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Ranxerox, © Tamburini, Liberatore, Pazienza

Questo si che è un governo con i maroni. Anche se fa un po’ impressione sentir invocare la cattiveria nei confronti degli immigrati, come se non se ne respirasse già abbastanza in giro, e con il puzzo di benzina che si sente, da un ministro non dalla faccia feroce ma da gufetto con gli occhiali rossi. Uno che ti aspetti di trovare giusto in un pub a soffiare in un sassofono. “E’ ora di cambiare musica”, ha detto. Appunto.
L’ex collega agli interni Pisanu ha parlato di discorsi da Osteria Padana (“l’immigrato lo ammazzo con la katana…”) ma gufetto respinge le critiche al mittente: “Polemiche che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro”, ha detto. Molto rapidamente e senza incontrare ostacoli, dicono i maligni.

Magari se un giorno o l’altro qualche ministro, di qualunque osteria o bettola politica, invocasse si la cattiveria, la determinazione e la volontà di applicare le leggi, magari anche la galera a vita ma per coloro che, al riparo del loro potere mafioso, organizzano il traffico di esseri umani, non per i disgraziati che ne sono vittime. Volendo semplificare, sembra sempre che ce la si voglia prendere con i deboli per non voler o, più probabilmente, poter contrastare i forti. Can che abbaia non morde. E questi abbaiano solo.

Da che mondo è mondo un’imbarcazione è sempre salpata da un porto, non si materializza come il vascello fantasma a dieci miglia dalla costa. Mi rifiuto di credere che, grazie ad un aiutino dei satelliti, non si riescano ad identificare le basi dalle quali partono i flussi migratori clandestini, che non si facciano mai megaprocessi a carico di mandanti ed esecutori.
Perchè nessuno pensa di interrompere questi viaggi andando a premere sui paesi che fiancheggiano i trafficanti? Premere seriamente, non facendo i pagliacci con il fez in testa e lo scambio di gagliardetti, ma imponendo sanzioni e boicottaggi economici a livello europeo per i paesi colpevoli.
E’ persino probabile che i trafficanti internazionali di carne umana paghino i disgraziati un tanto al chilo alle loro famiglie affinchè li imbarchino sui gommoni per farli partire alla ventura, non il contrario, come ci ricordano sempre i telegiornali.
Carichi organizzati scientificamente e destinati a destabilizzare le democrazie, ad innervosire il bottegaio padano che già ha il complesso del terrone dalla nascita e a spingere tutto il cucuzzaro elettorale a destra. Non una destra normale ma la più becera, fascista e ottusa. Quella che non sa far altro che spargere paura come un diserbante che, invece di eradicare le male piante dell’intolleranza e del razzismo, distrugge quelle buone della democrazia e del vivere civile.

Gli italians non sono razzisti. Ma quando mai. Solo un po’ magliari. Simpatici italiani, cantava una volta Casadei. Italiani che quando zompano e malauguratamente si riproducono possono produrre esseri che, intervistati sul perchè hanno dato fuoco ad un ragazzo rispondono “Ragazzo? Nooo, marocchino!”

Intermezzo – Per questi atti di criminalità gratuita che nascono dalla noia, dalla cattiveria e dal tenere il cervello spento e i muscoli a riposo, non ci vorrebbe il carcere ma soltanto il lavoro e quello duro, quello che spacca la schiena. Riasfaltare l’A14, per esempio. Scavare qualche traforo in montagna, mettere giù binari dell’alta velocità, riaprire qualche miniera in Sardegna. A gratis, ovviamente, a titolo di risarcimento della comunità del male commesso. Il lavoro nobilita l’uomo e soprattutto gli fa passare la noia.

Mentre noi non dormiamo la notte per la paura della violenza, degli stupri e dell’Uomo Nero, non quello arrapante della Casa Bianca ma quello che ci invade con i gommoni volanti, l’Eurispes ci informa che in Italia, in quattro anni, i megaricchi saranno raddoppiati. Le famiglie con asset finanziari superiori al milione di euro, quindi tutto sommato ancora degli straccioni rispetto a Berlusconi, cresceranno del +98%.
Sempre secondo Eurispes scopriamo che, nonostante il crollo delle banche e le nubi minacciose all’orizzonte economico, in tutto il mondo il settore del lusso non conosce crisi.
In parole povere, si vendono più Ferrari Testarossa che Panda a metano. Per ogni Maria Rossi che rinuncia all’abito nuovo, ci sono dieci Madame Beckham che svuotano le boutique a colpi di Visa.

Non viene il sospetto che la paura così amorevolemente coltivata nei signori Rossi serva a tenere impegnata gente che potrebbe reclamare una fetta della torta e chiedersi perchè proprio i loro e solo i loro salari devono scendere?
Suvvia, siamo comprensivi. Se ci distraiamo dai rumeni stupratori, dagli zingari che rubano i bambini, dai négher che sono troppi e dagli islamici che vogliono eurabizzarci, i ricchi non raddoppiano in pace.


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Questo si che è un governo con i maroni. Anche se fa un po’ impressione sentir invocare la cattiveria nei confronti degli immigrati, come se non se ne respirasse già abbastanza in giro, e con il puzzo di benzina che si sente, da un ministro non dalla faccia feroce ma da gufetto con gli occhiali rossi. Uno che ti aspetti di trovare giusto in un pub a soffiare in un sassofono. “E’ ora di cambiare musica”, ha detto. Appunto.
L’ex collega agli interni Pisanu ha parlato di discorsi da Osteria Padana (“l’immigrato lo ammazzo con la katana…”) ma gufetto respinge le critiche al mittente: “Polemiche che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro”, ha detto. Molto rapidamente e senza incontrare ostacoli, dicono i maligni.

