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“Esistono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in più durante la vita. Sennò da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?”
 (Rocco Buttiglione – Radio24, “La Zanzara” 27 aprile 2011, dal minuto 66 in poi)
Quale problema affligge quest’uomo? Ho una mia teoria ma per spiegarla ho bisogno di una breve premessa.
Avete presente quelle notti insonni, oppure quei risvegli precoci delle tre del mattino seguiti dall’incapacità di riaddormentarsi, quando si viene assaliti da pensieri tipicamente notturni? Mi riferisco a quei pensieri che si sforzano di essere assolutamente logici e razionali e di solito sono la ricerca disperata della soluzione di un problema che abbiamo dovuto affrontare durante la giornata appena trascorsa ma che in realtà sono giri a vuoto di un cervello che, invece di sforzi di problem solving, avrebbe un tremendo bisogno di dormire e di lasciarsi andare all’irrazionalità salutare del sogno per farsi un salutare defrag e cancellare tutte le informazioni ridondanti ed inutili e i file danneggiati che affollano la mente.
Avrete notato che, di solito, dopo una nottata passata a rimuginare, perduti nel labirinto del nostro cervello, dopo anche una breve dormita, alla mattina la soluzione del problema giunge all’improvviso e senza alcuna fatica, con il tipico meccanismo dell’insight (la lampadina di Archimede, per intenderci.)
Ecco, chi è afflitto in maniera costante da questi pensieri notturni che, dopo un po’, tendono a prendere il sopravvento anche durante l’attività cerebrale diurna, può arrivare a concepire ragionamenti proprio come quello di Buttiglione. Un concetto più contorto di un fusillo su famiglie, figli, gay e pensioni che alla fine si concretizza nell’assunto illogico che l’unico scopo della vita è procreare. Che chi non procrea e magari è pure frocio è un po’ come quei disabili dell’epoca nazista che costavano tot marchi al giorno e che se fossero eliminati lo Stato risparmierebbe milioni. Vi ricordate quella famosa scena di “La vita è bella” con la maestra fascista che parla entusiasta di come si studia l’aritmetica nelle elementari del Reich? 
Per Buttiglione è veramente insopportabile l’idea che un proprio figlio sia costretto, da grande, a pagare con i propri contributi INPS la pensione dorata di Dolce & Gabbana e magari l’ennesima Vespa leopardata al suo anziano ex parrucchiere. 
Dopo una sana dormita e ragionandoci di nuovo su potrebbe venirgli in mente che, per esempio, ci sono persone che non possono procreare per motivi di infertilità e perché c’è una legge, voluta dalla sua parte politica, che impedisce loro di ricorrere alla procreazione assistita; che ci sono gay che, lavorando una vita intera sudando come somari a mille euro al mese, non come stilisti alla moda ma come operai, meccanici e impiegati e quant’altro,  pagano le pensioni a chi bivacca in Parlamento e che, dopo appena cinque anni, ha diritto ad una pensione vergognosa da migliaia di euro al mese.
Che pure i gay lavoratori pagano la pensione a chi i figli non li ha avuti. Per esempio ai preti, compresi quelli pedofili. 
Allora è proprio vero, non era solo un mio eccesso di pessimismo, l’ho letto oggi sulla “Stampa”. A Joseph Fritzl è stato comminato l’ergastolo perchè riconosciuto colpevole di aver cagionato la morte per incuria di uno dei sette figli-nipoti, che avrebbe potuto forse salvarsi se fosse stato soccorso in tempo dopo la nascita. Il piccolo cadavere fu bruciato in una caldaia, come una povera cosa.

L’accusa di omicidio era l’unica, quindi, tra le tante pendenti sul capo del mostro, a prevedere come pena massima l’ergastolo. Per gli altri capi di imputazione (incesto, sequestro, stupro, ecc.) anche se riconosciuto colpevole, Fritzl avrebbe potuto uscire tra qualche anno.

Quindi, fatemi capire, violentare la propria figlia almeno 3000 volte nel corso di ventiquattro anni di segregazione in una cantina-bunker, renderla madre sette volte contro la sua volontà e sottoporla ad ogni tipo di umiliazione, sevizia e dolore, non vale di per sé un ergastolo?

