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Visto che parlare di crisi economica deprime e fa diventare sempre più apocalittici e sempre meno integrati, facciamo come nel Decameron: mentre attorno a noi c’è la pestilenza e i cadaveri si accumulano, dedichiamoci ad un argomento sempre interessante, il sesso. Eros come antidoto a Thanatos. Funziona da millenni.
Mi stavo giusto rileggendo i post (123) che, due anni, fa avevo dedicato alla diatriba sul sesso ludico accesa in rete da alcuni articoli di Paolo Barnard, primo fra tutti l’ormai mitico “Sono andato a puttane”. La visione di Barnard, la riassumo in un flash per comodità, invitandovi ugualmente ad approfondire sul link, auspicava un approccio più disinibito delle donne nei confronti del sesso, da viversi appunto come un gioco e non necessariamente come qualcosa di sentimentale. Tutto questo a costo zero, senza scambi di denaro come contropartita, perché secondo lui era proprio il denaro ad aver rovinato i rapporti uomo-donna. La famigerata mercificazione del sesso. Un inno, quello di Barnard, al sesso gratis, al libero scambio di secrezioni secondo il principio del baratto. Io do’ una cosa a te e tu dai una cosa a me. Come i mercatini argentini dei tempi della crisi del 2001 dove le signore cuocevano le torte e le scambiavano con  benzina o detersivi.
Secondo i dettami del sesso gratis e a volontà come sui prati di Woodstock – altri tempi ormai morti e sepolti, però – la voglia di scopare per gioco e di per sé, senza impegno e amici come prima avvantaggerebbe perfino i cosiddetti Uomini Beta, quelli che di solito le donne scartano perché troppo impegnate a correre dietro agli odiati (dai Beta) Uomini Alfa, quelli ai quali basta uno schioccar di dita  ed  ai quali daresti non solo la topina ma anche un rene e tre litri di sangue subito. Resta da stabilire se il principio varrebbe anche al contrario, ovverosia se il vantaggio scatterebbe anche per le donne Beta rispetto alle Alfa. Barnard questo non ce l’ha ancora spiegato.
Certo, sarebbe bello il libero amore senza complicazioni e contropartite ma il mercato applicato alle pulsioni non è così facile da scardinare in un mondo dominato interamente dallo scambio in denaro. L’idea del sesso ludico no-cost è terribilmente utopistica se non la proiettiamo in un mondo futuro senza denaro e nemmeno il sentore di qualcosa come il mercato. Un’Arcadia, insomma. Senza contare che nei rapporti intimi c’è sempre il brivido dell’imprevisto sentimentale.
Immaginiamo di volere solo del sesso e nessuna complicazione sentimentale per i nostri buoni motivi.
Se ci dedichiamo al dai e vai in forma gratuita, la componente sentimentale è fuori controllo e c’è sempre il rischio collaterale costante di affezionarsi, innamorarsi, perdere del tutto la testa, prendersi un due di picche o subire un abbandono perché tu vorresti continuare ma lei o lui non ne vogliono più sapere, per non parlare della caduta nella routine e nella noia. 
Se invece c’è di mezzo il denaro, la contropartita, l’incentivo nel rapporto sessuale, allora questo serve proprio ad annullare l’effetto collaterale. Sapendo a priori che quella persona viene con te perché la paghi, sai già che molto probabilmente sta fingendo, che dopo se ne andrà per la sua strada, che non ti ci devi attaccare. Però quello che chiedi lo dà e quindi anche il due di picche è scongiurato.
Per di più, la mercificazione sarà brutta e cattiva ma il sesso a pagamento permette di scopare a  tanta gente che altrimenti potrebbe dedicarsi solo al faidate. 
Il denaro fa scopare i vecchi, i brutti, i matti, i malati, perfino i deformi. In una società repressa e repressiva, dove sembra che ci sia un Valentino per ogni Valentina e che ci si incontri come nei film con una facilità spaventosa, la realtà è spietata. Una volta che tutti i Valentini sono accoppiati con tanti bei marmocchi attorno, che fai, ti metti a sfasciare famiglie? Senza contare che trovare un partner, cambiarlo, sperimentare semplicemente, richiede un enorme dispendio di tempo. Se si vuole solo fare un po’ di ginnastica, o ti infili in Badoo dove puoi pescare di tutto e arrivi proprio a grattare il barile, senza contare la componente di rischio oggettivo, oppure ti rivolgi ai professionisti.