Magari se un giorno o l’altro qualche ministro, di qualunque osteria o bettola politica, invocasse si la cattiveria, la determinazione e la volontà di applicare le leggi, magari anche la galera a vita ma per coloro che, al riparo del loro potere mafioso, organizzano il traffico di esseri umani, non per i disgraziati che ne sono vittime. Volendo semplificare, sembra sempre che ce la si voglia prendere con i deboli per non voler o, più probabilmente, poter contrastare i forti. Can che abbaia non morde. E questi abbaiano solo.

Da che mondo è mondo un’imbarcazione è sempre salpata da un porto, non si materializza come il vascello fantasma a dieci miglia dalla costa. Mi rifiuto di credere che, grazie ad un aiutino dei satelliti, non si riescano ad identificare le basi dalle quali partono i flussi migratori clandestini, che non si facciano mai megaprocessi a carico di mandanti ed esecutori.
Perchè nessuno pensa di interrompere questi viaggi andando a premere sui paesi che fiancheggiano i trafficanti? Premere seriamente, non facendo i pagliacci con il fez in testa e lo scambio di gagliardetti, ma imponendo sanzioni e boicottaggi economici a livello europeo per i paesi colpevoli.
E’ persino probabile che i trafficanti internazionali di carne umana paghino i disgraziati un tanto al chilo alle loro famiglie affinchè li imbarchino sui gommoni per farli partire alla ventura, non il contrario, come ci ricordano sempre i telegiornali.
Carichi organizzati scientificamente e destinati a destabilizzare le democrazie, ad innervosire il bottegaio padano che già ha il complesso del terrone dalla nascita e a spingere tutto il cucuzzaro elettorale a destra. Non una destra normale ma la più becera, fascista e ottusa. Quella che non sa far altro che spargere paura come un diserbante che, invece di eradicare le male piante dell’intolleranza e del razzismo, distrugge quelle buone della democrazia e del vivere civile.

Gli italians non sono razzisti. Ma quando mai. Solo un po’ magliari. Simpatici italiani, cantava una volta Casadei. Italiani che quando zompano e malauguratamente si riproducono possono produrre esseri che, intervistati sul perchè hanno dato fuoco ad un ragazzo rispondono “Ragazzo? Nooo, marocchino!”

Intermezzo – Per questi atti di criminalità gratuita che nascono dalla noia, dalla cattiveria e dal tenere il cervello spento e i muscoli a riposo, non ci vorrebbe il carcere ma soltanto il lavoro e quello duro, quello che spacca la schiena. Riasfaltare l’A14, per esempio. Scavare qualche traforo in montagna, mettere giù binari dell’alta velocità, riaprire qualche miniera in Sardegna. A gratis, ovviamente, a titolo di risarcimento della comunità del male commesso. Il lavoro nobilita l’uomo e soprattutto gli fa passare la noia.

Mentre noi non dormiamo la notte per la paura della violenza, degli stupri e dell’Uomo Nero, non quello arrapante della Casa Bianca ma quello che ci invade con i gommoni volanti, l’Eurispes ci informa che in Italia, in quattro anni, i megaricchi saranno raddoppiati. Le famiglie con asset finanziari superiori al milione di euro, quindi tutto sommato ancora degli straccioni rispetto a Berlusconi, cresceranno del +98%.
Sempre secondo Eurispes scopriamo che, nonostante il crollo delle banche e le nubi minacciose all’orizzonte economico, in tutto il mondo il settore del lusso non conosce crisi.
In parole povere, si vendono più Ferrari Testarossa che Panda a metano. Per ogni Maria Rossi che rinuncia all’abito nuovo, ci sono dieci Madame Beckham che svuotano le boutique a colpi di Visa.

Non viene il sospetto che la paura così amorevolemente coltivata nei signori Rossi serva a tenere impegnata gente che potrebbe reclamare una fetta della torta e chiedersi perchè proprio i loro e solo i loro salari devono scendere?
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L’ex collega agli interni Pisanu ha parlato di discorsi da Osteria Padana (“l’immigrato lo ammazzo con la katana…”) ma gufetto respinge le critiche al mittente: “Polemiche che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro”, ha detto. Molto rapidamente e senza incontrare ostacoli, dicono i maligni.

Magari se un giorno o l’altro qualche ministro, di qualunque osteria o bettola politica, invocasse si la cattiveria, la determinazione e la volontà di applicare le leggi, magari anche la galera a vita ma per coloro che, al riparo del loro potere mafioso, organizzano il traffico di esseri umani, non per i disgraziati che ne sono vittime. Volendo semplificare, sembra sempre che ce la si voglia prendere con i deboli per non voler o, più probabilmente, poter contrastare i forti. Can che abbaia non morde. E questi abbaiano solo.

Da che mondo è mondo un’imbarcazione è sempre salpata da un porto, non si materializza come il vascello fantasma a dieci miglia dalla costa. Mi rifiuto di credere che, grazie ad un aiutino dei satelliti, non si riescano ad identificare le basi dalle quali partono i flussi migratori clandestini, che non si facciano mai megaprocessi a carico di mandanti ed esecutori.
Perchè nessuno pensa di interrompere questi viaggi andando a premere sui paesi che fiancheggiano i trafficanti? Premere seriamente, non facendo i pagliacci con il fez in testa e lo scambio di gagliardetti, ma imponendo sanzioni e boicottaggi economici a livello europeo per i paesi colpevoli.
E’ persino probabile che i trafficanti internazionali di carne umana paghino i disgraziati un tanto al chilo alle loro famiglie affinchè li imbarchino sui gommoni per farli partire alla ventura, non il contrario, come ci ricordano sempre i telegiornali.
Carichi organizzati scientificamente e destinati a destabilizzare le democrazie, ad innervosire il bottegaio padano che già ha il complesso del terrone dalla nascita e a spingere tutto il cucuzzaro elettorale a destra. Non una destra normale ma la più becera, fascista e ottusa. Quella che non sa far altro che spargere paura come un diserbante che, invece di eradicare le male piante dell’intolleranza e del razzismo, distrugge quelle buone della democrazia e del vivere civile.

