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Il vicesindaco di Castel Goffredo, nebbioso paesino di 11 mila anime padane e di razza caucasica, in provincia di Mantova, è rimasto traumatizzato da un recente viaggio negli Stati Uniti d’America e, come un novello Borat, ci istruisce, nel suo apprezzabile italiano, sui deprecabili costumi degli indigeni americani.

«Quando sono tornato a casa dagli Stati Uniti ho baciato la mia terra padana e sempre più capisco che sono nel giusto quando difendo il nostro diritto a non essere invaso da tutti. Per quale motivo dico questo: perché sono stato a Washington, ma io che non amo la multirazzialità lì ci saranno molte persone di colore, ma a livelli secondo me del 60-70% e tutti piuttosto deformati anche.
Non ci sono belle persone. C’è una cultura un po’ del mangiar male, non c’è una cultura del cibo e comunque si è visto che la predominanza ormai è di colore. Così a Washington e così a Philadelphia. A New York bisogna vedere dove vai. A Manhattan c’è di tutto, anche belle persone, però se ti sposti a Harlem sono tutti neri».
Poi ha accusato la gente di colore di essere razzista: «Il caso Obama insegna: se c’è un nero candidato, i neri lo votano compatti. Non come i bianchi che si dividono.
Sono i neri i veri razzisti che arriveranno a comandare in Italia». (da La Gazzetta di Mantova)

Prima di mandarlo all’estero sarebbe stato consigliabile un periodo di decompressione almeno in un capoluogo di provincia.

Foto di Robert Mapplethorpe. (Effettivamente, guardando bene, si nota una certa deformità del soggetto.)


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Prima approvano l’abolizione dell’ICI accodandosi agli strombazzamenti ed ai colpi di grancassa populisti del PDL, poi si rendono conto che era una tassa federale e siccome tutto ciò che è federale è buono e giusto (perfino le tasse!) gli statisti polenta e faidate, scoprono che è stato ingiusto toglierla perchè i Comuni cominciano a dover tagliare i servizi.

L’ICI foraggiava i Comuni con fiumi di soldi sicuri. Sicuri perchè siamo un popolo di proprietari di case e perchè se per caso non pagavi l’imposta o ne sbagliavi il conteggio, una mattina ti trovavi davanti alla porta il messo comunale con la cartella di contravvenzione da consegnarti a mano.
I Comuni, se erano ben amministrati, utilizzavano i fondi raccolti creando servizi (asili nido, assistenza agli anziani, sanità pubblica ecc.)
Il governo precedente aveva già ridotto l’imposta basandosi sul reddito e privilegiando i proprietari meno abbienti ma, come sempre, non era stato capace o non aveva voluto vendere la propria iniziativa all’opinione pubblica.

Togliendo l’ICI di brutto, il governo Berlusconi non ha evidentemente pensato a come compensare l’ammanco nelle casse degli enti locali che ora cominciano giustamente a lamentarsi, comprese le amministrazioni di centrosinistra.
Il fatto è che quella dell’ICI era una mossa ad effetto, a fini propagandistici, che non poteva essere elusa. Qualunque sbaglio farà Berlusconi in futuro, qualunque mascalzonaggine, dovesse pure fuggire alle Barbados con la cassa, potrà sempre dire “io vi ho tolto l’ICI”. Non importa se è stata una manovra errata che ha portato la nave sugli scogli, andava fatta. E’ questo il pericolo di un governo che si regge sullo spot pubblicitario.

Basterebbe studiare un fisco più efficente che desse la possibilità di scaricare tutto, anche lo scontrino del bar, come negli Stati Uniti, e che invogliasse a rilasciare e richiedere regolari fatture; basterebbe fare in modo che pagassero tutti, soprattutto coloro che non pagano e non ci sarebbe bisogno di nuove tasse. Tantomeno quelle odiose sulla casa di proprietà, create per difendere e non voler bastonare gli illustri evasori.

