You are currently browsing the category archive for the ‘gaza’ category.

L’altro giorno ci siamo giustamente indignati per il solito florilegio di infamie scritte da alcuni lettori del “Giornale” di Nosferatusti, a seguito della notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni. La solita robaccia tipo “se l’è cercata”, “era un comunista, uno di meno”, “poveri genitori di cotanto figlio” eccetera.
Sono talmente dopati dall’aridità morale, allenati all’insensibilità, al ricacciare indietro ogni rigurgito di pietas che scambiano lo shock di una madre che non riesce ancora a piangere su un figlio, per indifferenza.  “Ma se nemmeno sua madre piangeva, in tv!”
Le stesse cose che questi borghesi piccolissimi scrivono sempre quando qualche giovane che crede ancora in un nobile ideale e non solo nell’I-Phone ultimo modello, muore in circostanze tragiche. Scrissero le stesse cose per Carlo Giuliani, e perfino per il mite Enzo Baldoni che non aveva neppure il passamontagna, ricordate? A nominargli la giustizia e l’uguaglianza questi sociopatici vanno in bestia, perché il loro mondo instabile e virtuale, fatto di vacuità ed impermanenza, costruito com’è su un’entità astratta come il denaro, da loro tramutata in divinità metafisica da venerare oltre ogni cosa e di cui i miliardari sono i suoi profeti, rischia di crollare di fronte alla santità di alcuni individui ed alla forza devastante dell’etica di cui essi sono portatori.

E’ come quando Vittorio Arrigoni risponde a Roberto Saviano che affabula nel salottino buono di una Tel Aviv luccicante piena di vita notturna da portare ad esempio di democrazia, ricordandogli che, nello stesso preciso momento, fuori da quella mondanità, c’è un’umanità a Gaza che di luce non ne vede, che vive da viva nell’oscurità della morte. Per colpa anche di qualcuno che in quel momento sta a gozzovigliare in discoteca fregandosene dei diritti di un popolo fratello.

Quel videomessaggio è uno shock, guardatelo, è la più fenomenale frantumazione di un idolo mediatico compiuta unicamente con le armi della forza morale di fronte alla superficialità di chi ha visto quel mondo in guerra solo passando da uno Sheraton all’altro.
Non è colpa di Arrigoni se dopo aver visto questo filmato Saviano risulta un ominicchio, un superficiale di cui ci chiediamo come abbia fatto prima a scrivere quelle cose sui Casalesi e ‘o sistema. E’ questo il punto. Saviano finché parla di cose che conosce è potente e persuasivo. Quando si abbassa al marchettone propagandistico, parlando di realtà che non conosce se non attraverso la lezione imparata a memoria da un’unica campana, ecco che  viene distrutto dall’immensità della passione e della testimonianza in prima persona di Arrigoni.
Ma torniamo agli infami che in queste ore stanno brindando alla morte di un martire. 
Per esempio questo bel tomo che sembra il nipote di Chewbecca, tenutario del sito http://www.stoptheism.com, quello stesso che aveva segnalato Vittorio come bersaglio da eliminare qualche tempo fa. Era stata aperta un’inchiesta da parte di Interpol su queste minacce ma poi non se n’è fatto nulla e il sito è stato riaperto, a quanto pare, e continua a spurgare odio.
Ecco il suo commento in homepage alla notizia della morte di Vittorio:

“Non riesco a pensare ad un modo migliore per promuovere la pace nella regione che incoraggiare i terroristi a rapire ed uccidere più terroristi e più apologeti del terrorismo. Posso preparare una lista di candidati, se qualcuno di questi gruppi terroristici ne volesse una. Lasciamo che la Hitlerjugend dell’ISM salti in aria sul suo stesso petardo terrorista!
Confesso che, dopo il primo bicchiere di vino al seder di Pasqua bevo altri tre bicchieri di succo di pompelmo, ma non quest’anno!  Saranno quattro bicchieri di vino!”

I lettori più bastardi del “Giornale” non sono nessuno, in confronto, ammettiamolo. Credevo non si potesse dire di peggio ma mi sbagliavo. Lo stesso Kaplan linka un articolo di Arutz Sheva, un giornale online israeliano, dove altri lettori da tutto il mondo commentano l’esecuzione di Vittorio Arrigoni.
Gente che sghignazza, che si rallegra, che invita i terroristi ad ammazzarne ancora. Idioti, forse, come tanti ne girano su Internet, ma quello che è agghiacciante è che tutti i commenti sono di quel tono, non ce n’è uno che dica un banale “povero ragazzo” che si può trovare perfino sul “Giornale”.
“Ha avuto quello che si meritava per essersi mescolato a quei subumani.”
“Giaceva con i cani”. (ovvero si è preso le pulci.)