Gli italians non sono razzisti. Ma quando mai. Solo un po’ magliari. Simpatici italiani, cantava una volta Casadei. Italiani che quando zompano e malauguratamente si riproducono possono produrre esseri che, intervistati sul perchè hanno dato fuoco ad un ragazzo rispondono “Ragazzo? Nooo, marocchino!”

Intermezzo – Per questi atti di criminalità gratuita che nascono dalla noia, dalla cattiveria e dal tenere il cervello spento e i muscoli a riposo, non ci vorrebbe il carcere ma soltanto il lavoro e quello duro, quello che spacca la schiena. Riasfaltare l’A14, per esempio. Scavare qualche traforo in montagna, mettere giù binari dell’alta velocità, riaprire qualche miniera in Sardegna. A gratis, ovviamente, a titolo di risarcimento della comunità del male commesso. Il lavoro nobilita l’uomo e soprattutto gli fa passare la noia.

Mentre noi non dormiamo la notte per la paura della violenza, degli stupri e dell’Uomo Nero, non quello arrapante della Casa Bianca ma quello che ci invade con i gommoni volanti, l’Eurispes ci informa che in Italia, in quattro anni, i megaricchi saranno raddoppiati. Le famiglie con asset finanziari superiori al milione di euro, quindi tutto sommato ancora degli straccioni rispetto a Berlusconi, cresceranno del +98%.
Sempre secondo Eurispes scopriamo che, nonostante il crollo delle banche e le nubi minacciose all’orizzonte economico, in tutto il mondo il settore del lusso non conosce crisi.
In parole povere, si vendono più Ferrari Testarossa che Panda a metano. Per ogni Maria Rossi che rinuncia all’abito nuovo, ci sono dieci Madame Beckham che svuotano le boutique a colpi di Visa.

Non viene il sospetto che la paura così amorevolemente coltivata nei signori Rossi serva a tenere impegnata gente che potrebbe reclamare una fetta della torta e chiedersi perchè proprio i loro e solo i loro salari devono scendere?
Suvvia, siamo comprensivi. Se ci distraiamo dai rumeni stupratori, dagli zingari che rubano i bambini, dai négher che sono troppi e dagli islamici che vogliono eurabizzarci, i ricchi non raddoppiano in pace.


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Se guardate Berlusconi in questi giorni non sembra nemmeno più lui. Non più Mr. Berlusconi ma un tranquillo e pacato Dottor Silvio, una specie di Veltroni senza il maanche. Un maligno potrebbe dire che, avendo pressocchè risolto i suoi problemi personali, tra carichi pendenti e altre pinzellacchere, avendo decuplicato i suoi profitti ed essendo riuscito nell’intento di far sparire i comunisti dall’arco parlamentare, ormai può rilassarsi e magari trovare il tempo di dedicarsi all’Italia che lo ha eletto sire.

Se Silvio è diventato buono però non vuol dire che l’Italia lo sia altrettanto.
Questo paese sta diventando il regno della calunnia, del sospetto, dell’accusa lanciata a tradimento. Non si spara più forse perchè ne uccide più la penna della spada. E’ l’anno del serpente.
Dallo scandalo Marcelletti, una storia di lolite, sms erotici e soprattutto forse tante invidie professionali, all’ultima guerra tra giornalisti combattuta a colpi di tastiera.

Giuseppe D’Avanzo di Repubblica insinua, scrive cose biforcute, striscia la notizia che Marco Travaglio non sarebbe poi così vergine nei confronti della mafia ma avrebbe ottenuto favori da personaggi collusi durante una vacanza.
Ciò accade dopo che Travaglio medesimo ha raccontato in TV le associazioni d’affari (non le cene assieme) di Schifani con alcuni personaggini siciliani andati in seguito sotto processo per mafia, dopo che è scattato l’allarme antincendio alla RAI e Fabio Fazio ha eseguito con successo il numero dell’autodafé.
Risultato: non ci si preoccupa più che la seconda carica dello Stato possa essere stata collusa con ambienti mafiosi ed essa non si preoccupa di doverlo smentire come farebbe qualunque politico al mondo. Il mafioso ora è Travaglio.

Che brutta aria tira. Un’aria che ricorda che non bisogna turbare certi equilibri così faticosamente raggiunti, che per non sbagliare è meglio farci i cazzi nostri e soprattutto che i cazzi illustri nun vogliono penzieri. Chi volesse fare il giornalista spaccamaroni è avvertito. Attendiamo con ansia le teste mozzate di cavallo.

L’Italia dei veleni, certo. Urge rimettere in piedi le fabbriche di antidoto antivipera della Sclavio.
La calunnia, la menzogna, la leggenda metropolitana usata come maglio per scardinare il senso di sicurezza dei cittadini.
L’immigrazione clandestina è un grave problema e tutti gli ultimi governi hanno lasciato che i buchi del colabrodo diventassero sempre più larghi.
Però non si ricorda mai che ci sono enormi interessi mafiosi autoctoni e stranieri che gestiscono la venuta scientificamente disordinata di masse di gente migrante per tenere alto il livello della tensione sociale e creare insicurezza.
Per non parlare del controllo del territorio che hanno mafia siciliana, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, nel nostro paese agiscono ormai indisturbate le triadi cinesi, la mafia albanese, quella russa, e perfino la Yakuza. Tutta gente che maneggia miliardi di euro e che inquina i mercati finanziari con i suoi sporchi guadagni.
Diciamolo, i ladruncoli ma anche i ladri feroci che assaltano le ville servono per sviare l’attenzione dalla sempre più grave infiltrazione della Grande Malavita Organizzata del tessuto sano dell’economia e della finanza.
Un po’ come si diceva una volta e cioè che si mandavano i gommoni pieni di disperati per distogliere le motovedette dalle navi che dovevano attraccare più in là con i loro carichi di droga.

