You are currently browsing the category archive for the ‘giustizia’ category.

Ma avete visto bene la faccia di quest’uomo? Siamo governati da un mostro.
C’è qualcosa che lega i deliri oncologici antigiudici dell’illegale rappresentante agli applausi svergognati dei compagni di merende di Confindustria all’assassino seriale  di operai della Thyssen-Krupp, per giungere all’ex cavaliere Callisto Tanzi, degradato per indegnità, che non si capacita di come uno che ha truffato e rovinato economicamente 23.000 investitori possa trovarsi in galera.
Il filo rosso è l’idea che il ricco debba godere di una speciale impunità, di una sorta di esenzione dal peccato originale che lo renda immune da ogni rivalsa giudiziaria sui propri crimini. Nessuna pena è mai troppo lieve per chi si sente economicamente superiore agli altri, per chi si sente un sacerdote del Dio Denaro, dalla persona sacra ed inviolabile.
Questa idea di pretesa di impunità è insita in ogni ricco e ad ogni latitudine ma, a seconda del paese dove il crimine economico o penale viene commesso, esistono importanti differenze di tipo culturale e giuridico. Ci sono paesi come gli Stati Uniti, dove qualche traccia di etica protestante del capitalismo ancora rimane, che ad un  Madoff che ha truffato per 65 miliardi di dollari, anche se lui piange e si dispera, vengono comminati 150 anni di carcere e praticamente uscirà di galera solo con  i piedi in avanti senza che nessuno tiri in ballo le metastasi e i giudici di sinistra che puzzano. Tantomeno il capo dello Stato.
Da noi, nel bel paese che ha creduto al piazzista di Arcore per quindici anni e che lo ha eletto proprio perché era uno che aveva fatto i soldi con l’inganno e l’opportunismo, non certo per i suoi successi, visto che nonostante tutto rischiava di finire in galera se non fosse sceso in politica, l’idea di impunità per i ricchi sta cercando di diventare articolo costituzionale, legge dello Stato, quasi verità biblica.
E’ il retaggio medioevale di quando i signori e signorotti godevano di una sostanziale licenza di peccare, uccidere e opprimere tutto il resto della popolazione, incluso il diritto allo ius primae noctis, che si è trascinato nei secoli fino a noi e che ci costringe a rimanere un paese profondamente arretrato ed antimoderno.
L’impunità medioevale del ricco che si lega con il rampantismo del moderno capitalismo sociopatico della finanza che tutto arraffa in nome del profitto allo stato puro e con il modo di produzione ultra-asiatico fondato sullo schiavismo crea un mix devastante che, nonostante tutti i buoni propositi di facciata, compreso il fatto di chiamare “riforme” lo sfruttamento, fa bagnare i perizoma alle Confindustriali. 
E’ un tipo di capitalismo all’ultimo stadio, metastatico appunto, perché alla fine divorerà sè stesso, che può avere solo la faccia chirurgicamente modificata e dal colorito giallo da salma truccata male dell’ormai mostruoso Dorian Gray del Consiglio.
Annunci

“I pm sono un cancro e la Boccassini è una metastasi”.
(B. e Daniela Santanché)

Comunque se parlano di metastasi può solo voler dire che si sentono spacciati.

Finalmente in Parlamento il dispositivo più efficace contro le procure. Rapido ed infallibile. Elimina perfino l’assenteismo dei ministri.
Il prezzo varia. Dipende dalle pretese del deputato. Il modello base vale un posto fisso o una carica. Anche una ricarica va bene.

(Manuale Cencelli)

