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Foto: Cinzia Ricci
La televisione italiana ogni tanto riesce ancora a smettere di essere macelleria di sapere, di dignità di  corpi e strumento di mera propaganda, per tornare a fare cultura, ad emozionare e trasmettere conoscenza. 
Ho appena visto “Ausmerzen” (disponibile sul sito delle repliche de La7), il racconto teatrale di Marco Paolini dedicato allo sterminio misconosciuto dei malati di mente e disabili nel Terzo Reich. Erano argomenti a me noti perché sul nazismo avevo scritto la mia tesi di laurea e uno dei capitoli di quel lavoro era dedicato proprio al Progetto Eutanasia, all’Aktion T4.
Lo ripropongo qui, alla lettura di un pubblico senz’altro diverso da quello di una commissione accademica.  
Il presupposto fondamentale dello stato razziale nazista era una visione antibiologica del mondo dominata dall’invidia della morte e dal desiderio ossessivo del suo controllo. 
La cultura dell’eutanasia, non come libera scelta dell’individuo tra cessazione del dolore fisico e sua accettazione, ma intesa come pratica eugenetica di selezione artificiale ed eliminazione spartana di incurabili, deformi e infelici, era molto diffusa all’inizio del Novecento, e non solo in Germania. L’idea di sterilizzare o eliminare i malati di mente era un comodo espediente per allontanare da sé l’incubo della follia e della diversità di pensiero. 
Il regime nazista ascrisse una patente di incurabilità a chiunque non fosse in grado di adeguarsi al sistema. Il numero delle malattie ereditarie fu arbitrariamente aumentato a dismisura. Chi era affetto dalle cosiddette malattie congenite, quindi senza speranza di guarigione, era un peso per la società. Fu una sorprendente resa senza condizioni della ricerca scientifica di fronte alle possibili soluzioni al disagio, alla malattia e all’handicap. Ampi settori del mondo accademico e in special modo della medicina accettarono il principio di ineluttabilità del male e misero i loro laureati al servizio del sistema eliminatorio criminale. Come persi in un orizzonte degli eventi che sconvolgeva la loro percezione della deontologia e dei principi ippocratici, almeno 350 medici nazisti  utilizzarono cavie umane per i loro  inutili esperimenti, praticarono l’eutanasia attiva e uccisero direttamente migliaia di esseri umani e  per questo furono processati a Norimberga per crimini contro  l’umanità. Come ha scritto Robert Jay Lifton sulla psicologia del genocidio: “Un modo per venire a capo di un ambiente storico saturo di morte è quello di abbracciare la morte stessa come mezzo di cura. L’uccisione come terapia”. 
Nel suo tradizionale schema di progressione verso la morte, il regime nazista colpì da principio i malati con l’imposizione della sterilizzazione coatta, che fu “legalizzata” il 22 giugno 1933
“Fu stimato che tra i “malati ereditari” da sottoporre a “trattamento” (la sterilizzazione chirurgica) ci fossero 200.000 deboli di mente, 80.000 schizofrenici, 60.000 epilettici, oltre a 4.000 ciechi e a 16.000 sordi e poi ancora 20.000 soggetti con malformazioni gravi, 10.000 “alcolisti ereditari” e 600 affetti dalla Corea di Huntington: in tutto 410.000 persone, ma il calcolo era ancora considerato provvisorio. Il genetista Fritz Lenz suggerì di sterilizzare anche quanti presentassero un lieve segno di malattia mentale, pur riconoscendo che ciò avrebbe comportato il trattamento di 20 milioni di persone. Speciali tribunali sceglievano le persone da sottoporre a intervento: vasectomia nell’uomo e legatura delle tube nella donna. Le stime più attendibili indicano in 200.000-350.000 gli interventi compiuti“. 
Le conseguenze psicologiche sulle vittime di questo controllo della fertilità su base autoritaria, erano particolarmente gravi per chi doveva vivere in un paese dove era esaltata la maternità. Giovani uomini e donne furono privati per sempre del diritto di essere genitori perché i loro figli non sarebbero stati graditi al Führer.
Hitler aveva dichiarato i suoi intenti eugenetici già nel 1929, quando aveva affermato che sarebbe stato necessario eliminare settecento-ottocentomila persone tra le più deboli per rinforzare la Germania, ma fu solo nell’inverno del 1938-39 che egli trovò il pretesto per scatenare la sua furia omicida nei confronti delle “vite indegne di essere vissute”. 
Una richiesta di eutanasia pervenne alla Cancelleria, da parte di una famiglia nella quale era nato un bambino gravemente deforme. Si richiedeva l’autorizzazione a sopprimere la creatura e Hitler acconsentì, raccomandando ai dirigenti sanitari di risolvere allo stesso modo casi simili, secondo il principio della Gnadentod (morte pietosa). Fu il primo di tanti “ordini non scritti” tesi ad avviare il genocidio.
Si cominciò con i bambini. Medici e levatrici erano obbligati a segnalare all’autorità la nascita di neonati affetti da malformazioni e deficit psichici, che venivano inviati in speciali “cliniche pediatriche” dove venivano lasciati morire di fame o soppressi con iniezioni letali. Nella prima fase del programma morirono così almeno 5200 tra neonati e adolescenti. 
Nell’ottobre del 1939 si passò agli adulti. Il decreto fu retrodatato al 1° settembre per accampare l’alibi dello stato di guerra. Appositi questionari furono inviati negli ospedali e nei manicomi per schedare le migliaia di pazienti in lista per l’eutanasia, scelti in base a criteri clinici e razziali.
