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Comunicazione di servizio – Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall’aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E’ da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l’ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un “collettivo”, che una “redazione” non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il “collettivo” con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore “delle sinistre”, ovvero di aspetti diversi dell’essere non di destra. Ma tant’è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c’è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po’ ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del “collettivo”. Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l’infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l’ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l’atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l’insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell’ aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

Comunicazione di servizio – Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall’aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E’ da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l’ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un “collettivo”, che una “redazione” non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il “collettivo” con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore “delle sinistre”, ovvero di aspetti diversi dell’essere non di destra. Ma tant’è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c’è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po’ ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del “collettivo”. Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l’infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l’ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l’atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l’insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell’ aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

Comunicazione di servizio – Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall’aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E’ da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l’ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un “collettivo”, che una “redazione” non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il “collettivo” con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore “delle sinistre”, ovvero di aspetti diversi dell’essere non di destra. Ma tant’è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c’è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po’ ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del “collettivo”. Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l’infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l’ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l’atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l’insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell’ aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

Da oggi si vota ancora una volta per rinnovare la redazione di Kilombo, o Kirompo, a seconda dei gusti. Kilombo è l’aggregatore delle sinistre ed è, come tutte le cose di sinistra, un luogo dove si discute e ci si confronta (non quanto si dovrebbe) e si litiga (fin troppo).
Da quando ha preso forma il grande Golem del Partito Democratico, più o meno ogni quindici giorni vi sono scontri piuttosto accesi tra bloggers che si identificano nell’ala Veltroniana della sinistra, che io chiamo con affetto i compagnucci della parrocchietta e alcuni comunistacci bokassiani polpottisti duri e puri.
Come spesso succede anche nella vita reale, il litigio è magari un fatto che nasce da antipatie e rivalità personali, ma questo è normale. Dispiace che spesso il motivo della contesa sia il desiderio di censurare post, blog interi o bloggers in carne ed ossa.

Un’altro motivo di malumore ultimamente è stato il cosiddetto Kilombo slow, che io non ho ancora ben capito che cosa dovrebbe essere, perchè mi sbaglio e leggo regolarmente Kilombo Show, ma sicuramente qualcosa di associativo, dicono. I compagnucci sono stati accusati di voler fare lo show, o lo slow, solo nella parrocchietta, con i comunistacci fuori.
Ma, io dico, perchè agitarsi tanto a pretendere da Kilombo ciò che non può essere? E’ come quando si ha un figlio che negli studi è di coccio. Perchè torturarlo con seni e coseni e l’amor che move il sole e l’altre stelle?

Parliamoci chiaro, se già facciamo fatica a leggerci quotidianamente tra noi kilombisti! Quanto ci linkiamo tra di noi, il che non vuol dire vendere favori ma stabilire un legame tra simili che quasi quotidianamente vanno a leggersi e a commentarsi?
Io cerco ogni giorno di leggere e commentare il più possibile i post dei kilombisti ma poi quando vado a vedere gli accessi al mio blog da Kilombo sono molti meno di quanto pensassi. 10-20 al massimo, contro i perfino 2000 di un OkNotizie.
Forse è solo un problema mio, oddìo, nun sarà che nun so’ abbastanza de sinistra?? Sarei curiosa di sapere se è così anche per altri kilombisti, ma sembra che tra noi facciamo fatica a cagarci, tanto per restare nel tema scatologico della settimana. Insomma, è possibile che si faccia fatica a dialogare tra noi? E’ così terribile per i compagnucci della parrocchietta e per i comunistacci bokassiani confrontarsi, per dirla con Vartere “pacatamente e serenamente”?

Che ci piaccia o no, Kilombo è lo specchio che riflette tutte le luci e le ombre della Sinistra, in tutte le sue sfumature, compresi gli scazzi, lo stare ognuno sulla propria torre d’avorio, il non cagarsi pari se non si è di un certo gruppo ristretto, il rivendicare ognuno l’esclusiva sulla Verità. Kilombo-Kirompo è un piccolo laboratorio dove l’eccesso di topolini dominanti finisce per far sì che si mozzichino tra di loro, a volte a sangue. Dovremmo proprio forzarlo a essere diverso?

