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Non c’è niente da fare, sadomaso si nasce ed io non lo nacqui.
Certe cose non riescono a farmi godere proprio per niente. Mi causa sincera e profonda sofferenza sapere che delle persone uguali a me, con le stesse secrezioni ed emozioni, vengano discriminate per una questione “morale”. Ci soffro perchè purtroppo mi immedesimo.

Se io fossi maschio e gay e rischiassi tutte le sere di venire picchiato solo perchè non sono devoto alla Dea Figa, come mi sentirei? Se fossi lesbica e sudafricana e corressi il doppio rischio di essere violentata perchè qualcuno pensa “rieduchiamo questa schifosa al culto del Dio Cazzo”, quale sarebbe la mia vita?
E’ una conquista di civiltà dover pensare: “Per fortuna sono eterosessuale?”

L’altro giorno, di fronte a dove lavoro, sono passati due uomini che si tenevano abbracciati e si sono scambiati un bacio. Ovviamente la cosa ha provocato diversi commenti e tutti negativi. Ne ricordo uno in particolare: “Meno male che non c’erano bambini. Pensate se un bambino avesse chiesto: “Mamma, perchè quei signori si baciano?”, come avremmo potuto spiegargli la cosa?” Ho provato a suggerire di rispondere alla domanda infantile con un semplice “Si baciano perchè si vogliono bene” ma mi hanno risposto educatamente che “io non ho figli quindi non posso capire.”
Ah beh, si beh.
E’ un fatterello, una bagattella, ma significativa del clima e del percorso ancora da fare per combattere il pregiudizio omofobo.
Ci vuole proprio così tanto a non farsi scandalizzare dal bacio tra due persone dello stesso sesso? Siccome due uomini o due donne si baciano qualcosa ci viene meno? Il nostro conto corrente bancario ne viene intaccato? Perdiamo due anni di vita in un botto? Ci cascano per sempre i capelli?

E’ una questione “morale”, dice la Dott. Prof. Maestra dell’Ordine del Cilicio Paola Binetti. La morale, più che di Dio o del su’ figliolo, così tollerante quest’ultimo, è quella dell’Opus Dei, ovvero di una setta religiosa.
Richiesta, in un’intervista, di dare una definizione di omosessualità, la Binettish v. 2009 risponde:

«È una variabile del comporta­mento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi pos­sono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».

Quali siano tali principi morali non viene spiegato. Immagino siano i medesimi che le fecero dire, tempo fa, che:

“L’omosessualità è una devianza della personalità: è un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico”.

La nuova Binettish pare aver fatto un passo avanti, qualcuno deve averle detto che perfino le pagine gialle della psichiatria, il DSM-IV-TR, non annoverano più l’omosessualità tra le malattie mentali. L’omosessualità non appartiene alla patologia ma alla fisiologia.
E’ una variante, va bene. Fin lì ci arriva. Ma che c’entra allora la morale?

Sarò un’indistruttibile razionalista ma non capisco come possa conciliarsi la professione medica, psicologica, neuropsichiatrica, quindi scientifica e razionale con l’appartenza ad una setta religiosa che prescrive l’autoinfliggimento di supplizi ed un continuo esercizio di sottomissione pericolosamente simile alla nota perversione sessuale denominata sadomasochismo.
Quale tentazione mai si deve essere costretti a scacciare per arrivare a conficcarsi un cavallo di Frisia nella coscia, quindi vicino alle pudenda? Una dirompente eterosessualità che fa fremere di lussuria persino alla vista di un innocente ortaggio come il cetriolo oppure un’altrettanta dirompente ed inconfessabile tendenza verso il proprio sesso?

Quando la Binettish dice che ha simpatia per i gay ma non può concedere loro dei diritti (perchè tali essi sono) per una questione “morale” io, se madame mi permette, della sua morale me ne fotto e non gradisco che essa debba condizionare le decisioni del Parlamento italiano. Non si può parlare contemporaneamente da medici e da superstiziosi. Il giudizio freddo e razionale viene soverchiato da un problema personale, per non dire da una perversione. Il sadomasochismo è anch’esso una variante? Ok ma è strano che, per paura di favorire una variante del comportamento se ne voglia imporre un’altra, cioè la propria.
Il Cristianesimo, che rappresenterebbe in teoria il primato dell’empatia, in questo caso si incarta e non riesce ad andare avanti. Ciò che lo blocca non è la morale o la religione. E’ un semplicissimo problemino personale.

Anche se francamente del PD, il partito che non è un’opposizione ma è diventato ormai l’abbreviazione di una nota bestemmia, non me ne può fregare di meno, mi permetto di suggerire: Franceschiello, tira fuori i coglioni e cacciala dal partito.

Lei, di sua iniziativa, non se ne va perchè non saprebbe dove andare, dice. “Sono di sinistra”, strilla. Strano che ciò si coniughi con l’appartenenza ad una frangia del cattolicesimo di estrema destra.
Del resto un partito l’Opus Dei non glielo fonda e quindi sarebbe costretta a vivere solo del suo misero stipendio di professore universitario.

Dia retta, cara triade Fra-Ber-Mar, possiamo fare a meno della Paola in cilicio. Perdere i voti degli amanti del bondage estremo non mi pare una tragedia.
Siamo sopravvissuti alla dipartita di Mastella. Ce la faremo anche senza la Binettish. Finiamola, una buona volta, di farci del male.

Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.
L’omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra “normalità” e la loro “”anormalità” e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell’uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.


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Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.
L’omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra “normalità” e la loro “”anormalità” e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
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L’omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra “normalità” e la loro “”anormalità” e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
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Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.

Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

Loro, ma loro chi? I Cattocomunisti e i Clericofascisti. Come dire che da qualsiasi parte ci buttiamo andiamo a sbattere contro il Vaticano.


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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

Loro, ma loro chi? I Cattocomunisti e i Clericofascisti. Come dire che da qualsiasi parte ci buttiamo andiamo a sbattere contro il Vaticano.


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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

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