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La montagna ha i suoi lati positivi. Per esempio questa patata cotta nella stufa e condita con un mezz’etto di colesterolo e prezzemolo, gustata sul Monte Baranci a San Candido, in Val Pusteria. Di una bontà unica, una divinità patatesca che vale sicuramente la gita fin quasi al confine austriaco. Lì la montagna è stupenda. Pura dolomite. Le Tre Cime sono lì da qualche parte, assieme a laghi da sogno e paesaggi che alla sera si tingono di un rosa intenso. Unico nell’universo.

Dopo che hai visto quelle montagne, le altre, quelle più basse, normali e di un monotono colore verde dove, come ti volti, vedi solo mele, mele e ancora mele, sono, diciamolo, un pò tristi.
E’ in queste ultime che sto passando le mie vacanze, al confine tra due parchi naturali: Adamello e Stelvio. Bel tempo finora per fortuna ma oggi tanto ha fatto che la pisciata gli è scappata con un bel cielo imbronciato da fracassamento di maroni.

Se gli anni precedenti ho dato il mio contributo alla sciocca usanza dei vacanzieri di montagna di inerpicarsi per sentieri ripidi e sassosi, con zaini pesantissimi sulla schiena, per non farmi mancare nulla nel campo della illusione salutistico-sportiva del “moto”, quest’anno niente.
Quest’anno, complice una preoccupante stanchezza arretrata che mi fa sentire come ciucciata da una schiera di vampiri, (di quelli veri, che ti spolpano davvero, non quelli mona di Twilight), riposo assoluto. Riposo ed eventualmente qualche piatto locale. Alla faccia di diete, dietologi e dietiste. Fanculo tutti.
Riposo come deve essere una vera vacanza, altro che vacanza da vecchi, come qualcuno starà pensando. Come ad esempio un pomeriggio passato in riva ad un torrente leggendo un libro e la riscoperta del poter dormire fino alle otto del mattino.
Del resto non avrei avuto la forza di fare altro. Ma ci si può ridurre così?

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12 mila calorie al giorno. Ingozzato come un’oca da foie gras.
Vale la pena di riportare il pezzo di cronaca per intero, ripreso da Repubblica (anche se si stenta a credere che non abbiano preso lucciole per lanterne e non si sia un po’ esagerato nella traduzione).

“Mangiar bene, per sentirsi in forma. Con l’oro conquistato nella 4×200 stile libero, Michael Phelps è entrato ieri nella storia vincendo l’undicesimo titolo olimpico e salendo per la quinta volta a Pechino sul gradino più alto del podio.
Dopo l’ultimo trionfo, il nuotatore statunitense ha rivelato il segreto che gli consente di sostenere durissimi allenamenti, cinque ore per sei volte la settimana: un’incredibile dieta – si fa per dire – da 12mila calorie al giorno, sei volte la quantità standard di un adulto maschio.

La colazione del campione capace di oscurare Mark Spitz prevede tre uova in padella con il pane, con l’aggiunta di alcuni selezionati ingredienti: formaggio, lattuga, pomodori, cipolle fritte e ovviamente maionese. Poi due tazze di caffè e una scodella di fiocchi d’avena, una “pappa” di cereali spezzettati. Ma non è ancora finita. Ci sono tre fette di pane tostato, con zucchero a velo per assicurarsi che non manchino calorie. Per finire, tre piccole frittelle di cioccolato.

Terminata la prima colazione e con le fitte della fame per l’incombere del pranzo, Phelps non rinuncia a mezzo chilo di pasta condita e due grandi panini con prosciutto e formaggio, pieni di maionese. E senza dimenticare mille calorie di bevanda energetica.

La cena è il pasto in cui il nuotatore fa la scorta di carboidrati per l’allenamento del giorno successivo. Ancora mezzo chilo di pasta, accompagnato però da una pizza e altre mille calorie di bevanda energetica. Poi a letto per il meritato riposo. “Mangiare, dormire e nuotare, è tutto quello che so fare”, ha detto ieri Phelps all’emittente statunitense Nbc”.

