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C’è un appuntamento importante martedì prossimo 25 settembre alle 22,30 su La7. A trentacinque anni dalla sua uscita dovrebbe, spiegherò tra un attimo il perché del condizionale, andare in onda in tv per la prima volta in chiaro Arancia Meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick.
Dovrebbe perché sento già scaldare i motori dei vari MOIGE, delle associazioni per la difesa del delicato palato del telespettatore, dei bambini nottambuli, dei ggiovani che immediatamente dopo uscirebbero ad imitare le imprese di Alex e dei suoi drughi con tanto di bombetta e anfibi.

Scommetto quello che volete che, appena comperato e letto avidamente “Sorrisi e Canzoni” della prossima settimana, i casalinghi disperati urleranno che “Arancia Meccanica” va vietato perchè non è un film per il telespettatore medio italiano, cioè quello che ha visto mille volte in prima serata “Il giustiziere della notte”, concorrenti di reality-show mangiare insetti vivi per vincere soldi, litigare vecchie baldracche con giovani troiette sui divani dei bordelli intellettuali dell’informazione televisiva e centinaia di puntate su Cogne di Porta a Porta.
Se sono rimasti turbati dal satanismo patinato e dalle mascherine in perizoma di Eyes Wide Shut, immagino lo shock che proverebbero di fronte ai cazzi della signora dei gatti.

Quando uscì al cinema avevo dodici anni quindi non era proprio alla mia portata. Lo vidi per la prima volta dieci anni fa con la curiosità ed anche il pregiudizio che lo avevano sempre accompagnato. Malsano, pericoloso, un esempio di cinema che produce violenza per imitazione. Cazzate. E’ un film fondamentale. Non facile, sgradevole ma necessario, come certe medicine.
La società è già abbastanza violenta di suo per farsi suggestionare dal cinema. Credete che le torture, gli stupri e gli omicidi efferati abbiano bisogno dell’input di un’opera artistica per essere perpetrati? Il film preferito di Jeffrey Dahmer, il cannibale seriale di Milwaukee era “Il ritorno dello Jedi”, che guardava per caricarsi prima di una mangiatina. Un film che non credo sia bandito nemmeno dall’Opus Dei.

Arancia Meccanica prefigurava nel 1972 una società futura, quindi il nostro presente, grosso modo.
Non fa impressione constatare che qualche parola del gergo ideato da Anthony Burgess nel suo romanzo è diventato linguaggio quasi comune? Io la parola “carasciò” la sento ogni giorno al mercato. Per fortuna non sono drughi ma badanti russe.
La violenza è parte integrante della nostra società. Burgess e Kubrick l’hanno solo prevista in anticipo. L’ho già detto ma sono costretta a ripetermi, le immagini dei pestaggi del G8 di Genova sono peggio di Arancia Meccanica. Non sono finzione ma snuff-movie.

Spazziamo via un equivoco. Arancia Meccanica non è un film sulla violenza, anzi l’ultraviolenza, fine a se stessa. In Inghilterra credo sia tuttora proibita la sua proiezione e si può capire perchè. La violenza è funzionale a Burgess e a Kubrick per parlare del Potere.
Alex è un nichilista, un uomo libero anche se un criminale, è il cattivo selvaggio. Nel film precedente “2001 odissea nello spazio”, Kubrick chiudeva con l’immagine del bambino dello spazio dai grandi occhi. La prima immagine del film successivo sono gli occhi di Alex.
E’ tutta lì l’evoluzione umana? L’ultraviolenza delle scimmie antropomorfe che si uccidono a colpi di osso si lega con i bastoni dei drughi che si spezzano sulle schiene dei barboni facendoci pensare che non sia cambiato nulla? E’ un discorso pessimista, certo, ma estremamente realistico.

Chi manovra la violenza e la inquadra a proprio vantaggio è la politica. Sia il ministro degli interni che rieduca Alex che il suo oppositore che se ne vendica spingendolo al suicidio compiono una violenza non meno grave di quelle compiute dallo sciagurato ragazzo ma accettabili perchè istituzionali. Alla fine del film rimane l’amarezza di constatare che il Potere non può tollerare la libertà dell’individuo perché deve pilotarla e il bello non è che dalla rieducazione vengano fuori individui migliori, solo più alienati, impotenti di fronte alla violenza globale della società. E’ pesante anche la suggestione che i drughi siano stati aggregati alle forze dell’ordine. Purchè sappiano far male non importa da dove vengono.
“I was cured alright”, sono guarito, dice Alex alla fine ma a che prezzo?

Andrà in onda veramente Arancia Meccanica? Leggo che vi sarà una trasmissione di preparazione di un’ora con vari intellettuali ed esperti (in rappresentanza del Potere) in attesa delle 22,30, un po’ come quando si va in sala operatoria e ti devono fare tutte le anestesie del caso. Una volta il dibattito seguiva, adesso precede. Il dibattito preventivo.
Ripeteranno mille volte di mandare via i bambini e le persone impressionabili. Forse ci faranno passare la voglia di vederlo.
Finirà che un 20% di telespettatori capirà il film, il 40% cambierà canale perchè l’ha già visto su DVD o su Sky, un altro 20% non lo capirà e un 20% si addormenterà. Salvo censure, è ovvio. Molto carasciò.


