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In fondo qual’è la colpa dei piloti sciagurati che non accettano il progetto di spartizione dei poveri resti di Alitalia da parte di un manipolo di detentori di plurimi conflitti d’interesse che vogliono soltanto arraffarne qualcuno in più rischiando poco o niente?
Sono dei pazzi perchè osano avere un’opinione propria e diversa da quella che tutti dovremmo avere in questa occasione, secondo il messaggio neanche tanto subliminale che proviene dai media.
Oh cazzo, non vorranno mica far fallire un progetto di Berlusconi, l’infallibile? Come è possibile che qualcuno voglia mettergli i bastoni tra le ali, a Lui?

Dispiace dover ancora una volta parlare del TG1 ma non se ne può proprio fare a meno.
La malattia della quale soffre il nostro paese, l’omologazione verso il pensiero unico, manifesta dei sintomi e i più evidenti, quelli esantematici, le bolle e le pustole, provengono dal mondo dell’informazione-kapò.

Sono settimane che giornalisti capaci, quando si tratta del LORO contratto, di scioperi da sei-sette giorni per volta, non riescono a farsi una ragione di come si possa essere contrari ad un progetto del governo Berlusconi.
Non gliene frega una cippa se il piano è buono o cattivo, e difatti se ne guardano bene dall’illustrarne i contenuti, l’importante è che lo si ingoi senza discutere. Sono talmente abituati ormai a dire si a tutto ciò che viene dall’alto che la possibilità che qualcuno possa dire “no”, la facoltà di ribellarsi, li manda in loop. Sono giorni che il tremendo conflitto che li rode si manifesta in video e in voce.

Prima la famosa esultanza dei piloti, che tanto li ha impressionati, definita prima bizzarra e poi addirittura agghiacciante, neanche si trattasse di uno snuff di Miike.
Ieri sera la farsa comica in un atto con la comandantessa e l’assistente di volo biondocrinita intervistate in studio. Accuratamente selezionate, come le veline, dalla parte che critica i colleghi che hanno esultato. Anzi, la pilotina ha detto che quando ha sentito le grida di giubilo ha avuto un trip da Nazareno ed ha esclamato “Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”. Purtroppo non in aramaico, sarebbe stato ancora più bello.
L’altra “volina” ha ribadito che, si, bisogna dire di si al progetto di Berlusconi perchè non c’è alternativa. Grazie, stragrazie, ma che belle e brave pilote, queste si che sanno come si sta al mondo.
Stasera ancora, tipo martello pneumatico, il racconto degli scontri tra le fazioni. I lavoratori cominciano ad essere divisi, che bello, i buoni vinceranno e i cattivi (pilotacci cattivi, comunistacci residui e altra plebaglia) saranno sconfitti. Noi tifiamo CAI, tié!

Chissà perchè, in un flash mi è venuto in mente che i lacchè erano quelli che avevano l’onore di sverginare le ghigliottine salendovi un minuto prima dei loro padroni.
Adesso mi vado a sedere sulla riva del fiume e aspetto il prossimo sciopero dei giornalisti e il bollettino letto da un rappresentante sindacale autorizzato dal comitato di redazione che definirà “inaccettabili” le proposte dell’azienda e che annuncerà il prosieguo dello sciopero, fintanto che non saranno accolte le richieste della parte sindacale.


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In fondo qual’è la colpa dei piloti sciagurati che non accettano il progetto di spartizione dei poveri resti di Alitalia da parte di un manipolo di detentori di plurimi conflitti d’interesse che vogliono soltanto arraffarne qualcuno in più rischiando poco o niente?
Sono dei pazzi perchè osano avere un’opinione propria e diversa da quella che tutti dovremmo avere in questa occasione, secondo il messaggio neanche tanto subliminale che proviene dai media.
Oh cazzo, non vorranno mica far fallire un progetto di Berlusconi, l’infallibile? Come è possibile che qualcuno voglia mettergli i bastoni tra le ali, a Lui?

Dispiace dover ancora una volta parlare del TG1 ma non se ne può proprio fare a meno.
La malattia della quale soffre il nostro paese, l’omologazione verso il pensiero unico, manifesta dei sintomi e i più evidenti, quelli esantematici, le bolle e le pustole, provengono dal mondo dell’informazione-kapò.

Sono settimane che giornalisti capaci, quando si tratta del LORO contratto, di scioperi da sei-sette giorni per volta, non riescono a farsi una ragione di come si possa essere contrari ad un progetto del governo Berlusconi.
Non gliene frega una cippa se il piano è buono o cattivo, e difatti se ne guardano bene dall’illustrarne i contenuti, l’importante è che lo si ingoi senza discutere. Sono talmente abituati ormai a dire si a tutto ciò che viene dall’alto che la possibilità che qualcuno possa dire “no”, la facoltà di ribellarsi, li manda in loop. Sono giorni che il tremendo conflitto che li rode si manifesta in video e in voce.

Prima la famosa esultanza dei piloti, che tanto li ha impressionati, definita prima bizzarra e poi addirittura agghiacciante, neanche si trattasse di uno snuff di Miike.
Ieri sera la farsa comica in un atto con la comandantessa e l’assistente di volo biondocrinita intervistate in studio. Accuratamente selezionate, come le veline, dalla parte che critica i colleghi che hanno esultato. Anzi, la pilotina ha detto che quando ha sentito le grida di giubilo ha avuto un trip da Nazareno ed ha esclamato “Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”. Purtroppo non in aramaico, sarebbe stato ancora più bello.
L’altra “volina” ha ribadito che, si, bisogna dire di si al progetto di Berlusconi perchè non c’è alternativa. Grazie, stragrazie, ma che belle e brave pilote, queste si che sanno come si sta al mondo.
Stasera ancora, tipo martello pneumatico, il racconto degli scontri tra le fazioni. I lavoratori cominciano ad essere divisi, che bello, i buoni vinceranno e i cattivi (pilotacci cattivi, comunistacci residui e altra plebaglia) saranno sconfitti. Noi tifiamo CAI, tié!

Chissà perchè, in un flash mi è venuto in mente che i lacchè erano quelli che avevano l’onore di sverginare le ghigliottine salendovi un minuto prima dei loro padroni.
Adesso mi vado a sedere sulla riva del fiume e aspetto il prossimo sciopero dei giornalisti e il bollettino letto da un rappresentante sindacale autorizzato dal comitato di redazione che definirà “inaccettabili” le proposte dell’azienda e che annuncerà il prosieguo dello sciopero, fintanto che non saranno accolte le richieste della parte sindacale.


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