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Avete appena sentito Fazio (non quello della Littizzetto ma quello governativo) raccomandare come ogni sera la vaccinazione assolutamente sicura contro la terribile influenza maiala nel più collaborazionista dei TG e temete di finire per credergli?
Come antidoto e vaccino alle “faziosità” ecco il contributo di questa deliziosa suorina, la Dottoressa Teresa Forcades i Vila, monaca benedettina a Barcelona e già medico internista specializzato in igiene pubblica con un master negli Stati Uniti.

Suor Teresa ha pubblicato un testo informativo sull’influenza H1N1 sul suo blog ed ha prodotto il video che vi propongo (è in spagnolo con sottotitoli in inglese), dove parla dei rischi legati al vaccino contro l’influenza H1N1 e del rischio ancora maggiore di una militarizzazione della salute pubblica a base di vaccinazioni forzate con multe e prigione per chi volesse sottrarvisi.

Il testo di Teresa è interessante per la competenza scientifica che ne traspare e per la chiarezza con la quale le tesi che esprime vengono esposte.
Oltre alla visione del video, vi propongo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, rimandandovi alle traduzioni in italiano (1 e 2) del documento originale per ogni ulteriore approfondimento e per la bibliografia delle fonti.

Teresa, nell’introduzione del video, fa la storia del virus influenzale rifacendosi ad un articolo pubblicato sul “New England Journal of Medicine”.
Ogni anno circolano nel mondo i tre tipi di virus influenzale: A -B- C. Essendo il ceppo C piuttosto raro, si deve assumere che le influenze che compaiono ogni anno siano causate dalla combinazione dei ceppi A e B.
Il virus A-H1N1 è lo stesso che causò la pandemia denominata “Spagnola” nel 1918 (20 milioni di morti nel mondo). Quel virus continuò a circolare in forma meno letale grosso modo fino al 1957, poi scomparve, per riapparire nel 1977 dopo che era stato risintetizzato in laboratorio durante studi sui resti di una donna Inuit deceduta nel 1918 a causa della pandemia.
Dal 1977, quindi, il virus A-H1N1 compare di frequente nel pool di virus influenzali che circolano ogni anno nel mondo. Cosa c’è di veramente nuovo nella versione di quest’anno, detta anche influenza suina? Nulla, a parte il ceppo differente: S-OIV.
I primi due casi comparsi quest’anno di influenza da virus A-H1N1 (S-OIV) risalgono al 17 aprile in California. Al 15 settembre questa epidemia ha causato nel mondo 3.559 decessi, 137 dei quali in Europa. Secondo tutti gli studi epidemiologici si tratta di un ceppo virale ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, tenendo presente che ogni anno nel mondo si verificano tra 40.000 e 220.000 decessi per complicazioni da influenza.
Insomma, quella attuale sarebbe una variante assolutamente non pericolosa delle solite influenze stagionali. Non solo. Gli individui oltre i 60 anni mostrano una immunità del 33% maggiore rispetto al virus. Nessuna sorpresa visto che durante la loro vita hanno avuto modo di entrare in contatto già altre volte con esso.

Quello che la dottoressa Forcades nota, rispetto all’epidemia di quest’anno, è una serie di irregolarità, alcune delle quali decisamente inquietanti, che non derivano dall’elemento virale ma da quello umano.
Alla fine di gennaio di quest’anno, come documenta anche un’interrogazione del Parlamento austriaco, la casa farmaceutica americana Baxter consegnò a 16 laboratori di Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Germania 72 kg. di materiale destinato alla produzione di vaccino anti-influenzale che avrebbe dovuto essere distribuito in quei paesi nei mesi di febbraio e marzo.
Il tecnico di un laboratorio ceco, per eccesso di scrupolo e su propria esclusiva iniziativa, sottopose il materiale inviato dalla Baxter a test di tossicità sui furetti. Gli animali morirono tutti.
Ulteriori test rivelarono che il materiale virale era composto da una combinazione di due virus vivi e non attenuati: il virus dell’influenza aviaria, caratterizzato da bassa contagiosità ma alta mortalità, e un normale virus influenzale umano a bassa mortalità ma alta contagiosità.
Se questa contaminazione con virus vivi di un vaccino normalmente composto da virus attenuati non fosse stata scoperta in maniera del tutto casuale e provvidenziale, staremmo forse affrontando oggi una vera pandemia assai più grave di quelle paventate in questi giorni.
La Baxter si giustificò dicendo che il materiale inviato ai laboratori non era destinato alla profilassi umana ma l’inquietudine legata a questo misterioso episodio rimane. Soprattutto se pensiamo che uno dei laboratori destinatari del materiale contaminato sta preparando il vaccino contro l’influenza A-H1N1.

