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Ore di immani sforzi con l’ausilio dell’imenottero di fiducia a provarle tutte per eccitarlo e lo share che, ahimé, non si alza. Dev’essere una maledizione, ultimamente.

Non è la prima volta che succede nel suo personale boudoir su RAIUNO. Era già capitato in occasione di un altro suo attacco di logorrea maniacale-ossessiva durante l’ultima campagna elettorale. Puntatone monografico e monologico con lui che trita e ritrita le solite robe masticate e rivomitate, con la stessa gestualità delle mani che misurano nervosamente l’aria a blocchetti, mentre Vespa fa “si, si” come il cagnolino sul parabrezza della NSU Prinz e, come risultato, ascolti da monoscopio.
“Porta a Porta” con Berlusconi mattatore non riesce a fare gli ascolti che faceva la 2.158a puntata della saga di Cogne con il professor Bruno, la Palombelli che “signora mia che pena l’infanticidio” e il plastico di casa Franzoni con le macchie di sangue a punto esclamativo sul muro.
Perfino la Leosini che intervista i serial killer in tarda serata su Raitre fa più share.

Escludendo i telespettatori juventini, milanisti, in lutto per Patrick Swayze, quelli che hanno i televisori inchiodati sulle reti Mediaset e non cambierebbero sulla RAI neanche sotto minaccia di tortura, quelli che dormivano ed altri che trombavano o erano fuori casa, chi ha guardato “Porta a Porta” ieri sera sembra proprio appartenere ad un’esigua minoranza. Strano per un premier che sarebbe amato dal 70+% degli italiani (o più realisticamente da quel 38% misurato da sondaggisti stranieri).

Ciò che è più grave è che il flop negli ascolti giunge nella serata del presunto trionfo ad Onna con la consegna delle casette in legno che, come ci ricordano quei farabutti del noto quotidiano comunista “Il Sole 24 Ore”, sono:

“Quindici casette finanziate dall’operazione “24 ore per l’Abruzzo” del Gruppo 24 Ore. Il piccolo borgo di Onna, costato 5 milioni di euro, finanziato dalla Croce rossa e realizzato dalla Provincia autonoma di Trento, è costituito da 47 casette bifamiliari, per un totale di 94 appartamenti da 44 a 77 metri quadrati.

Quindici di queste opere sono state finanziate con i fondi raccolti con l’operazione «24 Ore per l’Abruzzo», nella quale il Gruppo 24 Ore, in collaborazione con la Croce rossa italiana, ha raccolto la somma di 603mila euro.

Si tratta di donazioni dei lettori, dei dipendenti, degli investimenti pubblicitari effettuati dalle aziende sul Sole 24 Ore il 25 aprile, del contributo del Gruppo 24 Ore.”

Un’iniziativa privata, nata dalla collaborazione degli aquilani con i trentini che, con un’orrenda terminologia comunista, una volta avremmo definito autogestione, con la quale il premier non c’entra un beneamato.

“Farsi bello con il sol di luglio”, recita un proverbio toscano. Millantato credito, direbbe il leguleio. Berlusconi raccoglie il merito di una realizzazione che spetta solo ed unicamente alla generosità delle scarselle italiane ed all’efficienza della regione più tedesca e meno italiana di tutte e non ringrazia neppure i trentini per l’assist che gli ha permesso di poter fingere di aver mantenuto la promessa di consegnare le case (aveva detto le C.A.S.E., non le casette) per il 15 di settembre.

Ad Onna lo sapevano che era una passerella mediatica a culo scoperto e senza vergogna come al solito, e per questo hanno cercato di ricordare al venditore porta a porta di patacche le altre promesse da mantenere, quelle che toccano a lui e che non ci sarà alcuna regione autonoma disposta ad accollarsi. Quelle ad esempio di ospitare i terremotati in casa propria, di non deportare gli aquilani a centinaia di chilometri di distanza dal loro territorio e di ricostruire i centri storici com’erano.

Nessuno dei telegiornali supposti antigovernativi però dirà mai che i terremotati hanno contestato Berlusconi a l’Aquila e ad Onna. E nessuno avrà mai il coraggio, in un “Porta a Porta” qualsiasi, di rispondergli, quando dice generalizzando che “la RAI è contro il governo ” intendendo invece solo Raitre: “Ma che cazzo sta dicendo, è matto? E Minzolini, Romita, la Petruni, Vespa, non lavorano in RAI, per caso?”
Lo so, si parla sempre troppo male del TG1. Non è giusto. Parliamo anche della carta stampata. Sul “Resto del Carlino” di oggi c’è un grande titolo in prima pagina: “Chiavi in mano” e servizi in stile “Rude Pravo” con il pornoconducator che consegna le chiavi a famigliole felici, con tanto di babykissing di rito.
In un trafiletto, la cronaca dell’incontro con un aquilano che gli ha gridato: “Grazie Silvio per ciò che hai fatto, io sono anni che combatto il comunismo!”
Questa è la carta stampata dei farabutti che ce l’avrebbero con lui. Il giornale più letto nella “rossa” Emilia Romagna. E la “Voce di Romagna” è anche peggio.

Eppure, nonostante il possesso dei mezzi di comunicazione e lo zelo dei suoi lecchini, la gente non è disposta ad ascoltarlo una intera serata, come le sue abituali 30ragazze30.

Il caso di cilecca mediatica di ieri sera dovrebbe suonare come un allarme antincendio negli uffici dei curatori dell’immagine del premier ma dubito che essi vi pongano rimedio o che siano in grado di evitare che lui si esponga così alla pubblica indifferenza. Come disse sua moglie, chi gli sta vicino prova a consigliarlo ma invano.

Un esperto in comunicazione che volesse essere spietato potrebbe elencare i motivi per i quali la gente ormai cambia canale appena lo vede. Il look, innanzitutto. Inutile farla lunga sui fondotinta, i capelli finti stile Zed e l’espressione botulinizzata da dead man walking. Basta guardarlo. E’ inguardabile. Un essere finto. E vecchio, irrimediabilmente vecchio, con il terrore di invecchiare. Un caso di carampanismo maschile acuto.
Un altro suo limite è la prolissità. Nel tempo che lui esprime il concetto del “disastro che abbiamo ereditato dai signori della sinistra”, toccandosi la cravatta, agitando la penna come una bacchetta che abbia esaurito la sua carica di magia, David Letterman ci fa tre puntate del suo show.
La gente si rompe i coglioni a sentire uno che parla per più di tre minuti. Per giunta sempre delle stesse cose. Qualcuno glielo ricordi, se passa dal bunker.

E’ anche una specie di nemesi. Il grande comunicatore viene battuto, propria sulla sua amata televisione dove una volta faceva sfracelli, a causa dell’abitudine a lui data agli italiani di preferire la spensieratezza alle cose serie. ‘O telespettatore nun vo’ penzieri.
Ed infine, per colmo di sventura, al vecchio gallo, per una sera sprovvisto di galline d’accompagnamento, le casalinghe, di Voghera e non, hanno preferito Gabriel Garko, ovvero uno più giovane e più bello di lui. Ditegli anche questo, ma con delicatezza.

(N.d.A. Il titolo è un omaggio alla bellissima commedia fiorentina “Gallina Vecchia” di Augusto Novelli, storia di una ricca ed anziana donna con l’ossessione di invecchiare e la passione per i giovanotti.)


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