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Ultimamente ci siamo tutti interrogati, sempre per non pensare alle prossime elezioni di domenica, sul segreto del successo dell’irresistibile Dr. House. Io penso di averlo scoperto.

No, non è il meccanismo del transfert o il fascino di Hugh Laurie e nemmeno il taglio particolarmente innovativo della serie.
Dr. House, il personaggio, è uno stronzo di prima categoria, uno che ti dice senza problemi che stai per diventare cliente del beccamorto locale, uno che non vuole sentire lagne dai pazienti e se può li tortura con siringhe e cannule.
Però, e questo è il segreto, è un medico che azzecca la diagnosi. Sempre. Per una che ha scoperto solo dopo quattro anni di aver avuto una meningoencefalite, “che per fortuna era virale e non batterica altrimenti non saresti qui a parlarmene”, è una cosa fantastica.
Di fronte a casi sempre più osceni di malasanità, a errori marchiani sempre più frequenti di medici e chirurghi, a malanni che non ti passano nonostante le migliaia di euro spese in medicine e visite, Dr. House ti sembra un miraggio e si fa perdonare tutto, anche la stronzaggine, perchè è un fenomeno, è una risonanza magnetica umana che ti scannerizza con uno sguardo e non sbaglia mai.

E’ ovvio che un medico che riesce sempre a fare una diagnosi corretta può essere solo un parto dell’immaginazione. Non è esatto però dire che un medico così non sia mai esistito.
Dr. House in fondo assomiglia al vecchio medico condotto, colui che sapeva far partorire la donna e la vacca e ha permesso a tanti ultranovantenni di invecchiare forti come rocce fino ai giorni nostri.

E’ il dono della diagnosi perfetta che ci affascina di House. Se solo potessimo farci visitare da lui, chissà di quali strane sindromi scopriremmo di essere affetti. Partendo dalle nostre mani fredde e da quelle leggerissima e costante ematuria potremmo scoprire, chissà, di non essere uomini ma donne, non donne ma uomini, di avere tre reni, due fegati, un profilo cromosomico aberrato, un fratello gemello nascosto nell’addome (tale da spiegare la nostra tendenza alla pinguedine, per esempio).
Di fronte a qualunque sintomo, anche il più strano, farebbe sembrare il nostro medico di base e perfino il grande luminare dal quale ci facciamo curare invano da anni dei perfetti idioti; scriverebbe una ricettina, ci manderebbe affanculo agitando il bastone e ci cambierebbe la vita da così a così.


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Ultimamente ci siamo tutti interrogati, sempre per non pensare alle prossime elezioni di domenica, sul segreto del successo dell’irresistibile Dr. House. Io penso di averlo scoperto.

No, non è il meccanismo del transfert o il fascino di Hugh Laurie e nemmeno il taglio particolarmente innovativo della serie.
Dr. House, il personaggio, è uno stronzo di prima categoria, uno che ti dice senza problemi che stai per diventare cliente del beccamorto locale, uno che non vuole sentire lagne dai pazienti e se può li tortura con siringhe e cannule.
Però, e questo è il segreto, è un medico che azzecca la diagnosi. Sempre. Per una che ha scoperto solo dopo quattro anni di aver avuto una meningoencefalite, “che per fortuna era virale e non batterica altrimenti non saresti qui a parlarmene”, è una cosa fantastica.
Di fronte a casi sempre più osceni di malasanità, a errori marchiani sempre più frequenti di medici e chirurghi, a malanni che non ti passano nonostante le migliaia di euro spese in medicine e visite, Dr. House ti sembra un miraggio e si fa perdonare tutto, anche la stronzaggine, perchè è un fenomeno, è una risonanza magnetica umana che ti scannerizza con uno sguardo e non sbaglia mai.

E’ ovvio che un medico che riesce sempre a fare una diagnosi corretta può essere solo un parto dell’immaginazione. Non è esatto però dire che un medico così non sia mai esistito.
Dr. House in fondo assomiglia al vecchio medico condotto, colui che sapeva far partorire la donna e la vacca e ha permesso a tanti ultranovantenni di invecchiare forti come rocce fino ai giorni nostri.

