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Notizie tremende dall’Iran, raccontate dai nostri telegiornali.
Poliziotti che sparano sulla folla, che picchiano i manifestanti, che controllano addirittura gli ingressi degli ospedali per arrestare i feriti da arma da fuoco e da manganello. Che reprimono violentemente chi protesta pacificamente.
Meno male che quello è un paese canaglia e da noi queste macellerie non succedono di certo.

Forte la carica con i blindati a tutta velocità sui manifestanti, vero? Non è Teheran, è Genova 2001.

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Giusto un altro spunto, un’ulteriore riflessione sul troiaio di questi giorni e sulle sue possibili radici internazionali, visto che non si scatena un inferno simile sulla stampa mondiale senza un qualche grado di coordinazione. Che l’attacco a Papi c’entri qualcosa con l’avventurismo berlusconiano in politica estera e con i recenti avvenimenti iraniani?

Lasciamo i poveri papiminkia nella pia illusione che il loro fucking president sia vittima solo dell’odio e dell’invidia della sinistra. Dato che la sinistra l’è morta e non rimangono che miseri ectoplasmi di un comunismo che non esiste più da decenni, questi fissati sono ormai come il bimbetto de “Il sesto senso”, vedono la gente morta.
Vagli a spiegare (come all’estero già sanno da un pezzo) che Papi agita furbescamente da sempre gli spettri del bolscevismo solo per difendere i suoi interessi, compresi quelli dalla vita in giù. Non lo capiscono e sono così contenti che vada a troie, così hanno la certezza che non è gay, l’unica cosa forse che non gli perdonerebbero (anche se non ne sono sicura).

“Almeno Berlusconi, casomai, è normale. Silvio, se riesci a trombare ancora, complimenti! Mi sembra anche giusto, non dovrai mica solo lavorare e dar retta a tutti sti minchioni!”

Consiglio la lettura degli altri commenti del sito W Berlusconi, soprattutto quelli scritti con il Bloc Maiusc.
L’house organ di riferimento del fan club papiminkia Libero, oggi titola “Siamo tutti Berlusconi“. Comprese le donne, i vecchi e i bambini. Complimenti. Un paese di puttanieri, proud to be.
Parli per sé il Vittorio, che ragiona come l’esercito dei vecchi italiani fruitori di passera a pagamento e dalla sessualità imprintata nel salottino di Madama Cesara.

Tornando alle origini internazionali del Papi under attack. Prima di tutto c’è un dato di fatto che all’estero è risaputo da decenni. Berlusconi è un personaggio impresentabile in un contesto che non sia l’osteria numero venti.
Le gaffes, le figuracce, l’inadeguatezza al ruolo che occupa. Una pena ogni volta che si presenta in società.
Non vorrei che qualche Mister M all’MI6 non avesse mandato giù il “Mister Obamaaaa!” di fronte ad un’allibita Elisabetta.
Albione la perfida che mesta per infangare il nano? Non solo. Sembra quasi una manovra a tenaglia di diversi potentati politico economici.

In parole povere, Papi potrebbe essere divenuto seriamente inviso agli interessi imperiali.
Ciò che sta emergendo in questi giorni è che Silvio Berlusconi non è adatto a fare il Presidente della Repubblica, oltretutto con poteri alla francese o ancor di più, chissà.
Noi che non lo votiamo lo sapevamo già ma si ha l’impressione che l’Impero abbia deciso che questo presidenzialismo priaspesco non s’ha da fare e allora, di concerto con i soliti congiurati da 25 luglio, ha scatenato i corpi speciali, nel senso delle escort microfonate e che nessuno ha evidentemente pensato di perquisire.
Cherchez la femme, un classico. Dietro ogni grande uomo c’è una donnina che lo fa cantare quando è prossimo all’orgasmo. Un Salon Kitty all’amatriciana, anzi allo zafferano, visto che l’utilizzatore finale è milanese.

