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Ha ragione Giulietto Chiesa. Questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero, voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono responsabili. E’ una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell’11 settembre servì per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche d’affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose – perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente che non sbaglia – delle banche d’affari possono essere ripianate con i soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo salvataggio statalista dell’interesse privato appare sempre più una sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.

La Finanza (non le Fiamme Gialle ma il potere finanziario globale) è il braccio armato ma dietro ad essa ci sono le multinazionali che devono fare profitti. Il neoliberismo ha stabilito che il profitto è un diritto inalienabile e che è un valore esponenziale, non vi è più alcun limite ad esso, tantomeno il limite etico. Non a caso parlano di crescita ma noi pensiamo che si tratti dell’aumento del nostro benessere, invece loro intendono la crescita del loro margine di profitto. E le due cose non possono coesistere. Se il mio diritto a fare profitti sempre più alti si scontra con gli interessi della collettività e i diritti dei lavoratori, sarà mio compito eliminare tali ostacoli, con qualunque mezzo.
Lo fanno le multinazionali per prime ma poi, in catena, vorranno farlo anche i grossi imprenditori nazionali e poi i piccoli e medi, fino alla botteguccia artigiana.
Ecco quindi che, ai massimi livelli, bisogna accaparrarsi i politici come gli informatori scientifici si accaparrano i medici per conto di BigPharma, anzi, ancor meglio, si bypassano i politici e si mandano i propri  amministratori delegati, i propri manager, scagnozzi e sottocoda a fare politica. La famosa “discesa in campo”.
Così si spiega perché la politica è sempre meno fatta di rappresentanti del popolo e sempre più di avventizi e portaborse, lobbisti e maggiordomi, comperati a suon di denaro a fiumi, privilegi e promesse di successo e potere periferico. Nominati, non eletti. Questi politici a busta paga di interessi superiori e spesso ai confini dell’illegalità devono rispondere ai loro padroni che, ripeto, non sono più i cittadini ma coloro che, per ampliare i profitti, devono rimuovere ogni ostacolo possibile.

Secondo voi è un caso che tra le pochissime voci fuggite dal sen di Tremonti circa la famosa manovra vi siano state la “libertà di licenziare” e l’accorpamento delle festività alla domenica – mica quelle religiose, però, solo le tre laiche e work-oriented del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno – per “produrre di più”?
Un alieno che fosse sbarcato con il suo ufetto ieri in Italia si sarebbe chiesto: “Ma questi terrestri pensano di risolvere la crisi mondiale facendo lavorare tre giorni in più all’anno i lavoratori? C’è qualcosa che non capisco?”
L’obiettivo è chiaramente un altro, caro alieno. E’ l’articolo 18, i diritti dei lavoratori, l’attacco a quegli articoli della Costituzione che segnano la differenza tra lavoro salariato e lavoro schiavistico e ne stabiliscono i reciproci confini. 

Prima di spingermi ancora più in là e dichiarare, assumendomene la responsabilità, che la crisi non esiste ma è uno spauracchio agitato, come lo fu l’Osama Bin Laden di dieci anni fa, per ottenere la sottomissione delle ultime sacche di resistenza al nuovo ordine mondiale basato sul modo di produzione neoschiavistico globalizzato, facciamo un piccolissimo ragionamento, che ci riporta anche al caso Lehman-Brothers.
Se la colpa del default mondiale fosse del potere finanziario, identificabile in pochi banchieri, speculatori, insomma in fin dei conti in persone fisiche alla Gordon Gekko con un nome e cognome, a cominciare da quell’Alan Greenspan che nomina Chiesa, dobbiamo proprio credere che il governo degli Stati Uniti non riuscirebbe a sguinzagliare un po’ di reparti di Navy Seals ed assicurare questi farabutti alle imperiali galere, magari il Grand Hotel Guantanamo? Perchè ciò che stanno facendo questi bastardi figli di puttana non è meno grave di ciò che si attribuisce da più di dieci anni ad Al Qaeda.

