You are currently browsing the category archive for the ‘finanza’ category.

Quando esce dal lato B del Quirinale, il piccolo Papi ha l’espressione terrea di un vampiro svegliato anzitempo dalla scampanellata in pieno giorno del postino con la raccomandata, che gli ha fatto prendere l’odiata luce. 
Si è beccato anche la sua fischiata d’ordinanza e la reazione di pancia del popolaccio alla sua dipartita  – stasera nel videomessaggio ha lamentato il dolore che gli provoca la ferita narcisistica – ma non pensate a cosacce da Cannibal Holocaust tipo fine di Gheddafi; niente di tutto ciò, robetta. Avanspettacolo, rivista, mica tragedia. In linea con il personaggio.
Molto azzeccato il “buffone” e direi d’uopo il “chi non salta B. è”, trattandosi di trafficante di pallonari. Un po’ meno adatto il “Bella Ciao” che, cinghiatemi pure se volete, ha rotto i coglioni e non si può più senti’, soprattutto quando è totalmente fuori contesto, visto che di partigiani in questo frangente se ne sono visti pochi in giro. Invece di andare sui monti, i Monti sono venuti a noi.  Ecco cos’è successo. Altro che “Il PD ha mandato a casa B.” detto da Bersani, ve lo giuro. Premio Minchiata d’Oro alla carriera.
Se non era per la BCE, per la culona e il marito di Carlà, ci saremmo tenuti il nano pedofilo per almeno altri dieci anni con i papiminkia in Parlamento e gli altri fuori, che stipendiano i primi, ad applaudirlo. Ci saremmo rovinati con le nostre mani, un seppuku con tanto di taglio di testa finale, ma che soddisfazione, l’autodecapitazione. Invece ci hanno sparigliato le carte, ci hanno rotto il giocattolo.
E ringraziateli, questi “perfidi giudei” che, secondo l’opinione comune della Rete, stanno per consegnarci legati mani e piedi e con la corda che passa attorno alle palle e in mezzo alle chiappe a mo’ di nawa shibari alle brame sadiche dell’Unico Potere Finanziario Globale con il naso adunco.
Hanno scoperto tutti solo adesso il potere delle Banche e le loro trame oscure, senza rendersi conto che è il fantasma di Benito che suggerisce al loro inconscio collettivo il complotto demoplutogiudaicomassonico. A furia di giocare alla cazzo con la tavola Ouija, qualche demone lo si evoca. Complotto D.P.G.M., quindi potrebbe essere un rigurgito di antisemitismo? si domanda qualcuno. Temo di si, e di quello buono, che viene fuori inconsapevolmente dai recessi più profondi, in periodi di crisi economica conclamata. Il peggiore, da starci attenti, molto attenti.
Come hanno visto la sagoma un po’ da Max Von Sydow/Padre Merrin di Monti, chiamato come estrema ratio ad esorcizzare l’Italia posseduta dal vecchio satiro B., hanno visto tutti la luce. “E’ l’uomo di Goldmann Sachs, della Trilateral, del Bilderberg”. Che abbia studiato con Tobin, quello che vuole tassare le transazioni sui mercati valutari per combattere la speculazione, non viene considerata informazione rilevante.
Sono tutti d’accordo: da Forza Nuova a Borghezio a Barnard, fino alle blogstav modevne; dall’estrema destra all’estrema sinistra senza soluzione di continuità. Un vero delirio bipartisan. 
Un delirio collettivo estremamente contagioso spiegabile solo con il tentativo di contenere l’angoscia di dover perdere il Vecchio Clown, il nostro Ronald McDonald che, raccontandoci la barzelletta della crisi che non c’era e che eravamo tutti ricchi sfondati, ci faceva addormentare tranquilli nel lettino, abbracciati all’orsacchiotto.
Questo terrore collettivo del Monti asservito al Lato Oscuro della Forza – mentre B. era solo uno Jedi un po’ guascone e non un pericolo per la stabilità mondiale – è una reazione totalmente irrazionale e lo dimostra il fatto che, quando Messora ha raccontato la storia di Monti e dell’abominevole complotto bancario, l’altra sera da Santoro, se prima del suo intervento il 70% o giù di lì di ascoltatori era favorevole a Monti, dopo l’intervista il risultato si è letteralmente ribaltato. Tutto nel giro di pochi minuti. 
E con un’opinione pubblica così influenzabile e psicolabile dovremmo andare al voto, magari per ritrovarci Re Pompetta riportato sul trono a furor di popolo per paura della Trilateral – che vive e lotta con noi da sempre? No, grazie, preferisco il nawa shibari.
Senza contare che si tratta di complottismo a corrente alternata. Faccio un esempio. Quando è stato usato il vecchio trucco dell’esca figueira per il satiro e Dominique Strauss-Kahn c’è cascato come un bimbo di tre anni, nessuno si è chiesto, quando l’accusa di stupro è caduta, perché l’ex direttore del  FMI non sia stato reintegrato nel suo incarico con mille scuse. Semplice, perché la Lagarde aveva usato un anal plug particolarmente efficace per prendere il suo posto. E perché non ci chiediamo, allora, a cosa Strauss-Kahn si era forse ribellato, per essere fatto fuori in maniera così efficace per lasciare il posto alla collega magari più malleabile? Se si deve essere complottisti bisogna esserlo fino in fondo. Se no, non c’è gusto con il complottus interruptus. Forse Strauss-Kahn voleva salvare il mondo dalle grinfie di Monti ed è stato fatto fuori?
I cosiddetti poteri forti ci sono sempre stati, miei cari, le banche pure e se c’è qualcuno in grado di opporvisi, non con le chiacchiere ma con argomenti nuovi ed artiglieria pesante, fatene il nome. Lasciando perdere l’Islanda che, con tutto il rispetto, ha un tale peso nell’economia mondiale che può permettersi di alzare il dito medio all’indirizzo del FMI.
E poi, giusto per fare un esempio di persone in odore di consorterie economiche, Tremonti, va bene che è socialista, ma viene sempre invitato ai party del Bilderberg,  non per portare il Martini. Tremonti non è stato finora il ministro dell’economia, anzi, il superministro? 
L’esempio più eclatante è B. che si è formato alla scuola della P2, una loggia deviata dagli intenti eversivi. Aveva la tessera n° 1816. Per anni ha cercato di compiere il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Poi, ad un passo dal mettere in pratica l’ultimo punto rimasto, è stato distratto dai processi e dalla figa ed è riuscito a deludere anche il Gran Maestro, che l’ha recentemente rinnegato come figlioccio prediletto. Per non parlare, sempre nel caso di B., di altre sue amicizie chiacchierate e degli amici degli amici.
Quello che voglio dire è che parlare oggi di governo massonico – anche se Monti che ha l’ufficio a Palazzo Giustiniani un po’ se la cerca – venendo da un ex presidente del consiglio piduista, è il colmo.

