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Apprendo da Galatea che, per non essere secondo a Murdoch, l’Uomo Elefantino ha messo a pagamento il suo “Foglio” online. Mi sembra giusto, per una pubblicazione che è più di nicchia e meno letta di FMR. Le cose preziose e rare si pagano.
Lui, per la verità, più che a Franco Maria Ricci preferisce il paragone con Larry Flynt, visto che nella campagna abbonamenti definisce il Foglio online ironicamente “sito hard”. Si, è vero che le tesi propugnate da Ferrara sono estreme, quasi ai confini del fetish, ma se deve essere hard allora tanto vale andare su YouPorn (gratuito, tra l’altro).

Galatea raccontava, nel suo post, dell’ultimo appello antiabortista di Ferrara. Quello, per intenderci, che parla degli embrioni che galleggiano nel ventre della madre dopo il concepimento (perchè prima è un po’ difficile), da salvare come i migranti sui barconi.

Ecco, il complesso della mancanza di figli si vive a vari livelli.
Il mio ginecologo sostiene che i fibromi uterini che si formano così caparbiamente in noi signore in premenopausa sono l’espressione di un’inconscio desiderio di figli.
Molto ma molto inconscio, per quanto mi riguarda, se penso cosa si deve provare ad avere una figlia così, una truzza, oppure uno di quei pischelli che girano con lo skateboard, la cresta da galletto amburghese, il cavallo a terra e l’elettroencefalogramma piatto.
Il mio utero insoddisfatto si divertirà a produrre figli immaginari, che sarebbero stati sicuramente dei geni al livello di Leonardo, bellissimi, giudiziosissimi e da tutti dieci a scuola ma, a livello cosciente, non riesco proprio a non sentirmi come quella che in fondo l’ha scampata bella.
Zero tituli ma anche zero problemi.

In Giuliano Ferrara, anche lui in andropausa ed in astinenza da paternità, l’insoddisfazione si esprime in questa cavalleresca ossessione del salvataggio dell’embrione in pericolo. Sembra quasi che più che padre vorrebbe essere madre, sentire il pargolo nuotare come un piccolo Phelps che fa le vasche puntando i piedini contro il pancione per darsi lo slancio all’indietro, pum!
Sarà ma, se mai la scienza dovesse progredire fino a creare l’uomo incinto, non si potrebbe che dare l’onore delle prime doglie maschili a Giulianone. Se lo merita.


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Apprendo da Galatea che, per non essere secondo a Murdoch, l’Uomo Elefantino ha messo a pagamento il suo “Foglio” online. Mi sembra giusto, per una pubblicazione che è più di nicchia e meno letta di FMR. Le cose preziose e rare si pagano.
Lui, per la verità, più che a Franco Maria Ricci preferisce il paragone con Larry Flynt, visto che nella campagna abbonamenti definisce il Foglio online ironicamente “sito hard”. Si, è vero che le tesi propugnate da Ferrara sono estreme, quasi ai confini del fetish, ma se deve essere hard allora tanto vale andare su YouPorn (gratuito, tra l’altro).

Galatea raccontava, nel suo post, dell’ultimo appello antiabortista di Ferrara. Quello, per intenderci, che parla degli embrioni che galleggiano nel ventre della madre dopo il concepimento (perchè prima è un po’ difficile), da salvare come i migranti sui barconi.

Ecco, il complesso della mancanza di figli si vive a vari livelli.
Il mio ginecologo sostiene che i fibromi uterini che si formano così caparbiamente in noi signore in premenopausa sono l’espressione di un’inconscio desiderio di figli.
Molto ma molto inconscio, per quanto mi riguarda, se penso cosa si deve provare ad avere una figlia così, una truzza, oppure uno di quei pischelli che girano con lo skateboard, la cresta da galletto amburghese, il cavallo a terra e l’elettroencefalogramma piatto.
Il mio utero insoddisfatto si divertirà a produrre figli immaginari, che sarebbero stati sicuramente dei geni al livello di Leonardo, bellissimi, giudiziosissimi e da tutti dieci a scuola ma, a livello cosciente, non riesco proprio a non sentirmi come quella che in fondo l’ha scampata bella.
Zero tituli ma anche zero problemi.

In Giuliano Ferrara, anche lui in andropausa ed in astinenza da paternità, l’insoddisfazione si esprime in questa cavalleresca ossessione del salvataggio dell’embrione in pericolo. Sembra quasi che più che padre vorrebbe essere madre, sentire il pargolo nuotare come un piccolo Phelps che fa le vasche puntando i piedini contro il pancione per darsi lo slancio all’indietro, pum!
Sarà ma, se mai la scienza dovesse progredire fino a creare l’uomo incinto, non si potrebbe che dare l’onore delle prime doglie maschili a Giulianone. Se lo merita.


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Apprendo da Galatea che, per non essere secondo a Murdoch, l’Uomo Elefantino ha messo a pagamento il suo “Foglio” online. Mi sembra giusto, per una pubblicazione che è più di nicchia e meno letta di FMR. Le cose preziose e rare si pagano.
Lui, per la verità, più che a Franco Maria Ricci preferisce il paragone con Larry Flynt, visto che nella campagna abbonamenti definisce il Foglio online ironicamente “sito hard”. Si, è vero che le tesi propugnate da Ferrara sono estreme, quasi ai confini del fetish, ma se deve essere hard allora tanto vale andare su YouPorn (gratuito, tra l’altro).

Galatea raccontava, nel suo post, dell’ultimo appello antiabortista di Ferrara. Quello, per intenderci, che parla degli embrioni che galleggiano nel ventre della madre dopo il concepimento (perchè prima è un po’ difficile), da salvare come i migranti sui barconi.

Ecco, il complesso della mancanza di figli si vive a vari livelli.
Il mio ginecologo sostiene che i fibromi uterini che si formano così caparbiamente in noi signore in premenopausa sono l’espressione di un’inconscio desiderio di figli.
Molto ma molto inconscio, per quanto mi riguarda, se penso cosa si deve provare ad avere una figlia così, una truzza, oppure uno di quei pischelli che girano con lo skateboard, la cresta da galletto amburghese, il cavallo a terra e l’elettroencefalogramma piatto.
Il mio utero insoddisfatto si divertirà a produrre figli immaginari, che sarebbero stati sicuramente dei geni al livello di Leonardo, bellissimi, giudiziosissimi e da tutti dieci a scuola ma, a livello cosciente, non riesco proprio a non sentirmi come quella che in fondo l’ha scampata bella.
Zero tituli ma anche zero problemi.

