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Ma avete visto bene la faccia di quest’uomo? Siamo governati da un mostro.
C’è qualcosa che lega i deliri oncologici antigiudici dell’illegale rappresentante agli applausi svergognati dei compagni di merende di Confindustria all’assassino seriale  di operai della Thyssen-Krupp, per giungere all’ex cavaliere Callisto Tanzi, degradato per indegnità, che non si capacita di come uno che ha truffato e rovinato economicamente 23.000 investitori possa trovarsi in galera.
Il filo rosso è l’idea che il ricco debba godere di una speciale impunità, di una sorta di esenzione dal peccato originale che lo renda immune da ogni rivalsa giudiziaria sui propri crimini. Nessuna pena è mai troppo lieve per chi si sente economicamente superiore agli altri, per chi si sente un sacerdote del Dio Denaro, dalla persona sacra ed inviolabile.
Questa idea di pretesa di impunità è insita in ogni ricco e ad ogni latitudine ma, a seconda del paese dove il crimine economico o penale viene commesso, esistono importanti differenze di tipo culturale e giuridico. Ci sono paesi come gli Stati Uniti, dove qualche traccia di etica protestante del capitalismo ancora rimane, che ad un  Madoff che ha truffato per 65 miliardi di dollari, anche se lui piange e si dispera, vengono comminati 150 anni di carcere e praticamente uscirà di galera solo con  i piedi in avanti senza che nessuno tiri in ballo le metastasi e i giudici di sinistra che puzzano. Tantomeno il capo dello Stato.
Da noi, nel bel paese che ha creduto al piazzista di Arcore per quindici anni e che lo ha eletto proprio perché era uno che aveva fatto i soldi con l’inganno e l’opportunismo, non certo per i suoi successi, visto che nonostante tutto rischiava di finire in galera se non fosse sceso in politica, l’idea di impunità per i ricchi sta cercando di diventare articolo costituzionale, legge dello Stato, quasi verità biblica.
E’ il retaggio medioevale di quando i signori e signorotti godevano di una sostanziale licenza di peccare, uccidere e opprimere tutto il resto della popolazione, incluso il diritto allo ius primae noctis, che si è trascinato nei secoli fino a noi e che ci costringe a rimanere un paese profondamente arretrato ed antimoderno.
L’impunità medioevale del ricco che si lega con il rampantismo del moderno capitalismo sociopatico della finanza che tutto arraffa in nome del profitto allo stato puro e con il modo di produzione ultra-asiatico fondato sullo schiavismo crea un mix devastante che, nonostante tutti i buoni propositi di facciata, compreso il fatto di chiamare “riforme” lo sfruttamento, fa bagnare i perizoma alle Confindustriali. 
E’ un tipo di capitalismo all’ultimo stadio, metastatico appunto, perché alla fine divorerà sè stesso, che può avere solo la faccia chirurgicamente modificata e dal colorito giallo da salma truccata male dell’ormai mostruoso Dorian Gray del Consiglio.

Il mio stipendio è il minimo! Perché tutte le spese che ho le sostengo con i miei soldi. Spese che giustamente servono a mantenere il rapporto con l’elettorato. […]

Un operaio quando va a casa ha lasciato i suoi problemi nel suo ufficetto. Io quando vado a casa ho ancora i miei problemi di lavoro. Il mio telefono è sempre acceso, è sempre quello dal 1994 e chiunque mi può raggiungere, sabato domenica o festivi. Ma mica solo io lavoro così tanto. Però voi purtroppo pensate che tutti [i parlamentari, n.d.a] siano dei lavativi perché questo è il messaggio che passa.”
(Maria Antonietta Carlucci, agosto 2010, stipendio da parlamentare circa € 13.000,00 al mese) 
Siccome pareva brutto che una vicenda riguardante dei minatori finisse bene, con 33 uomini portati in salvo a riabbracciare le proprie famiglie in Cile, la bontà divina, toltasi le cuffiette con le quali ascolta in religioso silenzio  l’ultimo ciddì di Giovanni Allevi,  ha pensato bene di riequilibrare i piatti della bilancia facendo morire 21 minatori ed intrappolandone altri 16 in Cina. Oh, che nessuno pensi che improvvisamente la categoria dei lavoratori più umili sia stata dotata di un megastellone rotante a razzomissile con circuiti di mille valvole.

La vicenda dei minatori cileni, del resto, se è finita felicemente dal punto di vista del salvataggio, continua  sul piano delle rivendicazioni salariali e della sicurezza del lavoro. Da mesi non ricevono la paga, e si parla di circa € 300,00 al mese (Mourinho all’Inter li guadagnava in un quarto d’ora). Non bisogna dimenticare che la loro odissea è nata perchè non erano state rispettate le regole in tema di sicurezza.