Ma il commento più osceno, il più stupido e razzista è questo:

Deve essere stato respinto dalla mafia da tanto era sfigato, così ha cercato qualcosa da fare a Gaza. Bene, un perdente è un perdente ovunque vada. Arivaderci Vittorio. E salutami Hitler quando lo incontri all’inferno. 

Sara, Chicago (04/15/11)


I commenti lasciati su un paio di giornali online di estrema destra probabilmente non fanno statistica sul pensiero di ampi gruppi sociali o di paesi interi.
I razzisti e i fascisti sono dappertutto. Per non andar troppo lontano, chiedetelo a chi, come Daniele Sensi, ha lo stomaco di ascoltare Radio Padania per riportarne l’ideologia, i deliri e le cattiverie su ogni tipo di diverso.

E’ un problema globale. C’è un sistema politico-economico che alimenta il razzismo, il pregiudizio, l’ineguaglianza e lo scontro tra gruppi come prassi quotidiana. Le opposte tifoserie che si combattono fino all’ultimo sangue e per fortuna che in casi come questo usano solo la lingua, non meno letale della spada.
Questo fascismo globale genera i soggetti che poi si esprimono con l’anestesia completa dell’empatia e dell’umanità. Addestrati a non avere nessuna pietà del nemico e a vilipenderne i cadaveri, come quei soldati resi dementi dalla guerra che si fanno fotografare con i trofei umani in Afghanistan.

E’ come se l’umanità fosse affetta da un cancro che la sta divorando. Una malattia che potrebbe portarla all’autodistruzione.  In Italia, negli Stati Uniti, in Padania. Neppure Israele, questo paese quasi mitico nell’immaginario ideologico del sistema, è immune da questo cancro.

Sarebbe bello che, dopo il solito 

 piantino su quanto sono ingiuste le accuse ad Israele per la morte di Arrigoni e quanto sono malvagi gli arabi, oltre ad averci ricattato con la piaga dell’antisemitismo, si riflettesse su questo piccolo problema di metastasi naziste che, chissà come, si sono innestate nel tessuto del sionismo. In un popolo che dal nazismo è stato sterminato a milioni si sarebbero dovuti sviluppare dei potenti anticorpi contro la disumanità ed invece in posti come Gaza si agisce per una patologica coazione a ripetere. A quando una bella riflessione su questo?

Riguardo all’attualità dell’omicidio di Vittorio Arrigoni, sembra che sia stato tutto risolto, con una velocità d’indagine sbalorditiva come nemmeno nei film. Tutto risolto in un battibaleno. I giornali israeliani (che evidentemente conoscono ogni foglia che si muove a Gaza) scrivono che Hamas ha arrestato diverse persone che hanno confessato il sequestro e l’omicidio. Un giordano sarebbe indicato come la mente dell’agguato con nome, cognome, indirizzo e codice fiscale. Questo mentre i salafiti prima smentiscono ogni responsabilità poi danno la colpa a delle “cellule impazzite”. Tutto chiaro, tanto il governo italiano non chiederà mai un supplemento di indagini. Ho sentito Frattini sconsigliare le ONG a recarsi a Gaza. Ecco, meglio non andarsi a cercare dei guai. Forse è meglio per tutti. Amen.
Rimane solo una fastidiosa impressione. Che la cellula impazzita sia la nipote del pazzo solitario.