In Giuliano Ferrara, anche lui in andropausa ed in astinenza da paternità, l’insoddisfazione si esprime in questa cavalleresca ossessione del salvataggio dell’embrione in pericolo. Sembra quasi che più che padre vorrebbe essere madre, sentire il pargolo nuotare come un piccolo Phelps che fa le vasche puntando i piedini contro il pancione per darsi lo slancio all’indietro, pum!
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Minchia santissima, tocca parlare ancora di Big Giuliano e della sua Lista.
I partiti, in questi giorni, sono tutti in preda alla sindrome mosaica delle tavole della legge. Chi propone undici, chi dodici punti irrinunciabili; dieci no, sarebbe forse troppo, nessuno osa tentare il divino accostamento.
Ad ogni modo la “Lista per la Vita” di Ferrara propone dodici punti monomaniacali. Anche se non ci sarebbero parole, mi va di commentarli assieme a voi. Notate il primo punto, un capolavoro di sadismo:

1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

Un trip di necrofilia pura, direbbe il vecchio Von Kraft-Ebing. Mi dica dotto’, sarà obbligatorio celebrare le esequie con tanto di messa e preghiera “pro perfida mater”, trasporto con carro funebre a norma e cassa zincata a misura di embrione, sui 205×67 millimetri? E per la sepoltura? Pensiamo ad una sezione speciale da predisporre in ogni cimitero comunale, o toccherà aprire i tombini dei nonni per alloggiarci le barettine con i feti e gli embrioni?
A parte l’umorismo macabro, si rende conto l’estensore di questa galattica enormità, di che cosa significa normalmente il lutto per la morte di un figlio? E’ l’unico lutto del quale, passassero mille anni, nessun genitore può mai guarire. E’ il dolore morale più acuto e disumano che si possa provare.
E questi stanno a fantasticare di funeralini da imporre a madri che stanno già soffrendo abbastanza.
Sentiamo: quando il senso di colpa della madre si tramuterà in depressione, che fa il falso magro, gli passa gli antidepressivi e la psicoterapia a spese del contribuente o la lascia soffrire ricordandole ogni giorno il suo ruolo di assassina?

Proseguiamo, punto secondo:

2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.

La pillola Ru486, che oggi ha ricevuto il via libera dall’Agenzia del Farmaco, se definitivamente approvata anche in Italia, sarà comunque un farmaco di classe H, quindi somministrabile solo in ospedale. E’ commovente la preoccupazione per la salute e la solitudine delle fattrici, lasciate a muggire di dolore nelle stalle domestiche ma l’aborto chimico continuerà ad essere regolamentato come quello chirurgico, non ci sarà alcun fai-da-te. Peccato che altrettanta solerzia non vi sia quando vengono commercializzati altri farmaci molto più dannosi per la salute delle donne e non solo, magari gabellati come dimagranti o “pillole della felicità”.

3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.

Che tautologica cazzata. Qualunque medico sa che è obbligato a fare tutto il possibile per salvare la vita del paziente., compresi i neonati, ovviamente.

4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

Pura mania di grandezza. Siamo all’obesità dell’Ego.

6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.

Gli enti per il turismo di Slovenia e Croazia ringraziano perchè le coppie italiane, impedite in un loro diritto sacrosanto, quello della riproduzione, dalla legge del Cavalier Berlusconi, continueranno ad effettuare viaggi della speranza oltre confine. Notare l’uso strumentale della parola eugenetica.

7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.

8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.

Consistenti quanto? Quanto il contratto di Pato al Milan o quanto una pensione sociale da 300 euro? E dopo i trentasei mesi? Cazzi loro?

9. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.

Dire magari la parolaccia “contraccezione” non sarebbe stato male. Si potrebbero distribuire gondoni nelle scuole, smetterla di dire che la pillola fa ingrassare e provoca ogni male possibile e magari battersi perchè possa rientrare nei farmaci di classe B. Tutte le pillole contraccettive più moderne sono in fascia C, a pagamento. Perchè?

10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.

11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.

Morto un Casini se ne fa un altro. Ci sfugge la quantificazione del termine adeguate. Preoccupa, sentendolo dalle labbra di un forsennato liberista ammericano, questo continuo ricorrere alle finanze pubbliche. Per la serie, che i pensionati crepino di fame, l’importante è figliare. Lo Stato Gran Coniglio.

12. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

Eccola, la supercazzola prematurata finale con lo scappellamento sul finanziamento: 7 miliardi di euro. Mica male. Sottratti a cose ben più importanti come, ad esempio, la sopravvivenza degli embrioni cresciuti a contratto precario o i feti stravecchi con le pensioni da fame.

I miei lettori lo hanno già detto più volte. Questa campagna contro l’aborto e i diritti delle donne serve solo a confondere le acque e nascondere emergenze ben più gravi. Ne sono sempre più convinta anch’io. Però non sottovalutiamo queste spinte oltranziste. La legge 40 purtroppo è una realtà.


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Minchia santissima, tocca parlare ancora di Big Giuliano e della sua Lista.
I partiti, in questi giorni, sono tutti in preda alla sindrome mosaica delle tavole della legge. Chi propone undici, chi dodici punti irrinunciabili; dieci no, sarebbe forse troppo, nessuno osa tentare il divino accostamento.
Ad ogni modo la “Lista per la Vita” di Ferrara propone dodici punti monomaniacali. Anche se non ci sarebbero parole, mi va di commentarli assieme a voi. Notate il primo punto, un capolavoro di sadismo:

1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

Un trip di necrofilia pura, direbbe il vecchio Von Kraft-Ebing. Mi dica dotto’, sarà obbligatorio celebrare le esequie con tanto di messa e preghiera “pro perfida mater”, trasporto con carro funebre a norma e cassa zincata a misura di embrione, sui 205×67 millimetri? E per la sepoltura? Pensiamo ad una sezione speciale da predisporre in ogni cimitero comunale, o toccherà aprire i tombini dei nonni per alloggiarci le barettine con i feti e gli embrioni?
A parte l’umorismo macabro, si rende conto l’estensore di questa galattica enormità, di che cosa significa normalmente il lutto per la morte di un figlio? E’ l’unico lutto del quale, passassero mille anni, nessun genitore può mai guarire. E’ il dolore morale più acuto e disumano che si possa provare.
E questi stanno a fantasticare di funeralini da imporre a madri che stanno già soffrendo abbastanza.
Sentiamo: quando il senso di colpa della madre si tramuterà in depressione, che fa il falso magro, gli passa gli antidepressivi e la psicoterapia a spese del contribuente o la lascia soffrire ricordandole ogni giorno il suo ruolo di assassina?

