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Ovvero: una settimana senza Silvio.

Se agli Academy Awards esistesse la categoria “Miglior Corto di Regime”, questo video tratto da “Porta a Porta” vincerebbe di sicuro l’Oscar 2012.

Bruno Vespa, dopo la caduta del Caligola della Brianza, disarcionato una settimana fa da una triangolazione di fuoco incrociato istituzionale mentre era in sella alle sue numerose cavalle, ha pensato di mettere assieme, in memoriam delle suddette, questo stucchevole servizietto tutto fra donne che dovrebbe in teoria renderci tristi ma in realtà ottiene l’effetto esattamente opposto.

Un’inviata affranta, ma così affranta che non le sembra ancora vero, visita gli uffici delle ministre in smobilitazione coatta, intente a riempire gli scatoloni d’ordinanza con il nulla del loro operato, il niente accumulato sugli scaffali e la fuffa delle loro iniziative.
Per le signore l’intimo non è di seta e pizzo ma di sfratto. C’è la Meloni, che pare le sia appena morto il gatto sbranato da un rottweiler, che si compiace di aver resistito per ben quasi quattro anni (l’importante  è partecipare); la Brambilla con i quadri intonati al capello ad alta visibilità; la Prestigiacoma che, da perfetta padrona normanna, fa l’unica cosa intonata con il suo doppio filo di perle: gli onori di casa al suo successore (l’importante è finire). Poi la mia preferita, la Bernini, l’ultima arrivata, che sembra una bambola gonfiabile con la parrucca finita troppo in avanti e le guance sul punto di esplodere per un eccesso di atmosfere. Tutte a riempire le scatole dopo averle rotte per anni. Manca la Carfagna, perché questo è un servizietto per le fedelissime, non per tutte.
Nonostante la reggimicrofono si sforzi di fare la telecronaca di una tragedia tipo Vermicino e il lancio di lacrimogeni musicali (Charlie Chaplin, mentre sarebbe stato più adatto un bel Chaikosvkij)  non si riesce proprio ad intristirsi. Anzi, guardando il video ci viene un sorrisetto di traverso che è un po’ Gioconda e tanto Marchese de Sade e dopo un po’ è pura gioia.

Forse è anche un problema di montaggio. Non ci vuole un Kubrick per capirlo. Iniziare con la Gelmini che fa gli scatoloni, riempiendoli delle macerie della scuola pubblica e dei neutrini con i quali fa giocare sua figlia, perché se ne deve andare, è un’immagine che ti rimetterebbe di buon umore perfino dopo aver visto l’episodio del gattino di “Allegro non troppo”.
Fate la prova. Guardate prima Bruno Bozzetto e poi le ministre che smammano. Supererete non solo la tristezza e le lacrime causate dal fatale “Valse Triste” di Sibelius ma non escludo che guariate perfino dall’eventuale depressione che vi affliggeva da anni e che non riuscivate a sconfiggere con i farmaci più all’avanguardia.
Ne parla anche Non leggere questo blog.

“Penitenziagite! Watch out for the draco who cometh in futurum to gnaw on your anima! La mort e supremos! You contemplata me apocalypsum, eh? La bas! Nous avon il diabolo! Ugly cum Salvatore, eh? My little brother! Penitenziagite!” (Il nome della Rosa)
Credo che, viste le orde di rosicanti che, in queste ore, premono alle porte bisognerà edificare al più presto un nuovo quartiere adiacente a Sucate: Rosicate. 
Nosfigatu sul Giornale dice che votare Pisapia è stata “una grande, enorme stronzata”. Per forza, che si aspettava da ‘sti milanesi brutti, sporchi, comunisti e senza cervello? Mica tutti sono dei geni come la Goebbels di Cuneo, quella che ha suggerito alla povera Lombrichetto, quella che non schiaccerebbe nemmeno un suo simile, la strategia della spranga sui denti al rivale ai tempi supplementari del confronto televisivo. Alla poveretta infine è tremata la mano e invece della spranga è partito il boomerang. Ora la Ministra della Propaganda, responsabile anche delle uscite in stile “notte dei morti viventi” dell’ex comunicatore ridottosi a sorta di freddykruger in fondotinta che a mezzanotte da Vespa riesce solo a terrorizzarti l’audience, è latitante. Già in DefCon 2 la redazione di “Chi l’ha visto”.
Rosica anche la Mussolini che così commenta la vittoria di De Magistris a Napoli: “Per forza, ha vinto Antonio Banderas”. Segno che due botte dal giustizialista non le disdegnerebbe affatto.
Palma d’oro del rosicamento, è ovvio, a iddu. Dalla ridente Romania, dalla quale purtroppo è ritornato, dice che è presto per fargli il funerale ma lancia il malocchio sugli elettori fedifraghi: “I milanesi preghino, i napoletani si pentiranno”.  Tra  il dolciniano “penitenziagite!” di Frate Salvatore e l’ “anatrema su di voi!” del testimone di BagnacavalloInsuperabile come sempre.
Infine Grillo. Definendo il neo sindaco di Milano “Pisapippa” pensava di prenderlo per il culo ma è solo rimasto vittima del gioco beffardo delle libere associazioni. Pisapia, pippa, prendere per il culo, Pippa, il culo di Pippa. Paragonandolo al culo più cool del momento, senza volerlo,  ha fatto a Pisapia solo un complimento. E non è il culo di Sacchi, qui si fa sul serio.