Annunci
Ci racconteranno una storia:
“C’era una volta un ragazzo, troppo idealista e generoso, forse un po’ esaltato, che voleva fare il pacifista e aveva scelto di vivere a Gaza, per aiutare i palestinesi. Un brutto giorno fu rapito da islamici cattivi, anzi ancora più cattivi di quelli normalmente cattivi, che lo ammazzarono. Non bisogna mai fidarsi degli islamici e Gaza non è un buon posto per fare l’attivista, se a qualcuno venisse in mente di andarci.”
Per uno di quei presentimenti che non riesci a spiegarti, quando ieri sera è stata data la notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni al telegiornale, ho capito che non ne sarebbe uscito vivo. Troppo brutta quell’immagine di un uomo malmenato, sanguinante e bendato, già sulla scaletta del patibolo, che non si aveva nemmeno interesse a mostrare in buona salute al fine di ottenere il cosiddetto riscatto o contropartita. 
Ma quale contropartita,  la morte di Vittorio Arrigoni è stata un’esecuzione. Fare il pacifista in territorio di guerra è più pericoloso che andare a sminare. Ancora più pericoloso se sei l’unico che, nel silenzio omertoso e mafioso dell’Occidente, racconta ogni giorno ciò che succede a Gaza: assolutamente niente per la maggioranza dei media, un lento ma inesorabile massacro di uomini e dignità umana per quei pochi che ne erano testimoni come lui.
Vittorio, alias Vik o Utopia, dava fastidio. Non è un luogo comune. Come idealista e uomo di pace probabilmente dava fastidio a tutte le fazioni in lotta a causa della manifesta incompatibilità dell’idealismo con la politica. La sua invocazione preferita era “Restiamo umani”, titolo anche del suo libro. 
Era stato arrestato dagli israeliani quando, con la Freedom Flotilla, voleva portare aiuti e forzare il blocco imposto alla popolazione di Gaza dalle autorità israeliane. Addirittura era nell’elenco dei ricercati. Gli avevano sparato dalle motovedette in altre occasioni mentre era con i suoi amici pescatori, ma lui era rimasto a vivere a Gaza ed a testimoniare.
Oltre al blog Guerrilla Radio, sul quale scriveva regolarmente, lasciava le sue note giornaliere su Facebook. Era una di quelle tante voci che riescono a rendere il social network qualcosa di socialmente utile e perfino di rivoluzionario, spezzando la consegna del silenzio dei media ufficiali. 
Si può anche credere che una fazione estremista islamica lo abbia ucciso perché portava la corruzione morale occidentale a Gaza ma ci vuole una tale fede, come quella che necessita per credere ad Al Qaeda o ad altre incarnazioni del Male come il Diavolo, che io temo di non avere.
Sicuramente da delitti come questo la politica dei guerrafondai di ogni genere trae beneficio e ci sono morti che riescono ad accontentare entrambi i contendenti, nemmeno i due si fossero messi d’accordo.
Ecco un noioso pacifista di meno, una voce fuori dal coro che tacerà per sempre sui crimini di una parte e la corruzione dell’altra e, con l’occasione, ecco un po’ di odio rinfocolato per il nemico globale. Quel nemico islamico che, rassegnamoci, dovremo imparare ad odiare, anche a calci se necessario, per almeno altri trent’anni. 
Della morte di Vittorio siamo però colpevoli anche noi che non abbiamo avuto la voglia di riprendere le sue note, i suoi scritti, per aiutarlo a divulgarli amplificando la conoscenza. Ci siamo illusi per comodità che fosse al sicuro ma era invece un morto che camminava. Lo sapevamo ma abbiamo lasciato perdere. Lo abbiamo lasciato solo, ci siamo lasciati distrarre in massa dai bunga bunga e dalle faide mafiose che devono tenerci impegnati per non pensare all’infinita ingiustizia del mondo. 
Avremmo dovuto sapere che correva dei rischi ma forse per capire cosa è Gaza e cosa è la guerra, cosa è la realtà vista dagli occhi di chi soffre, bisogna proprio vederla con i propri occhi, altrimenti non ci credi. 
L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Vietato morire, perchè i cattolici hanno a cuore la sopravvivenza ad ogni costo (non la chiamo vita) dei pazienti in stato vegetativo permanente, un po’ meno quella degli abitanti dei paesi poveri da bombardare, gente che può crepare tranquillamente senza tanti problemi di coscienza. A Gaza, di recente, una sola cannonata capitava che si portasse via in un colpo tre Eluane, per giunta sane e vegete, ma non distraiamoci con questi dettagli, torniamo alla difesa della vita.
L’importante è che Berlusconi aggiunga un ulteriore tassello al suo delirio di onnipotenza e diventi anche giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male. Con potere di vita forzata su tutti i cittadini dello stivale. Dopo questo si dedicherà anima e corpo alle cose serie, cioè convincere Posh a far restare Beckham al Milan.

Non solo vietato morire, vietato curarsi se sei clandestino e magari hai importato una malattia infettiva che, non riconosciuta e curata in tempo perchè non osi curarti al pronto soccorso, dilagherà e contagerà anche il caporonda padano e poi la sua famiglia. E’ così che potrebbe tornare la peste a Milano e si creeranno nuovi posti di lavoro nella generosa Lombardia. Si raccolgono già i curriculum degli aspiranti monatti. Che fa pure rima con Moratti.

Ancora, registro dei clochard, che detto così sembra l’inventario di una boutique, ma non è altro che la schedatura dei barboni (dei barbùn). Oh, e magari anche un bel triangolo nero da asociali che si porta su tutto. Per triangoli di altro colore non mettiamo limite alla provvidenza.

