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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.


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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.

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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.


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Ho parlato di una donna e santa discussa, Madre Teresa e continuo, senza tema di polemiche, con un’altra donna, ancora più discussa, Evita, per la quale da anni giace in Vaticano la pratica di beatificazione.

Se facciamo una breve ricerca nella memoria, alla parola Evita ci possono venire in mente l’Argentina, Madonna, il fascista Peron, i descamisados, l’oro dei nazisti, le pellicce e i gioielli ma anche il non risparmiarsi per aiutare i poveri, la malattia e la morte tragica ad appena trentatre anni – gli anni di Cristo, per un cancro all’utero.

Ho letto l’anno scorso la biografia che ha dedicato ad Evita una scrittrice argentina, Alicia Dujovne. Leggendola sono rimasta intrigata, come la sua autrice, dalla camaleontica personalità di questa donna, il cui mistero rimarrà forse mai svelato, mummificato come i suoi resti mortali.
Angelo o demonio? Mostro di fascinazione al servizio del male o angelo vendicatore dell’ingiustizia sociale celato nei panni della puttana santa?
Ha usato Peron fino all’ultimo per i suoi scopi filantropici o è stata il più fenomenale strumento di marketing vivente che una dittatura abbia mai avuto? Credeva veramente che sarebbe stato possibile far cooperare capitale e lavoro o era solo un’illusa?
Era stata scolpita in un unico blocco di contraddizione. Femminista e paladina delle donne ma devota a Peron fino al fanatismo ed alla sottomissione. Anticomunista ma più concretamente vicina al popolo di tanti compagni. Difficile darne un giudizio definitivo positivo o negativo.
Era amata, idolatrata dal suo popolo come nessun’altra regina o donna politica al mondo, su questo non vi sono dubbi.

Eva Duarte era nata povera, bastarda nel modo peggiore perché figlia di un ricco che si era preso un’amante dal gradino più basso della società. Fece tutti i mestieri, compreso forse quello più antico del mondo, per risalire i gradini e giungere fino a quello più alto, quello di moglie del presidente, che nel Sudamerica di allora era un po’ come essere moglie di Dio. La sua mania per i gioielli e le pellicce derivavano sicuramente da un insanabile complesso di inferiorità che lei però curiosamente razionalizzava con il desiderio di essere bella ed attraente per i suoi descamisados, i suoi sostenitori.
Adornata e luccicante come una madonna pellegrina, moglie di un fascista che vendette interi pallets di passaporti falsi per portare in salvo in Argentina i peggiori criminali nazi-fascisti, eppure riusciva ad incantare anche gli operai con le sue tirate contro l’imperialismo e gli sfruttatori. Non andava tanto per il sottile, soprattutto con chi la criticava, con i militari maschilisti che la odiavano e soprattutto con gli oligarchi, i ricchi. Lei che era sempre stata trattata come una puttana e forse, racconta la Dujovne, anche stuprata da ragazzi dell’alta società quando era giovane, ebbe la sua rivincita diventando, per il suo popolo, più pura della Madonna.

Per Evita il fine giustificava i mezzi. Negli ultimi anni della sua vita, dopo il viaggio in Europa, divenuta protettrice dei diseredati a tempo pieno, lavora giorno e notte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Raccoglie vestiti, scarpe, assegna borse di studio, regala personalmente macchine per cucire, consegna assegni cospicui, con le mani sempre inanellate di diamanti. Sono la sua debolezza. Dimentica di mangiare perché deve sfamare il suo popolo e si consuma finché il suo fisico non la divora dall’interno.
La sua agonia ha l’aura del martirio. Non ha le stigmate, Evita, ma non sarebbero stonate sulle sue bianche mani.
E’ in questa parte della sua vita soprattutto che Evita si comporta come una santa. Della santa ha anche tutte le contraddizioni, quelle che la facevano civettare con uno dei peggiori assassini della storia, Ante Pavelic. Il fine giustifica i mezzi?