Proseguiamo, punto secondo:

2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.

La pillola Ru486, che oggi ha ricevuto il via libera dall’Agenzia del Farmaco, se definitivamente approvata anche in Italia, sarà comunque un farmaco di classe H, quindi somministrabile solo in ospedale. E’ commovente la preoccupazione per la salute e la solitudine delle fattrici, lasciate a muggire di dolore nelle stalle domestiche ma l’aborto chimico continuerà ad essere regolamentato come quello chirurgico, non ci sarà alcun fai-da-te. Peccato che altrettanta solerzia non vi sia quando vengono commercializzati altri farmaci molto più dannosi per la salute delle donne e non solo, magari gabellati come dimagranti o “pillole della felicità”.

3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.

Che tautologica cazzata. Qualunque medico sa che è obbligato a fare tutto il possibile per salvare la vita del paziente., compresi i neonati, ovviamente.

4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

Pura mania di grandezza. Siamo all’obesità dell’Ego.

6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.

Gli enti per il turismo di Slovenia e Croazia ringraziano perchè le coppie italiane, impedite in un loro diritto sacrosanto, quello della riproduzione, dalla legge del Cavalier Berlusconi, continueranno ad effettuare viaggi della speranza oltre confine. Notare l’uso strumentale della parola eugenetica.

7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.

8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.

Consistenti quanto? Quanto il contratto di Pato al Milan o quanto una pensione sociale da 300 euro? E dopo i trentasei mesi? Cazzi loro?

9. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.

Dire magari la parolaccia “contraccezione” non sarebbe stato male. Si potrebbero distribuire gondoni nelle scuole, smetterla di dire che la pillola fa ingrassare e provoca ogni male possibile e magari battersi perchè possa rientrare nei farmaci di classe B. Tutte le pillole contraccettive più moderne sono in fascia C, a pagamento. Perchè?

10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.

11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.

Morto un Casini se ne fa un altro. Ci sfugge la quantificazione del termine adeguate. Preoccupa, sentendolo dalle labbra di un forsennato liberista ammericano, questo continuo ricorrere alle finanze pubbliche. Per la serie, che i pensionati crepino di fame, l’importante è figliare. Lo Stato Gran Coniglio.

12. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

Eccola, la supercazzola prematurata finale con lo scappellamento sul finanziamento: 7 miliardi di euro. Mica male. Sottratti a cose ben più importanti come, ad esempio, la sopravvivenza degli embrioni cresciuti a contratto precario o i feti stravecchi con le pensioni da fame.

I miei lettori lo hanno già detto più volte. Questa campagna contro l’aborto e i diritti delle donne serve solo a confondere le acque e nascondere emergenze ben più gravi. Ne sono sempre più convinta anch’io. Però non sottovalutiamo queste spinte oltranziste. La legge 40 purtroppo è una realtà.


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Ormai ne hanno su tutto e per tutti, ogni giorno, prima e dopo i pasti.
Dal cinema “imbegnato” e le scene di sesso, alla sempre più insopportabile voglia di infilarsi nei nostri letti.
L’ingerenza reiterata e continuata della Chiesa cattolica in tutte le sue forme nei fatti politici di un paese che è formato anche da valdesi, protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, scintoisti, devoti della dea Kali, agnostici e atei e che quindi dovrebbe essere rispettato nella sua laicità sta diventando francamente insostenibile.

Negli ultimi giorni è stato un martellamento continuo.
I radicali si alleano con il PD? Giunge la scomunica da “Famiglia Cristiana”. Sai che paura ma intanto si intromettono.
Veronesi, il barone rampante, si candida con il PD? Preoccupazione di Ferrara, il crociatone, e di “Famiglia Cristiana”, di nuovo.
Benedetto 16° ormai parla a targhe alterne: oggi di aborto, domani di eutanasia, dopodomani ancora di aborto.
L’ordine dei medici ci prova a firmare un documento in difesa della legge 194 e della contraccezione e salta su “Avvenire”. E’ un falso, dicono, i medici non possono difendere una legge dello Stato. La protervia è senza freni. Mi immagino gli attacchi che verranno nei prossimi giorni dall’Osservatore Romano, dal Calendario di Frate Indovino e dall’Agenda di Suor Germana.

Non ci vengano, per favore, a dire che hanno tutto il diritto di parlare. Certo, dai pulpiti e negli oratori fin che gli si secchi la gola ma se lo fanno tramite i media, in maniera martellante e solo per criticare le scelte politiche di uno stato, perdìo laico, il sospetto che vogliano imporre il loro punto di vista anche a chi la pensa diversamente è forte e questo è inaccettabile.

Il vizio del Vaticano di intromettersi nei fatti italiani è antico. Chiunque in Italia abbia cercato di innovare, aprire ai diritti dei lavoratori, ai diritti delle minoranze, delle donne, degli omosessuali, in favore della scienza e della laicità, si è ritrovato con i bastoni pastorali tra le ruote.
Sentite cosa accadde in occasione dell’introduzione del divorzio, al povero Aldo Moro, allora Ministro degli Esteri del governo Rumor. E’ il 25 giugno 1970:

L’ambasciatore italiano in Vaticano, Gianfranco Pompei, indirizza al ministro degli Esteri Aldo Moro un dispaccio nel quale riferisce che Paolo VI, a causa dell’introduzione del divorzio in Italia, “deduce la previsione di conseguenze dannose non limitate alla materia in discussione, ma assai più vaste, estendentesi a tutto l’insieme dei rapporti tra la S. Sede e l’Italia. Egli è profondamente preoccupato per il grave danno morale e sociale, che vede e prevede non solo immediato, ma persistente e progressivo. Con vivo dolore prevede una netta posizione di contrasto che i cattolici, clero e fedeli, saranno ormai obbligati a prendere ed in maniera permanente. Divenuta ormai palese la reale incapacità di far prevalere la propria tesi, la S. Sede non potrà che lasciare i cattolici italiani liberi di agire sul piano interno secondo la loro coscienza religiosa e con i mezzi dei quali dispongono.
E’ superfluo, conclude Pompei, mettere in evidenza la gravità di tali dichiarazioni.”

