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Ovvero, una settimana senza Silvio.
Il ministro più alto che modesto, quello che non faceva rima con fatto ma con …, vogliamo ricordarlo così:
“Sono professore come Monti, amo questo Paese e sono una persona seria. Il premier è uomo capacissimo e di prestigio e sarà al di sopra delle parti. Ma voglio che dica bravo Brunetta, brava Gelmini, viva la legge di stabilità. Il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia e io da Monti mi aspetto un’operazione verità.” (Renato Brunetta, EX ministro, novembre 2011.)
Scenda l’oblìo.
Con Matteo e Giorgio in versione slash, come Harry e Draco nei manga yaoi.
Quanti processi ha in corso Mario Monti? Nessuno. Quanto tempo si perderà in Parlamento, mentre la paziente Italia si aggrava, per cercare di far evitare al Premier i processi e la galera? Nemmeno un minuto. Questo è già un motivo per rallegrarsi del cambio di governo, anche se i troppo depressi italiani, dolenti per la dipartita del nanerottolo bunga bunga, non riescono a consolarsene in alcun modo.

§ Intermezzo §  – I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“OSCENO mettere un banchiere ministro dello sviluppo!!! Conflitto di interessi mostruoso! Silvio guarda cosa fanno questi!!!! Ritorna tu a governarci con braccio mite e giusto! Tu sei l’eletto del popolo non questa gente di bassa lega e moralità discutibile! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio!”

Tra lauree, attestati, master, onorificenze, medaglie, coccarde e premi, dieci piani di curricula e dottorati, il nuovo esecutivo sembra la società dei capoccioni, il governo dei Secchioni. Senza Pupe, ovviamente.
Nel governo Monti, il più borghese degli ultimi 150 anni ed anche il meno italiano, non potevano che esserci manager, banchieri, professoroni coi controcazzi accademici, avvocati femmina, perfino un ammiraglio. Che, per questo Titanic in procinto di affondare, è una scelta quasi scontata ed un poco ironica. Non capisco lo sconcerto per “l’ammiraglio della NATO!” al governo. Noi siamo nella NATO, volenti o nolenti. I padani non so. Si trovi un DeGaulle in grado di farcene uscire, magari.
§ Intermezzo §  – I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“E cominciata la stagione dei ricchioni dei deputati trans, dei viados delle lesbiche e dei salami e mortadelle varie.BUON APPETITO”.

Si piagnucolava nei giorni scorsi che non vi sarebbero stati rappresentati né i ggiovani né le donne. Le donne ci sono, solo tre ma in ministeri importanti come Interni, Giustizia e Welfare. Sembrano belle toste, con carriere da estiqazzi, un piglio da valkiria “Hojotoho, Hojotoho, Heiaha!” e un look finto dimesso da tempi di crisi perfetto per le circostanze. 
Non sono certo le bamboline che fanno si, si, si, del B.  Quelle si mettevano bocconi ad uno schioccar di frusta del boss. Queste Bocconiane al titanio con la mutanda contenitiva in latex invece, secondo me, menano pure di brutto e dalla parte del manico.  
Il ministro più giovane ha 56 anni ma l’Italia, non dimentichiamolo, è il paese del vecchio che dice al giovane: “Per ora non aver fretta, avrai tempo di farti le tue esperienze”. In fondo prevalgono i cinquanta-sessantenni, accontentiamoci.

§ Intermezzo §  – I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“Non ce n’è uno/a bello…non può essere un governo vincente!” 

Poi, è chiaro ed è inutile illudersi. (re minore) Questo governo di pezzi da novanta della Classe Dirigente Ultraborghese Nordista Milionaria non  farà diventare improvvisamente tutti i ricchi come quello del Vangelo, disposto a togliersi il mantello e il pane di bocca per darli ai poveri. I ricchi non diventano di botto meno egoisti, se c’è la crisi. Non cessano di vedere il mondo diviso in classi superiori ed inferiori. Temo che quello che ci concederanno sarà percepito da loro, sotto sotto, come beneficenza, come gli atti di volontariato della sciura Elsa. E che, ragionando con il loro portafoglio e il gulliver della zia ricca, riterranno che, mentre loro guadagnano milioni, noi dovremo accontentarci del nostro migliaio scarso al mese, che per noi è già tanto e deve bastarci. Spero di sbagliarmi e che invece si siano accorti, con un semplice calcolo dell’entità delle forze in campo, che i poveri sono milioni di milioni e che, se aumenta la gravità della crisi ed il loro numero, occorrerà tenerseli buoni o costruire fortezze inespugnabili dove rifugiarsi mentre noi ci pappiamo tutto.

