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B. sembra uno di quei vecchi che vendono la casa, firmano il contratto e prendono i soldi, poi ci ripensano e si barricano in soggiorno dicendo che non se ne vogliono andare perché quella è casa loro. Chiami i carabinieri ma il vecchio dà di matto e li prende ad ombrellate e alla fine, per disperazione, ti tocca inserire nel contratto una clausola per lasciargli uno scantinato dove abitare fino alla fine dei suoi giorni, sperando che schiatti il prima possibile.
P.S. E’ uscito il nuovo volume di rotoballe patinate a cura della presidenza del consiglio. Come romanzo di fantapolitica da leggere sotto l’ombrellone o al cesso è gradevole.
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L’avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.
Così, dopo essere passati dal VHS al DVD, ora ci tocca il meraviglioso raggio blu, il Blue Ray Disc, portatore di nuove mirabilie visive direttamente a portata di divano. E’ difficile pensare cosa potranno escogitare in futuro per rendere la virtualità sempre più reale – forse gli ologrammi visti in “Minority Report”, un Brad Pitt che ti passeggia direttamente in salotto?
Il DVD già aveva reso il ritorno al VHS semplicemente impensabile, così come l’HD di Sky in 16:9 ti vizia la pupilla rendendo la visione della partita sul misero analogico di RAIUNO, in 4:3 con le bande laterali nere e gli omini che sembrano quelli del Subbuteo, una roba triste.
Quello che sorprende, in più, del Blue Ray è la rassomiglianza con la qualità cinematografica del grande schermo.

L’altro giorno ho acquistato l’ennesima edizione di quello che forse è il mio cult movie per eccellenza, “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” di Spielberg. Uno dei due o tre film che sono riuscita a vedere più di venti volte e che ogni volta riesce ad affascinarmi, probabilmente non solo per gli effetti speciali ma per chissà quali motivi reconditi.
Vediamo, in VHS ne ho almeno tre versioni, poi un cofanetto con tre DVD e ora il blue-ray in una confezione lussuosissima tutta sbrilluccicosa.
Nonostante si tratti di un film del 1977 e quindi non certamente girato con le attuali tecnologie digitali, riguardandolo l’altra sera in BD – sebbene il mio televisore sia solo HD-ready quindi non pompato al massimo della definizione, ho rivissuto la stessa emozione di quando lo vidi la prima volta al cinema, una sala genovese appena convertita al Dolby.
I notturni sono stupefacenti, così come i dettagli e soprattutto l’arrivo dell’astronave madre in tutto il suo splendore di luci colorate, una vera e propria apparizione cinematografica, quasi una versione laica di Fatima.

Una tecnologia fantastica. Peccato che, per poter visionare il Blue-ray di “Bastardi senza gloria” abbia dovuto aggiornare il firmware del lettore, perchè non se lo filava proprio. Lettore, badate bene, regalatomi dalla mia dolce metà per Natale e quindi ancora nuovo di pacca. E’ una tecnologia in costante aggiornamento, ti dicono nelle avvertenze, alcuni lettori potrebbero non leggere i BD. Siamo agli apparecchi con il bugiardino.
Io che ho la connessione internet e smanetto con facilità sono riuscita a tirar giù il file di aggiornamento, masterizzarlo su CD e darlo in pasto al lettore BD che, dopo varie operazioni, è riuscito finalmente a masticare Tarantino ma, mi chiedo, chi non ha la stessa abilità, che fa?

A proposito di alieni. Oggi ho visto “District 9”, che è un film da vedere e da far vedere. Soprattutto ai leghisti.

Perchè oggi, invece di zamponi e cotechini, lenticchie, fuochi artificiali, botti, valzer viennesi, insulsi messaggi di fine anno e spumanti troppo gasati, prendo come immagine simbolo del Capodanno il poster di un film che doveva fungere da seguito di un capolavoro assoluto come “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e che risultò ovviamente niente di più di un onesto prodotto di fantascienza? Perchè diventa interessante e meritevole di menzione a posteriori, come mera curiosità, ormai giunti a questo fatidico 2010 citato nel titolo.
L’immagine poi è tipica dell’iconografia classica di fine anno. L’anno nuovo raffigurato come un bambino, in questo caso un po’ speciale, come ricorderanno gli amanti di 2001. Sullo sfondo, non la Terra ma Giove che simboleggia la prosperità. Scusate ma, invecchiando, sto diventato tremendamente junghiana. Mi acchiappano le simbologie e le sincronicità. Spero di non trasformarmi in un eroe di Dan Brown perchè sarebbe la fine.

