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Grande preoccupazione in Italia per le minacce all’incolumità del premier arrivate per via informatica su un noto social network. Il terrore corre sulla tastiera.
Al più presto l’ordinanza che vieta il CTRL-ALT-CANC. Non si sa mai.
L’incredibile disavventura censoria capitata a Rita Charbonnier durante la presentazione del suo libro “La strana giornata di Alexandre Dumas”, in una RAI ritornata improvvisamente EIAR, mi ha fatto ritornare in mente un avviso che vidi appeso in un vecchio bar romagnolo, sperduto in cima ad un monte. Era un cartello di epoca fascista, sopravvissuto grazie alle nostalgie del gestore e recitava in grassetto: “QUI NON SI PARLA DI POLITICA”.

Settant’anni dopo, a quanto pare, nella televisione italiana è meglio non parlare di ciò di cui si occupa principalmente il suo proprietario, ovvero una cosa calda e pelosetta.
Difficile però, visto che in TV la cosa innominabile ci viene scodellata in grande quantità dalla mattina alla sera.
Non potremmo ritornare, come ai tempi di Benito, a limitarci a non dover parlare di politica?

Sono in vacanza ma chiavettamunita, quindi non avete scampo. Fate i bravi perchè vi vedo.


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Confesso di non aver seguito molto le vicende del nostro amato governo, mentre ero in vacanza. Mi era sfuggita, per esempio, la copertura del capezzolo della “Verità” di Tiepolo voluta dallo staff di curatori di immagine del presdelcons, notizia che ho potuto recuperare grazie ad un gustoso post di Galatea, letto al mio ritorno.
Coprire le nudità dei quadri è una delle più clamorose stronzate di tutti i tempi. Una di quelle con un botto che neanche la famosa bomba Maradona di Capodanno. E’ una di quelle stronzate che di solito vengono in mente, nei paesi a regime dittatoriale, ai satrapi ed ai loro servi, notoriamente pudibondi ed affetti da sessuofobia di ritorno. Tutta ipocrisia, è ovvio, come dice Galatea.

In questo caso, più banalmente, qualcuno tra i creativi del nostro deve aver battuto la testa in una stalattite e deve essergli tornato in mente all”improvviso quel famoso fatto, letto in qualche bignamino, del Papa-come-si-chiamava che fece mettere le mutande ai nudi della Cappella Sistina. “Che idea”, deve aver pensato, “Silvio come il Papa”.
In mancanza della michelangiolesca ed imponente Cappella, adattiamoci ad un Tiepolo di consolazione e facciamo coprire l’orrido capezzolo da un imbrattatele di fiducia. Tanto Tiepolo è morto e lo studio legale ci ha confermato che il copyright è scaduto da un pezzo, mica come i diritti sui culi, le tette e le scosciate sulle reti Mediaset finiti su YouTube.

Già che c’erano si poteva fare di meglio, essere creativi per davvero. Si poteva coprire il capezzolone con un ritratto di Capezzone. No, è vero, l’allusione sarebbe stata troppo sottile, non l’avrebbe capita nessuno.
Chissà cosa avrebbero studiato (pensiero stupendo) se il presdelcons si fosse trovato a parlare di fronte ad un quadro decisamente più interessante da usare come sfondo e quindi da censurare: “L’origine del mondo” di Gustave Courbet. Chissà con che cosa avrebbero coperto l’immonda passera? Un tanga, un cache-sex, uno sloggi o una mutanda ascellare?
L’idea non è nuova, ci ha già pensato un’artista come Tanja Ostojic che, tu guarda la combinazione, ha scelto proprio uno slip azzurro con le stelline gialle. E’ l’arte che imita la vita o è nato prima l’uovo della gallina?

P.S. Nessuno si scandalizzi per il brutale capolavoro Courbetiano. Di lì ci siamo passati tutti.
Inoltre, guardate il grande pittore francese a chi assomiglia!

Update – Photobucket ha censurato l’immagine e ho dovuto ri-uploadarla su Flickr. Vediamo se anche loro hanno da ridire su quelle che sono due opere d’arte, una famosa, l’altra meno ma espressioni di arte moderna! (Per la serie, nun ci hanno un cazzo da fa’.)I
Inoltre OKNotizie ha definito la notizia “per adulti”. Considerando, checchè ne dica Pensatoio, che ogni bimbo si è fatto strada, nascendo, per quella cosina lì, c’è veramente da grattarsi la barba perplessi.