Una  squadra di medici e psichiatri coordinarono quello che in codice era chiamato “progetto T4”, dall’indirizzo (Tiergartenstrasse 4) della sua sede berlinese.  
A Hadamar i malati venivano eliminati e passati per il camino
Dopo il trasferimento nei centri approntati, come Hadamar, i pazienti erano eliminati utilizzando varie tecniche che dovevano selezionare il modo più efficace ma non necessariamente meno doloroso di dare la morte: iniezioni letali o gassazione a mezzo di monossido di carbonio. Il gas fu impiegato dapprima utilizzando gli scarichi di normali furgoni modificati allo scopo, ma presto si passò alle camere a gas. Fu nell’ambito del progetto eutanasia che fu ideato lo strumento simbolo dell’orrore nazista, la camera a gas. Non mancarono esecuzioni sommarie di pazienti, come i 4000 malati di mente fucilati in Polonia nel 1939.  Le vittime complessive della prima fase del progetto eutanasia ammontano a oltre 70.000.
La sparizione nel nulla di malati che, in molti casi, avevano una famiglia inquietava l’opinione pubblica. Le Chiese presero ufficialmente posizione contro quella che ormai si sapeva essere l’eliminazione dei deboli. In molti casi la popolazione diede segno di ribellione, tentando di fermare i convogli che portavano via i malati. Purtroppo non altrettanta indignazione collettiva fu dimostrata quando furono gli ebrei ad essere portati via in massa verso i lager. Segno che la propaganda antisemita aveva attecchito profondamente, dividendo definitivamente l’ingroup tedesco dall’outgroup ebreo.
L’indignazione popolare per l’eutanasia vide il Ministero della Propaganda moltiplicare i suoi sforzi per realizzare film che dimostrassero senza ombra di dubbio la necessità di eliminare dalla società il peso economico di queste vite senza valore. Film come Ich klage an (Io accuso), apologia dell’eutanasia attiva giocata sulle corde dell’emozione e del ribrezzo per la deformità, furono visti da 18 milioni di spettatori in Germania. Le proteste non cessarono e infine Hitler ordinò che il programma fosse interrotto, nell’agosto del 1941. In realtà, con un semplice cambio di sigla (Aktion 14f 13) il progetto eutanasia si spostò nei lager, dove  continuò ad ingoiare vittime su vittime. 
Con il progredire della guerra, “le categorie di persone  previste dal programma vennero estese per includervi gli Ostarbeiter colpiti da malattie o da esaurimento nervoso; i bambini delle Ostarbeiterinnen, razzialmente “indesiderabili”; i detenuti ammalati o inclini a lamentarsi delle normali prigioni; gli handicappati e, forse, i soldati gravemente mutilati e i piloti che non rispondevano alle cure standard per la psicosi traumatica da guerra. L’omicidio proseguì anche nelle unità pediatriche istituite dal programma di “eutanasia per bambini”. 
Mentre eliminavano esseri umani sotto l’egida della medicina e la scusa della Gnadentod, i nazisti perseguivano un folle progetto di creazione di una razza eletta, formata da individui biondi e con gli occhi azzurri, protopitici della razza superiore ariana. Erano stati istituiti, a partire dal 1936, i centri riproduttivi Lebensborn (fonte della vita), dove  maschi delle SS si sarebbero accoppiati con femmine razzialmente pure e i bambini sarebbero stati allevati con ogni cura. A Steinhöering e nel castello di Wewelsburg erano concentrati  gli sforzi per realizzare questo tragico allevamento, voluto dall’ex-allevatore di polli Heinrich Himmler, capo delle SS.
I bambini venivano per la maggior parte dati in adozione a famiglie di SS che non raggiungessero il numero di quattro figli. Con la fine della guerra i bambini ancora presenti nei centri Lebensborn furono abbandonati a loro stessi, molti di loro in condizioni pietose e dispersi per l’Europa, alla disperata ricerca delle proprie origini. Più che creare la razza eletta, furono messi al mondo circa 90.000 orfani, che anni più tardi avrebbero dovuto subire il trauma di scoprire la propria vera origine. 
Le immagini idilliache di un Reich pieno di bambini e mamme felici, che affascinavano i tedeschi e li facevano commuovere alla vista del Führer, autore di quel miracolo, erano sempre più sfuocate e lontane. Si stava realizzando il progetto di distruzione ed autodistruzione di Hitler e di un popolo che aveva ceduto alla fascinazione e preferito “una fine nell’orrore piuttosto che un orrore senza fine”. Una discesa nell’orrore che attendeva solo l’atto finale. L’atto di purificazione estremo dell’ideologia barbarica nazista, l’olocausto del capro espiatorio, lo sterminio del popolo ebraico.
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“Non possono in nessun caso essere negate idratazione e alimentazione a chi non sia in grado di provvedere a sè stesso”. (Bozza del Decreto sulla fine vita, governo Berlusconi, febbraio 2009)
Questa foto è l’orrore del mondo, è l’orrore della fame, della sete, della pena capitale comminata senza rimorsi a milioni di esseri umani affinchè noi possiamo continuare in pace a soffrire di ipercolesterolemia endemica.
E’ anche l’emblema dell’atroce ipocrisia di quanti in questi giorni hanno parlato fino allo sfinimento e a vanvera di morte per fame e sete, della relativa crudeltà e si sono erti a spietati giudici di un padre. Qualcuno, mi pare il loro Dio, disse proprio “non giudicate e non sarete giudicati”. Bah, roba vecchia di duemila anni, me ne rendo conto.