Complotto internazionale? Perchè no? Con talpe e talponi interni? Al 100%. Genchi è uno che se ne intende.
Sono state perfino pubblicate su Google Earth foto di Villa Certosa, un luogo, ormai possiamo dirlo, inutilmente coperto da segreto di stato. Se vuole vendere la villa significa che pensa di non riuscire a bonificarla.
E poi, il fotografo che si è intrufolato nel sancta santorum delle (s)vestali del culto di Papi ha strani legami con i servizi. Coincidenze?

Quale sarebbe però, a parte il personaggio, il motivo vero dell’inimicizia imperiale, oltre le gaffes, la ricattabilità da parte della criminalità organizzata (che si sospetta sia dietro all’affare Noemi) e le amicizie pericolose con i figuri Putin e Gheddafi?

E’ un caso secondo voi che appena un mese fa il Governo abbia messo in grave difficoltà l’alleato americano con una improvvida annunciata visita a Teheran da Ahmadinejad di Frattini, poi precipitosamente annullata?

“La visita di Frattini nella Repubblica islamica non era stata presa bene negli ambienti diplomatici europei. Il Financial Times aveva sottolineato che Roma e’ il primo Paese a rompere il fronte europeo che dall’elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza, e dall’inizio della crisi sul nucleare, ha affidato al responsabile della politica estera europea, Javier Solana, il compito di tenere ufficialmente le relazioni con il regime degli ayatollah.
Frattini, secondo il Financial Times, avrebbe voluto mantenere l’effetto “sorpresa”, annunciando la propria presenza a Teheran solo all’arrivo nella capitale iraniana. La visita non compare nell'”agenda” del ministro sul sito della Farnesina.
Negli ambienti diplomatici occidentali FT ha registrato sbigottimento per l’iniziativa di Frattini.
Il capo della Farnesina, inoltre, non avrebbe ricevuto “luce verde” da Washington e un gesto unilaterale dell’Italia avrebbe solo l’effetto di rafforzare Mahmoud Ahmadinejad a meno di un mese dalle elezioni presidenziali.
L’iniziativa iraniana -che arriva due giorni dopo l’incontro tra Barack Obama e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a Washington- e’ destinato a indebolire il fronte di coloro che, come il presidente americano, tentano di disinnescare la miccia di una prossima guerra tra Israele e Iran.” (AGI News)

Visti i successivi avvenimenti post elettorali a Teheran, la mezza rivoluzione che sta scoppiando, il ruolo che credo sia innegabile di una mano esterna nel gestire la protesta, non pensate che un’Italia che si mette in mezzo, prendendo iniziative proprie, rischiando di fare del casino e rovinare piani delicati non faccia tirar giù al Pentagono un bel rosario di madonne? “Tell the fucking spaghetti to do hiw own fucking business!!”

Visto però che gli italiani continuano ad esserne follemente innamorati, del loro presidente, e non ci sono scandali che tengano perchè a lui perdonano tutto, bisognerà metterli sotto tutela. Un bel TSO nazionale.
Alla fine questa squallida vicenda non farà che ribadire il nostro annoso problema di sovranità nazionale.


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Non lo è, non lo dovete né pensare né dire, nemmeno se Haaretz, lo scorso 11 marzo, intitolava un suo editoriale proprio “Uno stato ebraico razzista”, commentando la legge approvata dalla Knesset che discrimina pesantemente i cittadini israeliani non ebrei nell’ambito dell’assegnazione delle terre demaniali.
Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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Rieccola, la cooperazione. Gli aiuti, i pacchi dono, la grande e nobile munificenza occidentale che si libera i magazzini e si purifica la coscienza dai morti provocati dalla sua inarrestabile cupidigia con un po’ di merdosa beneficenza. Quella che si fa ai bisognosi, stando ben attenti che costoro non smettano mai di esserlo, bisognosi, se no non si nota più la nostra magnanimità.