Tornando al nostro più grande statista morente, politicamente forse ieri sera ne abbiamo celebrato il funerale. Chissà se avrà la forza di rialzarsi e dovremo ricorrere al paletto di frassino.
Fisicamente appare comunque provato. Non è solo la rabbia che lo rode accelerandone l’invecchiamento a rotta di collo ma quell’assopimento che lo coglie ormai in qualunque momento – sedativi? narcolessia? avvelenamento lento? sofferenza vascolare pre-ictale? – e quell’eloquio impeciato alla ultimi discorsi di Michael Jackson, con le parole biascicate meccanicamente senza forse credere più a ciò che dice. Ascoltare il discorso dei ristoranti pieni, per credere.
Più che un Presidente del Consiglio dimissionario che andava dal Presidente della Repubblica, accompagnato dai bodyguards, ieri sera il nostro Dead Premier Walking sembrava l’utente finale di un nuovo tipo di funerale low cost con i quattro beccamorti regolamentari e il morto bell’e vestito e composto seduto dietro, tutti a bordo di un’auto comune, per risparmiare nel cofano e nel carro. Sapete, c’è la crisi.
Gli italiani non lo sanno o non lo vogliono sapere ma quando hanno sposato B. tanti anni fa mettendo quella maledetta croce, da bravi analfabeti, sul suo nome, lo hanno fatto con un rito che escludeva il divorzio e perfino la separazione legale. In compenso, con il vincolo matrimoniale, esteso purtroppo anche a tutti gli invitati alle nozze, ai fotografi, al prete, ai cuochi e camerieri del banchetto, tutti costoro cedevano a lui, oltre alla loro dignità, agli imeni ed ai muscoli sfinterico-anali delle figlie minorenni, anche i loro patrimoni fatti di sudati risparmi.