Altro punto critico, che spicca non solo per l’altezza del personaggio.  Passera è un po’ come quei pastiglioni di antibiotico ruvidissimi che ti si piazzano di traverso in gola e cerchi di mandar giù disperatamente senza strozzartici. Solo il fatto che abbia avuto a che fare con Poste Italiane e Infostrada mi innervosisce.
Poi ho capito (fa maggiore) che era una terapia necessaria e che era servito per convincere B. a lasciare. Devono avergli detto: “Non ti preoccupare, Silvio, nel prossimo governo ci sarà passera”. Questi banchieri!
A proposito, a parte che il nuovo ministro designato è un altro Profumo, non il banchiere, ci ho azzeccato a definire “Profumo di Passera” il post berlusconismo.  (Volevo intitolare questo post “Profumo d’Intesa” ma poi  ho pensato che sarebbe assomigliato troppo ad un fondo di Sallusti ed ho rinunciato.)

Al di là delle battute, figlioli, eravamo decaduti ad un livello da dove non si poteva che uscire in questo modo. Abbiamo subìto lo sconcio di un tizio che in diciassette anni ha fatto di buono solo due cose: la legge contro il fumo e la patente a punti. Per il resto una quarantina di leggi ad personam e un’opera di sistematica distruzione dello Stato, della Giustizia e della credibilità del paese. Un tizio che, mancatagli la maggioranza in Parlamento e quindi non avendo più i numeri per governare, con il gradimento degli elettori in picchiata, gli sghignazzi dei partner europei e l’algida indifferenza imperiale nei suoi confronti, invece di dimettersi subito si è barricato a palazzo Chigi prendendo in ostaggio un paese intero. Se n’è andato solo quando i suoi managerz e i figli imbufaliti dalla prospettiva di perdere un euro di eredità, gli hanno detto a male parole che stava mandando a rotoli le sue fottute aziende. Password: Dané. Io gli avrei mandato i Navy Seals, quindi gli è andata fin troppo grassa.
Gli italiani che scoprono in articulo mortis di non poterne fare a meno, i kazzengeristi che vedono dietro Monti il lato oscuro della Forza (come se finora fossimo stati un popolo sovrano e non governato per cinquant’anni dalla CIA, dalle logge deviate e dalla Mafia) e quelli che sbraitano di elezioni con il rischio di farlo ritornare più gonfio e maiale di prima, mi dimostrano una cosa sola: che non si è ancora capito con che cosa abbiamo a che fare (* link vivamente consigliato). Che il calcio che doveva svegliarci dal mondo dei sogni non è stato abbastanza forte.
Auguriamoci che questo governo faccia il suo sporco lavoro contro il mostro del Default avendo pietà di noi, destreggiandosi tra le furbizie dei Sorcaverde e dei Bisciondoro, pronti ad altre magie per tornare gattopardescamente alla paralisi precedente.

Ma ora non facciamoci prendere dalle tristezze, vi avevo promesso delle dosi di buon umore e speranza per il futuro. (re maggiore)
Nel nuovo governo non ci sono più quello della SempliFICAzione di Calderoli, quello inutile ed inutilizzato della Gioventù – B. era distratto da altri meloni – e quello di Brunetta.
Ripeto e ripetete con me: non ci sono più Calderoli, Brunetta ma neanche Gelmini, Prestigiacomo, Maroni, Bondi, Angelino, la Santanché, La Russa, Tremonti, SACCONI (!!!). Per non dimenticare.
Non vi sentite già meglio? Come un bel massaggio con il Vicks Vaporub. Pensate anche a chi ha scritto questo:
§ Intermezzo §  – I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:

“mi raccomando la Bindi, quella bionda mezza americana che andava farsi …… in sud africa da Briatore, l’ex direttrice dell’unita’, la lesbica sposatisi in germania, la trans comunista che a montecitiorio gli o le hanno dovuto fare un cesso su misura, la FINOCCHIARO dal quale cognome si deduce di quante lesbiche e ricchioni ci sono da quella parte. I GUSTI, ognuno ha i suoi, ma con tutto rispetto per lei viva la gnocca e se ‘ bellla tanto meglio. Scordavo un’altra deputata della sx abbastanza anzianotta.. spessio in fv. che quando interviene sembra di ascoltare una gallina alla quale stiano tirando il collo.DETTO E FATTO!!!!!!”

