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“Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. (Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”)

Immaginate un serial killer che scorrazzi in una città uccidendo centinaia di persone, compresi i bambini, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e le autorità dicessero: “Poverino, ha sofferto tanto. E poi sono loro che gli rovinano le petunie in giardino, ha diritto di difendersi.” Senza che nessuno pensi di fermarne la furia distruttrice ma anzi incoraggiandola.
Sembra un po’ la sindrome di Olindo e Rosa su vasta scala ma fate finta che non l’abbia detto. Questo è ciò che sta succedendo in Medio Oriente ma secondo le autorità mondiali tutto ciò è normale: colpire i civili indiscriminatamente, sparare sulla Croce Rossa, sull’ONU, sugli ospedali, sulle navi che cercano di portare gli aiuti. Non sono pazzi loro, siamo noi che siamo antisemiti.

Tutto questo mentre l’Italia guardona sbava, come un sol Pierino dal buco della serratura, dietro alla nuova incarnazione della Saraghina tettona, come se non avesse mai visto finora un paio di chili di silicone sballonzolanti e neanche se l’ipertrofia mammaria fosse un’emergenza nazionale.
Non solo, si seppelliscono con tutti gli onori altri complici di assassini, riempiendo i giornali di tonnellate di falsità maleodoranti e milioni di vecchietti vengono truffati dalla banda delle Povercard vuote, come nemmeno gli imbroglioni di professione all’autogrill con i lettori dvd di cartone pieni di segatura. Paese di merda.
Drogati dal Grande Capezzolo è inevitabile che sulla copertura mediatica di Gaza cominci a calare, più che il piombo fuso degli israeliani, il piombo della stanchezza. Superati i mille morti l’interesse comincia a scemare, proprio quando invece le cose iniziano a farsi interessanti.

Sono in campo armi nuove e terribili, le bombe DIME che spolpano e maciullano selettivamente gli arti, offerte dai mercanti di morte per un test gratuito direttamente sulle gambe palestinesi, notoriamente di scarso valore di mercato. (Qui c’è un link che ne mostra gli effetti ma vi avverto, le immagini non sono adatte a persone impressionabili, guardatele solo se ve la sentite e avete lo stomaco molto forte).
Poi il fosforo bianco che, secondo la solita Erinni portavoce dell’esercito, sempre intervistata dai nostri media come se fosse la bocca della verità, serve solo per illuminazione e per ammazzarti meglio e un simpatico estremista (quello della citazione iniziale) che vorrebbe addirittura le atomiche su Gaza, così da far prima a pareggiare i conti. Ma si, che sono mille morti in fondo, una cagatina di mosca. Passiamo ai milioni, che ci divertiamo. Tanto il 94% approva (alla faccia di B’Tselem, Gush Shalom e degli altri tantissimi israeliani che rimangono umani e che il regime sionista vorrebbe non esistessero.)

Le cose si fanno interessanti, dicevo. Si, pare che al largo di Gaza vi siano importanti giacimenti di gas che in teoria apparterrebbero ai palestinesi e che dietro a questa risorsa energetico-strategica da tempo si combatta una guerra sotterranea tra Egitto, Gran Bretagna, Palestina e Israele per il suo controllo.
Lasciando la favoletta della tregua violata dai cattivi di Hamas ai bambini piccoli, sempre più fonti fanno risalire la decisione israeliana di attaccare Gaza allo scorso mese di giugno, visto che queste non sono scampagnate che si improvvisano, mentre i giornali americani, meno appecoronati dei nostri, parlano del rifiuto di Bush di avallare un attacco israeliano all’Iran, rifiuto che avrebbe scontentato parecchio Olmert e soci. Olmert, già. L’inquisito dei cui imbrogli nessuno parla più.

