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Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore. 
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
Del resto, analizzando il simbolo del partito, la P è verde e la D è bianca. Il rosso fa solo da contorno, da sfondo alla D. La D poteva essere rossa e l’effetto tricolore sarebbe stato mantenuto. Invece, non so se volutamente o per caso – e sarebbe un bell’esempio di simbologia inconsapevole – si è deciso che i colori dominanti del partito fossero il bianco e il verde. Questa è la comunicazione percettiva e sappiamo che un’immagine vale più di cento parole.
La riduzione del rosso nella comunicazione visiva politica è un segno di conservatorismo che è tipico dei  partiti di destra che mantengono quel colore nel simbolo solo perché costretti dall’omaggio al tricolore. Guardate ad esempio il simbolo di Futuro e Libertà dove c’è solo un piccolo segno rosso da una parte. 
A sinistra non si dovrebbe aver paura del rosso. Nel simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà il rosso è un po’ più presente che in quello del PD ma mica tanto, dopotutto. Sono rossi Sinistra, l’accento di libertà e lo sfondo, attenzione, lo sfondo, di Vendola. Vendola è scritto in bianco.
Per trovare più rosso e un altro colore di sinistra, il giallo, presente nel simbolo del PCI, occorre spostarsi fino a raggiungere Diliberto e Rizzo (Marco, non Jessica) ma ciò significa andare nelle riserve e nei parchi nazionali dove sopravvivono le specie rare in via d’estinzione. 
Insomma, tutto questo pistolotto gestaltiano serve per far notare ai miei piccoli lettori che il rosso in Italia sta diventando per i partiti sempre meno appetibile come segno di richiamo per gli elettori e non può essere solo un caso, visto che per inventarsi un marchio, un logo, con l’importanza che hanno i loghi nella nostra epoca, si investono denari e si spremono costose meningi.
Qualcuno ha scritto ieri su Facebook che la visione d’insieme della manifestazione del PD sembrava quella di una manifestazione di Storace. Osservazione brutale ma non priva di qualche verità.
L’impressione, sgradevole per chi ricorda altre manifestazioni, dove si capiva bene che si trattava della sinistra, è che il PD, emarginando la componente rossa, abbia bisogno di acchiappare moderati ma non solo, anche di pasturare qualcosina a destra, anzi parecchio, per tornare a vincere. Bisogna solo intenderci su quale destra vuole acchiappare, visto che da ciò che ha detto Bersani non si è capito bene, anzi sono risuonate tra le sue parole delle belle stecche di corno. Ci arrivo tra un attimo.
Il discorso di Bersani, giusto per parlar chiaro, mi è parso un compitino da 6+ con qualche caduta di stile e un paio di gaffes da cioccolatai che ormai un politico italiano non può farsi mancare.
Parto da queste ultime.

“Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi. 
La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.”

Come dire, siamo europeisti, ma che quel nano francese e quell’altra culona kartoffeln non ci rompano i coglioni.
Bersani, un consiglio da ex elettrice, chiamali Presidente Sarkozy e Cancelliera Merkel, che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro in questa emergenza. Poi, quando saremo ritornati ai fasti del Rinascimento ci potremo vantare delle nostre Cappelle Sistine. Per ora le uniche cappelle che possiamo mostrare sono uscite infelici come queste. Ah, riguardo ai padri nobili, oltre a Spinelli, De Gasperi e Prodi un Berlinguer, per fare un nome a caso, no?

Altra gaffe:

“E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!”  

Fini ringrazia sentitamente e con lui tutti coloro che si stanno sforzando per avere in Italia una destra non fascista, presentabile nel resto del mondo e con programmi diversi dai nostri ma rispettabili. L’unica via per superare le becere contrapposizioni tra destra e sinistra che tanto male ci hanno fatto. Un modo per facilitare il superamento delle ideologie.
Bersani, un altro consiglio da ex elettrice, forse di Fini avrai bisogno, tra breve.
Insomma, poveretto il segretario, si sforza tanto, ansima e si agita ma non riesce a farmi venire. Forse perché sono come il toro, ho bisogno del rosso per eccitarmi e perché non mi sussurra mai all’orecchio la parolina magica: LEGALITA’. E’ questa che dobbiamo recuperare noi italiani, prima di tutto, per recuperare dignità, come dice lui, ma chissà perché non la nomina mai. L’ Equità l’ha nominata si, per forza, il Rosso in minoranza stava urlando come un pazzo dalla buca del suggeritore, ma la Legalità proprio non l’ho sentita.
Del resto non c’è stato molto altro nel discorso oltre la solita piattaforma che non manca mai, eccheppalle. Cito solo tre banalità a caso:
“Siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità.” 
“B. deve andare a casa” 
“Basta con la denigrazione del PD”.