E’ il dono della diagnosi perfetta che ci affascina di House. Se solo potessimo farci visitare da lui, chissà di quali strane sindromi scopriremmo di essere affetti. Partendo dalle nostre mani fredde e da quelle leggerissima e costante ematuria potremmo scoprire, chissà, di non essere uomini ma donne, non donne ma uomini, di avere tre reni, due fegati, un profilo cromosomico aberrato, un fratello gemello nascosto nell’addome (tale da spiegare la nostra tendenza alla pinguedine, per esempio).
Di fronte a qualunque sintomo, anche il più strano, farebbe sembrare il nostro medico di base e perfino il grande luminare dal quale ci facciamo curare invano da anni dei perfetti idioti; scriverebbe una ricettina, ci manderebbe affanculo agitando il bastone e ci cambierebbe la vita da così a così.


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La mamma morta m’hanno
alla porta della stanza mia
Moriva e mi salvava!”

(Umberto Giordano – Andrea Chénier“)

Alla Chiesa necrofila la donna piace morta, specialmente se madre, e se muore nel dare alla luce un figlio, ancora meglio. Se muore anche soffrendo come un cane è l’apoteosi. Diventa santamartire, un esempio da additare a tutte le spose, timorate e non.

Per l’amor di Dio, ho tutto il rispetto per la giovane donna di Torre del Greco che ha rifiutato la chemioterapia per non compromettere la salute della figlia che portava in grembo e l’umana pietà mi rende vicina al dolore del marito e della piccola orfana ma allo stesso tempo vorrei flagellare a sangue gli sciacalli che hanno subito approfittato di questo tristissimo fatto di cronaca per creare uno spottone da mandare in onda in prime time e contribuire alla campagna elettorale clericofascista, con tanto di intervista finale al prete di turno, tutto sudato all’idea di un’altra mamma morta in Paradiso. Spero solo che la scelta di Tonia sia stata veramente sua e solo sua.

Queste sono notizie che non dovrebbero mai essere date in pasto alla cronaca, per rispetto ai vivi ed ai morti. Perchè questa incursione nel privato dolore delle persone serve solo ai fini di una bieca propaganda teo-ideologica e perchè i messaggi liminali e subliminali che vengono trasmessi al volgo da questi casi sparatici in faccia dal TG della sera, rappresentano disinformazione aggravata e continuata.

Di fronte a questi casi, che periodicamente si ripetono, mi chiedo se la donna che si trova a dover lottare contro il cancro e contemporaneamente a dover portare avanti una gravidanza venga messa veramente in condizione di scegliere di potersi salvare la vita, o se la religione o il fanatismo non si insinuino tra i camici bianchi. In pratica mi chiedo se queste martiri non avrebbero potuto essere salvate da qualcuno che avesse fatto la voce grossa al momento giusto.

Qualunque medico coscienzioso, e di solito è così che funziona, di fronte ad una giovane con un cancro all’anamnesi sconsiglia una gravidanza, che è sicuramente una cosa bellissima ma, a causa della tempesta immunitaria che scatena, può slatentizzare una sclerosi multipla o altre malattie autoimmuni, attivare o riattivare un processo neoplastico.
A chi viene colpita per la prima volta da tumore durante la gravidanza dovrebbe essere consigliato l’aborto (ohibò) proprio per consentire le cure del caso e la salvezza della vita. Queste pazienti a rischio vengono di solito informate dei gravi rischi che corrono se non si curano adeguatamente. Dr. House direbbe loro: “Vuoi lo stesso un bambino? Va bene, di che colore lo vuoi il copricassa, di fiori bianchi?”

L’interesse primario in questi casi e la deontologia professionale dovrebbero sempre mettere in primo piano la salute e la vita della donna. Vorrei esagerare e suggerire che un adeguato supporto psicologico potrebbe aiutare ulteriormente a compiere la scelta giusta.
Pensate però se per caso la sposina càpita sotto un ginecologo devoto che la convince a non fare la chemioterapia per il bene del bambino e per dare una mamma a Dio. La suggestione in questi casi può essere molto pericolosa.
Anni fa, mi ricordo, un ginecologo fu processato e condannato ad un forte risarcimento da una coppia di genitori perchè, eseguendo un’ecografia, aveva taciuto le gravissime malformazioni del feto. Si giustificò dicendo che da obiettore non avrebbe ammesso il ricorso all’aborto. La bimba nacque, condannata ad una vita d’inferno e oltretutto abbandonata dal padre.
E’ esagerato se auspico che la religione e i suoi precetti rimangano fuori dall’ambiente ospedaliero?