Come si dice in certe trasmissioni televisive di sport estremi: “DON’T TRY THIS AT HOME!” (non rifatelo a casa vostra.)

Prima domanda idiota: con tutto quello che mangia, come fa a digerire e subito buttarsi in piscina? Vi ricordate quando ci dicevano da piccoli che dovevano passare due ore almeno dai pasti prima di fare il bagno, se no potevamo morire di congestione e noi in spiaggia guardavamo il mare impazienti e contando i minuti?

Altra domanda sciocca: mi sbaglio o appena attaccherà gli occhialini al chiodo questo giuggiolone americano comincerà ad ingrassare come un capodoglio e se è fortunato riuscirà ad invecchiare senza schiattare a quarant’anni per un colpo secco?

E’ ancora sport questo o è solo una succursale del freak show di Barnum? Amminchiarsi il fegato in quel modo, si può considerare doping estremo?
E che nessuno mi dica che comunque Phelps è obbligato a mangiare così perchè solo in un’ora di allenamento consuma più di 500 calorie. Che lui fa del moto (per usare un eufemismo). E’ una cosa mostruosa lo stesso.

Mostruosa come l’atroce ingozzamento delle oche per fare il foie gras, appunto. Una pratica che andrebbe abolita in tutto il mondo e contro la quale vi sono campagne di mobilitazione animalista. Tanto si può vivere anche senza il foie gras che, detto fuor di metafora, fa schifo.


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12 mila calorie al giorno. Ingozzato come un’oca da foie gras.
Vale la pena di riportare il pezzo di cronaca per intero, ripreso da Repubblica (anche se si stenta a credere che non abbiano preso lucciole per lanterne e non si sia un po’ esagerato nella traduzione).

“Mangiar bene, per sentirsi in forma. Con l’oro conquistato nella 4×200 stile libero, Michael Phelps è entrato ieri nella storia vincendo l’undicesimo titolo olimpico e salendo per la quinta volta a Pechino sul gradino più alto del podio.
Dopo l’ultimo trionfo, il nuotatore statunitense ha rivelato il segreto che gli consente di sostenere durissimi allenamenti, cinque ore per sei volte la settimana: un’incredibile dieta – si fa per dire – da 12mila calorie al giorno, sei volte la quantità standard di un adulto maschio.

La colazione del campione capace di oscurare Mark Spitz prevede tre uova in padella con il pane, con l’aggiunta di alcuni selezionati ingredienti: formaggio, lattuga, pomodori, cipolle fritte e ovviamente maionese. Poi due tazze di caffè e una scodella di fiocchi d’avena, una “pappa” di cereali spezzettati. Ma non è ancora finita. Ci sono tre fette di pane tostato, con zucchero a velo per assicurarsi che non manchino calorie. Per finire, tre piccole frittelle di cioccolato.

Terminata la prima colazione e con le fitte della fame per l’incombere del pranzo, Phelps non rinuncia a mezzo chilo di pasta condita e due grandi panini con prosciutto e formaggio, pieni di maionese. E senza dimenticare mille calorie di bevanda energetica.

La cena è il pasto in cui il nuotatore fa la scorta di carboidrati per l’allenamento del giorno successivo. Ancora mezzo chilo di pasta, accompagnato però da una pizza e altre mille calorie di bevanda energetica. Poi a letto per il meritato riposo. “Mangiare, dormire e nuotare, è tutto quello che so fare”, ha detto ieri Phelps all’emittente statunitense Nbc”.

Come si dice in certe trasmissioni televisive di sport estremi: “DON’T TRY THIS AT HOME!” (non rifatelo a casa vostra.)

Prima domanda idiota: con tutto quello che mangia, come fa a digerire e subito buttarsi in piscina? Vi ricordate quando ci dicevano da piccoli che dovevano passare due ore almeno dai pasti prima di fare il bagno, se no potevamo morire di congestione e noi in spiaggia guardavamo il mare impazienti e contando i minuti?

Altra domanda sciocca: mi sbaglio o appena attaccherà gli occhialini al chiodo questo giuggiolone americano comincerà ad ingrassare come un capodoglio e se è fortunato riuscirà ad invecchiare senza schiattare a quarant’anni per un colpo secco?

