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Da giorni “Repubblica” con uno speciale ed altre illustri penne del giornalismo chiedono a Berlusconi di svelare la verità sul “caso Papi” ma lui, di solito così generoso di sé, si nega.
Cosa non può rivelare? La parentela con la ragazza? La vera identità del fantomatico Letizia? Altri misteri del passato, come ha buttato lì con studiata casualità la mamma di Noemi? Oppure, per dare un contentino ad Occam ed al suo rasoio, la sua troppo facile ricattabilità?

Per riassumere le varie ipotesi alternative attorno al caso Papi ed all’identità di Noemi, sui quali il presidente del consiglio rifiuta di fare chiarezza e di rispondere alle domande poste da istituzioni e stampa:

1) Noemi è la figlia illegittima di Berlusconi, concepita ai tempi in cui la madre slavoricchiava nel mondo delle televisioni private. Bimba consolata di tanto in tanto dell’assenza della figura paterna biologica così importante con diamantini e collanine. Cresciuta , fin da poppante, “nel mito di Silvio”, come racconta la madre. Chissà perchè.

2) Noemi è la nipote di Berlusconi. Cioè figlia di una figlia (la mamma ha una certa rassomiglianza con la vera figlia di Silvio, Marina). I tempi cronologici ci starebbero. In effetti 72:18 è più un rapporto nonno:nipote che papi:figlia.

3) Noemi è un’amichetta, un’amante, fino all’altro ieri minorenne, di Berlusconi. Una che lo chiama papi come le escort russe chiamano i clienti attempati Papik (come ha fatto notare Chiara). Questa ipotesi è in assoluto la più logicamente improbabile, per il modo in cui questa Noemi è uscita allo scoperto spifferando una così illustre ed illegale frequentazione ai quattro venti. Una tattica che in qualunque paese del mondo sarebbe considerata suicida per chi la attua. Anche l’apparente connivenza dei genitori nel sostenere la presunta tresca, sembra escludere l’ipotesi.

4) Noemi, a Berlusconi, non gli viene né amante né parente in alcun modo. E’ un’esca, come la festa di compleanno è stata una trappola.

La cosa che insospettisce di più è che si tratta di persone disposte a tutto pur di piazzare la figlia sul mercato del successo, che millantano un tipo di intimità sospetta con la persona più potente d’Italia e che sembrano in grado di metterla in difficoltà.
La madre di Noemi insiste oggi dicendo che Papi dovrà aiutare Noemi a farsi una carriera, quella carriera che lei non ha avuto. Cos’è questa novità; un’anonima borghesuccia si permette di pretendere favori da un capo di governo?
Sia che si tratti di persone che agiscono per pura ricerca di notorietà con sconvolgente imperizia ed allarmante ingenuità o che siano radiocontrollate da altri ambienti, la vicenda puzza lontano un miglio di ricatto.
All’ipotesi del ricatto non mi risulta finora abbia pensato nessuno. Se sbalio mi corigerete.

Apro una parentesi storica. Ricordate la vicenda Tortora con il fatto dei centrini? Riassumo per i troppo giovani. Enzo Tortora era un famoso presentatore televisivo, nato assieme alla televisione italiana negli anni cinquanta, messo in naftalina per molti anni e rispolverato alla fine degli anni settanta con una trasmissione, Portobello, che ebbe per diversi anni uno straordinario successo, nonostante l’insopportabile buonismo e riportando Tortora al massimo della popolarità. Per pura casualità, uno dei motivi del successo era la presenza di un pappagallo che i concorrenti dovevano riuscire a far parlare. Ci riuscì solo l’attrice Paola Borboni ma con il sospetto della combine.

Comunque, pappagalli a parte, la carriera di Tortora fu stroncata dalla sera alla mattina il giorno che nei telegiornali apparvero le immagini di lui portato via in manette, in arresto per associazione a delinquere di stampo camorristico, il 17 giugno del 1983. Le accuse di collusione con la camorra, spaccio di droga ed altri gravi reati, provenivano da esponenti di spicco della Camorra, e quindi furono inizialmente prese per buone dai magistrati. La vicenda kafkiana di Tortora, tra processi e carcere durò tre anni, fino all’assoluzione con formula piena nel 1986.
Perchè Tortora fu tirato in ballo, pur innocente, in fatti di Camorra? Per vari motivi: desiderio dei pentiti di acquisire credibilità, semplice ricerca di notorietà, paranoia nel famoso fatto dei centrini.