E’ possibile che il problema più grave, di fronte a queste minacce mafiose globalizzate d’altissimo bordo, siano i Rom, cioè gli zingari, ergo l’anello più debole della catena? Visto come è stato facile innescare la bomba antirom a Napoli? Una vecchia ma solida leggenda metropolitana (gli zingari rubano i bambini), qualche carta da cento euro (chissà, perchè no?) per ottenere una buona recita e il problema dei rifiuti, compresa la sua gestione camorristica, viene dimenticato e si fa sfogare il malcontento bruciando qualche campo.
Belli i poliziotti rumeni in trasferta per collaborare con le indagini. Facciamoci spiegare anche perchè il governo rumeno sbologna regolarmente i suoi Rom da noi.

Non è che tutta questa lotta alla immigrazione clandestina si esaurirà con qualche espulsione di roulotte e carrozzoni perchè sono i più facili da mandare via? Vi piace vincere facile?


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Se Silvio è diventato buono però non vuol dire che l’Italia lo sia altrettanto.
Questo paese sta diventando il regno della calunnia, del sospetto, dell’accusa lanciata a tradimento. Non si spara più forse perchè ne uccide più la penna della spada. E’ l’anno del serpente.
Dallo scandalo Marcelletti, una storia di lolite, sms erotici e soprattutto forse tante invidie professionali, all’ultima guerra tra giornalisti combattuta a colpi di tastiera.

Giuseppe D’Avanzo di Repubblica insinua, scrive cose biforcute, striscia la notizia che Marco Travaglio non sarebbe poi così vergine nei confronti della mafia ma avrebbe ottenuto favori da personaggi collusi durante una vacanza.
Ciò accade dopo che Travaglio medesimo ha raccontato in TV le associazioni d’affari (non le cene assieme) di Schifani con alcuni personaggini siciliani andati in seguito sotto processo per mafia, dopo che è scattato l’allarme antincendio alla RAI e Fabio Fazio ha eseguito con successo il numero dell’autodafé.
Risultato: non ci si preoccupa più che la seconda carica dello Stato possa essere stata collusa con ambienti mafiosi ed essa non si preoccupa di doverlo smentire come farebbe qualunque politico al mondo. Il mafioso ora è Travaglio.

Che brutta aria tira. Un’aria che ricorda che non bisogna turbare certi equilibri così faticosamente raggiunti, che per non sbagliare è meglio farci i cazzi nostri e soprattutto che i cazzi illustri nun vogliono penzieri. Chi volesse fare il giornalista spaccamaroni è avvertito. Attendiamo con ansia le teste mozzate di cavallo.

L’Italia dei veleni, certo. Urge rimettere in piedi le fabbriche di antidoto antivipera della Sclavio.
La calunnia, la menzogna, la leggenda metropolitana usata come maglio per scardinare il senso di sicurezza dei cittadini.
L’immigrazione clandestina è un grave problema e tutti gli ultimi governi hanno lasciato che i buchi del colabrodo diventassero sempre più larghi.
Però non si ricorda mai che ci sono enormi interessi mafiosi autoctoni e stranieri che gestiscono la venuta scientificamente disordinata di masse di gente migrante per tenere alto il livello della tensione sociale e creare insicurezza.
Per non parlare del controllo del territorio che hanno mafia siciliana, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, nel nostro paese agiscono ormai indisturbate le triadi cinesi, la mafia albanese, quella russa, e perfino la Yakuza. Tutta gente che maneggia miliardi di euro e che inquina i mercati finanziari con i suoi sporchi guadagni.
Diciamolo, i ladruncoli ma anche i ladri feroci che assaltano le ville servono per sviare l’attenzione dalla sempre più grave infiltrazione della Grande Malavita Organizzata del tessuto sano dell’economia e della finanza.
Un po’ come si diceva una volta e cioè che si mandavano i gommoni pieni di disperati per distogliere le motovedette dalle navi che dovevano attraccare più in là con i loro carichi di droga.

E’ possibile che il problema più grave, di fronte a queste minacce mafiose globalizzate d’altissimo bordo, siano i Rom, cioè gli zingari, ergo l’anello più debole della catena? Visto come è stato facile innescare la bomba antirom a Napoli? Una vecchia ma solida leggenda metropolitana (gli zingari rubano i bambini), qualche carta da cento euro (chissà, perchè no?) per ottenere una buona recita e il problema dei rifiuti, compresa la sua gestione camorristica, viene dimenticato e si fa sfogare il malcontento bruciando qualche campo.
Belli i poliziotti rumeni in trasferta per collaborare con le indagini. Facciamoci spiegare anche perchè il governo rumeno sbologna regolarmente i suoi Rom da noi.

Non è che tutta questa lotta alla immigrazione clandestina si esaurirà con qualche espulsione di roulotte e carrozzoni perchè sono i più facili da mandare via? Vi piace vincere facile?


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Se Silvio è diventato buono però non vuol dire che l’Italia lo sia altrettanto.
Questo paese sta diventando il regno della calunnia, del sospetto, dell’accusa lanciata a tradimento. Non si spara più forse perchè ne uccide più la penna della spada. E’ l’anno del serpente.
Dallo scandalo Marcelletti, una storia di lolite, sms erotici e soprattutto forse tante invidie professionali, all’ultima guerra tra giornalisti combattuta a colpi di tastiera.

Giuseppe D’Avanzo di Repubblica insinua, scrive cose biforcute, striscia la notizia che Marco Travaglio non sarebbe poi così vergine nei confronti della mafia ma avrebbe ottenuto favori da personaggi collusi durante una vacanza.
Ciò accade dopo che Travaglio medesimo ha raccontato in TV le associazioni d’affari (non le cene assieme) di Schifani con alcuni personaggini siciliani andati in seguito sotto processo per mafia, dopo che è scattato l’allarme antincendio alla RAI e Fabio Fazio ha eseguito con successo il numero dell’autodafé.
Risultato: non ci si preoccupa più che la seconda carica dello Stato possa essere stata collusa con ambienti mafiosi ed essa non si preoccupa di doverlo smentire come farebbe qualunque politico al mondo. Il mafioso ora è Travaglio.

