You are currently browsing the category archive for the ‘figure di merda’ category.

“Qua crolla tutto.” (Daniela Santanché)


Io Brunetta lo capisco. Appena ha visto la stangona che è salita sul palco si è sentito male. Ma non per l’inevitabile effetto “articolo il”, perché ha capito che non era una ragazza irriverente curiosa di scoprire se è vero ciò che si dice attorno ai nani ma una con degli argomenti e con delle domande da porre ad uno che per lavoro dovrebbe stare ad ascoltare chi lo paga.
Per giunta, quanto ha sentito la parola “precari” ha avuto la tipica reazione di fuga ed è scappato come lo scarafaggio quando metti mano al flit in polvere. 
E’ stato troppo, in una sola volta, ricordargli quanto è piccolo in tutti i sensi ma soprattutto quanto sta diventando precario, per non dire pericolante, il suo posto di ministro
Per questa compagnia di giro di buffoni, con in testa il capocomico, è quasi pronto il biglietto Roma – Antigua, solo andata, e sono disperati, perché il popolo comincia ad armarsi di fiaccole e forconi e a guardare male il Palazzo. Meglio che si affrettino al terminal, prima che comincino a cigolare le ghigliottine.
Il video merita un posto in cineteca accanto alla famosa invettiva di Paolo Pillitteri contro i tassisti dell’epoca di Tangentopoli. Sempre reparto socialisti. A futura imperitura memoria.
Annunci

“Se con l’esito refenderario dovesse confermarsi la tendenza ad una contrarieta’ al nucleare altro non significherebbe che un allineamento alle scelte governative.” (Daniela Santanché, oggi)

Il 57% degli italiani è andato a votare per i referendum nonostante le televisioni oscurantiste, armi ormai spuntate che fanno clic clic, gli inviti a fottersene del bene comune per difendere quello “particulare” di un vecchio fallito e della sua corte di affaristi e parassiti saprofiti e infine dei mezzucci di un governicchio di servi disposto a studiarle tutte e a cercare di truccare le carte con finti decreti abrogativi pur di non farsi bocciare dal popolo. 
Il 57% degli italiani che ha votato contro tutti i venti contrari è la maggioranza abbondante di questo popolo improvvisamente scopertosi amante della democrazia e della partecipazione che si informa in Rete e che non ha bisogno delle “televisioni”, ultimo bunker dove si rifugia il vecchio chansonnier da crociera incartapecorito, perché usa il tam tam della condivisione delle informazioni e della solidarietà. Una maggioranza vera, non quella millantata da B. e di cui tante volte costui si sciacquò la dentiera a sproposito. Noi italiani, da stasera, siamo azionisti di maggioranza di questo paese e significa che ce ne stiamo riappropriando. E’ un bel finale di primavera, non c’è che dire.
Aggiungerei, tanto per aggiungere sale alla ferita che, oltre al danno, per il vecchio stasera c’è pure la beffa. A parte che è la terza volta in poche settimane che rimedia una batosta, in quel 57% di votanti c’è sicuramente parte dell’elettorato papiminkia, forse sulla via della definitiva disintossicazione da questo nanocurie incrociato con il cetriolo infetto e contro il quale stiamo forse finalmente sviluppando anticorpi grossi come le cosce di un culturista. 
E’ quasi imbarazzante riferire che, del 57% dell’elettorato che è andato a votare, un quasi sadico 95% ha votato per il SI a tutti i quesiti, ovverosia per la bocciatura senza pietà delle politiche falso-liberiste e in realtà predatorie sull’acqua e sul nucleare del fallito di Hardcore. Mi dispiace per coloro che hanno polluzioni notturne pensando allo Stronzio 90 che gli concima il giardinetto ma il nucleare c’est fini e per la seconda volta (la terza, se glielo richiederanno ancora, si incazzeranno di brutto) gli italiani hanno detto che il nucleare non-lo-vo-glio-no. L’Enel ed i francesi, Brunetta e le venti centrali, il prof. Battaglia e il suo calippo al plutonio se ne faranno una ragione. 
L’elettorato ha infine stabilito, definitivamente e senza dubbi, perché il 95% dei SI si chiama plebiscito e non c’è sondaggio che tenga, che la legge è uguale per tutti e il legittimo impedimento iddu se lo può ubicare in via definitiva e con il nostro permesso intu ‘u culu.
Chissà se stasera B., cenando, si farà passare l’olio?