Come era bello l’altra sera il nostro ministatista, quando annunciava che tanti bambini di Gaza sarebbero stati ospitati nei nostri ospedali con grande generosità e magari, aggiungo io, con la visita con consegna di pallone e gagliardetto della squadra del Milan, Kakà in testa (tanto sensibile e di chiesa, quel ragazzo). Quanto sarebbe stato più semplice non ferire quei bambini, non renderli orfani, non ammazzarli. Lasciarli in pace.

E’ quella che Naomi Klein chiama Shock Economy, l’economia che nasce dai disastri e che è figlia del fallimento del capitalismo come sistema economico in grado di dare benessere a tutti e della sua neoplasia: l’ultraliberismo.
Di fronte alla saturazione del mercato, alla presenza di surplus, alla gente che, nei paesi ricchi, non compra più televisori perchè ne ha già tre in casa, cosa fa il sistema? Crea caos, distrugge per poi avere l’alibi di ricostruire. Di solito nel terzo mondo o comunque in casa d’altri.

Non è solo lo sfruttamento di disastri naturali, come dice Klein, ad esempio l’uragano Katrina a New Orleans e lo tsunami del sud-est asiatico, usati per imporre privatizzazioni selvagge contro l’interesse dei cittadini oppure lo shock provocato dal golpe, come nel Cile del ’73.
A questo punto perchè non utilizzare più spesso il potenziale distruttivo delle guerre, fenomenali strumenti di sviluppo economico? Si buttano giù le case per far lavorare le imprese di costruzione. Quelle case bisognerà riarredarle, quindi ci vorranno televisori, lavatrici, mobili. Se buttiamo giù anche le strade ci vorranno ulteriori infrastrutture.
Il paradosso è che se si vogliono costruire strade, ospedali eccetera da noi nel primo mondo e senza prima distruggere niente mancano gli investimenti, investimenti che invece cadono a pioggia per gli appalti sulle opere di ricostruzione dei paesi colpiti da disastri o guerre. Strozzata e depredata dalla finanza, l’economia reale va in crisi e non ha altra scelta che partecipare al banchetto sui cadaveri delle guerre provocate al fine di offrirle una possibilità di rilancio. E’ il trionfo della follia.

Le ultime guerre, è provato, sono state tutte ideate a tavolino diversi anni prima del loro inizio. Nel 1999 si parlava già di Iraq, Afghanistan, Iran e Siria. L’11 settembre, come auspicavano i teorici del Nuovo Ordine Mondiale (definizione di Bush papi risalente alla prima Guerra del Golfo), è stato l’evento catalizzatore che ha permesso, finora, di completare metà del piano. Dietro al quale vi è il controllo delle risorse, c’è chi dice le ultime, ed il controllo dei punti strategici del mondo. Il terrorismo è una patacca. Come si creano le guerre si crea anche il terrorismo. Tutto si crea e tutto si distrugge.

A Gaza, come in tutte le ultime guerre, si è messo in pratica lo schema della shock economy con l’aggravante della volontà di punizione collettiva di una popolazione che ha osato sbagliare la scelta del proprio governo, preferendo Hamas a Fatah. Shock and awe, appunto.
Per quasi un mese si sono bombardati civili, si è distrutto non i soliti ulivi ma interi palazzi, si sono danneggiate le infrastrutture, così i corvi degli investimenti internazionali e gli avvoltoi della cooperazione arriveranno a far vedere quanto sono buoni. I famosi aiuti umanitari dei quali un mondo veramente civile non dovrebbe mai avere bisogno, perchè sono l’emblema dell’ingiustizia.

