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Si, certo nonno, l’euro non ha convinto nessuno. Nemmeno quei bottegai che, quando fu introdotto definitivamente al posto della lira nel 2002, poterono raddoppiare i prezzi impunemente creandosi il cambio di comodo 1000 lire= 1 euro, invece del corretto 1000 lire= 0,50 euro,  tanto il tuo governo li avrebbe lasciati fare.
Lo so, lo so. I bottegai ci provarono in tutta Europa a fare lo stesso giochetto – perfino i rigorosi prussiani – ma altrove, nei paesi seri, trovarono dall’altra parte sistemi di controllo in grado di scoraggiarne le furbate.
L’euro non ha convinto nessuno, già. Nemmeno gli americani, che hanno scatenato tutta l’artiglieria pesante nascosta dietro al fogliame delle agenzie di rating contro una divisa capace, per la prima volta, di mettere in difficoltà Sua Maestà il Dollaro. Fatti spiegare da un bancario qualsiasi questa forma di invidia della divisa.
L’euro non ha convinto i paesi petroliferi che da almeno dieci anni stanno accarezzando l’idea di utilizzarlo per le transazioni dell’oro nero. Sempre al posto del dollaruccio. Altro motivo importante per scatenare la reazione imperiale di cui sopra.
Lo so, nonnetto, che cerchi di cavalcare gli eurodeliri dei legaioli che, se potessero, tornerebbero non alla lira ma al baiocco. Tanto lo sai che, nei paradisi fiscali, comunque si ragiona in dollari e quindi nessuno dei tuoi amici evasori rischia alcunché. Visto che pensi sempre, come gatto e volpe, non al vile interesse ma ad arricchire gli altri.
L’Euro e l’Europa purtroppo, in questo momento, sono necessari come il purgante. Sempre se vogliamo mantenere i nostri privilegi e il nostro attuale benessere. Sono necessari per difenderci dagli attacchi imperiali e dalle mire espansionistiche asiatiche. Questa crisi, forse, convincerà ob torto collo gli europei ad unirsi finalmente, a rinunciare alle spocchiette nazionalistiche. 
Ma c’è il rischio default, grida il telespettatore terrorizzato dall’odierno bollettino borsistico. State tranquilli, appena ottenuto ciò che disperatamente si cerca di imporre su base continentale, la crisi sparirà da un giorno all’altro. Puf! Come una magia di Harry Potter. Sui giornali non se ne parlerà più, come non si parla già più di quella che doveva essere la trentennale guerra al terrorismo islamico. E’ una partita a scacchi, stiamo solo aspettando la mossa decisiva. Lo scacco matto.
In seguito, creata una difesa efficace europea contro gli attacchi esterni si potrà sempre pensare ad un modo per uscire dalla logica perversa della crescita a tutti i costi.
Tanto è solo questione di tempo. Il capitalismo, senza più il contraltare della minaccia comunista e privo di un vero controllo democratico che ne limiti gli abusi è in preda alla esaltante follia del liberismo selvaggio, la sua forma neoplastica. 
Pochi individui credono di potersi arricchire esponenzialmente cancellando tutti i diritti degli altri e creando al contempo una marea montante di poveri. Una follia che li porterà inevitabilmente al suicidio collettivo come i lemmings perché i poveri sono numericamente superiori ed enormemente più incazzati. 
Può darsi che un giorno mangeremo bistecche di miliardario, che disputeremo la finale di Champions giocando con la testa del direttore della BCE e che conserveremo nei musei di storia naturale e sotto formalina imprenditori di successo. Compresi quelli falliti che, per coprire il loro fallimento, cercarono in tutti i modi di far crollare anche la casa dei Filistei. 
(Mi scuso per l’allusione a Sansone. Con tutti quei capelli. Sono stata indelicata.)

Devo ammettere che ascoltando la  recita del rosario delle misure della manovra lacrime & sangue, lui con un principio di apnea da stress e l’altro, il fiscalista, con il solito tono da anestesia locale – che ti stanno tagliuzzando ma non senti nulla – giuro che più che alla mattanza per il ceto medio-basso, ho pensato: “Finalmente questi governano, fanno qualcosa, hanno smesso di star lì a pettinar bambole gonfiabili”.
Magari alla fine è proprio vero che è stato lui a chiedere ai francesi, tedeschi e BCE l’imposizione della manovra, per poter dare la colpa agli altri e dire: “Mi ci hanno costretto loro, io non volevo”, come sospetta malignamente Eugenio Scalfari. E’ riuscito a farsi imporre di governare ma il prezzo che ha pagato – non di tasca sua ma con i nostri soldi – è di far commissariare l’Italia, quindi sottoporla ad una umiliazione, ed esporre il nostro paese al ricatto delle banche anche per il futuro.
Gli italiani, sbollita la rabbia di queste ore, dovranno capire una volta per tutte che questo essere in fondotinta li ha ridotti in questo stato perché non ha governato, non ha fatto un cazzo per diciassette anni. E perché? Perché aveva altro per la testa: i processi, le puttane, gli affaracci privati con Gazprom e Gheddafi, le sue aziende che perdono in Borsa, i maltolti da restituire e le beghe familiari.

