche Alemanno riporrà la croce celtica in un cassetto. Noi non abbiamo fretta.


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Domenica mattina, mentre mi dedicavo alla stiratura delle camicie ed alla preparazione di uno stufatino con funghi porcini, ho ascoltato alla Radio Radicale, con estremo interesse, il congresso di scioglimento e confluenza di Alleanza Nazionale nel PDL. Congresso terminato con il discorso di Gianfranco Fini.
Per tutta la durata degli interventi dei relatori non ho potuto fare a meno di avere una certa sensazione. Quella di una trasformazione avvenuta a metà, da parte di una classe dirigente dal volto e dalle fattezze umane ma che, se la giri, scopri che ha la coda.

Oramai penso si possa credere nella definitiva conversione di Fini alla democrazia, con tutti i Punti Pacatezza e Buoni Saggezza che accumula di giorno in giorno.
Se Fini non è sincero quando dice che oggi non direbbe più che Mussolini è stato un grande statista, allora vuol dire che è uno dei più grandi attori viventi e il cinema non se n’è ancora accorto.
Fini è pienamente accettabile, quindi, anche da chi non è di destra. Mi spingo oltre. Se gli alieni domani rapissero Berlusconi per fargli fare un giro tra le stelle nane e dovessimo essere governati da Fini per il tempo astrale del suo ritorno, qualche milione di anni luce, accetterei volentieri la sfida.
Mi sbaglierò ma, in assenza di una credibile alternativa di sinistra, che dovrebbe anche schiodare gli italiani dalla convinzione che solo la destra può governarli, io vedo in futuro un’alleanza Fini-Casini (che sembra la pubblicità di un network di case di tolleranza, è vero) molto votata alla bolognesità di entrambi. Con magari un Bersani come terzino fluidificante.

Insomma Fini ha passato il collaudo. Ma gli altri? Oddìo, a me sembra che, per quanto si sforzino e si sforzano poco per la verità, la maggior parte siano i soliti vecchi fasci.
Ovverosia, fanno di tutto all’inizio per sembrare Fini, per tagliare i ponti con il passato ma è più forte di loro, non possono fare a meno di tirare fuori il revanscismo, il “siamo dovuti stare nascosti per troppo tempo”, la contabilità dei morti “loro” senza nominare i morti da loro causati con il “loro” terrorismo. E poi Almirante, il passato, sempre il passato. Eccheppalle!
Hanno il braccio che gli parte in automatico, come al Peter Sellers di “Dottor Stranamore”, e fanno una fatica boia a tenerlo giù.

Basta sentire Gianni Alemanno, imparentato con il Pino Rauti, il che non è poco, gracchiare come un vecchio grammofono la solita retorica missina ed espettorare l’ennesimo tritume anticomunista. Come li ha chiamati? Luogocomunisti? Roba vecchia. Che tristezza.
Oppure il La Russa Benito Maria a cui scappa di citare il passato ed invocare la rottura delle reni al Brasile, reo di non consegnare il terrorista Battisti. Davvero il problema più importante dell’Italia è fare la raccolta differenziata dei residuati degli opposti estremismi?
Perchè allora non chiedere il reimpatrio anche di Delfo Zorzi al paese del Sol Levante?

Sempre grande il duo Gasparri & Bocchino, ma qui siamo nel territorio del puro genio e possiamo solo inchinarci al suo mistero. Come davanti al Santo Protettore degli Italiani all’Estero, Mirko Tremaglia, che quando gli italo-foresti hanno potuto finalmente votare, con suo grande disdoro, hanno votato a sinistra.

Ora, tutto il cucuzzaro ex missino confluisce nel Partito della Libertà, ovvero nel feudo politico di Silvio Berlusconi I, Imperatore delle Frequenze.
Gianfranco studia da leader ed io gli faccio i migliori auguri di succedere presto. Poi magari tra qualche milione di anni anche Alemanno riporrà la croce celtica in un cassetto. Noi non abbiamo fretta.