Quest’ultima frase era rivolta alla platea di suocere e nuore, ovviamente, affinché intendessero. Altra gaffe. I tafazzismi si lavano in casa, non in piazza.
Culmine della giornata, la fischiata al Renzi. Oh bella, visto che il PD vuole essere soprattutto moderato non vedo perché cacciare Gianburrasca. Ci sta benino anche lui nell’insieme, come biancofiorellino al centro. Un andreottino che ha visto da vicino la Ruota della Fortuna e ci si è illuminato tutto di riflesso. E poi, benedettissimi piddini che vi agitate in maniera commovente per difendere il Segretario, ma non l’avete candidato VOI, nel PD, come sindaco di Firenze, il bischero? E non avete candidato come al solito uno un tantinello di destra per sperare di vincere meglio contro la destra?

Ci sta tutto nel PD: Renzi, Bersani che non sbaglia mai, la Suor Germana Bindi, ci stanno la Susanna e Vecchioni e tutti i chitarrosi e tromboni che riescano a trovare qualcosa di interessante in questo partito.
Per quanto mi riguarda siamo ancora all’entusiasmogramma piatto.

Vista la difficoltà nel portare a piena maturazione il progetto “Futuro e Libertà”, con un Fini che sembra dover affrontare  un percorso più arduo di un Mortirolo scalato su una bicicletta dalle ruote sgonfie, non riesco a togliermi dalla mente un sospetto.
Ripensando al fuori onda delle bombe atomiche, risalente all’estate scorsa,  non sarà che qualcuno ha giocato un brutto tiro a Gianfranco Fini, facendogli credere che qualcun’altro fosse finalmente pronto a parlare e che di conseguenza Berlusconi  avesse le orge contate per questioni penali ben più gravi di una concussione per coprire il reato compiuto con la minorenne e quindi la transizione di leadership al governo fosse questione imminente?

Questo qualcuno potrebbe essersi presentato come amico fidato e volonteroso sponsor della nascita di una destra nuova, moderna e finalmente presentabile in Italia, avrebbe fatto uscire allo scoperto Fini rassicurandolo dell’appoggio di amici importanti, quelli che contano e fanno muovere ogni foglia,  ma poi, al dunque, lo avrebbe lasciato in balìa delle banderuole arruolate nella nuova formazione (possibili infiltrati, figuranti e comparse con l’ordine di tirarsi fuori al momento giusto) e di una stampa goebbelsiana asservita al padrone, in grado di fabbricare scandali dalla consistenza dello zucchero filato ma pesanti come il piombo sulle varie case di Montecarlo.

E’ ovvio che una nuova destra al posto di quella da casino di Berlusconi non è solo Gianfranco Fini ma tante persone che devono mettersi insieme anche nella società civile per costruirla o tirarla fuori dai nascondigli, ma in una realtà schiava dell’immagine come la nostra, un leader, un punto di riferimento, ci vuole. Ecco perché i mestatori all’opera ci tengono tanto a distruggere la leadership di Fini.

In fondo, dimostrare a reti e giornali unificati che Fini è un leader dai piedi d’argilla, che non ha abbastanza polso, come quei professori che non riescono a tenere tranquilla la classe e che si fanno disegnare i pupazzetti sulla schiena  dai ragazzini, sarebbe il metodo perfetto per “far fuori” l’unico uomo politico in grado di sostituire  Berlusconi alla guida del centrodestra per sempre e senza farlo rimpiangere. Almeno in un paese normale.

Perché ho questo sospetto del tranello giocato a Gianfranco? Perché questi amici importanti, spesso, alle destre moderne e democratiche ed alle transizioni morbide all’insegna della tutela ed al ristabilimento della legalità, dopo le peggiori dittature o pseudo tali, comprese queste nuove versioni oligarchico-mafiose, preferiscono altro. Magari una più comoda, per loro, continuità con il passato.
Li avete sentiti, del resto. “Berlusconi è un pagliaccio ma non abbiamo mai avuto tanti vantaggi come con lui al governo.” Direbbe Totò: “Berlusconi è come la serva, serve”. Una serva imperiale.

Siamo alla disperazione, allo scarafaggio che, rovesciato sulla corazza, agita disperato le zampette.
Arieccoci alla casa di Montecarlo, all’unico argomentuccio trovato dalle truppe cammellate, le Garnero e gli Starace, i TG e i giornalacci porno del Flaccido, contro il Gran Traditore.
La Procura di Roma aveva già archiviato il caso stabilendo che, di chiunque sia la proprietà della casa, non  sussistono reati nella compravendita della medesima. Già l’estate scorsa le famose carte di S. Lucia, ovvero la dichiarazione di un ministro di quel paese circa la proprietà di una società off-shore da ricondurre al cognato di Fini, dovette essere seppellita alla svelta, tanto puzzava di falso ma, non importa, l’infame la deve pagare lo stesso, ordina il nano.