Io, fossi in un imprenditore, mi butterei da subito sul settore crematori.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Vietato morire, perchè i cattolici hanno a cuore la sopravvivenza ad ogni costo (non la chiamo vita) dei pazienti in stato vegetativo permanente, un po’ meno quella degli abitanti dei paesi poveri da bombardare, gente che può crepare tranquillamente senza tanti problemi di coscienza. A Gaza, di recente, una sola cannonata capitava che si portasse via in un colpo tre Eluane, per giunta sane e vegete, ma non distraiamoci con questi dettagli, torniamo alla difesa della vita.
L’importante è che Berlusconi aggiunga un ulteriore tassello al suo delirio di onnipotenza e diventi anche giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male. Con potere di vita forzata su tutti i cittadini dello stivale. Dopo questo si dedicherà anima e corpo alle cose serie, cioè convincere Posh a far restare Beckham al Milan.

Non solo vietato morire, vietato curarsi se sei clandestino e magari hai importato una malattia infettiva che, non riconosciuta e curata in tempo perchè non osi curarti al pronto soccorso, dilagherà e contagerà anche il caporonda padano e poi la sua famiglia. E’ così che potrebbe tornare la peste a Milano e si creeranno nuovi posti di lavoro nella generosa Lombardia. Si raccolgono già i curriculum degli aspiranti monatti. Che fa pure rima con Moratti.

Ancora, registro dei clochard, che detto così sembra l’inventario di una boutique, ma non è altro che la schedatura dei barboni (dei barbùn). Oh, e magari anche un bel triangolo nero da asociali che si porta su tutto. Per triangoli di altro colore non mettiamo limite alla provvidenza.

Io, fossi in un imprenditore, mi butterei da subito sul settore crematori.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Vietato morire, perchè i cattolici hanno a cuore la sopravvivenza ad ogni costo (non la chiamo vita) dei pazienti in stato vegetativo permanente, un po’ meno quella degli abitanti dei paesi poveri da bombardare, gente che può crepare tranquillamente senza tanti problemi di coscienza. A Gaza, di recente, una sola cannonata capitava che si portasse via in un colpo tre Eluane, per giunta sane e vegete, ma non distraiamoci con questi dettagli, torniamo alla difesa della vita.
L’importante è che Berlusconi aggiunga un ulteriore tassello al suo delirio di onnipotenza e diventi anche giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male. Con potere di vita forzata su tutti i cittadini dello stivale. Dopo questo si dedicherà anima e corpo alle cose serie, cioè convincere Posh a far restare Beckham al Milan.

Non solo vietato morire, vietato curarsi se sei clandestino e magari hai importato una malattia infettiva che, non riconosciuta e curata in tempo perchè non osi curarti al pronto soccorso, dilagherà e contagerà anche il caporonda padano e poi la sua famiglia. E’ così che potrebbe tornare la peste a Milano e si creeranno nuovi posti di lavoro nella generosa Lombardia. Si raccolgono già i curriculum degli aspiranti monatti. Che fa pure rima con Moratti.

Ancora, registro dei clochard, che detto così sembra l’inventario di una boutique, ma non è altro che la schedatura dei barboni (dei barbùn). Oh, e magari anche un bel triangolo nero da asociali che si porta su tutto. Per triangoli di altro colore non mettiamo limite alla provvidenza.

Io, fossi in un imprenditore, mi butterei da subito sul settore crematori.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

“Voi avete ragione, ma qui siamo italiani e dobbiamo anche orientare il pensiero degli italiani su questa cosa”. (Lucia Annunziata)

(Avverto che il filmato contiene immagini molto crude. Qui la seconda, terza, quarta, quinta e sesta parte.)

Ora che Gaza è sparita dai media, come se non fosse mai esistita e sparita in base ad un preciso piano che imponeva la fine degli schiamazzi e dei fuochi artificiali al fosforo in tempo per non disturbare l’inizio della presidenza Obama e i relativi festeggiamenti, possiamo continuare a parlare di Gaza, di giornalismo, di propaganda e di diritto all’informazione.
Per farlo dobbiamo fare riferimento non già al giornalismo orizzontale italiano ma a quello ancora orgoglioso di fare informazione, quello anglosassone, di qualunque orientamento politico esso sia.
Dobbiamo anche fottercene di copyright ed altre delicatessen e rilanciare i documenti televisivi che troviamo in rete per vedere di far arrivare un briciolo di informazione ai nostri connazionali intontiti dai telegiornali di regime.

“Unseen Gaza” è un documentario di Channel 4, canale televisivo britannico, andato in onda l’altra sera con grande clamore, non ovviamente sui nostri schermi. Ringrazio Grazia che, nel commento al post precedente, mi ha segnalato questo programma che ho visto oggi e che vi riposto qui, direttamente da Youtube. Il programma è in inglese e non sottotitolato e quella che segue è una sintesi riassuntiva che ho preparato per chi volesse conoscerne il contenuto.