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Per tutta la durata degli interventi dei relatori non ho potuto fare a meno di avere una certa sensazione. Quella di una trasformazione avvenuta a metà, da parte di una classe dirigente dal volto e dalle fattezze umane ma che, se la giri, scopri che ha la coda.

Oramai penso si possa credere nella definitiva conversione di Fini alla democrazia, con tutti i Punti Pacatezza e Buoni Saggezza che accumula di giorno in giorno.
Se Fini non è sincero quando dice che oggi non direbbe più che Mussolini è stato un grande statista, allora vuol dire che è uno dei più grandi attori viventi e il cinema non se n’è ancora accorto.
Fini è pienamente accettabile, quindi, anche da chi non è di destra. Mi spingo oltre. Se gli alieni domani rapissero Berlusconi per fargli fare un giro tra le stelle nane e dovessimo essere governati da Fini per il tempo astrale del suo ritorno, qualche milione di anni luce, accetterei volentieri la sfida.
Mi sbaglierò ma, in assenza di una credibile alternativa di sinistra, che dovrebbe anche schiodare gli italiani dalla convinzione che solo la destra può governarli, io vedo in futuro un’alleanza Fini-Casini (che sembra la pubblicità di un network di case di tolleranza, è vero) molto votata alla bolognesità di entrambi. Con magari un Bersani come terzino fluidificante.

Insomma Fini ha passato il collaudo. Ma gli altri? Oddìo, a me sembra che, per quanto si sforzino e si sforzano poco per la verità, la maggior parte siano i soliti vecchi fasci.
Ovverosia, fanno di tutto all’inizio per sembrare Fini, per tagliare i ponti con il passato ma è più forte di loro, non possono fare a meno di tirare fuori il revanscismo, il “siamo dovuti stare nascosti per troppo tempo”, la contabilità dei morti “loro” senza nominare i morti da loro causati con il “loro” terrorismo. E poi Almirante, il passato, sempre il passato. Eccheppalle!
Hanno il braccio che gli parte in automatico, come al Peter Sellers di “Dottor Stranamore”, e fanno una fatica boia a tenerlo giù.

Basta sentire Gianni Alemanno, imparentato con il Pino Rauti, il che non è poco, gracchiare come un vecchio grammofono la solita retorica missina ed espettorare l’ennesimo tritume anticomunista. Come li ha chiamati? Luogocomunisti? Roba vecchia. Che tristezza.
Oppure il La Russa Benito Maria a cui scappa di citare il passato ed invocare la rottura delle reni al Brasile, reo di non consegnare il terrorista Battisti. Davvero il problema più importante dell’Italia è fare la raccolta differenziata dei residuati degli opposti estremismi?
Perchè allora non chiedere il reimpatrio anche di Delfo Zorzi al paese del Sol Levante?

Sempre grande il duo Gasparri & Bocchino, ma qui siamo nel territorio del puro genio e possiamo solo inchinarci al suo mistero. Come davanti al Santo Protettore degli Italiani all’Estero, Mirko Tremaglia, che quando gli italo-foresti hanno potuto finalmente votare, con suo grande disdoro, hanno votato a sinistra.

Ora, tutto il cucuzzaro ex missino confluisce nel Partito della Libertà, ovvero nel feudo politico di Silvio Berlusconi I, Imperatore delle Frequenze.
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E’ perfino più facile che un ricco entri nel Regno dei Cielo passando dalla cruna di un ago piuttosto che un simpatizzante di destra ammetta le responsabilità criminali della propria parte politica e non finisca a parlare dei crimini del comunismo e poi delle malefatte dei comunisti.

Se un gruppetto di naziskin, neofascisti o neonazisti conclamati commette un omicidio, non troverete un cane che ammetta che l’ideologia nazifascista è impastata di violenza e odio e che quindi ha una parte fondamentale nel condizionamento del comportamento dei membri del gruppo.