Bossi non può non sapere che, anche chiamandole tasse federali, il suo elettorato non ha piacere di pagarle comunque. E’ gente che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Vuole i servizi, l’asilo, la scuola, la sanità aggratis, che lo Stato gli fornisca il respiratore e i pannoloni per l’anziano, pretende Robocop che gli pattugli il cortile di casa e gli sbatta via i négher ma senza sborsare una lira (visto che l’euro non gli piace). Pensa davvero che in nome del federalismo sarebbero contenti di pagare nuovamente l’ICI? Non ci credo nemmeno se li vedo.

Comunque il pericolo è un altro. Che reintroducano l’ICI sotto mentite spoglie, aggiungano qualche altra tassa per condimento e alla fine andiamo a pagare più di prima. Tanto se il tg e i giornali non ne parlano non ce ne accorgeremo nemmeno. Rimarrà sullo schermo l’immagine di Berlusconi che dice: “vi ho tolto l’ICI, adoratemi”.


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Confermando la loro indole di terroni del Nord, gli irlandesi hanno bocciato il Trattato di Lisbona, la versione reloaded dei principali trattati dell’Unione, ed hanno così causato grave nocumento agli altri paesi europei che non vedevano l’ora di aderire all’unanimità a questa meravigliosa iniziativa, in alcuni casi senza nemmeno averne letto i contenuti. Oltretutto gli irlandesi mangiapatate si sono avvalsi, per esprimere la loro opinione, di un vetusto strumento democratico come il referendum, ohibò. Urge inserire al più presto la verde isola nel novero degli stati canaglia.

Questa è l’idea che uno si è fatto nei giorni scorsi ascoltando la notizia della bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, riportata dai telegiornali, leggendo le gazzette cartacee, sentendo gli alti lai che provenivano dal Quirinale (“un solo paese non può decidere per gli altri”), dal Popolo delle Libertà con l’esclusione di Calderoli e dei fratelli padani, dalla sinistra o sedicente tale con l’esclusione dell’ala radicale.
Siccome io, come penso molti altri milioni di cittadini europei, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il Trattato di Lisbona, ho pensato che forse, a questo punto, avrei dovuto informarmi. Quando ho sentito anche Walter Veltroni accodarsi al coro delle prefiche e dire che gli irlandesi avevano sbagliato, pacatamente e serenamente, mi sono svaniti anche gli ultimi dubbi.

Il Trattato di Lisbona, che qui trovate in versione italiana, non è di facile lettura per i profani, come tutti i testi esoterici ufficiali. Bisogna farsi aiutare da chi è in grado di interpretarne il significato e non è facile perchè ognuno, a seconda dei propri interessi ed opinioni politiche, ne dà una propria esegesi positiva o negativa.
In sintesi telegrafica: gli estremismi sia di destra che di sinistra sono contrari alle politiche economiche comuni e al centralismo finanziario. I partiti moderati di governo, invece, sono favorevoli al Trattato.

A parte l’Irlanda, che ha dato ai suoi cittadini la possibilità di esprimersi direttamente, gli altri paesi hanno aderito per via parlamentare o si accingono a farlo. Per completezza di informazione bisogna dire che la versione precedente del trattato, quello che istituiva la “Costituzione europea” e che si differenzia poco o nulla da questo, fu bocciato da olandesi e francesi in due precedenti referendum.
Sarkozy dovrebbe forse distrarsi un attimo dalle grazie di Carlà e pensare a questo antefatto, prima di dire che la Francia ha accettato senza riserve il trattato.
La Gran Bretagna, che deve ancora superare l’iter parlamentare, ha detto si ma a patto che nessun provvedimento europeo mettesse in discussione la Common Law. Allo stesso modo, la Gran Bretagna continua a poter rimanere fuori dall’Euro. Insomma, la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.
Oltre alla perfida Albione, devono ancora ratificare il trattato: Spagna, Repubblica Ceca, Cipro, Svezia e Italia. E qui ci sarà da ridere.
Non perchè vedremo l’opposizione ectoplasmica del fantasmino Uolter materializzarsi nel si a strascico del governo ma perchè, se i leghisti hanno una sola parola e sapevano ciò che dicevano quando hanno mandato Calderoli a dire che gli irlandesi avevano fatto bene a respingere il trattato, coerenza vorrebbe che usassero la loro forza elettorale per premere sul governo Berlusconi affinchè l’Italia dica no. Insomma, Berlusconi deve approvare il trattato nonostante la Lega. Voglio proprio vedere, cantava Vasco.