Il 6 luglio il governo va in crisi e Rumor si dimette. Il 29 luglio, sempre l’ambasciatore Pompei, annota:

“Moro mi dice, in gran segreto, che la crisi è stata direttamente determinata dal Vaticano. Casaroli ha convocato Rumor e Forlani e chiesto le dimissioni del governo come unico modo di impedire o allontanare il divorzio.
Rumor incapace e già depresso ha accettato e, ciò che è molto più grave, Forlani ha accettato di non lasciar formare nessun governo che non ottenga qualche emendamento alla legge. La crisi, oltre che materialmente sospendere l’attività legislativa delle Camere, avrebbe dato alla Dc maggior forza contrattuale. Lo credo abbastanza ma non così Moro il quale pensa che mai questa materia potrebbe rientrare negli accordi di governo”.
(Note tratte dal sito della Fondazione Cipriani.)

Stiamo in guardia quindi, perchè la storia insegna. Ne proporrò altre di scosse storiche come queste, sperando di risvegliare la laicità di chi mi legge. La campagna è qui, per chi volesse aderire.

Devo dire la verità, però. Ogni volta che vedo immagini come queste, leggo scomuniche e sento il paparatzi dimenticarsi del Darfur e di Gaza per parlare di massimi sistemi e di prolungare sadicamente le sofferenze ai malati terminali, io ho un’orgasmo. Il mio punto L, il punto della laicità non sono ancora riuscita a fotografarlo ma è lì, pronto a scoppiare.


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Ormai ne hanno su tutto e per tutti, ogni giorno, prima e dopo i pasti.
Dal cinema “imbegnato” e le scene di sesso, alla sempre più insopportabile voglia di infilarsi nei nostri letti.
L’ingerenza reiterata e continuata della Chiesa cattolica in tutte le sue forme nei fatti politici di un paese che è formato anche da valdesi, protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, scintoisti, devoti della dea Kali, agnostici e atei e che quindi dovrebbe essere rispettato nella sua laicità sta diventando francamente insostenibile.

Negli ultimi giorni è stato un martellamento continuo.
I radicali si alleano con il PD? Giunge la scomunica da “Famiglia Cristiana”. Sai che paura ma intanto si intromettono.
Veronesi, il barone rampante, si candida con il PD? Preoccupazione di Ferrara, il crociatone, e di “Famiglia Cristiana”, di nuovo.
Benedetto 16° ormai parla a targhe alterne: oggi di aborto, domani di eutanasia, dopodomani ancora di aborto.
L’ordine dei medici ci prova a firmare un documento in difesa della legge 194 e della contraccezione e salta su “Avvenire”. E’ un falso, dicono, i medici non possono difendere una legge dello Stato. La protervia è senza freni. Mi immagino gli attacchi che verranno nei prossimi giorni dall’Osservatore Romano, dal Calendario di Frate Indovino e dall’Agenda di Suor Germana.

Non ci vengano, per favore, a dire che hanno tutto il diritto di parlare. Certo, dai pulpiti e negli oratori fin che gli si secchi la gola ma se lo fanno tramite i media, in maniera martellante e solo per criticare le scelte politiche di uno stato, perdìo laico, il sospetto che vogliano imporre il loro punto di vista anche a chi la pensa diversamente è forte e questo è inaccettabile.

Il vizio del Vaticano di intromettersi nei fatti italiani è antico. Chiunque in Italia abbia cercato di innovare, aprire ai diritti dei lavoratori, ai diritti delle minoranze, delle donne, degli omosessuali, in favore della scienza e della laicità, si è ritrovato con i bastoni pastorali tra le ruote.
Sentite cosa accadde in occasione dell’introduzione del divorzio, al povero Aldo Moro, allora Ministro degli Esteri del governo Rumor. E’ il 25 giugno 1970:

L’ambasciatore italiano in Vaticano, Gianfranco Pompei, indirizza al ministro degli Esteri Aldo Moro un dispaccio nel quale riferisce che Paolo VI, a causa dell’introduzione del divorzio in Italia, “deduce la previsione di conseguenze dannose non limitate alla materia in discussione, ma assai più vaste, estendentesi a tutto l’insieme dei rapporti tra la S. Sede e l’Italia. Egli è profondamente preoccupato per il grave danno morale e sociale, che vede e prevede non solo immediato, ma persistente e progressivo. Con vivo dolore prevede una netta posizione di contrasto che i cattolici, clero e fedeli, saranno ormai obbligati a prendere ed in maniera permanente. Divenuta ormai palese la reale incapacità di far prevalere la propria tesi, la S. Sede non potrà che lasciare i cattolici italiani liberi di agire sul piano interno secondo la loro coscienza religiosa e con i mezzi dei quali dispongono.
E’ superfluo, conclude Pompei, mettere in evidenza la gravità di tali dichiarazioni.”

Il 6 luglio il governo va in crisi e Rumor si dimette. Il 29 luglio, sempre l’ambasciatore Pompei, annota:

“Moro mi dice, in gran segreto, che la crisi è stata direttamente determinata dal Vaticano. Casaroli ha convocato Rumor e Forlani e chiesto le dimissioni del governo come unico modo di impedire o allontanare il divorzio.
Rumor incapace e già depresso ha accettato e, ciò che è molto più grave, Forlani ha accettato di non lasciar formare nessun governo che non ottenga qualche emendamento alla legge. La crisi, oltre che materialmente sospendere l’attività legislativa delle Camere, avrebbe dato alla Dc maggior forza contrattuale. Lo credo abbastanza ma non così Moro il quale pensa che mai questa materia potrebbe rientrare negli accordi di governo”.
(Note tratte dal sito della Fondazione Cipriani.)

Stiamo in guardia quindi, perchè la storia insegna. Ne proporrò altre di scosse storiche come queste, sperando di risvegliare la laicità di chi mi legge. La campagna è qui, per chi volesse aderire.

Devo dire la verità, però. Ogni volta che vedo immagini come queste, leggo scomuniche e sento il paparatzi dimenticarsi del Darfur e di Gaza per parlare di massimi sistemi e di prolungare sadicamente le sofferenze ai malati terminali, io ho un’orgasmo. Il mio punto L, il punto della laicità non sono ancora riuscita a fotografarlo ma è lì, pronto a scoppiare.