Il collegio di difesa del Silvio ha depositato in tribunale a Milano la lista dei testimoni convocati per il processo Ruby. Più che testimoni a discarico sembra la discarica dei testimoni.
A leggerne i nomi viene da (sor)ridere. Ce ne fosse uno, anzi mezzo, che non sia legato a Silvio Berlusconi da un qualche tipo di contratto e che non debba in qualche modo essergli grato per le proprie fortune. Aggiungerei anche: ce ne fosse uno sul quale potremmo giurare con mano sul braciere ardente che non si trovi sotto qualche tipo di ricatto, materiale o morale. 
Anche la stessa Ruby, che sembra sempre più appartenere alla famiglia dei Pinocchi, dopo che ha ricevuto se non cinque milioni di euro comunque una bella sommetta, cosa vuoi che dica? Che la faceva vestire con il grembiulino da asilo e giocavano a “dolce Remì, metti la mano qui”?
Tutti i ministri convocati in lista si possono ascrivere alla categoria dei miracolati dal tocco dell’Unto, a cominciare da Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna. Sicuramente fedele la prima, più derapante la seconda, indecisa se darla a Mezzaroma (o mezza Roma?) o se preferire il Bocchino traditore. Sulle due Marie pende comunque da anni la spada di Damocle delle famose intercettazioni, quindi c’è da credere che avvaloreranno sicuramente la tesi delle cene eleganti con la fidanzatina che fa la calzetta sul divano mentre Silvio guarda “Baarìa” in lingua originale con il pile e lo scaldino sulle ginocchia e con Dell’Utri che gli sussurra la traduzione simultanea in un orecchio. 
Altro giro, altri ministri. Franco Frattini, ovvero “ricordati che da giovane eri comunista ed io ti ho guarito, come Bondi“.
Giancarlo Galan, ex dirigente di Pubblitalia, appena sfornato ministro, caldo caldo, come un bombolone alle cinque di mattina, ha preso il posto proprio di Bondi. Un braccio rubato all’agricoltura per spedirlo ai Beni Culturali. 
Scendendo di livello troviamo altri nomi interessanti. Paolo Bonaiuti, che mangia solo se ne ha il permesso da Berlusconi in persona; Valentino Valentini, altro ex Pubblitalia, l’uomo di fiducia del nanocurie per gli affari in Russia con l’amico Putin ( gli americani sospettano trattarsi di affari più personali che istituzionali) e Maria Rosaria Rossi. Una che, frequentando così spesso i bunga bunga, credo proprio sia la fidanzatina in persona, in tette ed ossa.
Mariano Apicella è un po’ il Lazzaro della situazione, un caso umano assai triste. Un cantante che canta e suona nelle feste private eleganti del nano e non sa, ahimè, di essere già trapassato. Pare che se riuscirà a vendere 10 CD, potrà finalmente cessare di vagare tra Arcore e Villa Certosa e riposare in pace. 
La convocazione di Belen è un trucco. Sul più bello sono sicura che le salterà fuori Fabrizio Corona dal wonderbra e allora ci divertiremo. 
Aida Yespica, il giornalista Carlo Rossella e Barbara D’Urso sembrano più che altro dei tappabuchi in mancanza di nomi più importanti. Sono tutti comunque legati a doppia mandata a Silvio.

Mi meraviglia piuttosto una clamorosa dimenticanza. E il direttore di “CHI”?? A meno che ad Alfonso non sia stata riservata la parte della fata non invitata, che piomba in piena udienza e pietrifica la Boccassini con un incantesimo.
Il vero coup de théâtre però è la convocazione di Elisabetta Canalis e George Clooney. Voglio proprio vedere se un divo americano avrà il coraggio di andare in tribunale a recitare la parte del difensore di Silvio. Più che Clooney ci sarebbe voluto almeno un De Niro. Se riesce ad essere credibile, questa volta l’Oscar non glielo toglie nessuno.
Certo, ad essere perfidi e pensando alla Macchina del Fango con il motore sempre acceso, si potrebbe pensare che alla coppia più farlocca del mondo puoi far dire ciò che vuoi, perfino in tribunale. Io dico che è meglio essere gay che far finta di guardare le belle ragazze.
Insomma, se questi sono i nomi, se questo è il massimo che sono riusciti a trovare: miracolati, ricattabili su più fronti, dipendenti, uscieri, fantesche e giardinieri, questo è il primo caso al mondo in cui perfino la testimonianza della moglie, di solito non ammessa in tribunale per ovvi motivi di evidente imparzialità, sembrerebbe più attendibile di queste. 
Io, fossi la Boccassini, a questo punto farei saltare tutte le regole (tanto loro se ne fregano abitualmente, delle regole) e citerei proprio Veronica. 
Chiunque altro, leggendo su tutti i giornali del globo terracqueo*  i verbali di Ruby, con la storia del “dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”, dalla vergogna e per carità di patria, sarebbe sprofondato a trivella fino a scoprire finalmente un ricco giacimento di petrolio in Val Padana.
Lui no, perché non teme nulla, nemmeno la reazione di Mubarak. Anzi, se non stiamo attenti, potrebbe pure buttarla in barzelletta: “Dunque, c’era un rais in coma….”.