Si certo, invocano pene esemplari, e vorrei vedere, se no che forcaioli sarebbero? ma i responsabili sono degli idioti, deficienti, scemi, disadattati, pazzi e non, come bisognerebbe ammettere per onestà intellettuale, delinquenti POLITICI.
Come a dire che, quando sono i loro ragazzuoli che vengono colti con il sorcio in bocca, scattano le attenuanti generiche e quelle per infermità mentale. Troppo comodo.

E’ come la balla che Hitler era un pazzo e che i tedeschi erano impazziti tutti all’unisono seguendo il leader folle.
Il nazismo fu un movimento che, partito dal popolo e per il popolo, si mise scientificamente al servizio della difesa del capitale allora minacciato dal vento rivoluzionario sovietico e che fin dall’inizio oppresse orribilmente lo stesso popolo che pretendeva di idolatrare. Hitler sale al potere nel gennaio del 1933. Il primo campo di concentramento, Dachau, è del marzo dello stesso anno e ci finiscono dentro i tedeschi, a migliaia.
Sfatiamo un altro mito, che la lotta tra comunismo e capitalismo negli ultimi settant’anni sia stata qualcosa di Ideale. Una lotta tra libertà e oppressione. Niente di tutto questo ma semplice e prosaica difesa della scarsella. Un enorme e continuato sacrificio umano al Dio-cane Denaro.

A coloro che sostengono che il nazifascismo è una cosa del passato, finita e che non deve preoccuparci, ricordo che nell’immediato dopoguerra fior fiore di nazisti furono recuperati e riciclati nei servizi segreti dei paesi occidentali (clamoroso il caso di Reinhard Gehlen, ex capo-spione nazista ricollocato dagli americani nei servizi della Germania Occidentale) in funzione antisovietica. Enormi interessi economici dovevano essere difesi ad ogni costo, altro che libertà.
Certo, c’era da salvare il mondo dal comunismo, direbbero loro, e ogni mezzo era lecito. Perfino condonare i peggiori criminali, compresi i massacratori seriali di ebrei, fornir loro un passaporto vergine e spedirli per nave in Argentina dove, trent’anni dopo avrebbero messo a frutto le proprie conoscenze di repressione e tortura per far fuori qualche decina di migliaia di “disobbedienti” in tutto il Sudamerica. Una bella opera di ripulitura della società, approvata da Papi e Cardinali.

Il nazismo e il fascismo non sono mai morti ma sono stati congelati in attesa di una riscossa a venire che ora si incarna in una Destra particolarmente becera ed impresentabile. Quella che si identifica nel New World Order, che ha sostituito Dio con il Dio Denaro, che si consuma la lingua a leccare i potenti, l’imperialismo, i nuovi padroni mafiosi del mondo e si dedica ancora, nonostante il ritiro del nemico per KO tecnico, al combattimento contro il Comunismo, come un pugile suonato che ormai colpisce l’aria con i pugni fessi.
Una Destra che in Italia, come diceva giustamente uno che di destra e di fascismo se ne intendeva, Indro Montanelli, non riesce a prescindere dal manganello e che ha tutta la volgarità del nouveau riche alla Berlusconi.

Parrà strano ma, oltre a quella attualmente in auge, esisterebbero in teoria altre Destre: liberali in senso classico, più o meno moderate, ma anche ferocemente anticapitaliste, ecologiste e anti-imperialiste e anti-global.
La destra di regime, che tutto vuole omologare in un unico pastone da cani, ha tutto l’interesse però a far credere che la Destra sia come il monolito di 2001, un corpo unico.
Con la Destra seria e liberale scomparsa non si sa dove, la Destra sdoganata sa che non tutti i suoi simpatizzanti sono comunque stati rieducati alla tolleranza e al filosemitismo e così risolve il problema negando l’esistenza della sua componente intollerante, razzista, omofoba, antisemita, fingendo di non vederla.
“Sono quattro deficienti, poca roba. Noi siamo amici di Israele. I centri sociali, piuttosto.”
Idioti si, ma sapienti.