Un carcerato di Poggioreale aveva inviato alcuni centrini in seta da lui realizzati alla redazione di Portobello affinchè fossero venduti in un’asta di beneficienza. Non avendo ottenuto l’attenzione desiderata, il detenuto se ne era lamentato con il segretario di Raffaele Cutolo, Giovanni Pandico, il quale vendica lo sgarro cominciando ad inviare a Tortora lettere sempre più minacciose e ricattatorie.
Che tutto sia partito dal permalo di un pazzo maniaco che per sfortuna di Tortora era pure camorrista, o da un disegno più complesso pensato a più menti dalla criminalità organizzata, il caso Tortora dimostra la facilità con la quale il ricatto può rovinare anche persone di grande popolarità e potere.

Chiusa la lunga parentesi, veniamo ai giorni nostri. Il 26 aprile sera a Casoria, festa di compleanno di un’illustre sconosciuta che però chiama Berlusconi “papi” e lo frequenta da molti anni, come racconterà, con dovizia non richiesta di particolari, il giorno dopo a giornali unificati.
La moglie di Berlusconi annuncia poco dopo di aver preso la decisione di chiedere il divorzio al marito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso si chiama Noemi, la neodiciottenne, i cui rapporti con il premier non paiono chiari. “Magari fosse sua figlia”, commenta amaramente Veronica.

Il resto è noto. Berlusconi pasticcia sulle origini della sua frequentazione della famiglia Letizia, confonde il babbo di lei Elio con l’autista di Craxi provocando la smentita di Bobo in persona. Viene data la notizia che il signor Letizia è un esponente di spicco dei socialisti (smentita), poi del PDL, visto che Berlusconi insiste che questo Elio gli avrebbe telefonato per raccomandargli dei candidati e in seconda battuta invitarlo alla festa di Noemi.
Peccato che questo Letizia non risulti iscritto al PDL, né sia noto negli ambienti politici campani. Qualcuno addirittura sospetta che questo Letizia non esista proprio. Si aggiunga che le foto pubblicate da “Chi” sembrano pesantemente ritoccate, che il personale del ristorante racconta della bonifica preventiva da parte dei servizi dei locali destinati ad accogliere la presenza del premier (smentendo così il carattere di improvvisata della partecipazione alla festa) e il quadro del mistero è completo. Forse, abituato a raccontare balle, Berlusconi si è autofregato, dicendo di conoscere Letizia da tempo pur non conoscendolo ed ora non sa come uscirne.

Questa vicenda, analizzando i comportamenti dei protagonisti, dimostra una sola cosa: che il premier è facilmente ricattabile e che, sia a causa delle passate frequentazioni maschili (affaristiche) e di quelle attuali femminili (ludiche), chiunque potrebbe pretendere da lui favori, restituzioni di favori e quant’altro. Magari anche persone poco raccomandabili o la stessa criminalità organizzata che volessero manipolare altre facili esche per far abboccare il pesce grosso.

Intanto un danno concreto, a Berlusconi, è derivato da questo episodio: il divorzio dalla moglie potrebbe costargli la metà del suo patrimonio. In qualche modo potrebbero aver ragione coloro che sostengono che Veronica sia caduta in un tranello. Se Noemi è solo un’esca casuale, Veronica è stata altrettanto tratta in inganno e manipolata in funzione antiSilvio. Non è un caso che siano le persone vicine a Berlusconi a parlare di trappola.
Il ricatto in campo politico è una tecnica vecchia come la crocifissione e, da che mondo è mondo, certi sottoboschi si occupano della logistica.

C’è da aggiungere anche che il 9 maggio scorso, poco prima di una visita annunciata di Berlusconi, sono comparsi a Marcianise in provincia di Caserta, accanto alla sede del PDL, dei manifesti listati a lutto con al centro croci e bare. Ne dà conto “Libero”, che scrive di “minacce della Camorra al Presidente del Consiglio“. Come mai questa sicura attribuzione di Libero in assenza di rivendicazioni?

Qualcuno, più di quanti immaginiamo e delle più varie provenienze, magari dagli amici dai quali mi guardi Iddio, potrebbero lavorare per far cadere Berlusconi e per riuscirci cercano di prenderlo per le parti basse, il suo punto debole. Sembrerebbe un’ipotesi di fantapolitica, lo so, ma tanto vale ragionarci.
Ogni grande conducator è costretto a convivere con coloro che sperano di succedergli, il più presto possibile.