* Nel Parlamento cileno stanno discutendo se sia opportuno che il loro presidente, in visita prossimamente in Italia, si faccia fotografare accanto a C.F. (Silvio Berlusconi).

Appuntamento per Silvio. Mercoledì 6 Aprile 2011, Milano, Palazzo di Giustizia. Tu e tre donne, come ti piace tanto. Ah, vestito da caimano e senza niente sotto, mi raccomando.
Che vi piaccia o no, questa è l’immagine dell’Italia di oggi.
I giornali stranieri stanno raccontando con un misto di commiserazione e raccapriccio il puttanaio berlusconiano. “L’Italia si merita di meglio”, scrive oggi il Financial Times. 
Meno male, se pensano che il paese della mafia, dei ladri mangiaspaghetti, dei mammoni piagnoni con i capelli unti e il mandolino sia ancora degno di essere salvato, forse non tutto per noi è perduto.
Occorrerebbe, certo, da parte di questo popolo di sciagurati, un soprassalto di dignità, un atto che dimostrasse la volontà di liberarsi di questa montagna di vergogna che rischia di sommergerci tutti, onesti e disonesti, mescolandoci tutti in una melma putrida e indifferenziata.
A volte i popoli, anche quelli più democratici, perdono la testa e discendono in un abisso di abiezione collettiva perché decidono di abbandonarsi alla fascinazione di governanti indegni. 
Anche se non ci siamo macchiati di crimini contro l’umanità, e i deboli e malati non li gasiamo ma ci accontentiamo di esporli sadicamente al pubblico ludibrio in televisione, purtuttavia la nostra situazione è paragonabile a quella della Germania nazista, quando saltarono tutti i freni inibitori e l’illecito, l’inimmaginabile, divennero improvvisamente legge e prassi accettata.
Il razzismo contro il diverso, i libri da bruciare, e il brivido che provoca nei più sfegatati berlusconidi il considerare i magistrati un cancro nazionale, solo per compiacere il satrapo sui tacchi che idolatrano, perchè  permette loro di essere immorali e disonesti e di rivendicarlo pure con orgoglio, in un osceno ribaltamento dei ruoli tra guardie e ladri, tra bene e male, sono segnali inquietanti che dovrebbero farci riflettere.
Forse però a tutto c’è un limite. Leggevo i commenti dei lettori agli editoriali dei direttori de “il Giornale” e “Libero” sul caso Ruby e ho notato una cosa forse incoraggiante. 
Mentre su “il Giornale”, come avevo fatto notare l’altro giorno, nel pezzo dove raccoglievo alcune perle di pensiero debole papiminkia, permane uno zoccolo duro di berlusconidi sordociechi alle malefatte del nostro che sarebbe disposto, come nel finale de “Il Caimano”, ad assaltare il Palazzo di Giustizia per salvare il proprio idolo, su “Libero” vi sono lettori (più di quanti si potevano immaginare fino a qualche giorno fa) che manifestano disagio, se non proprio indignazione, verso i tentativi dei giornalisti immagine di difendere l’operato di un vecchio vizioso che è indagato per aver avuto rapporti con una minorenne e che, per nostra disgrazia, è il capo del governo.
Perché la questione più grave da dirimere nel caso Ruby, ricordiamolo, non è tanto il pagamento in denaro ma il rapporto o il coinvolgimento in un rapporto con altri, non importa se mimato o agito, di una minore. Scafata, disinibita, e magari abile ricattatrice quando si vuole, ma minore. Per la legge dei paesi civili, avere rapporti sessuali con un minore, anche gratis, è un reato perché si presume che il minore non sia completamente libero di accettare o rifiutare il rapporto. E per un reato che coinvolge un minore vige l’obbligatorietà dell’azione penale. Avuta la notitia criminis, la magistratura non può che indagare.
Orbene, su “Libero” stanno comparendo i primi dissensi, i primi “adesso dovrebbe farsi da parte”, “dovrebbe farsi processare”, “è una vergogna”, ecc. Addirittura pare che un sondaggio nei giorni scorsi che chiedeva ai lettori se Berlusconi, dopo la parziale bocciatura dello scudo, doveva accettare di farsi giudicare in un tribunale, aveva raccolto un sorprendente 70% di “si, deve farsi giudicare in tribunale”. L’imbarazzante sondaggio è stato poi  rimosso dall’edizione online della testata.
Un soprassalto di dignità da parte di un popolo che ha figlie e nipoti e comincia forse a mal digerire i virtuosismi difensivi di avvocati come Pecorella? Proprio un lettore del “Giornale” si chiedeva se non fosse il caso, implicitamente per salvare Silvio, di abbassare l’asticella della maggiore età ed io avevo satireggiato:

La soluzione per chi si scopa le minorenni? Abbassare la maggiore età delle stesse. Rendere la legge malleabile come il pongo, da plasmare a piacere a seconda delle esigenze del sovrano.

