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“Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!” (Totò – “Totò truffa”)

Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

***
Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

***

A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
“Ed ora facciamo una piccola pausa per la pubblicità, non andate a seppellire i vostri morti, restate con noi.”


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“Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!” (Totò – “Totò truffa”)

Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

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Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

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A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
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Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

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Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

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A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
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Cosa sarebbe la nostra vita senza le grandi verità che quotidianamente ci propinano i telegiornali? Prendiamo per esempio i servizi del corrispondente RAI da Londra Giovanni Masotti, il padre del sado-masottismo, quella perversione che porta il giornalista a farsi del male e a farne agli altri, montando scoop-canaglia come quelli sulle intercettazioni a Caruso e le pere di Cannavaro.
Dopo essere riuscito, l’estate scorsa, a fare un pezzo su un mantello che renderebbe invisibili, realizzato da scienziati inglesi (a Hogwarths?), rimanendo incredibilmente serio, l’altra sera Von Sacher-Masotti ci ha aggiornato sui rischi terrificanti della cannabis.

Nulla di nuovo, in televisione è una gara dura avere una seria informazione scientifica e quando c’è da parlare di droga si fa vedere sempre e solo il tipo che si rolla una canna. Mai un fumatore di crack o uno qualsiasi delle decine (c’è chi dice più di 150) di tipi di ecstasy in grado di bruciare il cervello dopo qualche serata in discoteca. Siccome devono avergli detto che questa o quella (droga) per loro pari sono e devono essere, allora il giornalista si adegua e fa di tutta un’erba un fascio, in tutti i sensi.

Partendo dalla notizia che il giornale inglese The Independent, dopo aver per anni chiesto la depenalizzazione dell’uso di cannabis, ora riporta i risultati di ricerche che dimostrerebbero come lo skunk, il nuovo tipo di resina in circolazione in Inghilterra sarebbe addirittura in grado di provocare la schizofrenia nei consumatori abituali, Masotti non resiste e ci ricama sopra con il tombolo e il chiacchierino.

Il fatto che si parli di un tipo particolare di cannabis molto concentrato in THC e che la schizofrenia non è dimostrato essere legata all’uso della sostanza, altrimenti la Giamaica e Amsterdam sarebbero manicomi a cielo aperto sono dettagli insignificanti. Non si citano nemmeno gli innumerevoli studi che dimostrano invece le potenzialità interessanti della cannabis nel trattamento del dolore oncologico e come palliativo in varie patologie neurologiche come l’epilessia e la sclerosi multipla. Che esista un farmaco attualmente testato in vari ospedali a base di cannabinoidi sintetici, il Marinol, gli è ignoto.

A Masotti interessa definire l’Independent come l’organo della sinistra estrema inglese e già che c’è insinua il legame tra cannabis, sinistra estrema e pazzia. La sinistra indurrebbe all’uso della cannabis che è più pericolosa dell’LSD, ma ora si è pentita e se lo dice lui c’è da crederci.
Chissà come spiegherebbe il nostro il fatto che esistono persone di sinistra da quando avevano vent’anni come la sottoscritta che non si sono mai fatte una canna. Roba da non dormirci la notte.

De Marijuana no xe mai morto nisuni“.
Pitura Freska

(Traduzione per i sotto-padani: “Di marijuana non è mai morto nessuno”)


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Ho visto un po’ troppi wonderbra in giro ultimamente. Così, anche se odio l’ipocrisia della par condicio, per pareggiare i conti mi travesto da etologa e vi propongo otto meraviglie della natura in senso maschile.
Per restare in argomento “intimo”, consiglio anche il relativo wonderbra for men, di cui però questi Bronzi di Riace viventi, questi capolavori dell’arte moderna non hanno alcun bisogno. Sono uomini che non devono chiedere mai. L’aggeggio che solleva lasciamolo a chi una volta avrebbe usato il cotone idrofilo. Ohibò.

Cominciamo il giro dei belloni da Viggo Mortensen, la tempesta ormonale perfetta. Inespressivo, dicono. Già fa danno così figuriamoci se fosse pure espressivo.
Le sue fans si giustificano dicendo che piace perchè è anche intelligente, poeta, pittore. Palle, la verità è che tira più un pelo di Viggo che un carro di buoi.

Occhi che ti fanno la risonanza magnetica quelli di Joaquin Phoenix, genere tormentato, in molti film adolescente perverso che innesca reazioni insano-materne stile “vieni qui che ti risolvo io i problemi, bel bambino”. Memorabile in “Da Morire” di Gus Van Sant, che io benedico perché di bei figlioli se ne intende e ci offre sempre immagini indimenticabili.

Keanu Reeves è il monumento vivente alla idiozia dei razzisti, di coloro che vorrebbero continuare a trombarsi solo le sorelle per non contaminare la razza.
Esercizio pratico: guardate prima Calderoli e poi Keanu e domandatevi, ma mescolare un pochino i geni non dà effetti interessanti? Ultimamente un po’ intortellato, ma sempre un grande (Keanu, ovviamente).

Un giovane virgulto dal Giappone, Takeshi Kaneshiro.
Se trovate una palla mortale i pugnali volanti ma non osate dirlo all’amico entusiasta del cinema estremo-orientale che vi presta sempre le versioni director’s cut dei capolavori di Jhang Yimou concentratevi sui lineamenti di porcellana e gli occhi a mandorla assassina di Takeshi. Le due ore e oltre passeranno più in fretta e direte: “Ma come, è già finito?”.