P.S. Mi piace moltissimo questo articolo di Antonio Padellaro sulle dichiarazioni di Fini il quale, in fin dei conti, ha stabilito che un reato di opinione è più grave di un reato contro la persona. La Destra al governo vorrà per caso far passare per legge questa aberrazione giuridica?

“Non riusciamo a capire perché mai a Gianfranco Fini, presidente della Camera fresco d’investitura e di apprezzamenti per l’elogio del 25 aprile e del Primo maggio, siano uscite di bocca quelle assurde parole. Che cioè i neonazisti assassini di Verona «sono da punire» (ma guarda un po’). Che però «è più grave» quel che accade a Torino «con gli scontri anti-israeliani» in occasione della Fiera del Libro.
Un paragone sommamente infelice di per sé poiché la vita di un giovane uomo distrutta a calci non ammette paragoni. Siamo convinti che la pensano così tutti coloro che giustamente avversano l’antisionismo.
Ancora più grave, se possibile, l’idea che in Fini sembra sottintesa: ovvero che in una lugubre scala delle priorità la sinistra è sempre più colpevole della destra anche quando questa uccide.
Chi siede al vertice delle istituzioni dovrebbe sapere valutare i fatti per quello che sono e non attraverso lenti nere o rosse. O peggio in base a un insopprimibile richiamo della foresta. C’è qualcosa di insincero nell’adesione ai valori democratici della destra al potere che però non riesce fare i conti con la nostra storia. Quel mettere sempre sullo stesso indistinto piano la lotta ai «totalitarismi». Quel celebrare la Liberazione ad opera degli alleati, mai quella per la quale hanno versato il loro sangue le moltitudini di patrioti italiani. Quel parlare della Resistenza evitando accuratamente di citare l’antifascismo. Con questa visione di parte come si fa a proclamarsi nuovi pacificatori, ad auspicare la fine di ogni divisione?

C’è qualcos’altro che non riusciamo a capire in questa brutta giornata. Come sia possibile che il Tg1, dove lavorano colleghi bravi e sensibili, ieri sera abbia classificato come quarta notizia del sommario la morte del povero Nicola Tommasoli. Perché per avere subito un’informazione adeguata alla gravità del fatto abbiamo dovuto spostarci sul Tg5?”


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E’ perfino più facile che un ricco entri nel Regno dei Cielo passando dalla cruna di un ago piuttosto che un simpatizzante di destra ammetta le responsabilità criminali della propria parte politica e non finisca a parlare dei crimini del comunismo e poi delle malefatte dei comunisti.

Se un gruppetto di naziskin, neofascisti o neonazisti conclamati commette un omicidio, non troverete un cane che ammetta che l’ideologia nazifascista è impastata di violenza e odio e che quindi ha una parte fondamentale nel condizionamento del comportamento dei membri del gruppo.

Si certo, invocano pene esemplari, e vorrei vedere, se no che forcaioli sarebbero? ma i responsabili sono degli idioti, deficienti, scemi, disadattati, pazzi e non, come bisognerebbe ammettere per onestà intellettuale, delinquenti POLITICI.
Come a dire che, quando sono i loro ragazzuoli che vengono colti con il sorcio in bocca, scattano le attenuanti generiche e quelle per infermità mentale. Troppo comodo.

E’ come la balla che Hitler era un pazzo e che i tedeschi erano impazziti tutti all’unisono seguendo il leader folle.
Il nazismo fu un movimento che, partito dal popolo e per il popolo, si mise scientificamente al servizio della difesa del capitale allora minacciato dal vento rivoluzionario sovietico e che fin dall’inizio oppresse orribilmente lo stesso popolo che pretendeva di idolatrare. Hitler sale al potere nel gennaio del 1933. Il primo campo di concentramento, Dachau, è del marzo dello stesso anno e ci finiscono dentro i tedeschi, a migliaia.
Sfatiamo un altro mito, che la lotta tra comunismo e capitalismo negli ultimi settant’anni sia stata qualcosa di Ideale. Una lotta tra libertà e oppressione. Niente di tutto questo ma semplice e prosaica difesa della scarsella. Un enorme e continuato sacrificio umano al Dio-cane Denaro.