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Da giorni “Repubblica” con uno speciale ed altre illustri penne del giornalismo chiedono a Berlusconi di svelare la verità sul “caso Papi” ma lui, di solito così generoso di sé, si nega.
Cosa non può rivelare? La parentela con la ragazza? La vera identità del fantomatico Letizia? Altri misteri del passato, come ha buttato lì con studiata casualità la mamma di Noemi? Oppure, per dare un contentino ad Occam ed al suo rasoio, la sua troppo facile ricattabilità?

Per riassumere le varie ipotesi alternative attorno al caso Papi ed all’identità di Noemi, sui quali il presidente del consiglio rifiuta di fare chiarezza e di rispondere alle domande poste da istituzioni e stampa:

1) Noemi è la figlia illegittima di Berlusconi, concepita ai tempi in cui la madre slavoricchiava nel mondo delle televisioni private. Bimba consolata di tanto in tanto dell’assenza della figura paterna biologica così importante con diamantini e collanine. Cresciuta , fin da poppante, “nel mito di Silvio”, come racconta la madre. Chissà perchè.

2) Noemi è la nipote di Berlusconi. Cioè figlia di una figlia (la mamma ha una certa rassomiglianza con la vera figlia di Silvio, Marina). I tempi cronologici ci starebbero. In effetti 72:18 è più un rapporto nonno:nipote che papi:figlia.

3) Noemi è un’amichetta, un’amante, fino all’altro ieri minorenne, di Berlusconi. Una che lo chiama papi come le escort russe chiamano i clienti attempati Papik (come ha fatto notare Chiara). Questa ipotesi è in assoluto la più logicamente improbabile, per il modo in cui questa Noemi è uscita allo scoperto spifferando una così illustre ed illegale frequentazione ai quattro venti. Una tattica che in qualunque paese del mondo sarebbe considerata suicida per chi la attua. Anche l’apparente connivenza dei genitori nel sostenere la presunta tresca, sembra escludere l’ipotesi.

4) Noemi, a Berlusconi, non gli viene né amante né parente in alcun modo. E’ un’esca, come la festa di compleanno è stata una trappola.

La cosa che insospettisce di più è che si tratta di persone disposte a tutto pur di piazzare la figlia sul mercato del successo, che millantano un tipo di intimità sospetta con la persona più potente d’Italia e che sembrano in grado di metterla in difficoltà.
La madre di Noemi insiste oggi dicendo che Papi dovrà aiutare Noemi a farsi una carriera, quella carriera che lei non ha avuto. Cos’è questa novità; un’anonima borghesuccia si permette di pretendere favori da un capo di governo?
Sia che si tratti di persone che agiscono per pura ricerca di notorietà con sconvolgente imperizia ed allarmante ingenuità o che siano radiocontrollate da altri ambienti, la vicenda puzza lontano un miglio di ricatto.
All’ipotesi del ricatto non mi risulta finora abbia pensato nessuno. Se sbalio mi corigerete.

Apro una parentesi storica. Ricordate la vicenda Tortora con il fatto dei centrini? Riassumo per i troppo giovani. Enzo Tortora era un famoso presentatore televisivo, nato assieme alla televisione italiana negli anni cinquanta, messo in naftalina per molti anni e rispolverato alla fine degli anni settanta con una trasmissione, Portobello, che ebbe per diversi anni uno straordinario successo, nonostante l’insopportabile buonismo e riportando Tortora al massimo della popolarità. Per pura casualità, uno dei motivi del successo era la presenza di un pappagallo che i concorrenti dovevano riuscire a far parlare. Ci riuscì solo l’attrice Paola Borboni ma con il sospetto della combine.

Comunque, pappagalli a parte, la carriera di Tortora fu stroncata dalla sera alla mattina il giorno che nei telegiornali apparvero le immagini di lui portato via in manette, in arresto per associazione a delinquere di stampo camorristico, il 17 giugno del 1983. Le accuse di collusione con la camorra, spaccio di droga ed altri gravi reati, provenivano da esponenti di spicco della Camorra, e quindi furono inizialmente prese per buone dai magistrati. La vicenda kafkiana di Tortora, tra processi e carcere durò tre anni, fino all’assoluzione con formula piena nel 1986.
Perchè Tortora fu tirato in ballo, pur innocente, in fatti di Camorra? Per vari motivi: desiderio dei pentiti di acquisire credibilità, semplice ricerca di notorietà, paranoia nel famoso fatto dei centrini.