Non faceva prima, la vitocatozzo della Lega, questa soave fanciulla del sud che offre i suoi servizi agli odiatori dei terroni, quest’anella mancante, a sbattere la clava sulla scrivania e dichiarare la legge approvata per suo capriccio, magari dopo aver prima randellato a dovere quell’importuno umano che cercava di impedirle di nuocere al suo stesso schieramento? 
Rosi Mauro. E’ bello sapere che in Senato c’è gente così a rappresentarci, alla bisogna.
Il più grande statista italiano degli ultimi centocinquant’anni, giusto per capire in quale considerazione è tenuto dai vertici della politica mondiale, è stato fatto accomodare al tavolo della cena del G20 vicino a due presidenti africani – forse in onore del bunga bunga, e ben lontano da Obama e dalle quattro donne premier presenti. Giusto per non mandarlo in cucina al tavolo della servitù.
Un posto a tavola vale più di mille parole.
“Venderò cara la pelle, non mi dimetterò mai, chiamerò la gente in piazza“. Anche se lui e i suoi giornali personali fantasticano di un finale come quello del “Caimano”, con orde di papiminkia sulla soglia della povertà che assaltano il Palazzo di Giustizia in difesa del nano fantastiliardario e dei suoi numerosi eredi, io fossi in loro starei attenta ad invocare la piazza e la guerra civile. 
L’ultima volta l’organizzatore è finito a testa in giù appeso ad un distributore. E il dopo non è stato un bello spettacolo.
Non che pensi che il popolo italiano potrebbe arrivare ad un piazzale Loreto con Berlusconi. Lui non lo merita mica. In fondo Mussolini una guerra, e pure mondiale, l’aveva fatta; uno straccio bisunto di impero l’aveva messo assieme. Questo, a parte difendere i suoi interessi con una trentina di leggi ad personam, non ha fatto letteralmente un cazzo. Al massimo meriterebbe di essere messo alla gogna in mezzo ad un tendone da circo, cosparso di pece e coperto di piume di gallina, a ricevere torte in faccia. Sommerso dal ridicolo. E magari dopo, un po’ di bunga bunga.
Essù, che volete che sia, siamo stati sbattuti fuori dai Mondiali al primo turno. Noi, i Campioni del Mondo gridato quattro volte, quelli del cielo azzurro sopra Berlino, di Materazzi, un anziano difensore, capocannoniere e della capocciata di Zinedine al suddetto che manda la Francia sotto la doccia.
E, pensate, “non-succedeva-dal-1974” hanno belato agonizzanti i fanatici delle statistiche, quei portasfiga che, appena un minuto prima, avevano detto appunto che era impossibile non passare il turno visto che dal 1974 non venivamo sconfitti. Possinammazzalli.

Ma poi perchè, pensavate che avremmo combinato qualcosa con quella squadra? Quando si gioca alla pene di cane, sempre con il solito schema: Zambrotta che va giù sulla fascia, crossa in area dove attende Cannavaro vestito da San Gennaro che ci deve fare la grazia, più un paio di attaccanti che sperano sempre che la palla caramboli loro sui piedoni di balsa, tutti marcati a francobollo da tre o quattro avversari misura armadio quattro stagioni che regolarmente intercettano la palla per manifesta superiorità fisica, cosa volevate di più?

In questi casi sono stupende le giustificazioni che vengono accampate da chi non è capace di dire “abbiamo fatto schifo, è giusto così” ma vogliono spiegarci il motivo della sconfitta. Per primi i giocatori, quando dicono: “Sentivamo la responsabilità”, “Eravamo terrorizzati”.
Grazie al cazzo, se queste signorine avessero dovuto sbarcare ad Omaha Beach con i crucchi che gli tiravano addosso, chissà…
E’ qui che si vedono gli attributi di una nazione e le palle dei suoi abitanti maschi. A questi miliardari in tacchetti, alla prima avversità, è scappata la responsabilità all’improvviso, con il sudorino freddo, e se la sono fatta addosso.

Ho sentito telecronisti tirare in ballo la sfortuna (e vabbé, un classico che si porta su tutto), l’altitudine (1600 metri, hai detto l’Annapurna), la stanchezza (ziobò, non per essere banali, ma con quello che guadagnano…). Non ho sentito nessuno nominare una “distrazione da vuvuzela”, peccato, non ci sarebbe stata male.
Per fortuna non abbiamo dovuto lamentarci dei soliti errori arbitrali, non ce n’è stato neppure bisogno, dell’arbitro ostile. E’ stato un suicidio collettivo tipo Guyana, tipo Reverendo Jones.
Con Lippi che sorbisce l’amaro calice per ultimo, dichiarando sorprendentemente di “assumersi tutte le responsabilità” della débacle. Davvero, è talmente raro che qualcuno in Italia si assuma delle responsabilità che la cosa sembra quasi sospetta. Abbiamo dovuto riascoltare la dichiarazione più volte, perchè non potevamo crederci.