Invece, da Obama a tutto il potere politico europeo è un generale calare di braghe. L’impressione è che debbano ubbidire a dei padroni che non si possono contraddire. Si comportano come i picciotti che devono obbedire a mamma pena l’incaprettamento, sono impauriti come se i padroni avessero di tutti loro,politicanti servi dei servi, foto che li ritraggono mentre stuprano dei neonati.
Non sarà che lo scherzetto fatto a Strauss-Kahn fosse una vendetta nei confronti di qualcuno che aveva sgarrato?
La colpa del crollo delle Borse – perché non chiuderle come in occasione dell’11 settembre, ad esempio? – è degli speculatori, delle agenzie di rating che lavorano un po’ per il Re di Prussia – il dollaro – per tentare di fare il culo all’euro e assai di più per le banche d’affari, ma non si fa nulla per fermarli. E’ come se ci fosse una rapina in una banca, la polizia andasse ad arrestare gli avventori del bar di fronte e il giudice li obbligasse a rifondere di tasca propria i soldi rapinati alla banca. E’ come quando i black bloc devastano le strade e la polizia, invece di inseguirli ed arrestarli, bastona le vecchiette e le famigliole con i passeggini. Non ha senso ma ha un senso.

L’evocazione della parola magica crisi serve soprattutto per licenziare, per sfrondare i dipendenti e quindi per aumentare i profitti. E’ dimostrato che i licenziamenti effettuati dal 2008 ad oggi in certi settori erano assolutamente indipendenti dall’andamento dei fatturati delle aziende in oggetto. Ad esempio nel settore farmaceutico che, grazie a politiche di marketing assai spregiudicate, è uno dei pochissimi settori che registra il segno più nei bilanci delle sue aziende. Ebbene, nonostante il segno positivo e l’aumento delle entrate, queste aziende hanno compiuto delle vere stragi di dipendenti, soprattutto nel settore degli informatori, ritenuti non più utili nel settore primary care, ovvero quello dei medici di base, perché ora il pressing sui medici si fa in ospedale dove vengono venduti i farmaci più costosi e redditizi. La motivazione ufficiale per i tagli era “la crisi” ma la crisi non era vera per quel settore, era solo una scusa per licenziare e mobilitare tutta quella massa di informatori che prima erano stati spremuti come limoni e ora erano considerati solo zavorra di cui liberarsi.

Che la crisi sia un pretesto per fare la guerra di classe ai ceti meno abbienti lo dimostra anche il fatto che nelle varie misure proposte dai governi in allarme rosso per default in Europa non vi siano veri strumenti per la crescita, come investimenti sulla ricerca e lo sviluppo ma solo manovre vessatorie da sanguisughe sul Terzo Stato. Manovre che non toccano minimamente il privilegio sempre più osceno degli altri due Stati: Clero e Neoaristocrazia del denaro o Casta. Semplice, perché la crescita non è quella che pensate e per ottenere quella che pensano loro voi dovete rinunciare ai vostri diritti. Con le buone o con le cattive.

E’ comunque un gioco pericoloso. Le tasse, come prima della Rivoluzione Francese, saranno interamente a carico del terzo stato, ovvero del ceto medio-basso. Il clero è esente e la casta si autoesenta con leggi ad hoc. Questa situazione ha portato alle ghigliottine in piazza allora e la storia potrebbe ripetersi, chissà.