Sottosegretaria Roccella, una volta che lei e gli altri avrete sollevato la bocca dal fiero pasto del cadavere di Eluana, vorreste cortesemente concentrare le vostre energie salvifiche e la vostra libido subliminata nella trascendenza sull’immagine di questi due infelici e miserrimi esseri umani, una ignota madre africana ed il suo bambino e fare qualcosa di concreto, non per loro perchè sono morti, ma per coloro che potrebbero ancora essere salvati. Con ciò dando finalmente un senso alle farneticazioni su fame e sete ed un valore al vostro cristianesimo oltranzista. Altrimenti saranno state solo parole vuote e, sulla fame, mi hanno insegnato che non si scherza e non la si nomina invano. Sarà che sono cresciuta al suono di “non sprecare il cibo, pensa ai bambini del Biafra”.

C’è bisogno che qualcuno vi ricordi che milioni di queste madri e figli muoiono ogni giorno proprio per fame e sete, quelle vere, nell’assoluta indifferenza dei Gasparri, dei Cicchitto, dei Rutelli, dei monsignori, del Papa, dei miliardari che per mettere assieme l’ennesimo fantastiliardo scendono in politica piagnucolando che lo fanno per il nostro bene e che, per non perdere qualche miliardo di pubblicità, se ne fottono di Eluana, dell’eutanasia e di tutte quelle bazzecole perchè, siamo seri, stasera c’è il Grande Bordello.


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“Non possono in nessun caso essere negate idratazione e alimentazione a chi non sia in grado di provvedere a sè stesso”. (Bozza del Decreto sulla fine vita, governo Berlusconi, febbraio 2009)
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E’ anche l’emblema dell’atroce ipocrisia di quanti in questi giorni hanno parlato fino allo sfinimento e a vanvera di morte per fame e sete, della relativa crudeltà e si sono erti a spietati giudici di un padre. Qualcuno, mi pare il loro Dio, disse proprio “non giudicate e non sarete giudicati”. Bah, roba vecchia di duemila anni, me ne rendo conto.