“Il Giornale” e “Chi”, da bravi house organ, pubblicano le foto scattate dalle sbarbine invitate a Villa Certosa, la residenza sarda del premier. Scatti asettici ed insignificanti di salotti dall’arredamento pacchiano ma sicuramente costosissimo, bagni superaccessoriati, camere da letto appena rifatte dalla donna delle pulizie, sale da pranzo dall’austerità quasi conventuale, insulsi panorami ritagliati dalla finestra e loro, le sfinzie, la Noemi e la di lei amica del cuore, in posa da foto ricordo della gita scolastica ad Assisi.

Sono foto che non dimostrano assolutamente nulla ma che, secondo Sallusti  e il Signorino Alfonso dovrebbero convincere, senza ombra di dubbio, gli italiani turbati dal Rubygate che nella baia di Marinella, come ad Arcore e Palazzo Grazioli, non accade mai nulla di sconveniente tra il premier e una quarantina in media di ragazze che passano giornate intere a casa sua.
Nessuna immagine hard, nessun missile Topolanek come quello fotografato ai tempi dello scoop di Zappadu nella nostrana Baia dei Porci.
I signori dimenticano che anche i film porno iniziano sempre con un bel salotto, un giardino, una camera da letto in perfetto ordine e i protagonisti rigorosamente vestiti che magari festeggiano il Capodanno. Basta lasciar passare questi noiosi minuti di preparazione e si scatena l’inferno. Insomma, partono i missili.
L’avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.
Capita anche questo a chi va in cerca di un po’ di informazione nella serata televisiva altrimenti destinata al solito intrattenimento a neuroni disattivati.  In cambio di pochi minuti di cronaca vera da Reggio Calabria, dove volano le bombe delle ‘Ndrine e non i capelli, dove i giornalisti vengono minacciati per davvero e non dai propri alter-ego da fumetto, ci tocca dover sopportare per due ore  e passa una sottosegretaria da salotto appena uscita dalla toelettatura che, abbaiando in falsetto e scuotendosi tutta avanti e indietro come un  pechinese incazzato, si diverte a dare del “mafiooooso” a un magistrato.  Lo fa e lo può fare solo perchè il suo padrone l’ha addestrata a suon di biscottini al gusto billionaire. E come è brava a citare i successi del padrone ritta sulle zampette di dietro. Io ai miei cani do Pal-le.
Meno male che lo studio attento della plastinazione della sua faccia in stand bye botulinico ci distrae dalle idiozie che è capace di dire. Doveva volerle molto bene suo marito quando le ha fatto un naso del genere. Oppure ha approfittato della narcosi  (finalmente zitta) per vendicarsi a mezzo bisturi. Non so cosa avesse prima al posto di quella specie di naso ma in questi casi mi viene da dire: meglio la nostra naturale deformità.  Se spendi migliaia di euro tra botulini e chirurghi e finisci come sosia della faccia di plastica di una pupazza, in questo caso Lady Penelope dei Thunderbirds, un telefilm a bambocci animati degli anni ’70, qualcosa non deve aver funzionato.
A proposito, caro Santoro, la prossima volta facci un clistere di bario di quelli di una volta, una colonscopia, canalizzaci un molare, cauterizzaci le emorroidi o facci un naso come quello della Santanchè senza anestesia  ma non imporci più nella stessa serata la  suddetta e Belpietro (che nemmeno lui crede più all’agguato dell’uomo mascherato). Abbi il coraggio di non subire e farci subire certi personaggi perchè altrimenti il contraddittorio e la par condicio e il nano che se ne ha per male e piange. Che se li ciùccino su Merdaset, nei programmi fogna dove le pantegane sono nel loro habitat naturale e le si osserva perfino volentieri, come in un documentario naturalistico su National Geographic Channel. Ma due ore a sparare minchiate solo per okkupare lo spazio pubblico in luogo del nano e fare i guastatori telecomandati, questo no. Mancava solo Mavalà & Macosadice e poi un bel ferro da stiro lanciato a bomba contro il teleschermo non te lo avrebbe levato nessuno.