La cosa paradossale è che, su suggerimento o no dei badanti europei, non lo sapremo mai, all’interno di una manovra che va a mungere sempre le solite vacche in puro stile democristiano, è stato costretto a fare qualcosa di doveroso. Si, poteva farlo meglio e c’erano mille altre cose da fare allo stesso tempo, come vedremo, ma almeno qualcosina, poco poco, c’è.

Per esempio l’abolizione di alcune province, anche se si doveva avere il coraggio di eliminarle tutte, visto che era già previsto fin dai tempi della creazione delle regioni.
La tracciabilità dei pagamenti in contanti, che era una norma già approvata dal centrosinistra da lui tolta in seguito. Ora è stato costretto a reintrodurla “per colpa della Merkel” o di Alfredo.
Il giro di vite su scontrini e ricevute. L’aumento dell’età pensionistica delle donne a 65 anni che, con un’aspettativa di vita di sei anni più degli uomini e, se vogliamo la parità, è giusta. Andava estesa anche al settore pubblico, però, non solo nel privato. Lì però bisogna capire Rocky Roberts Bossi, che ha una mogliera baby pensionata da difendere.

Cosa si sarebbe dovuto fare in più? Possiamo sbizzarrirci fino a domani mattina.
Ad esempio il taglio delle spese militari, l’abolizione dei privilegi fiscali della Chiesa, prima di tutto dell’esenzione dell’ICI per tutte le proprietà del clero; lotta vera all’evasione attraverso l’aumento della detraibilità delle spese mediche così da indurre il cittadino a richiedere sempre la fattura al medico e la possibilità di detrarre molte più spese di quanto si possa fare oggi, ovvero quasi tutto come succede all’estero.

La tassa sui redditi oltre 90.000 euro  – equivalente ad uno stipendio di 7.500 euro al mese, che è proprio un bel reddito, anche se stamattina sentivo giornalisti piangere come vitelli sgozzati al pensiero di non saper più come mettere insieme il pranzo con la cena – non risolve di certo il problema della patrimoniale, che anzi è stata introdotta di fatto per i dipendenti che vedranno il proprio TFR parcheggiato per altri due anni prima di poterne usufruire. Si tratta in alcuni casi di parecchie migliaia di euro che verranno a mancare a famiglie che magari avevano programmato, grazie a quella somma, di poter tirare il fiato per un po’.
Si trattiene il TFR forse per aver il tempo di rimettere a posto nei fondi le somme precedentemente sottratte? Non sono riuscita a ritrovare l’articolo, letto giorni fa, e la notizia è quindi tutta da verificare, ma pare che siano già stati fatti in passato dei prelievi dai fondi TFR senza consenso, in periodi di necessità di liquidi e che, a causa delle proteste, lo Stato sia stato poi costretto a rifonderli nottetempo.

Al di là delle 50.000 poltrone (poltroncine, più che altro strapuntini) tagliate a livello delle amministrazioni locali, non vi è nella manovra alcunché a svantaggio della Casta, che continuerà a banchettare con meno di cinque euro nella mensa di lusso del Senato e che non vedrà alcun decurtamento dei propri stipendi. Nessun allineamento dei trattamenti pensionistici al resto della popolazione per i parlamentari, ad esempio, che continueranno a ricevere pensioni prima dell’età anagrafica consentita, dopo appena qualche anno di servizio.
Si, è stato introdotto il divieto di cumulo delle cariche ma sono bazzecole.
Nel settore dello sviluppo, a parte un discorso fumoso su fantomatiche liberalizzazioni e privatizzazioni (e sarebbe interessante sapere quali aziende private avrebbero i soldi per acquistare le municipalizzate), non c’è nulla. Solo tasse, balzelli, scudi da pagare, cambiali e tratte.

Insomma, per concludere. I ricchi ricchi e quelli della Casta non pagano o pagano solo un piccolo pegno simbolico. Pagano i soliti, compresi molti appartenenti all’elettorato berlusconiano. Non i grandi imprenditori di riferimento, i grandi evasori e gli innominabili ma quelli della Terra di Mezzo, coloro che sono ricchi quanto basta per non potersi ancora permettere di comperarsi qualche finanziere che chiuda un occhio. Quelli che, visti dalla Terra dei dipendenti a 1000 euro al mese sono dei privilegiati e, visti dalla Luna dei megaricchi, dei poveri straccioni. Gente che è stata colpita dal furiosissimo sdegno divino* per non essere riuscita a riventare ricca come Berlusconi e che quindi deve pagare.
(* E’ ufficiale, Guzzanti senior sniffa la bomboletta di flit.)

A leggere i primi articoli dei suoi giornaletti di famiglia e soprattutto i commenti dei papiminkia, a parte qualche indomito passerottino nei secoli fedele, si capisce che una buona fetta del suo elettorato il bagonghi del consiglio se l’è fottuta per sempre.
Forse ha messo in conto anche il fatto di non potersi più presentare alle elezioni e allora, che muoia Angelino con tutti i filistei. Forse sta pensando veramente di doversene andare, magari su suggerimento imperiale.
Non in galera perché ha più di settant’anni e nemmeno i compagni di merende di Pacciani rimasero in galera dopo quell’età. Ma obbligarlo a prender su baldracche e burattini, le sue metastasi famigliari e mandarlo ad Antigua in esilio, con divieto assoluto di rientro pena lo sparare a vista, non ci starebbe male.