Altre stranezze. In aprile, come si è visto, compaiono i primi due casi di “nuova” influenza. L’11 giugno l’OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.
C’è un dettaglio importante, però, che i media non hanno riportato. Nel mese di maggio 2009 l’OMS ha ufficialmente modificato la definizione di pandemia. Se prima, con quel termine, si definiva “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente, caratterizzato da alta mortalità”, dal mese di maggio si definisce pandemia semplicemente “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente”. Togliendo l’alta mortalità è evidente che qualunque malattia sufficientemente diffusa a livello planetario potrà giustificare un Allarme Pandemia e le conseguenti campagne di terrorismo psicologico.
Le motivazioni di questo comportamento sono squisitamente politiche. Dal 2005, dopo i casi di influenza aviaria, l’OMS non offre più ai suoi membri raccomandazioni (sull’uso di vaccini o altri presidi) ma dà ORDINI.
Se l’OMS dice che c’è una pandemia, e oggi lo può dire anche se non ci sono i morti necessari, il governo americano è obbligato a dichiarare l’EMERGENZA SANITARIA e, per esempio, un domani, rendere una vaccinazione OBBLIGATORIA. Nel Massachussetts si stanno già studiando leggi che puniscano con 1000 $ di multa al giorno chi si sottraesse ad una vaccinazione coatta.

Suor Teresa illustra quindi i rischi legati agli effetti collaterali del vaccino contro il virus A-H1N1.
La campagna vaccinale di quest’anno presenta alcune novità.
La prima è che le organizzazioni sanitarie raccomandano di somministrare il nuovo vaccino contro il virus A-H1N1 in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale stagionale. Quindi si deduce che una persona potrebbe ricevere tre inoculazioni di vaccino in breve tempo, aumentando di conseguenza di tre volte il rischio di reazioni avverse.

Seconda novità. Nei vaccini sono presenti dei coadiuvanti, ovvero sostanze che, stimolando il sistema immunitario, ne facilitano la risposta. Ebbene, quest’anno è stato introdotto un coadiuvante di nuova concezione che aumenterebbe fino a 10 volte la risposta immunitaria, permettendo, tra l’altro, di diminuire la quantità di antigene (virus) presente nella dose di vaccino. Insomma, come succede con la droga, dovendo preparare un enorme numero di dosi, si taglia la roba con della merda.
Questi coadiuvanti, come l’associazione tra polisorbato e squalene, sono molto chiacchierati e sospettati di causare la cosiddetta “Sindrome del Golfo”, una costellazione di sintomi e patologie che si manifestò per primi nei soldati inviati in Iraq durante le guerre dei Bush e che venivano sottoposti a veri e propri bombardamenti preventivi di vaccini contro ogni possibile eventualità di guerra batteriologica.

Iperstimolazione del sistema immunitario con conseguente possibile insorgenza di malattie autoimmuni, tossicità di alcuni componenti (thiomersal e formaldeide) e rischio di insorgenza di paralisi tipo Guillain-Barré.
Molto saggiamente la nostra dottoressa Forcades si domanda se abbia senso rischiare tutto ciò per evitare due-tre giorni di febbre, raffreddore e tosse.

E se il virus dovesse mutare e divenire più aggressivo? A maggior ragione il vaccino sarebbe inutile perchè non programmato per una mutazione. Per giunta non risulta che il virus A sia mai mutato negli ultimi 70 anni. C’è una legge non scritta che stabilisce che,siccome un virus troppo letale uccide l’ospite e quindi anche se stesso, non è salutare per i virus voler assomigliare tutti ad Ebola. Meglio accontentarsi di provocare il raffreddore, disturbo odioso ma assolutamente benigno.