Mi scuso ufficialmente con la categoria dei cani da salotto per averli paragonati alla Santanché.

Mentana fa un TG rivoluzionario su La7 – pensate, dà addirittura le notizie – con gli ospiti di opposte fazioni politiche che discutono amabilmente senza aggredirsi, nemmeno fossero Lord inglesi sedati da una pera di Serenase.
Intendiamoci, ci tocca gridare al miracolo perchè un TG dà le notizie, ossìa fa il suo dovere, ma intanto, ridendo e scherzando, grazie a Mentana abbiamo ora la possibilità di scegliere tra addirittura quattro TG non di stretta osservanza nanofila: il vecchio e un po’ saponificato TG3, RAINews di Corradino Mineo, SkyTG24 e l’ultimo nato, il TG de La7, appunto. Roba da far gridare il nano al complotto demo-pluto-giudiziario-comunista. Addirittura quattro rematori contro. Manca solo Peppiniello Di Capua a fare “Oh ooh, oh ooh!”

Intanto su RAIUNO il direttore Minzolini prosegue indisturbato nell’opera di demolizione controllata del TG1 nella generale meraviglia di chi osserva gli ascolti di quel ben mediocre TG calare. Non capisco qual’è il problema. Lui, poer nano, sta solo eseguendo gli ordini. Gli hanno detto: “Vai e stai attento a non danneggiare Mediaset”.
In fondo, la disfatta dello share è un buon segno. Meno spettatori al TG1, giustamente disgustati dai minzolingus propinati senza alcun pudore all’ora di cena mentre si sta a tavola con i bimbi, potrebbero diventare meno voti per il nano Putiniere. Alla fine, per non danneggiare l’azienda, si è finito per fotterne il padrone.
Dai, Augusto, che vai forte. “Oh oooh, oh ooh…”

La storia dei pensili da cucina non è ancora finita. Esaurite le preziose testimonianze dei mobilieri di Cantù, restano quelle dei commessi dell’IKEA di Bologna Casalecchio e magari del famoso tabaccaio di Montecarlo, quello della curva. Il Giornale continuerà sicuramente a prendere a sbadilate chi si frappone tra Iddu e la Gloria e a marchiare i ribelli a punta di coltello.

Al manipolo di basterdi arruolati dal sire duca nano di Brianza per far fuori tutti coloro che hanno smesso di leccarlo, con l’ordine di accanirsi, da buoni teppisti, sulle di loro famiglie ed affetti, oltre ai Feltri e ai Bondi si è aggiunto l’Hugo Stiglitz della critica d’arte.

Il redivivo Sgarbi – nomen omen – già in passato star dell’one man show di killeraggio politico “Scalpi quotidiani”, in onda sull’ammiraglia del nano, si è incaricato del duro compito di far sapere al mondo intero e magari alla galassia circostante che la compagna di Fini era una che “lo andava a trovare a casa”. E siccome bisogna farlo capire proprio bene di che pasta è la traviata che ha traviato Fini aggiunge, nell’intervista rilasciata al compiacente “Corriere”, che anche La Russa la frequentava, tanto per restare in famiglia AN, con il Benito Maria che non nega né conferma.
Che uomini! Soprattutto che gentiluomini!
Non solo arrivista, assetata di denaro e campionessa del free-climbing sociale assieme al parentado ma, suggeriscono questi veri cavalieri, con la chiappa facile di ordinanza. Ovviamente tutto serve a far intendere che la ribellione del congiurato è dovuta solo agli effetti collaterali dell’innamoramento, per non dirla in maniera più volgare. Con una rasoiata sola se ne colpiscono due: Zozza Mary e pazzo Gary.

