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Anch’io penso che quello del “ma dove siete stati in questi sedici anni?”, rivolto ai finiani, sia un argomento debole e, aggiungerei, alquanto semplicistico da parte soprattutto della sinistra.
Non si crede alla volontà dei finiani di smarcarsi da Berlusconi e dal berlusconismo perchè per sedici anni essi ne hanno condiviso le sorti e l’hanno appoggiato in vari governi da dentro AN. Fini, nonostante dica ora a volte cose più di sinistra di Fassino, continua ad essere visto come “il solito vecchio fascista” del quale bisogna diffidare. Più per partito preso e pregiudizio ideologico, che per effettiva convinzione.
Per carità, è assodato che Fini stava con Berlusconi fino all’altro giorno, ma la creazione di una destra democratica, non fascista e votata alla difesa di valori assolutamente condivisibili da chiunque si ritenga persona civile, come il rispetto della legalità e della giustizia, temo abbia richiesto proprio questi sedici anni e forse ne richiederà altri due fino a farla diventare finalmente maggiorenne.
Proprio perché per tanti e troppi anni  in Italia “non si è saputo andare a destra senza evitare il manganello”, come diceva Montanelli, è indubbiamente vero che, come scrive Filippo Rossi: “Per chi proveniva da una storia di destra, la presenza di Silvio Berlusconi è stata totalizzante, e allearsi con lui era l’unica via per avere “spazi di manovra politica”. Il famoso sdoganamento. Andare al traino del grande comunicatore per ottenere visibilità. Del resto è ciò che ha fatto la Lega, che se non fosse per Berlusconi avrebbe meno peso politico, a livello nazionale, della Sudtiroler Volkspartei.
Se poi dovesse venir fuori che il berlusconismo è stato imposto da un patto tra poteri innominabili, in una sorta di golpe strisciante, potremmo capire che non vi era effettivamente altro modo di imparare a contrastarlo se non dall’interno. Ponendo le basi, appunto, per una destra finalmente europea che superasse il berlusconismo, una volta dimostratone il fallimento come progetto politico.
Poi, certo, i Gasparri e La Russa non li smuoverebbe nemmeno un asteroide, ma credo sia sciocco credere che vi sia ancora qualcosa in comune tra i due bei tomi di cui sopra e il loro ex segretario, dopo sedici anni.
Si, Fini sarà cambiato, si dice a sinistra, ma il Fini del 2001, colui che all’interno della Questura di Genova coordinava la repressione nei giorni del G8? Beh,  è lo stesso che oggi, all’interno del suo partito, vede nascere dibattiti (autocritiche, si sarebbe detto una volta), proprio sui fatti di quei giorni e sulla necessità di ripensarli come dovuti ad un atto di assoluto disprezzo della legalità proprio da parte di coloro che la legalità avrebbero dovuto difenderla.
Che vi fosse una politicizzazione in senso fascista di certi settori delle forze dell’ordine lo abbiamo sempre saputo. Che la critica a questa anomalia e l’invito implicito a superarla provenga oggi da questa destra ragazzina non può che fare piacere. Se non altro ci consoleremo del fatto che la sinistra (dicono per colpa di Di Pietro, dei numeri mancanti in Parlamento e delle cavallette) non ha mai fatto la commissione di inchiesta sul G8, per altro già promessa in campagna elettorale.
Una destra democratica che difende la legalità, avendo capito che il nostro paese è ammalato di illegalità diffusa quasi ad uno stadio terminale, è la benvenuta. Per non parlare di una destra che dimostra di avere a cuore i temi della laicità, tra tutti questi pretini rossi, baciapreti trafficoni e rivoluzionari con il santino in tasca.
Per la verità sono anni che a destra e ben prima del Fini di Futuro e Libertà si era capito che Berlusconi sarebbe riuscito a tutto fuorché governare l’Italia. Che non sarebbe mai riuscito a liberare l’Italia dal peso schiacciante del suo culo da salvare.
Ad esempio, Indro Montanelli preconizzò il Berlusconi scriteriato di oggi nel momento stesso in cui il nostro scese in campo. E il suo discepolo Travaglio conduce da anni e da destra la più feroce battaglia informativa contro il malaffare berlusconiano.
Io penso che chi ha il coraggio di cambiare idea e ricredersi su cose nelle quali aveva creduto sia meritevole di ogni rispetto. Meglio un finiano che si rende conto, seppure dopo sedici anni, che Berlusconi è quello che è, un pericolo per l’Italia, di una Lega che, sempre con la stessa faccia, lo sostiene dopo averlo chiamato mafioso per anni e meglio soprattutto di un’opposizione che ad un Berlusconi in crisi e quasi in ginocchio giurò di non toccare le televisioni. Riconsegnandogli in pratica il potere. Nel 1994, giusto sedici anni fa.
P.S. Se vi capita leggete la prima intervista a Silvio Berlusconi di Camilla Cederna, in questi giorni ripubblicata. “Serve una città? Chiamate il Berlusconi.” 1977) Assolutamente imperdibile e profetica.
Capita sempre più spesso di volgere lo sguardo al passato politico e rimpiangerlo per motivi che allora non avremmo mai immaginato.
Vedi Mastella e Giulio Andreotti ti appare un Marco Aurelio di augusta nobiltà; di fronte ai Cirini Pomicini e compagnia democristiana che ritornano, tra rose bianche e biancofiori più o meno appassiti e che sanno di morto, Aldo Moro svetta sempre di più come un everest della politica.
Guardi a Veltroni, D’Alema e Fassino e chissà perchè ripensi ai Berlinguer, ai Lama, ai Libertini, con una lacrima che ti riga la guancia.