Si è parlato molto del viaggio che Evita fece in Europa nel 1947, dicevo. Si sa poco o nulla dei colloqui che ebbe con varie personalità, compreso l’ex re d’Italia in esilio, Umberto.
Quando venne in Italia la trattarono da puttana fascista e il Papa la congedò frettolosamente con un rosario e una benedizione. Si sa di certo che aprì alcuni conti a suo nome e a nome del fratello in Svizzera, oltre probabilmente a trasferire in conti sicuri i tesori dei nazisti transfughi in Argentina grazie all’O.D.E.S.S.A. e all’occhio accecato dal furore anticomunista di Vaticano e Stati Uniti.
Dopo la morte prematura di Evita, Juan Peron chiese di entrare in possesso dell’eredità della moglie ma si trovò di fronte ad un imprevisto contrattempo. La banca svizzera, per completare la pratica di successione, fece richiesta del certificato di nascita di Eva Duarte. Cosa che Peron non fu in grado di produrre.
Prima di morire Evita, ancora angustiata dal vecchio complesso di inferiorità e a causa di una tipica civetteria femminile, quella di nascondere l’età, aveva chiesto a Juan di distruggere ogni traccia dei documenti che si riferivano alla sua nascita. Peron pare non sia mai riuscito quindi ad entrare in possesso del tesoro di Evita. Dopo dopo il fratello di Eva moriva in circostanze misteriose.

Attorno ad Evita sono fiorite le leggende, anche le più curiose e macabre, come quelle attorno alla sua mummia perduta per molti anni in giro per il mondo.
Una leggenda vuole che lei riuscisse, con quello stratagemma della distruzione del certificato di nascita, a sottrarre i fondi per donarli in segreto in eredità ai suoi poveri.
Un’altra dice che il suo male fu causato da una capsula radioattiva nascosta nella sua poltrona da servizi segreti stranieri che volevano eliminarla a causa del suo antimperialismo.

Pur ammantato di leggenda, anche il ricordo di Evita, grazie al tempo che tutto guarisce, sta diventando sempre più flebile. Forse non sarà mai fatta santa, e non a causa delle sue idee politiche ma per il suo libertinaggio giovanile, l’unica cosa che le gerarchie vaticane non perdonano.
Anche se santa non lo era, ne fece comunque una bella imitazione. Forse la sua più grande interpretazione di attrice mancata.


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Ho parlato di una donna e santa discussa, Madre Teresa e continuo, senza tema di polemiche, con un’altra donna, ancora più discussa, Evita, per la quale da anni giace in Vaticano la pratica di beatificazione.

Se facciamo una breve ricerca nella memoria, alla parola Evita ci possono venire in mente l’Argentina, Madonna, il fascista Peron, i descamisados, l’oro dei nazisti, le pellicce e i gioielli ma anche il non risparmiarsi per aiutare i poveri, la malattia e la morte tragica ad appena trentatre anni – gli anni di Cristo, per un cancro all’utero.

Ho letto l’anno scorso la biografia che ha dedicato ad Evita una scrittrice argentina, Alicia Dujovne. Leggendola sono rimasta intrigata, come la sua autrice, dalla camaleontica personalità di questa donna, il cui mistero rimarrà forse mai svelato, mummificato come i suoi resti mortali.
Angelo o demonio? Mostro di fascinazione al servizio del male o angelo vendicatore dell’ingiustizia sociale celato nei panni della puttana santa?
Ha usato Peron fino all’ultimo per i suoi scopi filantropici o è stata il più fenomenale strumento di marketing vivente che una dittatura abbia mai avuto? Credeva veramente che sarebbe stato possibile far cooperare capitale e lavoro o era solo un’illusa?
Era stata scolpita in un unico blocco di contraddizione. Femminista e paladina delle donne ma devota a Peron fino al fanatismo ed alla sottomissione. Anticomunista ma più concretamente vicina al popolo di tanti compagni. Difficile darne un giudizio definitivo positivo o negativo.
Era amata, idolatrata dal suo popolo come nessun’altra regina o donna politica al mondo, su questo non vi sono dubbi.