Che brutta aria tira. Un’aria che ricorda che non bisogna turbare certi equilibri così faticosamente raggiunti, che per non sbagliare è meglio farci i cazzi nostri e soprattutto che i cazzi illustri nun vogliono penzieri. Chi volesse fare il giornalista spaccamaroni è avvertito. Attendiamo con ansia le teste mozzate di cavallo.

L’Italia dei veleni, certo. Urge rimettere in piedi le fabbriche di antidoto antivipera della Sclavio.
La calunnia, la menzogna, la leggenda metropolitana usata come maglio per scardinare il senso di sicurezza dei cittadini.
L’immigrazione clandestina è un grave problema e tutti gli ultimi governi hanno lasciato che i buchi del colabrodo diventassero sempre più larghi.
Però non si ricorda mai che ci sono enormi interessi mafiosi autoctoni e stranieri che gestiscono la venuta scientificamente disordinata di masse di gente migrante per tenere alto il livello della tensione sociale e creare insicurezza.
Per non parlare del controllo del territorio che hanno mafia siciliana, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, nel nostro paese agiscono ormai indisturbate le triadi cinesi, la mafia albanese, quella russa, e perfino la Yakuza. Tutta gente che maneggia miliardi di euro e che inquina i mercati finanziari con i suoi sporchi guadagni.
Diciamolo, i ladruncoli ma anche i ladri feroci che assaltano le ville servono per sviare l’attenzione dalla sempre più grave infiltrazione della Grande Malavita Organizzata del tessuto sano dell’economia e della finanza.
Un po’ come si diceva una volta e cioè che si mandavano i gommoni pieni di disperati per distogliere le motovedette dalle navi che dovevano attraccare più in là con i loro carichi di droga.

E’ possibile che il problema più grave, di fronte a queste minacce mafiose globalizzate d’altissimo bordo, siano i Rom, cioè gli zingari, ergo l’anello più debole della catena? Visto come è stato facile innescare la bomba antirom a Napoli? Una vecchia ma solida leggenda metropolitana (gli zingari rubano i bambini), qualche carta da cento euro (chissà, perchè no?) per ottenere una buona recita e il problema dei rifiuti, compresa la sua gestione camorristica, viene dimenticato e si fa sfogare il malcontento bruciando qualche campo.
Belli i poliziotti rumeni in trasferta per collaborare con le indagini. Facciamoci spiegare anche perchè il governo rumeno sbologna regolarmente i suoi Rom da noi.

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Un paio di notiziole della serie “a Natale siamo tutti più buoni”.
Berlusconi ha voluto presenziare sabato scorso a Milano, in piazzale Lagosta, alla manifestazione del Partito dei Pensionati, culminata con la distribuzione di pacchi di pasta ai presenti.
Mica pasta da 20 centesimi di euro alla confezione da 500 gr. come si trova negli hard discount ma pasta firmata, doc, come dire: dove c’è Berlusconi, c’è casa. Un solo pacco a testa, però, se no ingrassano. Tanto, basta il pensiero.

Dopo il Silvio panettiere e quello che in gioventù andava in giro a raccattare i cartoni per farne palle (?), eccolo in versione battaglia del grano duro, per “dar da mangiare agli affamati”, soprattutto a quei pensionati, suppongo, che prese per il culo con la promessa dell’aumento a 500 euro delle pensioni minime, un suo cavallo di battaglia delle elezioni del 2001.
Ricordate per quanto tempo insistette nel mentire che lui le pensioni le aveva aumentate proprio a tutti? Ci vollero cinque anni buoni per fargli ammettere che si, le aveva aumentate ma solo a quelli che ne avevano diritto ed erano solo una minoranza.
E ci voleva tanto?! I nostri babbi e le nostre mamme se n’erano accorti subito che l’aumento era una balla con il controcazzo. Anzi una palla di cartapesta, costruita non da un leader ma da un carro di Viareggio vivente, che non prova la minima vergogna come strafantastiliardario ad andare a parlare a dei vecchi di “far fatica ad arrivare alla fine del mese”. Lui, dice, ha vissuto la miseria “nera”. Bene, è venuto il tempo di raccontare magari come da un giorno all’altro ha fatto tutti questi dané.
Se ne avete uno sotto mano, prendete un antiemetico (contro il vomito) e leggete la cronaca dell’uscita del povero ricco in mezzo ai poveri veri scritta da una delle gazzette di famiglia.

Si sa che i pensionati sono un poco rincoglioniti e di poca memoria. Se fossero stati ben svegli, ricordandosi della palla dei 500 euro, avrebbero dovuto tirargliela in testa, la pasta, alla pasta d’uomo.


Altra notizia che apre il cuore alla bontà natalizia. Milano, galleria Vittorio Emanuele, il salotto buono, con i bottegoni del lusso tutti luccicosi per il Natale.
Come scrive il Corriere della Serva, ieri c’è stato lo choc. Si è scoperto che in alcuni sottotetti dei palazzi della Galleria si nascondevano abusivi, barboni e immigrati clandestini in quelle che il comico inviato del TG5 ha simpaticamente definito “abitazioni”, solo perchè ci arrivava la luce elettrica. Magari se fa domanda possono vedere di assegnargliene uno di quei favolosi appartamenti.

Immediata la reazione del “barbùn-buster” Sgarbi che, sceso come un falco pellegrino a compiere un sopralluogo sul posto, invoca la cessione ai privati della galleria (che evidentemente appartiene ancora in parte ai milanesi come cittadinanza). Si sa, una guardatina, una rapida botta di conti e si fiuta l’affare del loft, con la scusa del farci la galleria d’arte che non frega a nessuno.

“Per intanto, Sgarbi sogna di trasformare le mansarde abitate dai barboni in un museo d’arte contemporanea: «Voglio lasciare tutto così com’è. I calzini. La puzza. Per far vedere quanto in basso è scesa Milano»”.