Anche i giornalisti del passato ti fanno questo effetto. Montanelli l’hai sempre considerato un reazionario, un campione del conservatorismo borghese. Poi riascolti le sue ultime interviste e pensi che in fondo se proprio lui si scandalizzava del berlusconismo arrembante, allora il problema era proprio serio. Peccato che la borghesia italiana per opportunismo si sia fatta irretire dal cantante da night dalla voce di velluto.

In previsione di una nuova tornata elettorale, giova riproporre questo memorabile duetto tra i più grandi giornalisti italiani: Enzo Biagi e Indro Montanelli, appunto, argomento Silvio Berlusconi.
E’ la famosa intervista del “vaccino”, dove Montanelli afferma che dalla malattia Berlusconi l’Italia sarebbe guarita sono con una bella immunizzazione, con qualche anno di governo berlusconiano. Tra parentesi, questa intervista per “Il Fatto” sarebbe secondo molti la causa principale dell’allontanamento di Enzo Biagi dalla RAI, a seguito del famigerato editto bulgaro. Un esempio di uso criminoso del mezzo televisivo.

Nella seconda intervista ad Alain Elkann, Montanelli parla di censura, di fascismo, di cosa è la satira, della destra italiana che non sa andare oltre al manganello.
Ogni paese democratico rispetta la satira, dice il filoanarchico Indro, lui che ricevette un’onorificenza dagli anarchici spagnoli, e che sorride all’idea di essere considerato dal becerume della Libertà un comunista. Lui.

Peccato che sulla questione del vaccino la profezia montanelliana non si sia avverata. Ora dobbiamo stare pronti e scoprire il braccio per una dose di richiamo (altri cinque anni?) che ci inoculeranno presto, con le nuove elezioni. Indro aveva troppa fiducia negli italiani, che come elettori a volte sanno essere peggiori dei politici che votano. Rivoteranno Berlusconi, magari non come la prima volta, un richiamo appunto, meno potente ma lui andrà ancora avanti, macinando bugie, promesse, furbate e fellonie varie.
Ci immunizzeremo stavolta? Non chiedetelo a me. Non ho alcuna fiducia nei vaccini.


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