L’esercito dei volonterosi reggitori di sacco dei massacratori con l’alibi del missile nel giardinetto intanto in Italia si allarga ogni giorno di più, comprendendo ormai tutti i vecchi cascami della cosiddetta sinistra democratica. L’ossuto Fassino, il cicciobello ripetutamente trombato ed anche il presunto leader del PD che stavolta ha lasciato il maanche a casa e si schiera anche lui, da bravo sottomesso, con il pensiero unico dominante.
Tutti ormai soggiogati e con la loro bella molla da tirare dietro la schiena per ripetere con voce metallica: “Israele ha ragione, la colpa è di Hamas che ha infranto la tregua” e la testolina che fa si si.

A questa gente, dei più di trecento bambini morti, per non parlare degli altri settecento adulti bombardati e delle migliaia di feriti senza medicine, insomma di questa immane e vergognosa ingiustizia, non gliene frega un cazzo.
L’unico che resiste sul palcoscenico della sceneggiata chiamata ” ‘O pposizzione “, nella classica parte del malamente, nonostante i fischi di una platea sempre più appiattita sulle posizioni governative di politica estera e quindi indistinguibile dalla maggioranza, è D’Alema. Uno solo contro tutti. Rilevanza zero, direbbe qualcuno. Tracce, se fosse albumina nelle urine.

Eppure, nonostante i media unificati che nascondono i bambini morti e taroccano le cifre, e le foto, le maggioranze e le opposizioni che cantano all’unisono l’inno israeliano, senza nemmeno un piccolo Travaglio di coscienza, talmente forte che le uniche due o tre stecche fuori dal coro manco si sentono, c’è chi non è ancora soddisfatta:

“In questi giorni le nostre piazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, un Paese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio*, che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100 missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza”. (Fiamma Nirenstein)

*A parte magari quelle del bombarolo atomico Lieberman, ex ministro degli Affari Strategici.

***

Mi fanno giustamente notare che il titolo fa accapponare la pelle. Il titolo, non l’immagine o le parole di Lieberman che invocano l’uso dell’arma atomica per compiere, penso, uno sterminio.


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“Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. (Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”)

Immaginate un serial killer che scorrazzi in una città uccidendo centinaia di persone, compresi i bambini, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e le autorità dicessero: “Poverino, ha sofferto tanto. E poi sono loro che gli rovinano le petunie in giardino, ha diritto di difendersi.” Senza che nessuno pensi di fermarne la furia distruttrice ma anzi incoraggiandola.
Sembra un po’ la sindrome di Olindo e Rosa su vasta scala ma fate finta che non l’abbia detto. Questo è ciò che sta succedendo in Medio Oriente ma secondo le autorità mondiali tutto ciò è normale: colpire i civili indiscriminatamente, sparare sulla Croce Rossa, sull’ONU, sugli ospedali, sulle navi che cercano di portare gli aiuti. Non sono pazzi loro, siamo noi che siamo antisemiti.

Tutto questo mentre l’Italia guardona sbava, come un sol Pierino dal buco della serratura, dietro alla nuova incarnazione della Saraghina tettona, come se non avesse mai visto finora un paio di chili di silicone sballonzolanti e neanche se l’ipertrofia mammaria fosse un’emergenza nazionale.
Non solo, si seppelliscono con tutti gli onori altri complici di assassini, riempiendo i giornali di tonnellate di falsità maleodoranti e milioni di vecchietti vengono truffati dalla banda delle Povercard vuote, come nemmeno gli imbroglioni di professione all’autogrill con i lettori dvd di cartone pieni di segatura. Paese di merda.
Drogati dal Grande Capezzolo è inevitabile che sulla copertura mediatica di Gaza cominci a calare, più che il piombo fuso degli israeliani, il piombo della stanchezza. Superati i mille morti l’interesse comincia a scemare, proprio quando invece le cose iniziano a farsi interessanti.

