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Omaggio al grande disegnatore satirico Attalo (1894-1986)


“Su Kaka’ non e’ stata presa ancora nessuna decisione. Io ero impegnato in campagna elettorale quindi ho chiesto che Kaka’ e Galliani non assumessero nessuna decisione prima della possibilita’ di stare con me a una cena, cosa che accadra’ probabilmente lunedi’ sera” (Silvio Berlusconi, 4 giugno 2009)

Kakà, lo stesso giorno, smentisce Berlusconi dal Brasile e annuncia: “Vado al Real. La trattativa e’ quasi chiusa. So che andro’ a Madrid e sono molto contento. (Quotidiano Net, 4 giugno)
Oggi il Corriere conferma che l’accordo di massima con il Real per la cessione di Kakà risale a maggio e rivela che anche la millantata telefonata di Papi a Kakà per pregarlo di restare era una bugia. Il Real Madrid ha ufficializzato proprio ieri l’acquisto dell’attaccante brasiliano.

Per carità, da che calcio è calcio sono i giocatori migliori che se ne vanno. Le società comprano e vendono i loro branzini come sul banco del pescivendolo prediligendo i centravanti dall’occhio brillante e i difensori dalle branchie rosse. La robetta di paranza fa solo varietà per il brodetto.

Questa storia fa rabbia a chi, come la sottoscritta, ha un lontano passato milanista, una trascorsa sincera ammirazione proprio per il Milan di Sacchi e Berlusconi e delle Coppe dei Campioni raccolte a mazzetti e che quindi può immedesimarsi nella delusione dei tifosi rossoneri. Questa storiaccia fa rabbia però anche e soprattutto per il contesto extracalcistico.

Cacchio, questi qui (Papi, Pierpapi, la Papessa con le tette finte e Galliani nel ruolo di sé stesso) vendono il giocatore più amato, Riccardino bello, fanno finta che sia solo una questione di grettezza ed avidità del Riccardo stesso, millantano cene e telefonate per implorarlo di restare, incolpano gli arabi, i comunisti, il maltempo e la congiunzione Urano-Saturno della cessione di Kakà e, non contenti, impongono ai media il silenzio, una sorta di silenzio calcistico-elettorale, per impedire che l’ira milanista si manifesti sulle schede elettorali? Ma dove siamo?
Nonostante ciò, due punti e mezzo percentuali in meno di preferenze sarebbe costata a Berlusconi la cessione di Kakà. Anzi, diciamo meglio, la continua ridda di menzogne sulla cessione.

In questi giorni si è visto materializzarsi ancora una volta il gap che esiste tra televisione e realtà. In televisione, lo si diceva prima, silenzio assoluto tra sabato e lunedì su un argomento da prima pagina di cronaca, seppure frivola come quella calcistica. Totale servilismo dei media alla volontà di Papi di parare il danno d’immagine negando la realtà.
Lunedì poi, come se niente fosse, e con la giusta espressione anale: “Ah si, giusto, il Milan ha ceduto Kakà al Real”.

Chi invece ha seguito i forum milanisti e, in generale, il mondo della Rete, nei giorni scorsi, si è reso conto che tutti avevano capito tutto e si sentivano giustamente inferociti per come veniva gestita la cosa, trattando i tifosi come fossero dei bambini o peggio, degli imbecilli.
Credo che il colpo di grazia e la causa primaria di quel 2,5% teorico di perdita di voti non sia stato dovuto alla vendita di Kakà ma alla sporcizia assoluta del silenzio mediatico asservito al padrone. Una cosa da vomito che si è giustamente ritorta contro chi l’aveva ideata. Una schifezza che ha visto il Real tenere bordone fino in fondo al satrapetto italiano. Quello che oggi si lamenta degli ingaggi miliardari dei giocatori e ieri spendeva e spandeva come una casalinga frustrata sguinzagliata in un centro commerciale con la carta di credito illimitata.
Chi ha rovinato il calcio importando interi containers di stranieri e pagandoli a peso d’oro ora dà la colpa al petrolio che bolle sotto i piedi degli arabi cattivi.