Così quel gran bell’uomo Lebole di Frattini, impeccabile come un maggiordomo inglese che ti porta la colazione in camera, anzi alla Camera, è stato inviato oggi a giuringiurellare in Senato che le famose carte di S. Lucia di cui sopra sono autentiche. Autentiche perché suo cuggino gli ha detto che i tenutari del paradiso fiscale lo giurano sulla testa dei loro figli. 
Battista Frattini ha ricevuto la conferma, sempre dal governo di S. Lucia, che la casa di Montecarlo è di Tulliani. L’ha saputo tempo fa ma ha aspettato che le cose si mettessero proprio brutte per il nano per trasmetterle alla Procura. Quel gran imparziale di Schifani, in tutta fretta, ha convocato la seduta del Senato che doveva servire a chiedere le dimissioni del suo collega della Camera, accusato di imparzialità. Hanno la faccia come il flaccido.

E va bene, la casa è di Tulliani. Se quest’affermazione è vera allora è vero anche che  un paradiso fiscale come S. Lucia, che campa sulle società off-shore e solo di quello, accetta di sputtanarsi a livello planetario violando il voto di segretezza sui nomi dei reali proprietari di quelle società, rivelandoli ad un Frattini qualsiasi. Una tattica che definire suicida è poco. Come se gli gnomi svizzeri, improvvisamente impazziti, cominciassero a dare un nome a tutti i loro conti cifrati. Quanti capitali pensate rimarrebbero tra i quattro cantoni? Meno di zero. Campare solo di cioccolata e orologi non è facile.

Le prove di Frattini

A parte il fatto che, in ogni caso, se vi fosse il sospetto di un reato commesso da una di queste società con sede all’estero dovrebbe essere il Ministro della Giustizia su richiesta della magistratura a richiedere al paradiso fiscale, attraverso una rogatoria internazionale, tutti i documenti atti a rivelarne la reale proprietà, non certo un ministro degli Esteri su mandato di un presidente del consiglio per favorirlo in una faida personale che lo riguarda. Don’t cry for me Angelino non ha niente da dire su questa faccenda?

Allora, se non è un bluff da tavolo da gioco degno di Montecarlo, ma nel senso del Casinò, e fosse vero che un paradiso fiscale da oggi spiattella i segreti dei suoi clienti, allora dovremmo proprio pensar male e sospettare che qualcuno stia cominciando a comperarsi non più le puttane a vagonate ma intere isolette caraibiche.

Intanto, mentre siamo tutti ansiosi che Fini dia le dimissioni perché non si è mai visto che il cognato di un nemico di Berlusconi si comperi una casa al grezzo a Montecarlo pagandola il giusto prezzo, il padrone di Battista, accusato di prostituzione minorile e concussione, inquina le prove, fabbrica testimoni prezzolati affinché neghino il fatto che lui paga profumatamente ragazze perché si facciano toccare nelle parti intime, come un maniaco da quattro soldi. Non solo, riduce questori e prefetti al rango di sguatteri al servizio permanente delle sue puttane.

Secondo me, invece di amminchiarsi su quella scemenza della casa di Montecarlo, dovrebbe preoccuparsi del fatto che sull’inchiesta che lo coinvolge comincia a cadere la neve e si moltiplicano le minorenni coinvolte in esibizioni hard e, soprattutto che, vista la mala parata e il pericolo di affondamento, le zoccole cominciano ad abbandonare la nave. Non prima di aver dato al loro generoso benefattore del “culo flaccido”. Veline ingrate.