Sono in campo armi nuove e terribili, le bombe DIME che spolpano e maciullano selettivamente gli arti, offerte dai mercanti di morte per un test gratuito direttamente sulle gambe palestinesi, notoriamente di scarso valore di mercato. (Qui c’è un link che ne mostra gli effetti ma vi avverto, le immagini non sono adatte a persone impressionabili, guardatele solo se ve la sentite e avete lo stomaco molto forte).
Poi il fosforo bianco che, secondo la solita Erinni portavoce dell’esercito, sempre intervistata dai nostri media come se fosse la bocca della verità, serve solo per illuminazione e per ammazzarti meglio e un simpatico estremista (quello della citazione iniziale) che vorrebbe addirittura le atomiche su Gaza, così da far prima a pareggiare i conti. Ma si, che sono mille morti in fondo, una cagatina di mosca. Passiamo ai milioni, che ci divertiamo. Tanto il 94% approva (alla faccia di B’Tselem, Gush Shalom e degli altri tantissimi israeliani che rimangono umani e che il regime sionista vorrebbe non esistessero.)

Le cose si fanno interessanti, dicevo. Si, pare che al largo di Gaza vi siano importanti giacimenti di gas che in teoria apparterrebbero ai palestinesi e che dietro a questa risorsa energetico-strategica da tempo si combatta una guerra sotterranea tra Egitto, Gran Bretagna, Palestina e Israele per il suo controllo.
Lasciando la favoletta della tregua violata dai cattivi di Hamas ai bambini piccoli, sempre più fonti fanno risalire la decisione israeliana di attaccare Gaza allo scorso mese di giugno, visto che queste non sono scampagnate che si improvvisano, mentre i giornali americani, meno appecoronati dei nostri, parlano del rifiuto di Bush di avallare un attacco israeliano all’Iran, rifiuto che avrebbe scontentato parecchio Olmert e soci. Olmert, già. L’inquisito dei cui imbrogli nessuno parla più.

L’esercito dei volonterosi reggitori di sacco dei massacratori con l’alibi del missile nel giardinetto intanto in Italia si allarga ogni giorno di più, comprendendo ormai tutti i vecchi cascami della cosiddetta sinistra democratica. L’ossuto Fassino, il cicciobello ripetutamente trombato ed anche il presunto leader del PD che stavolta ha lasciato il maanche a casa e si schiera anche lui, da bravo sottomesso, con il pensiero unico dominante.
Tutti ormai soggiogati e con la loro bella molla da tirare dietro la schiena per ripetere con voce metallica: “Israele ha ragione, la colpa è di Hamas che ha infranto la tregua” e la testolina che fa si si.

A questa gente, dei più di trecento bambini morti, per non parlare degli altri settecento adulti bombardati e delle migliaia di feriti senza medicine, insomma di questa immane e vergognosa ingiustizia, non gliene frega un cazzo.
L’unico che resiste sul palcoscenico della sceneggiata chiamata ” ‘O pposizzione “, nella classica parte del malamente, nonostante i fischi di una platea sempre più appiattita sulle posizioni governative di politica estera e quindi indistinguibile dalla maggioranza, è D’Alema. Uno solo contro tutti. Rilevanza zero, direbbe qualcuno. Tracce, se fosse albumina nelle urine.

Eppure, nonostante i media unificati che nascondono i bambini morti e taroccano le cifre, e le foto, le maggioranze e le opposizioni che cantano all’unisono l’inno israeliano, senza nemmeno un piccolo Travaglio di coscienza, talmente forte che le uniche due o tre stecche fuori dal coro manco si sentono, c’è chi non è ancora soddisfatta:

“In questi giorni le nostre piazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, un Paese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio*, che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100 missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza”. (Fiamma Nirenstein)

*A parte magari quelle del bombarolo atomico Lieberman, ex ministro degli Affari Strategici.

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Mi fanno giustamente notare che il titolo fa accapponare la pelle. Il titolo, non l’immagine o le parole di Lieberman che invocano l’uso dell’arma atomica per compiere, penso, uno sterminio.


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Immaginate un serial killer che scorrazzi in una città uccidendo centinaia di persone, compresi i bambini, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e le autorità dicessero: “Poverino, ha sofferto tanto. E poi sono loro che gli rovinano le petunie in giardino, ha diritto di difendersi.” Senza che nessuno pensi di fermarne la furia distruttrice ma anzi incoraggiandola.
Sembra un po’ la sindrome di Olindo e Rosa su vasta scala ma fate finta che non l’abbia detto. Questo è ciò che sta succedendo in Medio Oriente ma secondo le autorità mondiali tutto ciò è normale: colpire i civili indiscriminatamente, sparare sulla Croce Rossa, sull’ONU, sugli ospedali, sulle navi che cercano di portare gli aiuti. Non sono pazzi loro, siamo noi che siamo antisemiti.