Ecco perchè fin dall’inizio si è buttata la faccenda, da parte dei media, sul reality show, con il preciso intento di nascondere, sotto una montagna di merda mediatica, la vera questione in ballo e cioè perchè era accaduto l’incidente e come mai le regole di sicurezza non vengano mai rispettate da chi di dovere. Con l’immondo TG5 delle marieantoniette in diretta dal Petit Trianon tutte garrule e con le caprette che fanno ciao, a fare il paragone tra l’uscita del minatore dal  pozzo di lavoro a 700 metri di profondità e l’uscita del tronista rintronato dalla casa del Grande Fratello. Caro minatore Sepulveda, sei stato nominato.

E allora, cari lacchè e madame pompadour, facciamone un altro, di reality. Uno talmente figo che la gente smetterà di mangiare e scopare per guardarlo. Non voglio soldi da Endemol, vi cedo l’ideona gratis.
Ho già il titolo: “La Miniera dei Famosi”. Quanti erano i minatori di Atacama, 33? Ok, facciamoci prestare la miniera, tanto la proprietà è fallita nonostante avessero risparmiato fino all’ultimo centesimo nella messa in sicurezza dell’impianto e mandiamo giù a 700 metri questa squadra fenomenale di wannabe minatori dal volto bruno. Poi facciamo esplodere l’ambaradan e ricreaiamo la condizione dei mineros ma con 33 Famosi prigionieri nelle viscere della terra. Da brividi.

Ecco la seleção.  Io comincerei dalle signore e, in specie, dall’onorevole Carlucci, in onore della citazione che ci ha donato in apertura. Poi, in ordine di discesa: Daniela Santanchè (che si occuperà di servire il té), Simona Ventura (un esperto di reality ci vuole e poi ha la voce bella tonante che si sente giù dai 700 metri), Belen (non può mancare), Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti ( a sostenere le speranze dei reclusi dicendo che non ci sono i soldi per le operazioni di recupero), Bondi (per un pò di cooltura), La Russa, i Bossi padre e trota, Ghedini (per i mavalà e i macosadice), Bruno Vespa e Minzolini, Santoro e Masi a dividere il medesimo strapuntino, Belpietro e Feltri in rappresentanza del grande giornalismo. E poi: Lele Mora di bianco vestito e Fabrizio Corona, Daniele Capezzone come portavoce, Dolce e Gabbana  e, ad allietare le serate al buio, il maestro Apicella. Perchè proprio Apicella? Eh, lo so io, abbiate pazienza.  Per il conforto religioso e la contestualizzazione di eventuali bestemmie scenderà nel pozzo Mons. Fisichella.

In rappresentanza del mondo del lavoro, settore padronato, mandiamo giù, in rappresentanza di Confindustria,  Marchionne e la Marcegaglia,  il patron della Ducati che sostiene che i cinque minuti  concessi ai lavoratori per lavarsi le mani prima della pausa pranzo devono essere eliminati perchè cinque minuti per la produttività sono molti, il ministro Gianfranco Rotondi contrario alla pausa pranzo tout-court, e Bonanni, che è un sindacalista ma non si nota più di tanto.
Già che ci siamo, caliamo nella Fenix anche Bersani, Vendola e Ferrero (per vedere se in segregazione forzata si riesce a formare una sinistra unita).

Last but not least, per ingenerare ottimismo, fiducia, raccontare barzellette e aiutare la Santanchè a formare i tea party, l’unico capace di compiere il miracolo, di assicurare che tutti saranno portati in salvo a tempo di record. Del resto fuori, a coordinare i soccorsi, vi sarà Bertolaso e quindi si parla di botti di ferro per tutti.
Insomma, l’ultimo  a scendere, il 33° Famoso, sarà il  nostro amato presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Con il Presidente Napolitano che, in nome della condivisione, finita la discesa, sigillerà il tunnel.

Buon 1° maggio. La Festa più bella per chi può permettersi il lusso oggi di non lavorare perchè un lavoro ce l’ha. Un lavoro protetto da leggi e diritti. Un lavoro che gli riconosce anche il diritto al riposo periodico, alla cura della malattia e alla pensione.

Un augurio che l’anno prossimo possano festeggiare la festa dei lavoratori chi il lavoro non ce l’ha ancora, chi l’ha perduto, chi lo sta per perdere, chi ce l’ha ma in nero, chi è sfruttato a 5,00 euro all’ora e rischia pure di morire sotto una pressa, chi è sfruttato a 10 euro al giorno a famiglia intera dai nordisti senza cuore e dai malavitosi di ‘O Sistema e di tutte le mafie succhiasangue al Sud.