Sarà una coincidenza ma la settimana scorsa i ginecologi raccomandavano di rianimare chi non ha ancora i polmoni per respirare, domenica il paparatzi parla in favore della vita e contro l’aborto, si discute da settimane di legge 194 e poi giunge come tragica ciliegina la morte della mamma coraggio.
E’ iniziata la campagna elettorale, ragazze, ed è partito l’assalto frontale ai diritti conquistati, soprattutto da noi donne.
Questa contro l’aborto e a favore delle mammemartiri è la seconda fase. La prima era iniziata tempo fa con il bombardamento mediatico sugli stupri. Ogni sera un caso, sempre più efferato con stupratori instancabili, romeni e non, che si accanivano sulle vittime per giorni e giorni. Una campagna terroristica che periodicamente serve a gettare la giusta dose di insicurezza e paura nelle donne. Sottotitolo: votate le destre e potrete uscire di casa tranquille.

Fase due, dicevo. Le bocche di fuoco clericali, una delle più importanti delle quali sta diventando il TG1 del seminarista Riotta ma nemmeno il TG2 scherza, cominciano a sparare le loro bordate.
Ieri c’è stato perfino il ritorno della Madonnina di Civitavecchia che piange sangue maschile (oplà!). Maccheccefrega, è un miracolo lo stesso, lo diceva anche Wojtyla (che tanto non può più smentire nessuno).
Ampio risalto a quella che è al 99,9 periodico una truffa ma che servirà per rincoglionire masse di boccaloni che credono che l’Altissimo abbia bisogno di queste pagliacciate per farsi credere. Io se fossi Dio aspetterei che si radunassero tutti in preghiera sotto la madonnina e manderei giù una bella saetta di quelle che usavano nel Vecchio Testamento, quando Dio si incazzava ancora di brutto.
Come invidio ebrei e musulmani che hanno religioni serie che non prevedono l’obbligo dell’adorazione isterica per le stigmate, le pezze insanguinate, le ossa rinsecchite, i prepuzi di Gesù Bambino, i cadaveri imbalsamati e le torture raffigurate sui ritratti dei santi appesi nelle chiese.

Volete che tra un pò la madonnina non esorti gli elettori a votare nel modo giusto e non si metta a lacrimare disperata ogni volta che parla Veltroni?
Lui, l’unto, ha già detto che mammarosa intercederà per noi da Lassù. Noi azzurri, s’intende.


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La mamma morta m’hanno
alla porta della stanza mia
Moriva e mi salvava!”

(Umberto Giordano – Andrea Chénier“)

Alla Chiesa necrofila la donna piace morta, specialmente se madre, e se muore nel dare alla luce un figlio, ancora meglio. Se muore anche soffrendo come un cane è l’apoteosi. Diventa santamartire, un esempio da additare a tutte le spose, timorate e non.

Per l’amor di Dio, ho tutto il rispetto per la giovane donna di Torre del Greco che ha rifiutato la chemioterapia per non compromettere la salute della figlia che portava in grembo e l’umana pietà mi rende vicina al dolore del marito e della piccola orfana ma allo stesso tempo vorrei flagellare a sangue gli sciacalli che hanno subito approfittato di questo tristissimo fatto di cronaca per creare uno spottone da mandare in onda in prime time e contribuire alla campagna elettorale clericofascista, con tanto di intervista finale al prete di turno, tutto sudato all’idea di un’altra mamma morta in Paradiso. Spero solo che la scelta di Tonia sia stata veramente sua e solo sua.

Queste sono notizie che non dovrebbero mai essere date in pasto alla cronaca, per rispetto ai vivi ed ai morti. Perchè questa incursione nel privato dolore delle persone serve solo ai fini di una bieca propaganda teo-ideologica e perchè i messaggi liminali e subliminali che vengono trasmessi al volgo da questi casi sparatici in faccia dal TG della sera, rappresentano disinformazione aggravata e continuata.

