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Essendo anch’io un essere umano soggetto a carie dentaria, frequento ogni tanto i gabinetti dentistici e nei gabinetti si trova la carta, come è noto. Riviste di vario tipo, da Focus a Gente Motori fino ai newsmagazine come Tempi (!!) e Panorama. Proprio su quest’ultimo, sfogliando tra una borsa di Vuitton e una scarpa di Prada, cercando di distrarmi in attesa di una tronculare, ho letto un articolo che sinceramente non so proprio come definire. Ditemi la vostra.
Titolo: “Laureati con lode? No, grazie”. Oddìo, non sarà il solito servizio sul moderno ruolo della laurea come carta da culo? Peggio. Finora l’inutilità del “pezzo di carta” al fine di trovare un buon posto di lavoro poteva essere idealmente fugata pensando che “però se uno si laurea con il massimo dei voti, checcazzo!”Invece pare sia proprio questo il problema.

L’occhiello dell’articolo diceva: “

«Le aziende cercano persone che portino a casa il compito in tempo, magari arrabattandosi, non dei perfezionisti che si perdono in presentazioni leccate».
«Chi si è abituato ad avere sempre il massimo all’università è poco abile nell’arte dell’arrangiarsi. Per i ruoli che comportano il confronto con gli altri, meglio chi qualche volta è caduto, ha affrontato una bocciatura e magari si è laureato con 103».
«Il 110 e lode non dice abbastanza, è una valutazione accademica che non necessariamente riflette quella aziendale. Un laureato con 105 potrebbe essere perfino più idoneo di chi ha meritato il massimo. È più interessante capire il modo in cui il giovane ha studiato e le attività da lui svolte nel frattempo».

Quelli di noi che si sono fatti il mazzo tanto per laurearsi a pieni voti e hanno già il dito sul grilletto della Colt puntata alla tempia si consolino: alla Lvmh, prima multinazionale nel settore del lusso, puntano comunque sui primi della classe. Meno male, se la fabbrichetta di cuscinetti a sfera della nostra città non ci assume potremo lavorare sguazzando nello champagne e occupandoci di profumi e boutique di lusso. Poi magari ci fregherà la “bella presenza”. Lì se non sei minimo come la Kidman manco ti mettono a rispondere al telefono.

Insomma, non se ne azzecca mai una nella vita. Si studia, si studia, si cerca di dare il meglio anche per avere una piccola soddisfazione personale perchè da giovane ti hanno detto che solo i migliori avanzano, poi ti laurei e quattro stronzi che passano il tempo a dire “tu di qua e tu di là” come i nazisti, dicono che il merito, per definizione, non conta. Forse perchè non conta che uno sia bravo, ma che sia bravo ad eseguire gli ordini senza fare troppe domande, che non pianti grane sindacali, sia inquadrato e tutto sommato mediocre, come loro. Le aziende in futuro vorranno assumere gente colta… ma anche… ignorante. Perchè, alla Veltroni, pacatamente, non possiamo lasciare i somari alla concorrenza.

Basta, vado a dormire sperando di non sognare quella faccia da culo di Donald Trump che, con il parrucchino polendina a riporto mi urla in faccia ” You’re fired!* “
Ma vaffanculo, va!

* “Sei licenziato!”


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