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«Bruciare una bandiera, di Israele come di qualsiasi altro Paese, è intollerabile, perché sta a significare la volontà di distruggere quello Stato. La volontà di distruggere lo Stato di Israele è scritta anche nello statuto di Hamas e questo lo dico a coloro che spesso in Italia sembrano dimenticarlo», ha detto il presidente di Montecitorio.
«Bruciare una bandiera non è soltanto un reato, ma un atteggiamento che merita ferma condanna, perché dà vita a politiche di tipo terroristico».

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Articolo 292 – (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato).
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

Articolo 299 – (Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero). – Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000“.
(Le nuove norme sui reati d’opinione, Ddl Senato 25.1.2006)

In Italia bruciare la bandiera è reato, è vero, come recita il codice penale che ho citato, derivato dal Codice Rocco. In America invece si lotta da anni contro l’emendamento alla Costituzione che renderebbe il flag burning un reato.
Come dire che vi è differenza significativa tra paesi come l’Italia e paesi come gli Stati Uniti, in termini di libertà di espressione.

«Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa», ha proseguito il presidente Fini.

Orcaboia, qui siamo in pieno pensiero magico. Io brucio la bandiera e, di lì a poco, le ferrovie e le autostrade del paese che odio si liquefanno, i palazzi crollano, si apre un’immensa voragine e il paese canaglia sparisce in una nuvola piroclastica con i suoi nemici che ballano allegri la lambada sulle sue rovine.
Non c’è differenza significativa, dice Fini, tra l’atto simbolico e l’atto fattuale. Pensiero e azione.
A questo punto, per eliminare un capo di stato odioso, chi glielo fa fare ai terroristi di piazzare bombe e kamikaze ben imbottiti di C4? Basterebbe una bambolina voodoo e una manciata di spilloni ben appuntiti.

Ricapitolando. Chi brucia la bandiera vuole distruggere Israele. Hamas vuole distruggere Israele. Chi brucia la bandiera è come Hamas.
Ma Hamas ha mai provato a bruciare la bandiera di Israele?


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«Bruciare una bandiera, di Israele come di qualsiasi altro Paese, è intollerabile, perché sta a significare la volontà di distruggere quello Stato. La volontà di distruggere lo Stato di Israele è scritta anche nello statuto di Hamas e questo lo dico a coloro che spesso in Italia sembrano dimenticarlo», ha detto il presidente di Montecitorio.
«Bruciare una bandiera non è soltanto un reato, ma un atteggiamento che merita ferma condanna, perché dà vita a politiche di tipo terroristico».

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Articolo 292 – (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato).
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

Articolo 299 – (Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero). – Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000“.
(Le nuove norme sui reati d’opinione, Ddl Senato 25.1.2006)

In Italia bruciare la bandiera è reato, è vero, come recita il codice penale che ho citato, derivato dal Codice Rocco. In America invece si lotta da anni contro l’emendamento alla Costituzione che renderebbe il flag burning un reato.
Come dire che vi è differenza significativa tra paesi come l’Italia e paesi come gli Stati Uniti, in termini di libertà di espressione.

«Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa», ha proseguito il presidente Fini.

Orcaboia, qui siamo in pieno pensiero magico. Io brucio la bandiera e, di lì a poco, le ferrovie e le autostrade del paese che odio si liquefanno, i palazzi crollano, si apre un’immensa voragine e il paese canaglia sparisce in una nuvola piroclastica con i suoi nemici che ballano allegri la lambada sulle sue rovine.
Non c’è differenza significativa, dice Fini, tra l’atto simbolico e l’atto fattuale. Pensiero e azione.
A questo punto, per eliminare un capo di stato odioso, chi glielo fa fare ai terroristi di piazzare bombe e kamikaze ben imbottiti di C4? Basterebbe una bambolina voodoo e una manciata di spilloni ben appuntiti.

Ricapitolando. Chi brucia la bandiera vuole distruggere Israele. Hamas vuole distruggere Israele. Chi brucia la bandiera è come Hamas.
Ma Hamas ha mai provato a bruciare la bandiera di Israele?


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Cronaca di ieri sera, nel sempre più impudico TG1, anche se noto un certo calo di entusiasmo nel Pagliara, forse per la stanchezza dopo giorni e giorni di incessante manipolazione dei fatti.

Alla fine dicitrice di comunicati propagandistici, quella che dice “gli isdraeliani” e “Isdraele”, è scappato un curioso lapsus linguae, di quelli cari al Professor Freud. Ha detto dunque, commentando l’orrenda bruciatura delle bandiere isdraeliane durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina, a Milano: “Diverse bandiere sono state sconciate con la svastica e la stella di David.” Curioso, vero?
Inutile dire che il crimine del giorno non era l’attacco israeliano alla moschea a Gaza con morti (che palle) ma il rogo del sacro pezzo di stoffa.