Un carcerato di Poggioreale aveva inviato alcuni centrini in seta da lui realizzati alla redazione di Portobello affinchè fossero venduti in un’asta di beneficienza. Non avendo ottenuto l’attenzione desiderata, il detenuto se ne era lamentato con il segretario di Raffaele Cutolo, Giovanni Pandico, il quale vendica lo sgarro cominciando ad inviare a Tortora lettere sempre più minacciose e ricattatorie.
Che tutto sia partito dal permalo di un pazzo maniaco che per sfortuna di Tortora era pure camorrista, o da un disegno più complesso pensato a più menti dalla criminalità organizzata, il caso Tortora dimostra la facilità con la quale il ricatto può rovinare anche persone di grande popolarità e potere.

Chiusa la lunga parentesi, veniamo ai giorni nostri. Il 26 aprile sera a Casoria, festa di compleanno di un’illustre sconosciuta che però chiama Berlusconi “papi” e lo frequenta da molti anni, come racconterà, con dovizia non richiesta di particolari, il giorno dopo a giornali unificati.
La moglie di Berlusconi annuncia poco dopo di aver preso la decisione di chiedere il divorzio al marito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso si chiama Noemi, la neodiciottenne, i cui rapporti con il premier non paiono chiari. “Magari fosse sua figlia”, commenta amaramente Veronica.

Il resto è noto. Berlusconi pasticcia sulle origini della sua frequentazione della famiglia Letizia, confonde il babbo di lei Elio con l’autista di Craxi provocando la smentita di Bobo in persona. Viene data la notizia che il signor Letizia è un esponente di spicco dei socialisti (smentita), poi del PDL, visto che Berlusconi insiste che questo Elio gli avrebbe telefonato per raccomandargli dei candidati e in seconda battuta invitarlo alla festa di Noemi.
Peccato che questo Letizia non risulti iscritto al PDL, né sia noto negli ambienti politici campani. Qualcuno addirittura sospetta che questo Letizia non esista proprio. Si aggiunga che le foto pubblicate da “Chi” sembrano pesantemente ritoccate, che il personale del ristorante racconta della bonifica preventiva da parte dei servizi dei locali destinati ad accogliere la presenza del premier (smentendo così il carattere di improvvisata della partecipazione alla festa) e il quadro del mistero è completo. Forse, abituato a raccontare balle, Berlusconi si è autofregato, dicendo di conoscere Letizia da tempo pur non conoscendolo ed ora non sa come uscirne.

Questa vicenda, analizzando i comportamenti dei protagonisti, dimostra una sola cosa: che il premier è facilmente ricattabile e che, sia a causa delle passate frequentazioni maschili (affaristiche) e di quelle attuali femminili (ludiche), chiunque potrebbe pretendere da lui favori, restituzioni di favori e quant’altro. Magari anche persone poco raccomandabili o la stessa criminalità organizzata che volessero manipolare altre facili esche per far abboccare il pesce grosso.

Intanto un danno concreto, a Berlusconi, è derivato da questo episodio: il divorzio dalla moglie potrebbe costargli la metà del suo patrimonio. In qualche modo potrebbero aver ragione coloro che sostengono che Veronica sia caduta in un tranello. Se Noemi è solo un’esca casuale, Veronica è stata altrettanto tratta in inganno e manipolata in funzione antiSilvio. Non è un caso che siano le persone vicine a Berlusconi a parlare di trappola.
Il ricatto in campo politico è una tecnica vecchia come la crocifissione e, da che mondo è mondo, certi sottoboschi si occupano della logistica.

C’è da aggiungere anche che il 9 maggio scorso, poco prima di una visita annunciata di Berlusconi, sono comparsi a Marcianise in provincia di Caserta, accanto alla sede del PDL, dei manifesti listati a lutto con al centro croci e bare. Ne dà conto “Libero”, che scrive di “minacce della Camorra al Presidente del Consiglio“. Come mai questa sicura attribuzione di Libero in assenza di rivendicazioni?

Qualcuno, più di quanti immaginiamo e delle più varie provenienze, magari dagli amici dai quali mi guardi Iddio, potrebbero lavorare per far cadere Berlusconi e per riuscirci cercano di prenderlo per le parti basse, il suo punto debole. Sembrerebbe un’ipotesi di fantapolitica, lo so, ma tanto vale ragionarci.
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