E’ ancora sport questo o è solo una succursale del freak show di Barnum? Amminchiarsi il fegato in quel modo, si può considerare doping estremo?
E che nessuno mi dica che comunque Phelps è obbligato a mangiare così perchè solo in un’ora di allenamento consuma più di 500 calorie. Che lui fa del moto (per usare un eufemismo). E’ una cosa mostruosa lo stesso.

Mostruosa come l’atroce ingozzamento delle oche per fare il foie gras, appunto. Una pratica che andrebbe abolita in tutto il mondo e contro la quale vi sono campagne di mobilitazione animalista. Tanto si può vivere anche senza il foie gras che, detto fuor di metafora, fa schifo.


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Vale la pena di riportare il pezzo di cronaca per intero, ripreso da Repubblica (anche se si stenta a credere che non abbiano preso lucciole per lanterne e non si sia un po’ esagerato nella traduzione).

“Mangiar bene, per sentirsi in forma. Con l’oro conquistato nella 4×200 stile libero, Michael Phelps è entrato ieri nella storia vincendo l’undicesimo titolo olimpico e salendo per la quinta volta a Pechino sul gradino più alto del podio.
Dopo l’ultimo trionfo, il nuotatore statunitense ha rivelato il segreto che gli consente di sostenere durissimi allenamenti, cinque ore per sei volte la settimana: un’incredibile dieta – si fa per dire – da 12mila calorie al giorno, sei volte la quantità standard di un adulto maschio.

La colazione del campione capace di oscurare Mark Spitz prevede tre uova in padella con il pane, con l’aggiunta di alcuni selezionati ingredienti: formaggio, lattuga, pomodori, cipolle fritte e ovviamente maionese. Poi due tazze di caffè e una scodella di fiocchi d’avena, una “pappa” di cereali spezzettati. Ma non è ancora finita. Ci sono tre fette di pane tostato, con zucchero a velo per assicurarsi che non manchino calorie. Per finire, tre piccole frittelle di cioccolato.

Terminata la prima colazione e con le fitte della fame per l’incombere del pranzo, Phelps non rinuncia a mezzo chilo di pasta condita e due grandi panini con prosciutto e formaggio, pieni di maionese. E senza dimenticare mille calorie di bevanda energetica.

La cena è il pasto in cui il nuotatore fa la scorta di carboidrati per l’allenamento del giorno successivo. Ancora mezzo chilo di pasta, accompagnato però da una pizza e altre mille calorie di bevanda energetica. Poi a letto per il meritato riposo. “Mangiare, dormire e nuotare, è tutto quello che so fare”, ha detto ieri Phelps all’emittente statunitense Nbc”.

Come si dice in certe trasmissioni televisive di sport estremi: “DON’T TRY THIS AT HOME!” (non rifatelo a casa vostra.)

Prima domanda idiota: con tutto quello che mangia, come fa a digerire e subito buttarsi in piscina? Vi ricordate quando ci dicevano da piccoli che dovevano passare due ore almeno dai pasti prima di fare il bagno, se no potevamo morire di congestione e noi in spiaggia guardavamo il mare impazienti e contando i minuti?

Altra domanda sciocca: mi sbaglio o appena attaccherà gli occhialini al chiodo questo giuggiolone americano comincerà ad ingrassare come un capodoglio e se è fortunato riuscirà ad invecchiare senza schiattare a quarant’anni per un colpo secco?

E’ ancora sport questo o è solo una succursale del freak show di Barnum? Amminchiarsi il fegato in quel modo, si può considerare doping estremo?
E che nessuno mi dica che comunque Phelps è obbligato a mangiare così perchè solo in un’ora di allenamento consuma più di 500 calorie. Che lui fa del moto (per usare un eufemismo). E’ una cosa mostruosa lo stesso.

Mostruosa come l’atroce ingozzamento delle oche per fare il foie gras, appunto. Una pratica che andrebbe abolita in tutto il mondo e contro la quale vi sono campagne di mobilitazione animalista. Tanto si può vivere anche senza il foie gras che, detto fuor di metafora, fa schifo.