In culo invece ai bottegai che oggi vogliono tenere i negozi aperti perchè loro non si sentono lavoratori ma qualcosa d’altro, di superiore e i lavoratori sono buoni solo come clienti da spennare.
Se Gesucristo fosse tanto masochista da farsi ancora un giro quaggiù penso che per fare ancora un po’ di casino con voi mercanti sceglierebbe una domenica e i vostri minchia di centri commerciali aperti anche i giorni di festa.

Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.

L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani


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L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

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L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

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Il governo pensa agli italiani.

Mentre i telegiornaletti sono impegnati a terrorizzarci ogni sera con stupri talmente tempistici da sembrare telecomandati e mentre ci viene venduto come notizia il ferale annuncio che la donna con le unghie più lunghe del mondo se l’è spezzate in un incidente, esticazzi!, il governo pensa a noi ed al nostro bene.

Tanto per cominciare, nel decreto milleproroghe scompare l’obbligo di dotare le nostre case di impianti energetici basati sulle fonti rinnovabili. Ecologia? Ambiente? Puah, robaccia. Noi siamo quelli del nucleare, di una centrale in ogni condominio. Del “bevete più latte (radioattivo), il radionuclide fa bene”, ve lo dice il vostro Nanocurie.

Poi, non paghi e zitti zitti come i ratti che ti mangiano i piedi e manco te ne accorgi da tanto che i loro morsi sono dolci, alla faccia dei Mille (i morti annuali sul lavoro), i ministressi e le ministresse hanno pensato di esentare le piccole imprese, tutte quelle con meno di 15 dipendenti, dall’obbligo di adeguarsi alla legge 626, quella che dovrebbe tutelare i lavoratori dal rischio di infortuni.
Siccome la maggior parte degli incidenti accade nelle piccole imprese e ‘o padrone nun vo’ penzieri, facciamo questo regaluccio a chi ci vota ogni volta fedelmente per affinità di classe e in culo ai lavoratori, fessi, che ci votano per masochismo di classe.

Capite, mentre noi ci riposiamo, loro stanno lavorando per noi. Tanto, quando ci saranno da varare i provvedimenti demenziali come le ronde padane (muahahaha!), le castrazioni chimiche inefficaci e i plotoni di boys con le stellette per scortare le segnorine, ci penseranno i provvidenziali telegiornaletti a distrarci. Con altri freaks, notarelle di costume e importanti inchieste giornalistiche che insegnano al popolo ignaro come ci si soffia il naso. Per carità, mai entrambe le narici all’unisono, che ci potrebbe scoppiare la testa come al piccolo Samuele, ma una per volta. Parola di TG1. E facendo attenzione a non staccare il sondino obbligatorio.


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Mentre i telegiornaletti sono impegnati a terrorizzarci ogni sera con stupri talmente tempistici da sembrare telecomandati e mentre ci viene venduto come notizia il ferale annuncio che la donna con le unghie più lunghe del mondo se l’è spezzate in un incidente, esticazzi!, il governo pensa a noi ed al nostro bene.

Tanto per cominciare, nel decreto milleproroghe scompare l’obbligo di dotare le nostre case di impianti energetici basati sulle fonti rinnovabili. Ecologia? Ambiente? Puah, robaccia. Noi siamo quelli del nucleare, di una centrale in ogni condominio. Del “bevete più latte (radioattivo), il radionuclide fa bene”, ve lo dice il vostro Nanocurie.

Poi, non paghi e zitti zitti come i ratti che ti mangiano i piedi e manco te ne accorgi da tanto che i loro morsi sono dolci, alla faccia dei Mille (i morti annuali sul lavoro), i ministressi e le ministresse hanno pensato di esentare le piccole imprese, tutte quelle con meno di 15 dipendenti, dall’obbligo di adeguarsi alla legge 626, quella che dovrebbe tutelare i lavoratori dal rischio di infortuni.
Siccome la maggior parte degli incidenti accade nelle piccole imprese e ‘o padrone nun vo’ penzieri, facciamo questo regaluccio a chi ci vota ogni volta fedelmente per affinità di classe e in culo ai lavoratori, fessi, che ci votano per masochismo di classe.