Come si è visto ieri sera, ha continuato a sbugiardare, è più forte di lui. Lo farebbe anche con un M16 puntato.
Il debito pubblico lo hanno creato i governi dal 1978 al 1992 – ma si è guardato bene dal nominare il Cinghialone, perché un po’ di riconoscenza per i vecchi amici e mentori gli è rimasta. Poi, dal 1992 ad oggi, siccome ha governato quasi sempre lui, a parte qualche parentesi prodiana e tecnica, delle responsabilità dell’aumento del debito pubblico si perdono le tracce. A seguire il suo ragionamento si sarebbe arrivati dal 1992 al 2011 direttamente, con il teletrasporto.

La presenza di Brunetta e di altri liquami di percolato ex-socialista al governo potrebbe far pensare che l’amico Craxi, in articulo mortis, possa aver affidato la sua creatura, il debito pubblico, al degno successore, facendogli promettere di averne cura e conservarlo amorevolmente. Insomma, non è stata colpa sua.
Poi ha continuato, da bravo Unto, con il cuore che grondava sangue e il solito piagnisteo. 
Non ho tradito le promesse elettorali. Non volevo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Tremonti ha abusato di me! La lettera della BCE! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Diooo!

Ma si, in fondo Montecarlo assomiglia un po’ ad una Scampia con in più gli yacht.

C’era una volta una ricca coppia: un francese e una tedesca che andarono ad abitare a Montecarlo in un lussuoso condominio. Avevano enormi disponibilità di denaro ma il loro passatempo preferito era giocare al Casino. Spesso vincevano ma ancor più di frequente perdevano ingenti somme.
Per una loro bislacca stravaganza obbligarono per contratto a prendere la residenza in appartamenti nel medesimo condominio, le cui spese di gestione erano altissime, la badante greca, il giardiniere portoghese, la donna delle pulizie spagnola e l’autista italiano. Ben presto, a causa del loro stipendio troppo basso ed inadeguato ad un ambiente adatto più ai miliardari che ai lavoratori, e del potere d’acquisto che calava ogni giorno di più, per i quattro dipendenti divenne quasi impossibile tirare avanti.

I ricchi padroni, che di loro avevano comunque bisogno per dividere le spese condominiali, per qualche tempo prestarono alla badante, al giardiniere, alla donna delle pulizie e all’autista i soldi per pagarle ma, ben presto, nemmeno questo bastò più.
I ricchi quindi convocarono i dipendenti e cercarono di far loro capire che avrebbero dovuto consumare di meno per non spendere e permettersi di pagare le spese di gestione del palazzo. Niente più consumi a volontà di elettricità, gas e acqua ma razionati. Ad un certo punto dissero ai domestici che, per poter continuare a vivere nei loro lussuosi appartamenti potevano sempre limitarsi nel mangiare fino magari a smettere del tutto.

Mentre la rabbia dei quattro montava e si respirava aria di rivolta, a nessuno venne in mente che forse i padroni avrebbero dovuto giocare meno al Casino e i domestici, visto che non potevano permettersi di vivere nel lusso, avrebbero dovuto traslocare in un quartiere più economico del “Condominio Europa”.

Domani si vota per le Europee. Per eleggere i rappresentanti più cari e spocchiosi del continente, quelli in versione italian style, pagati per non fare una ceppa ma per farsi rimborsare comunque costosissime note spese, neanche fossero tanti Kakà. Sa, signora mia, a Bruxelles e Strasburgo è tutto così caro.
Queste elezioni dovrebbero interessarci forse più di quelle politiche perchè l’Europa, il nostro amato continente, è l’unica àncora che ci tiene legati al molo della civiltà. Confinare con Svizzera, Austria e Francia, persino con la Slovenia, impedisce alla nostra repubblica, anche se non lo crediamo, di bananizzarsi del tutto. Appena un pò più giù o a destra sulla carta geografica e avremmo fatto impallidire la Panama di Noriega.

Per ora facciamo solo ridere il mondo intero per essere il posto dove i primi ministri di seconda scelta dei paesi emergenti possono girare a bigolo all’aria, perfino in versione “cazza la randa” nella Neverland sardegnola del ducetto (Benito, ma quanto eri serio tu, in confronto?) tra passere scopaiole e passere di mare, si spera almeno maggiorenni.
Le foto con i culi in perizoma interdentale, i topless e i pistolini in libera uscita, proibite solo perchè la randa del capo nun vo’ penzieri e “mavalaaamacosadice” urla a suon di parcelle alla lesa maestà, si vedono tranquillamente sulla stampa straniera. Perchè quella è l’Europa e questa è l’Italia.
Il voto di domani e domenica dovrebbe in teoria essere molto importante perchè, ad esempio, quella libertà di cronaca e di critica esercitata oggi dalla stampa libera europea noi rischiamo di perderla.
In pericolo sono anche la laicità, come sempre e, diciamo per far prima, la democrazia. Tutto questo perchè abbiamo un premier megalomane che sta studiando da imperatore dell’universo e forse non gli basterebbe ancora per placare la sua sete di potere.