Rapido ed infallibile, il vicepodestà De Corato ha promesso di murare i sottotetti (per fortuna senza i barboni dentro) affinchè gli scarafaggi non debbano mai più annidarsi nelle vicinanze dove passeggiano i signori che hanno le migliaia di euro da buttare via per la scarpa di Prada, lo straccetto firmato e la coperta in visone da 100.000 euro.

Per carità, bisogna rispettare la legalità e lottare contro l’abusivismo che magari nasconde le immonde speculazioni dei subaffitti a peso d’oro.
Però mi sia consentito appunto di notare come il tono usato nei confronti di esseri umani che per bisogno avevano trovato un rifugio in quelle soffitte merdose è scritto sul corrierone e detto al TG5 con il tono di chi sta parlando di un’invasione di scarafaggi.
Oddìo marchesa, sul persiano Bukara sta passeggiando l’immondo insetto! Si chiami subito la disinfestazione.

La premiata ditta De Corato & Sgarbi ha ben disinfestato e si gloria di aver buttato in mezzo ad una strada dei senzatetto, con il freddo che fa in questi giorni e in prossimità del Santo Natale.
Questo dopo che la stessa amministrazione comunale della sciura petroliera aveva organizzato una mensa per ricchi nel cortile di Palazzo Marino il 7 dicembre per gli infreddoliti ed annoiati spettatori della Scala del dopospettacolo, a spese non si sa di chi ma probabilmente dei milanesi, compresi i pensionati al dente.

Fellini, da quel genio che era, lo aveva previsto negli anni 80. Se i poveri pensionati chiederanno pane, a causa delle pensioni da fame, cosa daranno loro questi compassionevoli conservatori mentre pasteggiano a soupe lyonnaise e cappella di porcino? Rigatoni!


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Un paio di notiziole della serie “a Natale siamo tutti più buoni”.
Berlusconi ha voluto presenziare sabato scorso a Milano, in piazzale Lagosta, alla manifestazione del Partito dei Pensionati, culminata con la distribuzione di pacchi di pasta ai presenti.
Mica pasta da 20 centesimi di euro alla confezione da 500 gr. come si trova negli hard discount ma pasta firmata, doc, come dire: dove c’è Berlusconi, c’è casa. Un solo pacco a testa, però, se no ingrassano. Tanto, basta il pensiero.

Dopo il Silvio panettiere e quello che in gioventù andava in giro a raccattare i cartoni per farne palle (?), eccolo in versione battaglia del grano duro, per “dar da mangiare agli affamati”, soprattutto a quei pensionati, suppongo, che prese per il culo con la promessa dell’aumento a 500 euro delle pensioni minime, un suo cavallo di battaglia delle elezioni del 2001.
Ricordate per quanto tempo insistette nel mentire che lui le pensioni le aveva aumentate proprio a tutti? Ci vollero cinque anni buoni per fargli ammettere che si, le aveva aumentate ma solo a quelli che ne avevano diritto ed erano solo una minoranza.
E ci voleva tanto?! I nostri babbi e le nostre mamme se n’erano accorti subito che l’aumento era una balla con il controcazzo. Anzi una palla di cartapesta, costruita non da un leader ma da un carro di Viareggio vivente, che non prova la minima vergogna come strafantastiliardario ad andare a parlare a dei vecchi di “far fatica ad arrivare alla fine del mese”. Lui, dice, ha vissuto la miseria “nera”. Bene, è venuto il tempo di raccontare magari come da un giorno all’altro ha fatto tutti questi dané.
Se ne avete uno sotto mano, prendete un antiemetico (contro il vomito) e leggete la cronaca dell’uscita del povero ricco in mezzo ai poveri veri scritta da una delle gazzette di famiglia.

Si sa che i pensionati sono un poco rincoglioniti e di poca memoria. Se fossero stati ben svegli, ricordandosi della palla dei 500 euro, avrebbero dovuto tirargliela in testa, la pasta, alla pasta d’uomo.


Altra notizia che apre il cuore alla bontà natalizia. Milano, galleria Vittorio Emanuele, il salotto buono, con i bottegoni del lusso tutti luccicosi per il Natale.
Come scrive il Corriere della Serva, ieri c’è stato lo choc. Si è scoperto che in alcuni sottotetti dei palazzi della Galleria si nascondevano abusivi, barboni e immigrati clandestini in quelle che il comico inviato del TG5 ha simpaticamente definito “abitazioni”, solo perchè ci arrivava la luce elettrica. Magari se fa domanda possono vedere di assegnargliene uno di quei favolosi appartamenti.

Immediata la reazione del “barbùn-buster” Sgarbi che, sceso come un falco pellegrino a compiere un sopralluogo sul posto, invoca la cessione ai privati della galleria (che evidentemente appartiene ancora in parte ai milanesi come cittadinanza). Si sa, una guardatina, una rapida botta di conti e si fiuta l’affare del loft, con la scusa del farci la galleria d’arte che non frega a nessuno.

“Per intanto, Sgarbi sogna di trasformare le mansarde abitate dai barboni in un museo d’arte contemporanea: «Voglio lasciare tutto così com’è. I calzini. La puzza. Per far vedere quanto in basso è scesa Milano»”.

Rapido ed infallibile, il vicepodestà De Corato ha promesso di murare i sottotetti (per fortuna senza i barboni dentro) affinchè gli scarafaggi non debbano mai più annidarsi nelle vicinanze dove passeggiano i signori che hanno le migliaia di euro da buttare via per la scarpa di Prada, lo straccetto firmato e la coperta in visone da 100.000 euro.

Per carità, bisogna rispettare la legalità e lottare contro l’abusivismo che magari nasconde le immonde speculazioni dei subaffitti a peso d’oro.
Però mi sia consentito appunto di notare come il tono usato nei confronti di esseri umani che per bisogno avevano trovato un rifugio in quelle soffitte merdose è scritto sul corrierone e detto al TG5 con il tono di chi sta parlando di un’invasione di scarafaggi.
Oddìo marchesa, sul persiano Bukara sta passeggiando l’immondo insetto! Si chiami subito la disinfestazione.