Pensate che costui potrebbe di nuovo decidere del vostro futuro. Il gomblottismo vi Passerà del tutto.
Se la prende con gli infami e i traditori, scrive pizzini, si chiude in casa con i consigliori, pesta i piedi, tratta con le autorità ponendo condizioni e clausole.
Più che un premier prossimo alle dimissioni sembra un vecchio boss che mediti di andare a costituirsi. Prima che i giovani emergenti lo facciano fuori.

Tutti parlano di un prossimo cambio di governo. Una curiosità: chissà se da qualche parte c’è una trattativa in corso.


Franceschini: “Perdono pezzi. Ogni voto di fiducia calano di 1, di 2 o di 3.″  (Oggi)
Bersani: “In ogni caso maggioranza diminuisce.”  (Oggi)
Fassino: “Ci arriviamo, ci arriviamo…” (Molto tempo fa, in risposta a Piero Ricca che gli chiedeva quando avrebbero fatto la legge sul conflitto di interessi.”

Avete ascoltato la bella tempra volitiva e decisionista della dirigenza piddina. Prima o poi, tra un centinaio di votazioni di fiducia e molti altri mesi o anni di agonia, qualche altro pezzo di intonaco della maggioranza cadrà. Lasciamo fare alla deriva dei continenti, ai movimenti carsici ed al bradisismo, magari ad un bel 7° Richter indipendente dalla nostra volontà. E poi c’è sempre la Commare Secca, non c’è nessuno di eterno. 
Loro tirano a campa’, non hanno mica fretta.  Più tempo ci vuole e meglio è, perché adesso come adesso non sarebbero pronti, forza, capìtelo. Meglio attendere, tergiversare, continuare a fingere l’orgasmo al pensiero della caduta di questo governo infame ma non fare nulla di concreto per farci godere veramente abbattendolo. Al limite, invece di quell’Aventinello idiota di ieri, metterne in atto uno vero oggi, togliendo al governo la possibilità di ottenere una votazione valida. Un segnale di vita, di volontà, di azione, perdio. Mettergli paura e lasciarlo solo con le sue baldracche di entrambi i sessi a contare un numero legale che non c’è. 
Ma figurati se quei pallemosce nati dall’incrocio tra la sacrestia e la casa del popolo, quei doncamillopepponi si sarebbero mai presi una responsabilità in vita loro. Anche oggi Miss Bindy si infuria – è una mania – e piagnucola: “I radicali sono entrati prima di ricevere il messaggio che chiedeva ai nostri di farlo.” Se non è capace, da presidente del PD, di concordare i tempi tecnici, cazzi suoi. E pensate che lei, 
Capìtelo una volta per tutte, o illusi PDofili. L’opposizione dei D’Alema, del gemello B. senza capelli e di Suor Germana Furiosa – che pure, in confronto agli altri compagni del partito, in quando ad attributi, è Chuck Norris – non ha alcun interesse a far cadere B. Lo salveranno sempre, se lo coccoleranno facendo finta di essere degli adorabili pasticcioni che, poffarbacco, si sono impapocchiati sulle cifre, perché senza di lui sono fottuti anche loro. E il bello è che voi, amici miei, li votate da secoli perché se no vince B.

Con uno di quei gesti che faranno passare i ministri di questo governo alla storia del teatro di avanspettacolo, il cicisbeo degli Esteri ha ripreso piccatissimo Angela Merkel e Nicolas Sarkozy chiedendo loro perché si ostinino a voler decidere loro due soli, chiusi nel boudoir, il destino economico d’Europa. Una scenetta che ha ricordato il memorabile sketch di Mondaini Vianello ft. Armando Franciosa sulle note della canzone di Aznavour “Ed io tra di voi”
La Frau e il Monsieur, invece di mandarlo affangala con corriere espresso, gli hanno risposto fin troppo educatamente. Germania e Francia sono le economie più forti del continente; non ti dispiace se comandiamo noi per un po’, tesoro?
Poi non si vuole che qualche imprenditore spazientito parli di “ragazzi di bottega”.