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http://www.youtube.com/v/T60fO1ih2jI&rel=1

E’ guardare “Super Size Me”, film-esperimento ma anche opera di body-art estrema, uscito qualche anno fa ma sempre interessante da vedere e rivedere, per ricordarci quanto mangiamo bene noi italiani in confronto agli zii d’oltreoceano.

Riassumo il succo del film per chi non lo avesse ancora visto.
Cosa succede ad un uomo giovane e sano se si nutre per trenta giorni e tre volte al giorno solo con menu McDonald’s rigorosamente megaporzionati, così popolari tra gli adolescenti americani? Semplice: ingrassa 11 chili, diventa depresso, dipendente dal cibo spazzatura, semi-impotente e con un fegato ridotto a paté.
Con Morgan Spurlock, l’autore del film, nella parte della cavia. Girando l’America dei fast-foods con lui scopriamo che ciò che pensavamo fossero solo leggende metropolitane sul cibo-spazzatura e sulla tipica dieta americana corrispondono purtroppo al vero e non si tratta solo di trovare un capello nel vostro hamburger!

Tra le cose allo stesso tempo incredibili e agghiaccianti descritte nel film, una coppia racconta come sia normale per loro bersi dai 6 agli 8 litri di coca cola al giorno.
La città di Houston in Texas ha il record degli abitanti obesi. Milioni di americani mangiano dalle tre alle quattro volte alla settimana nei fast-foods.
Un giro nelle mense scolastiche ci mostra ragazzini che ingurgitano schifezze ipercaloriche e bevono gatorade (uno degli intrugli più schifosi mai realizzati da mente umana dopo RedBull) come fosse acqua fresca, e pensare che è più pesante da digerire del piombo fuso.
I piccoli americani conoscono tutti e sono affascinati dal clown che reclamizza McDonald’s. Nota inquietante, anche un famigerato serial killer pedofilo, John Wayne Gacy usava travestirsi da clown per attrarre le sue piccole vittime. Io, fossi McDonald’s avrei cambiato testimonial da un pezzo ma forse lo fanno per intonarsi ad un’alimentazione assassina.

Scopriamo che il cibo dà dipendenza quanto l’eroina: il naloxone, farmaco anti-overdose da pronto soccorso, è in grado di produrre indifferenza al cioccolato in persone che ne abusano.
Il formaggio è ricco di endorfine, l’eccesso di consumo di zucchero è notoriamente legato all’aumento dell’aggressività. Forse è qui la risposta alla domanda che Michael Moore si faceva in “Bowling a Columbine”, sul perchè solo in America vi sono 40.000 omicidi per armi da fuoco all’anno?
Alla fine del film si rimane disgustati per come una nazione possa incitare ad un comportamento così totalmente patologico nei confronti del cibo, produrre milioni di obesi gravi e poi tormentarli dalla mattina alla sera con immagini di “magro è bello, magro è sano”.
Lo so che è banale dare la colpa alla bulimia da dollari delle corporations, dire che lo fanno solo per avidità e che non gliene frega un cazzo delle persone, ma sinceramente non si riesce a trovare altra spiegazione razionale.

Una nota positiva. Morgan ha riacquistato il suo peso forma con una sana dieta mediterranea e, in seguito al clamore suscitato dal successo del film, la McDonald’s ha ritirato dai suoi ristoranti le porzioni “super size” che hanno rischiato di mandare l’autore-regista all’altro mondo.

Come sapete da qualche tempo sto sviluppando un odio patologico nei confronti delle diete e dei dietologi.
Ieri per disgrazia sono capitata su un programma tv dove dicevano che a metà pomeriggio dovrei mangiarmi una mastella (!) di macedonia e un finocchio intero crudo.
Dopo aver fantasticato di sodomizzare lo spiritoso dietologo tv con altri ortaggi più adatti all’uopo, come il carciofo sardo con le spine, ho pensato che è proprio vero che è tutta questione di percezione.
Perchè soffrire con diete e regimi o l’odiatissimo “moto”, la stupidissima corsa che dovremmo trovare la forza di fare dopo otto ore e passa di lavoro e senza nemmeno l’ausilio di una righina di coca.
Noi ci crediamo grassi ma basta guardare gli americani e diventiamo subito magrissimi. Guardiamo “Super Size Me” e ci passa la voglia di mangiare. Stando comodamente seduti sul divano davanti alla TV.
La mia è una nuova rivoluzionaria teoria filosofica, il relativismo alimentare.