Jon Snow, il conduttore del programma, è un giornalista molto agguerrito, sulla falsariga dei suoi colleghi americani di “60 Mintues”, della serie: “Ommioddìo, questi fanno ancora le domande e le inchieste!”
Per avere un idea del tipino che è Jon, guardatelo in questo battibecco con il portavoce del governo israeliano Mark Regev. Snow chiede conto a Regev dell’uso di armi proibite da parte di Israele, Regev risponde che non è vero ma Snow insiste nel fare domande e ad incalzare il suo interlocutore portandogli le testimonianze di coloro che le armi le hanno viste usare. In Italia un’intervista condotta a quel modo sarebbe pura fantascienza e sarebbe andata più o meno così: “Signor Regev, è vero che Israele ha usato armi al fosforo, DIME e a frammentazione?” Risposta: “No”. “Grazie per essere stato con noi, signor Regev, passiamo alle notizie sportive”.

“Unseen Gaza” è il resoconto di come questa guerra, forse per la prima volta nell’era moderna, sia stata condotta tenendo i corrispondenti dei media occidentali al di fuori del teatro dei combattimenti, confinandoli su una collina del disonore dal quale poter avere sempre la stessa visuale precotta. Come un pubblico che sente il parlato di un film provenire da dietro il muro di un cinema all’aperto ma non riesce a capire cosa stia succedendo sullo schermo e quindi non potrà certo raccontartene la trama. Da qui la difficoltà e l’insopportabilità, per dei media seri che vogliano fare informazione, di avere una visione completa di ciò che stava accadendo, e l’impossibilità di un resoconto obiettivo dei fatti.

Jon Snow arriva a Gerusalemme all’inizio del conflitto. Nel palazzo destinato a sede della stampa internazionale, all’ingresso, vi sono i resti di un razzo Qassam disposti come in un allestimento museale. “Il messaggio era chiaro” racconta Jon, “Israele è sotto attacco.” Ai giornalisti occidentali, ai quali non sarà permesso entrare a Gaza, ufficialmente per motivi di sicurezza, vengono consegnati opuscoli intitolati “Operazione Piombo Fuso”, come i press book di un festival cinematografico, percepiti né più né meno dai cronisti come pura propaganda. Forse abbiamo capito da dove traggono spunto certe penne nostrane. Ma lasciamo perdere.

La cosa che appare subito chiara a chi vorrebbe raccontare questa guerra secondo i metodi tradizionali è che non sarà possibile ascoltare la voce dell’altro contendente, cioè di Hamas.
Una giornalista israeliana intervistata da Snow spiega che il motivo consiste nell’evitare che succeda come in Libano nel 2006 dove i giornalisti, in sostanza, ruppero le palle “perchè a loro veniva suggerito cosa dire e non dire da Hezbollah”. Allora perchè non farli andare a Gaza, stavolta? “Perchè in ogni caso parlerebbero male di Israele.” Ah, beh.

Con i media occidentali appollaiati sulla collina a guardare i fuochi artificiali, gli unici luoghi di distruzione ai quali le autorità israeliane permettono di avvicinarsi sono quelli colpiti, in territorio israeliano, dai razzi Qassam. Viene fatto notare però nel documentario che, dall’inizio del conflitto, vi sono state solo una vittima civile israeliana e una decina di militari. La sproporzione tra la necessità di difendersi e il volume di fuoco effettivamente scatenato su Gaza come rappresaglia è evidente.

Se i media internazionali sono tenuti fuori da Gaza, ciò non significa che non vi siano voci che trasmettono cronache e reportages dall’inferno, e sono gli inviati dei giornali e delle tv arabe, come Al Jazeera. In quei servizi, destinati ad un pubblico islamico ma non solo, visto che i media occidentali le riprendono, compaiono molte più informazioni, sicuramente anche quelle suggestionate dalla propaganda di Hamas ed immagini che nei media occidentali verrebbero censurate. Ufficialmente per ragioni di fascia protetta e buon gusto. Questi reporters arabi presenti sul territorio, come i volontari e i bloggers, sono spesso vittima del fuoco israeliano ma continuano a far uscire dall’inferno le immagini della devastazione, quelle che rendono meglio l’orrore della guerra.