Se dichiariamo i neonati maggiorenni appena li si va a registrare all’anagrafe sconfiggeremo pure la piaga della pedofilia.”

Non passano tre giorni e l’avvocato Pecorella se ne esce con il concetto che Ruby in fondo era una “quasi maggiorenne” (e Berlusconi, qualunquemente, quasi pedofilo, n.d.a.), concetto tanto simile a quello che considera le vittime di stupro delle adescatrici colpevoli di bassi istinti maschili e, per giustificare il Berlusconi, propone di modificare la legge, abbassando il limite della maggiore età. Non è una bufala, è sul sito del governo.
Si, occorrerebbe un soprassalto di dignità, in questo paese. Da parte delle donne, ad esempio, che non si ribellano ad immagini come quella che ho messo all’inizio. Che si sono vendute l’anima in cambio di 5000 puntate di Beautiful mandando in vacca decenni di conquiste femminili. Che stanno rinunciando al privilegio di essere più considerate e rispettate delle donne dei talebani per ritornare ad essere ridotte ad orifizio, a quarto anatomico.
“Noemi è la pupilla, io sono il culo”, dice Ruby al telefono con un amico. Disposte a tutto per denaro. Per bisogno, certo, ma anche perché l’unico valore riconosciuto è il denaro, l’abito firmato, il possesso di oggetti fino a farsene sommergere. Una società malata che ha ricevuto troppi consigli per gli acquisti e una moltitudine di giovani che non si accorge di essere ormai ridotta come gli schiavi torturati dai fascisti pervertiti di “Salò”, il fin troppo profetico film di Pier Paolo Pasolini.
Il profeta Pasolini – “Salò o le 120 giornate di Sodoma”
Ci vorrebbe un soprassalto di dignità anche da parte degli uomini, che non possono accettare di essere rappresentati da coloro che invidiano Silvio e la sua presunta ipersessualità, che lo ammirano per la capacità di sottomettere tante giovincelle sempre più giovani ai propri voleri, anche i più turpi. Che, forgiati a sua immagine e rassomiglianza grazie alla “Cura Colpo Grosso”, la scuola di specializzazione televisiva in scopofilia passiva, sono ormai addestrati a salivare solo in presenza della donna che non ha superato i venticinque anni, che porta la quinta di poppe ed ha il culo a mandolino e che, ovviamente, disprezzano e considerano indegne della loro triste concupiscenza tutto il resto del mondo femminile.
In un Italia in cui il silenzio del Vaticano di fronte a questi sordidi avvenimenti spacca i timpani e i preti perbene giustamente si indignano; in un paese impazzito che vuole sparare alle guardie per far fuggire i ladri, in questo paese coperto di fango, non ci vuole altro. Altro che un soprassalto di dignità. Il più presto possibile.
Ecco, è finito anche il primo giorno del nuovo anno, quello dedicato alla superstizione più hard. Quello che dà la stura, oltre allo spumante, a tutte le teorie più allucinanti sulla numerologia, alla scaramanzia a rutto libero e al rituale dell’augurio che, parliamoci chiaro, non sappiamo più se sia meglio scambiarci o no. Visto che gli auguri li hai e te li hanno fatti e l’ultimo anno è stato color marrone sfatto, che porti più fortuna a tutti tacere e non svegliare i demoni che dormono? 
Ma si, facciamo finta che sia stato un giorno come un altro. Che ne so, come il passaggio dal 31 marzo al 1° aprile, senza quella convinzione assurda che, da un giorno all’altro, debba cambiare tutto solo perché è cambiato il numeretto finale della data. Tipo che vai a dormire il 31 e il 1° ti risvegli nel castello delle fiabe, più giovane, più magra e circondata come una diva da boys strafighi adoranti, con le lenticchie che si sono trasformate in lingotti d’oro e senza più un cruccio nella vita.