I leghisti avevano detto che l’Italia avrebbe comprato la qualificazione. Qualcosa tipo la famosa partita sospetta con il Camerun, ricordate?
Come al solito i legaioli mancano di fantasia. Non scherziamo, questa Italia sembrava tutt’altro che una potenza calcistica che corrompe le schiappe per vincere e consolidare il suo predominio. Sembrava invece una squadra pagata per perdere. In fondo, al nostro calcio, mancherebbe solo questo.

Ha ragione Marco Travaglio. Dobbiamo lasciarlo lavorare, il piccoletto, perchè sta scavandosi la fossa da solo e ormai è arrivato ai fatidici six feet under.
Un Berlusconi sotto osservazione da parte di numerosi poteri forti internazionali per le sue tendenze autoritarie e le minacce alla libertà di stampa che fa? Va a Parigi e cita Mussolini, sottilmente paragonandovisi e lamentando che “i capi di governo non hanno potere”. Parla di gerarchi, di cavalli, neanche fosse Caligola, insomma un delirio totale ed ormai irreversibile. Si può pensare che se il prossimo 25 luglio Fini e Bocchino non lo faranno cadere durante un Gran Consiglio dei Ministri, ne farà una malattia.
Non abbiamo visto le facce di chi lo ascoltava durante il vertice parigino dell’OSCE ma possiamo immaginarle simili a quella dell’impietrito Gianfranco Fini all’epoca dello Schultz-suggerito-nel-ruolo-di-Kapo nella famosa guittata in “chiacchiere&distintivo mode” di Strasburgo.

La cosa incredibile comunque è che abbia scelto, come fonte della sua citazione odierna, i “diari di Mussolini”. Diari sbandierati tempo fa da Marcello Dell’Utri come una grande scoperta storica e in seguito bocciati come falsi clamorosi dagli esperti. Non si accontenta più delle sue, di bugie, utilizza anche quelle altrui, raccatta le cicche.

Il suo rapporto con la menzogna è a dir poco cosmico. Giorni fa ha inanellato una sequela di balle sull’operato del suo governo che ad un certo punto il naso ha sfondato la vetrata.
Durante un incontro con la Lega ha affermato che “con me tecnico il Milan sarebbe campione” e “Avrei vinto lo scudetto con 5-6 punti di vantaggio”.

Non è che al Real lo vorrebbero al posto di Mourinho? A me, come premier, al suo posto, andrebbe benissimo anche Leonardo.

E lui che si sbatte tanto per vendere la sua immagine di eteromachoman fuori tempo massimo.
Buon Mardi Gras.

(Immagine tratta dal Carnevale di Düsseldorf. Questi tedeschi invidiosi…)

“Vi porto i saluti di un signore, di un signore abbronzato. Barack Obama. Non ci crederete ma è vero”. E vi posso dire che hanno preso il sole in due, perché anche la moglie è abbronzata”.
(Italian Joker, settembre 2009)

Se gli piacciono abbronzate, le ministre dovranno adeguarsi.

Fotoritocco creato con Face of the Future.

Un anno fa su questo blog: “Fascio-à-porter”.

A proposito di migliori leader degli ultimi 150 anni. Riuscite ad immaginare un Alcide De Gasperi che non riesce a distogliere lo sguardo modello “ellapeppa!!” dalla passerina della moglie del Presidente degli Stati Uniti d’America?
Da autotrivellarsi dalla vergogna fino a scoprire un nuovo giacimento di petrolio.

Signo’, San Genna’, Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria, facitece ‘a grazia!


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Un anno fa su questo blog: “Ed ora le punizioni corporali”.

Fintanto che non l’ho visto con i miei occhi non riuscivo a crederci. Eppure è vero, l’hanno proprio scritto: musi gialli. Un insulto vintage, d’altri tempi, che credevamo ormai sepolto nella tomba del razzismo anni quaranta.

Vedete, se “muso giallo” lo dice il reduce della guerra di Corea Clint Eastwood in un film capolavoro è un conto. C’è il contesto, c’è la grande personalità dell’uomo e dell’attore e c’è pure il significato.
Che lo dica una vocetta in falsetto, dietro la scrivania di un giornalino di quella immensa provincia incarognita che è diventata la capitale (a)morale, non fa lo stesso effetto.
Più che Gran Torino diventa una Misera Milano.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Blog Stats

  • 85,283 hits

Categorie