Provate però in questi giorni a far notare ad un vostro connazionale, che sicuramente se ha qualche soldo in banca lo ha, come me, investito in titoli di stato, che quel criminale, attaccato al potere per difendere il suo tesssoro, è disposto a mandarlo in rovina ed altri milioni di persone con lui, senza rimorsi. Niente.
Provate a fargli entrare in quella testaccia di italiano di merda che al suo premier non gliene frega un beneamato del default dell’Italia perché, tra l’altro, quelle metastasi dei suoi figli lo spingono a resistere per non perdere l’eredità. Tale il padre, peggio i figli. Niente, nessuna reazione.
A fargli capire che la grande vittoria di B. sarà quella di fallire non prima di aver depredato fino all’ultimo centesimo un intero paese senza che questo potesse difendersi, legato a vita al proprio carnefice. Per stupidità, immoralità e vigliaccheria.

In un paese sano di mente questa mattina ci sarebbero dovute essere le piazze piene dei risparmiatori a gridargli: “Dimettiti subito, bastardo, che ci mandi in rovina!”. Viste le perdite in Borsa e il disastro causato dal suo non voler mollare l’osso, nonostante i segnali inequivocabili dei mercati, qualche imprenditore o la Marcegaglia a nome di Confindustria, invece di birignaolare di crescita e baratro potrebbero denunciarlo per danni. Migliaia di citazioni. Altro che De Benedetti. Roba da sostituire tutte le sue televisioni con i monoscopi.
Anche la politica, dal canto suo, potrebbe agire finalmente. L’opposizione potrebbe sfiduciarlo subito e Napolitano, bioparco, potrebbe sciogliere quelle maledette Camere di parassiti dichiarando l’emergenza nazionale e facendolo arrestare per attentato alla Costituzione. Nello Zimbabwe lo avrebbero già fatto.

Non lo fanno perché lo temono. Ne sono tutti terrorizzati. Si cacano sotto. Sono una manica di vigliacchi. Temono l’imbonitore televisivo di pentole, il puttaniere, il pagliaccio, l’impresario d’avanspettacolo, il barzellettiere sconcio. Temono Kaiser Soze.
Ne avete tanta paura? E che può farvi? Può mettere forse qualche bomba in uno stadio, far saltare una stazione con il C4? Oppure può fare un golpe militare con le sue zoccole travestite da marines? Oppure pensate che sia inamovibile perché l’impero lo sta usando contro di noi per motivi suoi e la CIA lo protegge? O che abbia dietro di sé la Mafia, l’esercito o chissà quale potere tremendo, forse il fottuto diavolo in persona?
Se è così allora è giunto il momento di dirlo. Di parlar chiaro e dire: “Non lo si può cacciare via per questi gravissimi motivi, perché ha promesso di spedirci le teste dei nostri figli per posta se non facciamo come dice lui”.

Che siamo un paese di merda, con un popolo di vigliacchi come questo che si lascia massacrare senza reagire, è vero ogni giorno di più.
Lui e i suoi vogliono andare alle urne. Nonostante i costi improponibili, nonostante pare gli italiani non sarebbero più disposti a votarlo, dicono i sondaggi (ma non ne sarei così sicura). Se vogliono andare al voto nonostante i sondaggi sfavorevoli, staranno pensando sicuramente a qualche broglio, ad un colpo di mano finale. 