Terza ed ultima novità legata alla “pandemia A”, gli accordi che i paesi sono costretti a sottoscrivere con Big Pharma per liberarla da qualunque conseguenza legale e risarcitoria nei confronti di eventuali danneggiati dai vaccini. Non solo i BigPharmamen non saranno punibili nemmeno se nascessero legioni di bimbi con le manine attaccate alle spalle ma anche i politici che hanno firmato il patto con cotanti diavoli resteranno impuniti. Il Lodo Vaccino.
Anche il governo italiano ha sottoscritto qualcosa di simile, tutto rigorosamente mantenuto sotto segreto di stato “perchè siamo in emergenza”. Citofonare Sacconi e Fazio.

La nostra Santa Teresa dell’Informazione termina il suo video con un appello alla società civile affinchè vigili su questi rischi di limitazione dei diritti civili, rappresentati da vaccinazioni forzate ed impunità per chi potenzialmente attenta alla salute pubblica.
Fa l’esempio della reazione del popolo spagnolo all’indomani dell’attentato di Madrid, quando il pupo Aznar la fece fuori dal vaso tirando in ballo l’ETA e mentendo spudoratamente alla sua gente.
Il popolo spagnolo si mosse e lo cacciò a calci in culo a furia di tam tam ed SMS che esposero le menzogne governative.

Già, in Spagna una suora incita alla rivoluzione e noi siamo quasi un popolo lobotomizzato che passa la giornata a battere la fronte contro lo schermo televisivo. Che sia proprio che ci meritiamo i Sacconi?

Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.


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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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Il presidente americano Gerald Ford si fa vaccinare contro l’influenza suina durante la campagna di vaccinazione di massa del 1976, voluta dal governo americano per fronteggiare il rischio di una pandemia paventata simile a quella catastrofica del 1918, passata alla storia come la “Spagnola”.
Tutto era cominciato con la morte di un soldato a Fort Dix, una base militare nel New Jersey, per una polmonite fulminante attribuita ad un virus simile a quello dell’influenza suina.

La pandemia del 1918 aveva avuto principio proprio dall’infezione di un gruppo di militari che stazionavano nei pressi di un allevamento di suini.
Quella pandemia, estesasi dagli Stati Uniti a tutto il mondo, provocò la morte di 50 milioni di persone, 500.000 solo negli Stati Uniti e 650.000 in Italia. Era una malattia che colpiva e uccideva soprattutto i giovani con impressionante rapidità. Non era infrequente che chi cominciava a tossire la mattina, a sera tardi fosse già morto. Vi furono casi in cui furono decimate intere platee di spettatori teatrali e cinematografici.

Le ipotesi più recenti sull’origine dell’infezione fanno supporre che i maiali dell’allevamento famoso fossero stati infettati da un ceppo di influenza aviaria portato da uccelli migratori. Il virus si sarebbe ricombinato nei suini e, in seguito all’incendio dell’allevamento, una nube tossica avrebbe portato sull’accampamento militare il virus mortale. Tutto sommato una concatenazione di eventi sfortunati piuttosto difficile da riprodurre.

Ad ogni modo, memori della tragedia del 1918, le autorità sanitarie americane, appena sentono parlare di soldati morti per un qualcosa che assomiglia all’influenza premono sull’amministrazione Ford affinchè venga avviata una campagna di vaccinazione di massa.
Il Congresso approva quindi lo stanziamento di 135 milioni di dollari per vaccinare 200 miioni di americani, quasi il 95% della popolazione.
Preparare il vaccino non è però cosa facile e tanto meno rapida. Da un lato, prendendo tempo, si rischierebbe di arrivare alla somministrazione a pandemia già iniziata. Dall’altro, affrettando la preparazione di un vaccino si correrebbe il rischio di sottovalutare eventuali effetti collaterali.
Si propende per mettere a punto il vaccino il più presto possibile, anche contro il parere di diversi ricercatori. Gerald Ford è in campagna elettorale e se riuscisse a diventare il candidato che ha salvato un popolo da una pandemia la rielezione sarebbe sicura.