A Gaza, con la tregua, sono entrati anche i giornalisti. Finalmente abbiamo saputo che i morti che ci sono stati per i bombardamenti israeliani, il fosforo bianco e le armi DIME , i tiri sull’ONU e la Croce Rossa sono colpa di Hamas. Israele nasconde il nome dei militari che hanno compiuto le azioni per paura che finiscano sotto processo in sede internazionale. Chissà perchè, se è tutta colpa di Hamas?
Ancora la storia degli scudi umani, come all’epoca di Saddam. I palestinesi sono morti perchè Hamas li ha gettati contro le bombe israeliane che arrivavano, quindi gli israeliani non hanno colpa. Come quando investi un cervo che ti si para improvvisamente davanti alla macchina.
Se si è massacrato il villaggio è perchè vi erano nascosti i partigiani. Anzi, macchè partigiani, i terroristi. Non esiste la Resistenza. Abbiamo intervistato i palestinesi e danno tutti la colpa ad Hamas.
Mi chiedo se, per scrivere queste cose, era necessario andare a Gaza.
L’ultima trovata dei volonterosi fiancheggiatori di Olmert è applicare i saldi al numero dei morti, con lo sconto. Non sono mica 1300, al massimo 500. Si, magari finirà come a Jenin dove furono solo 54. Lo sostiene l’inviato del Corriere, mica un blogger qualsiasi che a Gaza c’è dall’inizio del conflitto. Si ma lui è schierato, non vale, noi giornalisti siamo obiettivi.

Questo gioco al ribasso sui morti che insinua che non siano mai esistiti a me fa venire l’orticaria. Primo perchè è la parola dei vincitori e dei media unificati contro chi non ha mai avuto modo di parlare. E poi, chissà perchè, mi ricorda quei signori che si mettono a ragionare su quanto tempo ci mette un corpo a bruciare in un forno e quindi come è stato possibile bruciarne sei milioni in così poco tempo. Il paragone non suoni blasfemo. Com’è che si chiama, negazionismo? Non sarà clamoroso come quello ma puzza allo stesso modo.
Del resto si è sempre fatto. I turchi dicono ancora oggi che gli armeni, nel 1917, morirono per la maggior parte di indigestione, mica sterminati da loro, perchè erano terroristi e mica un milione e mezzo ma quattro gatti.

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Come era bello l’altra sera il nostro ministatista, quando annunciava che tanti bambini di Gaza sarebbero stati ospitati nei nostri ospedali con grande generosità e magari, aggiungo io, con la visita con consegna di pallone e gagliardetto della squadra del Milan, Kakà in testa (tanto sensibile e di chiesa, quel ragazzo). Quanto sarebbe stato più semplice non ferire quei bambini, non renderli orfani, non ammazzarli. Lasciarli in pace.

E’ quella che Naomi Klein chiama Shock Economy, l’economia che nasce dai disastri e che è figlia del fallimento del capitalismo come sistema economico in grado di dare benessere a tutti e della sua neoplasia: l’ultraliberismo.
Di fronte alla saturazione del mercato, alla presenza di surplus, alla gente che, nei paesi ricchi, non compra più televisori perchè ne ha già tre in casa, cosa fa il sistema? Crea caos, distrugge per poi avere l’alibi di ricostruire. Di solito nel terzo mondo o comunque in casa d’altri.

Non è solo lo sfruttamento di disastri naturali, come dice Klein, ad esempio l’uragano Katrina a New Orleans e lo tsunami del sud-est asiatico, usati per imporre privatizzazioni selvagge contro l’interesse dei cittadini oppure lo shock provocato dal golpe, come nel Cile del ’73.
A questo punto perchè non utilizzare più spesso il potenziale distruttivo delle guerre, fenomenali strumenti di sviluppo economico? Si buttano giù le case per far lavorare le imprese di costruzione. Quelle case bisognerà riarredarle, quindi ci vorranno televisori, lavatrici, mobili. Se buttiamo giù anche le strade ci vorranno ulteriori infrastrutture.
Il paradosso è che se si vogliono costruire strade, ospedali eccetera da noi nel primo mondo e senza prima distruggere niente mancano gli investimenti, investimenti che invece cadono a pioggia per gli appalti sulle opere di ricostruzione dei paesi colpiti da disastri o guerre. Strozzata e depredata dalla finanza, l’economia reale va in crisi e non ha altra scelta che partecipare al banchetto sui cadaveri delle guerre provocate al fine di offrirle una possibilità di rilancio. E’ il trionfo della follia.