Amici milanisti, non siate tristi. Meglio dieci sceicchi e quaranta ladroni che un Berlusconi presidente: Papi, Pierpapi o Pierpapessa.
E se non foste ancora convinti, sarà pure una leggenda metropolitana molto popolare nei forum interisti, ma pare che Papi sia dalla nascita interista e che, essendogli stata negata la possibilità di acquistare l’Inter, abbia ripiegato, come seconda scelta, sul Milan.
Dopo la cessione di Kakà, comincio a credere che non sia affatto una leggenda.


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Omaggio al grande disegnatore satirico Attalo (1894-1986)


“Su Kaka’ non e’ stata presa ancora nessuna decisione. Io ero impegnato in campagna elettorale quindi ho chiesto che Kaka’ e Galliani non assumessero nessuna decisione prima della possibilita’ di stare con me a una cena, cosa che accadra’ probabilmente lunedi’ sera” (Silvio Berlusconi, 4 giugno 2009)

Kakà, lo stesso giorno, smentisce Berlusconi dal Brasile e annuncia: “Vado al Real. La trattativa e’ quasi chiusa. So che andro’ a Madrid e sono molto contento. (Quotidiano Net, 4 giugno)
Oggi il Corriere conferma che l’accordo di massima con il Real per la cessione di Kakà risale a maggio e rivela che anche la millantata telefonata di Papi a Kakà per pregarlo di restare era una bugia. Il Real Madrid ha ufficializzato proprio ieri l’acquisto dell’attaccante brasiliano.

Per carità, da che calcio è calcio sono i giocatori migliori che se ne vanno. Le società comprano e vendono i loro branzini come sul banco del pescivendolo prediligendo i centravanti dall’occhio brillante e i difensori dalle branchie rosse. La robetta di paranza fa solo varietà per il brodetto.

Questa storia fa rabbia a chi, come la sottoscritta, ha un lontano passato milanista, una trascorsa sincera ammirazione proprio per il Milan di Sacchi e Berlusconi e delle Coppe dei Campioni raccolte a mazzetti e che quindi può immedesimarsi nella delusione dei tifosi rossoneri. Questa storiaccia fa rabbia però anche e soprattutto per il contesto extracalcistico.

Cacchio, questi qui (Papi, Pierpapi, la Papessa con le tette finte e Galliani nel ruolo di sé stesso) vendono il giocatore più amato, Riccardino bello, fanno finta che sia solo una questione di grettezza ed avidità del Riccardo stesso, millantano cene e telefonate per implorarlo di restare, incolpano gli arabi, i comunisti, il maltempo e la congiunzione Urano-Saturno della cessione di Kakà e, non contenti, impongono ai media il silenzio, una sorta di silenzio calcistico-elettorale, per impedire che l’ira milanista si manifesti sulle schede elettorali? Ma dove siamo?
Nonostante ciò, due punti e mezzo percentuali in meno di preferenze sarebbe costata a Berlusconi la cessione di Kakà. Anzi, diciamo meglio, la continua ridda di menzogne sulla cessione.

In questi giorni si è visto materializzarsi ancora una volta il gap che esiste tra televisione e realtà. In televisione, lo si diceva prima, silenzio assoluto tra sabato e lunedì su un argomento da prima pagina di cronaca, seppure frivola come quella calcistica. Totale servilismo dei media alla volontà di Papi di parare il danno d’immagine negando la realtà.
Lunedì poi, come se niente fosse, e con la giusta espressione anale: “Ah si, giusto, il Milan ha ceduto Kakà al Real”.

Chi invece ha seguito i forum milanisti e, in generale, il mondo della Rete, nei giorni scorsi, si è reso conto che tutti avevano capito tutto e si sentivano giustamente inferociti per come veniva gestita la cosa, trattando i tifosi come fossero dei bambini o peggio, degli imbecilli.
Credo che il colpo di grazia e la causa primaria di quel 2,5% teorico di perdita di voti non sia stato dovuto alla vendita di Kakà ma alla sporcizia assoluta del silenzio mediatico asservito al padrone. Una cosa da vomito che si è giustamente ritorta contro chi l’aveva ideata. Una schifezza che ha visto il Real tenere bordone fino in fondo al satrapetto italiano. Quello che oggi si lamenta degli ingaggi miliardari dei giocatori e ieri spendeva e spandeva come una casalinga frustrata sguinzagliata in un centro commerciale con la carta di credito illimitata.
Chi ha rovinato il calcio importando interi containers di stranieri e pagandoli a peso d’oro ora dà la colpa al petrolio che bolle sotto i piedi degli arabi cattivi.