La verità è che non ci sarà mai niente che ci libererà di lui a parte la morte. Finchè morte non ci separi.
Tutti lo sanno ma non hanno il coraggio di dirlo. Hanno paura di evocarla, la signora. Forse anche lui lo sa e sta sfidando qualcuno in un gioco al massacro, in un redde rationem dove potrebbe lasciarci le gorge come il suo defunto amico beduino.
Speriamo allora che urne siano ma cinerarie.

B. in Jabba look

Si, certo nonno, l’euro non ha convinto nessuno. Nemmeno quei bottegai che, quando fu introdotto definitivamente al posto della lira nel 2002, poterono raddoppiare i prezzi impunemente creandosi il cambio di comodo 1000 lire= 1 euro, invece del corretto 1000 lire= 0,50 euro,  tanto il tuo governo li avrebbe lasciati fare.
Lo so, lo so. I bottegai ci provarono in tutta Europa a fare lo stesso giochetto – perfino i rigorosi prussiani – ma altrove, nei paesi seri, trovarono dall’altra parte sistemi di controllo in grado di scoraggiarne le furbate.
L’euro non ha convinto nessuno, già. Nemmeno gli americani, che hanno scatenato tutta l’artiglieria pesante nascosta dietro al fogliame delle agenzie di rating contro una divisa capace, per la prima volta, di mettere in difficoltà Sua Maestà il Dollaro. Fatti spiegare da un bancario qualsiasi questa forma di invidia della divisa.
L’euro non ha convinto i paesi petroliferi che da almeno dieci anni stanno accarezzando l’idea di utilizzarlo per le transazioni dell’oro nero. Sempre al posto del dollaruccio. Altro motivo importante per scatenare la reazione imperiale di cui sopra.
Lo so, nonnetto, che cerchi di cavalcare gli eurodeliri dei legaioli che, se potessero, tornerebbero non alla lira ma al baiocco. Tanto lo sai che, nei paradisi fiscali, comunque si ragiona in dollari e quindi nessuno dei tuoi amici evasori rischia alcunché. Visto che pensi sempre, come gatto e volpe, non al vile interesse ma ad arricchire gli altri.
L’Euro e l’Europa purtroppo, in questo momento, sono necessari come il purgante. Sempre se vogliamo mantenere i nostri privilegi e il nostro attuale benessere. Sono necessari per difenderci dagli attacchi imperiali e dalle mire espansionistiche asiatiche. Questa crisi, forse, convincerà ob torto collo gli europei ad unirsi finalmente, a rinunciare alle spocchiette nazionalistiche. 
Ma c’è il rischio default, grida il telespettatore terrorizzato dall’odierno bollettino borsistico. State tranquilli, appena ottenuto ciò che disperatamente si cerca di imporre su base continentale, la crisi sparirà da un giorno all’altro. Puf! Come una magia di Harry Potter. Sui giornali non se ne parlerà più, come non si parla già più di quella che doveva essere la trentennale guerra al terrorismo islamico. E’ una partita a scacchi, stiamo solo aspettando la mossa decisiva. Lo scacco matto.
In seguito, creata una difesa efficace europea contro gli attacchi esterni si potrà sempre pensare ad un modo per uscire dalla logica perversa della crescita a tutti i costi.
Tanto è solo questione di tempo. Il capitalismo, senza più il contraltare della minaccia comunista e privo di un vero controllo democratico che ne limiti gli abusi è in preda alla esaltante follia del liberismo selvaggio, la sua forma neoplastica. 
Pochi individui credono di potersi arricchire esponenzialmente cancellando tutti i diritti degli altri e creando al contempo una marea montante di poveri. Una follia che li porterà inevitabilmente al suicidio collettivo come i lemmings perché i poveri sono numericamente superiori ed enormemente più incazzati. 
Può darsi che un giorno mangeremo bistecche di miliardario, che disputeremo la finale di Champions giocando con la testa del direttore della BCE e che conserveremo nei musei di storia naturale e sotto formalina imprenditori di successo. Compresi quelli falliti che, per coprire il loro fallimento, cercarono in tutti i modi di far crollare anche la casa dei Filistei. 
(Mi scuso per l’allusione a Sansone. Con tutti quei capelli. Sono stata indelicata.)