E allora, rileggendo l’articolo di Barnard e i miei di risposta e infilando il tutto nel frullatore mentale dove da parecchio tempo si stanno accumulando alcune mie personalissime riflessioni, sono pronta a chiamare Tom Dickson, premere il pulsante, a  pronunciare la parola magica: “Will it blend?” e lanciare la provocazione.
Siamo sicuri che un rapporto sessuale regolato dal denaro sia sempre e soltanto squallido e degradante? Perché, visto che la mercificazione vive e lotta con noi, non rivolgere il sistema a nostro vantaggio? Perché, non potendo evitare di essere violentati dal mercato, non sdraiarci e provare a trarne godimento?
Ed ecco il punto e mi rivolgo alle ragazze in ascolto. Non farebbe bene anche a noi andare a puttani e non trovarci niente di male?
Gli uomini se hanno voglia hanno un’offerta enorme a disposizione e i prezzi sono più che abbordabili, se non si pretende la supermodel con 50  euro da spendere. Poi magari cercano tutte le scuse: l’accudimento, la porta aperta, la donna all’ennesima potenza quando invece vogliono solo sesso ma questo fa parte dell’ipocrisia religiosa. 
Noi donne invece, avendo le medesime esigenze degli uomini, siamo ancora discriminate. O meglio, la prostituzione maschile esiste ed è fiorente, ma è elitaria e costosa, oppure troppo esotica. Pare che i più gettonati tra gli escort made in Italy – ma ci sono pure gli albanesi da 30 euro per strada – non si slaccino nemmeno la patta per meno di 300 euro per una mezz’oretta e arrivino fino a 3000 euro per un weekend e che la facciano cadere un po’ dall’alto, del tipo: “La signora dev’essere comunque gradevole”.
Forse se aumentasse la domanda – ecco, maledetta legge di mercato che sei sempre tra i piedi, siamo di nuovo a parlare di economia e a deprimerci – scenderebbero anche i prezzi.
Chissà se è già previsto il “soddisfatte o rimborsate”?
“Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro … ” 
(Carlo Collodi, profeta)
Nel mondo reale dei viali, delle circonvallazioni, dei raccordi anulari e delle statali, le puttane rischiano le botte, le marchiature a fuoco e gli stupri di gruppo dei papponi; gli stupri e le botte dei clienti che non vogliono pagare e perfino, se sono particolarmente sfigate, l’incontro con il serial killer che le lavorerà di coltello prima di gettarne i resti in un fosso. 
Nel mondo della prostituzione di basso livello, quello che infastidisce tanto le famiglie perbene dei clienti, le puttane (maschi e femmine) fanno un lavoro duro, quasi da minatore e a tariffe da sottoproletariato. 50-100 euro quando va bene e la fetta più grossa se la tiene il pappone. Una vita di merda, altro che “fanno le puttane perchè così hanno i soldi facili senza dover faticare”.