Ora si scelgono i nuovi redattori. Tra defezioni, sbattute di porta, pianti, strepiti, palloni bucati così non ci giocate più e sceneggiate alla Mario Merola, il parco candidati si restringe ogni volta di più.
In passato mi chiesero perchè non mi candidavo io ma, se devo essere sincera, avendo già avuto esperienze in altre realtà blogghistiche ora defunte dove dopo un po’ ci si sentiva della consistenza degli ectoplasmi ed essendo per mia natura un cagnaccio sciolto della peggior specie, ho sempre rifiutato, forse per vigliaccheria, di prendermi delle responsabilità.

A me basterebbe che fosse eletto qualcuno che mi togliesse quella obsoleta limitazione dei 20 kb per le foto dei metapost, che scegliesse una piattaforma più cazzuta che desse maggiore visibilità giornaliera ai post dei kilombisti. Poi vorrei meno censura, più autocritica e più autoironia e più collaborazione e considerazione tra di noi. Come vedete non ho molte pretese.

A proposito di elezioni. In questo filmatino, Andrea Ronchi (ora AN) in versione “bambino coi baffi”, si becca una lezione di signorilità da Moana Pozzi in una tribuna elettorale del 1993. Pensate, Moana era candidata a Sindaco di Roma, Ronchi lavorava nella televisione italiana occupata dai comunisti, tra i quali militava ancora Veltroni. Altri tempi.

Da oggi si vota ancora una volta per rinnovare la redazione di Kilombo, o Kirompo, a seconda dei gusti. Kilombo è l’aggregatore delle sinistre ed è, come tutte le cose di sinistra, un luogo dove si discute e ci si confronta (non quanto si dovrebbe) e si litiga (fin troppo).
Da quando ha preso forma il grande Golem del Partito Democratico, più o meno ogni quindici giorni vi sono scontri piuttosto accesi tra bloggers che si identificano nell’ala Veltroniana della sinistra, che io chiamo con affetto i compagnucci della parrocchietta e alcuni comunistacci bokassiani polpottisti duri e puri.
Come spesso succede anche nella vita reale, il litigio è magari un fatto che nasce da antipatie e rivalità personali, ma questo è normale. Dispiace che spesso il motivo della contesa sia il desiderio di censurare post, blog interi o bloggers in carne ed ossa.

Un’altro motivo di malumore ultimamente è stato il cosiddetto Kilombo slow, che io non ho ancora ben capito che cosa dovrebbe essere, perchè mi sbaglio e leggo regolarmente Kilombo Show, ma sicuramente qualcosa di associativo, dicono. I compagnucci sono stati accusati di voler fare lo show, o lo slow, solo nella parrocchietta, con i comunistacci fuori.
Ma, io dico, perchè agitarsi tanto a pretendere da Kilombo ciò che non può essere? E’ come quando si ha un figlio che negli studi è di coccio. Perchè torturarlo con seni e coseni e l’amor che move il sole e l’altre stelle?

Parliamoci chiaro, se già facciamo fatica a leggerci quotidianamente tra noi kilombisti! Quanto ci linkiamo tra di noi, il che non vuol dire vendere favori ma stabilire un legame tra simili che quasi quotidianamente vanno a leggersi e a commentarsi?
Io cerco ogni giorno di leggere e commentare il più possibile i post dei kilombisti ma poi quando vado a vedere gli accessi al mio blog da Kilombo sono molti meno di quanto pensassi. 10-20 al massimo, contro i perfino 2000 di un OkNotizie.
Forse è solo un problema mio, oddìo, nun sarà che nun so’ abbastanza de sinistra?? Sarei curiosa di sapere se è così anche per altri kilombisti, ma sembra che tra noi facciamo fatica a cagarci, tanto per restare nel tema scatologico della settimana. Insomma, è possibile che si faccia fatica a dialogare tra noi? E’ così terribile per i compagnucci della parrocchietta e per i comunistacci bokassiani confrontarsi, per dirla con Vartere “pacatamente e serenamente”?

Che ci piaccia o no, Kilombo è lo specchio che riflette tutte le luci e le ombre della Sinistra, in tutte le sue sfumature, compresi gli scazzi, lo stare ognuno sulla propria torre d’avorio, il non cagarsi pari se non si è di un certo gruppo ristretto, il rivendicare ognuno l’esclusiva sulla Verità. Kilombo-Kirompo è un piccolo laboratorio dove l’eccesso di topolini dominanti finisce per far sì che si mozzichino tra di loro, a volte a sangue. Dovremmo proprio forzarlo a essere diverso?