Però la vecchia è di pellaccia dura, non so se basteranno.

“L’unica cosa che possono dire di me è che scopo.” (B.) 
(Infatti ogni tanto gli rimane qualche topa attaccata alla testa. Altro che toupé. N.d.A.)
La sua manovra, se riuscirà mai a vararla, ci costa, sulla carta, 47 miliardi di euro. Ma lui, a noi, qualcuno ha mai calcolato quanto ci è costato in questi anni fin dalla strafottutissima discesa in campo e quanto continua a costarci, culi nostri a parte, per ogni giorno che rimane al potere?
Potrebbe essere un bel quiz per un test di ammissione alla Facoltà di Economia e Commercio.

Ecco cosa si può scoprire chiacchierando amabilmente con qualcuno che lavora in banca all’Ufficio Titoli, di fronte ad un Vodka Martini agitato, non mescolato.
Le agenzie come Standard&Poors, Moody’s ecc. che abbassano i rating dei paesi europei fanno soprattutto gli interessi degli Stati Uniti, che stanno combattendo l’Euro con tutte le armi a disposizione, comprese quelle non convenzionali del terrorismo finanziario. E tutto ciò per difendere un impero ormai in disfacimento, terrorizzato che gli scambi petroliferi, ad esempio, in futuro possano effettuarsi in euro e non più in dollari.
(Quando le stesse agenzie però abbassano il rating agli USA cos’è, solo un té avvelenato per Obama o qualcos’altro?)
Per difendersi dagli attacchi dello Zio Sam – cito a memoria e mi scuso per eventuali imprecisioni – ci vuole un ministero europeo dell’economia che permetta di controllare il debito di ciascun paese a livello centrale, unificandolo. Una volta centralizzato il debito sarebbe più facile controllarlo attraverso l’Eurobond. O meglio e più esattamente, l’E-bond, titolo di debito denominato in euro. Questo obbligherebbe i paesi poco virtuosi tipo noi e la Grecia a darsi una bella regolata, inserendo l’obbligo di pareggio di bilancio in costituzione e quelli virtuosi come Francia e Germania ad impegnarsi per venire in aiuto dei paesi in difficoltà.
(La fattibilità di questo collettivismo kolkhoziano finanziario non è che mi convinca granché, ad essere sincera.)
I paesi europei senza l’Euro e ritornati alle vecchie divise farebbero tutti la fine della Grecia, ci sarebbe una spaventosa inflazione, le cavallette e, nel caso che la Germania uscisse dal club dell’euro, visto che non c’è alcuna legge che la obbliga a rimanere, si dovrebbero subito ritirare tutti i soldi dalle banche e ritornare al caro vecchio materasso
(Questa però non l’ha detta il bancario, ma l’ho letta su un giornale in spiaggia, attribuita ad un economista greco. Il quale forse ha preso una Cantonata, chissà?)
Guardo il filmato di Max Keiser e ne leggo la trascrizione fatta da Mentecritica e penso: è vero, questa è una guerra. Forse proprio la Terza Guerra Mondiale e non ci siamo accorti che era cominciata. Siamo entrati in sala che l’assassino aveva già colpito.
Le nazioni non le si devono più invadere con scomodi eserciti di migliaia di uomini, armi e mezzi costosissimi o atomizzare con qualche testata nucleare superstite. Basta scatenare i terroristi finanziari in giacca e cravatta, quelli che hanno studiato e si sono diplomati col massimo dei voti all’Accademia di Wall Street negli anni ottanta e si sono nutriti al biberon del neoliberismo selvaggio e del “tutto è lecito anche ciò che è vietato”, e che ora sono stati dotati delle armi più devastanti: derivati, titoli tossici e vendite allo scoperto. Altro che gas nervino. Dopo la shock economy, il financial shock.
Si sceglie il paese, gli si scatena il casino in Borsa e l’unconditional surrender arriverà subito in serata, specialmente se il paese attaccato è una repubblichetta delle banane guidata da un vecchio bauscia in fondotinta e dal suo commercialista. Persino gli spocchiosi francesi e gli uber alles, vere e proprie potenze militari tradizionali, rischiano ormai di farsi fare il sederino dagli speculatori da un giorno all’altro con questo nuovo sistema bellico. Il generale De Gaulle si rivolta nella tomba e qualcuno ricorderà che un bel personaggino come Hitler nacque proprio grazie ad una recessione mondiale ed alla madre di tutte le speculazioni economico-finanziare contro un intero paese – il trattato di Versailles.
Se questo nuovo tipo di guerra prenderà piede perché risulterà il modo più facile e meno costoso per giocare a risiko e ridisegnare la geopolitica e la macroeconomia con il minimo sforzo, potrà persino soppiantare i vecchi e cari, nel senso di costosi, bombardamenti. 
Magari ne patirà il complesso militare industriale di eisenhoweriana memoria che si vedrà regredire a carrozzone statale ormai inutile al quale destinare fondi sempre meno cospicui.  In fondo anche quella è economia reale in balìa dei capricci della finanza. Sarebbe una bella nemesi, a pensarci bene.
L’unico scopo che potranno continuare ad avere le guerre e guerricciole a livello locale, guerre con gli spari, le bombe e i morti veri, potrebbe essere quello di fungere da guerre di distrazione di massa. Si scatena una rivolta in Medio Oriente, una sommossa in un paese arabo, in Ossezia Inguscezia o dove cacchio vi pare e se ne fanno parlare i giornali; vi si arrestano i vecchi dittatori bolliti così i popoli rimangono impegnati, fanno un po’ di movimento e si appassionano ai processi in diretta, e intanto loro lavorano con i computer e spostano le loro pedine. Se tutto ciò non basta si riutilizza l’arma del terrorismo come nel 2001, si fa qualche botto qua e là e si traumatizza un popolo con una bella strage che lo colpisca negli affetti più cari. Shock and Awe, come diceva il trota dei Bush.
Del resto non si può mica pensare un domani di sconfiggere la Cina con gli eserciti e le missioni di pace.
Ha ragione Giulietto Chiesa. Questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero, voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono responsabili. E’ una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell’11 settembre servì per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche d’affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose – perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente che non sbaglia – delle banche d’affari possono essere ripianate con i soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo salvataggio statalista dell’interesse privato appare sempre più una sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.