Le ultime guerre, è provato, sono state tutte ideate a tavolino diversi anni prima del loro inizio. Nel 1999 si parlava già di Iraq, Afghanistan, Iran e Siria. L’11 settembre, come auspicavano i teorici del Nuovo Ordine Mondiale (definizione di Bush papi risalente alla prima Guerra del Golfo), è stato l’evento catalizzatore che ha permesso, finora, di completare metà del piano. Dietro al quale vi è il controllo delle risorse, c’è chi dice le ultime, ed il controllo dei punti strategici del mondo. Il terrorismo è una patacca. Come si creano le guerre si crea anche il terrorismo. Tutto si crea e tutto si distrugge.

A Gaza, come in tutte le ultime guerre, si è messo in pratica lo schema della shock economy con l’aggravante della volontà di punizione collettiva di una popolazione che ha osato sbagliare la scelta del proprio governo, preferendo Hamas a Fatah. Shock and awe, appunto.
Per quasi un mese si sono bombardati civili, si è distrutto non i soliti ulivi ma interi palazzi, si sono danneggiate le infrastrutture, così i corvi degli investimenti internazionali e gli avvoltoi della cooperazione arriveranno a far vedere quanto sono buoni. I famosi aiuti umanitari dei quali un mondo veramente civile non dovrebbe mai avere bisogno, perchè sono l’emblema dell’ingiustizia.

A Gaza, con la tregua, sono entrati anche i giornalisti. Finalmente abbiamo saputo che i morti che ci sono stati per i bombardamenti israeliani, il fosforo bianco e le armi DIME , i tiri sull’ONU e la Croce Rossa sono colpa di Hamas. Israele nasconde il nome dei militari che hanno compiuto le azioni per paura che finiscano sotto processo in sede internazionale. Chissà perchè, se è tutta colpa di Hamas?
Ancora la storia degli scudi umani, come all’epoca di Saddam. I palestinesi sono morti perchè Hamas li ha gettati contro le bombe israeliane che arrivavano, quindi gli israeliani non hanno colpa. Come quando investi un cervo che ti si para improvvisamente davanti alla macchina.
Se si è massacrato il villaggio è perchè vi erano nascosti i partigiani. Anzi, macchè partigiani, i terroristi. Non esiste la Resistenza. Abbiamo intervistato i palestinesi e danno tutti la colpa ad Hamas.
Mi chiedo se, per scrivere queste cose, era necessario andare a Gaza.
L’ultima trovata dei volonterosi fiancheggiatori di Olmert è applicare i saldi al numero dei morti, con lo sconto. Non sono mica 1300, al massimo 500. Si, magari finirà come a Jenin dove furono solo 54. Lo sostiene l’inviato del Corriere, mica un blogger qualsiasi che a Gaza c’è dall’inizio del conflitto. Si ma lui è schierato, non vale, noi giornalisti siamo obiettivi.

Questo gioco al ribasso sui morti che insinua che non siano mai esistiti a me fa venire l’orticaria. Primo perchè è la parola dei vincitori e dei media unificati contro chi non ha mai avuto modo di parlare. E poi, chissà perchè, mi ricorda quei signori che si mettono a ragionare su quanto tempo ci mette un corpo a bruciare in un forno e quindi come è stato possibile bruciarne sei milioni in così poco tempo. Il paragone non suoni blasfemo. Com’è che si chiama, negazionismo? Non sarà clamoroso come quello ma puzza allo stesso modo.
Del resto si è sempre fatto. I turchi dicono ancora oggi che gli armeni, nel 1917, morirono per la maggior parte di indigestione, mica sterminati da loro, perchè erano terroristi e mica un milione e mezzo ma quattro gatti.


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Come era bello l’altra sera il nostro ministatista, quando annunciava che tanti bambini di Gaza sarebbero stati ospitati nei nostri ospedali con grande generosità e magari, aggiungo io, con la visita con consegna di pallone e gagliardetto della squadra del Milan, Kakà in testa (tanto sensibile e di chiesa, quel ragazzo). Quanto sarebbe stato più semplice non ferire quei bambini, non renderli orfani, non ammazzarli. Lasciarli in pace.