Nel paese in cui governa un ministro che, con la propria bandiera nazionale, nemmeno con quella di uno stato estero, ha espresso più volte il desiderio di “pulircisi il culo“, fatto penso inedito non solo nel mondo ma in tutta la galassia, intendo il fatto che un tale signore venga premiato con un ministero per questo pensiero, stiamo paradossalmente ancora a menarla con la storia delle bandiere bruciate, senza dire una parola sul perchè si brucia la bandiera di quello specifico stato piuttosto che, facciamo l’esempio, il drappo nazionale islandese.
Non sopporto questa ipocrisia e userò tutto il fiato che ho in corpo per continuare a dirlo.

Pur venendomi l’orticaria anarchica da fulminato di mercurio quando sento la retorica del dio-patria-famiglia, io non brucio bandiere e mi disturba profondamente essere governata dal ministro Bossi. Però, mi disturba ancora di più il fatto che bruciare una bandiera di uno stato che commette crimini contro i civili spacciandoli per autodifesa possa essere più grave dei crimini stessi.

Ieri Israele (manco più lo shabbat si rispetta), ha bombardato una moschea. Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi luogo di culto, anche nei tempi più bui del Medioevo, si poteva stare relativamente al sicuro. Poi si cominciò a dare alle fiamme le chiese con i fedeli e tutto, evvai!, ed anche il rispetto per questo luogo simbolico, nonchè la nostra verginità morale, furono perduti per sempre.
Credete che questo freghi a qualcuno? Che cioè non si abbia più rispetto per i civili, ovunque si trovino, anche nella casa di Dio? No, il crimine è bruciare la bandiera di chi brucia i civili.

Anche chi magari sarebbe in buona fede, non si rende conto dell’enormità della differenza che passa tra un bambino centrato da un missile, una ragazzina morta di stenti e un pezzo di stoffa?
C’è chi si schiera contro il neofascismo e il razzismo e difende i rom dalle persecuzioni rievocando vecchi orrori. Bene, bravi, Ovadia e Colombo. Però, quando si tratta di Sion, prevale sempre il richiamo della foresta, l’appartenenza alla tribù e quindi giù ad esprimere orrore per il drappo in fiamme e non per i civili colpiti dal fuoco. Tanto sono palestinesi, mica rom.

E’ vero, in moltissimi paesi del mondo è reato bruciare le bandiere. Facendo una piccola ricerca per questo post, ho trovato il sito di questo americano, Warren S. Apel, che ha messo online una piccola ed interessantissima enciclopedia del flag burning.
Il suo intento, ma sarà difficile comprenderlo per chi mastica e sputa tutti i giorni la gomma della propaganda, non è di proclamare l’apologia del vilipendio ma, state bene attenti, di denunciare il tentativo, ricorrente nel suo paese, di introdurre un emendamento nella Costituzione degli Stati Uniti (ergo modificarla), per rendere illegale non solo il rogo della bandiera ma qualunque suo uso improprio e, di straforo, impedire il diritto alla libertà di espressione.

La questione è semplice ma di estrema importanza. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce appunto il diritto alla libertà di espressione.
Quando, nel 1989, un cittadino fu condannato da una legge del Texas per aver dato alle fiamme la bandiera americana, la Corte Suprema (mica il giudice di “Forum”) stabilì che la condanna era anticostituzionale, perchè violava il primo emendamento. Se un cittadino ritiene che bruciare la bandiera sia un modo per esprimere le sue opinioni politiche, questa scelta va rispettata. Qualora si volesse rendere illegale il bruciare la bandiera occorrerebbe modificare la Costituzione.
Da allora, periodicamente, il governo americano tenta di introdurre l’emendamento liberticida e, come racconta Warren, ultimamente i tentativi si sono ripetuti sempre più di frequente, (l’ultimo nel 2006), con il provvedimento passato alla Camera e respinto sempre in extremis al Senato. Secondo voi è solo per amore della bandiera? Warren si chiede giustamente perchè, con tutti i problemi che vi sono, il Congresso perda tanto tempo dietro ad una quisquilia che però andrebbe ad intaccare la Costituzione, il pilastro fondamentale della democrazia americana.

Modificare la Costituzione per limitare la libertà di espressione. Intaccare i principi fondamentali di una democrazia per scopi particulari. Non vi fischiano le italiche orecchie? Qui si chiamano riforme, ma il succo è lo stesso.

Ovunque nel mondo un potere ipocrita e supponente tenta di impedire la critica e l’opposizione popolare ai suoi progetti, compresi quelli che richiedono in pegno le nostre vite e lo fa rendendo sacre le bandiere ed irrisori gli esseri umani.


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Cronaca di ieri sera, nel sempre più impudico TG1, anche se noto un certo calo di entusiasmo nel Pagliara, forse per la stanchezza dopo giorni e giorni di incessante manipolazione dei fatti.