Il 1° gennaio 2011 è stato un giorno come un altro. Lo dimostra il fatto che a Napoli c’è ancora la spazzatura. Il presidente scopatore (nel senso di monnezzaro) aveva detto che avrebbe ripulito Napoli per Capodanno. Invece ha pulito solo il salotto buono, per non far incazzare la padrona, tanto con il padrone sa come farsi perdonare, e la monnezza l’ha sparsa per tutto il resto della casa nascondendola qua e là.  Questa servetta nana  non è buona nemmeno come donna delle pulizie e l’hanno messa a capo del governo.
A proposito di presidenti. Mi ero illusa di aver schivato la fiera delle banalità a reti unificate ma non c’è stato verso. Replica a tradimento, questa mattina, su Radio Radicale. E allora ascoltiamolo questo paladino dei giovani. Questo anziano disposto a far spazio a forze fresche e nuove. Basta solo un piccolo sforzo per mantenere il sensorio vigile e forse l’alto messaggio del Capo dello Stato ti farà reagire come hanno reagito i giornali. Un plauso generale neanche avesse parlato Zarathustra in persona. Come se tanti di noi non ricordassero ancora assai bene e con rimpianto i messaggi di fine d’anno di Sandro Pertini.
Napolitano non ha detto nulla e non si può nemmeno dire che l’abbia detto bene. Non è mica un Berlusconi incantatore di papiminkia, ammettiamolo. 
Ha parlato dei giovani! Capirai. Usare la formuletta magica “bisogna fare, bisogna dare” significa solo rilanciare la palla nel campo avversario. Il grande Ciotti avrebbe commentato: “Napolitano abbranca in presa e si accinge al rinvio”.
Lui parla ad ipotetici interlocutori, a presunti risolutori dei problemi dei giovani che non si sa dove siano. Cioè, lo sappiamo dove sono e lo sa pure lui.  Se sono quelli al potere si tratta di vecchiacci abbarbicati alla poltrona e preoccupati più dei loro vetusti piselli inanimati che delle esigenze dell’Italia. Questo è il paese dove ai giovani non si dà spazio perché tanto “hanno tutta la vita davanti e avranno tempo”. Con gente che non si decide a crepare non è facile. 
E’ il paese dove non si dà da reggere il timone ad un giovane perché “non ha ancora fatto esperienza”. Come se l’esperienza non cominciasse proprio nel momento in cui un giovane viene responsabilizzato dal coraggio di chi gli affida le sorti della nave.
Per carità, il migliorista è il presidente ideale per il peggiorismo berlusconiano. Lo definirei un megliopeggiorista. Non sporca, non fa rumore e firma tutto quello che gli portano. Del resto lo dice pure lui e ci ha tenuto a farlo sapere anche a Capodanno: “Criticare il governo non è nelle prerogative del Capo dello Stato.”  Nemmeno quando il governo gli porta delle vaccate da avallare.
Vedrete se l’11/1/11 (numerologi, buoni a cuccia!) la Corte Costituzionale concederà il legittimo impedimento e l’Angelino che studia da delfino del caimano ci riproverà con un Alfano Reloaded come si agiterà il megliopeggiorista in difesa della Costituzione. Firmerà, firmerà. Firmerà perché bisogna sempre dare fiducia ad un giovane premier di settantatre anni.
A proposito di salvacondotti. Il governo che, per salvare dai processi un tizio, il famoso giovane scapestrato di settantatre anni, è disposto a mettere a soqquadro la Costituzione, a stravolgere le leggi penali, a mandare in vacca migliaia di processi e lasciare di conseguenza migliaia di potenziali colpevoli impuniti, sta minacciando di spezzare le reni al Brasile perché non gli restituisce un condannato. Come dire, fare i giustizialisti con i tribunali degli altri. Qualcuno pensa che abbiamo la giusta credibilità per dare lezioni di diritto in giro per il mondo?
“La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori.”
(Fedele Confalonieri, 25 giugno 2000)

Come dice Travaglio, non è curioso che dei milanesi purosangue si preoccupino tanto di essere accusati di terronica mafiosità? E il celebrity-leso di Varese che lo appellava “mafioso” quando erano ancora solo fidanzati, prima di sposarlo per interesse?