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Confesso di non aver seguito molto le vicende del nostro amato governo, mentre ero in vacanza. Mi era sfuggita, per esempio, la copertura del capezzolo della “Verità” di Tiepolo voluta dallo staff di curatori di immagine del presdelcons, notizia che ho potuto recuperare grazie ad un gustoso post di Galatea, letto al mio ritorno.
Coprire le nudità dei quadri è una delle più clamorose stronzate di tutti i tempi. Una di quelle con un botto che neanche la famosa bomba Maradona di Capodanno. E’ una di quelle stronzate che di solito vengono in mente, nei paesi a regime dittatoriale, ai satrapi ed ai loro servi, notoriamente pudibondi ed affetti da sessuofobia di ritorno. Tutta ipocrisia, è ovvio, come dice Galatea.

In questo caso, più banalmente, qualcuno tra i creativi del nostro deve aver battuto la testa in una stalattite e deve essergli tornato in mente all”improvviso quel famoso fatto, letto in qualche bignamino, del Papa-come-si-chiamava che fece mettere le mutande ai nudi della Cappella Sistina. “Che idea”, deve aver pensato, “Silvio come il Papa”.
In mancanza della michelangiolesca ed imponente Cappella, adattiamoci ad un Tiepolo di consolazione e facciamo coprire l’orrido capezzolo da un imbrattatele di fiducia. Tanto Tiepolo è morto e lo studio legale ci ha confermato che il copyright è scaduto da un pezzo, mica come i diritti sui culi, le tette e le scosciate sulle reti Mediaset finiti su YouTube.

Già che c’erano si poteva fare di meglio, essere creativi per davvero. Si poteva coprire il capezzolone con un ritratto di Capezzone. No, è vero, l’allusione sarebbe stata troppo sottile, non l’avrebbe capita nessuno.
Chissà cosa avrebbero studiato (pensiero stupendo) se il presdelcons si fosse trovato a parlare di fronte ad un quadro decisamente più interessante da usare come sfondo e quindi da censurare: “L’origine del mondo” di Gustave Courbet. Chissà con che cosa avrebbero coperto l’immonda passera? Un tanga, un cache-sex, uno sloggi o una mutanda ascellare?
L’idea non è nuova, ci ha già pensato un’artista come Tanja Ostojic che, tu guarda la combinazione, ha scelto proprio uno slip azzurro con le stelline gialle. E’ l’arte che imita la vita o è nato prima l’uovo della gallina?

P.S. Nessuno si scandalizzi per il brutale capolavoro Courbetiano. Di lì ci siamo passati tutti.
Inoltre, guardate il grande pittore francese a chi assomiglia!

Update – Photobucket ha censurato l’immagine e ho dovuto ri-uploadarla su Flickr. Vediamo se anche loro hanno da ridire su quelle che sono due opere d’arte, una famosa, l’altra meno ma espressioni di arte moderna! (Per la serie, nun ci hanno un cazzo da fa’.)I
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Coprire le nudità dei quadri è una delle più clamorose stronzate di tutti i tempi. Una di quelle con un botto che neanche la famosa bomba Maradona di Capodanno. E’ una di quelle stronzate che di solito vengono in mente, nei paesi a regime dittatoriale, ai satrapi ed ai loro servi, notoriamente pudibondi ed affetti da sessuofobia di ritorno. Tutta ipocrisia, è ovvio, come dice Galatea.

In questo caso, più banalmente, qualcuno tra i creativi del nostro deve aver battuto la testa in una stalattite e deve essergli tornato in mente all”improvviso quel famoso fatto, letto in qualche bignamino, del Papa-come-si-chiamava che fece mettere le mutande ai nudi della Cappella Sistina. “Che idea”, deve aver pensato, “Silvio come il Papa”.
In mancanza della michelangiolesca ed imponente Cappella, adattiamoci ad un Tiepolo di consolazione e facciamo coprire l’orrido capezzolo da un imbrattatele di fiducia. Tanto Tiepolo è morto e lo studio legale ci ha confermato che il copyright è scaduto da un pezzo, mica come i diritti sui culi, le tette e le scosciate sulle reti Mediaset finiti su YouTube.