Anch’io penso che quello del “ma dove siete stati in questi sedici anni?”, rivolto ai finiani, sia un argomento debole e, aggiungerei, alquanto semplicistico da parte soprattutto della sinistra.
Non si crede alla volontà dei finiani di smarcarsi da Berlusconi e dal berlusconismo perchè per sedici anni essi ne hanno condiviso le sorti e l’hanno appoggiato in vari governi da dentro AN. Fini, nonostante dica ora a volte cose più di sinistra di Fassino, continua ad essere visto come “il solito vecchio fascista” del quale bisogna diffidare. Più per partito preso e pregiudizio ideologico, che per effettiva convinzione.
Per carità, è assodato che Fini stava con Berlusconi fino all’altro giorno, ma la creazione di una destra democratica, non fascista e votata alla difesa di valori assolutamente condivisibili da chiunque si ritenga persona civile, come il rispetto della legalità e della giustizia, temo abbia richiesto proprio questi sedici anni e forse ne richiederà altri due fino a farla diventare finalmente maggiorenne.
Proprio perché per tanti e troppi anni  in Italia “non si è saputo andare a destra senza evitare il manganello”, come diceva Montanelli, è indubbiamente vero che, come scrive Filippo Rossi: “Per chi proveniva da una storia di destra, la presenza di Silvio Berlusconi è stata totalizzante, e allearsi con lui era l’unica via per avere “spazi di manovra politica”. Il famoso sdoganamento. Andare al traino del grande comunicatore per ottenere visibilità. Del resto è ciò che ha fatto la Lega, che se non fosse per Berlusconi avrebbe meno peso politico, a livello nazionale, della Sudtiroler Volkspartei.
Se poi dovesse venir fuori che il berlusconismo è stato imposto da un patto tra poteri innominabili, in una sorta di golpe strisciante, potremmo capire che non vi era effettivamente altro modo di imparare a contrastarlo se non dall’interno. Ponendo le basi, appunto, per una destra finalmente europea che superasse il berlusconismo, una volta dimostratone il fallimento come progetto politico.
Poi, certo, i Gasparri e La Russa non li smuoverebbe nemmeno un asteroide, ma credo sia sciocco credere che vi sia ancora qualcosa in comune tra i due bei tomi di cui sopra e il loro ex segretario, dopo sedici anni.
Si, Fini sarà cambiato, si dice a sinistra, ma il Fini del 2001, colui che all’interno della Questura di Genova coordinava la repressione nei giorni del G8? Beh,  è lo stesso che oggi, all’interno del suo partito, vede nascere dibattiti (autocritiche, si sarebbe detto una volta), proprio sui fatti di quei giorni e sulla necessità di ripensarli come dovuti ad un atto di assoluto disprezzo della legalità proprio da parte di coloro che la legalità avrebbero dovuto difenderla.
Che vi fosse una politicizzazione in senso fascista di certi settori delle forze dell’ordine lo abbiamo sempre saputo. Che la critica a questa anomalia e l’invito implicito a superarla provenga oggi da questa destra ragazzina non può che fare piacere. Se non altro ci consoleremo del fatto che la sinistra (dicono per colpa di Di Pietro, dei numeri mancanti in Parlamento e delle cavallette) non ha mai fatto la commissione di inchiesta sul G8, per altro già promessa in campagna elettorale.
Una destra democratica che difende la legalità, avendo capito che il nostro paese è ammalato di illegalità diffusa quasi ad uno stadio terminale, è la benvenuta. Per non parlare di una destra che dimostra di avere a cuore i temi della laicità, tra tutti questi pretini rossi, baciapreti trafficoni e rivoluzionari con il santino in tasca.
Per la verità sono anni che a destra e ben prima del Fini di Futuro e Libertà si era capito che Berlusconi sarebbe riuscito a tutto fuorché governare l’Italia. Che non sarebbe mai riuscito a liberare l’Italia dal peso schiacciante del suo culo da salvare.
Ad esempio, Indro Montanelli preconizzò il Berlusconi scriteriato di oggi nel momento stesso in cui il nostro scese in campo. E il suo discepolo Travaglio conduce da anni e da destra la più feroce battaglia informativa contro il malaffare berlusconiano.
Io penso che chi ha il coraggio di cambiare idea e ricredersi su cose nelle quali aveva creduto sia meritevole di ogni rispetto. Meglio un finiano che si rende conto, seppure dopo sedici anni, che Berlusconi è quello che è, un pericolo per l’Italia, di una Lega che, sempre con la stessa faccia, lo sostiene dopo averlo chiamato mafioso per anni e meglio soprattutto di un’opposizione che ad un Berlusconi in crisi e quasi in ginocchio giurò di non toccare le televisioni. Riconsegnandogli in pratica il potere. Nel 1994, giusto sedici anni fa.
P.S. Se vi capita leggete la prima intervista a Silvio Berlusconi di Camilla Cederna, in questi giorni ripubblicata. “Serve una città? Chiamate il Berlusconi.” 1977) Assolutamente imperdibile e profetica.
L’avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.

E così, alla fine, la sensazione che ho avuto domenica è quella che Gianfranco Fini abbia premuto il pulsante e che ora a Palazzo Chigi echeggi l’allarme che annuncia la prossima autodistruzione del Berlusconi IV (e speriamo ultimo). Altro che cerino.
Vogliamo dire che Fini mi è piaciuto? Si, diciamolo pure. La sensazione, durante quell’ora e mezza di discorso, è stata quella di riabbracciare una persona normale dopo essere stati prigionieri per anni di un pazzo scatenato e dei suoi deliri. Mi rendo conto che è in agguato la Sindrome di Stoccolma verso il salvatore in questi casi ma bisogna anche pensare da cosa stiamo cercando di uscire. 
Era la soddisfazione di sentire qualcuno che parla di lavoro come qualcosa che ti spetta e ti dà dignità ed importanza nella vita. Altro che “sposatevi uno ricco se siete gnocca”. Che ritiene che l’Italia debba essere aperta alla laicità, al multiculturalismo, al rispetto della diversità anche sessuale ma debba anche ritrovare la coesione nazionale. C’è una bella differenza tra questo e il vedere per anni un ministro, seppur cerebroleso, pulirsi il culo con il tricolore e una manica di razzisti scorrazzare per il Nord gridando contro negri e culattoni  facendoci dimenticare tutto ciò che di buono ed altro può venire dal Nord.  E poi il richiamo all’appartenenza all’Europa, questo vecchio ma ancora dignitoso continente, con il suo ombrello di garanzie democratiche. Infine l’amarezza di dover rimpiangere i politici del passato (tra i quali ha citato anche Berlinguer) visto quelli che ci sono toccati ultimamente.
E’ di destra tutto questo? Dobbiamo sentirci in colpa se ci auguriamo che questo embrione di destra presentabile possa diventare un bel bambino paffuto?
Certo, c’è chi dice “dove stava Fini fino ad ora?” Dov’era anche l’opposizione, se è per questo. La colpa dell’infezione berlusconiana può essere suddivisa in maniera rigorosamente bipartizan.
L’importante è che qualcuno abbia detto basta, abbia visto la misura colma ed abbia avuto il coraggio, in un paese di conigli, di metterci la faccia.