Eva Duarte era nata povera, bastarda nel modo peggiore perché figlia di un ricco che si era preso un’amante dal gradino più basso della società. Fece tutti i mestieri, compreso forse quello più antico del mondo, per risalire i gradini e giungere fino a quello più alto, quello di moglie del presidente, che nel Sudamerica di allora era un po’ come essere moglie di Dio. La sua mania per i gioielli e le pellicce derivavano sicuramente da un insanabile complesso di inferiorità che lei però curiosamente razionalizzava con il desiderio di essere bella ed attraente per i suoi descamisados, i suoi sostenitori.
Adornata e luccicante come una madonna pellegrina, moglie di un fascista che vendette interi pallets di passaporti falsi per portare in salvo in Argentina i peggiori criminali nazi-fascisti, eppure riusciva ad incantare anche gli operai con le sue tirate contro l’imperialismo e gli sfruttatori. Non andava tanto per il sottile, soprattutto con chi la criticava, con i militari maschilisti che la odiavano e soprattutto con gli oligarchi, i ricchi. Lei che era sempre stata trattata come una puttana e forse, racconta la Dujovne, anche stuprata da ragazzi dell’alta società quando era giovane, ebbe la sua rivincita diventando, per il suo popolo, più pura della Madonna.

Per Evita il fine giustificava i mezzi. Negli ultimi anni della sua vita, dopo il viaggio in Europa, divenuta protettrice dei diseredati a tempo pieno, lavora giorno e notte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Raccoglie vestiti, scarpe, assegna borse di studio, regala personalmente macchine per cucire, consegna assegni cospicui, con le mani sempre inanellate di diamanti. Sono la sua debolezza. Dimentica di mangiare perché deve sfamare il suo popolo e si consuma finché il suo fisico non la divora dall’interno.
La sua agonia ha l’aura del martirio. Non ha le stigmate, Evita, ma non sarebbero stonate sulle sue bianche mani.
E’ in questa parte della sua vita soprattutto che Evita si comporta come una santa. Della santa ha anche tutte le contraddizioni, quelle che la facevano civettare con uno dei peggiori assassini della storia, Ante Pavelic. Il fine giustifica i mezzi?

Si è parlato molto del viaggio che Evita fece in Europa nel 1947, dicevo. Si sa poco o nulla dei colloqui che ebbe con varie personalità, compreso l’ex re d’Italia in esilio, Umberto.
Quando venne in Italia la trattarono da puttana fascista e il Papa la congedò frettolosamente con un rosario e una benedizione. Si sa di certo che aprì alcuni conti a suo nome e a nome del fratello in Svizzera, oltre probabilmente a trasferire in conti sicuri i tesori dei nazisti transfughi in Argentina grazie all’O.D.E.S.S.A. e all’occhio accecato dal furore anticomunista di Vaticano e Stati Uniti.
Dopo la morte prematura di Evita, Juan Peron chiese di entrare in possesso dell’eredità della moglie ma si trovò di fronte ad un imprevisto contrattempo. La banca svizzera, per completare la pratica di successione, fece richiesta del certificato di nascita di Eva Duarte. Cosa che Peron non fu in grado di produrre.
Prima di morire Evita, ancora angustiata dal vecchio complesso di inferiorità e a causa di una tipica civetteria femminile, quella di nascondere l’età, aveva chiesto a Juan di distruggere ogni traccia dei documenti che si riferivano alla sua nascita. Peron pare non sia mai riuscito quindi ad entrare in possesso del tesoro di Evita. Dopo dopo il fratello di Eva moriva in circostanze misteriose.

Attorno ad Evita sono fiorite le leggende, anche le più curiose e macabre, come quelle attorno alla sua mummia perduta per molti anni in giro per il mondo.
Una leggenda vuole che lei riuscisse, con quello stratagemma della distruzione del certificato di nascita, a sottrarre i fondi per donarli in segreto in eredità ai suoi poveri.
Un’altra dice che il suo male fu causato da una capsula radioattiva nascosta nella sua poltrona da servizi segreti stranieri che volevano eliminarla a causa del suo antimperialismo.

Pur ammantato di leggenda, anche il ricordo di Evita, grazie al tempo che tutto guarisce, sta diventando sempre più flebile. Forse non sarà mai fatta santa, e non a causa delle sue idee politiche ma per il suo libertinaggio giovanile, l’unica cosa che le gerarchie vaticane non perdonano.
Anche se santa non lo era, ne fece comunque una bella imitazione. Forse la sua più grande interpretazione di attrice mancata.

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