Qui il film integrale, in inglese. Nel sito trovate anche un mucchio di altri documentari da guardare gratis.


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E’ guardare “Super Size Me”, film-esperimento ma anche opera di body-art estrema, uscito qualche anno fa ma sempre interessante da vedere e rivedere, per ricordarci quanto mangiamo bene noi italiani in confronto agli zii d’oltreoceano.

Riassumo il succo del film per chi non lo avesse ancora visto.
Cosa succede ad un uomo giovane e sano se si nutre per trenta giorni e tre volte al giorno solo con menu McDonald’s rigorosamente megaporzionati, così popolari tra gli adolescenti americani? Semplice: ingrassa 11 chili, diventa depresso, dipendente dal cibo spazzatura, semi-impotente e con un fegato ridotto a paté.
Con Morgan Spurlock, l’autore del film, nella parte della cavia. Girando l’America dei fast-foods con lui scopriamo che ciò che pensavamo fossero solo leggende metropolitane sul cibo-spazzatura e sulla tipica dieta americana corrispondono purtroppo al vero e non si tratta solo di trovare un capello nel vostro hamburger!

Tra le cose allo stesso tempo incredibili e agghiaccianti descritte nel film, una coppia racconta come sia normale per loro bersi dai 6 agli 8 litri di coca cola al giorno.
La città di Houston in Texas ha il record degli abitanti obesi. Milioni di americani mangiano dalle tre alle quattro volte alla settimana nei fast-foods.
Un giro nelle mense scolastiche ci mostra ragazzini che ingurgitano schifezze ipercaloriche e bevono gatorade (uno degli intrugli più schifosi mai realizzati da mente umana dopo RedBull) come fosse acqua fresca, e pensare che è più pesante da digerire del piombo fuso.
I piccoli americani conoscono tutti e sono affascinati dal clown che reclamizza McDonald’s. Nota inquietante, anche un famigerato serial killer pedofilo, John Wayne Gacy usava travestirsi da clown per attrarre le sue piccole vittime. Io, fossi McDonald’s avrei cambiato testimonial da un pezzo ma forse lo fanno per intonarsi ad un’alimentazione assassina.

Scopriamo che il cibo dà dipendenza quanto l’eroina: il naloxone, farmaco anti-overdose da pronto soccorso, è in grado di produrre indifferenza al cioccolato in persone che ne abusano.
Il formaggio è ricco di endorfine, l’eccesso di consumo di zucchero è notoriamente legato all’aumento dell’aggressività. Forse è qui la risposta alla domanda che Michael Moore si faceva in “Bowling a Columbine”, sul perchè solo in America vi sono 40.000 omicidi per armi da fuoco all’anno?
Alla fine del film si rimane disgustati per come una nazione possa incitare ad un comportamento così totalmente patologico nei confronti del cibo, produrre milioni di obesi gravi e poi tormentarli dalla mattina alla sera con immagini di “magro è bello, magro è sano”.
Lo so che è banale dare la colpa alla bulimia da dollari delle corporations, dire che lo fanno solo per avidità e che non gliene frega un cazzo delle persone, ma sinceramente non si riesce a trovare altra spiegazione razionale.

Una nota positiva. Morgan ha riacquistato il suo peso forma con una sana dieta mediterranea e, in seguito al clamore suscitato dal successo del film, la McDonald’s ha ritirato dai suoi ristoranti le porzioni “super size” che hanno rischiato di mandare l’autore-regista all’altro mondo.