E’ perchè era suo padre e la Stramaledetta Famiglia con il suo corollario di orrori più o meno nascosti deve essere difesa sempre e comunque? E’ per difendere il principio che nella Stramaledetta Fottuta Famiglia “queste cose non accadono” che hanno deciso per il manicomio criminale, nonostante le perizie avessero chiarito che il porco era ben capace di intendere e volere? Tanto per dire che se un padre violenta 3000 volte una figlia e riesce a farla franca per 24 anni dev’essere fuori di melone per forza?
Se fosse stato un estraneo, come nel caso di Natascha Kampusch, sarebbero stati più severi ed avrei letto meno commenti indignati per la frittura a 2000 volts? Diamine, che stomacucci delicati, eppure ciò che ha subito Elizabeth non lo augurereste al vostro peggiore nemico.

Questo è l’ennesimo caso in cui si dimostra che la vita delle donne (bambine, adulte, non importa) non conta nulla. Lo ripeto, è dovuto morire un neonato affinchè questo bastardo avesse l’ergastolo.
Hanno perfino preso misure di sicurezza perchè hanno paura che Fritzl commetta suicidio. Lui? Non lo hanno messo in carcere perchè si sa cosa accade in carcere a chi tormenta i bambini. Mi pare che di pietà ne abbia avuta fin troppa. Mi scuso per i 2000 volt ma a me fanno più pena le 3000 volte che Elizabeth è dovuta morire.


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Allora è proprio vero, non era solo un mio eccesso di pessimismo, l’ho letto oggi sulla “Stampa”. A Joseph Fritzl è stato comminato l’ergastolo perchè riconosciuto colpevole di aver cagionato la morte per incuria di uno dei sette figli-nipoti, che avrebbe potuto forse salvarsi se fosse stato soccorso in tempo dopo la nascita. Il piccolo cadavere fu bruciato in una caldaia, come una povera cosa.

L’accusa di omicidio era l’unica, quindi, tra le tante pendenti sul capo del mostro, a prevedere come pena massima l’ergastolo. Per gli altri capi di imputazione (incesto, sequestro, stupro, ecc.) anche se riconosciuto colpevole, Fritzl avrebbe potuto uscire tra qualche anno.

Quindi, fatemi capire, violentare la propria figlia almeno 3000 volte nel corso di ventiquattro anni di segregazione in una cantina-bunker, renderla madre sette volte contro la sua volontà e sottoporla ad ogni tipo di umiliazione, sevizia e dolore, non vale di per sé un ergastolo?

E’ perchè era suo padre e la Stramaledetta Famiglia con il suo corollario di orrori più o meno nascosti deve essere difesa sempre e comunque? E’ per difendere il principio che nella Stramaledetta Fottuta Famiglia “queste cose non accadono” che hanno deciso per il manicomio criminale, nonostante le perizie avessero chiarito che il porco era ben capace di intendere e volere? Tanto per dire che se un padre violenta 3000 volte una figlia e riesce a farla franca per 24 anni dev’essere fuori di melone per forza?
Se fosse stato un estraneo, come nel caso di Natascha Kampusch, sarebbero stati più severi ed avrei letto meno commenti indignati per la frittura a 2000 volts? Diamine, che stomacucci delicati, eppure ciò che ha subito Elizabeth non lo augurereste al vostro peggiore nemico.

Questo è l’ennesimo caso in cui si dimostra che la vita delle donne (bambine, adulte, non importa) non conta nulla. Lo ripeto, è dovuto morire un neonato affinchè questo bastardo avesse l’ergastolo.
Hanno perfino preso misure di sicurezza perchè hanno paura che Fritzl commetta suicidio. Lui? Non lo hanno messo in carcere perchè si sa cosa accade in carcere a chi tormenta i bambini. Mi pare che di pietà ne abbia avuta fin troppa. Mi scuso per i 2000 volt ma a me fanno più pena le 3000 volte che Elizabeth è dovuta morire.


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Allora è proprio vero, non era solo un mio eccesso di pessimismo, l’ho letto oggi sulla “Stampa”. A Joseph Fritzl è stato comminato l’ergastolo perchè riconosciuto colpevole di aver cagionato la morte per incuria di uno dei sette figli-nipoti, che avrebbe potuto forse salvarsi se fosse stato soccorso in tempo dopo la nascita. Il piccolo cadavere fu bruciato in una caldaia, come una povera cosa.

