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Non so chi di voi ricordi quel personaggio di Giorgio Bracardi la cui gag prendeva di mira ogni giorno una diversa razza italiana locale: il “bergamasco”, il “milanese”, il “romano”, il “barese”, il “genovese” ecc., ne elencava vizi e nefandezze e concludeva sempre con la frase tormentone “…perchè il (bergamasco, genovese, ecc., secondo il caso) è di una cattiveria, ma di una cattiveria!”
(* vedi nota a pié di pagina)

Questo personaggio è un po’ che mi frulla nella memoria ed il motivo credo risieda nel fatto che era una delle più profetiche caratterizzazioni satiriche di ciò che sarebbe diventata l’Italia. Un po’ come quell’altro personaggio bracardiano, il fascista Catenacci, il padre di tutti i fascisti su Marte, che negli anni ’80 ci faceva ridere perchè lo pensavamo un innocuo fantasma del passato ed invece oggi i fascisti sono tornati, eccome. Hanno camicie di altri colori, non solo nere, ma ci sono.

Quello che ce l’aveva ogni giorno con un localismo diverso, il castigamatti dell’orgoglio federalista, faceva divertire perchè era un gioco nel quale prima o poi tutti ci saremmo ritrovati presi di mira. Siamo tutti cattivi, nordisti e sudisti, perchè l’Italiano è cattivo. Perchè l’Uomo è cattivo. La realtà è nietzschiana e Rousseau era un povero illuso.

Quella di Bracardi era una satira multipartizan, nessuno si doveva sentire escluso e quindi neppure poteva offendersi dell’insulto perchè sarebbe stato giudicato ridicolo. Era sicuramente un rosario di luoghi comuni, pregiudizi e stereotipi (tipo quello del genovese avaro), eppure proprio quella proclamazione finale di cattiveria, che accomunava tutte le “razze” ed i federalismi, era la cosa più geniale della gag.
Era espressione sincera di quella rivalità localistica che è così tipica del nostro paese. Quella che se vai a Pisa c’è il detto: “Il sogno dei pisani è di svegliarsi a mezzogiorno e vedere Livorno bruciare” e se ti sposti a Livorno lo ascolti riadattato contro Pisa, che a mezzogiorno, come variante, sarà rasa al suolo.

Ebbene, quel personaggio di Bracardi, nonostante il grande successo che riscuoteva, ad un certo punto fu giudicato offensivo, vi furono proteste, i ridicoli si offesero, giunsero addirittura le accuse di razzismo e alla fine la gag fu soppressa. Allora la censura era una cosa abbastanza rara, gli editti bulgari venivano emanati solo in Bulgaria e la cosa fece un certo scalpore. Poi non se ne parlò più e fu un male.

Non è difficile capire perchè quel personaggio divenne inviso al potere. Era necessario cominciare a forgiare un italiano ancora più cattivo, che mordesse non solo i meridionali, i classici “terroni”, ma gli extracomunitari che sarebbero di lì a poco iniziati a giungere nel nostro paese in massa. Ci voleva, per il glorioso ventennio berlusconiano a venire, un italiano ottuso, spaventato ed incapace di ridere dei propri difetti, (ciò che Bracardi ci obbligava a fare) e quindi non si sarebbe più potuto relativizzare il razzismo per esporne la fragilità. Se ognuno è inferiore all’altro, nessuno alla fine è veramente inferiore. Le rivalità dovevano essere drammatizzate, per poter scatenare meglio rossi contro neri, ultras di una parte contro ultras dell’altra. Per avere infine, insomma, quella colossale merdata che è l’agone politico attuale.

Giusto per ricordare che la satira è profezia e chi è contro la satira è sempre profeta di sventura.

** Vi bacerei in fronte se mi aiutaste a ricostruire il ritratto completo di quel personaggio di Bracardi con i vostri contributi, perchè in rete non se ne trova traccia. Se era un personaggio di Alto Gradimento o successivo, forse addirittura presentato in una trasmissione televisiva. Se ne esistono tracce audio.
Grazie in anticipo.


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