Il problema vero, mi direte, è per chi minchia votare? Bella domanda. L’espressione dello scimmiottino dice tutto. Facciamo prima a dire per chi NON si vota.
Sicuramente non si vota Berlusconi, noi che l’abbiamo cordialmente sui coglioni e ne siamo orgogliosi (prima che diventi obbligatorio per legge adorarlo come una specie di maiale d’oro). E nemmeno la Lega, per l’amor di Dio! C’è quasi l’impedimento canonico per chi si sente meridionale ad honorem. E poi basta pensare un attimo al musetto rubicondo di Calderoli e ti butteresti perfino su Casini.

I Radicali? Battaglie civili, staminali, eutanasia, va bene. Però non dimentico il prolungato lingua in bocca con il peggior centrodestra della storia durante l’era Capezzolone. Pannella e Bonino non erano allora momentaneamente in coma, c’erano ed erano ben vivi e scalcianti.
L’estrema sinistra? No, per un semplicissimo motivo. Perchè cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Sono gli stessi che sono stati trombati alle politiche, stanno assieme ma litigano dalla mattina alla sera e si scrutano l’un l’altro dicendo:”Ma il mio è più rosso del tuo”. Bocciati.

Restano il PD di fratel Franceschiniello e L’Italia dei Valori di Di Pietro. M’hai detto cotica!
Al primo non si possono perdonare Veltroni, la Binetti, il fatto di non aver saputo e voluto fermare prima Berlusconi e un ministro della giustizia come Mastella. Il secondo, pur con le migliori intenzioni manca di quel certo non so che. Più che voto all’uno o all’altro, si tratterebbe di uno sconfortante anghingò. Come quando la finale è Croazia-Algeria e tu non sai per chi cazzo tifare perchè non te ne può fregar di meno di entrambe le squadre.
C’è pure la tentazione di scrivere sulla scheda “annatevene affanculo tutti” oppure di lanciarsi in una performance tipo quella famosa di un elettore che nascose, nella scheda ben ripiegata, una fetta di prosciutto, dopo aver scritto” Bene, ora mangiatevi anche questa!”

Non lo so. Deciderò al momento. Sicuramente non mi farò prendere dai rimorsi dopo aver votato questo o quello. L’importante è sapere chi non votare. Al resto ci penseremo.


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Domani si vota per le Europee. Per eleggere i rappresentanti più cari e spocchiosi del continente, quelli in versione italian style, pagati per non fare una ceppa ma per farsi rimborsare comunque costosissime note spese, neanche fossero tanti Kakà. Sa, signora mia, a Bruxelles e Strasburgo è tutto così caro.
Queste elezioni dovrebbero interessarci forse più di quelle politiche perchè l’Europa, il nostro amato continente, è l’unica àncora che ci tiene legati al molo della civiltà. Confinare con Svizzera, Austria e Francia, persino con la Slovenia, impedisce alla nostra repubblica, anche se non lo crediamo, di bananizzarsi del tutto. Appena un pò più giù o a destra sulla carta geografica e avremmo fatto impallidire la Panama di Noriega.

Per ora facciamo solo ridere il mondo intero per essere il posto dove i primi ministri di seconda scelta dei paesi emergenti possono girare a bigolo all’aria, perfino in versione “cazza la randa” nella Neverland sardegnola del ducetto (Benito, ma quanto eri serio tu, in confronto?) tra passere scopaiole e passere di mare, si spera almeno maggiorenni.
Le foto con i culi in perizoma interdentale, i topless e i pistolini in libera uscita, proibite solo perchè la randa del capo nun vo’ penzieri e “mavalaaamacosadice” urla a suon di parcelle alla lesa maestà, si vedono tranquillamente sulla stampa straniera. Perchè quella è l’Europa e questa è l’Italia.
Il voto di domani e domenica dovrebbe in teoria essere molto importante perchè, ad esempio, quella libertà di cronaca e di critica esercitata oggi dalla stampa libera europea noi rischiamo di perderla.
In pericolo sono anche la laicità, come sempre e, diciamo per far prima, la democrazia. Tutto questo perchè abbiamo un premier megalomane che sta studiando da imperatore dell’universo e forse non gli basterebbe ancora per placare la sua sete di potere.

Il problema vero, mi direte, è per chi minchia votare? Bella domanda. L’espressione dello scimmiottino dice tutto. Facciamo prima a dire per chi NON si vota.
Sicuramente non si vota Berlusconi, noi che l’abbiamo cordialmente sui coglioni e ne siamo orgogliosi (prima che diventi obbligatorio per legge adorarlo come una specie di maiale d’oro). E nemmeno la Lega, per l’amor di Dio! C’è quasi l’impedimento canonico per chi si sente meridionale ad honorem. E poi basta pensare un attimo al musetto rubicondo di Calderoli e ti butteresti perfino su Casini.

I Radicali? Battaglie civili, staminali, eutanasia, va bene. Però non dimentico il prolungato lingua in bocca con il peggior centrodestra della storia durante l’era Capezzolone. Pannella e Bonino non erano allora momentaneamente in coma, c’erano ed erano ben vivi e scalcianti.
L’estrema sinistra? No, per un semplicissimo motivo. Perchè cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Sono gli stessi che sono stati trombati alle politiche, stanno assieme ma litigano dalla mattina alla sera e si scrutano l’un l’altro dicendo:”Ma il mio è più rosso del tuo”. Bocciati.