Nonostante il duo Ghedangelino non sappia più che cosa astrologare per renderlo inattaccabile dai giudici e dalle tarme, per renderlo invincibile e immortale, imperatore delle galassie e Signore dei Buchi Neri, magari dichiarando l’intero Codice Penale nullo, sarà difficile che riesca a sfasciare completamente l’Italia, trascinandola con sé all’inferno, annullando migliaia di processi solo per salvare il proprio deretano e fregandosene degli italiani che attendono giustizia (Parmalat, Clinica dei trapianti fasulli e via sentenziando). Napolitano sta passando un periodo di sensorio straordinariamente lucido e i nemici sono sempre più numerosi, interni ed esterni. Se sollevasse un momento la bocca dal fiero pasto di gnocca, se ne renderebbe conto. Gheddafi è venuto a Roma a disegnargli dei pupazzetti sulla maglietta ma lui crede di aver fatto un altro grande colpo da statista.

Poareto. Lui vorrebbe andare alle elezioni per promettere ancora miracoli di ‘sta minchia a quei boccaloni che gli credono ma le fischiate a Letta (Aquila e Venezia, già sono due) e a Dell’Utri non promettono niente di buono.
Pare che voglia andare in televisione a spiegare per l’ennesima volta la sua odissea giudiziaria ma sarebbe comunque una replica e la gente la confonderebbe con la rubrichetta di residuati televisivi inesplosi del dopo TG1 “Dadada”. Già ora come lo vedono cambiano su National Geographic Channel, figuriamoci a vederselo balbettare pietà con il fondotinta che cola e l’occhio che tenta disperatamente di restare aperto. I perdenti non piacciono agli italiani. Sembra che addirittura stiano cominiciando ad apprezzare le notizie, su un telegiornale gliene dà. “Che è sta roba? Notizia? Che è? Uhm, sai che non è male? Dammene ancora”.

Si dice che abbia una paura fottuta di finire in galera. Beh, più che la gattabuia, che alla sua età non gli toccherebbe perchè, nonostante la bitumatura fronto-parietale, è un vecchio, gli roderebbe molto di più l’ammissione del suo fallimento. E’ questo che non riesce ad accettare. Per questo si sbatte tanto.
Il ponte evocato da Fidel fa capire che, senza le gabole e gli aiuti dei politici più spregiudicati, per non dire di peggio, le sue aziende sarebbero fallite. E se è così un bravo imprenditore, com’è che stava per far fallire la propria impresa? Se la sua stella politica dovesse tramontare, forse le sue aziende una bottarella in Borsa in negativo la rimedierebbero.
Quindi, cari italiani, se uno non è capace nemmeno di tenere a galla la propria roba nonostante salvagente lanciati da ogni parte, e lui ne ha avuto più di ogni altro imprenditore al mondo, come volete che vi risolva i problemi? Quanto tempo vi occorre ancora – due, tre secoli, per capire che vi siete sbagliati, che vi siete fatti prendere per il bip da uno che non ha mai combinato nulla nella vita? Ah no, scusate, il Milan ha vinto più di ogni altra squadra al mondo. (Non è vero nemmeno questo ma lasciamo perdere).

Se non riuscirà a sgamare i processi e quelle famose bombe atomiche che dovrebbero arrivare, a sentire Gianfranco, non escludo di vedermelo andare in giro per l’Italia a bordo di una Papimobile lanciando briosche. Lo avete capito vero che è ormai un uomo disperato?

La frase di Confalonieri andrebbe stampata sui muri, come i motti di Benito negli anni trenta, quelli della serie “E’ l’aratro che traccia il solco, ecc.” una volta che il Berlusconismo sarà debellato. Tra tre anni come il cancro. O forse prima.

E’ tutto concatenato. La legge bavaglio, ovvero l’imposizione per legge del silenzio sulla conoscenza e l’informazione e l’elogio dell’omertà; il delirio sull’immortalità (con Don Verzé che urla “si… può… fareee!”) e la pretesa dell’intoccabilità assoluta. Tutto al più presto possibile, tanto non ci sono altri che degli incapaci da circonvenire con qualche doppia porzione abbondante di lenticchie federaliste e qualche poltrona d’oro per la progenie somara. La peste manzoniana v.2 sarebbe ancora troppo poco per questi venduti.
E se non abbiamo ancora capito chi sono Loro veramente ci seminano le prove e gli indizi sotto al naso, tanto siamo bambini di sette anni, disse iddu. Per provare. Per provare, per provare la loro insospettabilità.

