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L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


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L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

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La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

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Per noi che abbiamo vissuto l’era A.B. (avanti Berlusconi) e ricordiamo un mondo dove la politica non era solo avanspettacolo e peep-show di quart’ordine ma qualche volta ci donava una bella commedia, un dramma o addirittura un’eschiliana tragedia, è inevitabile fare confronti tra gli attori di allora e quelli attuali.

Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.

http://www.youtube.com/v/gcw6lvrQb7I&hl=it&fs=1

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Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.


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Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.



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Per pura combinazione, giorni fa, sentendo parlare di elezioni in Austria, mi ero chiesta che fine avesse fatto Jörg Haider, il discusso leader dell’estrema destra e governatore della Carinzia del quale si era molto parlato anni fa al momento della sua comparsa sulla scena politica, nel novero della fioritura delle varie leghe e movimenti xenofobi europei.

Ignorato dalle cronache politiche internazionali negli ultimi anni, vi era riapparso solo in termini scandalistici per alcune foto documentanti bagordi a base di birra, salsicce e sbaciucchiamenti tra uomini, pubblicate impietosamente dai giornali per stuzzicarlo su una sua presunta omosessualità. Solo cameratismo, si era difeso. Magari un po’ troppo affettuoso ed alticcio, ma cameratismo.

Oggi abbiamo saputo che Haider è morto in un incidente automobilistico. La sua auto si è schiantata contro un palo di cemento, dopo essere sbandata forse a causa dell’alta velocità. L’Austria perde sulla strada un altro suo mito, dopo Falco.

I nostri borghezi piccoli piccoli si sono subito messi in gramaglie e piangono “il grande leader europeo”. Per carità, sono convinta che vivendo negli asettici villaggi della Carinzia dove non c’è un geranio fuori posto, diventeremmo tutti xenofobi.
Purtroppo però, al politico con il colorito perennemente al mordente e il loden d’ordinanza non piacevano solo l’ordine e le salsicce ma anche Adolf Hitler, da lui pubblicamente elogiato per la sua politica socioeconomica. Era, diciamolo, un nazista e lo ricorderemo come tale, con il rispetto che si deve a chi non è più in grado di nuocere.

Notarella sociologica. Nelle ultime elezioni austriache, che avevano visto una fenomenale avanzata proprio della destra xenofoba, il partito di Haider era stato votato soprattutto da quei sedicenni scelleratamente ammessi al voto da ancor più scellerati adulti (sicuramente di sinistra). Ragazzi che hanno ammesso nelle interviste di aver votato l’estrema destra soprattutto perchè affascinati dal carisma mediatico del leader in loden e perchè solo la destra, negli incontri con i giovani, aveva dimostrato di interessarsi ai loro problemi (traduzione: aveva saputo intortarli meglio).
Immagino se accadesse in Italia di far votare le sedicenni. Scamarcio for president.
Il problema, intendiamoci, non è che i giovani votino destra. Il suffragio universale sta diventando una jattura e la gente in generale vota alla cavolo di cane, senza pensare alla propria storia ed agli errori commessi in passato. Credete che i sedicenni austriaci della Haiderjugend sappiano qualcosa della Hitlerjugend?

Non c’è niente da ridere, comunque. Pare che il successore di Haider, Doerfler, sia assai peggio del defunto, in quanto a xenofobia. Non sarà proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno?


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Per pura combinazione, giorni fa, sentendo parlare di elezioni in Austria, mi ero chiesta che fine avesse fatto Jörg Haider, il discusso leader dell’estrema destra e governatore della Carinzia del quale si era molto parlato anni fa al momento della sua comparsa sulla scena politica, nel novero della fioritura delle varie leghe e movimenti xenofobi europei.

Ignorato dalle cronache politiche internazionali negli ultimi anni, vi era riapparso solo in termini scandalistici per alcune foto documentanti bagordi a base di birra, salsicce e sbaciucchiamenti tra uomini, pubblicate impietosamente dai giornali per stuzzicarlo su una sua presunta omosessualità. Solo cameratismo, si era difeso. Magari un po’ troppo affettuoso ed alticcio, ma cameratismo.

Oggi abbiamo saputo che Haider è morto in un incidente automobilistico. La sua auto si è schiantata contro un palo di cemento, dopo essere sbandata forse a causa dell’alta velocità. L’Austria perde sulla strada un altro suo mito, dopo Falco.