Già che c’erano si poteva fare di meglio, essere creativi per davvero. Si poteva coprire il capezzolone con un ritratto di Capezzone. No, è vero, l’allusione sarebbe stata troppo sottile, non l’avrebbe capita nessuno.
Chissà cosa avrebbero studiato (pensiero stupendo) se il presdelcons si fosse trovato a parlare di fronte ad un quadro decisamente più interessante da usare come sfondo e quindi da censurare: “L’origine del mondo” di Gustave Courbet. Chissà con che cosa avrebbero coperto l’immonda passera? Un tanga, un cache-sex, uno sloggi o una mutanda ascellare?
L’idea non è nuova, ci ha già pensato un’artista come Tanja Ostojic che, tu guarda la combinazione, ha scelto proprio uno slip azzurro con le stelline gialle. E’ l’arte che imita la vita o è nato prima l’uovo della gallina?

P.S. Nessuno si scandalizzi per il brutale capolavoro Courbetiano. Di lì ci siamo passati tutti.
Inoltre, guardate il grande pittore francese a chi assomiglia!

Update – Photobucket ha censurato l’immagine e ho dovuto ri-uploadarla su Flickr. Vediamo se anche loro hanno da ridire su quelle che sono due opere d’arte, una famosa, l’altra meno ma espressioni di arte moderna! (Per la serie, nun ci hanno un cazzo da fa’.)I
Inoltre OKNotizie ha definito la notizia “per adulti”. Considerando, checchè ne dica Pensatoio, che ogni bimbo si è fatto strada, nascendo, per quella cosina lì, c’è veramente da grattarsi la barba perplessi.


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In queste calde serate estive mi sto riguardando “La Piovra” in DVD.
Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un’agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E’ una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d’altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C’è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l’Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l’arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l’intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell’alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere “La Piovra” oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E’ come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l’Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l’autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della “organizzazione” hanno in mente di fare per l’Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L’opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì “La Piovra” tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:

“La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L’impegno della “Piovra” è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato – dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction – con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo “La Piovra 10” e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di “La piovra”.

Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C’è troppa serietà nel mondo della “Piovra” televisiva, un’atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un’idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po’ su, vi lascio con un’immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

Peccato. Se in Italia vi fosse stata una zona desertica vi avrebbero costruito una città e l’avrebbero chiamata Las Figas.

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In queste calde serate estive mi sto riguardando “La Piovra” in DVD.
Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un’agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E’ una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d’altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C’è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l’Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l’arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l’intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell’alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere “La Piovra” oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E’ come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l’Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l’autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della “organizzazione” hanno in mente di fare per l’Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L’opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì “La Piovra” tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:

“La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L’impegno della “Piovra” è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato – dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction – con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo “La Piovra 10” e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di “La piovra”.

Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C’è troppa serietà nel mondo della “Piovra” televisiva, un’atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un’idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po’ su, vi lascio con un’immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

Peccato. Se in Italia vi fosse stata una zona desertica vi avrebbero costruito una città e l’avrebbero chiamata Las Figas.

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Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un’agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E’ una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d’altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C’è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l’Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l’arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l’intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell’alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere “La Piovra” oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E’ come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l’Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l’autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della “organizzazione” hanno in mente di fare per l’Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L’opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì “La Piovra” tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:

“La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L’impegno della “Piovra” è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato – dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction – con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo “La Piovra 10” e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di “La piovra”.

Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C’è troppa serietà nel mondo della “Piovra” televisiva, un’atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un’idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po’ su, vi lascio con un’immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

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Che farà la sposa? Per un semplice complimento da Supertelepappone-mao a due bonazze, tra le quali “quella là”, ricordate, prese carta e penna e urlò il suo disgusto per il vecchio satiro a mezzo stampa. Lui fece il pentito pucci-pucci-cippalippa ma lei partì per un lungo viaggio, speriamo ben accompagnata.

Ora le cose stanno diventando ancora più pesanti, oh se lo stanno diventando, con Novella 2000 che è improvvisamente diventato un giornale serio rispetto al resto della stampa che discetta giornalmente di cosucce come pompini e che non riesce più ad attizzare le lettrici sotto extensions nemmeno con l’erezione di Fini, della quale,”diciamolo”, non frega niente a nessuno.