Viene riportato a questo punto, nel documentario, il caso di un servizio arrivato alle televisioni occidentali da un’emittente araba, nel quale veniva mostrato il corpicino carbonizzato di una bimba. Un’immagine sconvolgente che le emittenti occidentali hanno censurato.
In un intervista, Jeremy Bowen, corrispondente dal Medio Oriente della BBC, si lamenta del fatto che queste immagini sono comunque decontestualizzate e non rendono paradossalmente il dramma della guerra. “Ho visto una cosa terribile l’altro giorno, un padre che baciava con tenerezza infinita il figlio morto. Se mi fosse stato possibile andare a Gaza, sarei andato nella casa di quest’uomo, se fosse stata ancora in piedi, avrei raccontato la sua storia. Ma questo è impossibile”. L’impossibilità di raccontare la guerra. “Se vedi un mucchio di corpi di bambini sei sconvolto, ma lo sei ancora di più se puoi raccontare lo strazio delle madri e dei padri”.

Gaza, quindi, è stata raccontata in maniera parziale, secondo i dettami della propaganda israeliana, dai media occidentali, i quali hanno potuto utilizzare in maniera limitata il materiale di provenienza araba presente sul campo. Le tv arabe invece hanno mostrato la guerra senza veli e in diretta. Il rischio, secondo alcuni, è che ciò possa estremizzare il risentimento islamico verso l’Occidente. Forse proprio ciò che si vuole. Se gli occidentali avessero potuto filmare dall’interno i combattimenti, la prospettiva sarebbe cambiata?

Viene presentato poi il caso della scuola dell’ONU bombardata, nella quale avevano trovato rifugio molti civili palestinesi. Vengono posti a confronto, nel documentario, la versione del portavoce israeliano che insiste nel considerare la scuola una base missilistica di Hamas e la testimonianza di un giornalista americano del New York Times, che dice che i colpi dei miliziani non provenivano dalla scuola ma dalle sue vicinanze.

L’ultima parte di “Unseen Gaza” è dedicata al racconto dei tentativi da parte di Israele di fare pressione su media normalmente obiettivi come la BBC, accusata di essere sbilanciata a favore di Hamas per il fatto che i suoi militanti non vengono chiamati terroristi.
Jon Snow commenta che Hamas, piaccia o no, è stata votata democraticamente dai cittadini di Gaza. Una cosa che viene spesso dimenticata.

Finalmente, con il cessate il fuoco, la stampa internazionale viene ammessa a Gaza ad assistere alla devastazione lasciata da venti giorni di fuoco.
L’ultima osservazione di Jon Snow è amara: se i media fossero stati in grado di mostrare tutto questo in diretta, si sarebbe potuti giungere prima al cessate il fuoco? Si sarebbero potute salvare delle vite?

Questo è quanto è stato raccontato agli inglesi l’altra sera.
Da noi invece su un importante giornale si è scritto che i morti non sono 1300 ma 500, si è fatto qualcosa di molto simile al revisionismo a base di letti vuoti all’ospedale, quindi niente vittime. Era la parola di un giornalista contro quella di centinaia di testimoni ed immagini ma l’articolo è subito diventato un’appendice delle sacre scritture. Se fate un giro sulla stampa filosionista, il nuovo profeta dei morti al ribasso è citatissimo.
Non importa che perfino il Jerusalem Post abbia scritto un onestissimo e lungo articolo dove dichiarava non ancora certo il numero delle vittime. Non importa che lo stesso IDF abbia affermato, in contrasto con le parole del Corriere, che i morti sono probabilmente proprio 1300 (seppur per la maggior parte non civili innocenti ma miliziani di Hamas) e per questo si sia beccato il rimbrotto dal governo israeliano (lo racconta sempre il JP).

L’importante è leggersi fino in fondo il libretto di istruzioni, rimanere sulla collina e suggerire al lettore che le cifre raccontate dai palestinesi sono false, perchè gli arabi sono bugiardi e dicono sempre il falso. Noi giornalisti invece, diciamo sempre la verità. Per definizione. Oh, ma solo quelli embedded, è ovvio. Gli altri sono sbilanciati.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

“Voi avete ragione, ma qui siamo italiani e dobbiamo anche orientare il pensiero degli italiani su questa cosa”. (Lucia Annunziata)

(Avverto che il filmato contiene immagini molto crude. Qui la seconda, terza, quarta, quinta e sesta parte.)

Ora che Gaza è sparita dai media, come se non fosse mai esistita e sparita in base ad un preciso piano che imponeva la fine degli schiamazzi e dei fuochi artificiali al fosforo in tempo per non disturbare l’inizio della presidenza Obama e i relativi festeggiamenti, possiamo continuare a parlare di Gaza, di giornalismo, di propaganda e di diritto all’informazione.
Per farlo dobbiamo fare riferimento non già al giornalismo orizzontale italiano ma a quello ancora orgoglioso di fare informazione, quello anglosassone, di qualunque orientamento politico esso sia.
Dobbiamo anche fottercene di copyright ed altre delicatessen e rilanciare i documenti televisivi che troviamo in rete per vedere di far arrivare un briciolo di informazione ai nostri connazionali intontiti dai telegiornali di regime.