Di fronte a questi casi, che periodicamente si ripetono, mi chiedo se la donna che si trova a dover lottare contro il cancro e contemporaneamente a dover portare avanti una gravidanza venga messa veramente in condizione di scegliere di potersi salvare la vita, o se la religione o il fanatismo non si insinuino tra i camici bianchi. In pratica mi chiedo se queste martiri non avrebbero potuto essere salvate da qualcuno che avesse fatto la voce grossa al momento giusto.

Qualunque medico coscienzioso, e di solito è così che funziona, di fronte ad una giovane con un cancro all’anamnesi sconsiglia una gravidanza, che è sicuramente una cosa bellissima ma, a causa della tempesta immunitaria che scatena, può slatentizzare una sclerosi multipla o altre malattie autoimmuni, attivare o riattivare un processo neoplastico.
A chi viene colpita per la prima volta da tumore durante la gravidanza dovrebbe essere consigliato l’aborto (ohibò) proprio per consentire le cure del caso e la salvezza della vita. Queste pazienti a rischio vengono di solito informate dei gravi rischi che corrono se non si curano adeguatamente. Dr. House direbbe loro: “Vuoi lo stesso un bambino? Va bene, di che colore lo vuoi il copricassa, di fiori bianchi?”

L’interesse primario in questi casi e la deontologia professionale dovrebbero sempre mettere in primo piano la salute e la vita della donna. Vorrei esagerare e suggerire che un adeguato supporto psicologico potrebbe aiutare ulteriormente a compiere la scelta giusta.
Pensate però se per caso la sposina càpita sotto un ginecologo devoto che la convince a non fare la chemioterapia per il bene del bambino e per dare una mamma a Dio. La suggestione in questi casi può essere molto pericolosa.
Anni fa, mi ricordo, un ginecologo fu processato e condannato ad un forte risarcimento da una coppia di genitori perchè, eseguendo un’ecografia, aveva taciuto le gravissime malformazioni del feto. Si giustificò dicendo che da obiettore non avrebbe ammesso il ricorso all’aborto. La bimba nacque, condannata ad una vita d’inferno e oltretutto abbandonata dal padre.
E’ esagerato se auspico che la religione e i suoi precetti rimangano fuori dall’ambiente ospedaliero?

Sarà una coincidenza ma la settimana scorsa i ginecologi raccomandavano di rianimare chi non ha ancora i polmoni per respirare, domenica il paparatzi parla in favore della vita e contro l’aborto, si discute da settimane di legge 194 e poi giunge come tragica ciliegina la morte della mamma coraggio.
E’ iniziata la campagna elettorale, ragazze, ed è partito l’assalto frontale ai diritti conquistati, soprattutto da noi donne.
Questa contro l’aborto e a favore delle mammemartiri è la seconda fase. La prima era iniziata tempo fa con il bombardamento mediatico sugli stupri. Ogni sera un caso, sempre più efferato con stupratori instancabili, romeni e non, che si accanivano sulle vittime per giorni e giorni. Una campagna terroristica che periodicamente serve a gettare la giusta dose di insicurezza e paura nelle donne. Sottotitolo: votate le destre e potrete uscire di casa tranquille.

Fase due, dicevo. Le bocche di fuoco clericali, una delle più importanti delle quali sta diventando il TG1 del seminarista Riotta ma nemmeno il TG2 scherza, cominciano a sparare le loro bordate.
Ieri c’è stato perfino il ritorno della Madonnina di Civitavecchia che piange sangue maschile (oplà!). Maccheccefrega, è un miracolo lo stesso, lo diceva anche Wojtyla (che tanto non può più smentire nessuno).
Ampio risalto a quella che è al 99,9 periodico una truffa ma che servirà per rincoglionire masse di boccaloni che credono che l’Altissimo abbia bisogno di queste pagliacciate per farsi credere. Io se fossi Dio aspetterei che si radunassero tutti in preghiera sotto la madonnina e manderei giù una bella saetta di quelle che usavano nel Vecchio Testamento, quando Dio si incazzava ancora di brutto.
Come invidio ebrei e musulmani che hanno religioni serie che non prevedono l’obbligo dell’adorazione isterica per le stigmate, le pezze insanguinate, le ossa rinsecchite, i prepuzi di Gesù Bambino, i cadaveri imbalsamati e le torture raffigurate sui ritratti dei santi appesi nelle chiese.

