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14 luglio. Che bella data.

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Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla “crisi”, cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d’alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O.. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci… d’aprile.


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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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“E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia – che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.” (Cardinale Bagnasco, interno giorno, Vaticano)

Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l’incolumità della gente.
E poi cosa significa “non accetteremo”? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
Chiederanno di chiudere Le Monde e di bruciare sul rogo il disegnatore Plantu, che ci offre, oltre alla vignetta di cui sopra, pubblicata in prima pagina sul quotidiano parigino, quest’altra vignetta del giorno, che non ha davvero bisogno di traduzione?


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“E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia – che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.” (Cardinale Bagnasco, interno giorno, Vaticano)

Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l’incolumità della gente.
E poi cosa significa “non accetteremo”? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
Chiederanno di chiudere Le Monde e di bruciare sul rogo il disegnatore Plantu, che ci offre, oltre alla vignetta di cui sopra, pubblicata in prima pagina sul quotidiano parigino, quest’altra vignetta del giorno, che non ha davvero bisogno di traduzione?


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“E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia – che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.” (Cardinale Bagnasco, interno giorno, Vaticano)

Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l’incolumità della gente.
E poi cosa significa “non accetteremo”? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
Chiederanno di chiudere Le Monde e di bruciare sul rogo il disegnatore Plantu, che ci offre, oltre alla vignetta di cui sopra, pubblicata in prima pagina sul quotidiano parigino, quest’altra vignetta del giorno, che non ha davvero bisogno di traduzione?


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.


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