Sottosegretaria Roccella, una volta che lei e gli altri avrete sollevato la bocca dal fiero pasto del cadavere di Eluana, vorreste cortesemente concentrare le vostre energie salvifiche e la vostra libido subliminata nella trascendenza sull’immagine di questi due infelici e miserrimi esseri umani, una ignota madre africana ed il suo bambino e fare qualcosa di concreto, non per loro perchè sono morti, ma per coloro che potrebbero ancora essere salvati. Con ciò dando finalmente un senso alle farneticazioni su fame e sete ed un valore al vostro cristianesimo oltranzista. Altrimenti saranno state solo parole vuote e, sulla fame, mi hanno insegnato che non si scherza e non la si nomina invano. Sarà che sono cresciuta al suono di “non sprecare il cibo, pensa ai bambini del Biafra”.

C’è bisogno che qualcuno vi ricordi che milioni di queste madri e figli muoiono ogni giorno proprio per fame e sete, quelle vere, nell’assoluta indifferenza dei Gasparri, dei Cicchitto, dei Rutelli, dei monsignori, del Papa, dei miliardari che per mettere assieme l’ennesimo fantastiliardo scendono in politica piagnucolando che lo fanno per il nostro bene e che, per non perdere qualche miliardo di pubblicità, se ne fottono di Eluana, dell’eutanasia e di tutte quelle bazzecole perchè, siamo seri, stasera c’è il Grande Bordello.


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“Non possono in nessun caso essere negate idratazione e alimentazione a chi non sia in grado di provvedere a sè stesso”. (Bozza del Decreto sulla fine vita, governo Berlusconi, febbraio 2009)
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E’ anche l’emblema dell’atroce ipocrisia di quanti in questi giorni hanno parlato fino allo sfinimento e a vanvera di morte per fame e sete, della relativa crudeltà e si sono erti a spietati giudici di un padre. Qualcuno, mi pare il loro Dio, disse proprio “non giudicate e non sarete giudicati”. Bah, roba vecchia di duemila anni, me ne rendo conto.

Sottosegretaria Roccella, una volta che lei e gli altri avrete sollevato la bocca dal fiero pasto del cadavere di Eluana, vorreste cortesemente concentrare le vostre energie salvifiche e la vostra libido subliminata nella trascendenza sull’immagine di questi due infelici e miserrimi esseri umani, una ignota madre africana ed il suo bambino e fare qualcosa di concreto, non per loro perchè sono morti, ma per coloro che potrebbero ancora essere salvati. Con ciò dando finalmente un senso alle farneticazioni su fame e sete ed un valore al vostro cristianesimo oltranzista. Altrimenti saranno state solo parole vuote e, sulla fame, mi hanno insegnato che non si scherza e non la si nomina invano. Sarà che sono cresciuta al suono di “non sprecare il cibo, pensa ai bambini del Biafra”.

C’è bisogno che qualcuno vi ricordi che milioni di queste madri e figli muoiono ogni giorno proprio per fame e sete, quelle vere, nell’assoluta indifferenza dei Gasparri, dei Cicchitto, dei Rutelli, dei monsignori, del Papa, dei miliardari che per mettere assieme l’ennesimo fantastiliardo scendono in politica piagnucolando che lo fanno per il nostro bene e che, per non perdere qualche miliardo di pubblicità, se ne fottono di Eluana, dell’eutanasia e di tutte quelle bazzecole perchè, siamo seri, stasera c’è il Grande Bordello.


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Chi ha visto questo film, “Mare dentro” di Alejandro Amenabar, sa cosa significa questa scena e perchè l’ho scelta per salutare Eluana, che ora finalmente è libera di volare. Alla fine, come era prevedibile, solo la Morte ha avuto pietà di lei.

La cosa più stupida che si potrà fare ora, e i nostri politici stupidi lo sono sufficientemente, sarà legiferare su una cosa così delicata come il diritto a disporre di sé liberamente e in piena coscienza nei riguardi della propria morte, con un decreto-ukase frettoloso, rabbioso e vendicativo, oltrechè ossequioso all’inverosimile nei confronti del Vaticano temporaneamente sconfitto.

Se quella imbelle opposizione che ci ritroviamo non glielo impedirà, i cattofascisti faranno una legge che sarà un puro atto repressivo contro la ribellione dei sottomessi. Scaricheranno tutta la loro paura della morte, perchè ne hanno una paura fottuta, su chi ha osato considerarla meglio di una non-vita.
Crocifiggeranno un padre e una madre che hanno saputo andare oltre l’egoismo del “la voglio lì così com’è, purchè non vada via”, preferendo per la figlia la fine della lunga agonia. Li crocifiggeranno, non essendo assolutamente capaci di comprendere un atto d’amore come il loro.
Saranno delle vipere, vedrete.