La Finanza (non le Fiamme Gialle ma il potere finanziario globale) è il braccio armato ma dietro ad essa ci sono le multinazionali che devono fare profitti. Il neoliberismo ha stabilito che il profitto è un diritto inalienabile e che è un valore esponenziale, non vi è più alcun limite ad esso, tantomeno il limite etico. Non a caso parlano di crescita ma noi pensiamo che si tratti dell’aumento del nostro benessere, invece loro intendono la crescita del loro margine di profitto. E le due cose non possono coesistere. Se il mio diritto a fare profitti sempre più alti si scontra con gli interessi della collettività e i diritti dei lavoratori, sarà mio compito eliminare tali ostacoli, con qualunque mezzo.
Lo fanno le multinazionali per prime ma poi, in catena, vorranno farlo anche i grossi imprenditori nazionali e poi i piccoli e medi, fino alla botteguccia artigiana.
Ecco quindi che, ai massimi livelli, bisogna accaparrarsi i politici come gli informatori scientifici si accaparrano i medici per conto di BigPharma, anzi, ancor meglio, si bypassano i politici e si mandano i propri  amministratori delegati, i propri manager, scagnozzi e sottocoda a fare politica. La famosa “discesa in campo”.
Così si spiega perché la politica è sempre meno fatta di rappresentanti del popolo e sempre più di avventizi e portaborse, lobbisti e maggiordomi, comperati a suon di denaro a fiumi, privilegi e promesse di successo e potere periferico. Nominati, non eletti. Questi politici a busta paga di interessi superiori e spesso ai confini dell’illegalità devono rispondere ai loro padroni che, ripeto, non sono più i cittadini ma coloro che, per ampliare i profitti, devono rimuovere ogni ostacolo possibile.