Detto questo, non si esce da questo criptofascismo mignottocratico berlusconiano se prima non si creano, si rifondano se preferite, una destra moderna, una sinistra anch’essa moderna e meno ottusa e legata al centralismo della dirigenza e poi, fatto ciò, non si gettano alle ortiche una volta per tutte le ideologie e gli schieramenti, si cancellano i concetti di destra e sinistra e, stabiliti alcuni punti fermi, alcuni fondamentali come la democrazia, la partecipazione, i diritti civili e la laicità dello Stato, ci si mette assieme attorno ad un tavolo per costruire delle soluzioni ai problemi, quelli veri, quelli contingenti. Non più quelli di un tizio qualsiasi che si crede il padreterno e crede di comprarsi, oltre alle battone, anche la dignità di un popolo. 
Pensate all’uso che ha fatto Berlusconi dell’ideologia, nel suo caso dell’anticomunismo. Mentre noi ci scannavamo sugli spalti dandoci reciprocamente della “zecca comunista” e del “fascio di merda”, lui si comprava l’arbitro, i giocatori e la partita.
Il comunismo era finito da tempo e l’anticomunismo era un residuato inesploso del passato. Lui l’ha usato spregiudicatamente per tenere impegnati gli italiani in un risiko politico virtuale, in un social game perverso, mentre provava a soddisfare il suo ego ipertrofico diventando il più grande statista degli ultimi centocinquant’anni. Ma no, che dico, provava a salvare le sue aziende dal fallimento e a farle prosperare illecitamente alla faccia nostra.

Ora, quell’uso ideologico della politica deve finire. L’emergenza impone di affidarsi a coloro che potranno salvare la baracca prima di tutto dal punto di vista economico ma cominciano già i distinguo. Draghi no perchè è espressione degli Illuminati. E allora chi, Beppe Grillo, Renzi, Bersani o Paravendola?
Dice che FLI è pieno di riciclati e persone sospette. Ricordo che il primo governo del postfascismo fu affidato a Badoglio, un criminale di guerra.

Quando Berlusconi sarà in volo per i Caraibi con la sua corte, come ci auguriamo per non augurargli di peggio che non sta bene, dovremo ricostruire l’Italia. Dovremo raccogliere i cocci della scuola, dell’università, della ricerca, affidate finora a chi non sarebbe stata in grado nemmeno di pulire un cesso. Dovremo riappropriarci della nostra credibilità all’estero, far capire che in Italia il sogno delle donne non è scopare con un vecchio di settantaquattro anni.
Ci vorranno politici di destra e di sinistra uniti per il bene del paese. Con una visione e un progetto.
A proposito. Fini ha vent’anni di meno di Berlusconi e parla di futuro con l’energia di chi può farcela. Quel futuro che Berlusconi non ha, se non da pensionato di lusso in qualche paradiso fiscale, e nonostante tutti i suoi soldi. 
“Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura…”

Ma lasciate che parli. E’ come quello che andava a gridare “sporchi negri” di notte in strada ad Harlem. Come dice Travaglio, vuole forse solo essere fermato come certi serial killer oppure, più probabilmente, vuole attirare l’attenzione distraendola dal punto focale che si potrebbe riassumere nel concetto “se scoppiano le famose bombe atomiche”.