Il “Wall Street Journal” – non propriamente “l’Eco del Chisone” – insinua, tanto per rigirare il coltello nella piaga, che i conti italiani potrebbero essere truccati fin dai tempi dell’entrata nell’area Euro e quindi la situazione potrebbe essere più tragica della tragedia. La Corte dei Conti intanto boccia il decretino del governo, dicendo che bisogna far pagare il conto del ristorante a chi mangia caviale e tartufi e non allo sguattero che lava i piatti in cucina.
Queste le ultime notizie. Qualunque governante coscienzioso al pensiero ci perderebbe il sonno guadagnandoci un’ulcera duodenale.
Il nostro capocomico del consiglio, invece, in questi giorni è salito agli orrori delle cronache solo per poche cose. A parte la solita schizzata velenosa in faccia a giudici e magistrati e la fregola di dare un giro di garrota al collo della libertà di stampa per non far scoprire gli altarini blasfemi di casa sua, si è recato in visita dall’altro Putiniere capo dell’altro mafia state per festeggiarne il compleanno. 
No, perché hanno talmente dei passatempi da gangsters, questi due, che poi si offendono se li si immagina in vestaglia di seta in mezzo alle donnine, ai pappa ed ai vory tatuati strafatti di coca e vodka. Vecchi capizona che gozzovigliano con le ancelle dei Proci mentre i territori strozzati dalle loro Organisatsye declinano, si impoveriscono e vanno verso il baratro. Con la gente che li ha votati che ancora li invidia perché trombano. 
Due esseri decadenti, se si pensa che il padrone di casa solo qualche anno fa festeggiava il compleanno con la testa di una giornalista scomoda offerta in dono da qualche misterioso ammiratore e ora si deve accontentare della compagnia di un vecchio barzellettiere con la faccia a stucco veneziano che ormai fa l’Apicella di sé stesso e di una torta pasticciata e sleccazzata da quattro Putinelle sgallettate che, se usano gli attrezzi corporei del mestiere come cucinano, siamo proprio a livelli bassi. Altro che Palacio Berlusconi.

Mentre il PD affila i modem a 14.4k di Veltroni per stare al passo con i tempi, cioè in previsione del dopo Berlusconi, tra un litigio e un distinguo e il Bersani che pettina e spettina bambole ormai più spelacchiate di lui, nella lunga attesa io proporrei di utilizzare gli strumenti delle agenzie di rating per declassare i propri (ex) partiti di riferimento. Io una A al PD gliel’ho tolta già da un pezzo e ora, se mi fanno ancora girare i coglioni, con questa pochezza e miseria di idee e proposte per il dopo, rottamati e rottamatori all inclusive, mi sa che mi vesto da Moody’s e li downgrado di nuovo di brutto. Dovrebbero farlo tutti coloro che li hanno votati, per il bene di questo paese, altrimenti questi non si svegliano e si illudono di andare al governo e di rifilarci la solita sbobba inconcludente cucinata da Suor Germana Bindi. La minaccia di default per i partiti da parte degli elettori, ecco cosa ci vorrebbe. 
Altrimenti, per il dopo Berlusconi, cioè per il dopo Forza Gnocca, ci ritroveremo il duo Profumo – Passera. Tanto per restare in tema e per continuare ad ingannarci perché parlano tanto di gnocca ma è invece al nostro culo che mirano.

Alessandro Profumo & Corrado Passera

Dopo che un milione e duecentomila italiani (meno Bersani) hanno firmato per indire un referendum che modifichi l’attuale legge elettorale – quella delle Minetti e degli Scilipoti per intenderci – il più grande impresario di avanspettacolo circense con annesso freak show degli ultimi centocinquant’anni, per nostra disgrazia divenuto capo del governo, dice che la cosa non lo tange, che lui si occupa della crisi e che questi discorsi su legge elettorale eccetera sono solo il “teatrino della politica” che deprime gli italiani. Peccato che non si accorga che è il suo Ambra Jovinelli in trasferta in Parlamento e il suo ridicolo spettacolo “Bambole, non c’è un euro” che sta gettando gli italiani nella disperazione. Che rischia di far unire nella lotta imprenditori, sindacati e poliziotti.