E’ quella che Naomi Klein chiama Shock Economy, l’economia che nasce dai disastri e che è figlia del fallimento del capitalismo come sistema economico in grado di dare benessere a tutti e della sua neoplasia: l’ultraliberismo.
Di fronte alla saturazione del mercato, alla presenza di surplus, alla gente che, nei paesi ricchi, non compra più televisori perchè ne ha già tre in casa, cosa fa il sistema? Crea caos, distrugge per poi avere l’alibi di ricostruire. Di solito nel terzo mondo o comunque in casa d’altri.

Non è solo lo sfruttamento di disastri naturali, come dice Klein, ad esempio l’uragano Katrina a New Orleans e lo tsunami del sud-est asiatico, usati per imporre privatizzazioni selvagge contro l’interesse dei cittadini oppure lo shock provocato dal golpe, come nel Cile del ’73.
A questo punto perchè non utilizzare più spesso il potenziale distruttivo delle guerre, fenomenali strumenti di sviluppo economico? Si buttano giù le case per far lavorare le imprese di costruzione. Quelle case bisognerà riarredarle, quindi ci vorranno televisori, lavatrici, mobili. Se buttiamo giù anche le strade ci vorranno ulteriori infrastrutture.
Il paradosso è che se si vogliono costruire strade, ospedali eccetera da noi nel primo mondo e senza prima distruggere niente mancano gli investimenti, investimenti che invece cadono a pioggia per gli appalti sulle opere di ricostruzione dei paesi colpiti da disastri o guerre. Strozzata e depredata dalla finanza, l’economia reale va in crisi e non ha altra scelta che partecipare al banchetto sui cadaveri delle guerre provocate al fine di offrirle una possibilità di rilancio. E’ il trionfo della follia.

Le ultime guerre, è provato, sono state tutte ideate a tavolino diversi anni prima del loro inizio. Nel 1999 si parlava già di Iraq, Afghanistan, Iran e Siria. L’11 settembre, come auspicavano i teorici del Nuovo Ordine Mondiale (definizione di Bush papi risalente alla prima Guerra del Golfo), è stato l’evento catalizzatore che ha permesso, finora, di completare metà del piano. Dietro al quale vi è il controllo delle risorse, c’è chi dice le ultime, ed il controllo dei punti strategici del mondo. Il terrorismo è una patacca. Come si creano le guerre si crea anche il terrorismo. Tutto si crea e tutto si distrugge.

A Gaza, come in tutte le ultime guerre, si è messo in pratica lo schema della shock economy con l’aggravante della volontà di punizione collettiva di una popolazione che ha osato sbagliare la scelta del proprio governo, preferendo Hamas a Fatah. Shock and awe, appunto.
Per quasi un mese si sono bombardati civili, si è distrutto non i soliti ulivi ma interi palazzi, si sono danneggiate le infrastrutture, così i corvi degli investimenti internazionali e gli avvoltoi della cooperazione arriveranno a far vedere quanto sono buoni. I famosi aiuti umanitari dei quali un mondo veramente civile non dovrebbe mai avere bisogno, perchè sono l’emblema dell’ingiustizia.