Ora si scelgono i nuovi redattori. Tra defezioni, sbattute di porta, pianti, strepiti, palloni bucati così non ci giocate più e sceneggiate alla Mario Merola, il parco candidati si restringe ogni volta di più.
In passato mi chiesero perchè non mi candidavo io ma, se devo essere sincera, avendo già avuto esperienze in altre realtà blogghistiche ora defunte dove dopo un po’ ci si sentiva della consistenza degli ectoplasmi ed essendo per mia natura un cagnaccio sciolto della peggior specie, ho sempre rifiutato, forse per vigliaccheria, di prendermi delle responsabilità.

A me basterebbe che fosse eletto qualcuno che mi togliesse quella obsoleta limitazione dei 20 kb per le foto dei metapost, che scegliesse una piattaforma più cazzuta che desse maggiore visibilità giornaliera ai post dei kilombisti. Poi vorrei meno censura, più autocritica e più autoironia e più collaborazione e considerazione tra di noi. Come vedete non ho molte pretese.

A proposito di elezioni. In questo filmatino, Andrea Ronchi (ora AN) in versione “bambino coi baffi”, si becca una lezione di signorilità da Moana Pozzi in una tribuna elettorale del 1993. Pensate, Moana era candidata a Sindaco di Roma, Ronchi lavorava nella televisione italiana occupata dai comunisti, tra i quali militava ancora Veltroni. Altri tempi.


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Negli ultimi tempi sui nostri blog si è parlato molto di libertà di espressione e censura.
Proprio a causa di questi argomenti è scoppiato tutto l’ultimo casino di Kilombo, dopo le ancora recenti marette del caso Mezzaluna d’Oro.

Personalmente trovo patetico che chi non è d’accordo con le tesi altrui debba provare una irrefrenabile pulsione di censura e chiedere espulsioni, cancellazioni, roghi, scomuniche e autodafé.
E’ per questo motivo, per questo generone in cilicio che affligge l’aggregatore che, rispondendo a Tisbe, non mi sono candidata alla redazione. Ammesso che qualcuno potesse mai votarmi, mi conosco troppo bene, non avrei resistito un giorno.

Siccome amo la libertà e quella di espressione sopra tutto e non amo né i crucifige né i santi subito, ho anche votato contro l’espulsione dell’Unto.
Con uno che aveva avuto la modestia di paragonarsi a Gesù Cristo avremmo corso il rischio che risorgesse dopo tre giorni.

Ho votato contro nonostante lo stigmatizzato sia affetto, come ho avuto modo di dirgli commentando un post da Cloro, di invidia della vagina e questo complesso lo induca ad una compulsiva misoginia.
Ho votato contro nonostante l’Unto in kefiah sia convinto che il genere femminile, ahimé fornito di ovaie (la sua ossessione), debba esimersi dall’occuparsi di politica e dedicarsi piuttosto alla cura dei figli e lo scriva pure. Nonostante a quanto pare l’Ecce ometto ami definire la malcapitata ovariomunita che non la pensa come lui con il termine stilnovista di “troia”.
Ho votato contro la sua crocifissione ma ora lui deve promettermi di lavorare sul maschilista retrivo e fascistoide che è in lui, che viene fuori con il botto perché di solito è obbligato a stare compresso sotto diverse atmosfere per sembrare di sinistra e le valvole non tengono. Una Maddalena che lo ricopra amorevolmente di unguenti potrebbe fare miracoli.

E’ vero, Karletto con il suo maschilismo praecox non riesce a trattenersi e ancora oggi diabolicamente persevera a chiamarci donnicciole ma è l’unico? Cos’è che spinge questi bloggers, soprattutto maschi ho il sospetto, ma avrei piacere di essere smentita, a dedicarsi più alla polemica, alla denuncia, al controllo burocratico e al rispetto dell’ortodossia, diciamo allo stalinismo di ritorno, piuttosto che all’esercizio della pura creatività?

Mi sbaglierò, ma ho l’impressione che attualmente, per la parte che seguo di blogosfera, quella che si occupa anche di massimi sistemi, le cose più coraggiose le scrivano le donne. Donne che scrivono cose belle e interessanti, a volte memorabili, perché scritte con il cuore e tutto il budellume annesso e connesso, comprese quelle ovaie che tanto turbano i sogni di Karletto. Donne che scrivendo esprimono qualcosa, mettendoci il corpo e l’anima. Dacia, Tisbe, Cloro, Galatea, Miriam. Le prime che mi vengono in mente perché le mie preferite.
Argute, intelligenti, colte, dolci e violente, anarchiche e sincere fino alla bestemmia. Con quell’entusiasmo che prova chi può finalmente parlare liberamente dopo tanti secoli di silenzio imposto e che gli uomini invece stanno perdendo.
Ecco, facendo una metafora politica, sembra di vedere un grigio soviet supremo contro una cellula anarchica che ancora crede nella rivoluzione.