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Oggi, mentre disfacevo presepe e albero di Natale, segno inequivocabile di feste terminate, ho seguito la trasmissione “L’Italia sul due” dedicata agli sviluppi della vicenda di Erba, la mattanza di quattro persone tra le quali un bimbo di due anni ad opera, si è scoperto, dei vicini di casa delle vittime. Mi sono goduta per l’ennesima volta l’imperdibile intervento del collega Merluzzi che si è detto meravigliato che “persone apparentemente normali” possano compiere stragi del genere.
Un bel caffè forte, una doccia gelata e magari quattro schiaffoni sarebbero di prammatica per darsi una bella svegliata.
Caro Merluzzo, sono proprio quelli che non sono pazzi con il colapasta in testa ma solo magari un po’ nevrotici che un bel giorno scoppiano e fanno queste belle cose.

Una ripassatina di casi famosi di cronaca non fa mai male.
Primi anni del secolo scorso, Francia, interno giorno. Henri Désiré Landru, specialità: la vecchia al forno. Vittime dieci signore benestanti e un ragazzino. Seduceva le signore con il suo fare da gentiluomo e con il suo aspetto da persona perbene e loro non avevano motivo di diffidarne.
Rostov, ex Unione Sovietica, anni 80. L’uomo che ha fatto tristemente diventare vera la storia che i comunisti mangiavano i bambini era Andrej Chikatilo, uno dei peggiori serial killers del secolo, assassino di più di 50 tra ragazzi, ragazze e bambini. Eppure era un bravo compagno, un membro del partito e quindi godeva di un certo prestigio. Quando fu arrestato una prima volta come sospetto fu rilasciato anche a causa della sua “rispettabilità sociale”.
1991, Stati Uniti, Milwaukee. Jeffrey Dahmer ama i frigoriferi spaziosi perché ci conserva le teste e i cuori dei suoi amanti occasionali. Una volta una delle sue vittime riesce a fuggire dalle sue grinfie e chiede aiuto in strada. I poliziotti che passano di lì credono si tratti di una banale lite tra omosessuali e credono alla versione di Jeffrey che è bianco, bello, di aspetto signorile piuttosto che a quella del ragazzo, di origine asiatica, e gli riconsegnano la sua vittima. Jeffrey è un cannibale e dalla sua casa provengono orrendi fetori ma quando finalmente viene arrestato dalla polizia i vicini fanno le meraviglie, come Merluzzi, “Era un ragazzo così simpatico e ammodo”.

Dal Manzanarre al Reno e da che mondo è mondo, il mostro non va in giro con i rasoi al posto delle dita come Freddie Kruger o imbracciando la sega elettrica di Faccia di cuoio ma è una persona come noi, indistinguibile dalla nostra faccia media borghese che vista una volta non te la ricordi mai più.
Spesso è stralucido, programmatore, capace di agire nell’ombra senza farsi scoprire per anni. A volte, certo, è fuori come un balcone, ma non necessariamente. E’ la famosa “banalità del male” coniata da Hannah Arendt per Adolf Eichmann, l’uomo qualunque dall’aspetto innocuo divenuto l’architetto dello sterminio degli ebrei.

Un punto che si deve sottolineare nel caso di Erba è che i vicini si, erano dei maniacali, dei frustrati, forse si tratta di un caso di folie-à-deux, ma comunque si sentivano intoccabili. Osservate quando intervistano le persone che abitano vicino al luogo dove si è consumato un fattaccio di sangue e viene chiesta loro un’opinione sul colpevole. Tutti che ripetono: “Era una persona normale, tranquillissima, salutava tutti. Una persona perbene”.

I coniugi assassini hanno potuto pianificare il loro delitto e andar lì sicuri con coltelli e spranghe e colpire la manina di un bimbo che cercava di difendersi perché nessuno avrebbe mai sospettato subito di loro, delle persone perbene. Nonostante si sapesse delle liti, delle denunce tra le famiglie delle vittime e dei carnefici. I media hanno poi inconsapevolmente fatto il loro gioco additando per giorni come colpevole il marito della donna uccisa Azouz, senza alcun serio indizio, come ha ben descritto A.I.U.T.O, ma solo perché tunisino.

E’ questo il fatto sensazionale della vicenda ed è qui che casca il Merluzzo. Fintanto che ci si stupirà e si faranno gli occhioni spalancati davanti all’uomo o alla donna qualunque che hanno cotto e mangiato la nonna e non si farà un’esame di coscienza sulla nostra ipocrisia non si capirà una cippa dell’animo umano, che è veramente capace di tutto, che ci piaccia o no.
Ad Erba, e non solo ad Erba, l’erba del vicino non è sempre più verde.
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Leggete anche questo bellissimo post di Meslier sull’argomento.

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