Amici milanisti, non siate tristi. Meglio dieci sceicchi e quaranta ladroni che un Berlusconi presidente: Papi, Pierpapi o Pierpapessa.
E se non foste ancora convinti, sarà pure una leggenda metropolitana molto popolare nei forum interisti, ma pare che Papi sia dalla nascita interista e che, essendogli stata negata la possibilità di acquistare l’Inter, abbia ripiegato, come seconda scelta, sul Milan.
Dopo la cessione di Kakà, comincio a credere che non sia affatto una leggenda.


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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

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Ieri ascoltavo l’impareggiabile Capezzolone, nella sua nuova incarnazione di aedo di Forza Italia, dire a Radio Radicale che Berlusconi è il leader perfetto perchè “è McCain, Obama e Palin messi assieme”. Perciò se fossimo in America, aggiungo io, se si presentasse lui non ci sarebbe bisogno di quella perdita di tempo delle elezioni.
Ma cos’è questa voglia improvvisa di dittatori, di uomini della provvidenza, di uomini soli al comando? Sembrano tutti incinti, ‘sti portavoce del premier. A furia di stare con lui gli si attacca la malattia dello sparare minchiate.

Dal canto suo, il presidente uno e trino ha dichiarato abbastanza improvvidamente da Londra che l’Italia “è un Paese solido e lo dimostra il fatto che la nostra nazionale ha vinto i mondiali (sotto Prodi, n.d.a.) e che lui e’ presidente della squadra di calcio che piu’ ha vinto nel mondo“.

Se pensiamo che il Milan è fermo a punteggio zero nonostante un parco pedatori da fantacalcio e che l’Italia è ferma anch’essa nonostante un parco ministri (soprattutto ministre) da far invidia alla Città Ideale, qualcosa non torna.
Applicando la prima legge della Trinità Capezzoniana, suggerisco a Berlusconi di scendere in campo veramente questa volta, sul tappeto erboso in tacchetti e parastinchi e provare ad essere allo stesso tempo “Ronaldo, Ronaldinho e Kaka-senno”.


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Ieri ascoltavo l’impareggiabile Capezzolone, nella sua nuova incarnazione di aedo di Forza Italia, dire a Radio Radicale che Berlusconi è il leader perfetto perchè “è McCain, Obama e Palin messi assieme”. Perciò se fossimo in America, aggiungo io, se si presentasse lui non ci sarebbe bisogno di quella perdita di tempo delle elezioni.
Ma cos’è questa voglia improvvisa di dittatori, di uomini della provvidenza, di uomini soli al comando? Sembrano tutti incinti, ‘sti portavoce del premier. A furia di stare con lui gli si attacca la malattia dello sparare minchiate.

Dal canto suo, il presidente uno e trino ha dichiarato abbastanza improvvidamente da Londra che l’Italia “è un Paese solido e lo dimostra il fatto che la nostra nazionale ha vinto i mondiali (sotto Prodi, n.d.a.) e che lui e’ presidente della squadra di calcio che piu’ ha vinto nel mondo“.

Se pensiamo che il Milan è fermo a punteggio zero nonostante un parco pedatori da fantacalcio e che l’Italia è ferma anch’essa nonostante un parco ministri (soprattutto ministre) da far invidia alla Città Ideale, qualcosa non torna.
Applicando la prima legge della Trinità Capezzoniana, suggerisco a Berlusconi di scendere in campo veramente questa volta, sul tappeto erboso in tacchetti e parastinchi e provare ad essere allo stesso tempo “Ronaldo, Ronaldinho e Kaka-senno”.


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