Volete che tra un pò la madonnina non esorti gli elettori a votare nel modo giusto e non si metta a lacrimare disperata ogni volta che parla Veltroni?
Lui, l’unto, ha già detto che mammarosa intercederà per noi da Lassù. Noi azzurri, s’intende.


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Prendo spunto da un articolo di Pressante che racconta delle ultime rivelazioni sulle cellule di Al Qaeda in Gran Bretagna.

Pare che colà i terroristi si nascondano non nelle moschee ma tra cateteri e fleboclisi, a tramare contro la perfida Albione e l’intero Occidente. Non in cliniche private di lusso, per potersi togliere il gusto così di fare qualche clistere a tradimento a magnati e profittatori dei popoli del terzo mondo, ma nel servizio sanitario nazionale, o di quello che ne è rimasto dopo la cura della gran gnocca Margaret negli anni ‘80.

Gli ultimi arrestati, racconta il giornale impegnato “The Mirror”, erano medici pure bravi di origine palestinese o pakistana che però sotto sotto tramavano le più orrende azioni terroristiche. Per fortuna che l’MI5 vigila e sa sempre dove andare a pescare questi sospetti. Pare quasi che abbia un sesto senso. I media hanno il compito poi di raccontare ”umaronnamia” a cosa siamo scampati.
Forse volevano sciogliere del Guttalax nell’acquedotto di Londra e si erano messi d’accordo per ingessare a tutti l’arto sbagliato? No, preparavano attentati dinamitardi ma con risultati per fortuna scadenti, come dimostrano le ultime rudimentali bombe trovate a Londra.
Ofele’ fa el to meste’
, dicono a Milano.
Certo che queste storie, tra gli shampoo esplosivi dell’anno scorso e i terroristi della mutua di quest’anno fanno pensare che gli 007 inglesi abbiano veramente troppa fantasia.

Non che non vi sia una certa tradizione medica in Al Qaeda. Il noto Ayman al-Zawahari, attualmente gran capo in sostituzione del probabilmente defunto Bin Laden, era al seguito appunto di Osama come medico personale quando questi si fece ricoverare per una decina di giorni a Dubai, lui si in un ospedale americano di lusso, per farsi curare i reni da un professorone “ammerecano” ed era tutto un via vai di visite, fiori e pastarelle da parte dell’FBI e della CIA. Era il luglio 2001, mentre a Genova stavano per roteare i manganelli e il principe del terrore stava già evidentemente pregustando il botto delle due torri. Questa notizia, davvero sorprendente alla luce degli avvenimenti successivi, fu pubblicata dopo l’11 settembre da “Le Figaro” e nessuno l’ha mai ufficialmente smentita.

P.S. Secondo l’MI5 pare che Dr. House non sia coinvolto con Al Qaeda. L’immagine qui sopra è probabilmente falsa.


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Prendo spunto da un articolo di Pressante che racconta delle ultime rivelazioni sulle cellule di Al Qaeda in Gran Bretagna.

Pare che colà i terroristi si nascondano non nelle moschee ma tra cateteri e fleboclisi, a tramare contro la perfida Albione e l’intero Occidente. Non in cliniche private di lusso, per potersi togliere il gusto così di fare qualche clistere a tradimento a magnati e profittatori dei popoli del terzo mondo, ma nel servizio sanitario nazionale, o di quello che ne è rimasto dopo la cura della gran gnocca Margaret negli anni ‘80.

