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Dietro alla notizia che sta facendo piangere Nina Moric e sghignazzare l’Italia intera, ovvero la scoperta della costosa tresca tra Lele Mora e l’uomo illustrato Fabrizio Corona non c’è che la solita omofobia incancrenita nel tessuto nazionale, il solito riflesso ridanciano verso le relazioni omosessuali, a pagamento o meno, oltre ad un discreto dispregio dell’altrui privacy.
Sia chiaro, entrambi i personaggi mi stanno cordialmente sui maroni. Di Mora specialmente  mi preoccupa più la svastica sul telefonino che l’arredamento total-white stile “Cage aux folles”, ma qualcuno mi spieghi cosa ci sarebbe di interessante a livello pubblico nel fatto che due personaggi del mondo dello spettacolo si siano scambiati liquidi organici. Interessante al punto di farne una notizia (si fa per dire) da telegiornale, anche nei TG che si atteggiano ad esempio di antiminzolinismo militante.
Ho l’impressione che questa bagattella serva ancora una volta, come la cucina componibile di Montecarlo e l’orso che va a fare il bagno nel laghetto in montagna, a distrarre l’opinione pubblica da ben altri commerci carnali, che forse non coinvolgono orifizi più o meno chiacchierati ma qualcosa di peggio: la dignità e l’onestà di gente che dovrebbe servire NOI  perchè da noi eletta e non un nanetto da circo per disgrazia divenuto presidente del consiglio.

E’ una storiella che ha raccontato ieri Repubblica. Vi si narra del mercatino di onorevoli nuovi ed usati al tempo della caduta dell’ultimo governo Prodi, mercimonio già comprovato da numerose telefonate del nanerottolo al suo attendente in Rai, fatte allo scopo di piazzare attricette amiche di coloro che si dovevano acquisire. Tu me la assumi (a spese del servizio pubblico, cioè del contribuente), le fai fare una fiction e l’onorevole, che si frulla la passera in oggetto, è contento e ci vota a favore o fa addirittura il salto della quaglia. E’ una vicenda narrata in tutti i dettagli nel libro “Papi”, il bignami della mignottocrazia berlusconiana.
Se in quel caso specifico si attiravano gli uomini della concorrenza con il vecchio sistema del pelo e del carro di buoi, nella vicenda che coinvolge due onorevoli del nordest, già in forze al centrodestra per parte leghista, si è invece utilizzato il più tradizionale sistema dell’elargizione in denaro, uno dei più potenti incentivi a far cedere anche il più riottoso e virtuoso dei maschietti.
Non quindi le Bentley con le quali sfrecciare a 250 all’ora in autostrada come il monellaccio Corona, non la valigetta con le mazzette come nei gangsta movie ma un bel contratto di collaborazione a progetto, una decina di milioni al mese, poco meno del costo di un onorevole, elargito generosamente con soldi pubblici, a spese del contribuente. Perchè Berlusconi è un maestro, un gran maestro a far soldi risparmiando i suoi. Come diceva Ricucci? “Fare i froci col culo dell’artri.” Volgare ma pertinente. Generoso con i soldi altrui, i nostri, insomma.

E, a proposito di porci, tutto questo mercimonio di scaldapoltrone è dovuto al porcellum, alla legge elettorale della quale, come si è lasciato sfuggire freudianamente l’altro giorno il neosettantaquattrenne, lui assieme ai suoi giannizzeri “sta approfittando”. Se di una legge elettorale non si può approfittare per il proprio vantaggio, che gusto c’è? Siccome i candidati sono pedine da spostare a piacimento sulla scacchiera, si può chiedere loro di farsi eleggere o di farsi trombare a comando, secondo le esigenze giornaliere del capo. Se sarai trombato avrai comunque in cambio un bello stipendio (secondo il punto di vista del comprato, perchè per il compratore sono cifre ridicole) e per un po’ stai tranquillo.  E’ fortunato il brevilineo, trova pure quelli che si accontentano di poco. In fondo, potevano chiedergli molto di più. Che, ci si vende per meno di un milione di euro, al giorno d’oggi?

Per la cronaca friulana, giusto in caso si ripresentassero candidati in qualche tornata elettorale. I due ex leghisti che al grido assai poco nordico di “teniamo famiglia” hanno accondisceso a divenire berlusconiani convinti  per appena 120 milioni di euro cadauno, si chiamano Pottino (da potta?) e  Gabana. Nomen omen. Se l’altro si fosse chiamato Volta sarebbe stato il duo perfetto, peccato.