Lo so, il suo machismo da trani è insopportabile come un attacco di emorroidi. Intanto però, come apre bocca, scontenta un pezzo del suo elettorato e questa è una novità importante. Oggi gli hanno voltato le spalle gli elettori gay di centrodestra. Ormai ogni giorno perde più voti che capelli.
Sui forum azzurri, solitamente adoranti il dio Nano Pittato, serpeggia il malcontento. Per la prima volta il papiminkia d.o.c. viene colto dal dubbio atroce di aver dato un potere eccessivo ad un cialtrone e tra un “ditemi che non è vero” e un  “non ci posso credere” inizia ad elaborare il lutto della perdita dell’Unto di riferimento. “Presidente ci hai delusi”, mugola il papiminkia sgrassato con il Cillit Bang. E noi che sapevamo da sempre di che pasta era il suo nano adorato, fin dalla discesa in campo, godiamo. Godiamo come ricci ingrifati di brutto.
Si, c’è una sorta di piacere sadico nel vedere piegarsi gli idoli politici di latta sotto le mazzate della storia. E’ il piacere  puramente crudele che prova il bambino che ha infilzato un insetto e lo vede dibattersi rovesciato sulla schiena agitando le zampette.
Non capita spesso di assistere alla fine di un despota, seppure modello bagonghi da avanspettacolo ma, come i passaggi delle comete e le eclissi totali, sono eventi straordinari che vale la pena vivere. Questa volta non ci sarà un Piazzale Loreto, non lo credo, ma qualcosa di simile alle monetine dell’Hotel Raphael non lo escluderei affatto. La folla sa diventare cattiva, specialmente quella delusa di coloro i quali avevano dato fiducia a colui che li ha traditi. Non escluderei che, inseguito dalla folla dei moderati, dovesse correre a rifugiarsi tra le braccia dei comunisti. Sempre che ne trovi ancora qualcuno.
Oramai il nanodittatore, anche se delira di chiudere i giornali che raccontano delle sue puttane e delle sue erezioni amministrative,  è un uomo solo al telecomando con accanto una piccola folla di san pietri che uno dopo l’altro giureranno  sui loro figli di non averlo mai conosciuto. Quando perfino i lacchè a mezzo stampa si permettono delle libertà con il padrone è proprio finita. Prima o poi anche le Mariemaddalene cominceranno a raccontare la verità, quella vera, e si sa che le donne sanno essere perfide con i perdenti e con i pippetti mosci. Si, venivamo con te ma poi correvamo in bagno a vomitare.
A proposito di maddalene, pentite e non e di armi di distrazione di massa. Non mi meraviglierei che quelle adolescenti perverse da fumetto Sukia che ogni tanto tira fuori per cercare di farsi sfiduciare da Fini (che è troppo furbo per cadere nel tranello) con uno scandaletto sessuale e non per reati ben più gravi, fossero telecomandate ed agissero sotto suo mandato. Sembrano troppo furbe, troppo scafate, istruite a dovere. Più che amanti sembrano delle figlie che hanno imparato a perfezione la lezione della menzogna da papi, che l’hanno ereditata con il DNA paterno.
Il nano insomma sventola un po’ di figa per cercare di farci dimenticare la mafia, i Graviano, Spatuzza, la stagione delle stragi e un bel po’ di altre cosette sulle quali c’è sempre il rischio che esca qualcosa di veramente esplosivo.

Non si chiuderebbero normalmente i giornali perchè un premier si riempie la casa di troiette, ma se sono già chiusi quando vengono fuori le vere porcate, quelle in grado di evocare il ricorso a ben altri piazzali ed ai forconi, allora si capisce perchè vuole, oltre ad impedire le intercettazioni e ad esigere l’impunità assoluta, anche il silenzio stampa. Ha una paura fottuta che i suoi elettori, per idioti che siano, aprano gli occhi e si incazzino veramente. Come con Bettino.

Messo alle strette e scaricato un po’ da tutti, non certo perchè è passeradipendente ma per ben altri motivi, primo fra tutti perchè non sarebbe in grado di governare nemmeno un condominio, e perchè tutto ciò che tocca rischia il fallimento, sta cercando di sgamare per la strada dello scandaletto a luci rosse. E’ un gioco pericoloso perchè, zoccola dopo zoccola, l’elettorato cattolico, quello moralista e quello moderato, alla parola “minorenne”, cominciano ad agitarsi sulla sedia ma non può fare altrimenti. Ormai è prigioniero della sua strategia.
I finiani però non ci stanno a farlo cadere sul gossip e lo tengono sulla graticola, obbligandolo ad alzare sempre di più la posta, a spingerlo verso l’angolo. Prego vada avanti lei, ma no, prima lei. Avete notato, tra parentesi, il silenzio assordante di Tremonti in questi giorni?

Finirà questo tormento, sicuramente. Dopo che avrà berciato a dovere, strepitato come il Nano Tremotino, dovrà levarsi di mezzo. Con le buone o con le cattive. Chissà perchè ho questa immagine di lui che, scuro in volto e con il golfino blu sulle spalle sale la scaletta di un aereo destinazione Antigua. Biglietto di sola andata.

Una delle favole di Nonno Caimano, raccontate ai bimbiminkia che ci credono

Poer nano caimano, cominicia a farmi seriamente pena. Lo sottopongono quotidianamente alla tortura, ad una sorta di waterboarding politico. Appeso per i piedi, gli fanno fare dentro e fuori dal pentolone di acqua bollente dove hanno già deciso da tempo di bollirlo, prima di servirlo su un bel piatto d’argento con ghirigoro di maionese, limone in bocca e carota dall’altra parte.
Un giorno sembra che la sua adorata impunità totale, compreso il lavacro dal peccato originale, siano ad un passo dall’essere conquistati; poi il verricello ricomincia a cigolare e lui si ritrova ad un pelo dall’acqua con l’asfalto che già gli si fonde in testa. Come l’altro giorno quando, dopo aver festeggiato per l’appoggio inatteso di alcuni finiani sulla retroattività del Lodo Alnano, con la salvezza già a portata di mano, Napo presidente capo (che fa parte del piano) ha  detto a bruciapelo anzi, a bruciasquama, che del Lodo Alnano lui non ha bisogno. Quindi se non ne ha bisogno Napolitano, rimane solo uno che potrebbe avvantaggiarsene. Indovinate chi?