Secondo voi è un caso che tra le pochissime voci fuggite dal sen di Tremonti circa la famosa manovra vi siano state la “libertà di licenziare” e l’accorpamento delle festività alla domenica – mica quelle religiose, però, solo le tre laiche e work-oriented del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno – per “produrre di più”?
Un alieno che fosse sbarcato con il suo ufetto ieri in Italia si sarebbe chiesto: “Ma questi terrestri pensano di risolvere la crisi mondiale facendo lavorare tre giorni in più all’anno i lavoratori? C’è qualcosa che non capisco?”
L’obiettivo è chiaramente un altro, caro alieno. E’ l’articolo 18, i diritti dei lavoratori, l’attacco a quegli articoli della Costituzione che segnano la differenza tra lavoro salariato e lavoro schiavistico e ne stabiliscono i reciproci confini. 

Prima di spingermi ancora più in là e dichiarare, assumendomene la responsabilità, che la crisi non esiste ma è uno spauracchio agitato, come lo fu l’Osama Bin Laden di dieci anni fa, per ottenere la sottomissione delle ultime sacche di resistenza al nuovo ordine mondiale basato sul modo di produzione neoschiavistico globalizzato, facciamo un piccolissimo ragionamento, che ci riporta anche al caso Lehman-Brothers.
Se la colpa del default mondiale fosse del potere finanziario, identificabile in pochi banchieri, speculatori, insomma in fin dei conti in persone fisiche alla Gordon Gekko con un nome e cognome, a cominciare da quell’Alan Greenspan che nomina Chiesa, dobbiamo proprio credere che il governo degli Stati Uniti non riuscirebbe a sguinzagliare un po’ di reparti di Navy Seals ed assicurare questi farabutti alle imperiali galere, magari il Grand Hotel Guantanamo? Perchè ciò che stanno facendo questi bastardi figli di puttana non è meno grave di ciò che si attribuisce da più di dieci anni ad Al Qaeda.

Invece, da Obama a tutto il potere politico europeo è un generale calare di braghe. L’impressione è che debbano ubbidire a dei padroni che non si possono contraddire. Si comportano come i picciotti che devono obbedire a mamma pena l’incaprettamento, sono impauriti come se i padroni avessero di tutti loro,politicanti servi dei servi, foto che li ritraggono mentre stuprano dei neonati.
Non sarà che lo scherzetto fatto a Strauss-Kahn fosse una vendetta nei confronti di qualcuno che aveva sgarrato?
La colpa del crollo delle Borse – perché non chiuderle come in occasione dell’11 settembre, ad esempio? – è degli speculatori, delle agenzie di rating che lavorano un po’ per il Re di Prussia – il dollaro – per tentare di fare il culo all’euro e assai di più per le banche d’affari, ma non si fa nulla per fermarli. E’ come se ci fosse una rapina in una banca, la polizia andasse ad arrestare gli avventori del bar di fronte e il giudice li obbligasse a rifondere di tasca propria i soldi rapinati alla banca. E’ come quando i black bloc devastano le strade e la polizia, invece di inseguirli ed arrestarli, bastona le vecchiette e le famigliole con i passeggini. Non ha senso ma ha un senso.