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Non è stato facile cercare di capire come sono andate veramente le cose a Napoli. Le versioni riportate dai giornali erano talmente diverse l’una dall’altra che ho dovuto districarmi tra racconti dell’orrore di donne poliziotto che riferiscono di bambini paffuti espulsi nella tazza del water, gravidanze alla 6a, anzi no alla 21a settimana, macchè, oltre; aborti in sala operatoria, anzi nel bagno, telefonate che parlano di infanticidio poi di feticidio, insomma una confusione che assomiglia pericolosamente alla disinformazione. Anche la stessa telefonata che ha dato origine al blitz della polizia sembra più la denuncia di un caso di malasanità ed incuria che una denuncia di “feticidio”. Qualcuno, secondo me, ci ha pucciato abbondantemente il biscotto.

Secondo un’Ansa che riporta le dichiarazioni del primario dell’ospedale, si trattava di aborto terapeutico, cioè eseguito al limite consentito dalla legge, la 21a settimana di gestazione. La decisione sofferta della madre era giunta a seguito della diagnosi di anomalie cromosomiche nel feto riscontrate all’amniocentesi. La signora non se l’è sentita, a 39 anni, di mettere al mondo un figlio che poteva presentare problemi fisici e psichici. La diagnosi precisa era Sindrome di Klinefelter, un’alterazione genetica che fornisce ai maschi che ne sono affetti un cromosoma X in più, il quarantasettesimo. Al di là dell’aspetto eunucoide che dà ai soggetti che ne sono affetti, la sindrome, come la trisomia 21, predispone all’insorgenza di molte malattie: cardiache e leucemiche.

Il crociatone Ferrara, da perfetto Uomo Elefantino, ha dichiarato e scritto sul Foglio che si è trattato di eugenetica, di uccisione di un bambino malato e, per identificazione con l’aggredito, ha detto che anche lui è un essere umano e che si sente tanto eunuco. Per provarlo è pronto a pubblicare sul giornale della povera Veronica, dopo le famose teste mozzate dai perfidi islamici, la foto dei suoi testicoli. Ha anche rivelato di avere grandi tette ma su questo preferisco non esprimermi. C’è un limite a tutto.

Continuo a pensare che su cose tipo mestruazioni, gravidanze e aborti, gli uomini non siano in grado di capire fino in fondo di cosa si tratti e che quindi dovrebbero astenersi dal disquisirne, soprattutto quando credono di saperne più di noi. L’invidia dell’utero fa straparlare ma è già stato detto, mi pare Luttazzi, che se gli uomini restassero incinti l’aborto si potrebbe fare dal barbiere. E’ facile che in questo campo l’uomo predichi bene e razzoli mali.

La retorica del feto richiederebbe un briciolo di coerenza in più, l’ho già detto, beccandomi per altro della “benaltrista”.
Il mondo è pieno di bambini malati che soffrono e che vengono uccisi, per esempio dalla fame, a milioni, coperti di mosche, nell’indifferenza generale. Darfur? E che è? Una compagnia turistica?
Ci sono bambini malati, talmente deformi che non sai da che parte guardarli, in Iraq a causa dell’uranio impoverito sparso a tonnellate dai suggeritori di big Giuliano; bambini malati a Gaza che rischiano di morire quando qualcuno dall’altra parte del muro spegne l’interruttore dell’energia elettrica. Altri bambini che nel 2001 in Argentina, all’epoca delle grandi imprese del Fondo Monetario internazionale, morivano di denutrizione e stenti, divorati dai vermi da vivi.

Faccia una cosa, Giuliano. Si occupi di questi bambini che nati lo sono già e ci terrebbero ad arrivare, non dico alla maggiore età ma alla prima comunione. Non faccia come quelle vecchie signore che si sdilinquiscono per il bassotto inappetente che non gli mangia la soglioletta alla mugnaia e poi vorrebbero gasare gli zingari.
Lasci stare le donne che scelgono, benedettoiddio, di non vedere la propria vita e quella del figlio rovinata da malattie incurabili.
La lotta contro l’aborto, se lo lasci dire, è un’americanata come il contratto con gli italiani, scopiazzato da un documento analogo, il “contratto con l’America” scritto dai Repubblicani nel 1994. Se ogni tanto prendessimo anche le cose buone dagli Stati Uniti, oltre alle sparate dei nazisti dell’Illinois, non sarebbe male.

Ho il sospetto che, per fortuna, i cattolici di tutti i giorni siano meno fondamentalisti di quanto vogliano farci credere i crociati neocon, se perfino la Binetti ha stigmatizzato il blitz di Napoli.

Ho il sospetto, inoltre, che dietro al blitz di Napoli contro l’aborto, al di là delle moratorie elettoralistiche, vi sia il tentativo da parte del potere clericale di impedire la prossima approvazione (dovrebbe arrivare il 19 febbraio) della commercializzazione anche in Italia della RU486, il mifepristone, farmaco utilizzato per provocare l’aborto medico, in alcuni casi alternativo a quello chirugico. La coincidenza di date è impressionante.

Se ciò fosse vero, sarà ancora più interessante vedere chi la spunterà, se la Chiesa o BigPharma. Bello scontro di titani, comunque.

La RU486 è utilizzata in tutta Europa tranne Italia (se non finora a livello sperimentale in alcuni ospedali), Irlanda e Portogallo. Il suo utilizzo è limitato, secondo direttive approvate dall’Agenzia Europea per il farmaco, alle gravidanze tra la 6a e la 9a settimana al massimo, quando cioè l’embrione è lungo circa 2 cm e pesa un grammo.
Nell’immaginazione degli antiabortisti, questa pillola renderebbe l’aborto una passeggiata e quindi equivalente per la donna a ingoiare un TicTac.
Non è così. Il processo espulsivo richiede l’effetto sia del mifepristone, che inibisce il progesterone, sia l’utilizzo successivo delle prostaglandine che inducono le contrazioni uterine. Il dolore può richiedere l’assunzione di analgesici e il sanguinamento può essere importante e protrarsi per diversi giorni. Giusto per ricordare che l’aborto è sempre un trauma anche per il corpo della donna.
Rispetto all’aborto chirurgico, che può essere effettuato, secondo i dettami della legge 194, entro la 21a settimana per quanto riguarda l’aborto terapeutico, l’uso della RU486 dovrebbe ridurre i rischi relativi all’anestesia e all’invasività dell’intervento in sala operatoria.