Tutto questo mentre l’Italia guardona sbava, come un sol Pierino dal buco della serratura, dietro alla nuova incarnazione della Saraghina tettona, come se non avesse mai visto finora un paio di chili di silicone sballonzolanti e neanche se l’ipertrofia mammaria fosse un’emergenza nazionale.
Non solo, si seppelliscono con tutti gli onori altri complici di assassini, riempiendo i giornali di tonnellate di falsità maleodoranti e milioni di vecchietti vengono truffati dalla banda delle Povercard vuote, come nemmeno gli imbroglioni di professione all’autogrill con i lettori dvd di cartone pieni di segatura. Paese di merda.
Drogati dal Grande Capezzolo è inevitabile che sulla copertura mediatica di Gaza cominci a calare, più che il piombo fuso degli israeliani, il piombo della stanchezza. Superati i mille morti l’interesse comincia a scemare, proprio quando invece le cose iniziano a farsi interessanti.

Sono in campo armi nuove e terribili, le bombe DIME che spolpano e maciullano selettivamente gli arti, offerte dai mercanti di morte per un test gratuito direttamente sulle gambe palestinesi, notoriamente di scarso valore di mercato. (Qui c’è un link che ne mostra gli effetti ma vi avverto, le immagini non sono adatte a persone impressionabili, guardatele solo se ve la sentite e avete lo stomaco molto forte).
Poi il fosforo bianco che, secondo la solita Erinni portavoce dell’esercito, sempre intervistata dai nostri media come se fosse la bocca della verità, serve solo per illuminazione e per ammazzarti meglio e un simpatico estremista (quello della citazione iniziale) che vorrebbe addirittura le atomiche su Gaza, così da far prima a pareggiare i conti. Ma si, che sono mille morti in fondo, una cagatina di mosca. Passiamo ai milioni, che ci divertiamo. Tanto il 94% approva (alla faccia di B’Tselem, Gush Shalom e degli altri tantissimi israeliani che rimangono umani e che il regime sionista vorrebbe non esistessero.)

Le cose si fanno interessanti, dicevo. Si, pare che al largo di Gaza vi siano importanti giacimenti di gas che in teoria apparterrebbero ai palestinesi e che dietro a questa risorsa energetico-strategica da tempo si combatta una guerra sotterranea tra Egitto, Gran Bretagna, Palestina e Israele per il suo controllo.
Lasciando la favoletta della tregua violata dai cattivi di Hamas ai bambini piccoli, sempre più fonti fanno risalire la decisione israeliana di attaccare Gaza allo scorso mese di giugno, visto che queste non sono scampagnate che si improvvisano, mentre i giornali americani, meno appecoronati dei nostri, parlano del rifiuto di Bush di avallare un attacco israeliano all’Iran, rifiuto che avrebbe scontentato parecchio Olmert e soci. Olmert, già. L’inquisito dei cui imbrogli nessuno parla più.

L’esercito dei volonterosi reggitori di sacco dei massacratori con l’alibi del missile nel giardinetto intanto in Italia si allarga ogni giorno di più, comprendendo ormai tutti i vecchi cascami della cosiddetta sinistra democratica. L’ossuto Fassino, il cicciobello ripetutamente trombato ed anche il presunto leader del PD che stavolta ha lasciato il maanche a casa e si schiera anche lui, da bravo sottomesso, con il pensiero unico dominante.
Tutti ormai soggiogati e con la loro bella molla da tirare dietro la schiena per ripetere con voce metallica: “Israele ha ragione, la colpa è di Hamas che ha infranto la tregua” e la testolina che fa si si.

