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“Siamo tutti spiati”, urlava ieri il nanaccio dal solito palchetto da imbonitore congressuale, brandendo come una katana uno dei suoi più spompati deliri, quello di persecuzione. Dopo il presidente operaio, il presidente pompiere ed il presidente protettore civile, ecco il presidente paranoico ossessionato dalle cimici che si arrampicano sui muri e dalle reti invisibili di controllo che alieni malvagi, magistrati e comunisti hanno steso per tenerlo d’occhio. Un nuovo pupazzetto dipinto a mano da aggiungere ad una collezione che fa invidia a quella dei Puffi.

Ancora una volta un “tutti” usato come arma impropria, una generalizzazione che semplifica il concetto annullandolo nella propaganda. Per la cronaca, le persone sottoposte ad intercettazione telefonica in Italia sono, secondo un calcolo delle agenzie competenti, ventiseimila. Che diventano, per il moltiplicatore di pani e cimici di Arcore, sette milioni e mezzo di cittadini.

Come al solito il nostro usa un suo problema personale per convincere gli italiani di averne uno simile anch’essi. Non essendo riuscito a farli diventare tutti fantastiliardari come lui, pensa di cavarsela, come premio di consolazione, con la coccarda “Anche tu intercettato come me.” Naturalmente qualche papiminkia suggestionabile che si convince di essere anch’esso spiato come il capo volete che non salti fuori? “Si, si è vero, è una vergogna, siamo tutti spiati, Silvio ha ragione”, dicono appaludendo con le manone.

La menzogna del pupazzetto contiene come al solito una verità. In Italia è vero che si è spiati ma non dalla magistratura, che se lo fa ha sempre i suoi buoni motivi e per giunta legali, per esempio perchè pensa che siamo dei delinquenti in procinto di commettere un reato e cercano di impedirci di perpetrarlo. Con le probabili vittime che magari anticipatamente ringraziano.

Premesso che, fin dai tempi di Caino e Abele, chi fa parte del Potere è sottoposto al controllo dei suoi simili di casta e che la battaglia per il potere è da sempre combattuta a colpi di dossier, noi comuni cittadini siamo più facilmente spiati, o meglio schedati, che è la parola giusta, per altri motivi e da organismi tutt’altro che limpidi e regolari che niente hanno a che vedere con la magistratura che fa il suo mestiere contro il crimine.
Nei decenni passati, giusto per fare un poco di storia, chi faceva politica ed era iscritto ad un sindacato (a quel sindacato), veniva automaticamente schedato, cioè finiva nella lista nera. Nelle piccole e grandi fabbriche, c’era sempre modo di sapere chi era comunista. E, ovviamente, le idee politiche sono un fatto privato, sono dati sensibili che non dovrebbero interessare al datore di lavoro, soprattutto come scusa per licenziarti.
Poteva perfino succedere che certi politici locali andassero a spulciare le liste delle firme raccolte in piazza da un partito per vedere se c’era il figlio di tizio o di caio e in quel modo dare un parere all’imprenditore desideroso di conoscere le opinioni politiche di un neoassunto.

In occasione della recente campagna denigratoria contro il direttore di “Avvenire”, caduto sotto le grinfie degli “inglorious bastards” che scrivono sugli house organ di famigghia, si è riparlato della possibilità che anche l’essere omosessuali o il frequentare persone ed ambienti omosessuali possa costituire da sempre motivo di schedatura.

A parte le schedature politiche, i cittadini sono sotto osservazione continua delle telecamere poste ovunque, anche nei luoghi pubblici. Sono torturati ad ogni ora del giorno da telefonate moleste di gente che vuole vender loro qualcosa.
Il ministro sassofonista acchiappamafiosi vuole addirittura mettere in tutte le principali stazioni ferroviarie i body scanner, quelli che ti guardano dentro le mutandine per vedere se ci nascondi una pistola o sei solo contento di vederlo.
Ovviamente la scusa è che bisogna difendersi dal terrrrorismo interrrrrnazionale, quello con tutte le errre, che magari lancerebbe una Freccia Rossa a bomba contro l’ingiustizia, e non perchè magari chi fabbrica quegli aggeggi vuole fare l’affarone con la grande Meretrice che è lo Stato committente.