State in allerta, quindi. I telecomandati appartenenti alla Casta dei volonterosi esecutori materiali  vorranno imporvi i sacrifici più sanguinosi per continuare a gozzovigliare e banchettare sotto il tavolo dei loro padroni come cani.
E’ in questa occasione che potremo riconoscere i politici, se ce ne sono rimasti, in grado di ribellarsi a quest’assurdità.
Perché non si alzano in piedi e chiedono ai loro colleghi stranieri di allearsi per fermare la speculazione finanziaria con i mezzi della legge? Se è una guerra condotta dagli Stati Uniti con le armi della Borsa per affossare l’Euro, perché non denunciano queste manovre terroristiche? Se lo fanno tutti assieme sarà difficile farli fuori tutti.
Perchè non chieder loro di difendere i diritti del popolo, di quello vero, non quello dell’amore del nanerottolo da rottamare, rigettando le lettere minatorie dei banchieri ed impegnandosi per una crescita vera, e possibilmente una decrescita più ecosostenibile?
In Islanda ci stanno provando. Sarà questione di clima, chissà.
Graffito sul muro della Scuola di Ceramica di Faenza
Oggi B. andrà in Parlamento a cercare di salvarsi il flaccido promettendo ai suoi compagni di merende di Confindustria di distruggere quel poco che resta dello Statuto dei diritti dei lavoratori. E’ l’ultima arma inceppata che gli è rimasta. Inceppata ma capace di titillare il grilletto a Confindustria fino all’orgasmo.
Perché questi grandi capitani findus che sembrano capaci di prosperare solo con l’aiuto di Stato ottenuto con il piagnisteo del costo del lavoro e il mantra della “crescita”  – che, comincio a pensare, non sappiano neanche cosa significhi veramente perché se lo sapessero si renderebbero conto che la crescita non è un valore esponenziale, vorrebbero una sola cosa: forza lavoro a livello schiavistico. Pagare le loro amiche d’alto bordo 300 euro a boccaglio e fare i generosi con le loro passere usurate si ma pagare i lavoratori il meno possibile e possibilmente fotterli gratis. 
Guardate Marchionne, il Dottor Spocchia: non vende più una Fiat nemmeno a Torino ma è considerato un grande imprenditore perché l’ha messo nel culo al sindacato. E’ solo questo che conta, per loro. Fottere i lavoratori e scaricare su di loro la colpa della crisi, che è provocata altrove da quella mostruosità chiamata Finanza, che andrebbe abolita per tornare all’Economia pura del prodotto contro ricchezza, con le Borse rase al suolo e sostituite da parchi e laghetti con le paperette. 
Abbattere il costo del lavoro, poter licenziare a piacimento cani e porci sbandierando la crisi ad ogni minima difficoltà. Crisi che, a furia di evocarla, finisce per arrivare davvero. Soprattutto se abbiamo permesso a quattro delinquenti di agenzie di rating di decidere delle sorti di paesi interi ed agli speculatori di arricchirsi con modalità peggiori di quelle dei pirati della Tortuga, depredando la nostra ricchezza senza pietà.
Il nostro paese poi paga di più a causa di un livello mostruoso di corruzione, a causa di una classe imprenditoriale che sempre più spesso diventa grande e potente solo grazie alle tangenti che permettono di vincere gli appalti ed aggirare i controlli di sicurezza e del fisco. Il vincere facile sembra essere diventato il credo ufficiale del capitalismo italiano d’alto bordo. Quello di buono che c’è è solo nella piccola e media imprenditoria, strangolata per altro da coloro che si credono più grossi solo perché si sono comprati qualche finanziere che i controlli li riserva solo ai piccoli della concorrenza. Ai piani alti sembra che si riesca a farcela solo con i metodi della corruzione più sfrenata.
In questo senso B. è solo l’archetipo e forse la peggiore mutazione di questa nullità imprenditoriale italiana. L’unica novità che ha introdotto è stato andare al potere per farsi le leggi su misura. Ci è riuscito perché ha promesso a chi sa lui di restituire il favore e perché gli sciocchi italiani hanno creduto all’assurdità della proprietà transitiva della ricchezza. Lui tanto ricco, se lo voto divento ricco come lui. Pensate che idioti.
B. non è responsabile della crisi mondiale ma è l’unico responsabile dello stallo di questo paese, che tiene in ostaggio senza neppure preoccuparsi di mantenerlo in buona salute per poter ottenere il riscatto. E’ lui che, per non dover ammettere di essere un fallito conclamato, ha portato fascisti e razzisti al governo e tutta quella marmaglia di parassiti in Parlamento, marmaglia che si appresta ad andare in pellegrinaggio fino al 12 settembre in Terra Santa, dimenticando che laggiù il Padrone non gradisce i mercanti, avendoli già presi a bastonate una volta. Magari gli israeliani li prendessero a cannonate, scambiandoli per palestinesi.
I mercati, quello che resta di sano di loro, non possono certo fidarsi di un fallito, di uno che non è riuscito a salvare le proprie aziende nemmeno con tutto il potere possibile nelle sue mani. Non credo neppure che apprezzerebbero ancora una volta la sua proverbiale faciloneria. Coloro che gli hanno offerto aiuto e si aspettano qualcosa in cambio stanno accorgendosi di essere stati anche loro truffati. Ecco, più che dei mercati, fossi in lui e nei suoi camerieri, mi preoccuperei di questi amici degli amici e dei loro metodi di recupero crediti.
Può solo andare giusto a promettere alla Marcegaglia di fottere i sindacati, così se fallirà, potrà scaricare su di loro, ovvero sui lavoratori, la colpa della crisi. Ma sarà solo l’ennesimo gioco di prestigio, un gioco che non potrà durare a lungo in quanto, quando i cavalli si azzoppano, vanno cambiati.
E’ una gamba in cancrena che va amputata il più presto possibile, prima che il paziente muoia. Oggi è la giornata giusta. Astenersi medici pietosi, soprattutto piddini.

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