Restano il PD di fratel Franceschiniello e L’Italia dei Valori di Di Pietro. M’hai detto cotica!
Al primo non si possono perdonare Veltroni, la Binetti, il fatto di non aver saputo e voluto fermare prima Berlusconi e un ministro della giustizia come Mastella. Il secondo, pur con le migliori intenzioni manca di quel certo non so che. Più che voto all’uno o all’altro, si tratterebbe di uno sconfortante anghingò. Come quando la finale è Croazia-Algeria e tu non sai per chi cazzo tifare perchè non te ne può fregar di meno di entrambe le squadre.
C’è pure la tentazione di scrivere sulla scheda “annatevene affanculo tutti” oppure di lanciarsi in una performance tipo quella famosa di un elettore che nascose, nella scheda ben ripiegata, una fetta di prosciutto, dopo aver scritto” Bene, ora mangiatevi anche questa!”

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Queste elezioni dovrebbero interessarci forse più di quelle politiche perchè l’Europa, il nostro amato continente, è l’unica àncora che ci tiene legati al molo della civiltà. Confinare con Svizzera, Austria e Francia, persino con la Slovenia, impedisce alla nostra repubblica, anche se non lo crediamo, di bananizzarsi del tutto. Appena un pò più giù o a destra sulla carta geografica e avremmo fatto impallidire la Panama di Noriega.

Per ora facciamo solo ridere il mondo intero per essere il posto dove i primi ministri di seconda scelta dei paesi emergenti possono girare a bigolo all’aria, perfino in versione “cazza la randa” nella Neverland sardegnola del ducetto (Benito, ma quanto eri serio tu, in confronto?) tra passere scopaiole e passere di mare, si spera almeno maggiorenni.
Le foto con i culi in perizoma interdentale, i topless e i pistolini in libera uscita, proibite solo perchè la randa del capo nun vo’ penzieri e “mavalaaamacosadice” urla a suon di parcelle alla lesa maestà, si vedono tranquillamente sulla stampa straniera. Perchè quella è l’Europa e questa è l’Italia.
Il voto di domani e domenica dovrebbe in teoria essere molto importante perchè, ad esempio, quella libertà di cronaca e di critica esercitata oggi dalla stampa libera europea noi rischiamo di perderla.
In pericolo sono anche la laicità, come sempre e, diciamo per far prima, la democrazia. Tutto questo perchè abbiamo un premier megalomane che sta studiando da imperatore dell’universo e forse non gli basterebbe ancora per placare la sua sete di potere.

Il problema vero, mi direte, è per chi minchia votare? Bella domanda. L’espressione dello scimmiottino dice tutto. Facciamo prima a dire per chi NON si vota.
Sicuramente non si vota Berlusconi, noi che l’abbiamo cordialmente sui coglioni e ne siamo orgogliosi (prima che diventi obbligatorio per legge adorarlo come una specie di maiale d’oro). E nemmeno la Lega, per l’amor di Dio! C’è quasi l’impedimento canonico per chi si sente meridionale ad honorem. E poi basta pensare un attimo al musetto rubicondo di Calderoli e ti butteresti perfino su Casini.

I Radicali? Battaglie civili, staminali, eutanasia, va bene. Però non dimentico il prolungato lingua in bocca con il peggior centrodestra della storia durante l’era Capezzolone. Pannella e Bonino non erano allora momentaneamente in coma, c’erano ed erano ben vivi e scalcianti.
L’estrema sinistra? No, per un semplicissimo motivo. Perchè cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Sono gli stessi che sono stati trombati alle politiche, stanno assieme ma litigano dalla mattina alla sera e si scrutano l’un l’altro dicendo:”Ma il mio è più rosso del tuo”. Bocciati.

Restano il PD di fratel Franceschiniello e L’Italia dei Valori di Di Pietro. M’hai detto cotica!
Al primo non si possono perdonare Veltroni, la Binetti, il fatto di non aver saputo e voluto fermare prima Berlusconi e un ministro della giustizia come Mastella. Il secondo, pur con le migliori intenzioni manca di quel certo non so che. Più che voto all’uno o all’altro, si tratterebbe di uno sconfortante anghingò. Come quando la finale è Croazia-Algeria e tu non sai per chi cazzo tifare perchè non te ne può fregar di meno di entrambe le squadre.
C’è pure la tentazione di scrivere sulla scheda “annatevene affanculo tutti” oppure di lanciarsi in una performance tipo quella famosa di un elettore che nascose, nella scheda ben ripiegata, una fetta di prosciutto, dopo aver scritto” Bene, ora mangiatevi anche questa!”

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Queste elezioni dovrebbero interessarci forse più di quelle politiche perchè l’Europa, il nostro amato continente, è l’unica àncora che ci tiene legati al molo della civiltà. Confinare con Svizzera, Austria e Francia, persino con la Slovenia, impedisce alla nostra repubblica, anche se non lo crediamo, di bananizzarsi del tutto. Appena un pò più giù o a destra sulla carta geografica e avremmo fatto impallidire la Panama di Noriega.

