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Ebbasta con Bertolaso che è volato qui ed è volato là, come sbrodola e sblobba ogni sera la propaganda di regime. Nemmeno fosse un supereroe del menga alla Hancock che con un pugno respinge la frana calabrese e con un colpo d’anca ferma la valanga. Adesso fa la vergine violata ed alluvionata. Uno come lui, scafato com’è ed introdotto in ogni buco, che vuol far credere di essere stato raggirato dalla cricca è meno credibile di Patrizia D’Addario che ha sentito male con il vecchio, like a Virgin.

Anche il Richelieu della libertà, l’omino di burro Letta, il secondo inamovibile di regime, è stato smentito. Anche lui “ingannato”. Un’epidemia a quanto pare. All’Aquila gli sciacalli e le iene ridens hanno avuto gli appalti, eccome, altro che “non un euro”. Li hanno avuti a tre giorni dal terremoto. E Bertolaso non sapeva, non si era fatto persuaso. Lui, povero medico pietoso, non si è accorto che la piaga stava diventando purulenta.
A maggior ragione dovremmo affidare la Protezione Civile, la nostra salvezza dai postumi dei cataclismi, a tali e siffatti sprovveduti?
Ma a chi vogliono darla ad intendere? Credono che basti la trovata da creativo bollito del SuperBertolaso Orgoglio della Nazione per farci dimenticare quanto malaffare pare esserci dietro alle cosiddette grandi opere? E badate bene che, con la porcata che si accingevano a compiere, la SuperBertolaso S.p.A., anche i tornei di boccette dei pensionati rischiavano di rientrare tra i grandi eventi. Segreto di stato e appalti a rutto libero tra amici, parenti e conoscenti. Bella pensata.

L’atomico Scaiola ieri si è imbufalito quando gli hanno dato del bugiardo. Ma se la compagine politica alla quale appartiene è guidata da uno pseudologo fantastico conclamato e la menzogna è il principale componente della palta propagandistica con la quale scazzuolano ogni media in loro possesso. Il loro gioco non è fare ma dire di aver fatto, come Brunetta ieri sera che sembrava aver creato dal nulla addirittura la Corte dei Conti, togliendo una costola ad Adamo, magari.

Le mani sulla città, era il titolo di un vecchio film di Francesco Rosi sulla piaga degli appalti mafiosi e criminali. Qui hanno le mani sul paese intero. Speriamo che gli italiani si sveglino dal coma profondo e che la magistratura funga da opportuna criptonite contro questi supereroi propagandistici, questi gatti e le relative volpi che vogliono far credere che “non lavorano per il loro interesse ma solo per arricchire gli altri”, cioè noi. Ma davvero?

Scusi Letta, ma qui c’è un parametro illogico. Le intercettazioni sulle iene ridens che, la notte stessa del terremoto, sbrodolavano la loro bava immonda al pensiero degli appalti milionari con i quali arricchirsi sono uscite adesso, quasi un anno dopo i fatti. L’ordinanza del GIP è datata 5 febbraio 2010.
Mi spiega come fa a sostenere che chi ha riso non ha avuto un euro di appalti?

A me pare, mi consenta, una scusa del menga. Come quella di Berlusconi che, se l’avesse detta Pinocchio avrebbe sfondato una vetrata con il naso, secondo il quale la Francesca da far ripassare a Bertolaso, neanche fosse una lezione di trigonometria, era una fisioterapista tardona e non un modello molto in voga della Ford.

Ripassate anche voi. E tornate quando siete preparati.

La saga dei Letta assomiglia a quella dei paperi disneyani. Si sviluppa in linea di zio e nipote. Mancano ancora i nipotini PDI PDO e PDA ma ci arriveremo. Già Enrico propone un Pippo (Baudo) come portavoce dell’opposizione e npn mi meraviglierei se il PD lanciasse una campagna contro la Pluto-crazia.
Zio e nipote hanno ricoperto la stessa carica istituzionale di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: prima Gianni con Berlusconi, poi Enrico con Prodi e di nuovo Gianni dall’8 maggio 2008. Se Gianni, da ex dirigente Fininvest, è un Berlusconiano convinto, Enrico forse aspira a diventarlo una volta che Walt Veltrony gli avrà dedicato un fumetto tutto suo, cioè se gli affiderà la guida dell’opposizione.

E’ di Enrico l’idea ferragostana di abbandonare definitivamente l’antiberlusconismo per poter finalmente vincere (con il PD) le elezioni.
L’antiberlusconismo, ovvero l’idea che Berlusconi sia odiato per se, per un fenomeno puramente gratuito ed ingiusto (come ben altri anti-ismi della storia) e non perchè abbia molto da farsi perdonare in quanto personaggio pubblico, oppure perchè è semplicemente antipatico come tutti gli sbruffoni.

Si sa che Silvio soffre di una sindrome che gli rende ispiegabile il fatto di non essere amato dal 101% della popolazione. In lui la consapevolezza che qualunque essere umano ha di poter stare sui coglioni di qualcun’altro non si è mai manifestata e mai si manifesterà.
E’ normale essere antipatici. Ogni volta che scopriamo di stare sulle palle a qualcuno è un sollievo, è un buon segno, è una conquista, significa che siamo vivi ed abbiamo personalità.