Ah, magari fossimo un paese di merda solo perchè abbiamo condannato Corona a 3 anni e 8 mesi. Di che si lamenta? Un’estorsione è un’estorsione. Non si è fatto immortalare con l’uccello in mano e mentre conta le mazzette? L’hanno incastrato? Forse non doveva provarcisi a ricattare il premier con le foto di sua figlia, che ne dice?
Corona mi sta sul cazzo, che è la morte sua visto il nome, perchè è solo un egocentrico ipertrofico e magliaro che, sarà pure innocente come un neonato appena battezzato, ma va in giro vestito e tatuato da avanzo di galera. A Genova li chiamiamo “tipi da sbarco”.

Berlusconi invece dice che ha le palle. Certo. Lui le ha di certo perchè le nostre ce le ha ormai polverizzate a livello di nanoparticelle. Rischiamo seriamente la salute se ne respiriamo le scorie.
Ma si rende conto questo fenomenale scassaminchia, questo vecchiaccio a cui sta crollando la faccia addosso che, se continua così, non se lo vorrà nemmeno il Diavolo all’Inferno e così dovranno riaprire in fretta e furia il Limbo? Limbo2, con i laghetti e le paperette.
Ce l’hanno tutti con lui – poer nano – ma non è forse vero che lui odia chi non lo ama, che è capace di odiare appassionatamente i suoi nemici?
Mi sento di ricambiarlo con tutto il cuore. Gli odi unilaterali sono così tristi, che bello giurarsi odio eterno ed odiarsi anima e corpo. Silvio, ti odio.
Ieri sera ho visto quello che è forse il più impressionante film horror dell’anno, anche se sarebbe meglio definirlo uno snuff-movie, uno di quei film dove l’orrore e la tortura sono reali e non simulati.
Il vero e proprio tormento che ci procura la visione di “Videocracy” di Erik Gandini deriva dalla sua rappresentazione di un mondo dominato da un “Brutto” felliniano spogliato a forza della visione felliniana e rimasto solo cattivo gusto nudo e crudo. Un pozzo senza fondo di volgarità che è non solo la televisione italiana protagonista del film ma questo paese divenuto un immenso studio televisivo dove la gente si degrada fino all’inimmaginabile – manca ormai solo la coprofagia immaginata da Pasolini-De Sade in “Salò”, ed è disposta letteralmente a tutto pur di apparire nella scatola maledetta dalla quale ci comanda l’orrendo ghigno del joker di Arcore. La faccia gigante che ha reso questo paese cultore del bello, dell’arte e del sublime, il paese di Leonardo Da Vinci e Michelangelo, una cloaca massima dove sguazzano stronzi, zoccole e ogni tipo di malavitoso assurto ad eroe della patria.

Se permettete una digressione, ricordate il secondo capitolo della saga di “Ritorno al futuro”, il più sottilmente angosciante dei tre? Il cattivo Biff Tannen ruba un almanacco sportivo dal futuro e, ritornato nel passato, sfrutta la conoscenza di eventi futuri per crearsi una fortuna totalmente immeritata in una realtà parallela. Il mondo dominato dal riccastro Biff è modellato su un CASINO, su un immaginario da gangsters, ricco di belle donne scosciate e poppute, gioco d’azzardo, prepotenza e malaffare.
Un mondo orripilante che gli eroi del film devono a tutti i costi evitare che si avveri.
Beh, non è incoraggiante pensare che l’Italia sia diventata un incubo peggiore dei peggiori scenari dei film di fantascienza.

Gandini dice all’inizio del suo film che per chi osserva il fenomeno dal di fuori – lui vive in Svezia – è difficile comprenderlo. Un modo gentile per dirci che dobbiamo considerarci come dei topolini bianchi da laboratorio, osservati dall’occhio esperto di un etologo.

Cominciò tutto, narra il documentario, con un uso intensivo ed osceno del corpo femminile usato come un piede di porco per scardinare tutto ciò che era stata fino a quel momento l’idea di informazione, intrattenimento e cultura televisiva.
Dalle calze a 20 denari delle Gemelle Kessler eravamo passati ai panorami ginecologici delle ministre pon-pon, prima che ritornassero vergini con il tailleur da signore per bene.