A Gaza, con la tregua, sono entrati anche i giornalisti. Finalmente abbiamo saputo che i morti che ci sono stati per i bombardamenti israeliani, il fosforo bianco e le armi DIME , i tiri sull’ONU e la Croce Rossa sono colpa di Hamas. Israele nasconde il nome dei militari che hanno compiuto le azioni per paura che finiscano sotto processo in sede internazionale. Chissà perchè, se è tutta colpa di Hamas?
Ancora la storia degli scudi umani, come all’epoca di Saddam. I palestinesi sono morti perchè Hamas li ha gettati contro le bombe israeliane che arrivavano, quindi gli israeliani non hanno colpa. Come quando investi un cervo che ti si para improvvisamente davanti alla macchina.
Se si è massacrato il villaggio è perchè vi erano nascosti i partigiani. Anzi, macchè partigiani, i terroristi. Non esiste la Resistenza. Abbiamo intervistato i palestinesi e danno tutti la colpa ad Hamas.
Mi chiedo se, per scrivere queste cose, era necessario andare a Gaza.
L’ultima trovata dei volonterosi fiancheggiatori di Olmert è applicare i saldi al numero dei morti, con lo sconto. Non sono mica 1300, al massimo 500. Si, magari finirà come a Jenin dove furono solo 54. Lo sostiene l’inviato del Corriere, mica un blogger qualsiasi che a Gaza c’è dall’inizio del conflitto. Si ma lui è schierato, non vale, noi giornalisti siamo obiettivi.

Questo gioco al ribasso sui morti che insinua che non siano mai esistiti a me fa venire l’orticaria. Primo perchè è la parola dei vincitori e dei media unificati contro chi non ha mai avuto modo di parlare. E poi, chissà perchè, mi ricorda quei signori che si mettono a ragionare su quanto tempo ci mette un corpo a bruciare in un forno e quindi come è stato possibile bruciarne sei milioni in così poco tempo. Il paragone non suoni blasfemo. Com’è che si chiama, negazionismo? Non sarà clamoroso come quello ma puzza allo stesso modo.
Del resto si è sempre fatto. I turchi dicono ancora oggi che gli armeni, nel 1917, morirono per la maggior parte di indigestione, mica sterminati da loro, perchè erano terroristi e mica un milione e mezzo ma quattro gatti.


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Solo un idiota si metterebbe a gridare che vuole la distruzione di Israele, avendo tutti gli amici di Israele attorno, con gli M16 puntati alla sua testa e una pattuglia di B52 che gli svolazza sopra.
O Ahmadinejad è un idiota o è un pupo che interpreta una parte, quella del feroce Saladino che regolarmente va a sbattere con rumore di ferraglia contro i crociati venuti a combatterlo. In ogni caso è un mistero perchè faccia di tutto per fare la fine di Saddam Hussein. Esistono forme di suicidio decisamente stravaganti.

Però è anche vero che le parole di Ahmadinejad, non sembrando mai abbastanza forti per lo scopo che ci si è prefissati, l’attacco all’Iran già deciso anche se al posto di Ahmadinejad ci fosse lo Scià redivivo, vengono aggiustate sulla stampa occidentale in modo truffaldino, tanto nessuno crede al “nuovo Hitler” ma ai paladini della libertà, che non importa si facciano rappresentare da un Orlando sempre più fuori di senno.

Per esempio, Ahmadinejad dice che “presto il regime sionista sarà spazzato via”. Nella traduzione, anzi nell’esegesi, diventa “Israele sarà spazzato via”. Si noti che Ahmadinejad viene intervistato in TV e ripete, in modo che tutti possiamo sentirlo, “il regime sionista è giunto alla fine” riferendosi appunto al sistema di potere di Tel Aviv ma alla fine andremo a letto con la certezza che lui intendeva “cancellare Israele”, pompelmi compresi.
Qui trovate la traduzione integrale dell’intervista che ha rilasciato al TG1. Il pensiero di Ahmadinejad è come il gioco del “campo minato”. Dice cose anche giuste disseminate di minchiate che esplodono all’improvviso distruggendo tutto il discorso. Ad esempio, quando dice “ammettiamo che qualcosa sia successo (riferendosi all’Olocausto), bbooom”! E’ per questo suo suggerire il negazionismo che i suoi esegeti vanno a nozze e si prendono delle libertà con le traduzioni. Quindi, augurarsi la fine del sionismo equivale a voler cancellare Israele.