Come sapete da qualche tempo sto sviluppando un odio patologico nei confronti delle diete e dei dietologi.
Ieri per disgrazia sono capitata su un programma tv dove dicevano che a metà pomeriggio dovrei mangiarmi una mastella (!) di macedonia e un finocchio intero crudo.
Dopo aver fantasticato di sodomizzare lo spiritoso dietologo tv con altri ortaggi più adatti all’uopo, come il carciofo sardo con le spine, ho pensato che è proprio vero che è tutta questione di percezione.
Perchè soffrire con diete e regimi o l’odiatissimo “moto”, la stupidissima corsa che dovremmo trovare la forza di fare dopo otto ore e passa di lavoro e senza nemmeno l’ausilio di una righina di coca.
Noi ci crediamo grassi ma basta guardare gli americani e diventiamo subito magrissimi. Guardiamo “Super Size Me” e ci passa la voglia di mangiare. Stando comodamente seduti sul divano davanti alla TV.
La mia è una nuova rivoluzionaria teoria filosofica, il relativismo alimentare.

Qui il film integrale, in inglese. Nel sito trovate anche un mucchio di altri documentari da guardare gratis.


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Ultimo post cattivo prima della pausa di bontà natalizia.

Dovete sapere che da un anno e mezzo sono a dieta per perdere una decina di chili in più soprattutto dove a Paperino finisce la giacchetta e cominciano le piume bianche.
Visto che il sovrappeso era anche dovuto agli effetti collaterali di una cura a base di prednisone, andai da un dietologo perchè mi parve la cosa più sensata.
Visita, pesata come i pugili prima dell’incontro, palpatina agli addominali e poi intervista sulle mie abitudini alimentari. Dieta personalizzata, 1700 calorie giornaliere, “non si patisce la fame, stia tranquilla”.
Però a pranzo dovevo mangiare solo pasta, verdura e ben 200 grammi di frutta e la sera solo carne o pesce, con la solita verdura cotta o cruda e gli inesorabili 200 grammi di frutta. Il mio adorato formaggio (in una vita precedente devo essere stata un topo) solo due volte la settimana. Dolci neanche a parlarne. Solo una merendina o uno yogurt a metà pomeriggio. Grazie, sono 100 euro.

All’inizio c’è l’entusiasmo, poi è luglio e il caldo toglie per fortuna l’appetito. Inizio la mia dieta e perdo i miei 1,5 chili al mese fino a settembre. Dopo la prima visita da 100 euro sono previste le visite di controllo, per fortuna solo da 50.
Continuo a perdere peso ma, a poco a poco, anche entusiasmo. Faccio sempre più fatica ad attenermi alle regole. Forse avevano ragione a dirmi che iniziare una dieta appena dopo aver smesso di fumare era troppo per un essere umano.

Quest’anno, nelle due ultime visite di controllo, a luglio e ottobre (finora ne ho fatte sei in tutto), non solo non sono più calata ma sto riacquistando peso.
La cosa che mi fa più innervosire è che ogni volta vengo rimproverata di non fare movimento. I quattro chilometri (e a volte otto) che mi pedalo in bicicletta ogni giorno, i lavori di casa compresi quelli più pesanti che sbrigo ogni giorno, secondo lui non contano. Per lui dovrei camminare, andare a spasso. Una bella fava.

Mi sento demoralizzata e ogni cosa che mangio mi fa sentire in colpa ma allo stesso tempo vivo la trasgressione come atto rivoluzionario. Sto cominciando ad essere seriamente ossessionata dal cibo, dalla dieta e dal senso di colpa per non riuscire a dimagrire. Penso con ansia alla prossima visita. Mi mangio un cioccolatino e penso: “tiè, alla facciaccia tua!”
Per me il cibo è uno dei piaceri della vita. In questi mesi è stato anche il mio Prozac. Se il cibo non ti dà vibrazioni positive può essere una tortura. Non so se, con il mio passato di disturbi dell’alimentazione, questo mio attuale atteggiamento sia una cosa tanto positiva.
Chiedo consiglio a voi che mi leggete, soprattutto se siete esperti. Quella dieta è scientificamente impeccabile e sono io che sono un’animalaccio indomabile, pazzo e cocciuto, oppure avete qualche dubbio anche voi?