“Unseen Gaza” è un documentario di Channel 4, canale televisivo britannico, andato in onda l’altra sera con grande clamore, non ovviamente sui nostri schermi. Ringrazio Grazia che, nel commento al post precedente, mi ha segnalato questo programma che ho visto oggi e che vi riposto qui, direttamente da Youtube. Il programma è in inglese e non sottotitolato e quella che segue è una sintesi riassuntiva che ho preparato per chi volesse conoscerne il contenuto.

Jon Snow, il conduttore del programma, è un giornalista molto agguerrito, sulla falsariga dei suoi colleghi americani di “60 Mintues”, della serie: “Ommioddìo, questi fanno ancora le domande e le inchieste!”
Per avere un idea del tipino che è Jon, guardatelo in questo battibecco con il portavoce del governo israeliano Mark Regev. Snow chiede conto a Regev dell’uso di armi proibite da parte di Israele, Regev risponde che non è vero ma Snow insiste nel fare domande e ad incalzare il suo interlocutore portandogli le testimonianze di coloro che le armi le hanno viste usare. In Italia un’intervista condotta a quel modo sarebbe pura fantascienza e sarebbe andata più o meno così: “Signor Regev, è vero che Israele ha usato armi al fosforo, DIME e a frammentazione?” Risposta: “No”. “Grazie per essere stato con noi, signor Regev, passiamo alle notizie sportive”.

“Unseen Gaza” è il resoconto di come questa guerra, forse per la prima volta nell’era moderna, sia stata condotta tenendo i corrispondenti dei media occidentali al di fuori del teatro dei combattimenti, confinandoli su una collina del disonore dal quale poter avere sempre la stessa visuale precotta. Come un pubblico che sente il parlato di un film provenire da dietro il muro di un cinema all’aperto ma non riesce a capire cosa stia succedendo sullo schermo e quindi non potrà certo raccontartene la trama. Da qui la difficoltà e l’insopportabilità, per dei media seri che vogliano fare informazione, di avere una visione completa di ciò che stava accadendo, e l’impossibilità di un resoconto obiettivo dei fatti.

Jon Snow arriva a Gerusalemme all’inizio del conflitto. Nel palazzo destinato a sede della stampa internazionale, all’ingresso, vi sono i resti di un razzo Qassam disposti come in un allestimento museale. “Il messaggio era chiaro” racconta Jon, “Israele è sotto attacco.” Ai giornalisti occidentali, ai quali non sarà permesso entrare a Gaza, ufficialmente per motivi di sicurezza, vengono consegnati opuscoli intitolati “Operazione Piombo Fuso”, come i press book di un festival cinematografico, percepiti né più né meno dai cronisti come pura propaganda. Forse abbiamo capito da dove traggono spunto certe penne nostrane. Ma lasciamo perdere.

La cosa che appare subito chiara a chi vorrebbe raccontare questa guerra secondo i metodi tradizionali è che non sarà possibile ascoltare la voce dell’altro contendente, cioè di Hamas.
Una giornalista israeliana intervistata da Snow spiega che il motivo consiste nell’evitare che succeda come in Libano nel 2006 dove i giornalisti, in sostanza, ruppero le palle “perchè a loro veniva suggerito cosa dire e non dire da Hezbollah”. Allora perchè non farli andare a Gaza, stavolta? “Perchè in ogni caso parlerebbero male di Israele.” Ah, beh.

Con i media occidentali appollaiati sulla collina a guardare i fuochi artificiali, gli unici luoghi di distruzione ai quali le autorità israeliane permettono di avvicinarsi sono quelli colpiti, in territorio israeliano, dai razzi Qassam. Viene fatto notare però nel documentario che, dall’inizio del conflitto, vi sono state solo una vittima civile israeliana e una decina di militari. La sproporzione tra la necessità di difendersi e il volume di fuoco effettivamente scatenato su Gaza come rappresaglia è evidente.