Sarebbe come se il deputato Schulz (ricordate, il famoso kapò del film sui campi di concentramento nazisti) dicesse che “il potere di Berlusconi presto giungerà alla fine” e il Giornale scrivesse che “La Germania vuole buttare a mare gli Italiani.” Lo so, è un paragone cretino ma non me ne viene in mente uno più intelligente, visto il livello della propaganda in gioco.
Io non sono abituata ad identificare i regimi politici (dittatoriali o meno) con i popoli che da essi si fanno rappresentare, volenti o nolenti. Un iraniano qualunque non dovrebbe mai pagare per le parole di un pupo come Ahmadinejad. Come non ritengo il mio amico israeliano responsabile delle vaccate di Olmert e Sharon.

P.S. Sto leggendo “Lepidezze postribolari” di Luttazzi, dove si fa notare come sia Bush che Ahmadinejad abbiano gli occhi talmente vicini che uno finisce per rassomigliare all’altro. La vignetta è ancora più esplicita. Succede lo stesso tra moglie e marito e tra cane e padrone.

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Solo un idiota si metterebbe a gridare che vuole la distruzione di Israele, avendo tutti gli amici di Israele attorno, con gli M16 puntati alla sua testa e una pattuglia di B52 che gli svolazza sopra.
O Ahmadinejad è un idiota o è un pupo che interpreta una parte, quella del feroce Saladino che regolarmente va a sbattere con rumore di ferraglia contro i crociati venuti a combatterlo. In ogni caso è un mistero perchè faccia di tutto per fare la fine di Saddam Hussein. Esistono forme di suicidio decisamente stravaganti.

Però è anche vero che le parole di Ahmadinejad, non sembrando mai abbastanza forti per lo scopo che ci si è prefissati, l’attacco all’Iran già deciso anche se al posto di Ahmadinejad ci fosse lo Scià redivivo, vengono aggiustate sulla stampa occidentale in modo truffaldino, tanto nessuno crede al “nuovo Hitler” ma ai paladini della libertà, che non importa si facciano rappresentare da un Orlando sempre più fuori di senno.

Per esempio, Ahmadinejad dice che “presto il regime sionista sarà spazzato via”. Nella traduzione, anzi nell’esegesi, diventa “Israele sarà spazzato via”. Si noti che Ahmadinejad viene intervistato in TV e ripete, in modo che tutti possiamo sentirlo, “il regime sionista è giunto alla fine” riferendosi appunto al sistema di potere di Tel Aviv ma alla fine andremo a letto con la certezza che lui intendeva “cancellare Israele”, pompelmi compresi.
Qui trovate la traduzione integrale dell’intervista che ha rilasciato al TG1. Il pensiero di Ahmadinejad è come il gioco del “campo minato”. Dice cose anche giuste disseminate di minchiate che esplodono all’improvviso distruggendo tutto il discorso. Ad esempio, quando dice “ammettiamo che qualcosa sia successo (riferendosi all’Olocausto), bbooom”! E’ per questo suo suggerire il negazionismo che i suoi esegeti vanno a nozze e si prendono delle libertà con le traduzioni. Quindi, augurarsi la fine del sionismo equivale a voler cancellare Israele.

Sarebbe come se il deputato Schulz (ricordate, il famoso kapò del film sui campi di concentramento nazisti) dicesse che “il potere di Berlusconi presto giungerà alla fine” e il Giornale scrivesse che “La Germania vuole buttare a mare gli Italiani.” Lo so, è un paragone cretino ma non me ne viene in mente uno più intelligente, visto il livello della propaganda in gioco.
Io non sono abituata ad identificare i regimi politici (dittatoriali o meno) con i popoli che da essi si fanno rappresentare, volenti o nolenti. Un iraniano qualunque non dovrebbe mai pagare per le parole di un pupo come Ahmadinejad. Come non ritengo il mio amico israeliano responsabile delle vaccate di Olmert e Sharon.

P.S. Sto leggendo “Lepidezze postribolari” di Luttazzi, dove si fa notare come sia Bush che Ahmadinejad abbiano gli occhi talmente vicini che uno finisce per rassomigliare all’altro. La vignetta è ancora più esplicita. Succede lo stesso tra moglie e marito e tra cane e padrone.


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