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Toh, si rivedono le lotte operaie. Perfino nella Milano che si vorrebbe restìa ad ascoltare le istanze dei lavoratori perchè gli operai sono talmente soddisfatti del governo di centropadania che di istanze non sembrerebbero averne più. Con un presidente operaio che ghe pensa tutto lu, oltretutto.
Le lotte operaie invece sono sempre più necessarie in tempi di crisi e, mi piace ricordarlo a chi è distratto dal pettinar bambole estivo e dai drammi della privacy violata dei miliardari, riguardano una questione di pura sopravvivenza per intere famiglie.

Essere legati ad un salario o stipendio (chiamiamolo come preferiamo), significa dover contare su una ricchezza, o semplice benessere, che ci cade goccia a goccia ogni mese e che basta solo a placare una sete momentanea, non certo per riempire una piscina.
Se la goccia viene a mancare perchè il rubinetto viene stretto, non si campa più. Possiamo avere qualcosa da parte ma senza lo stipendio, una volta esaurita la riserva, si muore. Con lo stipendio ci si paga l’affitto, ogni mese. Ogni mese arrivano bollette, rate di mutuo, scadenze varie da pagare e quelli mica dicono “Ok, va bene, me li darete quando potete”.

Per noi che viviamo di salario sono cose ovvie e per questo non ci meravigliamo che degli operai minacciati di perdita del lavoro senza garanzie per il futuro siano rimasti otto giorni sul carroponte per difendere la loro capacità di sopravvivenza. Perchè hai voglia di credere alle promesse di riassunzione. Io ci passai, anni fa. “Stai tranquilla, solo pochi mesi e poi ti riprendiamo”. Risultato: sei anni di disoccupazione.

Siamo felici come pasque che si sia giunti ad un accordo alla Insee, quando la dirigenza solo pochi giorni fa dava la colpa del fallimento dell’azienda agli operai. Siamo felici che lottare per i propri diritti sia ancora possibile e porti ad una scelta di giustizia. Auguri all’Insee ed alle persone che ci lavorano.

Piuttosto, qualcuno ha visto il presidente operaio aggirarsi sul carro ponte come promesso? No? Ah, sta a Villa Certosa con Fede? Me pareva.


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Sono troppo stanca, dopo 10 ore di lavoro, per commentare la boiata dell’affossamento del testamento biologico. Cosa ci si attendeva, una legge in linea con la civiltà europea o qualcosa di similtalebano sull’inquisitorio spinto? La seconda che avete pensato. La fossa biologica del diritto all’autodeterminazione.

A parte questa vaccata, subìta in assoluta passività dal popolo dei telefonini, mi perplime la mancanza di reazione del suddetto all’ultima uscita di Mario Antonietto Berlusconi in versione “se io fossi disoccupato”.
Cito da Repubblica:

Il presidente del Consiglio torna anche sulla questione dei cassintegrati e del ripetuto invito fatto agli italiani a lavorare di più, tema sul quale era intervenuto anche ieri sera a Napoli. “Quando mi hanno domandato ‘ma lei cosa farebbe se si trovasse nella situazione di una persona licenziata?‘ io ho risposto: beh, non resterei con le mani in mano, cercherei di darmi da fare in qualunque altra direzione, intanto potrei cercare un altro lavoro perché non è detto che una persona debba nascere e morire sempre con lo stesso lavoro e poi mi darei da fare anche in lavori imprenditorialmente, cioè cercherei di fare qualche cosa, naturalmente contando sulla cassa integrazione”.

Ha dimenticato di aggiungere, “ma perchè fate queste domande del cazzo a me che ho i fantastiliardi?”

Capito? Perdere il posto di lavoro non è trovarsi in un abisso di angoscia con la prospettiva di darsi fuoco in piazza come i bonzi, è semplicemente partire per una nuova avventura lavorativa. Ma si, che palle la fonderia. Basta, si cambia, una bella carriera da wedding planner, shopping advisor o fashion trainer. Anzi, mettiamo su una bella impresa, tanto ai disoccupati le banche danno credito illimitato. 200.000,00 euro? Sull’unghia, anzi, guardi, se ha una borsa capiente li può portare via subito.