Come uno psichiatra che entra nel delirio del paziente invece, Enrico Letta ci invita a darci la mano e formare una lunghissima catena umana per formare quel 101% di adoratori del Dio Silvio ed imparare ad amare il nostro presidente del consiglio senza condizioni. Unconditionally surrender, come il Giappone bombardato dall’Enola Gay.
Amarlo superando i problemi giudiziari ma soprattutto andando oltre il ribrezzo del bulbo pilifero trapiantato, della palpebra botulinizzata e della guancia imbalsamata, del sorriso da Stregatto e soprattutto della personalità da venditore porta a porta pericolosamente tendente alla menzogna. Bisogna ammetterlo, l’antipatia per Berlusconi ha una componente di ribrezzo fisico, ribrezzo che a quanto pare hanno superato tante veline e velone pettorute e quindi, per Letta, ce la potremmo fare anche noi. Stai a vedere che smettere di odiare Berlusconi è come smettere di fumare, più facile di quanto si pensi. Smettere di odiare Berlusconi è facile, se sai come farlo.

Per quei pochi miserabili che ancora perseverassero nel vizio e nell’abbrutimento antiberlusconiano parlando di nani infami, caimani e bellechiome si potrebbe studiare un cerotto da applicare sulla natica. Un lento rilascio di concetti enricolettiani potrebbe condurre alla definitiva e completa disintossicazione.

Resta il mistero del perchè sia così necessario superare l’antiberlusconismo senza chiedere alla controparte, come minimo, di superare l’anticomunismo che, oltretutto, è alquanto demodé. Il giorno che Berlusconi la pianterà con l’anticomunismo ci faremo un pensierino.

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La saga dei Letta assomiglia a quella dei paperi disneyani. Si sviluppa in linea di zio e nipote. Mancano ancora i nipotini PDI PDO e PDA ma ci arriveremo. Già Enrico propone un Pippo (Baudo) come portavoce dell’opposizione e npn mi meraviglierei se il PD lanciasse una campagna contro la Pluto-crazia.
Zio e nipote hanno ricoperto la stessa carica istituzionale di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: prima Gianni con Berlusconi, poi Enrico con Prodi e di nuovo Gianni dall’8 maggio 2008. Se Gianni, da ex dirigente Fininvest, è un Berlusconiano convinto, Enrico forse aspira a diventarlo una volta che Walt Veltrony gli avrà dedicato un fumetto tutto suo, cioè se gli affiderà la guida dell’opposizione.

E’ di Enrico l’idea ferragostana di abbandonare definitivamente l’antiberlusconismo per poter finalmente vincere (con il PD) le elezioni.
L’antiberlusconismo, ovvero l’idea che Berlusconi sia odiato per se, per un fenomeno puramente gratuito ed ingiusto (come ben altri anti-ismi della storia) e non perchè abbia molto da farsi perdonare in quanto personaggio pubblico, oppure perchè è semplicemente antipatico come tutti gli sbruffoni.

Si sa che Silvio soffre di una sindrome che gli rende ispiegabile il fatto di non essere amato dal 101% della popolazione. In lui la consapevolezza che qualunque essere umano ha di poter stare sui coglioni di qualcun’altro non si è mai manifestata e mai si manifesterà.
E’ normale essere antipatici. Ogni volta che scopriamo di stare sulle palle a qualcuno è un sollievo, è un buon segno, è una conquista, significa che siamo vivi ed abbiamo personalità.

Come uno psichiatra che entra nel delirio del paziente invece, Enrico Letta ci invita a darci la mano e formare una lunghissima catena umana per formare quel 101% di adoratori del Dio Silvio ed imparare ad amare il nostro presidente del consiglio senza condizioni. Unconditionally surrender, come il Giappone bombardato dall’Enola Gay.
Amarlo superando i problemi giudiziari ma soprattutto andando oltre il ribrezzo del bulbo pilifero trapiantato, della palpebra botulinizzata e della guancia imbalsamata, del sorriso da Stregatto e soprattutto della personalità da venditore porta a porta pericolosamente tendente alla menzogna. Bisogna ammetterlo, l’antipatia per Berlusconi ha una componente di ribrezzo fisico, ribrezzo che a quanto pare hanno superato tante veline e velone pettorute e quindi, per Letta, ce la potremmo fare anche noi. Stai a vedere che smettere di odiare Berlusconi è come smettere di fumare, più facile di quanto si pensi. Smettere di odiare Berlusconi è facile, se sai come farlo.

Per quei pochi miserabili che ancora perseverassero nel vizio e nell’abbrutimento antiberlusconiano parlando di nani infami, caimani e bellechiome si potrebbe studiare un cerotto da applicare sulla natica. Un lento rilascio di concetti enricolettiani potrebbe condurre alla definitiva e completa disintossicazione.

Resta il mistero del perchè sia così necessario superare l’antiberlusconismo senza chiedere alla controparte, come minimo, di superare l’anticomunismo che, oltretutto, è alquanto demodé. Il giorno che Berlusconi la pianterà con l’anticomunismo ci faremo un pensierino.

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