Poi c’è il livello superiore, il mondo della prostituzione d’alto bordo, quello dove i clienti hanno i soldi, tanti soldi da spendere e la puttana non si chiama più puttana ma escort.  Come un vecchio modello della Ford ma molto più carina. 
Salendo di livello, con l’introduzione del fattore denaro a manetta, saltano tutte le regole, come  nella Protezione Civile dopo il terremoto. Nel livello precedente, quello infimo, la puttana può anche essere vecchia e sfatta e tali saranno di conseguenza i suoi clienti. La escort invece deve essere rigorosamente strafiga, se no sarebbe solo una puttana ma, attenzione,  in questo caso non è che di conseguenza si ritroverà sempre come clienti dei Clooney o dei Pitt o i Richard Gere delle pretty women. Anche qui vecchi e sfatti come nel livello inferiore ma con i dané e quindi la cosa, capirete, aiuta a sopportare.
Infine, proprio in cima alla scala di Giacobbe, entrando da una porta circonfusa di luce, c’è il meraviglioso mondo di Silvio.
In questo mondo soprannaturale ci sono vecchi e sfatti pieni di soldi anzi stracarichi, esondanti soldi ma, questo è il bello del paradiso, se sei giovane, meglio giovanissima e bisognosa come una piccola fiammiferaia infreddolita, i vecchi e sfatti non ti chiedono di fare nulla in cambio. Non devi lavorare di bocca o di canali come un gondoliere, senza utilizzare i labbroni e il mandolino con i quali ti  eri attrezzata con tanto impegno perchè ti aspettavi chissà cosa, giustamente. Perchè pensavi di stare ancora al piano di sotto, tra le escort.
Nel meraviglioso mondo di Silvio alle caste Susanne  non è riservata la concupiscenza ma solo la generosità  dei vecchioni. Sono uomini con la figa infissa in fronte con il fischer eppure si accontentano di guardare e non toccare. Che la parola chiave sia, a questo punto, “contemplativo”?
Come nella favola di Pinocchio, dove c’era l’albero degli zecchini, qui ci sono alberi dove crescono gli euro a migliaia, i gioielli d’oro firmati e perfino le automobili. “Tieni, è tua”, “Ma come, Eccellenza, almeno un pompino”. “Ma figurati, ma che scherzi, io sono una persona di cuore”. Una volta vendemmiato l’albero ti ritrovi con 5-6000 euro in borsetta. Roba che una puttana deve slogarsi la mascella per mesi, per non parlare di una lavoratrice qualsiasi da 800 euro al mese, e tu non ha fatto niente, solo la bella statuina.
Dice che la ragazza non è attendibile, che è una bugiarda. Se le spara così grosse lo è sicuramente ma deve aver studiato alla scuola di Silvio. C’è il suo marchio inconfondibile. Riconosco il suo far credere che il mondo sia meraviglioso e perfetto e che il successo si raggiunga senza sforzo, con il solo intervento dell’Uomo della Provvidenza e della sua infinita magnanimità.
Una favola, appunto.

“Ad una di queste ragazze, Barbara Montereale, che ha accompagnato Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli, è stata bruciata l’auto nella notte. Probabilmente un avvertimento che viene dal passato burrascoso delle ragazze e non certo dalle vicende attuali. ”
(Pino Scaccia, TG1 del 25 giugno).

“Una ragazza senz’arte né parte, invitata a cena dal capo del governo, reclama di essere pagata perché «non lo faccio mica per la gloria». In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio. Qui no, non più. Come se Cenerentola chiedesse di essere pagata dal Principe. Ma se il prestigio della carica cade tanto in basso, anche a causa dei comportamenti del capo del governo medesimo, è questo un fatto privato o un fatto pubblico?”
(Nando Dalla Chiesa, L’Unità 26 giugno 2009)
Dica la verità, Pino, il compito glielo ha corretto con la matita rossa e blu il direttore Minzolini. Non posso credere che quel “non certo dalle vicende attuali” sia farina del suo sacco.
Che succede? Non coglie anche lei la palese contraddizione logica tra quel “probabilmente” e il “di certo”? Facciamo così, il probabilmente è suo e il di certo è del direttore e lei lo ha fatto perchè tiene famiglia.

A parte le sottigliezze semantiche, che vuol dire “il passato burrascoso delle ragazze”? E’ per caso un modo elegante per dire che, siccome almeno una delle due andò a Palazzo Grazioli per vendersi, se lo sono cercato, l’avvertimento mafioso? Passato burrascoso è roba da anni cinquanta e starebbe bene assieme ad un bel “i figli della colpa” in un film di Matarazzo con Yvonne Sanson ed Amedeo Nazzari. Quelle belle storiacce dove la sventurata rimasta incinta ed abbandonata, per espiare la colpa, doveva farsi almeno un ventennio in convento, tre tumori maligni e morire comunque con il sorriso sulle labbra ed il perdono per tutti?
Questo, mioddìo, è moralismo, non richiedere che il capo di un governo si contenga.
“Non certo dalle vicende attuali”. E chi può dirlo? Io penso invece che qualcuno voglia spaventare le testimoni per impedire che vengano fuori altre magagne dell’illustre incontinente.
In ogni caso, una donna, secondo me, ha tutto il diritto di avere un passato, un presente ed un futuro burrascosi come cavolo le pare, allo stesso modo in cui li può avere un uomo, senza essere sottoposta a giudizi talebani. Cominciamo, in previsione delle prossime occasioni, a raccogliere pietre belle aguzze?