Capite, mentre noi ci riposiamo, loro stanno lavorando per noi. Tanto, quando ci saranno da varare i provvedimenti demenziali come le ronde padane (muahahaha!), le castrazioni chimiche inefficaci e i plotoni di boys con le stellette per scortare le segnorine, ci penseranno i provvidenziali telegiornaletti a distrarci. Con altri freaks, notarelle di costume e importanti inchieste giornalistiche che insegnano al popolo ignaro come ci si soffia il naso. Per carità, mai entrambe le narici all’unisono, che ci potrebbe scoppiare la testa come al piccolo Samuele, ma una per volta. Parola di TG1. E facendo attenzione a non staccare il sondino obbligatorio.


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Il governo pensa agli italiani.

Mentre i telegiornaletti sono impegnati a terrorizzarci ogni sera con stupri talmente tempistici da sembrare telecomandati e mentre ci viene venduto come notizia il ferale annuncio che la donna con le unghie più lunghe del mondo se l’è spezzate in un incidente, esticazzi!, il governo pensa a noi ed al nostro bene.

Tanto per cominciare, nel decreto milleproroghe scompare l’obbligo di dotare le nostre case di impianti energetici basati sulle fonti rinnovabili. Ecologia? Ambiente? Puah, robaccia. Noi siamo quelli del nucleare, di una centrale in ogni condominio. Del “bevete più latte (radioattivo), il radionuclide fa bene”, ve lo dice il vostro Nanocurie.

Poi, non paghi e zitti zitti come i ratti che ti mangiano i piedi e manco te ne accorgi da tanto che i loro morsi sono dolci, alla faccia dei Mille (i morti annuali sul lavoro), i ministressi e le ministresse hanno pensato di esentare le piccole imprese, tutte quelle con meno di 15 dipendenti, dall’obbligo di adeguarsi alla legge 626, quella che dovrebbe tutelare i lavoratori dal rischio di infortuni.
Siccome la maggior parte degli incidenti accade nelle piccole imprese e ‘o padrone nun vo’ penzieri, facciamo questo regaluccio a chi ci vota ogni volta fedelmente per affinità di classe e in culo ai lavoratori, fessi, che ci votano per masochismo di classe.

Capite, mentre noi ci riposiamo, loro stanno lavorando per noi. Tanto, quando ci saranno da varare i provvedimenti demenziali come le ronde padane (muahahaha!), le castrazioni chimiche inefficaci e i plotoni di boys con le stellette per scortare le segnorine, ci penseranno i provvidenziali telegiornaletti a distrarci. Con altri freaks, notarelle di costume e importanti inchieste giornalistiche che insegnano al popolo ignaro come ci si soffia il naso. Per carità, mai entrambe le narici all’unisono, che ci potrebbe scoppiare la testa come al piccolo Samuele, ma una per volta. Parola di TG1. E facendo attenzione a non staccare il sondino obbligatorio.


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“Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli”.

Lo scrivevo un anno fa, all’indomani della tragedia dei sette operai morti cremati vivi nell’inferno dell’acciaieria ThyssenKrupp e lo riscriverei oggi. Cosa è cambiato da allora? Nulla. Ci sono stati altri 1003 morti sul lavoro, ci manteniamo nella media annuale. Queste sono cifre che non conoscono crisi.

Oggi alla rievocazione della tragedia di Torino, Fassino ha sgranato gli occhi più della Carfagna perchè nè alla messa nè, figuriamoci, al corteo, erano presenti esponenti del governo e affini.
Perchè meravigliarsi, benedetto ragazzo, a me pare una cosa assolutamente normale. Sono gli operai che votano Berlusconi che si illudono che lui pensi a loro e si preoccupi dei loro problemi. Lui ci ha da fare con le gemelle, che cazzo. Ha da rimpiangere Craxi, disquisire di etica (lui) andare a fare la corsetta a Pescara e portare avanti la sua Battaglia della Grana.

Non c’era nemmeno la Confindustria. O bella, e che ci andavano a fare dopo aver affermato che la richiesta dei PM di inquisire i dirigenti della fabbrica per omicidio volontario a causa dei famigerati estintori scarichi, era “eccessiva“? Giudizio sul quale, per altro, il governo delle destre si è detto pienamente d’accordo? Non si può volere la Emma piena e la Marcegaglia ubriaca.

Sacconi, che dovrebbe occuparsi solo di materie del lavoro e quindi di prevenzione delle morti per infortunio, non c’era ma ha inviato in sostituzione di sé una lettera al comune di Torino contenente tante belle parole. Come si dice, basta il pensiero.
Non troppo tempo fa, chi fu che disse che se ci sono tanti incidenti è perchè gli operai sono sbadati o non rispettano le regole? Berlusconi e Schifani, mi pare.
Smettetela di illudervi. Non siamo noi che siamo operai. Sono loro che sono padroni.


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