Perchè opporsi ad un farmaco che rende l’aborto possibile più precocemente e diminuendo i rischi per la madre? Per puro principio, perchè la cultura che si vuole imporre è quella della sofferenza, della mamma martire che si lascia morire, dell’ “uccidi una donna, salverai un feto.” Sofferenza non liberamente scelta ma possibilmente imposta, in nome dell’ideologia religiosa. Le elezioni si avvicinano, facciamogli capire che, soprattutto noi donne, non ci stiamo.

Intanto continuiamo a liberare e a dare scariche ai laici. Ripropongo il banner della campagna, con relativo codice. Qui le adesioni già pervenute.


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Secondo un’Ansa che riporta le dichiarazioni del primario dell’ospedale, si trattava di aborto terapeutico, cioè eseguito al limite consentito dalla legge, la 21a settimana di gestazione. La decisione sofferta della madre era giunta a seguito della diagnosi di anomalie cromosomiche nel feto riscontrate all’amniocentesi. La signora non se l’è sentita, a 39 anni, di mettere al mondo un figlio che poteva presentare problemi fisici e psichici. La diagnosi precisa era Sindrome di Klinefelter, un’alterazione genetica che fornisce ai maschi che ne sono affetti un cromosoma X in più, il quarantasettesimo. Al di là dell’aspetto eunucoide che dà ai soggetti che ne sono affetti, la sindrome, come la trisomia 21, predispone all’insorgenza di molte malattie: cardiache e leucemiche.

Il crociatone Ferrara, da perfetto Uomo Elefantino, ha dichiarato e scritto sul Foglio che si è trattato di eugenetica, di uccisione di un bambino malato e, per identificazione con l’aggredito, ha detto che anche lui è un essere umano e che si sente tanto eunuco. Per provarlo è pronto a pubblicare sul giornale della povera Veronica, dopo le famose teste mozzate dai perfidi islamici, la foto dei suoi testicoli. Ha anche rivelato di avere grandi tette ma su questo preferisco non esprimermi. C’è un limite a tutto.

Continuo a pensare che su cose tipo mestruazioni, gravidanze e aborti, gli uomini non siano in grado di capire fino in fondo di cosa si tratti e che quindi dovrebbero astenersi dal disquisirne, soprattutto quando credono di saperne più di noi. L’invidia dell’utero fa straparlare ma è già stato detto, mi pare Luttazzi, che se gli uomini restassero incinti l’aborto si potrebbe fare dal barbiere. E’ facile che in questo campo l’uomo predichi bene e razzoli mali.

La retorica del feto richiederebbe un briciolo di coerenza in più, l’ho già detto, beccandomi per altro della “benaltrista”.
Il mondo è pieno di bambini malati che soffrono e che vengono uccisi, per esempio dalla fame, a milioni, coperti di mosche, nell’indifferenza generale. Darfur? E che è? Una compagnia turistica?
Ci sono bambini malati, talmente deformi che non sai da che parte guardarli, in Iraq a causa dell’uranio impoverito sparso a tonnellate dai suggeritori di big Giuliano; bambini malati a Gaza che rischiano di morire quando qualcuno dall’altra parte del muro spegne l’interruttore dell’energia elettrica. Altri bambini che nel 2001 in Argentina, all’epoca delle grandi imprese del Fondo Monetario internazionale, morivano di denutrizione e stenti, divorati dai vermi da vivi.

Faccia una cosa, Giuliano. Si occupi di questi bambini che nati lo sono già e ci terrebbero ad arrivare, non dico alla maggiore età ma alla prima comunione. Non faccia come quelle vecchie signore che si sdilinquiscono per il bassotto inappetente che non gli mangia la soglioletta alla mugnaia e poi vorrebbero gasare gli zingari.
Lasci stare le donne che scelgono, benedettoiddio, di non vedere la propria vita e quella del figlio rovinata da malattie incurabili.
La lotta contro l’aborto, se lo lasci dire, è un’americanata come il contratto con gli italiani, scopiazzato da un documento analogo, il “contratto con l’America” scritto dai Repubblicani nel 1994. Se ogni tanto prendessimo anche le cose buone dagli Stati Uniti, oltre alle sparate dei nazisti dell’Illinois, non sarebbe male.

Ho il sospetto che, per fortuna, i cattolici di tutti i giorni siano meno fondamentalisti di quanto vogliano farci credere i crociati neocon, se perfino la Binetti ha stigmatizzato il blitz di Napoli.

Ho il sospetto, inoltre, che dietro al blitz di Napoli contro l’aborto, al di là delle moratorie elettoralistiche, vi sia il tentativo da parte del potere clericale di impedire la prossima approvazione (dovrebbe arrivare il 19 febbraio) della commercializzazione anche in Italia della RU486, il mifepristone, farmaco utilizzato per provocare l’aborto medico, in alcuni casi alternativo a quello chirugico. La coincidenza di date è impressionante.

Se ciò fosse vero, sarà ancora più interessante vedere chi la spunterà, se la Chiesa o BigPharma. Bello scontro di titani, comunque.

La RU486 è utilizzata in tutta Europa tranne Italia (se non finora a livello sperimentale in alcuni ospedali), Irlanda e Portogallo. Il suo utilizzo è limitato, secondo direttive approvate dall’Agenzia Europea per il farmaco, alle gravidanze tra la 6a e la 9a settimana al massimo, quando cioè l’embrione è lungo circa 2 cm e pesa un grammo.
Nell’immaginazione degli antiabortisti, questa pillola renderebbe l’aborto una passeggiata e quindi equivalente per la donna a ingoiare un TicTac.
Non è così. Il processo espulsivo richiede l’effetto sia del mifepristone, che inibisce il progesterone, sia l’utilizzo successivo delle prostaglandine che inducono le contrazioni uterine. Il dolore può richiedere l’assunzione di analgesici e il sanguinamento può essere importante e protrarsi per diversi giorni. Giusto per ricordare che l’aborto è sempre un trauma anche per il corpo della donna.
Rispetto all’aborto chirurgico, che può essere effettuato, secondo i dettami della legge 194, entro la 21a settimana per quanto riguarda l’aborto terapeutico, l’uso della RU486 dovrebbe ridurre i rischi relativi all’anestesia e all’invasività dell’intervento in sala operatoria.

Perchè opporsi ad un farmaco che rende l’aborto possibile più precocemente e diminuendo i rischi per la madre? Per puro principio, perchè la cultura che si vuole imporre è quella della sofferenza, della mamma martire che si lascia morire, dell’ “uccidi una donna, salverai un feto.” Sofferenza non liberamente scelta ma possibilmente imposta, in nome dell’ideologia religiosa. Le elezioni si avvicinano, facciamogli capire che, soprattutto noi donne, non ci stiamo.