Anvedi come sbanda Nando. Anche lui sulla strada per Kabul, con uno stock di burqa per ricoprire tutte queste mignotte che non si sa da dove siano uscite e che pretendono, come i giornalisti per le loro prestazioni, addirittura di essere pagate.
Il suo ragionamento è ancora più moralista di quello del Pino, lo sa?

Sono vent’anni che la televisione italiana impone alla donna italiana a qualunque età (anche alle piccolissime, putroppo), di essere il più troia ed il meno intelligente possibile. In questo documentario impressionante, “Il corpo delle donne”, se ne ha una dimostrazione.
Si è, soltanto se si è giovani e belle. Di conseguenza disponibili. Lo so che “donna oggetto” è un termine trito più di un hamburger ma non me ne vengono in mente altri.

Noi donne, grazie a questa macelleria televisiva che mette in mostra culatelli, punte di petto, cosce e filetti, siamo percepite come oggetti che, siccome viviamo in un regime di mercato, non vedo perchè non dovrebbero avere anch’essi un prezzo. Ecco però che, stranamente, la puttana piace quando non chiede troppo perchè agli uomini il sesso piace economico. Forse è proprio l’eccesso di gnocca gratis sulla tv commerciale che ha viziato i nostri aspiranti sultani.
La prostituzione invece, e giustamente, si deve pagare.

L’altra sera su Sky ho visto un reportage sui gigolò, gli escort. Insomma i puttani.
Questi giovanotti hanno dichiarato alla ragazza che li intervistava che loro, per meno di 5000 euro non si tirano giù nemmeno la cerniera della patta. E’ risaputo che la tariffa del troio è decisamente superiore a quella della professionista femmina. Loro si vendono a caro prezzo (con le donne, quelli che vanno con gli uomini fanno meno i difficili e si adattano) e la fanno cadere dall’alto neanche fossero tutti dei dell’Olimpo (alcuni erano decisamente scarsini).

Noi donne, che in maggioranza la diamo via gratis, perfino per amore, siamo fin troppo generose ed economiche.
Lo ribadisco: 2000 euro per scopare con Berlusconi sono una miseria, quasi una vendita promozionale, un saldo di fine stagione, uno “svuoto tutto”.
Il ragionamento sorprendente di Nando è che Patrizia, per il fatto di essere stata invitata dal presdelcons, avrebbe dovuto sacrificarsi per niente ed anzi, essere orgogliosa di essersi sporcata il Versace con il fondotinta di papi.

“In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio”. Si, quando sai che ti invitano non per scopi mercenari. In tal caso c’è giustamente il tariffario.
Dipende anche dal capo del governo. Guardi, per parlar chiaro, io ad Obama la darei gratis e gli farei pure una tessera omaggio a vita, ma vuole mettere la differenza?
Posso ricordarle, Nando, che andare con un vecchio coperto di fondotinta più di una geisha, con i tacchi, dalla virilità traballante (lo dice Feltri, il suo urologo), anche se è un capo di stato, non è il massimo della vita? Patrizia potrebbe essere la testimonial perfetta del Maalox. “Che stomaco!”

E poi, scusi, sembra quasi che una ragazza qualsiasi (bello il “senza arte né parte”) nasca con il dovere di cessione della passera a gratis al capo di stato perchè tale. E dovrebbe pure ringraziare dell’onore. Strano, credevo che lo jus primae noctis fosse robaccia old fashion da Don Rodrigo.

Se questa è la considerazione che hanno gli uomini italiani del sesso e delle donne nel 2009, andiamo bene.
Siamo ancora fermi al binomio Mia madre (la santa vergine) contro il resto del mondo (tutte puttane). Fintanto che la donna è da conquistare si sprecano le divine commedie e siamo tutte madonne beatrici. Una volta caduta la Bastiglia, crolla l’interesse e soprattutto il rispetto. Figuriamoci che rispetto si potrà avere delle benemerite che vanno perfino con i vecchi e che a volte ci lasciano la pelle perchè incappano nel violento e nell’assassino.
Chi affitta il proprio corpo non ha meno dignità di chi vende pentole e spesso è più onesta.
Non trovo nulla di male nel farsi pagare. Soprattutto quando a Cenerentola invece del Principe, càpita il Nonno Azzurro.