La premiata ditta De Corato & Sgarbi ha ben disinfestato e si gloria di aver buttato in mezzo ad una strada dei senzatetto, con il freddo che fa in questi giorni e in prossimità del Santo Natale.
Questo dopo che la stessa amministrazione comunale della sciura petroliera aveva organizzato una mensa per ricchi nel cortile di Palazzo Marino il 7 dicembre per gli infreddoliti ed annoiati spettatori della Scala del dopospettacolo, a spese non si sa di chi ma probabilmente dei milanesi, compresi i pensionati al dente.

Fellini, da quel genio che era, lo aveva previsto negli anni 80. Se i poveri pensionati chiederanno pane, a causa delle pensioni da fame, cosa daranno loro questi compassionevoli conservatori mentre pasteggiano a soupe lyonnaise e cappella di porcino? Rigatoni!

http://www.youtube.com/v/Ym3sdmHnsJ4&rel=1


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Bambini rom ad Auschwitz-Birkenau

Quanti in Italia conoscono la parola Porrajmos ed il suo significato? Il Porrajmos, “divoramento”, è la denominazione che sinti e rom, ovvero gli “zingari”, danno del loro olocausto di non meno di 500.000 vittime, perpetrato dal nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale su motivazioni esclusivamente razziali. Quanti sanno che il famigerato dottor Mengele compiva i suoi “esperimenti” quasi esclusivamente su bambini rom, soprattutto accanendosi sui gemelli?

Se ne sa poco o nulla perchè, a parte la nostra endemica ignoranza storica e nonostante questi numeri sconvolgenti, questo genocidio non è stato elaborato, come la Shoah, in termini di senso di colpa collettivo. Noi europei possiamo e dobbiamo sentirci in colpa per ciò che abbiamo fatto agli ebrei, ma per ciò che abbiamo fatto ai rom ci hanno fatto lo sconto, nulla è dovuto.
A quanto mi risulta, esiste un unico film rievocativo della tragedia del Porrajmos, “E i violini cessarono di suonare” di produzione ungherese, visto una sola volta per puro caso sulla Rai all’ora dei vampiri.

Prima che qualcuno pensi che gli orrori del Porrajmos siano da attribuire esclusivamente alla crudeltà teutonico-nazista, anche il fascismo italiano perseguitò i rom, soprattutto quando filava d’amore e d’accordo con gli spietati Ustasha croati che detenevano rom, ebrei e serbi nel famigerato campo di sterminio di Jasenovac.

In seguito ad un’ordinanza del regime fascista del 1940, i rom di stanza in Italia dovevano essere arrestati e rinchiusi in carcere o in campo di concentramento. Nel nostro paese funzionarono, dal ’41 al ’43, diversi campi di concentramento e “rieducazione” apposta per gli zingari, uno dei quali si trovava ad Agnone, in Molise. Furono sicuramente detenuti prigionieri rom a Ferramonti in Calabria, in Sardegna, alle isole Tremiti, a Tossicia in Abruzzo, a Boiano e Vinchiaturo e in altri due campi del Molise.

Senza un’adeguata elaborazione di questo razzismo omicida, cosa è cambiato nella percezione dello “zingaro” ai nostri tempi? Esagero se dico: nulla?
Lo “zingaro” è il popolo con il quale ci è tranquillamente permesso essere razzisti, perfino in senso liquidatorio, in una sorta di porto franco mentale. Tutto ciò che non oseresti mai pensare dei neri, degli ebrei, degli omosessuali, lo scarichi sugli zingari senza sentirti in colpa, senza nessuno che ti accusi di essere anti-qualcuno. Una pacchia per il nostro lato oscuro.

Nella zona franca del razzismo a rutto libero, non si fa distinzione tra rom italiani e rom stranieri, diventano tutti rumeni. Spariscono le differenze tra i gruppi e tra gli individui e si dimentica che tra i rom vi sono persone sporche e persone pulite, persone oneste e disoneste, assassini e santi. Come nelle nostre belle casette di Playmobil dove ogni tanto una brava mamma o un bravo ragazzo sbarellano e il sangue macchia i mattoncini Lego.

Per i media che non si permetterebbero mai di sottolineare che una persona è disonesta perchè di colore, lo zingaro è sempre ladro, perfino di bambini e ora anche stupratore ed assassino.
Nella società che dà la massima importanza alla proprietà, al possesso delle cose, quale invasione ci minaccia, più spaventosa di quella degli ultracorpi, a sentire le campane da morto suonate dai giornali e telegiornali scandalettistici se non quella di orde di ladri che premono alle frontiere?
Badate bene, il pericolo non sono le Mafie internazionali con le mani ingioiellate e le narici corrose dalla cocaina. Non i venditori di bombe a grappolo, i guerrafondai e i trafficanti di esseri umani che gestiscono le ondate migratorie ai quali nessuno osa, per paura, torcere un capello, ma gli zingari. Parola di Beppe Grillo.

A proposito, l’ubriaco che ad Appignano ha ucciso investendoli quattro ragazzi non era ubriaco, era rom. Memorabili i servizi che il TG di Mazza ha dedicato al processo, con tanto di lode a Forza Nuova che “ha manifestato in solidarietà con le vittime”.
Qualche tempo fa, per difendere degli stupratori italiani, il sindaco di Montalto di Castro aveva perfino prestato i soldi per la loro difesa. Per loro fortuna erano stupratori, non rom. Siamo un paese votato alla coerenza.

Io non nego che esista un problema immigrazione né che tra i rom vi siano persone dedite al furto e alla delinquenza, come in qualunque consorzio umano.
Io accuso questo razzismo a sfintere aperto che non si vergogna delle scorregge che lancia ogni giorno di più contro un popolo che non è né peggiore né migliore degli altri e che rischia ancora una volta di fungere da capro espiatorio, come nota anche Elisa. Accuso coloro che hanno il coraggio di prendersela con i rom, tanto ben pochi li difenderanno e quindi non rischiano la gogna dell’essere anti-qualcuno.