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Rianimate


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Francamente mi sono rotta i coglioni che si metta ancora in discussione la legalizzazione dell’aborto e mi scuso se li romperò anche a voi riproponendo tutto il vecchio e trito armamentario del femminismo più classico, con i concetti che si pensava fossero stati ormai masticati ed assimilati dal delicato stomaco degli uomini del terzo millennio.
Evidentemente però così non è, siamo ancora costrette a ribadire il concetto e come si fa di solito con chi si dimostra di coccio, bisogna parlare il più chiaro possibile.

Per riassumere, qui non è in gioco solo l’aborto ma anche il controllo della fertilità e il diritto alla sessualità scissa dalla procreazione. Tre cose che ancora oggi, mi dispiace dirlo, agli uomini non va giù che vengano gestite dalle donne, per questo si agitano tanto. Eppure, che piaccia o no agli atei devoti e alle dame in cilicio, la decisione spetta solo alle donne, perché sono loro che ci mettono la carne viva.

Terrò l’aborto per ultimo perché è l’argomento di attualità e dirò la mia sulle moratorie e sulle smanie per la gravidanza di tanti neopaladini della Vita. Me li cucinerò per ultimi con mucho gusto.

Il controllo della fertilità. Per millenni alle donne non è stato concesso di decidere se e quando procreare. Ogni atto sessuale in età fertile poteva significare rimanere incinte.
Che si fosse portate per la maternità o no, che si fosse sposate o no, che si avessero già dieci figli o fosse il primo. Che si avesse semplicemente voglia di avere un figlio o no. Per gli uomini vedere le proprie mogli con la pancia enorme era il segno inequivocabile della loro virilità da mostrare con orgoglio alla comunità.
Le mogli sterili erano ripudiate e gettate nell’immondizia. Pensate a quanti esempi vi sono nella Bibbia, vero raccoglitore di ossessioni erettili maschili. Perché il segaiolo Onan è bistrattato? Perché osa gettare il seme a terra invece di usarlo per ingravidare qualche sfinzia.

Non importa se, gravidanza dopo gravidanza, le mogli sfiorivano e magari morivano. Fino a quando un brillante medico di Vienna, il dottor Semmelweiss, nel 1847 non ebbe l’idea di far lavare le mani a quegli zozzoni che aiutavano le partorienti, le donne morivano come mosche di febbre puerperale.
Allora erano le infezioni e le emorragie ad uccidere le donne ma ancora oggi le gravidanze possono slatentizzare forme tumorali e malattie autoimmuni. Un embrione che si impianta nell’utero scatena una vera e propria guerra immunitaria nel corpo della madre, soprattutto se è maschio. Su 100 ovuli fecondati solo 40 in percentuale arrivano a diventare embrioni. Da una cellula uovo fecondata può venir fuori un bambino, due bambini, un tumore o nulla. La natura prevede un grandissimo scarto, se ne fotte degli embrioni che non riusciranno a sopravvivere e che saranno abortiti spontaneamente.
Ci mettiamo a contare nel Libro Nero del Femminismo anche i miliardi di cellule uovo che sono state fritte e strapazzate per strada, mentre erano ancora dalle parti di Falloppio?

Da quando sono stati inventati i metodi di controllo delle nascite (perché anche gli uomini ad un certo punto si scocciano di avere sempre dei mocciosi tra le palle) le donne hanno scoperto come evitare di fare figli a ripetizione come le mitraglie e, magari, hanno anche riscoperto il gusto di volere dei figli, di desiderarli veramente.
Il fatto che i metodi anticoncezionali siano tanto invisi al Potere clericale e non solo, diciamo al Potere tout-court, dimostra che ciò che dà fastidio è proprio il fatto che a controllare la procreazione sia la donna.

Perché allora non una pillola per l’uomo e far gestire a lui la faccenda?
Figuratevi, sono disposti a rischiare l’infarto e a schiattare con l’uccello di fuori riempiendosi di Viagra, ma il pillolo no, sono decenni che se ne parla ma nessuno mai glielo farà prendere, a meno di tingerlo di blu e dir loro che glielo farà star dritto per un mese.
Senza contare che è troppo bello gestire una cosa come la gravidanza con una sboratina e basta. A lei madame le nausee, le emorroidi, le vene varicose, la depressione.
Si, lo so che ci sono uomini che hanno il travaglio assieme alle compagne, che soffrono assieme a loro. Ai tempi del dottor Charcot si sarebbe chiamata crisi isterica.

Non fraintendetemi, io non nego che l’uomo abbia un forte desiderio di paternità. Sono sicura che certi padri siano migliori di certe madri. Non ho dubbi che dover rinunciare ad un figlio sia un trauma anche per un uomo che quel figlio lo voleva.
Però ho qualche dubbio che un uomo possa mai capire veramente cosa significa sentirsi crescere qualcun’altro dentro. Ho come il sentore che se a partorire fossero i maschi la specie si sarebbe già estinta da un pezzo. Già i dolori mestruali li ucciderebbero.
Ci sono cose che solo le donne possono capire e altre che possono comprendere solo gli uomini. E’ il bello della diversità. Loro pensano di sapere cosa sia la gravidanza ma è come se noi donne pretendessimo di sapere come si gode a stuprare in dieci una vittima di guerra. Impossibile.

La sessualità scissa dalla procreazione. Per quanto tempo le donne hanno scopato con l’ansia di dover ricominciare di nuovo con una gravidanza? Sarà un caso ma da quando c’è la pillola si parla meno di frigidità. Guardate le pubblicità che vi arrivano per email e che dimostrano l’ossessione del maschio per la grandezza del pene. Dev’essere grosso perché LEI deve godere. Quindi è importante. Se servisse solo per la procreazione anche un cazzettino andrebbe bene. No, oggi è diventato fondamentale il piacere femminile. Molti uomini se ne fanno un vanto di essere scopatori che fanno urlare le donne in senso buono.
Chi è contro la contraccezione quindi, oltre a temere il controllo della fertilità da parte della donna ha paura del piacere femminile, del senso di libertà che può dare?