Gli ultimi arrestati, racconta il giornale impegnato “The Mirror”, erano medici pure bravi di origine palestinese o pakistana che però sotto sotto tramavano le più orrende azioni terroristiche. Per fortuna che l’MI5 vigila e sa sempre dove andare a pescare questi sospetti. Pare quasi che abbia un sesto senso. I media hanno il compito poi di raccontare ”umaronnamia” a cosa siamo scampati.
Forse volevano sciogliere del Guttalax nell’acquedotto di Londra e si erano messi d’accordo per ingessare a tutti l’arto sbagliato? No, preparavano attentati dinamitardi ma con risultati per fortuna scadenti, come dimostrano le ultime rudimentali bombe trovate a Londra.
Ofele’ fa el to meste’
, dicono a Milano.
Certo che queste storie, tra gli shampoo esplosivi dell’anno scorso e i terroristi della mutua di quest’anno fanno pensare che gli 007 inglesi abbiano veramente troppa fantasia.

Non che non vi sia una certa tradizione medica in Al Qaeda. Il noto Ayman al-Zawahari, attualmente gran capo in sostituzione del probabilmente defunto Bin Laden, era al seguito appunto di Osama come medico personale quando questi si fece ricoverare per una decina di giorni a Dubai, lui si in un ospedale americano di lusso, per farsi curare i reni da un professorone “ammerecano” ed era tutto un via vai di visite, fiori e pastarelle da parte dell’FBI e della CIA. Era il luglio 2001, mentre a Genova stavano per roteare i manganelli e il principe del terrore stava già evidentemente pregustando il botto delle due torri. Questa notizia, davvero sorprendente alla luce degli avvenimenti successivi, fu pubblicata dopo l’11 settembre da “Le Figaro” e nessuno l’ha mai ufficialmente smentita.

P.S. Secondo l’MI5 pare che Dr. House non sia coinvolto con Al Qaeda. L’immagine qui sopra è probabilmente falsa.

No, dico io, ma è serio prendersi la varicella a quarantasette anni e dover stare in quarantena?

Magari tra un po’ arriva Dr. House che fa il solito cazziatone con il botto al mediconzolo che non ha capito la diagnosi e ne spara una delle sue alternative e infallibili.

Per il momento mi tengo la febbre alta, i dolori, l’esantema, il prurito e la rottura di palle. E sticazzi!

No, dico io, ma è serio prendersi la varicella a quarantasette anni e dover stare in quarantena?

Magari tra un po’ arriva Dr. House che fa il solito cazziatone con il botto al mediconzolo che non ha capito la diagnosi e ne spara una delle sue alternative e infallibili.

Per il momento mi tengo la febbre alta, i dolori, l’esantema, il prurito e la rottura di palle. E sticazzi!

Interessante il dibattito (qui e qui) sulle nuove (?) norme censorie riferite alla televisione generalista e in chiaro, che proibiscono la diffusione di scene pornografiche, intendendo il pornografico come “la descrizione, l’illustrazione o la rappresentazione, visiva e/o verbale, di soggetti erotici e di atti o attività attinenti alla sfera sessuale, che risulti offensiva del pudore”.
Fatto salvo che: “non rientra nel menzionato divieto di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b) del citato decreto legislativo, la rappresentazione che, pur ricadente nella definizione di cui al precedente punto 2, sia parte di un contesto culturale o di valore artistico e risulti non fine a sé stessa ma funzionale all’economia dell’opera in cui è inserita”.

Bontà loro, sarebbero salvaguardati i film d’arte e i programmi di anatomia e medicina. Oddìo, se però si accorgono di questa rassomiglianza ci tolgono pure Dr. House.


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A leggere l’encomiabile inchiesta di Fabrizio Gatti sulle condizioni igieniche del Policlinico Umberto I di Roma, dove lui si è confuso tra il personale delle pulizie (si fa per dire) per un mese, registrando orrori ben peggiori di quelli descritti da Lars Von Trier in “The Kingdom”, vengono i brividi, è vero.

Tra le perle dell’inchiesta, corredata da foto eloquenti che valgono più di mille parole, troviamo le sostanze radioattive incustodite – e poi si parla tanto di terrorismo biologico, i frigoriferi aperti con le fialette contenenti bacilli e virus pericolosi alla portata di tutti (questa è vera democrazia! Mica come quelli del CDC di Atlanta che tengono tutto sotto chiave), le cacche di cane così decorative da essere lasciate per giorni nei corridoi dove passano i pazienti, ovvero i malati.