Non solo, aggiungo io. Vi fu un periodo, dalla metà degli anni settanta e per un decennio circa, dove in televisione si poteva vedere di tutto ma proprio di tutto. Porno-horror alle quattro del pomeriggio con ogni tipo di violenza ed efferatezza tra un “Jeeg Robot d’acciaio” e un “Lamù”. Nessun MOIGE a stracciarsi le vesti.
Di pomeriggio, a quei tempi, vidi un orrendo film spagnolo su due ristoratrici lesbiche assassine che conservavano i corpi delle loro giovani vittime in salamoia; il famoso cult “Perchè il dio fenicio uccide ancora?”; “Eviration”, storia di un ragazzo evirato dai cani.
Questo mentre di sera girava tranquillamente da un canale all’altro “Ultimo mondo cannibale”. A notte alta dominavano i porno e quegli squallidissimi spogliarelli dove per vedere un centimetro quadrato di passera di straforo bisognava restare svegli fino alle quattro.
Conosco vecchietti che si sono bruciati gli ultimi neuroni cannibali a furia di far tardi nella speranza che una notte su cento, si andasse finalmente oltre e la signorina Wanda la peracottara con le coscione disfatte dalla cellulite arrivasse addirittura ad un accenno di masturbazione, con primo piano finale.

Erano le meravigliose TV libere. Ed è lo stesso principio della droga. Lo spacciatore ti regala sempre le prime dosi, per crearti la dipendenza.
Quando fummo assuefatti alla “libertà”, questa divenne condizionata. Ricominciò la censura, ritornò il bigottismo. Il bastone e la carota.
Per un attimo esistette anche una televisione che cercava di conciliare la libertà con l’emancipazione e la ricerca del nuovo. Nacquero trasmissioni a loro modo rivoluzionarie (ricordate Moana e lo Scrondo?) ma durarono poco. Richiedevano uno spettatore di qualità superiore all’ameba e non erano funzionali al grande progetto per piano di rinascita ed orchestra.

Ora in pratica guardiamo solo quello che vogliono loro. O che vuole lui, il che è lo stesso.
Il porno è solo a pagamento, con tanto di codice criptato per proteggere i bambini e i nonnini ormai dementi, per i quali una Selen potrebbe essere fatale. Chi si contenta del fetish gratuito può guardare i telegiornali.

Per tornare a “Videocracy”, la voce suadente da torturatore del narratore ci racconta degli eroi Lele Mora e Corona. Figuri al cui confronto Facciadicuoio e Jason sono dei bravi ragazzi ma che nel CASINO tannenian-berlusconiano sono personaggi da ammirare ed imitare.
Non si sa se faccia più ribrezzo il Mora biancovestito con la casa tutta bianca e il telefonino con la svastica da anima nera, roba che in Germania sarebbe da arresto, o il Corona che conta i bigliettoni da cento euro sul letto, si sgrulla l’uccello sotto la doccia e poi va in giro in macchina a controllare i suoi paparazzi come il pappone controlla le mignotte.
Che personaggi squallidi, come l’altro disoccupato di lusso Briatore e quella Costa Smeralda che bisognerebbe ribattezzare – mi perdonino i sardi – SMERDALDA.
Un paese ridotto a subire il fascino dei malavitosi con gli occhi strafatti di coca ma che sono tanto fichi perchè scopano tutti i giorni.

Ancora più disgustosi sono i poveri che darebbero via il culo – lo ammette alla fine l’operaio che vorrebbe essere un’atroce mix tra Van Damme e Ricky Martin e non è altro che una povera nullità – per diventare ricchi e famosi, cioè delle Simone Venture.
Le squinzie che, intervistate, vogliono fare le veline, le letterine, le letteronze, “così poi sposano i calciatori”. Che i calciatori le sposino, in alcuni casi, per nascondere il fatto che amano, più della passera, il 24×17 , non le sfiora nemmeno. Ma poi che gliene fregherebbe? I calciatori sono ricchi e con la ricchezza passa tutto, anche l’omosessualità.

Su tutto domina alla fine del film e dell’incubo che abbiamo appena vissuto, il faccione gigante del responsabile di tutto questo, il più grande spacciatore di balle e false illusioni degli ultimi 150 anni. Colui che ha rovinato questo paese. Colui che ha sostituito a tradimento, nell’album degli eroi, la figurina di Salvo D’Acquisto con quella di Fabrizio Corona.

“Videocracy” integrale parti: 2 345 678

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