Pensiamo che vi sono realtà, in molti paesi africani, dove il piacere alle donne viene negato nel modo più orribile che si possa pensare, con l’escissione del clitoride. In alcuni casi la vagina viene addirittura chiusa con una rudimentale sutura e lasciato un piccolo foro per l’uscita del sangue mestruale. L’atto sessuale diventa una tortura e il parto un trauma ancora maggiore. Per non parlare del rischio di contrarre malattie, centuplicato dal fatto che l’atto sessuale provoca traumatismo e contatto di sangue e sperma. Chissà perché ci si meraviglia del fatto che l’AIDS sia così diffuso in Africa e perché non si punta il dito contro la mutilazione genitale femminile che è il principale motivo di contagio. Perché della salute fisica e mentale delle donne africane non gliene frega un cazzo a nessuno.
Vorrebbe il signor Ferrara che si preoccupa tanto dei milioni di innocenti che non possono scegliere, chiedere una moratoria per i milioni di clitoridi che vengono tagliati ogni anno in Africa?

L’aborto. Chiunque dica che si abortisce alla leggera come metodo anticoncezionale semplicemente non sa di che cazzo sta parlando. Sono soprattutto gli uomini che se ne escono con ‘sta stronzata.
Abortire, anche in ospedale, significa sottoporsi ad un intervento, non privo di rischi come tutte le manovre chirurgiche. Si può rischiare di morire di setticemia anche nel 2000. Non è raro, nell’attesa, essere trattate come delle merde e infastidite da difensori degli embrioni che ti riempiono di sensi di colpa fregandosene della tua salute mentale.

Prima della legge 194 si abortiva in casa o negli studi medici dei cucchiai d’oro, illustri specialisti che si facevano pagare bene per liberare le donne dal loro problema. I medici obiettori sono venuti fuori dopo.
Si abortiva da sole. L’uomo, se era proprio generoso, ti pagava il cucchiaio. Non potevi gridare se no potevano sentirti e finivi in galera. Per le donne ricche c’era il cucchiaio e qualche speranza di disinfezione. Per le donne povere il sapone da bucato e il clistere o il ferro da calza, in silenzio nella cucina della mammana. Volete vedere come funzionava? Guardate due film, “Un affare di donne” di Claude Chabrol e “Vera Drake” di Mike Leigh. Le immagini valgono più di tante parole.

Comunque avvenisse o avvenga tuttora, l’aborto resta un trauma. L’aborto segna la psiche della donna con un lacerante ed eterno senso di colpa. Il figlio di cui ti sei liberata, magari perché l’uomo se n’è lavato le mani o ti ha costretta a farlo perché lo sappiamo, o cazzo nun vo’ penzieri, è sempre il figlio che avresti amato di più. Questo per dire che l’aborto è una violenza anche per la donna e chi non lo capisce farebbe meglio a tornare a parlare di calcio, fighe e motori.
L’unico modo per liberarsi della piaga dell’aborto è rendere la procreazione pienamente responsabile, difendendo anche il diritto a non procreare se non ci si sente pronti o adatti per farlo.

Io non ce l’ho con la Vita, contesto il fatto che si dia per scontato che la maternità è sempre un dono. Non lo è perché la donna non è la vacca o la gatta, non è dotata di senso materno in automatico e per istinto. Ci sono donne che non vogliono figli e allora? Dovrebbero chiudersi in clausura e rinunciare al sesso?
Perché si continua ad opporsi ai metodi anticoncezionali che sono l’unico modo per non giungere alla pratica dell’aborto?
Perché siamo ancora una società sessista e sessuofobica legata al vecchio fatto biblico del patriarca che si scopa anche le serve per avere più figli possibile.

Coloro che parlano di sessualità generale non sono sessuologi o psicologi ma persone che hanno fatto voto di castità, come minimo, oppure che si martoriano le carni con strumenti medievali di tortura.
Chi parla di moralità è quello che pensa di cavarsela con una preghierina per aver abusato sessualmente di bambini. Coloro che parlano di difesa della Vita e si flagellano per difendere l’embrione sono quelli che difendono le guerre di religione e segretamente vorrebbero abortire gli islamici.
Se gli si chiede se sono disposti a difendere allo stesso tempo il diritto di uomini omosessuali e donne lesbiche ad avere figli rispondono no, perché loro vogliono gestire la procreazione come cazzo pare a loro. Perché si riempiono la bocca di cose che non conoscono ma dire che difendono la Vita fa così fico e li fa sentire più buoni anche se non è più Natale.
Anche i più moderati, quelli che sembrano difendere i diritti delle donne ad essere padrone del proprio corpo dicono che “il Paese non è pronto per un’altra lacerazione“. Mi chiedo cosa renderebbe pronto il Paese, il ritorno dall’oltretomba di Torquemada?

Difendono talmente la Vita questi filoembrionisti che non chiedono nemmeno la moratoria sulla guerra, per esempio, che di vite ne falcia a milioni. Non propongono una moratoria sulle armi convenzionali e non convenzionali, sulle mine antiuomo, sul Napalm-2 al fosforo bianco.
Non si preoccupano delle conseguenze delle nuove armi sulle popolazioni civili che colpiscono in nome delle loro maledette guerre di potere e non si vergognano di accompagnarsi ideologicamente e politicamente a personaggi che delle vite delle persone che hanno la sfortuna di passare sotto i loro B52 hanno la seguente opinione:

Lesley Stahl, giornalista, sulle sanzioni all’Iraq: “Abbiamo saputo che mezzo milione di bambini sono morti a seguito delle sanzioni. Voglio dire, sono più di quelli morti ad Hiroshima. Non pensa che il prezzo sia stato troppo alto? “
Il segretario di Stato Madeleine Albright: “Io penso che sia stata una scelta difficile, ma noi pensiamo che ne sia valsa la pena.” I think this is a very hard choice, but the price–we think the price is worth it. (Intervista a “60 Minutes”, 12 maggio 1996)

Vi propongo un link sui danni da uranio impoverito ma vi avverto, contiene immagini molto forti e non adatte a persone impressionabili di bambini nati con deformità gravissime in Iraq negli ultimi decenni. Se non ve la sentite non le guardate ma se lo farete chiedetevi se non è leggermente osceno cantare la litania dei milioni di embrioni innocenti e ignorare volontariamente la tragedia di questi innocenti.
(Qui il link, a vostra discrezione).

L’immagine che illustra questo articolo è tratta dal mio vecchio libro di biologia e mostra come gli embrioni di molte specie siano straordinariamente simili nel primo stadio di sviluppo.


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