Soprattutto, ciò che fa più schifo vedere e sentire descritto è l’atteggiamento di quella categoria della quale facevo parte pure io fino a qualche mese fa, i fumatori.
Signori, diciamolo una volta per tutte, i fumatori sono degli incivili. Se qualcuno di loro riesce ad essere un minimo rispettoso della salute altrui, andando a fumare in disparte e all’esterno, quelli descritti da Gatti sono dei criminali. Fumare nei pressi di un reparto di pediatria, con il fumo che ristagna e impregna i locali dove ci sono dei bambini malati, come me lo definireste?
Dice che loro sono in pausa e devono fumare. Ma per favore, ci si può liberare dalla merda che ci intossica i polmoni in pochi giorni, basta un po’ di buona volontà. Che cazzo, non è mica eroina. Su cento fumatori ce ne sono 60 che possono smettere subito perché in realtà a loro non è mai piaciuto veramente fumare. Per i rimanenti incalliti – che in realtà sono affetti da un delirio di autodistruzione che andrebbe analizzato a parte, e che si attaccano alla nicotina perché è la droga più disponibile sul mercato, offriamo loro degli incentivi, sconti sulle tasse, viaggi premio, mignotte di alta classe, ma che smettano, perdìo. Si, adesso ditemi che devo farmi i cazzi miei e che parlo così perché sono diventata la classica stronza che ha smesso.
Potete immaginare una cosa più folle che essere malati gravi di cuore e continuare a fumare? Nel reparto dove è ricoverata mia madre, Cardiologia, ad un passo dalla Terapia intensiva coronarica, l’altro giorno hanno beccato una paziente che andava a fumare in bagno e le infermiere le hanno fatto giustamente un cazziatone.

A parte il problema del fumo, ho letto diversi post nei quali l’inchiesta di Gatti viene interpretata come una denuncia dei dissesti della Sanità pubblica. Io mi permetto di analizzare il problema da un altro punto di vista.

Nella mia regione, la rossa Emilia Romagna, ho trovato quasi sempre situazioni di grande efficienza e pulizia. Ho detto quasi perché mi ricordo padelle non svuotate per ore nel cesso dell’Ospedale “S. Giorgio” di Cervia, o un coso per reggere le flebo che doveva essere quello descritto da Hemingway in “Addio alle Armi” al “S. Orsola” di Bologna, menefreghismo e arroganza del personale di un paio di cliniche private.
Dell’ospedale della mia città, Faenza, non posso che dire bene. Si fa fatica a girare per i corridoi perché bisogna scansare le moldave che ti cacciano lo spazzettone tra i piedi ad ogni ora del giorno. I bagni sono pulitissimi, che ci potresti mangiare dentro. Il vitto è abbondante e buono. A Natale c’era anche il pandoro, la minestra ripiena e i cioccolatini. Le infermiere sono premurose, soprattutto con gli anziani e se sei gentile e paziente con loro si fanno letteralmente in quattro. Si viene chiamati per nome, in reparto ci sono piante, l’albero di Natale e il presepe, c’è un’atmosfera di famiglia.

Da cosa dipende quest’ottima qualità del servizio? Sicuramente da persone abili che gestiscono la baracca, ma credo anche dal fatto che la Sanità pubblica siamo noi, e se le cose vanno male, gira che ti rigira è perché noi portiamo i nostri difetti all’interno degli ospedali.
Se il tessuto sociale attorno a noi è mafioso, anche la sanità sarà mafiosa; se la cultura locale rispetta l’anziano, anche in ospedale ci sarà lo stesso rispetto. Se il mio stile di vita è il laissez-faire (ovvero il chemmefrega) non meravigliamoci delle cacche per terra e del fumatore che appesta il piccolo paziente. Medici, infermieri, dirigenti, inservienti e pazienti siamo noi, non una razza aliena venuta a colonizzarci.
Ci vuole controllo, e qui fanno bene i vari ministri competenti a inviare ispezioni e all’occorrenza menare di brutto, ma dobbiamo soprattutto cambiare noi. La Sanità è un bene comune e dipende da noi se farla funzionare bene o no.

Ad ogni modo, grazie Fabrizio per averci ricordato quanto noi italiani possiamo essere zozzoni. E adesso fateci il telefilm, “Dr. Monnezza”.

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