L’accusa di omicidio era l’unica, quindi, tra le tante pendenti sul capo del mostro, a prevedere come pena massima l’ergastolo. Per gli altri capi di imputazione (incesto, sequestro, stupro, ecc.) anche se riconosciuto colpevole, Fritzl avrebbe potuto uscire tra qualche anno.

Quindi, fatemi capire, violentare la propria figlia almeno 3000 volte nel corso di ventiquattro anni di segregazione in una cantina-bunker, renderla madre sette volte contro la sua volontà e sottoporla ad ogni tipo di umiliazione, sevizia e dolore, non vale di per sé un ergastolo?

E’ perchè era suo padre e la Stramaledetta Famiglia con il suo corollario di orrori più o meno nascosti deve essere difesa sempre e comunque? E’ per difendere il principio che nella Stramaledetta Fottuta Famiglia “queste cose non accadono” che hanno deciso per il manicomio criminale, nonostante le perizie avessero chiarito che il porco era ben capace di intendere e volere? Tanto per dire che se un padre violenta 3000 volte una figlia e riesce a farla franca per 24 anni dev’essere fuori di melone per forza?
Se fosse stato un estraneo, come nel caso di Natascha Kampusch, sarebbero stati più severi ed avrei letto meno commenti indignati per la frittura a 2000 volts? Diamine, che stomacucci delicati, eppure ciò che ha subito Elizabeth non lo augurereste al vostro peggiore nemico.

Questo è l’ennesimo caso in cui si dimostra che la vita delle donne (bambine, adulte, non importa) non conta nulla. Lo ripeto, è dovuto morire un neonato affinchè questo bastardo avesse l’ergastolo.
Hanno perfino preso misure di sicurezza perchè hanno paura che Fritzl commetta suicidio. Lui? Non lo hanno messo in carcere perchè si sa cosa accade in carcere a chi tormenta i bambini. Mi pare che di pietà ne abbia avuta fin troppa. Mi scuso per i 2000 volt ma a me fanno più pena le 3000 volte che Elizabeth è dovuta morire.


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In questo strano paese borderline con un piede nel G8 e l’altro nel quarto mondo culturale, può capitare che in una mostra fotografica allestita a Bari il Sovrintendente alle Belle Arti ordini di rimuovere la foto qui a lato, raffigurante un bacio tra uomini. Oltre ad augurare al signore di essere immediatamente trasferito nella capitale emiliana così da potersi fregiare del titolo di Sovrintendente alle Belle arti bolognesi vorrei dire qualcosa a margine della nota faccenda dei DICO, la legge discount sulle unioni civili per le coppie di fatto sul cui destino post-crisi di governo tutti ci interroghiamo.
L’altissimo prelato dal ciuffo sbarazzino ci strapazza ogni giorno le gonadi con i suoi appelli alla salvezza della Famiglia dall’assalto dei DICO, ma oggi ha finalmente detto, seppure per allusioni, che cosa veramente gli fa paura. Una specie di coming-out.
Se già era imbarazzante scoprire che le scempiaggini dette sull’argomento dalla deputatessa già sfasciafamiglie Carfagna erano in realtà apporti ectoplasmatici del pensiero del sedicente filosofo Pera, rimango ancora più allibita nello scoprire che il Papa si è ridotto a citare, spero involontariamente, proprio la Carfagna con il suo accenno alle “convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale”. Pera-Carfagna-Ratzinger, il cerchio si chiude e non c’è più religione.

Dunque il problema sono le unioni omosessuali. E ci voleva tanto a dirlo? Sono mesi che ci girano attorno. Non sono le coppie di fatto qualsiasi, quelle talmente simili alle altre coppie che quasi non si distinguono dalleorigginali”, tanto sono ben imitate, ma le scandalose unioni tra uomo e uomo o donna e donna, magari più stabili e felici di quelle eterosessuali, a togliere il sonno al santo padre e magari anche a padre Georg.