Brutta cosa quando non si accetta più il giudizio del pubblico, quando si insiste con i soliti numeri e barzellette nonostante i “facce ride” e “te vojono ar telefono!” e i primi pomodori e uova che arrivano dalla platea. Non c’è quasi più nessuno che gli gridi “Bravo!” a questo Imperatore Cerone in avanzato stato di imputazione ma lui non se ne rende conto e tira diritto da buon fascista. Recita per le poltrone semivuote, ormai quasi trasfigurato in una maschera kabuki. Potrebbe salvarsi prendendo su armi e Bagaglino, come gli consigliano i numerosi servi di scena ma preferisce insistere con le repliche del suo delirio, facendosi attore e spettatore allo stesso tempo, parlandosi da solo. Con la maschera , quella vera, che va a svegliarlo a notte fonda mentre dorme sprofondato in una poltrona in ultima fila. Uno spettacolo insopportabile e soporifero ormai persino per lui, ma che non si sappia in giro. E’ disposto a pagare molto perché non si sappia.

dal film “Scanners” di David Cronenberg

“Non ce la faccio più, uno di questi giorni vado in tv ed esplodo.” (B. settembre 2011)

Quando vuole, presidente.


Riprendo dal blog di Beppe Grillo questa intervista a Franco Maccari, segretario generale del Sindacato di Polizia COISP perché è molto interessante come testimonianza del malessere delle forze dell’ordine nei confronti del governo del (dire di) fare.
Maccari non rivendica solo la provocazione di qualche giorno fa dei lacrimogeni sparati dentro il ristorante del Senato” chiedendosi giustamente se, beccandoselo i politici il gas CS, non potrebbe venir fuori tra l’altro e finalmente la verità sulla sua pericolosità ma denuncia  le promesse mancate del “governo delle dichiarazioni” sull’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Con questo governo degli onesti tutto sembra fatto apposta per impedire alle forze dell’ordine di fare il loro mestiere di perseguire e contrastare la criminalità. Tutto serve allo scopo, perfino tagliare del 10% il cibo per i cani poliziotto.
Maccari denuncia come si continui, ad esempio, ad impegnare personale nel rilascio dei passaporti. Con le automobili della polizia a secco per la mancanza di benzina a causa dei tagli, il governo avallava poi la buffonata legaiola delle ronde, con gli agenti obbligati a lasciar perdere i delinquenti per scortare manipoli di esaltati giustizieri della notte ad evitare che la notte facesse loro del male.

C’è anche la frustrazione di chi passa le giornate al computer indagando pazientemente nello schifoso mondo della pedopornografia e poi si sente dire da un ministro di questa Repubblica che è un panzone fannullone o un coglione.
Ma ancora, ai poliziotti girano vorticosamente i Maroni per le scorte di polizia alle escort presidenziali. Il porco utilizzo, come dice Maccari, delle auto blu.
E’ insomma una testimonianza importante, di quelle che nessun Minzolini ti farebbe mai ascoltare.
In un mondo dove è diventato normale che suoni a distesa solo la campana dei ladri, almeno per una volta parlano le guardie.

“L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalinie le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga.” 
(Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”)
Viviamo asserragliati nella fortezza Italia, con viveri ormai razionati, completamente paralizzati nell’attesa di qualcosa, una guerra, una catastrofe, un’invasione, un colpo di gong gigantesco che ci svegli e dia un senso alla nostra esistenza e ci redima all’ultimo istante dal peccato dell’incapacità di reagire a questa tetraplegia mentale che ci impedisce perfino di immaginare una realtà diversa da questo orrore. Paralizzati come nei sogni più angosciosi, con le gambe che vorremmo muovere ma non possiamo.
Campiamo per inerzia, ci crogioliamo del non saper che fare, senza più alcuna dignità di popolo da rivendicare nel giorno del giudizio. Il nemico è laggiù, lontano, il default forse arriverà e dovremo combattere per difenderci ma qualcuno comincia a pensare che il default, come i Tartari di Buzzati, sia solo una metafora. Troppa fatica pensare di combattere. Sdraiamoci e che abbiano pietà di noi.
Non c’è alcun fremito, alcuna timida speranza di rovesciare il destino. Non c’è resistenza, ribellione, orgoglio ferito, volontà di riscossa. l’Italia è un immenso lazzaretto popolato di malati di impotenza che attendono solo la fine. 
Guardarli sapendo di stare guardando noi stessi è una sensazione orribile.

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