Poveraccio, gli stanno disegnando dei pupazzetti sulla schiena ma lui non se ne accorge più. Siamo oramai al vilipendio di cadavere politico, al senectus di un wannabe uomo della provvidenza in pieno marasma che addirittura arriva a negare anche se stesso: “Ma io il Lodo non l’ho mai chiesto!”, ha sbugiardato a giornali unificati poco dopo.
Domani dirà che non ha mai detto che lui il Lodo Alnano non lo voleva, poi negherà la negazione e via all’infinito, fino al disfacimento totale dell’ultimo dei suoi neuroni e dei nostri cabbasisi.

E’ ormai chiaro a chiunque non sia cieco che è in corso una guerra di logoramento tra chi, come lui, vorrebbe disperatamente restare a galla per salvarsi dall’appuntamento con la giustizia e chi conosce i tempi della politica e li applica in modo spietato, fregandosene di chi grida al tradimento, per un unico motivo: gli italiani non hanno ancora capito abbastanza chi è Berlusconi, non ci hanno ancora sbattuto bene la faccia e se si andasse alle elezioni sarebbero capaci di votarlo ancora. Quindi ci vuole tempo, bisogna lavorarlo bene al fegato, spingerlo nell’angolo, obbligarlo ad esagerare, a tentare il golpe, a dimostrare al mondo intero che è solo un avventuriero che ha preso in ostaggio una nazione e non chiede solo un aereo e dieci milioni in contanti nella valigetta prima di scappare alle Bahamas, ma vuole distruggere l’Italia facendone saltare in aria la Costituzione. Se questo eversore megalomane non avesse in mano i media che raccontano agli italiani che lui è un grand’uomo e il più grande statista dell’umanità, lo potremmo vedere come lo vedono all’estero: una zeppa, un intralcio, un doloroso foruncolo sul culo dell’Italia.

Non c’è bisogno di un cervello da Einsten per capire che non è possibile liberarsi facilmente di Berlusconi, che gode tuttora del consenso popolare (il cui calo non è ancora sufficiente a disarcionarlo) e che ha in mano i media gentilmente regalatigli dall’opposizione con i quali può spacciare qualsiasi patacca falsa in prime time grazie ai suoi volonterosi pallisti. Ecco perchè non ci vuole fretta.

Basta anche un cervello AB normal per capire che i poteri forti, i colleghi confindustriali, il potere imperiale e chiunque conti nel mondo lo stanno abbandonando sull’iceberg alla deriva.
Se ci fate caso, gli unici che lo sostengono ancora e sbraitano tanto sono i Cicchitto, le Gelmini, le Carfagne, i Bondi, i DottorBertolasi, i bellocci di partito, gli yesmen e yeswomen miracolati sulla via di Arcore che, senza di lui, non esisterebbero nemmeno e che un giorno sono destinati a sparire come neve al sole come le Anja Pieroni dell’epoca di Craxi. Il loro pianto assomiglia a quello delle badanti al funerale del vecchietto. Disperate perchè sanno che hanno perso il posto di lavoro.

Gli unici che non hanno ancora capito il gioco che si sta giocando in Italia attorno alla demolizione controllata del berlusconismo, eseguita con cura e spiazzando carica dopo carica con tanta pazienza, per evitare di portarsi dietro anche i palazzi accanto, sono i Piddini e purtroppo i loro sostenitori. 
Secondo loro, se un giorno Fini appoggia il Lodo Alnano e il giorno dopo no,  non è perchè Fini sta giocando una partita a scacchi e non a rubamazzetto ma perchè Fini non è serio, è un traditore, non ci si può fidare. Lo avevamo detto noi.
Parlano quelli che già dai primi anni novanta giurarono nelle mani di Berlusconi di non toccargli le televisioni. Quelli che gliele hanno lasciate quando hanno governato e che hanno affossato due volte (una pareva poco) uno dei pochi uomini politici in grado di non farci vergognare fino al midollo all’estero, Romano Prodi, con l’unico risultato di regalarci altri due governi con le Carlucci e gli Angelino.
Oggi il quasicalvo Bersani dice, con il tono da preanestesia, che “gli italiani spazzerebbero via il Lodo Alnano con il referendum”. Muhahaha!
Ma se gli italiani non vanno più a votare per i referendum da secoli perchè rimangono a casa a guardare le televisioni del nano che gli raccontano che il referendum è fatto dalle toghe rosse invidiose di Berlusconi che lo vogliono sbattere in galera perchè lui ha un mucchio di figa e loro no! ‘A Bersa’, ma ce fai o ce sei?

E questo sarebbe il leader dell’opposizione? Un’opposizione che si illude di vincere gettando nell’arena con i leoni Nichi Vendola. Non perchè Vendola sia bravo ma perchè bisogna convincersi che lo sia. Perchè vogliamo giocare ad essere un paese normale talmente evoluto da eleggere un premier gay dimenticando la merda fascioleghista spalmata su tutto il territorio nazionale che i gay li brucerebbe volentieri nei forni e che  rivoterà Berlusconi per non votare un frocio comunista.
Quell’opposizione che vive nel mondo delle nuvole e dei sogni veltroniani a happy ending e che ne riesumerà il cadavere (di Veltroni) per mandarlo a perdere per l’ennesima volta le elezioni a colpi di maanche.
Perchè non ci si può fidare di Fini. Di D’Alema e Bersani si, invece.