Ormai lo sanno anche i sanpietrini che queste norme antiterrorismo che scimmiottano il famigerato “Patriot Act” degli Stati Uniti, non servono contro il terrorismo (che viene fuori a comando quando, come la serva, serve) ma per controllare meglio i cittadini nei loro movimenti ed azioni. Anvedi mai che crollino tutte le Borsacce all’unisono e scoppino tumulti. Con la scusa del terrorismo gli scateniamo contro i Robocop e li immobilizziamo con i pungoli elettrici che avevamo già pronti dai tempi di Bin Laden.

Al Grande Protettore della privacy dei cittadini pronto a disfare la Costituzione pro domo sua chiederei, inoltre, perchè io, mentre sto esercitando le mie funzioni di segretaria e telefono per conto della mia ditta al call center di un fornitore di energia per sbrigare una pratica amministrativa, devo dare le mie generalità comprensive di codice fiscale (non la partita IVA della ditta, badate bene, il mio codice fiscale) senza potermi opporre alla richiesta, altrimenti la pratica non va avanti? Che gliene fotte ad Enel o alla Telecom di chi materialmente sbriga un lavoro aziendale per conto del suo datore di lavoro?

A proposito, sapremo mai la verità sui dossier Telecom, sull’Agenzia di Tavaroli e compagnia bella? Sull’uso illegale di intercettazioni telefoniche fatto per conto del centrodestra allo scopo di fottere i politici di sinistra? Sui nastri che arrivano sul tavolo di Silvio grazie ai buoni servigi dei parenti?
Con la legge contro le intercettazioni, i magistrati non potranno più di fatto usare le intercettazioni e tentare di sventare crimini in divenire.
I giornalisti non potranno più raccontare le meschinità e la delinquenza della classe dirigente.
Siamo sicuri che le agenzie illegali non continueranno a spiare come e più di prima in nome e per conto di chi comanda ormai in maniera assoluta? Non è che non vogliono le intercettazioni. Vogliono poterle fare solo loro.

L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


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L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


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L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


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Questa sera vi propongo un viaggio nel trash seguendo la parola chiave: telefono. Vedremo se alla fine risulteranno più atroci le associazioni video subculturali che mi sono venute pensando alla telefonata tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi intercettata dalla magistratura e pubblicata su Repubblica, o la telefonata stessa.
Berlusconi si è incazzato tanto per la divulgazione della telefonata ma, dei due, quello che fa la figura di merda è Saccà. “Ciao, sono io… amore mio” , sembrava Claudia Mori in “Buonasera dottore”.
Lui, il presidente, cosa vuoi, non faceva altro che star lì a farsi leccare ed adulare come è abituato. A chi non piacerebbe sentirsi dire “sei il più amato dagli italiani”, come le signorine delle hotline che ti dicono “chissà che maschione sei… mmh”. Sicuramente non si sarà fatto le matte risate come quella volta con Marcello, ma meglio che farsi telefonare da Pierpaolo.

In fondo i due di cosa parlavano poi, di signorine da piazzare in RAI perchè il presidente Scavolini stava facendo campagna acquisti e gli serviva il voto del satiro arrapato. Poi, sempre Silvio, si faceva carico di una richiesta di Bossi, che poverino in fondo si sarebbe accontentato di guardare una fiction sul Barbarossa, magari con la borsa dell’acqua calda sulle ginocchia. Oops, non parliamo di borse dell’acqua calda, per carità.

Io temo che, pensando al suo povero inventore che inorridirà vedendo quali miserie la sua amata invenzione si sia ridotta a veicolare, al telefono non resti altro che piangere.


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Berlusconi si è incazzato tanto per la divulgazione della telefonata ma, dei due, quello che fa la figura di merda è Saccà. “Ciao, sono io… amore mio” , sembrava Claudia Mori in “Buonasera dottore”.
Lui, il presidente, cosa vuoi, non faceva altro che star lì a farsi leccare ed adulare come è abituato. A chi non piacerebbe sentirsi dire “sei il più amato dagli italiani”, come le signorine delle hotline che ti dicono “chissà che maschione sei… mmh”. Sicuramente non si sarà fatto le matte risate come quella volta con Marcello, ma meglio che farsi telefonare da Pierpaolo.

In fondo i due di cosa parlavano poi, di signorine da piazzare in RAI perchè il presidente Scavolini stava facendo campagna acquisti e gli serviva il voto del satiro arrapato. Poi, sempre Silvio, si faceva carico di una richiesta di Bossi, che poverino in fondo si sarebbe accontentato di guardare una fiction sul Barbarossa, magari con la borsa dell’acqua calda sulle ginocchia. Oops, non parliamo di borse dell’acqua calda, per carità.

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