Interessante è anche lo slogan del film che recitava: “L’anno in cui un gruppo di Americani e Russi intraprese la più grande avventura di tutti i tempi, per vedere se c’era vita oltre le stelle.”
Ah, l’ineffabile romanticismo degli anni sessanta! E come ci siamo ridotti in questo nuovo millennio…
L’Uomo è da un po’ che è sceso dal pero cosmico e non guarda più alle stelle ma alle più terrene stalle.
Quale avventura potremmo mai intraprendere quest’anno che non sia l’uscita definitiva, si spera, dalla crisi economica e dalle numerose guerre cominciate da una banda di delinquenti che oggi, a distanza di 9 anni da quel “2001” (sincronicità, sincronicità!) sta rialzando la cresta in cerca di nuovi disastri da combinare in giro per il mondo?

Si devono fare gli auguri, oggi, e facciamoceli. Salute, sicurezza economica nel senso di tutto ciò che non rappresenta precarietà, serenità (di conseguenza), affetti e sesso a tutto spiano, pace e crescita (nel senso individuale, perchè quella economica è una cazzata che ci sta portando alla rovina tranne pochi profittatori).

Nel nostro piccolo penisulare, cosa potremmo desiderare di più di liberarci di una zeppa di bassa statura che ci impedisce, ormai da decenni, di andare avanti in tranquillità e di pensare ai problemi generali, oppressi come siamo dalle sue personali magagne, e di lasciarcelo alle spalle per sempre? Oggi non lo nomino perchè non voglio farmi andare per traverso quella stupenda pasta al forno che un’amica mi ha preparato con tanto affetto ma è chiaro a chi mi riferisco. Che sia veramente l’anno della liberazione. Magari mandiamolo a vedere se ci sono altri mondi in giro per la galassia al posto di Americani e Russi ma l’auspicio sia, “fuori dai coglioni”.
Ma che amore e amore. Ho detto sesso, prima.

Oggi, per un’anomala e repentina accelerazione del fenomeno della deriva dei continenti, l’Italia si è allontanata ancora di più dall’America. Non vorrei esagerare ma la sensazione è che se Colombo dovesse partire oggi per terre assai luntane, troverebbe un enorme Catai che si frappone tra noi, paese sempre più miserabilmente condotto e il Nuovo Mondo, ormai “Altro” Mondo. Non sono migliaia di chilometri a dividerci ora, ma milioni di anni luce.
Mentre noi dovevamo sorbirci, a mo’ di olio di fegato di merluzzo, il purgante di un premier sempre più nano di statura morale a praticare il solito chiagni e fotti in televisione, okkupata perfino sulle reti del nemico Murdoch (che incassa il gettone) e si compiva l’ennesimo atto della tragedia di un uomo sempre più ridicolo, tra noi e l’America si apriva l’abisso.

Noi e gli americani; una partita finita oggi con la proverbiale fagiolata ai nostri danni. Noi con il dubbio di Kakà o non Kakà, nonostante l’olio di ricino; noi e Berlusconi, con le insopportabili parole armate d’odio ideologico di bassa lega da vecchio rancoroso rompicoglioni, che viene voglia di dirgli: “Ma con tutti i soldi e la figa che hai, che cazzo ti lamenti, cos’altro vuoi?”
Loro Obama, un presidente che oggi ha fatto la Storia all’ombra delle piramidi, pronunciando un discorso che parlava di pace in Medio Oriente, messo assieme con parole di una semplicità e chiarezza disarmanti. Senza, vivaddio, pronunciare la frase “i signori della sinistra” ad ogni piè sospinto.

Noi a trastullarci con le vicende di “AirPapi”, compagnia di giro di saltimbanchi aviotrasportati, loro con l’Air Force One che ha portato Obama in Egitto a dire cose che solo gli idioti fanatici non riconoscono come grandi verità: l’Islam non è il male ma lo è solo l’estremismo. L’Iran ha diritto al nucleare civile, come tutti i paesi, rispettando i trattati sulla non proliferazione atomica. Gli ebrei hanno sofferto pene indicibili ma ciò non giustifica l’oppressione ai danni dei palestinesi, che hanno diritto al loro stato. Gli israeliani devono smammare dagli insediamenti illegali (oplà!). La pace in Medio Oriente, in Palestina, è nell’interesse dell’America. L’America se ne andrà da Iraq e Afghanistan.