Iniziano le somministrazioni del vaccino, compreso il presidente cavia consapevole, ma iniziano anche i guai.
E’ noto che tra le reazioni avverse a molti vaccini vi sono sindromi neurologiche anche gravi, provocate pare da uno scompenso del sistema immunitario.
Nel 1976, a seguito della campagna di vaccinazione contro la paventata pandemia di influenza suina, negli Stati Uniti si ebbero almeno 535 casi di Sindrome di Guillain-Barre, una grave forma di paralisi periferica, 23 dei quali mortali. Un bilancio ben più pesante di quello della malattia che doveva combattere.
Le autorità furono accusate di aver nascosto il rischio di insorgenza della sindrome di Guillain-Barre nonostante pervenissero le notizie di sempre nuovi casi intervenuti dopo la vaccinazione. Il programma fu annullato, mentre iniziavano ad arrivare le richieste di risarcimento.
La pandemia, per fortuna, non si verificò. Altri casi di infezione riscontrati nel paese ed erroneamente attribuiti al virus dell’influenza risultarono dovuti invece a legionella, un batterio.
Questo episodio è passato alla storia come il grande fiasco della vaccinazione di massa del 1976.
Si disse che, a causa di questo disastro, il presidente Ford perse le elezioni.

Ho ricordato questo precedente perchè abbiamo in Italia alcuni casi di meningite da meningococco e le autorità di Treviso stanno predisponendo una vaccinazione di massa della popolazione. Ieri è stato intervistato in TV il ricercatore che ha messo a punto il vaccino, il quale ha gridato “vaccinatevi, vaccinatevi!”. Va bene, ma ricordiamo che i vaccini possono provocare sindromi neurologiche anche gravi, come dimostra il caso americano sopra esposto e la relazione ipotizzata tra vaccinazione contro l’epatite B e l’aumento di relapses di sclerosi multipla.

Gli interessi che gravitano attorno ai vaccini sono enormi per Big Pharma. La vaccinazione antinfluenzale, somministrata a tappeto a milioni di anziani, la vaccinazione contro il papilloma virus alle ragazzine e ora questa profilassi antimeningite. Tutte cose buone (io personalmente sono contraria ai vaccini ma è una posizione che non pretendo sia condivisa) ma esigiamo informazione anche sui possibili effetti collaterali.
Si parlava prima di risarcimento alle vittime di neuropatie iatrogene. Cito da una puntata di “Report” del 2006 dedicata all’argomento pandemie :

Nel 1976, quando il governo decise di somministrare il vaccino a tutti (donne, uomini, bambini) le assicurazioni si rifiutarono di stipulare polizze a coloro che avevano preso i vaccini, non vollero quindi prendersi nessuna responsabilità in merito e le case produttrici minacciarono di non produrre più il vaccino. Allora il governo si prese la responsabilità.
Furono quattro mila i danneggiati che chiesero al Governo risarcimenti astronomici.
Il 50% di chi fece causa al governo ottenne un risarcimento.
Oggi, con il provvedimento firmato lo scorso dicembre [2005] nessuno potrebbe più pretendere nulla e l’amministrazione Bush non ha destinato un dollaro per coprire i danni per ora sono le industrie farmaceutiche a beneficiare di una pandemia che forse mai ci sarà. Questo, grazie soprattutto alla compattezza della maggioranza repubblicana… e grazie al leader repubblicano al senato Bill Frist.

Ci si riferisce ad una legge dell’amministrazione Bush che libera le multinazionali del farmaco dalla responsabilità di dover risarcire le vittime di eventuali effetti collaterali di farmaci e vaccini. Un bel regalone per Big Pharma e tanta sicurezza in meno per noi consumatori.

La meningite è una malattia molto grave ma se un medico è in grado di riconoscerla dai sintomi inequivocabili e non la liquida come la solita “influenza” dimettendovi e consigliando solo un Efferalgan come capitò a me (e per fortuna la mia era di tipo virale), è curabilissima con gli antibiotici.

Speriamo che le autorità che ordinano la puntura generalizzata perchè alcuni casi si sono concentrati in un bar siano a conoscenza degli eventuali rischi vaccinali e, a differenza degli Stati Uniti, siano in grado di risarcirci in caso di danni collaterali.


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