Orbene, se questi uomini onesti, questi uomini probi che fanno le pulci agli altri si accompagnassero abitualmente con figlie di Maria giunte vergini al matrimonio e pronte a sacrificare la vita per difendere la virtù, capirei.
Ma il colmo, quello che rende la loro faccia ancor peggio del culo, è che presentano al pubblico ludibrio la presunta immoralità degli altri mentre sono dei consumatori compulsivi di donnine a pagamento. Lavorano per uno che normalmente arruola una quarantina di sgallettate per allietare le feste in casa e si porta le escort a due per volta nel letto e vogliono far credere al popolaccio che le puttane sono le mogli degli altri.

E’ tipico dell’uomo di potere con il debole per la donna da saloon, per l’attricetta vistosa e arrivista, Peron docet, demolire l’avversario politico a colpi di donna. Anzi di puttana, l’unico tipo di donna che sembra popolare il suo mondo. L’unica della quale crede di poter comperare il silenzio, nel senso di azzittirne anche le opinioni, pagandola o ricompensandola in vario modo con regali e regalini.
Il vero uomo di potere non si fa sopraffare dalla donna. L’avversario politico da demolire di solito lo ha fatto.

Così, non solo l’attricetta assetata di soldi ha circuìto ed inscimunito il Presidente della Camera ma lo ha pure fatto deviare dalla retta via. Magari è pure di sinistra.
Quel gran pezzo del Silvio, da par suo, è pronto a giurare che l’Elisabetta voleva venire a Palazzo Grazioli a fare la ola ma, respintane, ha fatto come la strega cattiva della fiaba, ha giurato di vendicarsi.

Quanto odio misogino affligge questi presunti amatori di donne, tutte trattate come le pupe del gangster.
Usano i diminutivi coccolosi: Evita, Claretta. Le portano fin sugli altari del potere, le fanno diventare pure, sante ed immacolate, magari ministre o presidentesse ma solo per far vedere quanto sono buoni. Se però la prescelta si ribella o esce solo per un attimo dallo schema “succhia e taci” ecco giungere il rinfaccio dell’averla raccattata per strada, il fatidico “zitta, troia”. Ricordate il “Velina ingrata” inciso con il pennino sulla candida pelle di Veronica Lario, con tanto di vecchia foto tette-al-vento sbattuta in prima pagina sul “Giornalaccio”, ai tempi del divorzio annunciato?
Sono pronta a scommettere qualsiasi cifra che se, per pura lontanissima ipotesi, la Carfagna e la Gelmini si rivoltassero al ciarlatano potremmo finalmente sapere cosa si dicevano per telefono tempo fa a proposito del loro principale. In barba al divieto di pubblicare le intercettazioni ed in spregio alla privacy. In prima pagina sul “Giornale” a puntate e, con la prima uscita, il CD della versione integrale uncut in regalo.

Ovviamente mi riferisco alla prima pagina de “il Giornale” di ieri.
Lui, intanto, si sente moralmente autorizzato a mentire.
“La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward George Ruddy è morto.” (“Quinto Potere” 1976)

Forse il monologo di Santoro ieri sera non sarà stato memorabile come quello di Edward Morrow in “Good Night and Good Luck” o epico come la sbroccata antitelevisiva di Howard Beale in “Quinto Potere” ma qualche messaggio lo ha spedito e chi ha voluto intendere ha inteso.
Santo cielo, se davvero quelli del Piddì hanno detto che “Santoro si è arreso a Berlusconi” hanno veramente la faccia come il culo. Loro che a Berlusconi giurarono di non toccare le televisioni invece di adoperarsi per impedirgli di arrivare a questo attuale delirio di potere.
Non so se sia peggio questo dar di cornuto all’asino da parte del bue a sinistra o la volgarità da parte della destraccia berlusconiana di alludere alla buonuscita milionaria, ai “soldi di Santoro” come ha detto quella losca figura pettoruta iscritta all’albo nel promo del suo spettacolino inutile e dannoso che va in onda dopo “Annozero”. Quella che avrebbe le tette di fuori e l’accavallamento smutandato perfino facendo la telecronaca dei funerali di Berlusconi. Una che, apparsa subito dopo la puntata drammatica di ieri sera ti ha quasi fatto preferire i preti pedofili.