Ma era proprio il presidente degli Stati Uniti, a parlare, o una specie di Klaatu venuto da un altro mondo per dare l’ennesimo ultimatum alla Terra ? O fate la pace, terrestri di merda, o Gort, questo mio Golem moderno, vi distruggerà come scarafaggi.
Se Obama riuscirà veramente a convincere il mondo a seguirlo nel suo progetto di pacificazione dell’area mediorientale, sarà un miracolo e dovranno farlo santo.
Le cose che dice però non piacciono a chi ha governato l’impero fino all’anno scorso, non dobbiamo nascondercelo.
Ogni tanto qualche segnalino i neocon lo mandano, come il pesce incartato che si usa tra le ‘ndrine calabresi.
Basti pensare alla pagliacciata del morto vivente Osama Bin Laden che viene tirato fuori dalla bara come spauracchio ogni volta che per l’Islam si mette meno male del solito. Osama che manda pizzini alla nuora sperando che suocera intenda.

Noi dovremmo essere così dolci di sale da credere che, appena si parla di dare la terra ai palestinesi, sono gli islamici cattivi, questi giostrai degli autoscontri tra civiltà che vi si oppongono e scatenano il terrorismo. Ma certo. Ricordo perfettamente che persino Bush aveva promesso di risolvere il problema palestinese entro il 2002. Lo disse poco prima dell’11 settembre 2001.
Magari Obama, tra un miracolo e l’altro, potrebbe mettere assieme anche quella famosa commissione d’inchiesta sull’11 settembre che faccia chiarezza sui suoi tanti misteri, senza paura di rendere vero quel detto: “dagli amici mi guardi Iddio…”

E’ andata così, oggi. Noi abbiamo trascorso la giornata con il premieruccio aggrappato a penne e fogli di carta agitati nervosamente che parlava di complotti di Grandi Vecchi e Grandi Architetti per danneggiarlo (comincio a credere che sia vero che abusa di cortisone, dagli effetti collaterali notoriamente paranoidei).
Loro, gli americani, con un presidente che ha parlato di cambiare il mondo e che corre rischi concreti, non certo dai morti che camminano ma da coloro che li manovrano.

Comunque, il fatto che dopo un Bush sia venuto un Obama potrebbe essere di buon auspicio anche per noi. Non può piovere per sempre.


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Oggi, per un’anomala e repentina accelerazione del fenomeno della deriva dei continenti, l’Italia si è allontanata ancora di più dall’America. Non vorrei esagerare ma la sensazione è che se Colombo dovesse partire oggi per terre assai luntane, troverebbe un enorme Catai che si frappone tra noi, paese sempre più miserabilmente condotto e il Nuovo Mondo, ormai “Altro” Mondo. Non sono migliaia di chilometri a dividerci ora, ma milioni di anni luce.
Mentre noi dovevamo sorbirci, a mo’ di olio di fegato di merluzzo, il purgante di un premier sempre più nano di statura morale a praticare il solito chiagni e fotti in televisione, okkupata perfino sulle reti del nemico Murdoch (che incassa il gettone) e si compiva l’ennesimo atto della tragedia di un uomo sempre più ridicolo, tra noi e l’America si apriva l’abisso.

Noi e gli americani; una partita finita oggi con la proverbiale fagiolata ai nostri danni. Noi con il dubbio di Kakà o non Kakà, nonostante l’olio di ricino; noi e Berlusconi, con le insopportabili parole armate d’odio ideologico di bassa lega da vecchio rancoroso rompicoglioni, che viene voglia di dirgli: “Ma con tutti i soldi e la figa che hai, che cazzo ti lamenti, cos’altro vuoi?”
Loro Obama, un presidente che oggi ha fatto la Storia all’ombra delle piramidi, pronunciando un discorso che parlava di pace in Medio Oriente, messo assieme con parole di una semplicità e chiarezza disarmanti. Senza, vivaddio, pronunciare la frase “i signori della sinistra” ad ogni piè sospinto.

Noi a trastullarci con le vicende di “AirPapi”, compagnia di giro di saltimbanchi aviotrasportati, loro con l’Air Force One che ha portato Obama in Egitto a dire cose che solo gli idioti fanatici non riconoscono come grandi verità: l’Islam non è il male ma lo è solo l’estremismo. L’Iran ha diritto al nucleare civile, come tutti i paesi, rispettando i trattati sulla non proliferazione atomica. Gli ebrei hanno sofferto pene indicibili ma ciò non giustifica l’oppressione ai danni dei palestinesi, che hanno diritto al loro stato. Gli israeliani devono smammare dagli insediamenti illegali (oplà!). La pace in Medio Oriente, in Palestina, è nell’interesse dell’America. L’America se ne andrà da Iraq e Afghanistan.