A coloro che sostengono che il nazifascismo è una cosa del passato, finita e che non deve preoccuparci, ricordo che nell’immediato dopoguerra fior fiore di nazisti furono recuperati e riciclati nei servizi segreti dei paesi occidentali (clamoroso il caso di Reinhard Gehlen, ex capo-spione nazista ricollocato dagli americani nei servizi della Germania Occidentale) in funzione antisovietica. Enormi interessi economici dovevano essere difesi ad ogni costo, altro che libertà.
Certo, c’era da salvare il mondo dal comunismo, direbbero loro, e ogni mezzo era lecito. Perfino condonare i peggiori criminali, compresi i massacratori seriali di ebrei, fornir loro un passaporto vergine e spedirli per nave in Argentina dove, trent’anni dopo avrebbero messo a frutto le proprie conoscenze di repressione e tortura per far fuori qualche decina di migliaia di “disobbedienti” in tutto il Sudamerica. Una bella opera di ripulitura della società, approvata da Papi e Cardinali.

Il nazismo e il fascismo non sono mai morti ma sono stati congelati in attesa di una riscossa a venire che ora si incarna in una Destra particolarmente becera ed impresentabile. Quella che si identifica nel New World Order, che ha sostituito Dio con il Dio Denaro, che si consuma la lingua a leccare i potenti, l’imperialismo, i nuovi padroni mafiosi del mondo e si dedica ancora, nonostante il ritiro del nemico per KO tecnico, al combattimento contro il Comunismo, come un pugile suonato che ormai colpisce l’aria con i pugni fessi.
Una Destra che in Italia, come diceva giustamente uno che di destra e di fascismo se ne intendeva, Indro Montanelli, non riesce a prescindere dal manganello e che ha tutta la volgarità del nouveau riche alla Berlusconi.

Parrà strano ma, oltre a quella attualmente in auge, esisterebbero in teoria altre Destre: liberali in senso classico, più o meno moderate, ma anche ferocemente anticapitaliste, ecologiste e anti-imperialiste e anti-global.
La destra di regime, che tutto vuole omologare in un unico pastone da cani, ha tutto l’interesse però a far credere che la Destra sia come il monolito di 2001, un corpo unico.
Con la Destra seria e liberale scomparsa non si sa dove, la Destra sdoganata sa che non tutti i suoi simpatizzanti sono comunque stati rieducati alla tolleranza e al filosemitismo e così risolve il problema negando l’esistenza della sua componente intollerante, razzista, omofoba, antisemita, fingendo di non vederla.
“Sono quattro deficienti, poca roba. Noi siamo amici di Israele. I centri sociali, piuttosto.”
Idioti si, ma sapienti.

P.S. Mi piace moltissimo questo articolo di Antonio Padellaro sulle dichiarazioni di Fini il quale, in fin dei conti, ha stabilito che un reato di opinione è più grave di un reato contro la persona. La Destra al governo vorrà per caso far passare per legge questa aberrazione giuridica?

“Non riusciamo a capire perché mai a Gianfranco Fini, presidente della Camera fresco d’investitura e di apprezzamenti per l’elogio del 25 aprile e del Primo maggio, siano uscite di bocca quelle assurde parole. Che cioè i neonazisti assassini di Verona «sono da punire» (ma guarda un po’). Che però «è più grave» quel che accade a Torino «con gli scontri anti-israeliani» in occasione della Fiera del Libro.
Un paragone sommamente infelice di per sé poiché la vita di un giovane uomo distrutta a calci non ammette paragoni. Siamo convinti che la pensano così tutti coloro che giustamente avversano l’antisionismo.
Ancora più grave, se possibile, l’idea che in Fini sembra sottintesa: ovvero che in una lugubre scala delle priorità la sinistra è sempre più colpevole della destra anche quando questa uccide.
Chi siede al vertice delle istituzioni dovrebbe sapere valutare i fatti per quello che sono e non attraverso lenti nere o rosse. O peggio in base a un insopprimibile richiamo della foresta. C’è qualcosa di insincero nell’adesione ai valori democratici della destra al potere che però non riesce fare i conti con la nostra storia. Quel mettere sempre sullo stesso indistinto piano la lotta ai «totalitarismi». Quel celebrare la Liberazione ad opera degli alleati, mai quella per la quale hanno versato il loro sangue le moltitudini di patrioti italiani. Quel parlare della Resistenza evitando accuratamente di citare l’antifascismo. Con questa visione di parte come si fa a proclamarsi nuovi pacificatori, ad auspicare la fine di ogni divisione?