Per ora facciamo solo ridere il mondo intero per essere il posto dove i primi ministri di seconda scelta dei paesi emergenti possono girare a bigolo all’aria, perfino in versione “cazza la randa” nella Neverland sardegnola del ducetto (Benito, ma quanto eri serio tu, in confronto?) tra passere scopaiole e passere di mare, si spera almeno maggiorenni.
Le foto con i culi in perizoma interdentale, i topless e i pistolini in libera uscita, proibite solo perchè la randa del capo nun vo’ penzieri e “mavalaaamacosadice” urla a suon di parcelle alla lesa maestà, si vedono tranquillamente sulla stampa straniera. Perchè quella è l’Europa e questa è l’Italia.
Il voto di domani e domenica dovrebbe in teoria essere molto importante perchè, ad esempio, quella libertà di cronaca e di critica esercitata oggi dalla stampa libera europea noi rischiamo di perderla.
In pericolo sono anche la laicità, come sempre e, diciamo per far prima, la democrazia. Tutto questo perchè abbiamo un premier megalomane che sta studiando da imperatore dell’universo e forse non gli basterebbe ancora per placare la sua sete di potere.

Il problema vero, mi direte, è per chi minchia votare? Bella domanda. L’espressione dello scimmiottino dice tutto. Facciamo prima a dire per chi NON si vota.
Sicuramente non si vota Berlusconi, noi che l’abbiamo cordialmente sui coglioni e ne siamo orgogliosi (prima che diventi obbligatorio per legge adorarlo come una specie di maiale d’oro). E nemmeno la Lega, per l’amor di Dio! C’è quasi l’impedimento canonico per chi si sente meridionale ad honorem. E poi basta pensare un attimo al musetto rubicondo di Calderoli e ti butteresti perfino su Casini.

I Radicali? Battaglie civili, staminali, eutanasia, va bene. Però non dimentico il prolungato lingua in bocca con il peggior centrodestra della storia durante l’era Capezzolone. Pannella e Bonino non erano allora momentaneamente in coma, c’erano ed erano ben vivi e scalcianti.
L’estrema sinistra? No, per un semplicissimo motivo. Perchè cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Sono gli stessi che sono stati trombati alle politiche, stanno assieme ma litigano dalla mattina alla sera e si scrutano l’un l’altro dicendo:”Ma il mio è più rosso del tuo”. Bocciati.

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Al primo non si possono perdonare Veltroni, la Binetti, il fatto di non aver saputo e voluto fermare prima Berlusconi e un ministro della giustizia come Mastella. Il secondo, pur con le migliori intenzioni manca di quel certo non so che. Più che voto all’uno o all’altro, si tratterebbe di uno sconfortante anghingò. Come quando la finale è Croazia-Algeria e tu non sai per chi cazzo tifare perchè non te ne può fregar di meno di entrambe le squadre.
C’è pure la tentazione di scrivere sulla scheda “annatevene affanculo tutti” oppure di lanciarsi in una performance tipo quella famosa di un elettore che nascose, nella scheda ben ripiegata, una fetta di prosciutto, dopo aver scritto” Bene, ora mangiatevi anche questa!”

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Per pura combinazione, giorni fa, sentendo parlare di elezioni in Austria, mi ero chiesta che fine avesse fatto Jörg Haider, il discusso leader dell’estrema destra e governatore della Carinzia del quale si era molto parlato anni fa al momento della sua comparsa sulla scena politica, nel novero della fioritura delle varie leghe e movimenti xenofobi europei.

Ignorato dalle cronache politiche internazionali negli ultimi anni, vi era riapparso solo in termini scandalistici per alcune foto documentanti bagordi a base di birra, salsicce e sbaciucchiamenti tra uomini, pubblicate impietosamente dai giornali per stuzzicarlo su una sua presunta omosessualità. Solo cameratismo, si era difeso. Magari un po’ troppo affettuoso ed alticcio, ma cameratismo.

Oggi abbiamo saputo che Haider è morto in un incidente automobilistico. La sua auto si è schiantata contro un palo di cemento, dopo essere sbandata forse a causa dell’alta velocità. L’Austria perde sulla strada un altro suo mito, dopo Falco.

I nostri borghezi piccoli piccoli si sono subito messi in gramaglie e piangono “il grande leader europeo”. Per carità, sono convinta che vivendo negli asettici villaggi della Carinzia dove non c’è un geranio fuori posto, diventeremmo tutti xenofobi.
Purtroppo però, al politico con il colorito perennemente al mordente e il loden d’ordinanza non piacevano solo l’ordine e le salsicce ma anche Adolf Hitler, da lui pubblicamente elogiato per la sua politica socioeconomica. Era, diciamolo, un nazista e lo ricorderemo come tale, con il rispetto che si deve a chi non è più in grado di nuocere.

Notarella sociologica. Nelle ultime elezioni austriache, che avevano visto una fenomenale avanzata proprio della destra xenofoba, il partito di Haider era stato votato soprattutto da quei sedicenni scelleratamente ammessi al voto da ancor più scellerati adulti (sicuramente di sinistra). Ragazzi che hanno ammesso nelle interviste di aver votato l’estrema destra soprattutto perchè affascinati dal carisma mediatico del leader in loden e perchè solo la destra, negli incontri con i giovani, aveva dimostrato di interessarsi ai loro problemi (traduzione: aveva saputo intortarli meglio).
Immagino se accadesse in Italia di far votare le sedicenni. Scamarcio for president.
Il problema, intendiamoci, non è che i giovani votino destra. Il suffragio universale sta diventando una jattura e la gente in generale vota alla cavolo di cane, senza pensare alla propria storia ed agli errori commessi in passato. Credete che i sedicenni austriaci della Haiderjugend sappiano qualcosa della Hitlerjugend?