A questa gente, dei più di trecento bambini morti, per non parlare degli altri settecento adulti bombardati e delle migliaia di feriti senza medicine, insomma di questa immane e vergognosa ingiustizia, non gliene frega un cazzo.
L’unico che resiste sul palcoscenico della sceneggiata chiamata ” ‘O pposizzione “, nella classica parte del malamente, nonostante i fischi di una platea sempre più appiattita sulle posizioni governative di politica estera e quindi indistinguibile dalla maggioranza, è D’Alema. Uno solo contro tutti. Rilevanza zero, direbbe qualcuno. Tracce, se fosse albumina nelle urine.

Eppure, nonostante i media unificati che nascondono i bambini morti e taroccano le cifre, e le foto, le maggioranze e le opposizioni che cantano all’unisono l’inno israeliano, senza nemmeno un piccolo Travaglio di coscienza, talmente forte che le uniche due o tre stecche fuori dal coro manco si sentono, c’è chi non è ancora soddisfatta:

“In questi giorni le nostre piazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, un Paese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio*, che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100 missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza”. (Fiamma Nirenstein)

*A parte magari quelle del bombarolo atomico Lieberman, ex ministro degli Affari Strategici.

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Mi fanno giustamente notare che il titolo fa accapponare la pelle. Il titolo, non l’immagine o le parole di Lieberman che invocano l’uso dell’arma atomica per compiere, penso, uno sterminio.


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E’ per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?
Eppure a nessuno risulta che palestinesi ed israeliani si siano seduti attorno ad un tavolo ed abbiano finalmente firmato la tanto agognata pace. A quanto ci risulta non è stato creato alcuno stato palestinese che possa convivere accanto a quello israeliano come richiesto da innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite. Temo perfino che continuino la violenza e le morti.
E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)

Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l’ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).

A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l’assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.

Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d’Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L’arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all’interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.

Akko, come spiega Uri Avnery in un articolo pubblicato su Gush Shalom, è oggi una città israeliana ma le sue origini arabe non la farebbero annoverare tra le città ebraiche. E’ una città mista, dove le tensioni possono esplodere in qualunque momento. Una città con periferie arabe sovraffollate costruite gomito a gomito con colonie di sionisti ultraortodossi che praticano volentieri il tiro all’arabo quando se ne offre loro l’occasione. Una gabbia troppo stretta dove i topi si scannano tra di loro. La prova, scrive ancora Avnery, di come uno stato unico dove convivano le due etnie sia matematicamente improponibile e che l’unica scelta percorribile sia “due popoli, due stati”.

Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare “ma quanto sono stronzi quei coloni”.

Eppure la pace è necessaria, come recita l’ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:

All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.

But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.

The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world –
And do it quickly,
While we can.

Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.

Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.

L’unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo. (Gush Shalom, 10 ottobre 2008)


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E’ per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?
Eppure a nessuno risulta che palestinesi ed israeliani si siano seduti attorno ad un tavolo ed abbiano finalmente firmato la tanto agognata pace. A quanto ci risulta non è stato creato alcuno stato palestinese che possa convivere accanto a quello israeliano come richiesto da innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite. Temo perfino che continuino la violenza e le morti.
E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)

Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l’ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).

A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l’assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.

Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d’Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L’arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all’interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.

Akko, come spiega Uri Avnery in un articolo pubblicato su Gush Shalom, è oggi una città israeliana ma le sue origini arabe non la farebbero annoverare tra le città ebraiche. E’ una città mista, dove le tensioni possono esplodere in qualunque momento. Una città con periferie arabe sovraffollate costruite gomito a gomito con colonie di sionisti ultraortodossi che praticano volentieri il tiro all’arabo quando se ne offre loro l’occasione. Una gabbia troppo stretta dove i topi si scannano tra di loro. La prova, scrive ancora Avnery, di come uno stato unico dove convivano le due etnie sia matematicamente improponibile e che l’unica scelta percorribile sia “due popoli, due stati”.

Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare “ma quanto sono stronzi quei coloni”.

Eppure la pace è necessaria, come recita l’ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:

All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.

But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.

The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world –
And do it quickly,
While we can.

Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.

Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.

L’unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo. (Gush Shalom, 10 ottobre 2008)


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