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Chi ha visto questo film, “Mare dentro” di Alejandro Amenabar, sa cosa significa questa scena e perchè l’ho scelta per salutare Eluana, che ora finalmente è libera di volare. Alla fine, come era prevedibile, solo la Morte ha avuto pietà di lei.

La cosa più stupida che si potrà fare ora, e i nostri politici stupidi lo sono sufficientemente, sarà legiferare su una cosa così delicata come il diritto a disporre di sé liberamente e in piena coscienza nei riguardi della propria morte, con un decreto-ukase frettoloso, rabbioso e vendicativo, oltrechè ossequioso all’inverosimile nei confronti del Vaticano temporaneamente sconfitto.

Se quella imbelle opposizione che ci ritroviamo non glielo impedirà, i cattofascisti faranno una legge che sarà un puro atto repressivo contro la ribellione dei sottomessi. Scaricheranno tutta la loro paura della morte, perchè ne hanno una paura fottuta, su chi ha osato considerarla meglio di una non-vita.
Crocifiggeranno un padre e una madre che hanno saputo andare oltre l’egoismo del “la voglio lì così com’è, purchè non vada via”, preferendo per la figlia la fine della lunga agonia. Li crocifiggeranno, non essendo assolutamente capaci di comprendere un atto d’amore come il loro.
Saranno delle vipere, vedrete.


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Chi ha visto questo film, “Mare dentro” di Alejandro Amenabar, sa cosa significa questa scena e perchè l’ho scelta per salutare Eluana, che ora finalmente è libera di volare. Alla fine, come era prevedibile, solo la Morte ha avuto pietà di lei.

La cosa più stupida che si potrà fare ora, e i nostri politici stupidi lo sono sufficientemente, sarà legiferare su una cosa così delicata come il diritto a disporre di sé liberamente e in piena coscienza nei riguardi della propria morte, con un decreto-ukase frettoloso, rabbioso e vendicativo, oltrechè ossequioso all’inverosimile nei confronti del Vaticano temporaneamente sconfitto.

Se quella imbelle opposizione che ci ritroviamo non glielo impedirà, i cattofascisti faranno una legge che sarà un puro atto repressivo contro la ribellione dei sottomessi. Scaricheranno tutta la loro paura della morte, perchè ne hanno una paura fottuta, su chi ha osato considerarla meglio di una non-vita.
Crocifiggeranno un padre e una madre che hanno saputo andare oltre l’egoismo del “la voglio lì così com’è, purchè non vada via”, preferendo per la figlia la fine della lunga agonia. Li crocifiggeranno, non essendo assolutamente capaci di comprendere un atto d’amore come il loro.
Saranno delle vipere, vedrete.


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Che cazzo sta facendo Veltroni? Sta spolverando amorevolmente tutti i maanche della sua collezione, riposti con cura e con il centrino all’uncinetto sotto, sugli scaffali?
Sta cercando di conciliare l’orrida Binetti e il suo cilicio teodem con il concetto di Opposizione, cosa più difficile del risolvere un’equazione di quarto grado, e per questo gli ci vuole tempo?

Questo nanogovernicchio ne fa una al giorno: contro i poveri e derelitti, contro i principi ippocratici dei medici, contro la laicità, contro la fottuta libertà individuale di poter crepare in pace senza la suora che ti sfrucuglia il catetere su per il sederino dicendoti che se anche hai la ragade anale è per il tuo bene e devi gioire nel Signore.

Tutte le sere Valter, la Finocchiara e gli altri ectoplasmi della sinistra ci fanno sapere che sono tanto dispiaciuti di ciò che accade all’Italia ma poi non fanno un cazzo. Altro che fermi come semafori, questi sono cadaveri e niente affatto eccellenti.

Compito di un’opposizione viva e scalciante, in qualunque paese civile, in questi casi in cui si attenta alla Costituzione, non al regolamento del condominio, è di mobilitare le forze della società civile che si oppongono allo scempio, in senso assolutamente trasversale, a destra come a sinistra.
Il suo dovere è di stringersi attorno all’unica figura istituzionale non ancora affetta da nanismo di ritorno, il Presidente della Repubblica e aiutarlo concretamente. E’ di andare a spiegare agli italiani e anche a quegli sciagurati, si, proprio sciagurati, che hanno votato Berlusconi, a che razza di personaggio hanno affidato la loro sorte, per vedere se per caso si sono pentiti della scelta.