Ma era proprio il presidente degli Stati Uniti, a parlare, o una specie di Klaatu venuto da un altro mondo per dare l’ennesimo ultimatum alla Terra ? O fate la pace, terrestri di merda, o Gort, questo mio Golem moderno, vi distruggerà come scarafaggi.
Se Obama riuscirà veramente a convincere il mondo a seguirlo nel suo progetto di pacificazione dell’area mediorientale, sarà un miracolo e dovranno farlo santo.
Le cose che dice però non piacciono a chi ha governato l’impero fino all’anno scorso, non dobbiamo nascondercelo.
Ogni tanto qualche segnalino i neocon lo mandano, come il pesce incartato che si usa tra le ‘ndrine calabresi.
Basti pensare alla pagliacciata del morto vivente Osama Bin Laden che viene tirato fuori dalla bara come spauracchio ogni volta che per l’Islam si mette meno male del solito. Osama che manda pizzini alla nuora sperando che suocera intenda.

Noi dovremmo essere così dolci di sale da credere che, appena si parla di dare la terra ai palestinesi, sono gli islamici cattivi, questi giostrai degli autoscontri tra civiltà che vi si oppongono e scatenano il terrorismo. Ma certo. Ricordo perfettamente che persino Bush aveva promesso di risolvere il problema palestinese entro il 2002. Lo disse poco prima dell’11 settembre 2001.
Magari Obama, tra un miracolo e l’altro, potrebbe mettere assieme anche quella famosa commissione d’inchiesta sull’11 settembre che faccia chiarezza sui suoi tanti misteri, senza paura di rendere vero quel detto: “dagli amici mi guardi Iddio…”

E’ andata così, oggi. Noi abbiamo trascorso la giornata con il premieruccio aggrappato a penne e fogli di carta agitati nervosamente che parlava di complotti di Grandi Vecchi e Grandi Architetti per danneggiarlo (comincio a credere che sia vero che abusa di cortisone, dagli effetti collaterali notoriamente paranoidei).
Loro, gli americani, con un presidente che ha parlato di cambiare il mondo e che corre rischi concreti, non certo dai morti che camminano ma da coloro che li manovrano.

Comunque, il fatto che dopo un Bush sia venuto un Obama potrebbe essere di buon auspicio anche per noi. Non può piovere per sempre.


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Mentre noi dovevamo sorbirci, a mo’ di olio di fegato di merluzzo, il purgante di un premier sempre più nano di statura morale a praticare il solito chiagni e fotti in televisione, okkupata perfino sulle reti del nemico Murdoch (che incassa il gettone) e si compiva l’ennesimo atto della tragedia di un uomo sempre più ridicolo, tra noi e l’America si apriva l’abisso.

Noi e gli americani; una partita finita oggi con la proverbiale fagiolata ai nostri danni. Noi con il dubbio di Kakà o non Kakà, nonostante l’olio di ricino; noi e Berlusconi, con le insopportabili parole armate d’odio ideologico di bassa lega da vecchio rancoroso rompicoglioni, che viene voglia di dirgli: “Ma con tutti i soldi e la figa che hai, che cazzo ti lamenti, cos’altro vuoi?”
Loro Obama, un presidente che oggi ha fatto la Storia all’ombra delle piramidi, pronunciando un discorso che parlava di pace in Medio Oriente, messo assieme con parole di una semplicità e chiarezza disarmanti. Senza, vivaddio, pronunciare la frase “i signori della sinistra” ad ogni piè sospinto.

Noi a trastullarci con le vicende di “AirPapi”, compagnia di giro di saltimbanchi aviotrasportati, loro con l’Air Force One che ha portato Obama in Egitto a dire cose che solo gli idioti fanatici non riconoscono come grandi verità: l’Islam non è il male ma lo è solo l’estremismo. L’Iran ha diritto al nucleare civile, come tutti i paesi, rispettando i trattati sulla non proliferazione atomica. Gli ebrei hanno sofferto pene indicibili ma ciò non giustifica l’oppressione ai danni dei palestinesi, che hanno diritto al loro stato. Gli israeliani devono smammare dagli insediamenti illegali (oplà!). La pace in Medio Oriente, in Palestina, è nell’interesse dell’America. L’America se ne andrà da Iraq e Afghanistan.

