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A vent’anni si scende in piazza per protestare contro i banchieri cattivi, forti di quell’entusiasmo che ti illude di poter cambiare il mondo solo cacciando un urlo un po’ più forte.
A cinquanta invece ci si domanda se, per evitare di ritrovarsi con i risparmi di una vita tramutati in carta straccia, con la prospettiva di dover rinunciare ad una vecchiaia serena e magari dover ricorrere in extremis alla cartuccia da cinghiale per porre fine alle proprie sofferenze, non sia il caso di lasciar fare ai banchieri. Che anche loro, in fondo, se perdono i clienti rimangono fregati.
E’ incredibile la lucidità ed il senso di realismo che si ottengono invecchiando.
P.S.  Poi magari hanno ragione i giovani e i banchieri sono veramente dei perfidi agenti del Male che si sono inventati la crisi per ridurci in schiavitù e falliremo lo stesso. E non potremo nemmeno concederci il lusso di essere folli perché saremo troppo affamati.

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“Quello degli ‘indignados’ mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po’ di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni”. (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)
“In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all’attuale assetto dell’economia mondiale”.
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)
Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l’immagine più eloquente dell’isolamento, della straniazione del maggiore partito d’opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all’ascolto del respiro del popolo. E’ pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
Perché a questo residuato politico inesploso che è l’acronimo di una bestemmia non interessano i movimenti dal basso, le loro rivendicazioni, siano esse espressioni di puro idealismo o motivate della tremenda necessità di mettere assieme il pranzo con la cena e un futuro con il presente. Non interessano le manifestazioni  forse ingenue ma pur sempre portatrici di istanze di rivendicazione sociale e che dovrebbero quanto meno far sorgere nelle testone di balsa dei suoi dirigenti un sospetto: “Ci stiamo perdendo qualcosa, per caso?”

Il  maggiore partito della cosiddetta sinistra non scende più in piazza dai tempi di Genova. Non hanno tempo per le proteste. Devono pensare alle loro piattaforme serie del cazzo, a sfornare calde calde supercazzole politichesi prematurate di bottegone come fosse Bersani.
Bravo Pierluigi, ancora una volta avete lasciato la gente da sola in piazza, sapendo in anticipo che sarebbero arrivati i provocatori, i black-bloc e i violenti delle tifoserie che si infiltrano – tutto scritto nel vangelo secondo Kossiga. Gente che sarebbe stata oggetto della solita repressione a gas e della successiva insopportabile riprovazione da parte dei politici.
Continuerò a dirlo fino alla morte e non me ne frega niente se vi incazzate, o piddini grigi. Quando il PCI aveva un servizio d’ordine e il partito non si vergognava di scendere in piazza, alle manifestazioni per i provocatori non c’era trippa. I vostri strenui difensori dell’indifendibile, quelli che vi voteranno sempre perché siete i meno peggio – pensa come siamo ridotti –  dicono che i tempi sono cambiati. Si, cari,  in peggio e io ho nostalgia dei camalli alti due metri per un quintale che avrebbero fatto polpette dei black bloc. Perché i provocatori li riconoscevano dal tanfo. Gli bastava allargare le narici al vento.

Voi dirigenti ve ne restate chiusi nel bottegone a sorbire la vostra cautela merdosa, a mettere il cappello all’ultimo momento sulle conquiste della gente, a masturbarvi sui sondaggi che vi promettono la vittoria alle prossime elezioni e il ritorno al potere – occhio a non farvi fottere come nel 2006, però – a guardare dalla finestra la gente che impara ogni giorno di più che scendere in piazza contro i regimi che affamano la gente per difendere le caste miliardarie  – delle quali siete parte – è pericoloso, che a protestare si prendono le mazzate, il gas e la riprovazione dei media per i quali siamo tutti terroristi anche se lottiamo per i nostri fottuti diritti.
Confusi siete voi, ormai scollati dalla gente, dalla vostra storia e dal vostro tempo, appagati di essere parte integrante del sistema e ad esso perfettamente integrati. Collusi e infelici.
Voi non state più dalla parte del popolo e un giorno qualcuno se ne ricorderà.

P.S. Rileggendo la prima citazione di Bersani mi viene in mente che quel “ci vuole un po’ di cautela” sarebbe perfetto in bocca ad un vescovo al quale è giunta la voce che un suo parroco molesta i bambini.

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