C’è qualcos’altro che non riusciamo a capire in questa brutta giornata. Come sia possibile che il Tg1, dove lavorano colleghi bravi e sensibili, ieri sera abbia classificato come quarta notizia del sommario la morte del povero Nicola Tommasoli. Perché per avere subito un’informazione adeguata alla gravità del fatto abbiamo dovuto spostarci sul Tg5?”


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E’ perfino più facile che un ricco entri nel Regno dei Cielo passando dalla cruna di un ago piuttosto che un simpatizzante di destra ammetta le responsabilità criminali della propria parte politica e non finisca a parlare dei crimini del comunismo e poi delle malefatte dei comunisti.

Se un gruppetto di naziskin, neofascisti o neonazisti conclamati commette un omicidio, non troverete un cane che ammetta che l’ideologia nazifascista è impastata di violenza e odio e che quindi ha una parte fondamentale nel condizionamento del comportamento dei membri del gruppo.

Si certo, invocano pene esemplari, e vorrei vedere, se no che forcaioli sarebbero? ma i responsabili sono degli idioti, deficienti, scemi, disadattati, pazzi e non, come bisognerebbe ammettere per onestà intellettuale, delinquenti POLITICI.
Come a dire che, quando sono i loro ragazzuoli che vengono colti con il sorcio in bocca, scattano le attenuanti generiche e quelle per infermità mentale. Troppo comodo.

E’ come la balla che Hitler era un pazzo e che i tedeschi erano impazziti tutti all’unisono seguendo il leader folle.
Il nazismo fu un movimento che, partito dal popolo e per il popolo, si mise scientificamente al servizio della difesa del capitale allora minacciato dal vento rivoluzionario sovietico e che fin dall’inizio oppresse orribilmente lo stesso popolo che pretendeva di idolatrare. Hitler sale al potere nel gennaio del 1933. Il primo campo di concentramento, Dachau, è del marzo dello stesso anno e ci finiscono dentro i tedeschi, a migliaia.
Sfatiamo un altro mito, che la lotta tra comunismo e capitalismo negli ultimi settant’anni sia stata qualcosa di Ideale. Una lotta tra libertà e oppressione. Niente di tutto questo ma semplice e prosaica difesa della scarsella. Un enorme e continuato sacrificio umano al Dio-cane Denaro.

A coloro che sostengono che il nazifascismo è una cosa del passato, finita e che non deve preoccuparci, ricordo che nell’immediato dopoguerra fior fiore di nazisti furono recuperati e riciclati nei servizi segreti dei paesi occidentali (clamoroso il caso di Reinhard Gehlen, ex capo-spione nazista ricollocato dagli americani nei servizi della Germania Occidentale) in funzione antisovietica. Enormi interessi economici dovevano essere difesi ad ogni costo, altro che libertà.
Certo, c’era da salvare il mondo dal comunismo, direbbero loro, e ogni mezzo era lecito. Perfino condonare i peggiori criminali, compresi i massacratori seriali di ebrei, fornir loro un passaporto vergine e spedirli per nave in Argentina dove, trent’anni dopo avrebbero messo a frutto le proprie conoscenze di repressione e tortura per far fuori qualche decina di migliaia di “disobbedienti” in tutto il Sudamerica. Una bella opera di ripulitura della società, approvata da Papi e Cardinali.