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Il tariffario della Rinomata Casa ormai è noto e sono tutte cifre a tre zeri.
1000 euro per fare le tappezzerie viventi alle feste e in villa, per sedersi sui presidenziali bidet ed alzare il tasso di estrogeni nell’aria fino ad un pericoloso 99%. Senza fare niente nè di bocca nè di completo, dicono loro. Cioè mille euro solo per esserci.

Proseguiamo. 2000 euro, non si sa se in più o compresi nell’ingaggio iniziale, in buoni spesa per chi andava a villeggiare in aereo di stato a Villa Certosa a fare la bella statuina e farsi palpare la tetta sotto la maglia dal sultano mentre si è posizionate sulle sue ginocchia. Inoltre, prima della partenza, un pò come alla fine delle gite che ti portano in pullman a vedere il Santuario di Padre Pio solo per venderti delle pentole, omaggio alle partecipanti di varia gioielleria. Comunque sempre roba di valore, più o meno diamantata. Alla fine della giornata, mentre se ne vanno via cantando “To-po-la-nek, to-po-la-nek!“, le Mary Jane ficarotta nello zaino si portano via una bella cifra, quasi un TFR.

2000 euro invece, per andare oltre e fare sul serio nel “lettone”. Immagino quindi compreso il caro vecchio dai e vai in tutte le varianti. Lo ha ammesso l’unica professionista finora autocertificatasi escort, che non è un vecchio modello della Ford ma un termine elegante per differenziare le signorine che fanno compagnia ai ricchi da quelle che la danno ai poveri per soldi.

In questo tariffario però c’è un parametro illogico , come direbbe il professor Cagnato.
2000 euro solo per fare presenza e 2000 euro per slogarsi la mascella su un vecchio di settant’anni? Non c’è proporzione. Se volessimo rimanere su quei parametri, se la giornata in piscina con strimpellata di Apicella e cocomerata finale vale 2000 euro, per quell’altra cosa, secondo me, non ne basterebbero 4000.
Quindi, qualcuna mente e secondo me non è la escort. Tutte le altre barano. Le migliaia di euro non si regalano per aver fatto sbirciare un capezzolo, a meno che non si sia solo dei contemplativi. Anche in questo caso però, qualche pas des deux lesbico dove bisogna sudare un pò, viene normalmente richiesto.

Intanto l’utilizzatore finale, il cliente di Mavalà, il termovalorizzatore vivente di spazzatura da lui stesso accumulata, sta diventando un mix tra la Norma Desmond di Viale del Tramonto, la diva ormai totalmente fuori di melone che crede di essere ancora sulla breccia e il Citizen Kane di Orson Welles, quello che nel finale muore pronunciando il soprannome del “bottoncino di rosa”, ovvero il clitoride, della sua amante.
Dispiace perfino accomunare siffatti miti cinematografici con un personaggio sempre più squallido ma è un modo per cercare di rendere la cosa meno penosa, di mascherare il tanfo che proviene da una reputazione ormai in avanzato stato di decomposizione.

E’ stato molto interessante seguire il TG1 stasera. Sarà stato il silenzio pre-elettorale ma è stato come vivere in un mondo finalmente senza Berlusconi. Non lo hanno nominato neanche di striscio, non esisteva più. Mancava solo il monoscopio e la musica classica in sostituzione.

Una domandina finale a chi, come me e milioni di altri italiani, guadagna tra i 1000-1500 euro e perfino meno, dovendo sgobbare un mese intero. Non fa appena appena un pò schifo questo frullo di costosa passera di prima scelta da utilizzare, alla faccia di chi, appunto, i soldi se li guadagna con fatica, compresa la moldava da 20 euro a botta sulla Via Emilia?

Dire che l’Italia sta andando a escort invece che a puttane, non ci consola di certo. Il concetto è il medesimo.


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