Proprio per questo gusto rivoluzionario ancora fresco in memoria le donne non hanno paura di parlare e ragionare su temi come la violenza e l’odio, che i maschi temono e non affrontano apertamente, perché sono abituati a sublimarli nell’omofobia o magari in quel “troia” vomitato contro chi osa non adorarli in ginocchio.
I maschi anzi si scandalizzano, lanciano anatemi, giudicano, sentenziano e chiedono di bruciare la strega con le ovaie e tutto. Stanno regredendo ad un pericoloso conformismo, si crogiolano nelle tesi precotte, hanno certezze incrollabili e per questo si bevono con tanto entusiasmo le stronzate tipo “scontro di civiltà”. A sinistra come a destra.

Non è un discorso di femminismo fine a sé stesso, se bacchetto gli uomini è perché li amo e mi cascano le palle che non ho quando sento certi discorsi o vedo l’infantilismo di certe ripicche. Chi sono veramente le primedonne, qui?
Le mie sono solo impressioni, magari sbagliate, ma buone per cazzeggiarci un po’ sopra. Visto che probabilmente non ci saranno crocifissioni, non potremo sederci con il lavoro a maglia in un angolo a fare le tricoteuses e la resurrezione è rimandata. A data da destinarsi.

Negli ultimi tempi sui nostri blog si è parlato molto di libertà di espressione e censura.
Proprio a causa di questi argomenti è scoppiato tutto l’ultimo casino di Kilombo, dopo le ancora recenti marette del caso Mezzaluna d’Oro.

Personalmente trovo patetico che chi non è d’accordo con le tesi altrui debba provare una irrefrenabile pulsione di censura e chiedere espulsioni, cancellazioni, roghi, scomuniche e autodafé.
E’ per questo motivo, per questo generone in cilicio che affligge l’aggregatore che, rispondendo a Tisbe, non mi sono candidata alla redazione. Ammesso che qualcuno potesse mai votarmi, mi conosco troppo bene, non avrei resistito un giorno.

Siccome amo la libertà e quella di espressione sopra tutto e non amo né i crucifige né i santi subito, ho anche votato contro l’espulsione dell’Unto.
Con uno che aveva avuto la modestia di paragonarsi a Gesù Cristo avremmo corso il rischio che risorgesse dopo tre giorni.

Ho votato contro nonostante lo stigmatizzato sia affetto, come ho avuto modo di dirgli commentando un post da Cloro, di invidia della vagina e questo complesso lo induca ad una compulsiva misoginia.
Ho votato contro nonostante l’Unto in kefiah sia convinto che il genere femminile, ahimé fornito di ovaie (la sua ossessione), debba esimersi dall’occuparsi di politica e dedicarsi piuttosto alla cura dei figli e lo scriva pure. Nonostante a quanto pare l’Ecce ometto ami definire la malcapitata ovariomunita che non la pensa come lui con il termine stilnovista di “troia”.
Ho votato contro la sua crocifissione ma ora lui deve promettermi di lavorare sul maschilista retrivo e fascistoide che è in lui, che viene fuori con il botto perché di solito è obbligato a stare compresso sotto diverse atmosfere per sembrare di sinistra e le valvole non tengono. Una Maddalena che lo ricopra amorevolmente di unguenti potrebbe fare miracoli.

E’ vero, Karletto con il suo maschilismo praecox non riesce a trattenersi e ancora oggi diabolicamente persevera a chiamarci donnicciole ma è l’unico? Cos’è che spinge questi bloggers, soprattutto maschi ho il sospetto, ma avrei piacere di essere smentita, a dedicarsi più alla polemica, alla denuncia, al controllo burocratico e al rispetto dell’ortodossia, diciamo allo stalinismo di ritorno, piuttosto che all’esercizio della pura creatività?