L’evocazione della parola magica crisi serve soprattutto per licenziare, per sfrondare i dipendenti e quindi per aumentare i profitti. E’ dimostrato che i licenziamenti effettuati dal 2008 ad oggi in certi settori erano assolutamente indipendenti dall’andamento dei fatturati delle aziende in oggetto. Ad esempio nel settore farmaceutico che, grazie a politiche di marketing assai spregiudicate, è uno dei pochissimi settori che registra il segno più nei bilanci delle sue aziende. Ebbene, nonostante il segno positivo e l’aumento delle entrate, queste aziende hanno compiuto delle vere stragi di dipendenti, soprattutto nel settore degli informatori, ritenuti non più utili nel settore primary care, ovvero quello dei medici di base, perché ora il pressing sui medici si fa in ospedale dove vengono venduti i farmaci più costosi e redditizi. La motivazione ufficiale per i tagli era “la crisi” ma la crisi non era vera per quel settore, era solo una scusa per licenziare e mobilitare tutta quella massa di informatori che prima erano stati spremuti come limoni e ora erano considerati solo zavorra di cui liberarsi.

Che la crisi sia un pretesto per fare la guerra di classe ai ceti meno abbienti lo dimostra anche il fatto che nelle varie misure proposte dai governi in allarme rosso per default in Europa non vi siano veri strumenti per la crescita, come investimenti sulla ricerca e lo sviluppo ma solo manovre vessatorie da sanguisughe sul Terzo Stato. Manovre che non toccano minimamente il privilegio sempre più osceno degli altri due Stati: Clero e Neoaristocrazia del denaro o Casta. Semplice, perché la crescita non è quella che pensate e per ottenere quella che pensano loro voi dovete rinunciare ai vostri diritti. Con le buone o con le cattive.

E’ comunque un gioco pericoloso. Le tasse, come prima della Rivoluzione Francese, saranno interamente a carico del terzo stato, ovvero del ceto medio-basso. Il clero è esente e la casta si autoesenta con leggi ad hoc. Questa situazione ha portato alle ghigliottine in piazza allora e la storia potrebbe ripetersi, chissà.

State in allerta, quindi. I telecomandati appartenenti alla Casta dei volonterosi esecutori materiali  vorranno imporvi i sacrifici più sanguinosi per continuare a gozzovigliare e banchettare sotto il tavolo dei loro padroni come cani.
E’ in questa occasione che potremo riconoscere i politici, se ce ne sono rimasti, in grado di ribellarsi a quest’assurdità.
Perché non si alzano in piedi e chiedono ai loro colleghi stranieri di allearsi per fermare la speculazione finanziaria con i mezzi della legge? Se è una guerra condotta dagli Stati Uniti con le armi della Borsa per affossare l’Euro, perché non denunciano queste manovre terroristiche? Se lo fanno tutti assieme sarà difficile farli fuori tutti.
Perchè non chieder loro di difendere i diritti del popolo, di quello vero, non quello dell’amore del nanerottolo da rottamare, rigettando le lettere minatorie dei banchieri ed impegnandosi per una crescita vera, e possibilmente una decrescita più ecosostenibile?
In Islanda ci stanno provando. Sarà questione di clima, chissà.

Come temevamo, la crisi costringe il governo ad accelerare il compimento del piano di rinascita democratica della P2.

“Non dimenticatevi che state ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che ogni giorno è nella trincea finanziaria”. (B. alla Camera, 3 agosto 2011)
Già, che sbadata, mi era sfuggita questa clamorosa confessione del conflitto d’interessi di B. ricordatami da il “Fatto quotidiano” stamattina. Il problema è che dopo B. ha parlato Bersani che, come è noto, i conflitti d’interesse non li vede neanche se glieli spiattellano davanti agli occhi. Quindi mi sono distratta.
Per la verità non hanno commentato la confessione nemmeno gli altri che ho ascoltato nel dibattito: Casini e Di Pietro.
Forse è meglio che B. torni alla Camera e ripeta il discorso delle aziende, della Borsa e della trincea, scandendo meglio le parole. Magari amplificato stile Pink Floyd a Venezia, così sentono anche i sordi che non vogliono sentire.
P.S. Mi scuso con la buonanima per il sacrilego accostamento con uno dei più bei film antimilitaristi mai realizzati. L’arte, in questo caso, serve come antidoto e unguento lenitivo.

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 81,696 hits

Categorie