Non c’è niente da ridere, comunque. Pare che il successore di Haider, Doerfler, sia assai peggio del defunto, in quanto a xenofobia. Non sarà proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno?


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Per pura combinazione, giorni fa, sentendo parlare di elezioni in Austria, mi ero chiesta che fine avesse fatto Jörg Haider, il discusso leader dell’estrema destra e governatore della Carinzia del quale si era molto parlato anni fa al momento della sua comparsa sulla scena politica, nel novero della fioritura delle varie leghe e movimenti xenofobi europei.

Ignorato dalle cronache politiche internazionali negli ultimi anni, vi era riapparso solo in termini scandalistici per alcune foto documentanti bagordi a base di birra, salsicce e sbaciucchiamenti tra uomini, pubblicate impietosamente dai giornali per stuzzicarlo su una sua presunta omosessualità. Solo cameratismo, si era difeso. Magari un po’ troppo affettuoso ed alticcio, ma cameratismo.

Oggi abbiamo saputo che Haider è morto in un incidente automobilistico. La sua auto si è schiantata contro un palo di cemento, dopo essere sbandata forse a causa dell’alta velocità. L’Austria perde sulla strada un altro suo mito, dopo Falco.

I nostri borghezi piccoli piccoli si sono subito messi in gramaglie e piangono “il grande leader europeo”. Per carità, sono convinta che vivendo negli asettici villaggi della Carinzia dove non c’è un geranio fuori posto, diventeremmo tutti xenofobi.
Purtroppo però, al politico con il colorito perennemente al mordente e il loden d’ordinanza non piacevano solo l’ordine e le salsicce ma anche Adolf Hitler, da lui pubblicamente elogiato per la sua politica socioeconomica. Era, diciamolo, un nazista e lo ricorderemo come tale, con il rispetto che si deve a chi non è più in grado di nuocere.

Notarella sociologica. Nelle ultime elezioni austriache, che avevano visto una fenomenale avanzata proprio della destra xenofoba, il partito di Haider era stato votato soprattutto da quei sedicenni scelleratamente ammessi al voto da ancor più scellerati adulti (sicuramente di sinistra). Ragazzi che hanno ammesso nelle interviste di aver votato l’estrema destra soprattutto perchè affascinati dal carisma mediatico del leader in loden e perchè solo la destra, negli incontri con i giovani, aveva dimostrato di interessarsi ai loro problemi (traduzione: aveva saputo intortarli meglio).
Immagino se accadesse in Italia di far votare le sedicenni. Scamarcio for president.
Il problema, intendiamoci, non è che i giovani votino destra. Il suffragio universale sta diventando una jattura e la gente in generale vota alla cavolo di cane, senza pensare alla propria storia ed agli errori commessi in passato. Credete che i sedicenni austriaci della Haiderjugend sappiano qualcosa della Hitlerjugend?

Non c’è niente da ridere, comunque. Pare che il successore di Haider, Doerfler, sia assai peggio del defunto, in quanto a xenofobia. Non sarà proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno?


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Confermando la loro indole di terroni del Nord, gli irlandesi hanno bocciato il Trattato di Lisbona, la versione reloaded dei principali trattati dell’Unione, ed hanno così causato grave nocumento agli altri paesi europei che non vedevano l’ora di aderire all’unanimità a questa meravigliosa iniziativa, in alcuni casi senza nemmeno averne letto i contenuti. Oltretutto gli irlandesi mangiapatate si sono avvalsi, per esprimere la loro opinione, di un vetusto strumento democratico come il referendum, ohibò. Urge inserire al più presto la verde isola nel novero degli stati canaglia.

Questa è l’idea che uno si è fatto nei giorni scorsi ascoltando la notizia della bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, riportata dai telegiornali, leggendo le gazzette cartacee, sentendo gli alti lai che provenivano dal Quirinale (“un solo paese non può decidere per gli altri”), dal Popolo delle Libertà con l’esclusione di Calderoli e dei fratelli padani, dalla sinistra o sedicente tale con l’esclusione dell’ala radicale.
Siccome io, come penso molti altri milioni di cittadini europei, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il Trattato di Lisbona, ho pensato che forse, a questo punto, avrei dovuto informarmi. Quando ho sentito anche Walter Veltroni accodarsi al coro delle prefiche e dire che gli irlandesi avevano sbagliato, pacatamente e serenamente, mi sono svaniti anche gli ultimi dubbi.

Il Trattato di Lisbona, che qui trovate in versione italiana, non è di facile lettura per i profani, come tutti i testi esoterici ufficiali. Bisogna farsi aiutare da chi è in grado di interpretarne il significato e non è facile perchè ognuno, a seconda dei propri interessi ed opinioni politiche, ne dà una propria esegesi positiva o negativa.
In sintesi telegrafica: gli estremismi sia di destra che di sinistra sono contrari alle politiche economiche comuni e al centralismo finanziario. I partiti moderati di governo, invece, sono favorevoli al Trattato.