“La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.”
(Noam Chomsky, “Le 10 strategie della manipolazione mediatica”)

Ridicolo e kafkiano. Giornalistucoli che accusano Gianfranco Fini di “aver saputo” e di aver comunque lasciato perpetrare il crimine. Quale crimine? Non si sa. Non ce lo spiegano perchè non è importante. L’importante non è il contenuto ma la distrazione.
Nella peggiore delle ipotesi, Fini, accecato dalle grazie della Tulliani, non si sarebbe accorto di ciò che gli combinava alle spalle il cognatino tuttopepe. E non è che nell’appartamento di Montecarlo sottratto con il presunto inganno al patrimonio di AN una banda di pedofili torturasse e filmasse infanti di tre anni. Semplicemente, sempre nella peggiore delle ipotesi, ci abita il cognato che, quindi, avrebbe approfittato del fatto che la sorella si faceva il capo per ottenerne vantaggio economico. M’hai detto cotica! 
Forse in un paese come la Finlandia questa bagattella, questa leggerezza, potrebbe effettivamente portare alle dimissioni di un politico. In altri paesi meno ironici del nostro, per dimettersi basta non aver pagato i contributi della badante.
La cosa tragica invece è che, in questa vicenda, dei serial killer fanno la predica a dei borseggiatori da supermercato. 
“Un appartamento di grande valore svenduto per soli 300 mila euro”, strillano i belpietri e i sospesi dall’ordine.
Sono gli stessi che lavorano a cottimo per uno che ha rubato ad un’orfana traumatizzata dalla morte violenta dei genitori un villone megagalattico zeppo di quadri di inestimabile valore, quello si per una cifra scandalosa. 
Siamo il paese nel quale, mentre Fini viene accusato di un reato finlandese, il presidente del consiglio che ha deciso di eliminare a sangue freddo i suoi nemici e assomiglia ogni giorno di  più a Michael Corleone  o all’Al Capone delle “chiacchere e distintivo”, ancora compare nell’inchiesta della procura di Firenze, che ha ottenuto una proroga alle indagini grazie all’emersione di nuovi elementi, indagato per STRAGE
Indagato per un presunto ruolo nella famigerata stagione delle stragi, nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quando la mafia cercava nuovi referenti e gli ideologi della Lega sognavano un’Italia spaccata in due come il Vietnam: al Nord la Lega e in cambio il Sud lasciato in balia delle Mafie che ne avrebbero fatto una specie di enorme Santa Lucia, un paradiso fiscale da Ancona in giù. Il famoso PATTO.
Un progetto sciagurato  e perverso che, guarda un po’ la combinazione, l’ascesa di Berlusconi sta quasi portando a compimento.
Io, così a naso, di fronte ad uno che è sospettato di aver favorito il cognato e ad un altro sospettato di terrorismo e stragismo, non avrei dubbi da quale parte stare. A quanto pare però la forza della distrazione è più potente di quella della logica.
L’Italia sta quindi a preoccuparsi di una verruca, tutti si affannano per asportarla, per carità facciamo presto, mentre un melanoma maligno, dall’altra parte, la sta uccidendo.
Complimenti anche all’opposizione. A Bersani che, invece di appoggiare il discorso sulla difesa della legalità di Fini spera che crollino tutti i Filistei per poterne approfittare politicamente, illudendosi di poter far risaltare la sua infinita tristezza e nullità. Come quelli che si vantano di aver vinto una gara d’appalto per averci partecipato solo loro.
Complimenti a Di Pietro che salomonicamente non vuole o non sa distinguere tra una verruca e un tumore maligno e forse asporterebbe per prima la verruca. La distrazione, appunto. 
Per sviare il pubblico da ben altri reati, da  crimini  orrendi, da collusioni mafiose inimmaginabili che stanno portando questo paese allo sfascio economico e sociale, ci si trastulla con le visure catastali e i millesimi condominiali.
Da un ex-palazzinaro cosa ti aspettavi?
Vi farò una confessione. Sarò sincera. Quelli che dicono che Fini è comunque un fascista (Berlusconi cos’è allora?), che non hanno nulla da spartire con chi cita Almirante e che l’unico fascio buono è il fascio morto, stando dalla parte politica di chi ha giurato di non toccare le televisioni a Berlusconi, hanno leggerissimamente scassato la minchia e i relativi cabbasisi.

E’ più forte di me. Ultimamente mi fa meno rabbia un ex fascista dei Fassino, D’Alema, Violante, Bersani, Veltroni, Cicciobello e compagni di merende. E meno rabbia di quelli che da sinistra non si rendono conto che, per colpa di quella dirigenza, non c’è alternativa a Fini. Insomma la sinistra mi fa sempre più rabbia.

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