Che dire di Johnny Depp, il lato selvaggio della vita, l’uomo dai mille volti? Da portarsi dietro solo in modica quantità, di lui non si butta via nulla, ed è un salvavita. Un momento di depressione e con un Depp passa tutto.

Alzi la mano chi non si farebbe arrestare e interrogare da Montalbano, alias Luca Zingaretti, il primo sexy commissario italiano e la rovina di Cesare Ragazzi.
O ragazzuoli che la menate con i capelli che cadono e vi rovinate lo stipendio con le fiale di Minoxidil, non preoccupatevi. Dovete solo essere uguali a Zingaretti e i capelli non rappresenteranno più un problema.

Direttamente dall’Enciclopedia Britannica dei bonazzi, la new entry Clive Owen, anche lui un po’ botulinizzato nell’espressione ma gran figaccione, sia nei panni di Re Artù, dove per lui sbavavano sia Lancillotto che Ginevra, che in quelli del rapinatore diabolico in “Inside Man”. Ma come hanno osato non fargli fare James Bond e hanno preso quella specie di calamaro di… non mi ricordo neppure il nome!

Infine un omaggio al neo Pallone D’Oro, ‘O Capitano, Fabio Cannavaro.
Di fronte alla sua “tartaruga” perfetta le bimbe si turbano, le mamme sbiancano e anche Michelangelo poserebbe lo scalpello e si metterebbe a piangere in silenzio con la testa tra le mani dicendo sconsolato: ” ’gna faccio…”

E ora vi saluto, vado a farmi una doccia fredda.

Caro Padre Gaenswein,

posso chiamarla confidenzialmente Georg? No, forse è meglio di no. Con la mania che abbiamo noi italiani di storpiare il teutonico “Ghe-org” in “Gi-org”, rischieremmo una scenetta come quella del Martini, con la tipa che apre la porta e si trova davanti lei con una bottiglia di vin santo – che mi sembra più appropriata, ed esclama: “George!!”.
Eh si, perché mi dicono che tra lei e Clooney è una gara dura.

Se posso permettermi, lei è indubbiamente un gran bel pezzo di manzo, anche se non è esattamente il mio tipo. Sa, oggi mi sono comprata il “Max” con le foto di Cannavaro, ha capito il genere che mi piace?
Non è il mio tipo perché pensando a lei mi viene da fare quella stupida e scontata associazione che avrà sentito già un migliaio di volte – e chissà come la fa incazzare, pardon, arrabbiare. Lo sa benissimo, la storia di padre Ralph e di “Uccelli di rovo”. Non posso farci nulla ma quest’idea di lei e Maggie e l’uccello sul rovo mi blocca, mi spegne ogni pensiero arrapante come il calzino corto a letto. Encefalogramma piatto, kaputt.
Eppure, nonostante questo handicap da telenovela, lei è come il Crodino, piace, piace anche per quella sua aria così fredda e distaccata, da chi ci marcia alla grande sulla storia del bello e impossibile.

Il motivo per cui le scrivo è un altro però. Vengo al sodo. Lei sarà pure il segretario del Papa, colui che turba il sonno delle devote cielline e tutto il resto, ma cos’è adesso questa storia della satira, che non bisogna scherzare sul Papa e che ce l’ha con Crozza, Fiorello e la mia mitica Luciana Littizzetto? Cosa vuol dire che non ha visto le trasmissioni ma le condanna lo stesso? Lo sa che mi sta diventando un tantinello antipatico?

Lei teme i comici e la satira, ma lo sa cosa scrivono i giornalisti cosiddetti seri di lei?
C’è una cosa che non mi fa dormire la notte da quando l’ho letta. Deve sapere che, oltre a guardare Crozza il lunedì sera, mi benedica padre perché ho peccato, tra le mie letture peccaminose vi è anche Panorama, che leggo ogni tanto dal mio parrucchiere.
Ecco, la scorsa estate lessi un articolo su quella sua famosa intervista alla Radio Vaticana, dove lei sorprendentemente parlava con disinvoltura di donne e motori come un Briatore qualsiasi: “I miei sensi sono sani e chi ha i sensi sani li usa…Nella mia giovinezza ci sono state ragazze che preferivo. Ora mi sono abituato al mio ruolo di sex symbol“. Vatican Confidential.
A parte che l’intervista il giorno dopo è sparita dalla circolazione e volevo ben dire, ma sa poi cosa hanno scritto quei maliziosi giornalisti a commento delle sue parole?
C’è poi chi sostiene che, rivelando la sua giovanile simpatia per le donne, don Georg ha voluto fugare alcune malevole insinuazioni.”

Ha capito? Ma forse che, vedendovi sempre insieme… Lei così premuroso, pronto a sistemargli amorevolmente la papalina, proprio da segretario devoto, sempre al suo fianco. E poi insieme a Castelgandolfo, in montagna a sciare, in giro per il mondo. Lei che la mattina gli porta il cappuccio e il cornetto e la camomilla la sera.
No, non posso crederci che pensino che lei sia interista.

P.S. Si precisa che questo post è stato scritto poco dopo che un diavoletto di nome Draghignazzo (sicuramente milanista) ha improvvisamente posseduto la papera zoppa (notoriamente juventina). Il solito Draghignazzo che non capisce un …
Ad ogni modo la papera zoppa, per qualunque vertenza legale, si farà rappresentare dallo Studio Taormina. Per le scomuniche, citofonare Lameduck.

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