A parte l’Irlanda, che ha dato ai suoi cittadini la possibilità di esprimersi direttamente, gli altri paesi hanno aderito per via parlamentare o si accingono a farlo. Per completezza di informazione bisogna dire che la versione precedente del trattato, quello che istituiva la “Costituzione europea” e che si differenzia poco o nulla da questo, fu bocciato da olandesi e francesi in due precedenti referendum.
Sarkozy dovrebbe forse distrarsi un attimo dalle grazie di Carlà e pensare a questo antefatto, prima di dire che la Francia ha accettato senza riserve il trattato.
La Gran Bretagna, che deve ancora superare l’iter parlamentare, ha detto si ma a patto che nessun provvedimento europeo mettesse in discussione la Common Law. Allo stesso modo, la Gran Bretagna continua a poter rimanere fuori dall’Euro. Insomma, la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.
Oltre alla perfida Albione, devono ancora ratificare il trattato: Spagna, Repubblica Ceca, Cipro, Svezia e Italia. E qui ci sarà da ridere.
Non perchè vedremo l’opposizione ectoplasmica del fantasmino Uolter materializzarsi nel si a strascico del governo ma perchè, se i leghisti hanno una sola parola e sapevano ciò che dicevano quando hanno mandato Calderoli a dire che gli irlandesi avevano fatto bene a respingere il trattato, coerenza vorrebbe che usassero la loro forza elettorale per premere sul governo Berlusconi affinchè l’Italia dica no. Insomma, Berlusconi deve approvare il trattato nonostante la Lega. Voglio proprio vedere, cantava Vasco.

Cercando di mettere da parte le impuntature ideologiche e di principio, questo trattato di Lisbona contiene effettivamente norme dannose per i popoli che vi aderissero? Sono solo paturnie e paranoie oppure l’opposizione si basa su preoccupazioni reali?
I principali punti del trattato che ho identificato come controversi sono i seguenti:

1) Tutte le politiche monetarie dovranno fare capo ad un’unica entità: la Banca Centrale Europea. Con vantaggi e svantaggi. L’euro diventerà definitivamente moneta unica su scala continentale (ma anche per Londra?);

2) Si teme che l’idea di un mercato unico porti con sè anche unicità di regole sul welfare e sul lavoro, in senso svantaggioso per i lavoratori ma favorevole agli interessi di banche e capitale;

3) La sovranità nazionale potrà essere messa in discussione da decisioni a livello europeo in determinati settori. Leggi approvate in Europa ma non da singoli paesi membri potrebbero essere imposte da Bruxelles ai recalcitranti;

4) Le istanze di autonomia regionale sarebbero definitivamente contrastate;

5) Verrebbe abolito il diritto alla neutralità per alcuni paesi: Austria, Finlandia, Malta, Svezia;

6) In caso di attacco (terroristico, bellico, alieno) ad uno dei paesi membri, gli altri saranno obbligati a fornire aiuto militare al paese colpito, anche se nelle proprie costituzioni ripudiano la guerra;

7) Sarebbero introdotte misure antiterrorismo e antisommossa che metterebbero in discussione la libertà dei cittadini e potrebbero persino rendere ammissibile la pena di morte. Una sorta di estensione del famigerato Patriot Act americano.

Per fare un esempio al punto 3, si è detto che l’Irlanda ha votato no perchè, approvando Lisbona, sarebbe stata costretta a rendere legale l’aborto. Allo stesso modo in Polonia, altro paese ultracattolico, si teme che l’Europa possa imporre un domani il matrimonio gay e, di nuovo, leggi “contro la vita”. Ritengo più probabile la grande invasione aliena del 2012, ma andiamo avanti.

E’ sugli ultimi punti di controversia che non c’è proprio niente da ridere. Qualcuno dei burocrati che hanno scritto il trattato e dei politici che vanno in sollucchero all’idea di approvarlo, ci spieghi che significano le seguenti parole:

“La morte, cioè l’uccisione nella pubblica via, “non viola” i principi se “è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario”. Quando si stia reprimendo “in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. O per “eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta”. (art. 2, paragrafo 2 della Carta dei Diritti Fondamentali).
“Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra”. (articolo 2 del protocollo n.6 della Carta dei Diritti Fondamentali). (fonte: Megachip)

Questo è il Patriot Act esportato in Europa. Una legge, lo ricordo, che i deputati americani furono costretti ad approvare senza nemmeno averlo letto, sotto la minaccia delle lettere all’antrace, nelle settimane appena successive all’11 settembre.
Abbiamo già l’esercito per le strade, non sono cose belle da pensare per il nostro futuro. Chi decide che è il caso assolutamente necessario di sparare? Pericolo imminente di guerra? Che vuol dire?
Questo trattato di Lisbona diventa sempre più improbabile e cacofonico, come il rap in portoghese. Ascoltare la clip sonora in calce al post, per credere.

Forse è il caso veramente di chiedere spiegazioni e pretendere rassicurazioni ai nostri governi che saremo ancora in grado di difendere l’autonomia, la libertà e la democrazia nei nostri paesi. E forse è il caso di dare retta alla signorina del TomTom: tornare indietro appena possiamo.


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