Cercando di mettere da parte le impuntature ideologiche e di principio, questo trattato di Lisbona contiene effettivamente norme dannose per i popoli che vi aderissero? Sono solo paturnie e paranoie oppure l’opposizione si basa su preoccupazioni reali?
I principali punti del trattato che ho identificato come controversi sono i seguenti:

1) Tutte le politiche monetarie dovranno fare capo ad un’unica entità: la Banca Centrale Europea. Con vantaggi e svantaggi. L’euro diventerà definitivamente moneta unica su scala continentale (ma anche per Londra?);

2) Si teme che l’idea di un mercato unico porti con sè anche unicità di regole sul welfare e sul lavoro, in senso svantaggioso per i lavoratori ma favorevole agli interessi di banche e capitale;

3) La sovranità nazionale potrà essere messa in discussione da decisioni a livello europeo in determinati settori. Leggi approvate in Europa ma non da singoli paesi membri potrebbero essere imposte da Bruxelles ai recalcitranti;

4) Le istanze di autonomia regionale sarebbero definitivamente contrastate;

5) Verrebbe abolito il diritto alla neutralità per alcuni paesi: Austria, Finlandia, Malta, Svezia;

6) In caso di attacco (terroristico, bellico, alieno) ad uno dei paesi membri, gli altri saranno obbligati a fornire aiuto militare al paese colpito, anche se nelle proprie costituzioni ripudiano la guerra;

7) Sarebbero introdotte misure antiterrorismo e antisommossa che metterebbero in discussione la libertà dei cittadini e potrebbero persino rendere ammissibile la pena di morte. Una sorta di estensione del famigerato Patriot Act americano.

Per fare un esempio al punto 3, si è detto che l’Irlanda ha votato no perchè, approvando Lisbona, sarebbe stata costretta a rendere legale l’aborto. Allo stesso modo in Polonia, altro paese ultracattolico, si teme che l’Europa possa imporre un domani il matrimonio gay e, di nuovo, leggi “contro la vita”. Ritengo più probabile la grande invasione aliena del 2012, ma andiamo avanti.

E’ sugli ultimi punti di controversia che non c’è proprio niente da ridere. Qualcuno dei burocrati che hanno scritto il trattato e dei politici che vanno in sollucchero all’idea di approvarlo, ci spieghi che significano le seguenti parole:

“La morte, cioè l’uccisione nella pubblica via, “non viola” i principi se “è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario”. Quando si stia reprimendo “in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. O per “eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta”. (art. 2, paragrafo 2 della Carta dei Diritti Fondamentali).
“Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra”. (articolo 2 del protocollo n.6 della Carta dei Diritti Fondamentali). (fonte: Megachip)

Questo è il Patriot Act esportato in Europa. Una legge, lo ricordo, che i deputati americani furono costretti ad approvare senza nemmeno averlo letto, sotto la minaccia delle lettere all’antrace, nelle settimane appena successive all’11 settembre.
Abbiamo già l’esercito per le strade, non sono cose belle da pensare per il nostro futuro. Chi decide che è il caso assolutamente necessario di sparare? Pericolo imminente di guerra? Che vuol dire?
Questo trattato di Lisbona diventa sempre più improbabile e cacofonico, come il rap in portoghese. Ascoltare la clip sonora in calce al post, per credere.

Forse è il caso veramente di chiedere spiegazioni e pretendere rassicurazioni ai nostri governi che saremo ancora in grado di difendere l’autonomia, la libertà e la democrazia nei nostri paesi. E forse è il caso di dare retta alla signorina del TomTom: tornare indietro appena possiamo.


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Nonostante una lontana ascendenza nientemeno che irlandese da parte di nonna, mi domando cosa dovrei avere in comune io, tosco-romagnolo-ligure, con i vichinghi e i celti che sarebbero i punti di riferimento etnici delle regioni del nord.
Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.


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