Ragazzi, tutto ciò è spregevolmente sadico e anticristiano ma chi se ne fotte.
Sembra che anche i sanpietrini per strada sappiano chi è la Lewinski de noantri, eppure si respira un’aria da partenza di gran premio, con i motori che rombano sulla pista, aspettando il semaforo verde e la staccata di frizione, il via alla grande corsa allo sputtanamento integrale e al disvelamento della svergognata che, tra parentesi e sempre secondo i giornali seri, parrebbe essere una nostra stipendiata, mia e vostra, da € 15.269,72 circa al mese.
Una nota candidata belga promise 40.000 pompini da praticare agli elettori se fosse stata eletta. Altre realtà.

Hanno ragione, il gossip ammorba il clima politico quando riguarda loro. Chissà se da nonni racconteremo ai nostri nipotini davanti al caminetto la favola del nano che scivolò sulla banana e finì inghiottito da Gola Profonda. E’ estate, tempo di stelle cadenti e desideri da esprimere. Filippo, facci sognare.

Ma torniamo alla mia simpatia, alla Sposa. Che farà se scoppia il barabum?
Io mi sbaglierò ma la sua vendetta sarà tremenda, come solo le spose per troppo tempo tranquille e silenziose sanno vendicarsi. Il suo silenzio, per l’appunto, terrorizza il fedifrago, dicono, e ne ha ben donde. Dove non poterono le toghe rosse potrebbero i matrimonialisti, che stanno già affilando le parcelle.
Segnalata tempo fa in Thailandia, la Sposa potrebbe benissimo essere in questo momento a scuola da Pai Mei, ad imparare non solo ad uscire dalle gabbie dorate spaccandole con le nocche ma impratichendosi nel colpo mortale denominato “l’esplosione del governo con cinque colpi di gnocca”.


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Che farà la sposa? Per un semplice complimento da Supertelepappone-mao a due bonazze, tra le quali “quella là”, ricordate, prese carta e penna e urlò il suo disgusto per il vecchio satiro a mezzo stampa. Lui fece il pentito pucci-pucci-cippalippa ma lei partì per un lungo viaggio, speriamo ben accompagnata.

Ora le cose stanno diventando ancora più pesanti, oh se lo stanno diventando, con Novella 2000 che è improvvisamente diventato un giornale serio rispetto al resto della stampa che discetta giornalmente di cosucce come pompini e che non riesce più ad attizzare le lettrici sotto extensions nemmeno con l’erezione di Fini, della quale,”diciamolo”, non frega niente a nessuno.

Ragazzi, tutto ciò è spregevolmente sadico e anticristiano ma chi se ne fotte.
Sembra che anche i sanpietrini per strada sappiano chi è la Lewinski de noantri, eppure si respira un’aria da partenza di gran premio, con i motori che rombano sulla pista, aspettando il semaforo verde e la staccata di frizione, il via alla grande corsa allo sputtanamento integrale e al disvelamento della svergognata che, tra parentesi e sempre secondo i giornali seri, parrebbe essere una nostra stipendiata, mia e vostra, da € 15.269,72 circa al mese.
Una nota candidata belga promise 40.000 pompini da praticare agli elettori se fosse stata eletta. Altre realtà.

Hanno ragione, il gossip ammorba il clima politico quando riguarda loro. Chissà se da nonni racconteremo ai nostri nipotini davanti al caminetto la favola del nano che scivolò sulla banana e finì inghiottito da Gola Profonda. E’ estate, tempo di stelle cadenti e desideri da esprimere. Filippo, facci sognare.

Ma torniamo alla mia simpatia, alla Sposa. Che farà se scoppia il barabum?
Io mi sbaglierò ma la sua vendetta sarà tremenda, come solo le spose per troppo tempo tranquille e silenziose sanno vendicarsi. Il suo silenzio, per l’appunto, terrorizza il fedifrago, dicono, e ne ha ben donde. Dove non poterono le toghe rosse potrebbero i matrimonialisti, che stanno già affilando le parcelle.
Segnalata tempo fa in Thailandia, la Sposa potrebbe benissimo essere in questo momento a scuola da Pai Mei, ad imparare non solo ad uscire dalle gabbie dorate spaccandole con le nocche ma impratichendosi nel colpo mortale denominato “l’esplosione del governo con cinque colpi di gnocca”.


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