Qui lo DICO e qui non lo nego. Secondo me una società si definisce veramente civile quando non discrimina più la sua componente omosessuale. Quando è capace di non scandalizzarsi di fronte a due donne o due uomini che si baciano, e permette a queste persone di vivere la propria vita liberamente, anche e soprattutto quando accolgono su di sé le responsabilità di una vita in comune. Non ci dovrebbe neanche essere bisogno di chiederlo un “matrimonio” gay. Dovrebbe esistere naturalmente, come esiste il matrimonio civile.

Ieri guardavo una vignetta su Verosudamerica a corredo di un post di Antonio sulla situazione della legislazione per le coppie gay in America Latina, decisamente più avanzata che da noi. La vignetta diceva: “La Chiesa si oppone alle unioni omosessuali?” “Dipende, se un ragazzo omosessuale sposa una ragazza omosessuale non c’è problema”.
E’ proprio ciò che accade di frequente e che fa capire come l’idea di matrimonio esclusivamente tra uomo e donna sia un qualcosa a volte di profondamente ipocrita.

Ma si rendono conto i signori bigotti di quale strada lunga e tortuosa sia quella che porta ciascuno di noi, una volta adulto, a potersi definire “eterosessuale” o “omosessuale” e a vivere la propria situazione accettandosi serenamente? E si rendono altresì conto di cosa significhi per una persona doversi sentire reietta a vita per qualcosa che non ha deciso di essere? E’ una cosa che mi ha sempre fatto sentire malissimo per empatia, e non solo per aver ricevuto le confidenze dolorose di amici gay.

Il Papa, facendo sospettare un tratto leggermente maniacale nel suo pensiero, si ostina a osannare la Famiglia, come se la Famiglia con la effe maiuscola, quella per intenderci formata da padre (uomo)-madre (donna) e ragazzini non si facesse già abbastanza male con le proprie mani. C’è ancora bisogno di ripetere che l’80% delle violenze sessuali sui bambini avvengono non nell’antro dell’orco nel bosco ma nell’intimità della propria casa, ad opera di persone di famiglia che proprio perché si sentono onnipotenti e patentati con bollo abusano dei piccoli come fossero una loro proprietà? Non sto a ricordare ancora una volta la cappa di omertà che le autorità vaticane hanno sempre steso sulla pedofilia e di come non siano altrettanto solerti nel denunciare la piaga degli abusi in famiglia.

Senza arrivare a questi estremi, la famiglia è spesso origine di sofferenza per i propri membri. Le famiglie dei vari mulini bianchi della pubblicità con le mamme strafighe già alle sei e tre quarti del mattino e mai con le mestruazioni dolorose, i babbi giulivi e i figlietti tanto buoni da sembrare finti ci mostrano un qualcosa che non esiste ed è per questo che queste pubblicità ci fanno tanta rabbia. La famiglia sarebbe una cosa bellissima ma raramente riesce ad esserlo, perchè siamo esseri umani.
La famiglia l’abbiamo assaggiata tutti e qualche volta il boccone è stato amaro. Ma anziché metterci a lavorare tutti per migliorare i rapporti tra le persone, per imparare a conoscerci, a rispettarci e ad amarci anche nelle differenze, ci si ostina – loro si ostinano – a voler tener in piedi a tutti i costi un simulacro dell’ordine costituito.

Mi viene in mente una cosa interessante. Ricordate quando “Ultimo Tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci fu sequestrato e addirittura bruciato sul rogo come opera indegna e indecente? Lessi qualche tempo fa che la cosa che aveva fatto andare in bestia i censori erano stati, più che le situazioni sessuali i dialoghi che le accompagnavano, come questo: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”, che accompagnava la famosa scena di sodomia.

Non so che fine farà la legge sui DICO (già PACS) nonostante la buona volontà delle ministre Pollastrini e Bindi. Nei 12 punti-regalo con il governo in premio non ve n’è traccia e sono pessimista. Nel fuoco di fila degli ipocriti, delle bolle papali e delle puttane sante probabilmente o si farà o un papocchio o si accantoneranno in attesa di millenni migliori. Prodi se non ha il coraggio non se lo può dare.
Io però continuo a sperare che un giorno anche il mio paese possa chiamarsi veramente civile.

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