Se i media internazionali sono tenuti fuori da Gaza, ciò non significa che non vi siano voci che trasmettono cronache e reportages dall’inferno, e sono gli inviati dei giornali e delle tv arabe, come Al Jazeera. In quei servizi, destinati ad un pubblico islamico ma non solo, visto che i media occidentali le riprendono, compaiono molte più informazioni, sicuramente anche quelle suggestionate dalla propaganda di Hamas ed immagini che nei media occidentali verrebbero censurate. Ufficialmente per ragioni di fascia protetta e buon gusto. Questi reporters arabi presenti sul territorio, come i volontari e i bloggers, sono spesso vittima del fuoco israeliano ma continuano a far uscire dall’inferno le immagini della devastazione, quelle che rendono meglio l’orrore della guerra.

Viene riportato a questo punto, nel documentario, il caso di un servizio arrivato alle televisioni occidentali da un’emittente araba, nel quale veniva mostrato il corpicino carbonizzato di una bimba. Un’immagine sconvolgente che le emittenti occidentali hanno censurato.
In un intervista, Jeremy Bowen, corrispondente dal Medio Oriente della BBC, si lamenta del fatto che queste immagini sono comunque decontestualizzate e non rendono paradossalmente il dramma della guerra. “Ho visto una cosa terribile l’altro giorno, un padre che baciava con tenerezza infinita il figlio morto. Se mi fosse stato possibile andare a Gaza, sarei andato nella casa di quest’uomo, se fosse stata ancora in piedi, avrei raccontato la sua storia. Ma questo è impossibile”. L’impossibilità di raccontare la guerra. “Se vedi un mucchio di corpi di bambini sei sconvolto, ma lo sei ancora di più se puoi raccontare lo strazio delle madri e dei padri”.

Gaza, quindi, è stata raccontata in maniera parziale, secondo i dettami della propaganda israeliana, dai media occidentali, i quali hanno potuto utilizzare in maniera limitata il materiale di provenienza araba presente sul campo. Le tv arabe invece hanno mostrato la guerra senza veli e in diretta. Il rischio, secondo alcuni, è che ciò possa estremizzare il risentimento islamico verso l’Occidente. Forse proprio ciò che si vuole. Se gli occidentali avessero potuto filmare dall’interno i combattimenti, la prospettiva sarebbe cambiata?

Viene presentato poi il caso della scuola dell’ONU bombardata, nella quale avevano trovato rifugio molti civili palestinesi. Vengono posti a confronto, nel documentario, la versione del portavoce israeliano che insiste nel considerare la scuola una base missilistica di Hamas e la testimonianza di un giornalista americano del New York Times, che dice che i colpi dei miliziani non provenivano dalla scuola ma dalle sue vicinanze.

L’ultima parte di “Unseen Gaza” è dedicata al racconto dei tentativi da parte di Israele di fare pressione su media normalmente obiettivi come la BBC, accusata di essere sbilanciata a favore di Hamas per il fatto che i suoi militanti non vengono chiamati terroristi.
Jon Snow commenta che Hamas, piaccia o no, è stata votata democraticamente dai cittadini di Gaza. Una cosa che viene spesso dimenticata.

Finalmente, con il cessate il fuoco, la stampa internazionale viene ammessa a Gaza ad assistere alla devastazione lasciata da venti giorni di fuoco.
L’ultima osservazione di Jon Snow è amara: se i media fossero stati in grado di mostrare tutto questo in diretta, si sarebbe potuti giungere prima al cessate il fuoco? Si sarebbero potute salvare delle vite?

Questo è quanto è stato raccontato agli inglesi l’altra sera.
Da noi invece su un importante giornale si è scritto che i morti non sono 1300 ma 500, si è fatto qualcosa di molto simile al revisionismo a base di letti vuoti all’ospedale, quindi niente vittime. Era la parola di un giornalista contro quella di centinaia di testimoni ed immagini ma l’articolo è subito diventato un’appendice delle sacre scritture. Se fate un giro sulla stampa filosionista, il nuovo profeta dei morti al ribasso è citatissimo.
Non importa che perfino il Jerusalem Post abbia scritto un onestissimo e lungo articolo dove dichiarava non ancora certo il numero delle vittime. Non importa che lo stesso IDF abbia affermato, in contrasto con le parole del Corriere, che i morti sono probabilmente proprio 1300 (seppur per la maggior parte non civili innocenti ma miliziani di Hamas) e per questo si sia beccato il rimbrotto dal governo israeliano (lo racconta sempre il JP).

L’importante è leggersi fino in fondo il libretto di istruzioni, rimanere sulla collina e suggerire al lettore che le cifre raccontate dai palestinesi sono false, perchè gli arabi sono bugiardi e dicono sempre il falso. Noi giornalisti invece, diciamo sempre la verità. Per definizione. Oh, ma solo quelli embedded, è ovvio. Gli altri sono sbilanciati.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Blog Stats

  • 84,819 hits

Categorie