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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

http://www.youtube.com/v/2RRNWHTNa_c&hl=it&fs=1

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

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Cosa c’entrano i bambini di “fozza itaia” con Diario e il debunking? Andiamo per ordine.

Non so quanti di voi se lo ricorderanno ma nel 1993 comparvero sui muri e sulle fiancate degli autobus nelle grandi città italiane questi manifesti con dei marmocchi che smorfieggiavano in vari modi ed erano corredati dalla scritta “fozza, itaia.”
Allora ci si chiese che tipo di prodotto stessero pubblicizzando ma la nostra curiosità rimase inappagata.

Apro una breve parentesi. Esiste un tipo di campagna pubblicitaria, chiamata teaser che crea l’aspettativa nei confronti di un nuovo prodotto. Si realizza un manifesto o uno spot televisivo dove il prodotto non viene presentato lui pirsonalmente di pirsona ma in qualche modo si stimola la curiosità dello spettatore verso qualcosa che sta per arrivare. Dopo un certo tempo si presenta la versione finale dello spot o del manifesto con il prodotto bene in vista. In teoria a quel punto, orde di consumatori bramosi di possedere il prodotto dovrebbero precipitarsi ad affollare i negozi che lo vendono. Per fare un esempio, la Playstation 2, che veniva presentata con un inquietante spot dove campeggiava solo la scritta P2 fu oggetto di una campagna teaser, se vi ricordate.

Torniamo ai nostri impuberi dall’eloquio ancora incerto e al 1993. Non si seppe mai quindi che tipo di prodotto dovessero promuovere anche se, per la solita mania del cervello umano di fare libere associazioni, quando nel 1994 nacque un nuovo partito politico chiamato, per combinazione, “Forza Italia” molti si ricordarono dei manifesti e dissero “Ah, ecco cos’era!”
E poteva anche esserci un legame, visto che del lancio del nuovo partito si occupava Pubblitalia, un’agenzia pubblicitaria che poteva benissimo aver utilizzato il tipo di campagna teaser che ho poco fa descritto.

Del resto cosa ci sarebbe stato di male, a parte l’uso un po’ disinvolto di poveri innocenti per scopi politici?
Ma anche questo non era una novità, dato che la Democrazia Cristiana, per le amministrative del 1952 aveva utilizzato una immagine molto simile. Un bimbo ignudo che però pronuncia molto meglio dei suoi tartaglianti discendenti un bel “Forza Italia!”.
Fatto sta che la questione dei manifesti ignoti del ’93 cadde nel dimenticatoio e nessuno più ne parlò.

Tempo fa, mettendo ordine tra vecchi appunti universitari ho ritrovato quelli di una lezione di Sociologia della Comunicazione dedicata a “fozza itaia”. Sono andata a cercare se nel frattempo in rete fosse emerso del nuovo materiale a riguardo ed ecco che trovo un articolo di “Diario” del 27 agosto 2004 dove si dice che in realtà non c’è nessun mistero attorno a quella famosa campagna che ha dato adito non si sa perchè ad una vera e propria leggenda metropolitana. Non c’è nessun legame con Berlusconi.
In pratica si accusa chi ha fatto quella famosa e banale associazione mentale tra “fozza itaia” e “forza italia” di essere paranoico.

A riprova, viene intervistato un copywriter dell’Agenzia pubblicitaria Testa che rivela che gli imprenditori delle affissioni avevano loro commissionato una campagna per incoraggiare l’utilizzo del manifesto in pubblicità. Praticamente era una sorta di “poster promuovi te stesso”.
Quando uscirono qualche mese dopo i manifesti di Forza Italia pensai, dice il copywriter, che io e i pubblicitari di Berlusconi avevamo fatto per coincidenza lo stesso ragionamento. Excusatio non petita.
L’articolo termina con una sonora bacchettata preventiva ai paranoici, con l’affermazione che nonostante queste rivelazioni di Diario ci sarà purtroppo gente che continuerà a vedere l’ombra di Berlusconi dietro ai bimbi balbettanti.

Mi meraviglia quest’opera di debunking, ovvero di smontaggio sistematico di teorie non gradite con tanto di “opinione dell’esperto” portata come prova, perché mi sfugge la necessità dell’operazione.
Intanto ben pochi si ricordano di “fozza itaia” e poi è così grave pensare che Berlusconi, tra i tanti manifesti che ha pagato nella sua vita abbia pagato anche quelli degli impuberi e che i suoi pubblicitari potrebbero essersi ispirati al manifesto democristiano degli anni ’50?

Lo so, oggi in tempi di razionalismo sfrenato non è più tanto di moda ipotizzarlo, ma se si fosse trattato di premonizione da parte del copywriter dell’Agenzia Testa?
Un pubblicitario crea una campagna per le imprese di affissioni prevedendo mesi prima la nascita di un nuovo partito politico. Pensa, ne aveva indovinato persino il nome, seppure storpiandolo. Come quello scrittore che nel 1898 aveva scritto un libro su un transatlantico chiamato Titan che affondava durante il viaggio inaugurale centrando in pieno un iceberg.

In realtà il debunking è il nuovo corso di Diario. Infatti ora sappiamo che, cassetta degli attrezzi in spalla e “Popular Mechanics” in tasca, il direttore si dedica anima e corpo allo smontaggio delle teorie malsane sull’11 settembre. E lì si che gli toccherà fare gli straordinari. Deaglio fravaglio, fattura cà nun quaglia, corne e bicorne, cap’alice e capa d’aglio.

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