Eh si, queste sono le strane logiche di mercato della destraccia. Se sei un rosso demmerda non puoi guadagnare milioni, devi accontentarti di un misero stipendio. Solo i servi e chi fa buon uso della lingua verrà premiato con un sostanzioso guiderdone.
Ecco quindi che, nel mondo dove gli allenatori si licenziano con buonuscite milionarie solo per il capriccio di cambiarli e perchè ci hanno stufato, dove si regalano VISA e Mastercard a credito sfondo alle mogli dei calciatori perchè si allenino nello shopping estremo, ci si permette di fare i conti in tasca agli altri. Chissà per quanto ancora la meneranno con questa storia della buonuscita. Visto che non hanno altri argomenti, penso che ci faranno un bel tormentone estivo.

A me, dell’entità della liquidazione di Santoro non me ne frega nulla. Santoro può piacere o no ma, come ho già scritto tempo fa, non possiamo farne a meno. Lo si può ignorare, si può cambiare canale, guardarsi un porno in alternativa, ma non possiamo eliminare ciò che fa Santoro, ovvero quella cosa che una volta si chiamava giornalismo. Perchè è uno degli ultimi rimasti a farlo e perchè, tolto anche lui, rimarranno solo le tenutarie di trasmissioni televisive sottovuoto spinto.

Fare giornalismo, dunque. Informare. “Annozero” di ieri sera, ad esempio, ha portato nelle case le testimonianze delle vittime dei preti pedofili e la loro voce disperata ha sovrastato i patetici tentativi degli ultras alla Socci di difendere la Chiesa ad ogni costo tirando in ballo i martiri cristiani, gli Armeni, i genocidi e l’aborto. Mancavano soltanto le truci immagini degli embrioni a spezzatino e i feti bolliti in Cina.
Il giornalismo di inchiesta, quindi. Quello che dà tanto fastidio perchè mostra le smagliature del regime e ne mette a nudo le brutture e le disonestà. Quello che deve essere messo a tacere per rimpiazzarlo con le Moniche Tette con le tramissioni marchette, quelle che devono solo limitarsi a celebrare le inesistenti conquiste del regime.
Una volta, perdiana, un paesello africano lo si doveva comunque andare a conquistare, magari con i gas. Ora basta far dire in televisione ai propri servi che “Berlusconi ha salvato l’euro”. Non è vero? L’importante è che non ci sia un Santoro sull’altro canale che ce lo faccia notare.

Rieccoli, i compagni di rotative che insultano chi le mani se le sporca davvero e senza pretendere nulla in cambio, tanto meno stipendi da maggiordomo inglese di lusso. Non sanno nemmeno di cosa parlano perchè se entrassero anche solo per un’ora in un ospedale di Emergency le loro narici delicate non reggerebbero l’odore metallico del sangue, il lezzo della carne bruciata che ti rimane addosso e l’odore dolciastro della morte. Quello che i medici volontari, i pirla, respirano ogni giorno.
Si potrebbe definire “invidia del cuore”, perchè chi scrive certe cose il cuore non ce l’ha sicuramente. Nemmeno quella cosa da mammolette cristiane che è la pietas.

Medico volontario. Capisco che sia un concetto difficile da capire per chi è abituato ai primari con tariffe da escort. “Dottore, ho male qui”. Una palpatina sotto l’ultima costola, 500 euro.

I medici di Emergency curano gratis dei poveracci, degli straccioni extracomunitari, non possono essere che dei terroristi.

C’è da stare tranquilli con questi. Con i compagni di rotative con i ministri degli esteri che distinguono tra italiani rapiti e italiani rapiti che però facevano politica e che quindi possono fottersi.
Sono sempre gli stessi e purtroppo si ripetono perchè al di fuori del disprezzo per il diverso da sé, ovvero per chi non è stato ammesso alla corte degli eunuchi imperiali, non conoscono altri sentimenti.

Sono quelli con il pirla sempre in bocca da riservare a chi non condivide la loro scala di valori con al primo posto il completo di lana inglese e la cravatta di Marinella regalata dal padrone. Di trentadue che lui ne aveva e non sapeva che farsene.

Sono quelli del succo di pomodoro alla Diaz. Quelli che Carlo Giuliani era un peso per i suoi famigliari e se è morto è stata per loro una liberazione. Quelli che Enzo Baldoni era un pirla (ancora, dev’essere un’ossessione) perchè faceva vacanze intelligenti in zona di guerra. Un nostro connazionale il cui corpo non è mai stato trovato, tra parentesi, perchè nessuno lo ha voluto cercare. Un altro che faceva politica, come direbbe ora Frattini.

Rettifico il titolo pasoliniano. Qui non ci sono giornalini ma solo giornalacci.

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