In fondo sarebbe sufficiente informarsi un po’ meglio su di loro e la loro cultura. Se alla fine qualcuno continuasse a pensare che gli zingari gli stanno lo stesso sui coglioni, guardi la foto sopra e il video e rifletta sul fatto che i treni piombati sono sempre pronti a partire.



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Bambini rom ad Auschwitz-Birkenau

Quanti in Italia conoscono la parola Porrajmos ed il suo significato? Il Porrajmos, “divoramento”, è la denominazione che sinti e rom, ovvero gli “zingari”, danno del loro olocausto di non meno di 500.000 vittime, perpetrato dal nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale su motivazioni esclusivamente razziali. Quanti sanno che il famigerato dottor Mengele compiva i suoi “esperimenti” quasi esclusivamente su bambini rom, soprattutto accanendosi sui gemelli?

Se ne sa poco o nulla perchè, a parte la nostra endemica ignoranza storica e nonostante questi numeri sconvolgenti, questo genocidio non è stato elaborato, come la Shoah, in termini di senso di colpa collettivo. Noi europei possiamo e dobbiamo sentirci in colpa per ciò che abbiamo fatto agli ebrei, ma per ciò che abbiamo fatto ai rom ci hanno fatto lo sconto, nulla è dovuto.
A quanto mi risulta, esiste un unico film rievocativo della tragedia del Porrajmos, “E i violini cessarono di suonare” di produzione ungherese, visto una sola volta per puro caso sulla Rai all’ora dei vampiri.

Prima che qualcuno pensi che gli orrori del Porrajmos siano da attribuire esclusivamente alla crudeltà teutonico-nazista, anche il fascismo italiano perseguitò i rom, soprattutto quando filava d’amore e d’accordo con gli spietati Ustasha croati che detenevano rom, ebrei e serbi nel famigerato campo di sterminio di Jasenovac.

In seguito ad un’ordinanza del regime fascista del 1940, i rom di stanza in Italia dovevano essere arrestati e rinchiusi in carcere o in campo di concentramento. Nel nostro paese funzionarono, dal ’41 al ’43, diversi campi di concentramento e “rieducazione” apposta per gli zingari, uno dei quali si trovava ad Agnone, in Molise. Furono sicuramente detenuti prigionieri rom a Ferramonti in Calabria, in Sardegna, alle isole Tremiti, a Tossicia in Abruzzo, a Boiano e Vinchiaturo e in altri due campi del Molise.

Senza un’adeguata elaborazione di questo razzismo omicida, cosa è cambiato nella percezione dello “zingaro” ai nostri tempi? Esagero se dico: nulla?
Lo “zingaro” è il popolo con il quale ci è tranquillamente permesso essere razzisti, perfino in senso liquidatorio, in una sorta di porto franco mentale. Tutto ciò che non oseresti mai pensare dei neri, degli ebrei, degli omosessuali, lo scarichi sugli zingari senza sentirti in colpa, senza nessuno che ti accusi di essere anti-qualcuno. Una pacchia per il nostro lato oscuro.

Nella zona franca del razzismo a rutto libero, non si fa distinzione tra rom italiani e rom stranieri, diventano tutti rumeni. Spariscono le differenze tra i gruppi e tra gli individui e si dimentica che tra i rom vi sono persone sporche e persone pulite, persone oneste e disoneste, assassini e santi. Come nelle nostre belle casette di Playmobil dove ogni tanto una brava mamma o un bravo ragazzo sbarellano e il sangue macchia i mattoncini Lego.

Per i media che non si permetterebbero mai di sottolineare che una persona è disonesta perchè di colore, lo zingaro è sempre ladro, perfino di bambini e ora anche stupratore ed assassino.
Nella società che dà la massima importanza alla proprietà, al possesso delle cose, quale invasione ci minaccia, più spaventosa di quella degli ultracorpi, a sentire le campane da morto suonate dai giornali e telegiornali scandalettistici se non quella di orde di ladri che premono alle frontiere?
Badate bene, il pericolo non sono le Mafie internazionali con le mani ingioiellate e le narici corrose dalla cocaina. Non i venditori di bombe a grappolo, i guerrafondai e i trafficanti di esseri umani che gestiscono le ondate migratorie ai quali nessuno osa, per paura, torcere un capello, ma gli zingari. Parola di Beppe Grillo.

A proposito, l’ubriaco che ad Appignano ha ucciso investendoli quattro ragazzi non era ubriaco, era rom. Memorabili i servizi che il TG di Mazza ha dedicato al processo, con tanto di lode a Forza Nuova che “ha manifestato in solidarietà con le vittime”.
Qualche tempo fa, per difendere degli stupratori italiani, il sindaco di Montalto di Castro aveva perfino prestato i soldi per la loro difesa. Per loro fortuna erano stupratori, non rom. Siamo un paese votato alla coerenza.

Io non nego che esista un problema immigrazione né che tra i rom vi siano persone dedite al furto e alla delinquenza, come in qualunque consorzio umano.
Io accuso questo razzismo a sfintere aperto che non si vergogna delle scorregge che lancia ogni giorno di più contro un popolo che non è né peggiore né migliore degli altri e che rischia ancora una volta di fungere da capro espiatorio, come nota anche Elisa. Accuso coloro che hanno il coraggio di prendersela con i rom, tanto ben pochi li difenderanno e quindi non rischiano la gogna dell’essere anti-qualcuno.

In fondo sarebbe sufficiente informarsi un po’ meglio su di loro e la loro cultura. Se alla fine qualcuno continuasse a pensare che gli zingari gli stanno lo stesso sui coglioni, guardi la foto sopra e il video e rifletta sul fatto che i treni piombati sono sempre pronti a partire.

http://www.youtube.com/v/iutcKER9MHE

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