Lo ammetto, con i medici ho sempre dei grossi problemi di transfert negativo. Ho sognato di incontrare un neurologo che mi aveva sbagliato la diagnosi in un tunnel buio assieme ai miei drughi per fargli assaggiare un po’ di nodoso randello.
Questo, il dietologo, mi fa pensare al famoso piatto di fave con un buon chianti del dottor Hannibal Lecter. Sta diventando un po’ il mio dr. Chilton.

Ma no, va, state tranquilli. Che ne dite se la prossima volta, invece di mangiarmelo, lo mando semplicemente affanculo?


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Dovete sapere che da un anno e mezzo sono a dieta per perdere una decina di chili in più soprattutto dove a Paperino finisce la giacchetta e cominciano le piume bianche.
Visto che il sovrappeso era anche dovuto agli effetti collaterali di una cura a base di prednisone, andai da un dietologo perchè mi parve la cosa più sensata.
Visita, pesata come i pugili prima dell’incontro, palpatina agli addominali e poi intervista sulle mie abitudini alimentari. Dieta personalizzata, 1700 calorie giornaliere, “non si patisce la fame, stia tranquilla”.
Però a pranzo dovevo mangiare solo pasta, verdura e ben 200 grammi di frutta e la sera solo carne o pesce, con la solita verdura cotta o cruda e gli inesorabili 200 grammi di frutta. Il mio adorato formaggio (in una vita precedente devo essere stata un topo) solo due volte la settimana. Dolci neanche a parlarne. Solo una merendina o uno yogurt a metà pomeriggio. Grazie, sono 100 euro.

All’inizio c’è l’entusiasmo, poi è luglio e il caldo toglie per fortuna l’appetito. Inizio la mia dieta e perdo i miei 1,5 chili al mese fino a settembre. Dopo la prima visita da 100 euro sono previste le visite di controllo, per fortuna solo da 50.
Continuo a perdere peso ma, a poco a poco, anche entusiasmo. Faccio sempre più fatica ad attenermi alle regole. Forse avevano ragione a dirmi che iniziare una dieta appena dopo aver smesso di fumare era troppo per un essere umano.

Quest’anno, nelle due ultime visite di controllo, a luglio e ottobre (finora ne ho fatte sei in tutto), non solo non sono più calata ma sto riacquistando peso.
La cosa che mi fa più innervosire è che ogni volta vengo rimproverata di non fare movimento. I quattro chilometri (e a volte otto) che mi pedalo in bicicletta ogni giorno, i lavori di casa compresi quelli più pesanti che sbrigo ogni giorno, secondo lui non contano. Per lui dovrei camminare, andare a spasso. Una bella fava.

Mi sento demoralizzata e ogni cosa che mangio mi fa sentire in colpa ma allo stesso tempo vivo la trasgressione come atto rivoluzionario. Sto cominciando ad essere seriamente ossessionata dal cibo, dalla dieta e dal senso di colpa per non riuscire a dimagrire. Penso con ansia alla prossima visita. Mi mangio un cioccolatino e penso: “tiè, alla facciaccia tua!”
Per me il cibo è uno dei piaceri della vita. In questi mesi è stato anche il mio Prozac. Se il cibo non ti dà vibrazioni positive può essere una tortura. Non so se, con il mio passato di disturbi dell’alimentazione, questo mio attuale atteggiamento sia una cosa tanto positiva.
Chiedo consiglio a voi che mi leggete, soprattutto se siete esperti. Quella dieta è scientificamente impeccabile e sono io che sono un’animalaccio indomabile, pazzo e cocciuto, oppure avete qualche dubbio anche voi?

Lo ammetto, con i medici ho sempre dei grossi problemi di transfert negativo. Ho sognato di incontrare un neurologo che mi aveva sbagliato la diagnosi in un tunnel buio assieme ai miei drughi per fargli assaggiare un po’ di nodoso randello.
Questo, il dietologo, mi fa pensare al famoso piatto di fave con un buon chianti del dottor Hannibal Lecter. Sta diventando un po’ il mio dr. Chilton.

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