Una cosa è certa. Se non dobbiamo stare con le mani in mano, abbiamo un futuro assicurato. Basta tenere i pugni chiusi. Un futuro da Irina Palm. Pugnette, non fatti.


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Sono troppo stanca, dopo 10 ore di lavoro, per commentare la boiata dell’affossamento del testamento biologico. Cosa ci si attendeva, una legge in linea con la civiltà europea o qualcosa di similtalebano sull’inquisitorio spinto? La seconda che avete pensato. La fossa biologica del diritto all’autodeterminazione.

A parte questa vaccata, subìta in assoluta passività dal popolo dei telefonini, mi perplime la mancanza di reazione del suddetto all’ultima uscita di Mario Antonietto Berlusconi in versione “se io fossi disoccupato”.
Cito da Repubblica:

Il presidente del Consiglio torna anche sulla questione dei cassintegrati e del ripetuto invito fatto agli italiani a lavorare di più, tema sul quale era intervenuto anche ieri sera a Napoli. “Quando mi hanno domandato ‘ma lei cosa farebbe se si trovasse nella situazione di una persona licenziata?‘ io ho risposto: beh, non resterei con le mani in mano, cercherei di darmi da fare in qualunque altra direzione, intanto potrei cercare un altro lavoro perché non è detto che una persona debba nascere e morire sempre con lo stesso lavoro e poi mi darei da fare anche in lavori imprenditorialmente, cioè cercherei di fare qualche cosa, naturalmente contando sulla cassa integrazione”.

Ha dimenticato di aggiungere, “ma perchè fate queste domande del cazzo a me che ho i fantastiliardi?”

Capito? Perdere il posto di lavoro non è trovarsi in un abisso di angoscia con la prospettiva di darsi fuoco in piazza come i bonzi, è semplicemente partire per una nuova avventura lavorativa. Ma si, che palle la fonderia. Basta, si cambia, una bella carriera da wedding planner, shopping advisor o fashion trainer. Anzi, mettiamo su una bella impresa, tanto ai disoccupati le banche danno credito illimitato. 200.000,00 euro? Sull’unghia, anzi, guardi, se ha una borsa capiente li può portare via subito.

Una cosa è certa. Se non dobbiamo stare con le mani in mano, abbiamo un futuro assicurato. Basta tenere i pugni chiusi. Un futuro da Irina Palm. Pugnette, non fatti.


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A parte questa vaccata, subìta in assoluta passività dal popolo dei telefonini, mi perplime la mancanza di reazione del suddetto all’ultima uscita di Mario Antonietto Berlusconi in versione “se io fossi disoccupato”.
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Il presidente del Consiglio torna anche sulla questione dei cassintegrati e del ripetuto invito fatto agli italiani a lavorare di più, tema sul quale era intervenuto anche ieri sera a Napoli. “Quando mi hanno domandato ‘ma lei cosa farebbe se si trovasse nella situazione di una persona licenziata?‘ io ho risposto: beh, non resterei con le mani in mano, cercherei di darmi da fare in qualunque altra direzione, intanto potrei cercare un altro lavoro perché non è detto che una persona debba nascere e morire sempre con lo stesso lavoro e poi mi darei da fare anche in lavori imprenditorialmente, cioè cercherei di fare qualche cosa, naturalmente contando sulla cassa integrazione”.

Ha dimenticato di aggiungere, “ma perchè fate queste domande del cazzo a me che ho i fantastiliardi?”

Capito? Perdere il posto di lavoro non è trovarsi in un abisso di angoscia con la prospettiva di darsi fuoco in piazza come i bonzi, è semplicemente partire per una nuova avventura lavorativa. Ma si, che palle la fonderia. Basta, si cambia, una bella carriera da wedding planner, shopping advisor o fashion trainer. Anzi, mettiamo su una bella impresa, tanto ai disoccupati le banche danno credito illimitato. 200.000,00 euro? Sull’unghia, anzi, guardi, se ha una borsa capiente li può portare via subito.

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