I nostri borghezi piccoli piccoli si sono subito messi in gramaglie e piangono “il grande leader europeo”. Per carità, sono convinta che vivendo negli asettici villaggi della Carinzia dove non c’è un geranio fuori posto, diventeremmo tutti xenofobi.
Purtroppo però, al politico con il colorito perennemente al mordente e il loden d’ordinanza non piacevano solo l’ordine e le salsicce ma anche Adolf Hitler, da lui pubblicamente elogiato per la sua politica socioeconomica. Era, diciamolo, un nazista e lo ricorderemo come tale, con il rispetto che si deve a chi non è più in grado di nuocere.

Notarella sociologica. Nelle ultime elezioni austriache, che avevano visto una fenomenale avanzata proprio della destra xenofoba, il partito di Haider era stato votato soprattutto da quei sedicenni scelleratamente ammessi al voto da ancor più scellerati adulti (sicuramente di sinistra). Ragazzi che hanno ammesso nelle interviste di aver votato l’estrema destra soprattutto perchè affascinati dal carisma mediatico del leader in loden e perchè solo la destra, negli incontri con i giovani, aveva dimostrato di interessarsi ai loro problemi (traduzione: aveva saputo intortarli meglio).
Immagino se accadesse in Italia di far votare le sedicenni. Scamarcio for president.
Il problema, intendiamoci, non è che i giovani votino destra. Il suffragio universale sta diventando una jattura e la gente in generale vota alla cavolo di cane, senza pensare alla propria storia ed agli errori commessi in passato. Credete che i sedicenni austriaci della Haiderjugend sappiano qualcosa della Hitlerjugend?

Non c’è niente da ridere, comunque. Pare che il successore di Haider, Doerfler, sia assai peggio del defunto, in quanto a xenofobia. Non sarà proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno?


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Ignorato dalle cronache politiche internazionali negli ultimi anni, vi era riapparso solo in termini scandalistici per alcune foto documentanti bagordi a base di birra, salsicce e sbaciucchiamenti tra uomini, pubblicate impietosamente dai giornali per stuzzicarlo su una sua presunta omosessualità. Solo cameratismo, si era difeso. Magari un po’ troppo affettuoso ed alticcio, ma cameratismo.

Oggi abbiamo saputo che Haider è morto in un incidente automobilistico. La sua auto si è schiantata contro un palo di cemento, dopo essere sbandata forse a causa dell’alta velocità. L’Austria perde sulla strada un altro suo mito, dopo Falco.

I nostri borghezi piccoli piccoli si sono subito messi in gramaglie e piangono “il grande leader europeo”. Per carità, sono convinta che vivendo negli asettici villaggi della Carinzia dove non c’è un geranio fuori posto, diventeremmo tutti xenofobi.
Purtroppo però, al politico con il colorito perennemente al mordente e il loden d’ordinanza non piacevano solo l’ordine e le salsicce ma anche Adolf Hitler, da lui pubblicamente elogiato per la sua politica socioeconomica. Era, diciamolo, un nazista e lo ricorderemo come tale, con il rispetto che si deve a chi non è più in grado di nuocere.

Notarella sociologica. Nelle ultime elezioni austriache, che avevano visto una fenomenale avanzata proprio della destra xenofoba, il partito di Haider era stato votato soprattutto da quei sedicenni scelleratamente ammessi al voto da ancor più scellerati adulti (sicuramente di sinistra). Ragazzi che hanno ammesso nelle interviste di aver votato l’estrema destra soprattutto perchè affascinati dal carisma mediatico del leader in loden e perchè solo la destra, negli incontri con i giovani, aveva dimostrato di interessarsi ai loro problemi (traduzione: aveva saputo intortarli meglio).
Immagino se accadesse in Italia di far votare le sedicenni. Scamarcio for president.
Il problema, intendiamoci, non è che i giovani votino destra. Il suffragio universale sta diventando una jattura e la gente in generale vota alla cavolo di cane, senza pensare alla propria storia ed agli errori commessi in passato. Credete che i sedicenni austriaci della Haiderjugend sappiano qualcosa della Hitlerjugend?

Non c’è niente da ridere, comunque. Pare che il successore di Haider, Doerfler, sia assai peggio del defunto, in quanto a xenofobia. Non sarà proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno?


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