Ormai dalle facce di settentrionali ghepensimì e meridionali intellettuali la buccia sta cadendo a brandelli per mostrare, come i Visitors dei telefilm di quando eravamo ragazzini, la sottostante pelle della piovra. Ci ridono in faccia: “Guarda, guarda cosa siamo veramente, guarda la pelle viscida” ma noi siamo ancora distratti dalla figura di merda rimediata dai miliardari pallonari.
Vogliono vedere se qualcuno avrà il coraggio di toccarli. E’ una sfida, una gara estrema di onnipotenza, uno schiaffo andato a dare, con il saltino, direttamente in faccia a Dio, un Dio che si sta pericolosamente invecchiando, visto che non li fulmina all’istante. Un Dio rammollito, una specie di Mickey Rourke rintronato ed imbolsito lontano millenni da quello di Ezechiele che scatenava sui malvagi il suo furiosissimo sdegno. Un Dio che si sbaglia e ci toglie i giovani, lasciando vivere e ciulare i vecchi maiali.

Il bavaglio urge perchè si comincia a percepire una certa insofferenza tra gli italiani che hanno sciaguratamente votato il nano truccato. La si può sentire, per esempio, ascoltando i discorsi dei bottegai al mercato, una delle zoccole dure dell’elettorato berlusconiano. Stamattina si lamentavano ad alta voce che uno pur condannato per mafia non avrebbe fatto un giorno di galera. Mi pare perfino di aver udito un “è una vergogna”. Tutta gente che ha l’abbonamento di Sky, immagino, perchè dal TG1 non l’ha di certo saputo.
Chissà se in qualche angolino recondito del portaneuroni di costoro c’è spazio per un ravvedimento oneroso, per un “Cazzo, ma io non avrò mica votato dei mafiosi?”
Prima che il papiminkia si svegli dal coma e il bottegaio giuri di non votarli mai più è necessario imbavagliare la stampa, quella rimasta a fare il suo lavoro e dovere di informare, dopo aver asservito le televisioni ed averle fatte diventare dei luoghi di fantasia dove le condanne diventano assoluzioni. Perchè gli elettori non vengano a sapere troppo e continuino a credere che ci sia un governo capace di governare.

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere e tanti processi che potrebbero riaprirsi. Ecco la fretta di dichiarare l’intoccabilità retroattiva del ghepensimì.
Pisanu, che ama giocare ultimamente nel ruolo del fluidificante, nel senso che dice e non dice, ondivaga, mastica e sputa e ogni tanto butta là con nonchalance la stoccatina, dice che “Ci fu una trattativa”, intendendo tra Mafia e Istituzioni. Non dice però tanticchia di più. Dice che non fu lo Stato a trattare ma poi si sa chi risultò vincente dopo la trattativa, e allora? Quale nuora , tra le tante, dovrebbe intendere?

Nel corso della lunga e complessa operazione di demolizione controllata dello Stato italiano, la cosca governativa siculo-brianzola capitanata dal padrino tascabile con la faccia da varano incazzato impiastricciato di fondotinta, piazza, per bocca del cumpari palermitano, un’altra bella carica, una bomba affettuosa, diciamo, sotto al concetto di eroismo.

Aggiornatevi, voi che siete rimasti al carabinierino Salvo D’Acquisto che porge il petto al fuoco del nemico in vece dei civili rastrellati per rappresaglia, oppure ai giudici martiri Falcone e Borsellino che hanno offerto la vita saltando su seicento chili di esplosivo in difesa dell’onore di una nazione minacciata dall’avanzare del cancro del malaffare criminale e mafioso.
Il nuovo eroe, non importa se mafioso conclamato, assassino e trafficante di droga, è, come nella tradizione dell’epica della mala, chi non parla, chi non ha fatto i nomi. Iu ninti sacciu e ninti taliai.
E quali nomi non fece? Quelli eccellenti, quelli dei politici, degli innominabili. Di coloro che alla fine saranno pure innocenti ma sembrano così tanto colpevoli. Di quelli che hanno stampato in fronte il “prova a prendermi”.

Lo stalliere muto diventa un eroe, l’eroe personale, l’eroe ad personam del senatore condannato in tribunale ed assolto dai servi mediatici. Quello che sta cominciando a far incazzare il papiminkia modello base.
E’ il suo eroe ma non il nostro, credo di poter parlare per tutti coloro che hanno avuto il conato di vomito a sentire l’elogio dell’omertoso. C’è una differenza incolmabile tra noi e questi governanti e lo rivendichiamo e rivendicheremo sempre con orgoglio.
Non riusciranno mai a farci considerare eroi dei delinquenti.

Flickr Photos

Blog Stats

  • 85,330 hits

Categorie