Ma era proprio il presidente degli Stati Uniti, a parlare, o una specie di Klaatu venuto da un altro mondo per dare l’ennesimo ultimatum alla Terra ? O fate la pace, terrestri di merda, o Gort, questo mio Golem moderno, vi distruggerà come scarafaggi.
Se Obama riuscirà veramente a convincere il mondo a seguirlo nel suo progetto di pacificazione dell’area mediorientale, sarà un miracolo e dovranno farlo santo.
Le cose che dice però non piacciono a chi ha governato l’impero fino all’anno scorso, non dobbiamo nascondercelo.
Ogni tanto qualche segnalino i neocon lo mandano, come il pesce incartato che si usa tra le ‘ndrine calabresi.
Basti pensare alla pagliacciata del morto vivente Osama Bin Laden che viene tirato fuori dalla bara come spauracchio ogni volta che per l’Islam si mette meno male del solito. Osama che manda pizzini alla nuora sperando che suocera intenda.

Noi dovremmo essere così dolci di sale da credere che, appena si parla di dare la terra ai palestinesi, sono gli islamici cattivi, questi giostrai degli autoscontri tra civiltà che vi si oppongono e scatenano il terrorismo. Ma certo. Ricordo perfettamente che persino Bush aveva promesso di risolvere il problema palestinese entro il 2002. Lo disse poco prima dell’11 settembre 2001.
Magari Obama, tra un miracolo e l’altro, potrebbe mettere assieme anche quella famosa commissione d’inchiesta sull’11 settembre che faccia chiarezza sui suoi tanti misteri, senza paura di rendere vero quel detto: “dagli amici mi guardi Iddio…”

E’ andata così, oggi. Noi abbiamo trascorso la giornata con il premieruccio aggrappato a penne e fogli di carta agitati nervosamente che parlava di complotti di Grandi Vecchi e Grandi Architetti per danneggiarlo (comincio a credere che sia vero che abusa di cortisone, dagli effetti collaterali notoriamente paranoidei).
Loro, gli americani, con un presidente che ha parlato di cambiare il mondo e che corre rischi concreti, non certo dai morti che camminano ma da coloro che li manovrano.

Comunque, il fatto che dopo un Bush sia venuto un Obama potrebbe essere di buon auspicio anche per noi. Non può piovere per sempre.


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“Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie – specialmente quelle palermitane – di Silvio Berlusconi. E’ arrivata l’ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche’ una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare – se ne e’ capace – che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare.” (La Padania, 8 luglio 1998)
Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo – Berlusconi, metodi mafiosi – “Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito”. (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e’ palermitano. La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche’ rappresenta i loro interessi al Nord, e’ il loro “figlio di buona donna . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l’Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l’accetta con in bocca sempre il “brot terùn” ed il “và a laurà, barbù”, è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all’inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L’Homo Padanus era quello che l’aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall’interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l’invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C’è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni ’90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

copyright Alessandra Tarantino, AP

P.S. Cari amici della Repubblica, del Guardian e del Times. Mettetevi comodi e in pantofole che qui, per le risposte del Cavalier Incipriato, c’è da attendere parecchio. Quel giornalista della Padania sta ancora aspettando dal 1998.

PP.SS. Per i Papiboys. Il tema del post è: “Il voltafaccia della Lega. Spiega con parole tue perchè la Lega si è venduta a Papi”.

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Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo – Berlusconi, metodi mafiosi – “Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito”. (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e’ palermitano. La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche’ rappresenta i loro interessi al Nord, e’ il loro “figlio di buona donna . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l’Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l’accetta con in bocca sempre il “brot terùn” ed il “và a laurà, barbù”, è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all’inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L’Homo Padanus era quello che l’aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall’interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l’invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C’è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni ’90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

copyright Alessandra Tarantino, AP

P.S. Cari amici della Repubblica, del Guardian e del Times. Mettetevi comodi e in pantofole che qui, per le risposte del Cavalier Incipriato, c’è da attendere parecchio. Quel giornalista della Padania sta ancora aspettando dal 1998.

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Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo – Berlusconi, metodi mafiosi – “Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito”. (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e’ palermitano. La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche’ rappresenta i loro interessi al Nord, e’ il loro “figlio di buona donna . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l’Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l’accetta con in bocca sempre il “brot terùn” ed il “và a laurà, barbù”, è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all’inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L’Homo Padanus era quello che l’aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall’interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l’invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C’è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni ’90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

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