L’opposizione di Veltroni invece non sente, non vede, non prova nemmeno dolore se la pungi con un ago da materassaio. Le hanno strappato elettori e consensi senza anestesia e non ha battuto ciglio. E’ un’opposizione in Stato Vegetativo Permanente.
Se, in questo paese, per avere un’opposizione vera, che non faccia sconti e non sia connivente e reggisacco con il governo, è necessario che quest’opposizione simulacro, contenitore vuoto e senza vita muoia, ebbene, staccatele pure la spina.
Speriamo un giorno di poter ridere di questo. Sapete, dunque, c’era un’opposizione in coma…


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Questo nanogovernicchio ne fa una al giorno: contro i poveri e derelitti, contro i principi ippocratici dei medici, contro la laicità, contro la fottuta libertà individuale di poter crepare in pace senza la suora che ti sfrucuglia il catetere su per il sederino dicendoti che se anche hai la ragade anale è per il tuo bene e devi gioire nel Signore.

Tutte le sere Valter, la Finocchiara e gli altri ectoplasmi della sinistra ci fanno sapere che sono tanto dispiaciuti di ciò che accade all’Italia ma poi non fanno un cazzo. Altro che fermi come semafori, questi sono cadaveri e niente affatto eccellenti.

Compito di un’opposizione viva e scalciante, in qualunque paese civile, in questi casi in cui si attenta alla Costituzione, non al regolamento del condominio, è di mobilitare le forze della società civile che si oppongono allo scempio, in senso assolutamente trasversale, a destra come a sinistra.
Il suo dovere è di stringersi attorno all’unica figura istituzionale non ancora affetta da nanismo di ritorno, il Presidente della Repubblica e aiutarlo concretamente. E’ di andare a spiegare agli italiani e anche a quegli sciagurati, si, proprio sciagurati, che hanno votato Berlusconi, a che razza di personaggio hanno affidato la loro sorte, per vedere se per caso si sono pentiti della scelta.

L’opposizione di Veltroni invece non sente, non vede, non prova nemmeno dolore se la pungi con un ago da materassaio. Le hanno strappato elettori e consensi senza anestesia e non ha battuto ciglio. E’ un’opposizione in Stato Vegetativo Permanente.
Se, in questo paese, per avere un’opposizione vera, che non faccia sconti e non sia connivente e reggisacco con il governo, è necessario che quest’opposizione simulacro, contenitore vuoto e senza vita muoia, ebbene, staccatele pure la spina.
Speriamo un giorno di poter ridere di questo. Sapete, dunque, c’era un’opposizione in coma…


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Questo nanogovernicchio ne fa una al giorno: contro i poveri e derelitti, contro i principi ippocratici dei medici, contro la laicità, contro la fottuta libertà individuale di poter crepare in pace senza la suora che ti sfrucuglia il catetere su per il sederino dicendoti che se anche hai la ragade anale è per il tuo bene e devi gioire nel Signore.

Tutte le sere Valter, la Finocchiara e gli altri ectoplasmi della sinistra ci fanno sapere che sono tanto dispiaciuti di ciò che accade all’Italia ma poi non fanno un cazzo. Altro che fermi come semafori, questi sono cadaveri e niente affatto eccellenti.

Compito di un’opposizione viva e scalciante, in qualunque paese civile, in questi casi in cui si attenta alla Costituzione, non al regolamento del condominio, è di mobilitare le forze della società civile che si oppongono allo scempio, in senso assolutamente trasversale, a destra come a sinistra.
Il suo dovere è di stringersi attorno all’unica figura istituzionale non ancora affetta da nanismo di ritorno, il Presidente della Repubblica e aiutarlo concretamente. E’ di andare a spiegare agli italiani e anche a quegli sciagurati, si, proprio sciagurati, che hanno votato Berlusconi, a che razza di personaggio hanno affidato la loro sorte, per vedere se per caso si sono pentiti della scelta.

L’opposizione di Veltroni invece non sente, non vede, non prova nemmeno dolore se la pungi con un ago da materassaio. Le hanno strappato elettori e consensi senza anestesia e non ha battuto ciglio. E’ un’opposizione in Stato Vegetativo Permanente.
Se, in questo paese, per avere un’opposizione vera, che non faccia sconti e non sia connivente e reggisacco con il governo, è necessario che quest’opposizione simulacro, contenitore vuoto e senza vita muoia, ebbene, staccatele pure la spina.
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