Mi sbaglierò, ma ho l’impressione che attualmente, per la parte che seguo di blogosfera, quella che si occupa anche di massimi sistemi, le cose più coraggiose le scrivano le donne. Donne che scrivono cose belle e interessanti, a volte memorabili, perché scritte con il cuore e tutto il budellume annesso e connesso, comprese quelle ovaie che tanto turbano i sogni di Karletto. Donne che scrivendo esprimono qualcosa, mettendoci il corpo e l’anima. Dacia, Tisbe, Cloro, Galatea, Miriam. Le prime che mi vengono in mente perché le mie preferite.
Argute, intelligenti, colte, dolci e violente, anarchiche e sincere fino alla bestemmia. Con quell’entusiasmo che prova chi può finalmente parlare liberamente dopo tanti secoli di silenzio imposto e che gli uomini invece stanno perdendo.
Ecco, facendo una metafora politica, sembra di vedere un grigio soviet supremo contro una cellula anarchica che ancora crede nella rivoluzione.

Proprio per questo gusto rivoluzionario ancora fresco in memoria le donne non hanno paura di parlare e ragionare su temi come la violenza e l’odio, che i maschi temono e non affrontano apertamente, perché sono abituati a sublimarli nell’omofobia o magari in quel “troia” vomitato contro chi osa non adorarli in ginocchio.
I maschi anzi si scandalizzano, lanciano anatemi, giudicano, sentenziano e chiedono di bruciare la strega con le ovaie e tutto. Stanno regredendo ad un pericoloso conformismo, si crogiolano nelle tesi precotte, hanno certezze incrollabili e per questo si bevono con tanto entusiasmo le stronzate tipo “scontro di civiltà”. A sinistra come a destra.

Non è un discorso di femminismo fine a sé stesso, se bacchetto gli uomini è perché li amo e mi cascano le palle che non ho quando sento certi discorsi o vedo l’infantilismo di certe ripicche. Chi sono veramente le primedonne, qui?
Le mie sono solo impressioni, magari sbagliate, ma buone per cazzeggiarci un po’ sopra. Visto che probabilmente non ci saranno crocifissioni, non potremo sederci con il lavoro a maglia in un angolo a fare le tricoteuses e la resurrezione è rimandata. A data da destinarsi.

Quando non capisco le polemiche mi incazzo. E questa non riesco ancora a capirla, per cui vi autorizzo a schiodarmi le meningi a riguardo.
Mi riferisco al malumore di un paio (solo, da quanto mi risulta finora) di iscritti a Kilombo per la prossima assegnazione del premio Mezzaluna d’Oro dell’IADL all’aggregatore delle sinistre.

L’IADL, che ha deciso di premiare Kilombo come miglior progetto politico nel web, fa capo a Dacia Valent e si propone di difendere l’immagine dell’Islam dal pregiudizio e dal razzismo ma è accusata dai suoi detrattori delle maggiori nefandezze del nostro tempo, compresi l’antisemitismo, il negazionismo e perfino di fiancheggiare il cospirazionismo sul 9/11, peccato ben maggiore di tutti gli altri, a sentire certuni.

Mah, siccome nelle cose voglio sempre sbatterci la faccia di persona sono andata a leggermi qualche articolo presente nella home page di Al Jazira (da molti falsamente associata all’IADL), di quelli che credo abbiano fatto scattare gli allarmi dei controllori del traffico delle idee.
Ho trovato la recensione del DVD di Mazzucco “Inganno Globale“, qualche articolo del savonarola Maurizio Blondet, citazioni di Israel Shamir e articoli di Gilad Atzmon. Francamente di scritti “negazionisti”, “che negano l’olocausto” non ne ho trovati. O sono cieca o non ci sono oppure qualcuno ha creduto di vederceli perchè gliel’ha detto il cugino.

Sarò anche di coccio perchè, nonostante le mie letture, non sono ancora riuscita a capire il motivo concreto della polemica ma una cosa è certa. Quando cercano di insegnarmi cosa devo leggere e cosa no, quali giornali o siti è permesso o no leggere e mi fanno capire che se non mi adeguo sono da considerare un’eretica, l’ho già detto, mi incazzo. Tutto ciò, mi dispiace, ma ha sapore di una cosa sola: totalitarismo, e il totalitarismo vuole sempre imporre un pensiero unico e il divieto di critica. Sento anche un leggerissimo puzzo di inquisizione. Non è che noi Kilombisti dovremo munirci di cilicio come penitenti?
Per quanto riguarda Kilombo e il suo premio, sto con Tisbe.

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