Il nazismo e il fascismo non sono mai morti ma sono stati congelati in attesa di una riscossa a venire che ora si incarna in una Destra particolarmente becera ed impresentabile. Quella che si identifica nel New World Order, che ha sostituito Dio con il Dio Denaro, che si consuma la lingua a leccare i potenti, l’imperialismo, i nuovi padroni mafiosi del mondo e si dedica ancora, nonostante il ritiro del nemico per KO tecnico, al combattimento contro il Comunismo, come un pugile suonato che ormai colpisce l’aria con i pugni fessi.
Una Destra che in Italia, come diceva giustamente uno che di destra e di fascismo se ne intendeva, Indro Montanelli, non riesce a prescindere dal manganello e che ha tutta la volgarità del nouveau riche alla Berlusconi.

Parrà strano ma, oltre a quella attualmente in auge, esisterebbero in teoria altre Destre: liberali in senso classico, più o meno moderate, ma anche ferocemente anticapitaliste, ecologiste e anti-imperialiste e anti-global.
La destra di regime, che tutto vuole omologare in un unico pastone da cani, ha tutto l’interesse però a far credere che la Destra sia come il monolito di 2001, un corpo unico.
Con la Destra seria e liberale scomparsa non si sa dove, la Destra sdoganata sa che non tutti i suoi simpatizzanti sono comunque stati rieducati alla tolleranza e al filosemitismo e così risolve il problema negando l’esistenza della sua componente intollerante, razzista, omofoba, antisemita, fingendo di non vederla.
“Sono quattro deficienti, poca roba. Noi siamo amici di Israele. I centri sociali, piuttosto.”
Idioti si, ma sapienti.

P.S. Mi piace moltissimo questo articolo di Antonio Padellaro sulle dichiarazioni di Fini il quale, in fin dei conti, ha stabilito che un reato di opinione è più grave di un reato contro la persona. La Destra al governo vorrà per caso far passare per legge questa aberrazione giuridica?

“Non riusciamo a capire perché mai a Gianfranco Fini, presidente della Camera fresco d’investitura e di apprezzamenti per l’elogio del 25 aprile e del Primo maggio, siano uscite di bocca quelle assurde parole. Che cioè i neonazisti assassini di Verona «sono da punire» (ma guarda un po’). Che però «è più grave» quel che accade a Torino «con gli scontri anti-israeliani» in occasione della Fiera del Libro.
Un paragone sommamente infelice di per sé poiché la vita di un giovane uomo distrutta a calci non ammette paragoni. Siamo convinti che la pensano così tutti coloro che giustamente avversano l’antisionismo.
Ancora più grave, se possibile, l’idea che in Fini sembra sottintesa: ovvero che in una lugubre scala delle priorità la sinistra è sempre più colpevole della destra anche quando questa uccide.
Chi siede al vertice delle istituzioni dovrebbe sapere valutare i fatti per quello che sono e non attraverso lenti nere o rosse. O peggio in base a un insopprimibile richiamo della foresta. C’è qualcosa di insincero nell’adesione ai valori democratici della destra al potere che però non riesce fare i conti con la nostra storia. Quel mettere sempre sullo stesso indistinto piano la lotta ai «totalitarismi». Quel celebrare la Liberazione ad opera degli alleati, mai quella per la quale hanno versato il loro sangue le moltitudini di patrioti italiani. Quel parlare della Resistenza evitando accuratamente di citare l’antifascismo. Con questa visione di parte come si fa a proclamarsi nuovi pacificatori, ad auspicare la fine di ogni divisione?

C’è qualcos’altro che non riusciamo a capire in questa brutta giornata. Come sia possibile che il Tg1, dove lavorano colleghi bravi e sensibili, ieri sera abbia classificato come quarta notizia del sommario la morte del povero Nicola Tommasoli. Perché per avere subito un’informazione adeguata alla gravità del fatto abbiamo dovuto spostarci sul Tg5?”


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