Alla fine dicitrice di comunicati propagandistici, quella che dice “gli isdraeliani” e “Isdraele”, è scappato un curioso lapsus linguae, di quelli cari al Professor Freud. Ha detto dunque, commentando l’orrenda bruciatura delle bandiere isdraeliane durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina, a Milano: “Diverse bandiere sono state sconciate con la svastica e la stella di David.” Curioso, vero?
Inutile dire che il crimine del giorno non era l’attacco israeliano alla moschea a Gaza con morti (che palle) ma il rogo del sacro pezzo di stoffa.

Nel paese in cui governa un ministro che, con la propria bandiera nazionale, nemmeno con quella di uno stato estero, ha espresso più volte il desiderio di “pulircisi il culo“, fatto penso inedito non solo nel mondo ma in tutta la galassia, intendo il fatto che un tale signore venga premiato con un ministero per questo pensiero, stiamo paradossalmente ancora a menarla con la storia delle bandiere bruciate, senza dire una parola sul perchè si brucia la bandiera di quello specifico stato piuttosto che, facciamo l’esempio, il drappo nazionale islandese.
Non sopporto questa ipocrisia e userò tutto il fiato che ho in corpo per continuare a dirlo.

Pur venendomi l’orticaria anarchica da fulminato di mercurio quando sento la retorica del dio-patria-famiglia, io non brucio bandiere e mi disturba profondamente essere governata dal ministro Bossi. Però, mi disturba ancora di più il fatto che bruciare una bandiera di uno stato che commette crimini contro i civili spacciandoli per autodifesa possa essere più grave dei crimini stessi.

Ieri Israele (manco più lo shabbat si rispetta), ha bombardato una moschea. Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi luogo di culto, anche nei tempi più bui del Medioevo, si poteva stare relativamente al sicuro. Poi si cominciò a dare alle fiamme le chiese con i fedeli e tutto, evvai!, ed anche il rispetto per questo luogo simbolico, nonchè la nostra verginità morale, furono perduti per sempre.
Credete che questo freghi a qualcuno? Che cioè non si abbia più rispetto per i civili, ovunque si trovino, anche nella casa di Dio? No, il crimine è bruciare la bandiera di chi brucia i civili.

Anche chi magari sarebbe in buona fede, non si rende conto dell’enormità della differenza che passa tra un bambino centrato da un missile, una ragazzina morta di stenti e un pezzo di stoffa?
C’è chi si schiera contro il neofascismo e il razzismo e difende i rom dalle persecuzioni rievocando vecchi orrori. Bene, bravi, Ovadia e Colombo. Però, quando si tratta di Sion, prevale sempre il richiamo della foresta, l’appartenenza alla tribù e quindi giù ad esprimere orrore per il drappo in fiamme e non per i civili colpiti dal fuoco. Tanto sono palestinesi, mica rom.

E’ vero, in moltissimi paesi del mondo è reato bruciare le bandiere. Facendo una piccola ricerca per questo post, ho trovato il sito di questo americano, Warren S. Apel, che ha messo online una piccola ed interessantissima enciclopedia del flag burning.
Il suo intento, ma sarà difficile comprenderlo per chi mastica e sputa tutti i giorni la gomma della propaganda, non è di proclamare l’apologia del vilipendio ma, state bene attenti, di denunciare il tentativo, ricorrente nel suo paese, di introdurre un emendamento nella Costituzione degli Stati Uniti (ergo modificarla), per rendere illegale non solo il rogo della bandiera ma qualunque suo uso improprio e, di straforo, impedire il diritto alla libertà di espressione.

La questione è semplice ma di estrema importanza. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce appunto il diritto alla libertà di espressione.
Quando, nel 1989, un cittadino fu condannato da una legge del Texas per aver dato alle fiamme la bandiera americana, la Corte Suprema (mica il giudice di “Forum”) stabilì che la condanna era anticostituzionale, perchè violava il primo emendamento. Se un cittadino ritiene che bruciare la bandiera sia un modo per esprimere le sue opinioni politiche, questa scelta va rispettata. Qualora si volesse rendere illegale il bruciare la bandiera occorrerebbe modificare la Costituzione.
Da allora, periodicamente, il governo americano tenta di introdurre l’emendamento liberticida e, come racconta Warren, ultimamente i tentativi si sono ripetuti sempre più di frequente, (l’ultimo nel 2006), con il provvedimento passato alla Camera e respinto sempre in extremis al Senato. Secondo voi è solo per amore della bandiera? Warren si chiede giustamente perchè, con tutti i problemi che vi sono, il Congresso perda tanto tempo dietro ad una quisquilia che però andrebbe ad intaccare la Costituzione, il pilastro fondamentale della democrazia americana.

Modificare la Costituzione per limitare la libertà di espressione. Intaccare i principi fondamentali di una democrazia per scopi particulari. Non vi fischiano le italiche orecchie? Qui si chiamano riforme, ma il succo è lo stesso.

Ovunque nel mondo un potere ipocrita e supponente tenta di impedire la critica e l’opposizione popolare ai suoi progetti, compresi quelli che richiedono in pegno le nostre vite e lo fa rendendo sacre le bandiere ed irrisori gli esseri umani.


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